Cass. pen., sez. II, sentenza 07/02/2017, n. 29480
CASS
Sentenza 7 febbraio 2017

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Massime3

Ai fini dell'applicazione della circostanza aggravante di cui all'art. 640, comma secondo, n. 1, cod. pen., anche gli enti a formale struttura privatistica devono qualificarsi come "pubblici", in presenza dei seguenti requisiti: a) la personalità giuridica; b) l'istituzione dell'ente per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale o commerciale; c) il finanziamento della attività in modo maggioritario da parte dello Stato, degli enti pubblici territoriali o di altri organismi di diritto pubblico, oppure la sottoposizione della gestione al controllo di questi ultimi o la designazione da parte dello Stato, degli enti pubblici territoriali o di altri organismi di diritto pubblico, di più della metà dei membri dell'organo di amministrazione, di direzione o di vigilanza. (Fattispecie in cui è stata riconosciuta la qualifica di ente pubblico ad una società per azioni interamente partecipata da un comune, vincolata per statuto ad operare solo nei confronti dello stesso, caratterizzata dall'attribuzione dei poteri di amministrazione e vigilanza secondo criteri derogatori delle regole ordinarie di diritto privato e preposta all'attività - finanziata da tale comune - consistente nella fornitura dei servizi pubblici locali di pulizia, manutenzione, custodia e gestione di aree ed edifici ad esso pertinenti).

Il danno subito dalla P.A. per effetto della lesione all'immagine è risarcibile anche qualora derivi dalla commissione di reati comuni posti in essere da soggetti appartenenti ad una pubblica amministrazione. (Fattispecie in tema di truffa aggravata in danno di un comune).

Il principio dell'oltre ragionevole dubbio", introdotto nell'art. 533 cod. proc. pen. dalla legge n. 46 del 2006, non ha mutato la natura del sindacato della Corte di cassazione sulla motivazione della sentenza, che non può essere utilizzato per valorizzare e rendere decisiva la duplicità di ricostruzioni alternative del medesimo fatto, eventualmente emerse in sede di merito e segnalate dalla difesa, una volta che tale duplicità sia stata oggetto di attenta disamina da parte del giudice dell'appello, giacché la Corte è chiamata ad un controllo sulla persistenza o meno di una motivazione effettiva per mezzo di una valutazione unitaria e globale dei singoli atti e dei motivi di ricorso su di essi imperniati, non potendo la sua valutazione sconfinare nel merito.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. II, sentenza 07/02/2017, n. 29480
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 29480
Data del deposito : 7 febbraio 2017

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