Cass. pen., sez. VI, sentenza 01/03/2016, n. 21740
CASS
Sentenza 1 marzo 2016

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Massime3

I risultati delle intercettazioni telefoniche legittimamente acquisiti nell'ambito di un procedimento penale inizialmente unitario, riguardanti distinti reati per i quali sussistono le condizioni di ammissibilità previste dall'art. 266 cod. proc. pen., sono utilizzabili anche nel caso in cui il procedimento sia successivamente frazionato a causa della eterogeneità delle ipotesi di reato e dei soggetti indagati, atteso che, in tal caso, non trova applicazione l'art. 270 cod. proc. pen. che postula l'esistenza di procedimenti "ab origine" tra loro distinti.

Il delitto di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio può essere integrato anche mediante il rilascio di un parere non vincolante, allorché esso assuma rilevanza decisiva nella concatenazione degli atti che compongono la complessiva procedura amministrativa e, quindi, incida sul contenuto dell'atto finale.

Nel caso in cui una intercettazione di comunicazione è disposta applicando la disciplina prevista dall'art. 13, comma primo, D.L. 13 maggio 1991 n. 152 (convertito dalla legge 12 luglio 1992 n. 203), con riguardo ad un' originaria prospettazione di reati di criminalità organizzata, le relative risultanze possono essere utilizzate anche quando il prosieguo delle indagini impone di qualificare i fatti come non ascrivibili alla suddetta area, atteso che la legittimità di una intercettazione deve essere verificata al momento in cui la captazione è richiesta ed autorizzata, non potendosi procedere al controllo della sua ritualità sulla base delle risultanze derivanti dal prosieguo delle captazioni e dalle altre acquisizioni.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 01/03/2016, n. 21740
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 21740
Data del deposito : 1 marzo 2016

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