Cass. civ., sez. III, sentenza 06/06/2003, n. 9060
CASS
Sentenza 6 giugno 2003

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Il ricorrente per cassazione che denunci l'esistenza di vizi della sentenza correlati al rifiuto opposto dal giudice di merito di dare ingresso ai mezzi istruttori ritualmente prodotti, ha l'onere di indicare specificamente nel ricorso le deduzioni di prova che asserisce disattese, onde consentire in sede di legittimità la verifica sulla sola base di tale atto di impugnazione e senza necessità di inammissibili indagini integrative della validità e decisività delle disattese deduzioni e senza che all'uopo possa per il principio c.d. di autosufficienza del ricorso per cassazione, svolgere alcuna funzione sostitutiva il riferimento "per relationem" ad altri atti o scritti difensivi presentati nei precedenti gradi del giudizio.

La consulenza tecnica d'ufficio non è mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di aiutare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze, pertanto il suddetto mezzo di indagine non può essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed è quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati. La parte che denuncia la mancata ammissione della consulenza ha l'onere di precisare, sotto il profilo causale, come l'espletamento del detto mezzo avrebbe potuto influire sulla decisione impugnata, mentre al limite costituito dal divieto di compiere indagini esplorative è consentito derogare unicamente quando l'accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l'ausilio di speciali cognizioni tecniche : in questo caso è consentito al c.t.u. anche acquisire ogni elementi necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che si tratti di fatti accessori e rientranti nell'ambito strettamente tecnico della consulenza, e non di fatti e situazioni che, essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti, debbano necessariamente essere dalle medesime provati.

Il requisito della specificità dei motivi di impugnazione esige che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell'impugnante, volte ad incrinare il fondamento logico - giuridico delle prime, in quanto la manifestazione volitiva dell'impugnante, volta ad ottenere la riforma della sentenza, deve essere sempre supportata da argomentazioni idonee a contrastare la motivazione di detta sentenza.

La domanda con la quale l'attore ( eventualmente in via riconvenzionale, rispetto alla domanda di controparte volta all'accertamento di un rapporto di affitto inter partes) chiede il rilascio di un fondo sostenendo che lo stesso è detenuto senza titolo non ha ad oggetto una controversia relativa ad un contratto agrario, per cui non soggiace all'onere del preventivo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione dinanzi all'Ispettorato provinciale agrario, previsto dall'art. 46 della legge n. 203 del 1982 come condizione di procedibilità per tali controversie.

Ai fini della condanna alle spese per lite temeraria, ex art. 96 cod. proc. civ., il carattere temerario della lite - che costituisce presupposto necessario per la condanna al risarcimento dei danni, accanto alla totale soccombenza e all'esistenza del danno stesso - va ravvisato nella coscienza della infondatezza della domanda e delle tesi sostenute, ovvero nel difetto della normale diligenza per l'acquisizione di detta consapevolezza, non già nella mera opinabilità del diritto fatto valere.( Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto esente da vizi la pronuncia di merito che aveva motivato l'esistenza della malafede in capo ai soccombenti fondandosi sul rilievo che essi avevano invocato l'esistenza di un contratto di affitto tra le parti nonostante che sulla questione fossero in precedenza intervenute ben tre decisioni giurisprudenziali che li vedevano soccombenti).

Il criterio della soccombenza, al fine di attribuire l'onere delle spese processuali, non si fraziona a seconda dell'esito delle varie fasi del giudizio, ma va riferito unitariamente all'esito finale della lite, senza che rilevi che in qualche grado o fase del giudizio la parte definitivamente soccombente abbia conseguito un esito a lei favorevole.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. civ., sez. III, sentenza 06/06/2003, n. 9060
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 9060
Data del deposito : 6 giugno 2003

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