Cass. pen., sez. II, sentenza 13/02/2015, n. 9365
CASS
Sentenza 13 febbraio 2015

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In tema di concorso di circostanze aggravanti ad effetto speciale, alla recidiva che concorre con altra aggravante speciale e rispetto a questa ritenuta meno grave si applica integralmente la disciplina di cui all'art. 63, comma quarto, cod. pen., con la conseguenza che il giudice, quand'anche la recidiva sia di natura obbligatoria e comporti un aumento predeterminato della pena, può procedere all'ulteriore aumento di pena e, ove ritenga di apportarlo, è vincolato al limite di cui al combinato disposto degli artt. 63, comma quarto, e 64, comma primo, cod. pen. ("fino ad un terzo della pena prevista per il reato commesso").

In tema di concorso di circostanze aggravanti speciali, per valutare la maggiore o minore gravità della recidiva rispetto ad una concorrente circostanza aggravante, occorre procedere ad una verifica in concreto, che consideri anche gli effetti dello sbarramento di cui all'art. 99 comma sesto, cod. pen.. (Fattispecie nella quale la recidiva reiterata ex art. 99, comma quarto, cod. pen., è stata considerata meno grave rispetto all'aggravante di cui all'art. 416 bis, comma quarto, cod. pen., in quanto l'aumento per la recidiva, in astratto pari alla metà della pena base prevista per il reato di associazione di tipo mafioso non poteva superare la misura di un anno e mesi quattro di reclusione ed euro 154,91 di multa, pari al cumulo delle precedenti condanne).

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 99, comma quinto, e 69, comma quarto, cod. pen, in relazione agli artt. 3, 25, comma secondo e 27, comma terzo, Cost., dovendo escludersi la configurabilità di uno statuto speciale per l'ipotesi prevista dalla prima norma ed ogni irragionevolezza della disciplina normativa.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. II, sentenza 13/02/2015, n. 9365
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 9365
Data del deposito : 13 febbraio 2015

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