Sentenza 12 novembre 2013
Massime • 1
I gravi "indizi di reato", presupposto per il ricorso alle intercettazioni di conversazioni o di comunicazioni, attengono all'esistenza dell'illecito penale e non alla colpevolezza di un determinato soggetto, sicché per procedere legittimamente ad intercettazione non è necessario che tali indizi siano a carico di persona individuata o del soggetto le cui comunicazioni debbano essere captate a fine di indagine.
Commentari • 3
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In tema di autorizzazione di intercettazioni telefoniche le informazioni confidenziali acquisite dagli organi di polizia giudiziaria determinano l'inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni soltanto quando abbiano costituito l'unico elemento oggetto di valutazione ai fini degli indizi di reità, mentre è sempre consentita l'intecettazione in caso ulteriori elementi; il divieto di utilizzazione della fonte confidenziale non è esteso anche ai dati utili per individuare i soggetti da intercettare (sempre che risulti l'elemento obiettivo dell'esistenza del reato e sia indicato il collegamento tra l' indagine in corso e la persona da sottoporre a captazione). CORTE SUPREMA DI …
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La massima La circostanza aggravante di cui all' art. 61, n. 5, c.p. è configurabile solo quando ricorrono condizioni oggettive idonee ad abbattere o affievolire le capacità reattive della vittima in relazione al tipo di reato cui si correla l'evento circostanziale, con esclusione, pertanto, delle situazioni in cui la posizione di inferiorità della vittima ricada sotto il controllo della vittima stessa ovvero di un soggetto che l'ha determinata. (Fattispecie relativa a truffe finalizzate ad ottenere indebitamente finanziamenti da parte di soggetti cd. cattivi pagatori, in cui la Corte ha escluso che integrasse tale aggravante la condizione di “inferiorità negoziale” della banca derivante …
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. IV, sentenza 12/11/2013, n. 8076 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 8076 |
| Data del deposito : | 12 novembre 2013 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. ZECCA Gaetanino - Presidente - del 12/11/2013
Dott. ROMIS Vincenzo - Consigliere - SENTENZA
Dott. MARINELLI Felicetta - Consigliere - N. 1876
Dott. CIAMPI NC Maria - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. ESPOSITO Lucia - rel. Consigliere - N. 10877/2013
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
D'AG SS N. IL 08/07/1978;
MA DU N. IL 23/12/1972;
avverso la sentenza n. 505/2011 CORTE APPELLO di CALTANISSETTA, del 12/04/2012;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/11/2013 la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Mura Antonello che ha concluso per l'inammissibilità dei ricorsi.
OSSERVA
1. Con sentenza del 12/4/2012 la Corte d'Appello di Caltanissetta, rideterminando la pena inflitta, confermava nel resto la sentenza del giudice di primo grado che, all'esito di giudizio abbreviato, aveva ritenuto D'GO SS e MA ED responsabili dei reati attinenti alla detenzione illecita di sostanza stupefacente indicati in epigrafe. Specificamente, al MA veniva contestato il reato di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1 bis, lett. a) per detenzione illecita di sostanza stupefacente del tipo hashish (capo e). Al predetto, inoltre, unitamente a D'GO SS e SA PE (nei confronti del quale si era proceduto separatamente), era contestato il reato di cui all'art. 73, comma 1 bis cit. D.P.R., perché, agendo in concorso con Di NC SS e AL AB, nei confronti dei quali si era proceduto separatamente, fornendo ciascuno un contributo finanziario, raccogliendo la somma necessaria e effettuando il MA il viaggio per raggiungere il luogo dell'acquisto e quello di ritorno, in concorso tra loro avevano acquistato una quantità imprecisata di sostanza stupefacente (capo d). Al D'GO, inoltre, unitamente a AL AB e NE AN, era contestato il delitto di detenzione illecita di sostanza stupefacente racchiusa in due involucri, trasportata a bordo di un'autovettura Fiat Doblò, della quale gli imputati si disfacevano durante il trasporto (capo c). Alla formulazione delle imputazioni si perveniva a seguito di attività di osservazione svolta presso l'Associazione "I vecchi tempi" in Enna, frequentata da numerosi soggetti gravati da precedenti penali in materia di sostanze stupefacenti, a seguito della quale venivano disposte varie attività d'intercettazione ambientali e telefoniche. In particolare, la responsabilità del MA per il reato sub c) era tratta dal contenuto di una conversazione telefonica registrata all'interno di un'autovettura in uso al Di NC, con la quale il MA riferiva di aver eluso un controllo stradale gettando al di fuori del veicolo sostanza stupefacente del tipo hashish.
Quanto al reato sub d), una conversazione captata tra più soggetti presso i locali dell'associazione aveva dato atto dell'accordo intervenuto tra gli imputati per rifornirsi di stupefacenti mediante approvvigionamento dalla cassa comune, con partecipazione del MA a mezzo del versamento di 200 Euro. All'esito del viaggio compiuto dal MA e dal Di NC, i due erano rientrati, informando il AL dell'esito positivo del viaggio. Quindi, il giorno successivo, venivano registrate telefonate con le quali i soggetti indicati nell'imputazione contattavano altri, noti alla Questura come abituali assuntori di stupefacenti, ai quali era venduta la sostanza. In ordine al reato sub c), l'imputazione traeva origine dalla presenza di AL AB, rilevata dal personale di polizia, in una zona determinata del territorio. Da ciò i rilevamenti di una pattuglia che intercettava il Doblò condotto dal AL, diretto verso Enna, con a bordo il NE e il D'GO. Il
personale della Questura, facendo uso di segnali acustici e visivi, tentava di fermare l'automezzo per sottoporre a controllo i relativi occupanti, senza riuscirvi perché il AL aumentava la velocità di marcia, effettuando più manovre di sorpasso di altri veicoli, mentre gli altri occupanti del mezzo si voltavano ripetutamente al fine di verificare se la volante della Polizia li stesse inseguendo. Quindi D'GO SS era visto portare fuori dall'abitacolo del furgone le braccia e gettare, in rapida successione, due involucri. Solo successivamente veniva arrestata la marcia del Doblò.
I giudici di merito, disattesa l'eccezione di inutilizzabilità delle intercettazioni;
ritenuto ininfluente il mancato rinvenimento di sostanza stupefacente - per i reati di cui ai capi d) ed e) - sulla scorta del richiamo al principio giurisprudenziale in forza del quale in presenza di un'attività continuativa di traffico di stupefacenti protrattasi per lungo periodo "una volta riscontrati alcuni singoli episodi di cessione, può ritenersi raggiunta la prova della complessiva e continuata attività criminosa, anche senza necessità di riscontro di tutti i singoli episodi riferiti, specie allorché si tratti di fatti della stessa natura, verificatisi tra le medesime persone con identiche modalità esecutive e con prossimità e continuità cronologica", ed esclusa per il capo sub d) la ricorrenza della scriminante dell'uso di gruppo della sostanza, pervenivano all'affermazione di responsabilità degli imputati. In ordine al trattamento sanzionatorio riconoscevano la ricorrenza dell'ipotesi di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5. Avverso la sentenza propongono ricorso per cassazione gli imputati. Il MA deduce, con il primo motivo, violazione di legge con riferimento all'art. 192 c.p.p. Rileva che la motivazione ha contorni incerti in ordine agli elementi probatori su cui si fonda, con impossibilità di ricostruire l'iter valutativo seguito dal giudice, soprattutto con riferimento al mancato rinvenimento della sostanza stupefacente e alla omessa contezza del suo quantitativo. Contesta le argomentazioni in forza delle quali si è pervenuti all'affermazione di responsabilità per il capo sub d), nonostante il mancato riscontro riguardo all'oggetto della presunta detenzione.
Con il secondo motivo il predetto ricorrente deduce assoluta mancanza di motivazione, in primo luogo con riferimento all'inutilizzabilità delle intercettazioni, in quanto attività compiuta prima dell'iscrizione dell'imputato nel registro delle notizie di reato. Rileva, inoltre, che i giudici del merito hanno omesso di motivare in ordine alla sussistenza di gravi indizi di reato nei confronti del ricorrente e hanno ritenuto, con motivazione illogica, di giustificare la legittimità delle medesime mediante il riferimento alle risultanze emerse dalle intercettazioni relative agli altri imputati. Evidenzia, altresì, che nella sentenza si legge, con riferimento all'esame della responsabilità dell'imputato, che "le modalità del fatto non lasciano adito a dubbi sulla respnsabilità dell'imputato D'GO in ordine ai capi d) ed e) della rubrica". D'GO a sua volta deduce violazione dell'art. 125 c.p.p., n. 3 e art. 546 c.p.p., comma 3 in relazione all'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. E), osservando che la Corte di merito aveva omesso qualsiasi valutazione riguardo agli elementi di prova posti a fondamento dell'affermazione di responsabilità, in relazione alle specifiche doglianze formulate con l'atto d'impugnazione. Osserva che l'attenta lettura degli atti processuali rende manifesta l'illogicità della motivazione e che dalle risultanze processuali si desume, in relazione al capo d), il ruolo di mero consumatore rivestito dal ricorrente. Rileva l'erronea affermazione in ordine alla circostanza che all'incontro della sera dell'8/3/2008 nella Piazza S GO di Enna vi fosse anche il ricorrente, poiché dalla relazione di servizio si evince che a detto incontro parteciparono solo Di NC, MA e AL.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso avanzato dal MA è infondato e va rigettato. È da evidenziare, in primo luogo, che non coglie nel segno la censura formulata con il primo motivo d'impugnazione. La sentenza impugnata, infatti, da conto in maniera esaustiva e convincente degli elementi sui quali si fonda l'affermazione di responsabilità, facendo applicazione di quell'indirizzo giurisprudenziale che attribuisce rilevanza ai riscontri fattuali (lo stupefacente rinvenuto e sequestrato) relativi a singoli episodi di cessione in funzione della prova di una più complessa e continuata attività criminosa, senza richiedere, in presenza elementi desumibili da conversazioni intercettate o da condotte poste in essere dagli imputati, riscontri fattuali con riferimento a tutti gli episodi oggetto d'imputazione.
In tal senso va inteso il tenore della giurisprudenza citata dalla Corte territoriale, talché non è pertinente riferire la medesima, come pretende il ricorrente, al tema del riscontro obiettivo richiesto per la chiamata in correità.
Con riguardo al secondo motivo, l'infondatezza si coglie ove si consideri che le sentenze di primo e di secondo grado, unitariamente considerate, trattandosi di doppia conforme (si richiama in proposito il principio enunciato da Cass n. 13926 del 1/12/2011), hanno posto in evidenza che legittimamente è intervenuta autorizzazione delle intercettazioni sulla scorta di motivazione concernente la posizione degli indagati, diversi dal ricorrente, per i quali erano emersi gravi indizi di colpevolezza.
Soccorre, infatti, in proposito il principio giurisprudenziale in forza del quale, ai sensi dell'art. 267 c.p.p., costituisce presupposto per l'autorizzazione delle intercettazioni la sussistenza di "gravi indizi di reato", i quali attengono all'illecito penale e non alla colpevolezza di un determinato soggetto, talché non è necessario che tali indizi siano a carico di persona individuata o del soggetto le cui comunicazioni debbano essere captate al fine di indagine. La motivazione dell'autorizzazione alle intercettazioni, pertanto, implica la valutazione degli elementi sintomatici dell'esistenza di un fatto penalmente sanzionato, compreso tra quelli indicati nell'art. 266 c.p.p., comma 1, non di elementi relativi alla riferibilità soggettiva del medesimo (in tal senso Cass. 5, 8 ottobre 2003, Liscai, RV. 227053, Cass. Sez. 4, 16 novembre 2005, Bruzzese, Rv. 233184).
Resta pertanto, circostanza irrilevante che al momento dell'autorizzazione non sussistessero gravi indizi di colpevolezza a carico del MA per i reati contestatigli, non essendo ciò richiesto per l'autorizzazione delle intercettazioni, fermo restando che una volta che sia stata legittimamente autorizzata, l'intercettazione è suscettibile di utilizzo nei confronti di qualsiasi soggetto nei cui confronti emergano dalla medesima elementi di responsabilità.
È appena il caso di sottolineare, poi, quanto al riferimento contenuto in sentenza al D'GO in luogo che all'imputato in relazione alla responsabilità per i reati a quest'ultimo contestati, che la stessa è palesemente frutto di una mera svista attinente all'indicazione del nominativo e non inficia in alcun modo la coerenza della motivazione.
Passando all'esame del ricorso proposto dal D'GO, si evidenzia, in relazione al primo motivo, che il ricorrente censura la sentenza sotto i profili delle deduzioni tratte dal tenore delle intercettazioni telefoniche e del prospettato ruolo di assuntore di stupefacente del medesimo.
In proposito è da rilevare che le censure propongono una ricostruzione alternativa dei fatti, non consentita in sede di legittimità, a fronte di congrua motivazione da parte della Corte territoriale riguardo agli elementi sui quali si fonda l'affermazione di responsabilità.
Quanto alla circostanza relativa alla mancata partecipazione dell'imputato a uno specifico incontro registrato dalle conversazioni intercettate, si evidenzia, altresì, che difetta l'indicazione di ragioni che consentano di ritenere la circostanza connotata dei caratteri della decisività.
Quanto al secondo motivo, si evidenzia il difetto di specificità della censura, a fronte della congrua motivazione contenuta in sentenza riguardo alla valenza, sul piano probatorio, della constatazione da parte della Polizia dell'avvenuto lancio di due involucri dall'auto occupata dall'imputato alla vista della Polizia. Le svolte argomentazioni giustificano il rigetto nei confronti dei ricorsi di entrambi gli imputati.
Dal rigetto del ricorso discende l'onere del pagamento delle spese processuali per entrambi i ricorrenti.
P.Q.M.
La Corte, rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti ciascuno al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 12 novembre 2013.
Depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2014