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Sentenza 14 aprile 2025
Sentenza 14 aprile 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Catania, sentenza 14/04/2025, n. 1654 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Catania |
| Numero : | 1654 |
| Data del deposito : | 14 aprile 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE CIVILE DI CATANIA – SEZIONE LAVORO -
Il Giudice Monocratico, in funzione di Giudice del Lavoro, nella persona della dott.ssa Lidia Zingales, a seguito dell'udienza del 14 Aprile 2025, procede allo svolgimento delle attività sostitutive dell'udienza ex art. 127 ter c.p.c., ed emette la seguente
SENTENZA
Nella causa civile iscritta al n. 5774 del ruolo generale affari contenziosi dell'anno 2023 e vertente
TRA
, titolare della ditta individuale Hair Style Generation di VI OR Parte_1
Rita, nata a [...] il [...], c.f. , ivi residente in [...], ed CodiceFiscale_1 elettivamente domiciliata in Catania, via Timoleone n. 86, presso lo studio dell'avv. Lara Burtone, che la rappresenta e difende per mandato allegato all'atto introduttivo del giudizio.
Ricorrente
CONTRO
in persona del legale Controparte_1 rappresentante p.t., ed elettivamente domiciliato in Catania, Piazza della Repubblica n. 26, presso l'avvocatura provinciale dell e rappresentato e difeso dall'avv. Maria Rosaria Battiato, per mandato CP_1 generale alle liti del 23.01.2023, (Rep. 37590 - Racc. 7131) a rogito in Notar di Roma. Persona_1
Resistente
OGGETTO: Opposizione ad ordinanze ingiunzioni.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Premessa in fatto.
Con ricorso innanzi al Tribunale Ordinario di Catania, in funzione di Giudice del Lavoro, depositato il
20.05.2023, la ricorrente proponeva opposizione avverso le seguenti Ordinanze Ingiunzioni: CP_
1. n. OI-001721149, relativa all'atto di accertamento prot. n. .2100.22/05/2019.0242382 del
07/06/2019, con la quale veniva richiesto il pagamento della somma di € 10.000,00, a titolo di sanzione amministrativa, per violazioni riferite all'anno 2016, oltre € 6,60 a titolo di spese.
1 n. OI-001721141, relativa all'atto di accertamento prot. n. .2100.22/05/2019.0242362 del CP_1
07/06/2019, con la quale veniva richiesto il pagamento della somma di € 10.000,00, a titolo di sanzione amministrativa, per violazioni riferite all'anno 2017, oltre € 6,60 a titolo di spese.
2. n. OI-002028623, relativa all'atto di accertamento prot. n. 2100.25/11/2019.0593249 del
29/12/2019, con la quale veniva richiesto il pagamento della somma di € 10.000,00, a titolo di sanzione amministrativa, per violazioni riferite all'anno 2018, oltre € 6,60 a titolo di spese. CP_ Con il predetto atto l , richiamati gli atti di accertamento contestava, la violazione dell'art. 2, comma 1 bis, del D.L. 12.09.1983 n. 463, convertito con modificazioni dalla Legge 11.11.1983 n. 638 (omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali). CP_ Con i predetti atti l , richiamati gli atti di accertamento contestava, la violazione dell'art. 2, comma 1 bis, del D.L. 12.09.1983 n. 463, convertito con modificazioni dalla Legge 11.11.1983 n. 638 (omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali).
La ricorrente, eccepiva l'illegittimità delle ordinanze ingiunzioni per prescrizione, carenza di titolarità della carica al momento della notifica dell'addebito o del verificarsi dei fatti;
l'omessa motivazione;
la mancata notifica degli atti di accertamento ad esse sottese e comunque la tardività della contestazione in violazione del termine di cui all'art. 14, comma 2, L 689/81; contestava il quantum delle sanzioni.
Chiedeva, pertanto, l'accoglimento delle seguenti conclusioni “- In via preliminare, sospendere l'esecutività delle ordinanze ingiunzioni opposte per i gravi motivi illustrati non avendo la ricorrente, le risorse ed una posizione tale da poter effettuare un esborso di € 30.019,80 a fronte di un provvedimento manifestamente infondato e comunque privo di supporti giuridici e adeguati riferimenti documentali;
- Nel merito, in
CP_ accoglimento dei motivi sopra svolti, dichiarare che la pretesa dell' è infondata con conseguente
CP_ annullamento di ogni provvedimento e ruolo opposto;
… si chiede che l sia condannato al pagamento delle spese processuali e di ogni ulteriore componente anche risarcitoria come sopra specificato, contributo unificato, IVA e CAP come per legge. In subordine, per mero scrupolo, si richiede la riduzione al minimo
CP_ edittale con condanna dell' alle spese legali.”.
CP_ Fissata l'udienza di discussione ed integrato regolarmente il contraddittorio, si costituiva l , contestando il ricorso e depositando provvedimenti di rideterminazione della sanzione a seguito dell'emanazione del D.L.
48/2023, secondo i criteri da quest'ultimo atto normativo fissati. Chiedeva, il rigetto dell'opposizione, con vittoria di spese.
Con provvedimento dell'11.11.2024, resa all'esito dell'udienza di pari data, svolta con le modalità previste dall'art. 127 Ter c.p.c., la causa veniva rinviata per la trattazione.
Alla luce del provvedimento del Presidente della Sezione Lavoro, dott.ssa Laura Renda del 10.04.2025 e di quello del Presidente del Tribunale Facente Funzioni, dell'11.04.2025, la causa chiamata, innanzi al sottoscritto giudicante, all'udienza del 14.04.2025, svoltasi secondo le modalità previste dall'art. 127 Ter c.p.c.,
2 sulle conclusioni delle parti costituite e ritenuta istruita mediante produzione documentale, la stessa è stata trattenuta per la decisione.
Indi viene decisa con la presente sentenza, emessa fuori udienza, conformemente alla citata disposizione normativa.
2. Questioni preliminari e merito.
Preliminarmente va ritenuta non fondata l'eccezione di carenza di titolarità della carica al momento della notifica dell'addebito o del verificarsi dei fatti, risolvendosi in una carenza di legittimazione della ricorrente, sul presupposto che la società era cessata nel 2018.
Tale eccezione deve ritenersi infondata, avendo la Corte di Cassazione (Penale, Sez. III, 14.01.2019 n. 1511;
Id. Cass. Pen., Sez III 11.01.2019 n. 17695) precisato che “… il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali (art. 2, D.L. 12 settembre 1983, n. 463, conv. in legge 11 novembre 1983, n. 638), in quanto reato omissivo istantaneo, si consuma nel momento in cui scade il termine utile concesso al datore di lavoro per il versamento, attualmente fissato, dall'art. 2, comma primo, lett. b) del D. Lgs. n. 422 del 1998, al giorno sedici del mese successivo a quello cui si riferiscono i contributi, essendo irrilevante, ai fini dell'individuazione del momento consumativo, che la data per adempiere al pagamento sia fissata nei tre mesi successivi alla contestazione della violazione, poiché la pendenza di tale termine determina esclusivamente la sospensione del corso della prescrizione per il tempo necessario a consentire al datore di lavoro di avvalersi della causa di non punibilità di cui all'art. 2, comma primo bis, del citato D.L. (Sez. 3, n. 26732 del 05/03/2015,
Rv. 264031). Il soggetto attivo del rapporto previdenziale è solo ed esclusivamente il datore di lavoro il quale, anche quando delega ad altri il versamento delle ritenute, conserva l'obbligo di vigilare sull'adempimento dell'obbligazione da parte del terzo (Sez. 3, n. 34619 del 23/06/2010, , Rv. 248332; Sez. 3, n. 5416 Per_2 del 07/11/2002, Soriano, Rv. 223372; Sez. 3, n. 33141 del 10/04/2002, Rv. 222252). In tale ambito, Per_3 tenuto ad adempiere alla diffida inviata ai sensi dell'art. 2, comma 1-bis, d. l. n. 463 del 1983, resta pertanto colui che era obbligato al momento dell'insorgenza del debito anche se, “medio tempore”, ha perso la rappresentanza o la titolarità dell'impresa. Ciò perché il pagamento costituisce una causa personale di esclusione della punibilità, sicché vi è tenuto solo l'autore del reato, tenuto a sollecitare, nel caso in cui altri abbiano assunto la veste di datore di lavoro, perché succedutisi nella carica sociale, questi perché adempia al pagamento nel termine trimestrale decorrente dalla contestazione o della notifica dell'avvenuto accertamento della violazione (Sez. 3, n. 39072 del 18/07/2017, Rv. 271473; Sez. 3, n. 19574 del 21/11/2013, Per_4
Assirelli, Rv. 259741). L'imputato, che non sia più legale rappresentante della società vincolata al versamento contributivo, autore del reato, resta tenuto ad adempiere alla diffida ai sensi dell'art. 2 d. l. 12 settembre 1983,
n. 463, conv. dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e può beneficiare della causa personale di non punibilità adempiendo all'obbligazione in nome e per conto di quest'ultima, secondo lo schema del pagamento del terzo di cui all'art. 1180 cod. civ. (Sez. 3, n. 30879 del 27/03/2018, Lazzari, Rv. 273335).
6. Nel caso di specie, il
3 ricorrente, che ha ricevuto la diffida di pagamento, sostiene di non essere più tenuto al pagamento perché estraneo alla compagine sociale, avendo cessato la carica di legale rappresentante, e, comunque, di non poter adempiere perché orami estraneo alla stessa. L'assunto difensivo è privo di pregio sotto tutti i profili. Esso è contrario ai principi richiamati in quanto resta tenuto al pagamento colui che era obbligato al momento dell'insorgenza del debito, anche se, “medio tempore”, ha perso la rappresentanza o la titolarità dell'impresa. Quanto al profilo dell'impossibilità a provvedere al pagamento, egli poteva, ai fini della causa di non punibilità, adempiere secondo lo schema civilistico di cui all'art. 1180 cod. civ. ovvero sollecitare l'adempimento a terzi (nuovi amministratori), circostanza questa neppure allegata.”
Ne consegue che la ricorrente deve ritenersi dotata di legittimazione passiva e legittima destinatario dell'ordinanza ingiunzione e della relativa sanzione.
Inoltre, parte ricorrente con l'opposizione contestava l'omessa motivazione, in merito al quale è sufficiente rammentare che la Cassazione ha stabilito che “L'ordinanza ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa non deve avere una motivazione analitica e dettagliata come quella di un provvedimento giudiziario, essendo sufficiente che sia dotata di una motivazione succinta, purché dia conto delle ragioni di fatto della decisione (che possono anche essere desunte "per relationem" dall'atto di contestazione) ed evidenzi l'avvenuto esame degli eventuali rilievi difensivi formulati dal ricorrente” (Cfr.: Cass. sez. 6 - 2,
Ordinanza n. 16316 del 30.07.2020).
Nella fattispecie le ordinanze ingiunzioni risultano dotate di sufficiente motivazione succinta avendo: richiamato l'atto di accertamento della contestazione con contestuale comunicazione della sanzione amministrativa in misura ridotta;
indicato la violazione contestata, evidenziato la mancata produzione di scritti difensivi;
indicato le ragioni della quantificazione della sanzione amministrativa (“la gravità della condotta, la personalità dell'autore delle violazioni e gli altri elementi di valutazione di cui all'articolo 11 della legge
n.689/1981”). CP_ Nel merito. Parte ricorrente ha proposto opposizione avverso le suindicate Ordinanze Ingiunzioni dell' notificate in data 02.05.2023, con cui il predetto ente, ingiungeva il pagamento delle somme ivi determinate, quali sanzioni amministrative per le violazioni, accertate in riferimento all'annualità 2016, 2017 e 2018, di cui all'art. 2 c. 1 bis, della legge 11 novembre 1983, n. 638 e ss.mm. (omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali).
Parte ricorrente eccepiva, tra l'altro, l'illegittimità delle ordinanze ingiunzioni opposte per mancata e comunque tardività della notifica degli atti di accertamento ad esse sottesi e come indicato nelle stesse in violazione del termine di cui all'art. 14 della L 689/81, oltre alla conseguente prescrizione.
Con riferimento alle suindicate ordinanze ingiunzioni l'eccezione di omessa notifica dell'atto di accertamento, CP_ alla luce della documentazione versata in atti dall' , risulta parzialmente fondata.
4 CP_ In merito, va rilevato come l non ha dato nessuna prova che gli atti di accertamento prot. n. CP_
.2100.22/05/2019.0242382 del 07/06/2019 (anno 2016) e prot. n. .2100.22/05/2019.0242362 CP_1 del 07/06/2019 (anno 2017), siano stati effettivamente notificati – rispettivamente - con le raccomandate a/r n. 78603247632-4 e n. 78603247631-3, poiché non ha prodotto nessun avviso di ricevimento delle stesse.
Conseguentemente, rilevata l'omessa notificazione degli atti di accertamento prot. n. CP_
.2100.22/05/2019.0242382 del 07/06/2019 (anno 2016) e prot. n. .2100.22/05/2019.0242362 CP_1 del 07/06/2019 (anno 2017), alla ricorrente, l'obbligazione di pagare la somma richiesta con le Ordinanze
Ingiunzioni n. OI-001721149 e n. OI-001721141 deve ritenersi estinta per la violazione dell'art. 14 L. 689/1981.
Viceversa, relativamente all'Ordinanza Ingiunzione n. OI-002028623, va rilevata la regolarità della CP_ notificazione dell'atto di accertamento prot. n. .2100.25/11/2019.0593249 del 29/12/2019 (anno
2018). CP_ In merito, va rilevato come l ha prodotto copia rispettivamente dell'avviso di ricevimento della raccomandata a/r n. 78603692397-4, cui è seguita la spedizione della raccomandata informativa a/r con avviso di ricevimento n. 66603692397-7 (C.A.D.), come da avviso versato in atti, e non ritirata presso l'ufficio postale.
Sulla questione delle modalità di notificazione per posta ai sensi della L 890/1982, inoltre, è intervenuta la
Suprema Corte di Cassazione, con una pronuncia a Sezioni Unite (Sentenza n. 10012 del 15.04.2021; conf. da Cass. Ordinanza n. 2401/23), a dirimere il contrasto interno di giurisprudenza, la quale nel corpo della sentenza ha precisato “… si differenzia nettamente da quella dell'art. 139, quarto comma, cod. proc. civ. ovvero dell'art. 7, u.c., legge 890/1982, disciplinanti i casi di consegna dell'atto notificando a persona diversa dal destinatario e che in tal caso prevedono che venga spedita a quest'ultimo una raccomandata "semplice" che gli dia notizia dell'avvenuta notificazione dell'atto medesimo. Tale, significativa, differenziazione normativa ha un senso evidente, posto che nei casi di consegna a "persona diversa" vi può essere una ragionevole aspettativa che l'atto notificato venga effettivamente conosciuto dal destinatario, trattandosi di persone
(famigliari, addetti alla casa, personale di servizio, portiere, dipendente, addetto alla ricezione) che hanno con lo stesso un rapporto che il legislatore riconosce come astrattamente idoneo a questo fine ed è per questo che ha prescelto una forma di comunicazione dell'avvenuta consegna garantita, ma semplificata. Diversamente nel caso dell'art. 8, legge 890/1982 (e dell'art. 140, cod. proc. civ.), non si realizza alcuna consegna, ma solo il deposito dell'atto notificando presso l'ufficio postale (ovvero nella notifica codicistica presso la Casa comunale). Ed è per tale, essenziale ragione, che la legge, con maggiore rigore, prevede che di tale adempimento venga data comunicazione dall'agente notificatore al destinatario, del tutto ignaro della notifica, secondo due distinte e concorrenti modalità: l'affissione dell'avviso di deposito nel luogo della notifica
(immissione in cassetta postale) ed appunto la spedizione di lettera raccomandata con avviso di ricevimento.
…”.
5 Inoltre, quanto attestato nella predetta relata dal notificatore fa fede fino a querela di falso (Cfr.: Cass.
31.05.2017 n. 13739; Cass. n. 4193/2010).
Conseguentemente, deve ritenersi, con riferimento alle modalità di notifica utilizzate per l'atto di accertamento, regolarmente eseguita, che la predetta ordinanza ingiunzione, sotto tale profilo, deve ritenersi legittima e va esaminata l'ulteriore eccezione di tardività della sua notificazione.
Con riferimento, invece, all'eccezione di tardività della sua notifica in violazione del termine di cui all'art. 14 della L 689/81, può richiamarsi quanto già ritenuto in precedenti pronunce di questo stesso Ufficio, alle cui condivisibili motivazioni, per la notevole analogia delle questioni proposte e della situazione processuale, può farsi riferimento ex art. 118 Disp. Att. c.p.c., recependole anche nella loro chiarezza espositiva come in seguito riportato in modo quasi testuale (cfr.: da ultimo, sentenza n. 811/2023 emessa in data 03.03.2023 nel proc. n.
12152/2022 R.G.; id. n. 888/2023 emessa il giorno 08.03.2023 nel proc. n. 7178/2022R.G.).
Come evidenziato nei richiamati precedenti << … va preliminarmente rilevato che gli atti impugnati risultano emessi ai sensi dell'art. 2, co. 1 bis, D.L. 12.9.1983 n. 463 (conv., con modifiche, in legge 11 novembre 1983
n. 638), con il quale è stato previsto che L'omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1 [i.e.: ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, ivi comprese le trattenute effettuate ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153], per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro
1.032. Se l'importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Il datore di lavoro non è punibile, ne' assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione.
Tale comma risulta così formulato a seguito dell'ultimo intervento di modifica avvenuto in forza dell'articolo 3, comma 6, del D. Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8, nell'ambito dell'intervento di depenalizzazione operato a norma dell'articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67.
L'art. 6 del D.lgs. n. 8 cit. prevede che “Nel procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689”.
La materia è dunque regolata dalle disposizioni che vanno dall'art. 1 all'art. 31 della l. 689/1981, “in quanto applicabili”. CP_ L'applicabilità dell'art. 14 l. 689/1981 è inoltre riconosciuta anche dalla Circolare numero 32 del
25.02.2022, secondo cui “In particolare, il provvedimento di archiviazione può essere adottato in presenza delle seguenti circostanze: omissis
6 - omissione della contestazione o della notificazione delle violazioni a uno o più soggetti responsabili entro i termini indicati dall'articolo 14 della legge n. 689/1981;
- decorso del termine di prescrizione di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione (cfr.
l'articolo 28 della legge n. 689/1981)”.
Ciò posto, va innanzitutto evidenziato che il ricorso appare tempestivo, in quanto proposto entro i termini previsti dall'art. 6 del d.lgs. 150/2011, a cui rimanda l'art. 22 l. 689/1981, [tenuto conto dell'applicazione del disposto dell'art. 155 c.p.c.]
Nel merito, il ricorso appare fondato per l'assorbente motivo attinente alla denunziata decadenza dell'ente previdenziale di irrogare la sanzione.
L'art. 14 l. 689/1981 prevede che: “La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa.
Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della
Repubblica entro il termine di novanta giorni e a quelli residenti all'estero entro il termine di trecentosessanta giorni dall'accertamento.
Quando gli atti relativi alla violazione sono trasmessi all'autorità competente con provvedimento dell'autorità giudiziaria, i termini di cui al comma precedente decorrono dalla data della ricezione.
Per la forma della contestazione immediata o della notificazione si applicano le disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso la notificazione può essere effettuata, con le modalità previste dal codice di procedura civile, anche da un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, si osservano le modalità previste dall' articolo 137, terzo comma, del medesimo codice.
Per i residenti all'estero, qualora la residenza, la dimora o il domicilio non siano noti, la notifica non è obbligatoria e resta salva la facoltà del pagamento in misura ridotta sino alla scadenza del termine previsto nel secondo comma dell'articolo 22 per il giudizio di opposizione.
L'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel termine prescritto”.
Per l'applicazione di tale disposizione, occorre poi ricordare che, in forza dell'articolo 103, comma 6-bis, del
D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27, il termine previsto dall'art. 14 l. 689/1981 è rimasto sospeso dal 23 febbraio 2020 al 31 maggio 2020 (98 giorni).
Per quanto concerne l'individuazione del dies a quo del termine di decadenza, va ricordato come, secondo la giurisprudenza di legittimità, compete al giudice di merito, in caso di contrasto sul punto, determinare il tempo ragionevolmente necessario alla Amministrazione per giungere a una completa conoscenza dell'illecito
7 (Cassazione civile sez. un., 31/10/2019, n. 28210) …” (cfr.: sentenza n. 811/2023 del Tribunale di Catania, sezione lavoro, cit.).”>>
Nel caso di specie, il termine può essere individuato all'epoca della di scadenza dei contributi omessi, violazione facilmente rilevabile dall'istituto, che non implica particolari aggravi istruttori, né sul punto sono stati introdotti argomenti tesi a fornire elementi di segno contrario.
Dagli atti non sono emersi altresì elementi che consentano di ritenere complessa o particolarmente laboriosa l'attività di verifica dell'omissione, trattandosi di omissioni contributive alla scadenza, automaticamente rilevabili dall'Istituto.
Ciò posto, nella specie, a fronte di contributi che scadevano nell'anno 2018, deve rilevarsi che la contestazione della violazione è stata notificata in data 19.12.2019 – data dell'avviso lasciato dall'agente notificatore - (cfr. avvisi di ricevimento racc. a/r in atti), con evidente violazione del prescritto termine di 90 giorni.
In ogni modo, anche laddove si volesse ritenere di accordare un ulteriore termine di 30, 60 o 90, giorni all'Istituto, per procedere alle attività propedeutiche alla rilevazione dell'omissione contributiva, e dunque si ritenesse di differire il termine di decorrenza della decadenza in tale misura, il risultato non muterebbe, poiché la contestazione delle rilevate omissioni risulterebbe comunque perfezionata tardivamente.
Deve dunque trovare applicazione l'ultimo comma della diposizione di cui all'art. 14, L 689/1981, secondo cui
“L'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel termine prescritto”.
Alla stregua di quanto precede, ritiene questo giudicante che, assorbita ogni ulteriore questione – che comunque erano anch'esse infondate (prescrizione e sproporzione), il ricorso sia fondato e vada conseguentemente accolto.
3. Spese.
Quanto alle spese di lite, le stesse, stante la parziale infondatezza dei motivi di opposizione, possono trovare parziale compensazione e la restante parte trova liquidazione come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Giudice Monocratico, ritenuta la propria competenza e definitivamente pronunciando sul ricorso depositato in data 20.05.2023 da nei confronti dell Parte_1 Controparte_1 in persona del legale rappresentante p.t. disattesa ogni contraria domanda ed eccezione, così provvede:
1) Annulla le Ordinanze Ingiunzioni n. OI-001721149 e n. OI-001721141, per l'omessa notifica degli atti di accertamento ai sensi dell'art. 14, L 689/1981.
2) Annulla l'Ordinanza Ingiunzione n. OI-002028623, per la tardiva notifica dell'atto di accertamento ai sensi dell'art. 14, L 689/1981.
8 CP_ 3) Compensa le spese in ragione della metà e condanna l alla refusione nei confronti di parte ricorrente della restante metà, che, al netto della già operata compensazione, liquida in complessivi €
1.304,00, oltre rimborso spese generali del 15%, I.V.A. e C.P.A. nelle misure di legge e se dovute, che distrae in favore dei procuratori costituiti antistatari, avv. Lara Burtone.
Così deciso in Catania, 14.04.2025
Il Giudice Onorario
Dott.ssa Lidia Zingales
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IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE CIVILE DI CATANIA – SEZIONE LAVORO -
Il Giudice Monocratico, in funzione di Giudice del Lavoro, nella persona della dott.ssa Lidia Zingales, a seguito dell'udienza del 14 Aprile 2025, procede allo svolgimento delle attività sostitutive dell'udienza ex art. 127 ter c.p.c., ed emette la seguente
SENTENZA
Nella causa civile iscritta al n. 5774 del ruolo generale affari contenziosi dell'anno 2023 e vertente
TRA
, titolare della ditta individuale Hair Style Generation di VI OR Parte_1
Rita, nata a [...] il [...], c.f. , ivi residente in [...], ed CodiceFiscale_1 elettivamente domiciliata in Catania, via Timoleone n. 86, presso lo studio dell'avv. Lara Burtone, che la rappresenta e difende per mandato allegato all'atto introduttivo del giudizio.
Ricorrente
CONTRO
in persona del legale Controparte_1 rappresentante p.t., ed elettivamente domiciliato in Catania, Piazza della Repubblica n. 26, presso l'avvocatura provinciale dell e rappresentato e difeso dall'avv. Maria Rosaria Battiato, per mandato CP_1 generale alle liti del 23.01.2023, (Rep. 37590 - Racc. 7131) a rogito in Notar di Roma. Persona_1
Resistente
OGGETTO: Opposizione ad ordinanze ingiunzioni.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Premessa in fatto.
Con ricorso innanzi al Tribunale Ordinario di Catania, in funzione di Giudice del Lavoro, depositato il
20.05.2023, la ricorrente proponeva opposizione avverso le seguenti Ordinanze Ingiunzioni: CP_
1. n. OI-001721149, relativa all'atto di accertamento prot. n. .2100.22/05/2019.0242382 del
07/06/2019, con la quale veniva richiesto il pagamento della somma di € 10.000,00, a titolo di sanzione amministrativa, per violazioni riferite all'anno 2016, oltre € 6,60 a titolo di spese.
1 n. OI-001721141, relativa all'atto di accertamento prot. n. .2100.22/05/2019.0242362 del CP_1
07/06/2019, con la quale veniva richiesto il pagamento della somma di € 10.000,00, a titolo di sanzione amministrativa, per violazioni riferite all'anno 2017, oltre € 6,60 a titolo di spese.
2. n. OI-002028623, relativa all'atto di accertamento prot. n. 2100.25/11/2019.0593249 del
29/12/2019, con la quale veniva richiesto il pagamento della somma di € 10.000,00, a titolo di sanzione amministrativa, per violazioni riferite all'anno 2018, oltre € 6,60 a titolo di spese. CP_ Con il predetto atto l , richiamati gli atti di accertamento contestava, la violazione dell'art. 2, comma 1 bis, del D.L. 12.09.1983 n. 463, convertito con modificazioni dalla Legge 11.11.1983 n. 638 (omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali). CP_ Con i predetti atti l , richiamati gli atti di accertamento contestava, la violazione dell'art. 2, comma 1 bis, del D.L. 12.09.1983 n. 463, convertito con modificazioni dalla Legge 11.11.1983 n. 638 (omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali).
La ricorrente, eccepiva l'illegittimità delle ordinanze ingiunzioni per prescrizione, carenza di titolarità della carica al momento della notifica dell'addebito o del verificarsi dei fatti;
l'omessa motivazione;
la mancata notifica degli atti di accertamento ad esse sottese e comunque la tardività della contestazione in violazione del termine di cui all'art. 14, comma 2, L 689/81; contestava il quantum delle sanzioni.
Chiedeva, pertanto, l'accoglimento delle seguenti conclusioni “- In via preliminare, sospendere l'esecutività delle ordinanze ingiunzioni opposte per i gravi motivi illustrati non avendo la ricorrente, le risorse ed una posizione tale da poter effettuare un esborso di € 30.019,80 a fronte di un provvedimento manifestamente infondato e comunque privo di supporti giuridici e adeguati riferimenti documentali;
- Nel merito, in
CP_ accoglimento dei motivi sopra svolti, dichiarare che la pretesa dell' è infondata con conseguente
CP_ annullamento di ogni provvedimento e ruolo opposto;
… si chiede che l sia condannato al pagamento delle spese processuali e di ogni ulteriore componente anche risarcitoria come sopra specificato, contributo unificato, IVA e CAP come per legge. In subordine, per mero scrupolo, si richiede la riduzione al minimo
CP_ edittale con condanna dell' alle spese legali.”.
CP_ Fissata l'udienza di discussione ed integrato regolarmente il contraddittorio, si costituiva l , contestando il ricorso e depositando provvedimenti di rideterminazione della sanzione a seguito dell'emanazione del D.L.
48/2023, secondo i criteri da quest'ultimo atto normativo fissati. Chiedeva, il rigetto dell'opposizione, con vittoria di spese.
Con provvedimento dell'11.11.2024, resa all'esito dell'udienza di pari data, svolta con le modalità previste dall'art. 127 Ter c.p.c., la causa veniva rinviata per la trattazione.
Alla luce del provvedimento del Presidente della Sezione Lavoro, dott.ssa Laura Renda del 10.04.2025 e di quello del Presidente del Tribunale Facente Funzioni, dell'11.04.2025, la causa chiamata, innanzi al sottoscritto giudicante, all'udienza del 14.04.2025, svoltasi secondo le modalità previste dall'art. 127 Ter c.p.c.,
2 sulle conclusioni delle parti costituite e ritenuta istruita mediante produzione documentale, la stessa è stata trattenuta per la decisione.
Indi viene decisa con la presente sentenza, emessa fuori udienza, conformemente alla citata disposizione normativa.
2. Questioni preliminari e merito.
Preliminarmente va ritenuta non fondata l'eccezione di carenza di titolarità della carica al momento della notifica dell'addebito o del verificarsi dei fatti, risolvendosi in una carenza di legittimazione della ricorrente, sul presupposto che la società era cessata nel 2018.
Tale eccezione deve ritenersi infondata, avendo la Corte di Cassazione (Penale, Sez. III, 14.01.2019 n. 1511;
Id. Cass. Pen., Sez III 11.01.2019 n. 17695) precisato che “… il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali (art. 2, D.L. 12 settembre 1983, n. 463, conv. in legge 11 novembre 1983, n. 638), in quanto reato omissivo istantaneo, si consuma nel momento in cui scade il termine utile concesso al datore di lavoro per il versamento, attualmente fissato, dall'art. 2, comma primo, lett. b) del D. Lgs. n. 422 del 1998, al giorno sedici del mese successivo a quello cui si riferiscono i contributi, essendo irrilevante, ai fini dell'individuazione del momento consumativo, che la data per adempiere al pagamento sia fissata nei tre mesi successivi alla contestazione della violazione, poiché la pendenza di tale termine determina esclusivamente la sospensione del corso della prescrizione per il tempo necessario a consentire al datore di lavoro di avvalersi della causa di non punibilità di cui all'art. 2, comma primo bis, del citato D.L. (Sez. 3, n. 26732 del 05/03/2015,
Rv. 264031). Il soggetto attivo del rapporto previdenziale è solo ed esclusivamente il datore di lavoro il quale, anche quando delega ad altri il versamento delle ritenute, conserva l'obbligo di vigilare sull'adempimento dell'obbligazione da parte del terzo (Sez. 3, n. 34619 del 23/06/2010, , Rv. 248332; Sez. 3, n. 5416 Per_2 del 07/11/2002, Soriano, Rv. 223372; Sez. 3, n. 33141 del 10/04/2002, Rv. 222252). In tale ambito, Per_3 tenuto ad adempiere alla diffida inviata ai sensi dell'art. 2, comma 1-bis, d. l. n. 463 del 1983, resta pertanto colui che era obbligato al momento dell'insorgenza del debito anche se, “medio tempore”, ha perso la rappresentanza o la titolarità dell'impresa. Ciò perché il pagamento costituisce una causa personale di esclusione della punibilità, sicché vi è tenuto solo l'autore del reato, tenuto a sollecitare, nel caso in cui altri abbiano assunto la veste di datore di lavoro, perché succedutisi nella carica sociale, questi perché adempia al pagamento nel termine trimestrale decorrente dalla contestazione o della notifica dell'avvenuto accertamento della violazione (Sez. 3, n. 39072 del 18/07/2017, Rv. 271473; Sez. 3, n. 19574 del 21/11/2013, Per_4
Assirelli, Rv. 259741). L'imputato, che non sia più legale rappresentante della società vincolata al versamento contributivo, autore del reato, resta tenuto ad adempiere alla diffida ai sensi dell'art. 2 d. l. 12 settembre 1983,
n. 463, conv. dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e può beneficiare della causa personale di non punibilità adempiendo all'obbligazione in nome e per conto di quest'ultima, secondo lo schema del pagamento del terzo di cui all'art. 1180 cod. civ. (Sez. 3, n. 30879 del 27/03/2018, Lazzari, Rv. 273335).
6. Nel caso di specie, il
3 ricorrente, che ha ricevuto la diffida di pagamento, sostiene di non essere più tenuto al pagamento perché estraneo alla compagine sociale, avendo cessato la carica di legale rappresentante, e, comunque, di non poter adempiere perché orami estraneo alla stessa. L'assunto difensivo è privo di pregio sotto tutti i profili. Esso è contrario ai principi richiamati in quanto resta tenuto al pagamento colui che era obbligato al momento dell'insorgenza del debito, anche se, “medio tempore”, ha perso la rappresentanza o la titolarità dell'impresa. Quanto al profilo dell'impossibilità a provvedere al pagamento, egli poteva, ai fini della causa di non punibilità, adempiere secondo lo schema civilistico di cui all'art. 1180 cod. civ. ovvero sollecitare l'adempimento a terzi (nuovi amministratori), circostanza questa neppure allegata.”
Ne consegue che la ricorrente deve ritenersi dotata di legittimazione passiva e legittima destinatario dell'ordinanza ingiunzione e della relativa sanzione.
Inoltre, parte ricorrente con l'opposizione contestava l'omessa motivazione, in merito al quale è sufficiente rammentare che la Cassazione ha stabilito che “L'ordinanza ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa non deve avere una motivazione analitica e dettagliata come quella di un provvedimento giudiziario, essendo sufficiente che sia dotata di una motivazione succinta, purché dia conto delle ragioni di fatto della decisione (che possono anche essere desunte "per relationem" dall'atto di contestazione) ed evidenzi l'avvenuto esame degli eventuali rilievi difensivi formulati dal ricorrente” (Cfr.: Cass. sez. 6 - 2,
Ordinanza n. 16316 del 30.07.2020).
Nella fattispecie le ordinanze ingiunzioni risultano dotate di sufficiente motivazione succinta avendo: richiamato l'atto di accertamento della contestazione con contestuale comunicazione della sanzione amministrativa in misura ridotta;
indicato la violazione contestata, evidenziato la mancata produzione di scritti difensivi;
indicato le ragioni della quantificazione della sanzione amministrativa (“la gravità della condotta, la personalità dell'autore delle violazioni e gli altri elementi di valutazione di cui all'articolo 11 della legge
n.689/1981”). CP_ Nel merito. Parte ricorrente ha proposto opposizione avverso le suindicate Ordinanze Ingiunzioni dell' notificate in data 02.05.2023, con cui il predetto ente, ingiungeva il pagamento delle somme ivi determinate, quali sanzioni amministrative per le violazioni, accertate in riferimento all'annualità 2016, 2017 e 2018, di cui all'art. 2 c. 1 bis, della legge 11 novembre 1983, n. 638 e ss.mm. (omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali).
Parte ricorrente eccepiva, tra l'altro, l'illegittimità delle ordinanze ingiunzioni opposte per mancata e comunque tardività della notifica degli atti di accertamento ad esse sottesi e come indicato nelle stesse in violazione del termine di cui all'art. 14 della L 689/81, oltre alla conseguente prescrizione.
Con riferimento alle suindicate ordinanze ingiunzioni l'eccezione di omessa notifica dell'atto di accertamento, CP_ alla luce della documentazione versata in atti dall' , risulta parzialmente fondata.
4 CP_ In merito, va rilevato come l non ha dato nessuna prova che gli atti di accertamento prot. n. CP_
.2100.22/05/2019.0242382 del 07/06/2019 (anno 2016) e prot. n. .2100.22/05/2019.0242362 CP_1 del 07/06/2019 (anno 2017), siano stati effettivamente notificati – rispettivamente - con le raccomandate a/r n. 78603247632-4 e n. 78603247631-3, poiché non ha prodotto nessun avviso di ricevimento delle stesse.
Conseguentemente, rilevata l'omessa notificazione degli atti di accertamento prot. n. CP_
.2100.22/05/2019.0242382 del 07/06/2019 (anno 2016) e prot. n. .2100.22/05/2019.0242362 CP_1 del 07/06/2019 (anno 2017), alla ricorrente, l'obbligazione di pagare la somma richiesta con le Ordinanze
Ingiunzioni n. OI-001721149 e n. OI-001721141 deve ritenersi estinta per la violazione dell'art. 14 L. 689/1981.
Viceversa, relativamente all'Ordinanza Ingiunzione n. OI-002028623, va rilevata la regolarità della CP_ notificazione dell'atto di accertamento prot. n. .2100.25/11/2019.0593249 del 29/12/2019 (anno
2018). CP_ In merito, va rilevato come l ha prodotto copia rispettivamente dell'avviso di ricevimento della raccomandata a/r n. 78603692397-4, cui è seguita la spedizione della raccomandata informativa a/r con avviso di ricevimento n. 66603692397-7 (C.A.D.), come da avviso versato in atti, e non ritirata presso l'ufficio postale.
Sulla questione delle modalità di notificazione per posta ai sensi della L 890/1982, inoltre, è intervenuta la
Suprema Corte di Cassazione, con una pronuncia a Sezioni Unite (Sentenza n. 10012 del 15.04.2021; conf. da Cass. Ordinanza n. 2401/23), a dirimere il contrasto interno di giurisprudenza, la quale nel corpo della sentenza ha precisato “… si differenzia nettamente da quella dell'art. 139, quarto comma, cod. proc. civ. ovvero dell'art. 7, u.c., legge 890/1982, disciplinanti i casi di consegna dell'atto notificando a persona diversa dal destinatario e che in tal caso prevedono che venga spedita a quest'ultimo una raccomandata "semplice" che gli dia notizia dell'avvenuta notificazione dell'atto medesimo. Tale, significativa, differenziazione normativa ha un senso evidente, posto che nei casi di consegna a "persona diversa" vi può essere una ragionevole aspettativa che l'atto notificato venga effettivamente conosciuto dal destinatario, trattandosi di persone
(famigliari, addetti alla casa, personale di servizio, portiere, dipendente, addetto alla ricezione) che hanno con lo stesso un rapporto che il legislatore riconosce come astrattamente idoneo a questo fine ed è per questo che ha prescelto una forma di comunicazione dell'avvenuta consegna garantita, ma semplificata. Diversamente nel caso dell'art. 8, legge 890/1982 (e dell'art. 140, cod. proc. civ.), non si realizza alcuna consegna, ma solo il deposito dell'atto notificando presso l'ufficio postale (ovvero nella notifica codicistica presso la Casa comunale). Ed è per tale, essenziale ragione, che la legge, con maggiore rigore, prevede che di tale adempimento venga data comunicazione dall'agente notificatore al destinatario, del tutto ignaro della notifica, secondo due distinte e concorrenti modalità: l'affissione dell'avviso di deposito nel luogo della notifica
(immissione in cassetta postale) ed appunto la spedizione di lettera raccomandata con avviso di ricevimento.
…”.
5 Inoltre, quanto attestato nella predetta relata dal notificatore fa fede fino a querela di falso (Cfr.: Cass.
31.05.2017 n. 13739; Cass. n. 4193/2010).
Conseguentemente, deve ritenersi, con riferimento alle modalità di notifica utilizzate per l'atto di accertamento, regolarmente eseguita, che la predetta ordinanza ingiunzione, sotto tale profilo, deve ritenersi legittima e va esaminata l'ulteriore eccezione di tardività della sua notificazione.
Con riferimento, invece, all'eccezione di tardività della sua notifica in violazione del termine di cui all'art. 14 della L 689/81, può richiamarsi quanto già ritenuto in precedenti pronunce di questo stesso Ufficio, alle cui condivisibili motivazioni, per la notevole analogia delle questioni proposte e della situazione processuale, può farsi riferimento ex art. 118 Disp. Att. c.p.c., recependole anche nella loro chiarezza espositiva come in seguito riportato in modo quasi testuale (cfr.: da ultimo, sentenza n. 811/2023 emessa in data 03.03.2023 nel proc. n.
12152/2022 R.G.; id. n. 888/2023 emessa il giorno 08.03.2023 nel proc. n. 7178/2022R.G.).
Come evidenziato nei richiamati precedenti << … va preliminarmente rilevato che gli atti impugnati risultano emessi ai sensi dell'art. 2, co. 1 bis, D.L. 12.9.1983 n. 463 (conv., con modifiche, in legge 11 novembre 1983
n. 638), con il quale è stato previsto che L'omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1 [i.e.: ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, ivi comprese le trattenute effettuate ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 della legge 30 aprile 1969, n. 153], per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro
1.032. Se l'importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Il datore di lavoro non è punibile, ne' assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione.
Tale comma risulta così formulato a seguito dell'ultimo intervento di modifica avvenuto in forza dell'articolo 3, comma 6, del D. Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8, nell'ambito dell'intervento di depenalizzazione operato a norma dell'articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67.
L'art. 6 del D.lgs. n. 8 cit. prevede che “Nel procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689”.
La materia è dunque regolata dalle disposizioni che vanno dall'art. 1 all'art. 31 della l. 689/1981, “in quanto applicabili”. CP_ L'applicabilità dell'art. 14 l. 689/1981 è inoltre riconosciuta anche dalla Circolare numero 32 del
25.02.2022, secondo cui “In particolare, il provvedimento di archiviazione può essere adottato in presenza delle seguenti circostanze: omissis
6 - omissione della contestazione o della notificazione delle violazioni a uno o più soggetti responsabili entro i termini indicati dall'articolo 14 della legge n. 689/1981;
- decorso del termine di prescrizione di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione (cfr.
l'articolo 28 della legge n. 689/1981)”.
Ciò posto, va innanzitutto evidenziato che il ricorso appare tempestivo, in quanto proposto entro i termini previsti dall'art. 6 del d.lgs. 150/2011, a cui rimanda l'art. 22 l. 689/1981, [tenuto conto dell'applicazione del disposto dell'art. 155 c.p.c.]
Nel merito, il ricorso appare fondato per l'assorbente motivo attinente alla denunziata decadenza dell'ente previdenziale di irrogare la sanzione.
L'art. 14 l. 689/1981 prevede che: “La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa.
Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della
Repubblica entro il termine di novanta giorni e a quelli residenti all'estero entro il termine di trecentosessanta giorni dall'accertamento.
Quando gli atti relativi alla violazione sono trasmessi all'autorità competente con provvedimento dell'autorità giudiziaria, i termini di cui al comma precedente decorrono dalla data della ricezione.
Per la forma della contestazione immediata o della notificazione si applicano le disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso la notificazione può essere effettuata, con le modalità previste dal codice di procedura civile, anche da un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, si osservano le modalità previste dall' articolo 137, terzo comma, del medesimo codice.
Per i residenti all'estero, qualora la residenza, la dimora o il domicilio non siano noti, la notifica non è obbligatoria e resta salva la facoltà del pagamento in misura ridotta sino alla scadenza del termine previsto nel secondo comma dell'articolo 22 per il giudizio di opposizione.
L'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel termine prescritto”.
Per l'applicazione di tale disposizione, occorre poi ricordare che, in forza dell'articolo 103, comma 6-bis, del
D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 aprile 2020, n. 27, il termine previsto dall'art. 14 l. 689/1981 è rimasto sospeso dal 23 febbraio 2020 al 31 maggio 2020 (98 giorni).
Per quanto concerne l'individuazione del dies a quo del termine di decadenza, va ricordato come, secondo la giurisprudenza di legittimità, compete al giudice di merito, in caso di contrasto sul punto, determinare il tempo ragionevolmente necessario alla Amministrazione per giungere a una completa conoscenza dell'illecito
7 (Cassazione civile sez. un., 31/10/2019, n. 28210) …” (cfr.: sentenza n. 811/2023 del Tribunale di Catania, sezione lavoro, cit.).”>>
Nel caso di specie, il termine può essere individuato all'epoca della di scadenza dei contributi omessi, violazione facilmente rilevabile dall'istituto, che non implica particolari aggravi istruttori, né sul punto sono stati introdotti argomenti tesi a fornire elementi di segno contrario.
Dagli atti non sono emersi altresì elementi che consentano di ritenere complessa o particolarmente laboriosa l'attività di verifica dell'omissione, trattandosi di omissioni contributive alla scadenza, automaticamente rilevabili dall'Istituto.
Ciò posto, nella specie, a fronte di contributi che scadevano nell'anno 2018, deve rilevarsi che la contestazione della violazione è stata notificata in data 19.12.2019 – data dell'avviso lasciato dall'agente notificatore - (cfr. avvisi di ricevimento racc. a/r in atti), con evidente violazione del prescritto termine di 90 giorni.
In ogni modo, anche laddove si volesse ritenere di accordare un ulteriore termine di 30, 60 o 90, giorni all'Istituto, per procedere alle attività propedeutiche alla rilevazione dell'omissione contributiva, e dunque si ritenesse di differire il termine di decorrenza della decadenza in tale misura, il risultato non muterebbe, poiché la contestazione delle rilevate omissioni risulterebbe comunque perfezionata tardivamente.
Deve dunque trovare applicazione l'ultimo comma della diposizione di cui all'art. 14, L 689/1981, secondo cui
“L'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si estingue per la persona nei cui confronti è stata omessa la notificazione nel termine prescritto”.
Alla stregua di quanto precede, ritiene questo giudicante che, assorbita ogni ulteriore questione – che comunque erano anch'esse infondate (prescrizione e sproporzione), il ricorso sia fondato e vada conseguentemente accolto.
3. Spese.
Quanto alle spese di lite, le stesse, stante la parziale infondatezza dei motivi di opposizione, possono trovare parziale compensazione e la restante parte trova liquidazione come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Giudice Monocratico, ritenuta la propria competenza e definitivamente pronunciando sul ricorso depositato in data 20.05.2023 da nei confronti dell Parte_1 Controparte_1 in persona del legale rappresentante p.t. disattesa ogni contraria domanda ed eccezione, così provvede:
1) Annulla le Ordinanze Ingiunzioni n. OI-001721149 e n. OI-001721141, per l'omessa notifica degli atti di accertamento ai sensi dell'art. 14, L 689/1981.
2) Annulla l'Ordinanza Ingiunzione n. OI-002028623, per la tardiva notifica dell'atto di accertamento ai sensi dell'art. 14, L 689/1981.
8 CP_ 3) Compensa le spese in ragione della metà e condanna l alla refusione nei confronti di parte ricorrente della restante metà, che, al netto della già operata compensazione, liquida in complessivi €
1.304,00, oltre rimborso spese generali del 15%, I.V.A. e C.P.A. nelle misure di legge e se dovute, che distrae in favore dei procuratori costituiti antistatari, avv. Lara Burtone.
Così deciso in Catania, 14.04.2025
Il Giudice Onorario
Dott.ssa Lidia Zingales
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