Cass. pen., sez. III, sentenza 30/11/2016, n. 14812
CASS
Sentenza 30 novembre 2016

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Ai fini dell'integrazione dei reati di cui agli artt. 473 e 474 cod. pen., posti a tutela del bene giuridico della fede pubblica, è necessaria la materiale contraffazione o alterazione dell'altrui marchio o segno distintivo che siano tali da ingenerare confusione nei consumatori e da nuocere al generale affidamento, a differenza del reato previsto dall'art. 517 ter cod. pen., che tutela esclusivamente il patrimonio del titolare della proprietà industriale, il quale ricorre sia nell'ipotesi di prodotti realizzati ad imitazione di quelli con marchio altrui, sia nell'ipotesi di fabbricazione, utilizzazione e vendita di prodotti "originali" da parte di chi non ne è titolare. (In applicazione di questo criterio discretivo la S.C. ha ritenuto immune da vizi la sentenza impugnata che aveva escluso il reato di cui all'art. 474 cod. pen. non sussistendo la contraffazione del marchio, riconoscendo però l'integrazione del reato previsto dall'art. 517 ter cod. pen. per l'indebito sfruttamento di un segno distintivo altrui mediante la riproduzione, in modo parassitario, dei connotati essenziali).

La parte civile non ha interesse ad impugnare ai fini civili la sentenza di condanna che dia al fatto una diversa qualificazione giuridica, salvo che ciò consegua ad una diversa ricostruzione del fatto storico. (Nella specie la S.C. ha dichiarato inammissibile l'impugnazione della parte civile avverso una sentenza di condanna in appello per il delitto di cui all'art. 517 ter cod. pen., anziché per l'originaria imputazione di cui all'art. 474 cod. pen., rilevando che il fatto storico attribuito all'imputato era rimasto uguale in entrambi i gradi di giudizio).

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. III, sentenza 30/11/2016, n. 14812
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 14812
Data del deposito : 30 novembre 2016

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