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Sentenza 3 aprile 2025
Sentenza 3 aprile 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Como, sentenza 03/04/2025, n. 140 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Como |
| Numero : | 140 |
| Data del deposito : | 3 aprile 2025 |
Testo completo
n. 1259/2023 R.G.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI COMO
SEZIONE II
Il Tribunale, in persona del giudice del lavoro dr. Giovanni Luca Ortore, ha pronunciato la seguente contestuale
SENTENZA nella causa di lavoro iscritta al n. 1259/2023 r.g. promossa da:
(C.F. ), con il patrocinio dell'avv. FELICE Parte_1 C.F._1
FERRUCCIO
RICORRENTE contro
(C.F. ), con il Controparte_1 P.IVA_1 patrocinio dell'avv. NOVI LAURA RESISTENTE
CONCLUSIONI come in atti.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato il 19/12/2023 l'avv. , dal 1961 iscritto alla Parte_1 [...]
e titolare di pensione di vecchiaia con decorrenza 1/5/2000, Controparte_1
mantenendo però l'iscrizione alla e maturando gli Controparte_1
ulteriori trattamenti previdenziali, conveniva in giudizio la per ottenere, in base all'art. 2 CP_1
co 1 e 2 l. 576/1980, la rivalutazione del reddito pensionabile con decorrenza dal 1/1/1980 e a cascata, per gli anni successivi, fino alla delibera di ammissione alla pensione di vecchiaia, con la condanna della a riliquidare il trattamento pensionistico di vecchiaia con decorrenza dal giugno CP_1
2011 oltre gli interessi legali.
Si costituiva la che contestava il fondamento della Controparte_1
domanda di riliquidazione del trattamento pensionistico e, in subordine, eccepiva la prescrizione del relativo diritto;
chiedeva in via riconvenzionale, di dichiarare che la liquidazione del trattamento pagina 1 di 8 pensionistico doveva essere conteggiata solo sui redditi per i quali era stata effettivamente versata la contribuzione, con declaratoria di inefficacia, ai fini pensionistici, della annualità non coperta dalla dovuta contribuzione, ormai prescritta, con conseguente ricalcolo della pensione e la condanna alla restituzione dell'indebito percepito in forza del ricalcolo, in subordine, di dichiarare che per gli anni dal
1982 fino all'ammissione a trattamento pensionistico, per i quali fosse stata dichiarata l'intervenuta prescrizione, la liquidazione dello stesso fosse conteggiata solo sui redditi per i quali era stata effettivamente versata la contribuzione, con la compensazione di quanto riconosciuto al ricorrente con quanto dallo stesso dovuto per gli arretrati contributivi, con la quantificazione della differenza.
All'odierna udienza la causa veniva discussa e decisa con lettura del dispositivo in atti.
Il ricorrente ha convenuto in giudizio la per l'accertamento del diritto alla rivalutazione CP_1
del massimale pensionabile, in ragione dei coefficienti rilevati dall'Istat nel periodo 1979/1980 (pari al
21,1%) e per gli anni successivi (il 18,70% per il 1980/81, il 16,30 % per il 1981/82, il 15,00% per il
1982/83, e così a seguire) il tutto fino al momento della liquidazione della pensione di vecchiaia, con la condanna della convenuta a pagare le differenze sul trattamento pensionistico, con decorrenza CP_1
dal giugno 2011.
La invece, ha affermato di aver correttamente operato la prima rivalutazione dei redditi CP_1
applicando la variazione Istat relativa al periodo 1980/1981, in base all'art. 15 l. 576/1980, che prevede che la prima applicazione dell'art. 16 faccia riferimento all'indice medio annuo dell'anno di entrata in vigore della legge, cioè il 1980, variazione rilevata per la prima volta solo nel corso dell'anno 1982, con decorrenza dal 1/1/1983.
La l. 576/1980, che ha introdotto la rivalutazione del reddito pensionabile e delle pensioni, all'art 2 stabilisce il criterio di calcolo della pensione di vecchiaia e al co 2 stabilisce che “i redditi annuali dichiarati, escluso l'ultimo, sono rivalutati a norma dell'articolo 15 della presente legge”.
Il successivo art 3 che regola la pensione di anzianità, al co 3 prevede che la pensione sia “determinata con applicazione dei commi dal primo al quinto dell'articolo 2” e quindi, con rivalutazione del reddito annuale, escluso l'ultimo.
L'art 15. Rivalutazione dei redditi, prevede che “Le entità dei redditi da assumere per il calcolo delle medie di riferimento delle pensioni di cui agli artt. da 2 a 7, nonché per la determinazione della pensione minima di cui all'art. 2, quarto comma, e l'entità del reddito di cui all'art. 4, secondo comma, sono rivalutate secondo l'andamento dell'indice ISTAT di cui all'art. 16.
A tal fine il consiglio di amministrazione della redige ed aggiorna entro il 31 maggio di ciascun CP_1
anno, sulla base dei dati pubblicati dall'ISTAT, apposita tabella dei coefficienti di rivalutazione relativi ad ogni anno, e la comunica al Ministro di grazia e giustizia ed al Ministro del lavoro e della previdenza sociale per la relativa approvazione. . . . pagina 2 di 8 Ai fini della rivalutazione si considera il 75 per cento [il 100% dal 1/1/1991] degli aumenti fra i coefficienti relativi all'anno di produzione dei redditi e quelli del penultimo anno anteriore alla maturazione del diritto alla pensione”
L'art 16. Rivalutazione delle pensioni e dei contributi stabilisce che “
1. Gli importi delle pensioni erogate dalla sono aumentati, in proporzione alle variazioni dell'indice annuo dei prezzi al CP_1
consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall'Istituto nazionale di statistica, con delibera del consiglio di amministrazione della comunicata al Ministero di grazia e giustizia ed CP_1
al Ministero del lavoro e della previdenza sociale per la relativa approvazione.
2. . . . ..
3. Gli aumenti hanno decorrenza dal 1° gennaio successivo alla data della delibera.
4. Nella stessa misura percentuale e con la stessa decorrenza sono adeguati il limite della media dei redditi nonché gli scaglioni di reddito di cui all'articolo 2, . . .”.
Da tali norme si desume che i redditi annuali (in base ai quali viene calcolata la pensione, considerando la media dei più elevati dieci dichiarati dall'iscritto) e le pensioni debbano essere rivalutati secondo il medesimo criterio dell'indice Istat di cui all'art. 16.
Il regime transitorio della l. 576/1980 è fissato dall'art. 26. Decorrenza del nuovo regime pensionistico e norme transitorie, secondo cui “Sono regolate dalla presente legge le pensioni di vecchiaia e di anzianità che maturano dall'1 gennaio del secondo anno successivo alla sua entrata in vigore. Le pensioni di vecchiaia maturate entro la data di cui al precedente comma sono regolate dalla normativa previgente;
così anche le relative pensioni di reversibilità e quelle indirette se il pensionato, o rispettivamente l'iscritto, sia defunto prima della stessa data” e dall'art. 27. Decorrenza delle rivalutazioni, dove si prevede che “Le pensioni maturate anteriormente alla data di cui all'art. 26, primo comma, sono rivalutate, ai sensi dell'art. 16, con la stessa decorrenza e nella stessa misura determinata a norma della presente legge.
La prima tabella di cui all'art. 15, comma 2, è redatta entro quattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge. . . .
Le entità dei redditi di cui all'art. 2, comma 5, art. 4, comma 2 e art. 10, commi 1 e 2, sono riferite all'anno di entrata in vigore della presente legge.
Per la prima applicazione dell'art. 16, si fa riferimento all'indice medio annuo relativo all'anno di entrata in vigore della presente legge".
Poiché la l. 576/1980 è entrata in vigore il 12/10/1980, è logico ritenere che debba tenersi conto della variazione dell'indice Istat del 1980 rispetto al 1979, e non invece, come ritenuto dalla CP_1
della variazione dell'indice Istat del 1981 rispetto al 1980 (comunicato solo nel 1982 e quindi, applicabile solo dal 1/1/1983), in quanto rappresenta l'indice di aumento medio dei prezzi dell'anno pagina 3 di 8 successivo all'entrata in vigore della legge.
Né la tesi della può trovare conferma nel DM 30/9/1982, che ha stabilito la decorrenza CP_1
della rivalutazione delle pensioni e dei limiti di reddito di cui all'art 2 co 5 dal 1/1/1983 e, quale misura di attualizzazione, la percentuale del 18,7% con la conseguenza che la in attuazione del suddetto CP_1
decreto, ha applicato la prima rivalutazione a partire dal 1/1/1983 aumentando gli importi di cui sopra del 18,7%, in quanto il suddetto DM è stato poi abrogato dal D.P.R. 248/2010 e in ogni caso, il giudice ordinario non è vincolato da un atto amministrativo, quale il DM cit., in quanto può disapplicarlo ove lo ritenga non conforme alla legge, ai sensi della l. 2248/1865, artt. 4 e 5, all. E. (vd. Cass. 9698/2010).
Peraltro la previsione che la prima tabella di cui all'art. 15, comma 2 - cioè quella predisposta in base ai dati pubblicati dall'Istat - fosse redatta entro quattro mesi dall'entrata in vigore della legge, non poteva significare altro che doveva considerare la variazione dell'indice dei prezzi del 1980 rispetto al 1979 e non del 1981 sul 1980, non ancora disponibile.
Cass. SU 7281/2004 - pur affrontando il diverso problema della decorrenza della prima rivalutazione della pensione e non anche dei redditi da porre a base della determinazione della stessa e della relativa decorrenza - ha affermato che “in tema di pensioni a carico della di previdenza assistenza a CP_1
favore degli avvocati e procuratori, il sistema di adeguamento introdotto dalla L. 576/80 art.16 - che prevede aumenti annuali da determinarsi con apposito decreto interministeriale ricognitivo della variazione dell'indice Istat… e da corrispondersi con decorrenza dal 1 gennaio dell'anno successivo alla data del decreto stesso - comporta che i titolari del diritto a pensione maturato nell'anno di emissione del decreto interministeriale possono fruire dell'adeguamento ivi determinato pur essendo,
l'epoca di riferimento considerata dal decreto medesimo per la ricognizione della suddetta variazione, anteriore al momento di maturazione del diritto”.
In seguito Cass. 16585/2023 ha nuovamente chiarito che tale conclusione aveva consentito di colmare il vuoto contenuto nel sistema - che ai fini della rivalutazione dei vari redditi da attualizzare, non faceva alcun riferimento all'anno precedente alla maturazione del diritto a pensione - “disponendo che, poiché nell'attualizzare il reddito da porre a base della pensione non si tiene conto della rivalutazione intervenuta l'anno precedente il sorgere del diritto a pensione, di siffatta esigenza di attualizzazione si terrà conto provvedendo a rivalutare la pensione fin dall'1 gennaio dell'anno successivo al sorgere del diritto;
quindi la Corte ha introdotto siffatto correttivo per via interpretativa, onde far sì che il vuoto normativo non ridondasse ingiustamente a carico del professionista, pensionatosi nel 1980; nel caso in esame, è, pertanto, pienamente legittima la conclusione cui è giunto il giudice dell'appello, nel disporre che la rivalutazione della pensione maturata nel 1980 debba fondarsi sugli indici di rivalutazione del 1979, e non sui più bassi indici che la avrebbe preteso di applicare CP_1
pagina 4 di 8 alla fattispecie”.
Tale orientamento è stato da ultimo confermato anche da Cass. 27609/2024
Infatti, come sopra indicato, l'art. 15 stabilisce che l'anno precedente alla maturazione del diritto alla pensione non viene preso in considerazione ai fini della rivalutazione dei vari redditi da attualizzare, in quanto fa riferimento agli aumenti fra coefficienti relativi all'anno di produzione dei redditi e quelli del penultimo anno anteriore alla maturazione del diritto alla pensione.
Sulla decorrenza della rivalutazione del reddito per il calcolo della pensione, la giurisprudenza della
Corte di appello di Milano (sent. n.311/2024, 641/2023, 15/2022, 128, 931 e 15/2022, 394/2021,
601/2020, 367 e 2008/2012) è ormai consolidata nell'affermare che una differenziazione nel criterio di adeguamento, cioè la mancata applicazione del principio di cui all'art. 27 ult. co. per la rivalutazione dei redditi da porre alla base del computo della pensione, apparirebbe incongrua e contrasterebbe con la lettera e lo spirito della legge, che ha espressamente stabilito all'art. 16 – richiamato dall'art. 27 quanto alle modalità di applicazione dei coefficienti – un medesimo criterio di adeguamento.
Di conseguenza, l'ultimo comma dell'art. 27 dove si stabilisce che “per la prima applicazione dell'art.
16 si fa riferimento all'indice medio annuo relativo all'anno di entrata in vigore della presente legge”, contrariamente a quanto ritenuto dalla introduce un criterio generale e comporta che l'indice CP_1
Istat da prendere come riferimento per il primo anno non possa essere quello risultante dalla svalutazione intercorsa tra il 1980 e il 1981 (pari appunto al 18,7%) ma debba essere invece, quello del
21,1% relativo alla variazione tra il 1979 e il 1980, con l'ulteriore conseguenza che anche per le pensioni maturate dopo il 1982, la variazione di aumento delle stesse debba tenere conto dell'indice medio annuo relativo al 1980, al pari dell'aumento del reddito utile per il calcolo della pensione.
La sostiene inoltre che, nel caso di errata applicazione della rivalutazione ai redditi CP_1
pensionabili, ne deriverebbe il pagamento di contributi inferiori a quelli dovuti, con la conseguenza che dovrebbero essere dichiarati inefficaci, ai sensi del Regolamento deliberato 2005 e approvato nel 2006
(che ha disciplinato l'ipotesi di parziale omissione dei contributi, per i quali sia intervenuta la prescrizione), gli anni per i quali vi è stata sia una parziale omissione contributiva sia l'intervenuta prescrizione della connessa contribuzione.
Tale argomentazione non è stata condivisa dalla giurisprudenza della Corte di appello cit., che ha sottolineato in primo luogo, che l'omissione contributiva è stata determinata dall'errata interpretazione della sulla decorrenza del termine per la rivalutazione dei redditi pensionabili, errore che CP_1
non può essere oggi fatto ricadere sul ricorrente, arrivando a dichiarare l'inefficacia dei relativi anni, non potendo la richiedere il pagamento di maggiori contributi, stante l'intervenuta prescrizione. CP_1
Inoltre, ha richiamato il principio affermato da Cass. 5672/2012 e 26962/2013, secondo cui “in relazione al sistema che regola la anche gli anni non coperti da Controparte_1
pagina 5 di 8 integrale contribuzione, concorrono a formare l'anzianità contributiva e vanno inseriti nel calcolo della pensione, prendendo come base il reddito sul quale è stato effettivamente pagato il contributo in quanto nessuna norma prevede che venga "annullata" l'annualità in cui il versamento sia stato inferiore al dovuto”.
La Corte di appello, pur riconoscendo che con Regolamento del 2005 approvato nel 2006 e poi modificato nel 2011, sia stato previsto all'art. 1, che gli anni di iscrizione alla per i quali risulti CP_1 accertata un'omissione anche parziale nel pagamento di contributi, che non possono essere più richiesti né versati per intervenuta prescrizione, sono considerati inefficaci sia ai fini del riconoscimento del diritto alla pensione sia ai fini del calcolo della stessa, ha tuttavia osservato come detto Regolamento, avendo una connotazione normativa, può trovare applicazione solo dal momento della sua entrata in vigore, non essendo previsto alcun effetto retroattivo.
In ogni caso ha ritenuto dirimente il fatto che la sanzione dell'inefficacia non possa che derivare da un accertato (e, prima ancora, denunciato) inadempimento dell'iscritto verso la non potendo CP_1
operare ex post, per cui nel caso in cui non si sia verificata ab origine (come nella vicenda di cui è causa) un'omissione totale o parziale, non può la pretendere che l'annualità (ai tempi ritenuta CP_1
adempiuta in modo regolare) venga annullata.
La Corte di appello ha quindi tratto la conclusione che se il ricorrente abbia corrisposto esattamente i contributi sul reddito dichiarato, la successiva rivalutazione di quel reddito secondo un indice diverso da quello applicato dalla non può per definizione, determinare alcuna omissione contributiva. CP_1
Al punto 4.4 della memoria di costituzione, la ha comunque chiesto di rideterminare i contributi CP_1 non prescritti relativi anche ad anni successivi all'erogazione della pensione, ove il ricorrente avesse continuato a versare la contribuzione dopo il pensionamento.
Come riconosciuto dalla l'errata decorrenza della rivalutazione del “tetto” di reddito per il CP_1
calcolo del contributo soggettivo, non rileva solo per il periodo coperto ormai da prescrizione.
Infatti, in materia previdenziale, anche per gli enti privati, il regime della prescrizione già maturata è sottratto, ai sensi dell'art. 3 co 9 l. 335/1995, alla disponibilità delle parti, per cui opera di diritto ed è rilevabile d'ufficio (Cass. 21830/2014, 6340/2005).
Pertanto, tenuto conto del termine di prescrizione decennale (art 19 l. 576/1980) può essere preso in considerazione solo il periodo successivo all'ottobre 2014 (in quanto l'interruzione della prescrizione è avvenuta con la costituzione in giudizio della , quando l'avv. era già in pensione da oltre CP_1 Pt_1
quattordici anni.
In origine, secondo l'art 10 co 3 l. 576/1980, il contributo soggettivo - calcolato in via ordinaria a percentuale in funzione del “tetto” di reddito (40 milioni di lire) rivalutato annualmente (co 1), se superiore al minimo rivalutato anch'esso, (co 2) - “è dovuto anche dai pensionati che restano iscritti pagina 6 di 8 all'albo dei procuratori o degli avvocati o all'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori;
ma l'obbligo del contributo minimo è escluso dall'anno solare successivo alla maturazione del diritto a pensione, e il contributo è dovuto in misura pari al 3 per cento del reddito dell'anno solare successivo al compimento dei cinque anni dalla maturazione del diritto a pensione”; il co 4 ribadiva che “Tuttavia essi, dopo il compimento dei cinque anni di cui all'ottavo comma dell'articolo 2, sono tenuti a corrispondere il contributo in misura pari al tre per cento del reddito, con esclusione del contributo soggettivo minimo previsto dal comma precedente”.
Da tali norme appare evidente che il contributo soggettivo per un avvocato in pensione, che esercitava ancora la professione forense, veniva calcolato a percentuale in funzione del “tetto” di reddito rivalutato secondo gli indici Istat, per i primi cinque anni e in seguito con percentuale fissa sul reddito
“dichiarato”, ottenuto nell'anno di riferimento, non suscettibile di rivalutazione.
Tale criterio, dopo una prima conferma con il regolamento 2001, è stato modificato dal regolamento
2009 che ha ripristinato, per tutti gli avvocati in pensione ma ancora iscritti all'albo, senza alcuna distinzione per quelli in pensione da più di cinque anni, il versamento del contributo soggettivo in base a una percentuale diversa, in relazione al “tetto” del reddito.
Tale criterio è stato poi confermato anche dai regolamenti successivi.
Tuttavia, la rivalutazione annuale prevista dall'art 16 l. 576/1980 per il “tetto” di reddito (40 milioni di lire), per il calcolo del contributo soggettivo, ha di fatto cessato di applicarsi con il regolamento del
2001 che ha stabilito in misura autonoma (al pari dei regolamenti successivi), il nuovo “tetto” in 141,2 milioni di lire, da rivalutare a partire dall'anno seguente, per cui da allora, è venuto meno l'effetto di trascinamento dell'errore commesso dalla sul decorso della rivalutazione del “tetto” in base CP_1
all'art 16 cit., per il calcolo del contributo soggettivo per tutti gli avvocati, pensionati o meno che fossero.
L'avv. , come già detto sarebbe tenuto al pagamento del contributo soggettivo, per il periodo Pt_1
non ancora prescritto e quindi da ottobre 2014, quando però il relativo “tetto” di reddito era stato fissato in € 94.000,00 da rivalutare negli anni successivi, con il regolamento 2012, e quindi, senza alcun riferimento a quello dell'art 10 l. 576/1980 rivalutato ai sensi del successivo art. 16, per cui è da escludere che la possa pretendere, per l'errata applicazione di quest'ultima norma, un contributo CP_1
soggettivo superiore a quello già versato dal ricorrente.
Di conseguenza, tutte le domande o eccezioni svolte in via riconvenzionale dalla devono essere CP_1
respinte.
In conclusione, dev'essere dichiarato il diritto del ricorrente alla riliquidazione del trattamento pensionistico di vecchiaia a partire dal 1980, sulla base della svalutazione secondo gli indici Istat del
21,10 % verificatasi per il periodo 1979/1980, del 18,70% per il periodo 1980/81, del 16,30% per il pagina 7 di 8 periodo 1981/1982, del 15% per il periodo 1982/1983 e quindi, secondo gli indici successivi, fino al momento della liquidazione della pensione di vecchiaia.
Per quanto concerne la domanda di condanna generica, il ricorrente ne ha indicato la decorrenza dal giugno 2011.
Si tratta però di un evidente errore di battitura, in quanto dalla documentazione prodotta, il termine di prescrizione ordinaria decennale risulta tempestivamente interrotto dalla raccomandata consegnata alla il 13/10/2004 (doc 5) e dalla successiva pec del 21/4/2023, per cui la decorrenza della condanna CP_1
deve coincidere con la data di liquidazione della pensione.
Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo in considerazione della natura seriale del contenzioso, seguono la soccombenza della . CP_1
PQM
1. dichiara il diritto del ricorrente alla riliquidazione del trattamento pensionistico di vecchiaia a partire dal 1980, sulla base della svalutazione secondo gli indici Istat del 21,10% verificatasi per il periodo 1979/1980, del 18,70% per il periodo 1980/81, del 16,30% per il periodo 1981/1982, del 15% per il periodo 1982/1983 e quindi, secondo gli indici successivi, con la condanna della al pagamento del maggiore trattamento Controparte_1
pensionistico di vecchiaia e della differenza tra quanto corrisposto e quanto dovuto, oltre interessi legali, dal maggio 2000;
2. respinge le domande riconvenzionali della;
Controparte_1
3. condanna la al pagamento delle spese di CP_1 Controparte_1
giudizio, liquidate in € 43,00 per spese ed € 8.000,00 per onorari, oltre il 15% per rimborso spese forfettarie, IVA e CPA.
Como, 3/4/2025
Il giudice
(Giovanni Luca Ortore)
pagina 8 di 8
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI COMO
SEZIONE II
Il Tribunale, in persona del giudice del lavoro dr. Giovanni Luca Ortore, ha pronunciato la seguente contestuale
SENTENZA nella causa di lavoro iscritta al n. 1259/2023 r.g. promossa da:
(C.F. ), con il patrocinio dell'avv. FELICE Parte_1 C.F._1
FERRUCCIO
RICORRENTE contro
(C.F. ), con il Controparte_1 P.IVA_1 patrocinio dell'avv. NOVI LAURA RESISTENTE
CONCLUSIONI come in atti.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato il 19/12/2023 l'avv. , dal 1961 iscritto alla Parte_1 [...]
e titolare di pensione di vecchiaia con decorrenza 1/5/2000, Controparte_1
mantenendo però l'iscrizione alla e maturando gli Controparte_1
ulteriori trattamenti previdenziali, conveniva in giudizio la per ottenere, in base all'art. 2 CP_1
co 1 e 2 l. 576/1980, la rivalutazione del reddito pensionabile con decorrenza dal 1/1/1980 e a cascata, per gli anni successivi, fino alla delibera di ammissione alla pensione di vecchiaia, con la condanna della a riliquidare il trattamento pensionistico di vecchiaia con decorrenza dal giugno CP_1
2011 oltre gli interessi legali.
Si costituiva la che contestava il fondamento della Controparte_1
domanda di riliquidazione del trattamento pensionistico e, in subordine, eccepiva la prescrizione del relativo diritto;
chiedeva in via riconvenzionale, di dichiarare che la liquidazione del trattamento pagina 1 di 8 pensionistico doveva essere conteggiata solo sui redditi per i quali era stata effettivamente versata la contribuzione, con declaratoria di inefficacia, ai fini pensionistici, della annualità non coperta dalla dovuta contribuzione, ormai prescritta, con conseguente ricalcolo della pensione e la condanna alla restituzione dell'indebito percepito in forza del ricalcolo, in subordine, di dichiarare che per gli anni dal
1982 fino all'ammissione a trattamento pensionistico, per i quali fosse stata dichiarata l'intervenuta prescrizione, la liquidazione dello stesso fosse conteggiata solo sui redditi per i quali era stata effettivamente versata la contribuzione, con la compensazione di quanto riconosciuto al ricorrente con quanto dallo stesso dovuto per gli arretrati contributivi, con la quantificazione della differenza.
All'odierna udienza la causa veniva discussa e decisa con lettura del dispositivo in atti.
Il ricorrente ha convenuto in giudizio la per l'accertamento del diritto alla rivalutazione CP_1
del massimale pensionabile, in ragione dei coefficienti rilevati dall'Istat nel periodo 1979/1980 (pari al
21,1%) e per gli anni successivi (il 18,70% per il 1980/81, il 16,30 % per il 1981/82, il 15,00% per il
1982/83, e così a seguire) il tutto fino al momento della liquidazione della pensione di vecchiaia, con la condanna della convenuta a pagare le differenze sul trattamento pensionistico, con decorrenza CP_1
dal giugno 2011.
La invece, ha affermato di aver correttamente operato la prima rivalutazione dei redditi CP_1
applicando la variazione Istat relativa al periodo 1980/1981, in base all'art. 15 l. 576/1980, che prevede che la prima applicazione dell'art. 16 faccia riferimento all'indice medio annuo dell'anno di entrata in vigore della legge, cioè il 1980, variazione rilevata per la prima volta solo nel corso dell'anno 1982, con decorrenza dal 1/1/1983.
La l. 576/1980, che ha introdotto la rivalutazione del reddito pensionabile e delle pensioni, all'art 2 stabilisce il criterio di calcolo della pensione di vecchiaia e al co 2 stabilisce che “i redditi annuali dichiarati, escluso l'ultimo, sono rivalutati a norma dell'articolo 15 della presente legge”.
Il successivo art 3 che regola la pensione di anzianità, al co 3 prevede che la pensione sia “determinata con applicazione dei commi dal primo al quinto dell'articolo 2” e quindi, con rivalutazione del reddito annuale, escluso l'ultimo.
L'art 15. Rivalutazione dei redditi, prevede che “Le entità dei redditi da assumere per il calcolo delle medie di riferimento delle pensioni di cui agli artt. da 2 a 7, nonché per la determinazione della pensione minima di cui all'art. 2, quarto comma, e l'entità del reddito di cui all'art. 4, secondo comma, sono rivalutate secondo l'andamento dell'indice ISTAT di cui all'art. 16.
A tal fine il consiglio di amministrazione della redige ed aggiorna entro il 31 maggio di ciascun CP_1
anno, sulla base dei dati pubblicati dall'ISTAT, apposita tabella dei coefficienti di rivalutazione relativi ad ogni anno, e la comunica al Ministro di grazia e giustizia ed al Ministro del lavoro e della previdenza sociale per la relativa approvazione. . . . pagina 2 di 8 Ai fini della rivalutazione si considera il 75 per cento [il 100% dal 1/1/1991] degli aumenti fra i coefficienti relativi all'anno di produzione dei redditi e quelli del penultimo anno anteriore alla maturazione del diritto alla pensione”
L'art 16. Rivalutazione delle pensioni e dei contributi stabilisce che “
1. Gli importi delle pensioni erogate dalla sono aumentati, in proporzione alle variazioni dell'indice annuo dei prezzi al CP_1
consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall'Istituto nazionale di statistica, con delibera del consiglio di amministrazione della comunicata al Ministero di grazia e giustizia ed CP_1
al Ministero del lavoro e della previdenza sociale per la relativa approvazione.
2. . . . ..
3. Gli aumenti hanno decorrenza dal 1° gennaio successivo alla data della delibera.
4. Nella stessa misura percentuale e con la stessa decorrenza sono adeguati il limite della media dei redditi nonché gli scaglioni di reddito di cui all'articolo 2, . . .”.
Da tali norme si desume che i redditi annuali (in base ai quali viene calcolata la pensione, considerando la media dei più elevati dieci dichiarati dall'iscritto) e le pensioni debbano essere rivalutati secondo il medesimo criterio dell'indice Istat di cui all'art. 16.
Il regime transitorio della l. 576/1980 è fissato dall'art. 26. Decorrenza del nuovo regime pensionistico e norme transitorie, secondo cui “Sono regolate dalla presente legge le pensioni di vecchiaia e di anzianità che maturano dall'1 gennaio del secondo anno successivo alla sua entrata in vigore. Le pensioni di vecchiaia maturate entro la data di cui al precedente comma sono regolate dalla normativa previgente;
così anche le relative pensioni di reversibilità e quelle indirette se il pensionato, o rispettivamente l'iscritto, sia defunto prima della stessa data” e dall'art. 27. Decorrenza delle rivalutazioni, dove si prevede che “Le pensioni maturate anteriormente alla data di cui all'art. 26, primo comma, sono rivalutate, ai sensi dell'art. 16, con la stessa decorrenza e nella stessa misura determinata a norma della presente legge.
La prima tabella di cui all'art. 15, comma 2, è redatta entro quattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge. . . .
Le entità dei redditi di cui all'art. 2, comma 5, art. 4, comma 2 e art. 10, commi 1 e 2, sono riferite all'anno di entrata in vigore della presente legge.
Per la prima applicazione dell'art. 16, si fa riferimento all'indice medio annuo relativo all'anno di entrata in vigore della presente legge".
Poiché la l. 576/1980 è entrata in vigore il 12/10/1980, è logico ritenere che debba tenersi conto della variazione dell'indice Istat del 1980 rispetto al 1979, e non invece, come ritenuto dalla CP_1
della variazione dell'indice Istat del 1981 rispetto al 1980 (comunicato solo nel 1982 e quindi, applicabile solo dal 1/1/1983), in quanto rappresenta l'indice di aumento medio dei prezzi dell'anno pagina 3 di 8 successivo all'entrata in vigore della legge.
Né la tesi della può trovare conferma nel DM 30/9/1982, che ha stabilito la decorrenza CP_1
della rivalutazione delle pensioni e dei limiti di reddito di cui all'art 2 co 5 dal 1/1/1983 e, quale misura di attualizzazione, la percentuale del 18,7% con la conseguenza che la in attuazione del suddetto CP_1
decreto, ha applicato la prima rivalutazione a partire dal 1/1/1983 aumentando gli importi di cui sopra del 18,7%, in quanto il suddetto DM è stato poi abrogato dal D.P.R. 248/2010 e in ogni caso, il giudice ordinario non è vincolato da un atto amministrativo, quale il DM cit., in quanto può disapplicarlo ove lo ritenga non conforme alla legge, ai sensi della l. 2248/1865, artt. 4 e 5, all. E. (vd. Cass. 9698/2010).
Peraltro la previsione che la prima tabella di cui all'art. 15, comma 2 - cioè quella predisposta in base ai dati pubblicati dall'Istat - fosse redatta entro quattro mesi dall'entrata in vigore della legge, non poteva significare altro che doveva considerare la variazione dell'indice dei prezzi del 1980 rispetto al 1979 e non del 1981 sul 1980, non ancora disponibile.
Cass. SU 7281/2004 - pur affrontando il diverso problema della decorrenza della prima rivalutazione della pensione e non anche dei redditi da porre a base della determinazione della stessa e della relativa decorrenza - ha affermato che “in tema di pensioni a carico della di previdenza assistenza a CP_1
favore degli avvocati e procuratori, il sistema di adeguamento introdotto dalla L. 576/80 art.16 - che prevede aumenti annuali da determinarsi con apposito decreto interministeriale ricognitivo della variazione dell'indice Istat… e da corrispondersi con decorrenza dal 1 gennaio dell'anno successivo alla data del decreto stesso - comporta che i titolari del diritto a pensione maturato nell'anno di emissione del decreto interministeriale possono fruire dell'adeguamento ivi determinato pur essendo,
l'epoca di riferimento considerata dal decreto medesimo per la ricognizione della suddetta variazione, anteriore al momento di maturazione del diritto”.
In seguito Cass. 16585/2023 ha nuovamente chiarito che tale conclusione aveva consentito di colmare il vuoto contenuto nel sistema - che ai fini della rivalutazione dei vari redditi da attualizzare, non faceva alcun riferimento all'anno precedente alla maturazione del diritto a pensione - “disponendo che, poiché nell'attualizzare il reddito da porre a base della pensione non si tiene conto della rivalutazione intervenuta l'anno precedente il sorgere del diritto a pensione, di siffatta esigenza di attualizzazione si terrà conto provvedendo a rivalutare la pensione fin dall'1 gennaio dell'anno successivo al sorgere del diritto;
quindi la Corte ha introdotto siffatto correttivo per via interpretativa, onde far sì che il vuoto normativo non ridondasse ingiustamente a carico del professionista, pensionatosi nel 1980; nel caso in esame, è, pertanto, pienamente legittima la conclusione cui è giunto il giudice dell'appello, nel disporre che la rivalutazione della pensione maturata nel 1980 debba fondarsi sugli indici di rivalutazione del 1979, e non sui più bassi indici che la avrebbe preteso di applicare CP_1
pagina 4 di 8 alla fattispecie”.
Tale orientamento è stato da ultimo confermato anche da Cass. 27609/2024
Infatti, come sopra indicato, l'art. 15 stabilisce che l'anno precedente alla maturazione del diritto alla pensione non viene preso in considerazione ai fini della rivalutazione dei vari redditi da attualizzare, in quanto fa riferimento agli aumenti fra coefficienti relativi all'anno di produzione dei redditi e quelli del penultimo anno anteriore alla maturazione del diritto alla pensione.
Sulla decorrenza della rivalutazione del reddito per il calcolo della pensione, la giurisprudenza della
Corte di appello di Milano (sent. n.311/2024, 641/2023, 15/2022, 128, 931 e 15/2022, 394/2021,
601/2020, 367 e 2008/2012) è ormai consolidata nell'affermare che una differenziazione nel criterio di adeguamento, cioè la mancata applicazione del principio di cui all'art. 27 ult. co. per la rivalutazione dei redditi da porre alla base del computo della pensione, apparirebbe incongrua e contrasterebbe con la lettera e lo spirito della legge, che ha espressamente stabilito all'art. 16 – richiamato dall'art. 27 quanto alle modalità di applicazione dei coefficienti – un medesimo criterio di adeguamento.
Di conseguenza, l'ultimo comma dell'art. 27 dove si stabilisce che “per la prima applicazione dell'art.
16 si fa riferimento all'indice medio annuo relativo all'anno di entrata in vigore della presente legge”, contrariamente a quanto ritenuto dalla introduce un criterio generale e comporta che l'indice CP_1
Istat da prendere come riferimento per il primo anno non possa essere quello risultante dalla svalutazione intercorsa tra il 1980 e il 1981 (pari appunto al 18,7%) ma debba essere invece, quello del
21,1% relativo alla variazione tra il 1979 e il 1980, con l'ulteriore conseguenza che anche per le pensioni maturate dopo il 1982, la variazione di aumento delle stesse debba tenere conto dell'indice medio annuo relativo al 1980, al pari dell'aumento del reddito utile per il calcolo della pensione.
La sostiene inoltre che, nel caso di errata applicazione della rivalutazione ai redditi CP_1
pensionabili, ne deriverebbe il pagamento di contributi inferiori a quelli dovuti, con la conseguenza che dovrebbero essere dichiarati inefficaci, ai sensi del Regolamento deliberato 2005 e approvato nel 2006
(che ha disciplinato l'ipotesi di parziale omissione dei contributi, per i quali sia intervenuta la prescrizione), gli anni per i quali vi è stata sia una parziale omissione contributiva sia l'intervenuta prescrizione della connessa contribuzione.
Tale argomentazione non è stata condivisa dalla giurisprudenza della Corte di appello cit., che ha sottolineato in primo luogo, che l'omissione contributiva è stata determinata dall'errata interpretazione della sulla decorrenza del termine per la rivalutazione dei redditi pensionabili, errore che CP_1
non può essere oggi fatto ricadere sul ricorrente, arrivando a dichiarare l'inefficacia dei relativi anni, non potendo la richiedere il pagamento di maggiori contributi, stante l'intervenuta prescrizione. CP_1
Inoltre, ha richiamato il principio affermato da Cass. 5672/2012 e 26962/2013, secondo cui “in relazione al sistema che regola la anche gli anni non coperti da Controparte_1
pagina 5 di 8 integrale contribuzione, concorrono a formare l'anzianità contributiva e vanno inseriti nel calcolo della pensione, prendendo come base il reddito sul quale è stato effettivamente pagato il contributo in quanto nessuna norma prevede che venga "annullata" l'annualità in cui il versamento sia stato inferiore al dovuto”.
La Corte di appello, pur riconoscendo che con Regolamento del 2005 approvato nel 2006 e poi modificato nel 2011, sia stato previsto all'art. 1, che gli anni di iscrizione alla per i quali risulti CP_1 accertata un'omissione anche parziale nel pagamento di contributi, che non possono essere più richiesti né versati per intervenuta prescrizione, sono considerati inefficaci sia ai fini del riconoscimento del diritto alla pensione sia ai fini del calcolo della stessa, ha tuttavia osservato come detto Regolamento, avendo una connotazione normativa, può trovare applicazione solo dal momento della sua entrata in vigore, non essendo previsto alcun effetto retroattivo.
In ogni caso ha ritenuto dirimente il fatto che la sanzione dell'inefficacia non possa che derivare da un accertato (e, prima ancora, denunciato) inadempimento dell'iscritto verso la non potendo CP_1
operare ex post, per cui nel caso in cui non si sia verificata ab origine (come nella vicenda di cui è causa) un'omissione totale o parziale, non può la pretendere che l'annualità (ai tempi ritenuta CP_1
adempiuta in modo regolare) venga annullata.
La Corte di appello ha quindi tratto la conclusione che se il ricorrente abbia corrisposto esattamente i contributi sul reddito dichiarato, la successiva rivalutazione di quel reddito secondo un indice diverso da quello applicato dalla non può per definizione, determinare alcuna omissione contributiva. CP_1
Al punto 4.4 della memoria di costituzione, la ha comunque chiesto di rideterminare i contributi CP_1 non prescritti relativi anche ad anni successivi all'erogazione della pensione, ove il ricorrente avesse continuato a versare la contribuzione dopo il pensionamento.
Come riconosciuto dalla l'errata decorrenza della rivalutazione del “tetto” di reddito per il CP_1
calcolo del contributo soggettivo, non rileva solo per il periodo coperto ormai da prescrizione.
Infatti, in materia previdenziale, anche per gli enti privati, il regime della prescrizione già maturata è sottratto, ai sensi dell'art. 3 co 9 l. 335/1995, alla disponibilità delle parti, per cui opera di diritto ed è rilevabile d'ufficio (Cass. 21830/2014, 6340/2005).
Pertanto, tenuto conto del termine di prescrizione decennale (art 19 l. 576/1980) può essere preso in considerazione solo il periodo successivo all'ottobre 2014 (in quanto l'interruzione della prescrizione è avvenuta con la costituzione in giudizio della , quando l'avv. era già in pensione da oltre CP_1 Pt_1
quattordici anni.
In origine, secondo l'art 10 co 3 l. 576/1980, il contributo soggettivo - calcolato in via ordinaria a percentuale in funzione del “tetto” di reddito (40 milioni di lire) rivalutato annualmente (co 1), se superiore al minimo rivalutato anch'esso, (co 2) - “è dovuto anche dai pensionati che restano iscritti pagina 6 di 8 all'albo dei procuratori o degli avvocati o all'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori;
ma l'obbligo del contributo minimo è escluso dall'anno solare successivo alla maturazione del diritto a pensione, e il contributo è dovuto in misura pari al 3 per cento del reddito dell'anno solare successivo al compimento dei cinque anni dalla maturazione del diritto a pensione”; il co 4 ribadiva che “Tuttavia essi, dopo il compimento dei cinque anni di cui all'ottavo comma dell'articolo 2, sono tenuti a corrispondere il contributo in misura pari al tre per cento del reddito, con esclusione del contributo soggettivo minimo previsto dal comma precedente”.
Da tali norme appare evidente che il contributo soggettivo per un avvocato in pensione, che esercitava ancora la professione forense, veniva calcolato a percentuale in funzione del “tetto” di reddito rivalutato secondo gli indici Istat, per i primi cinque anni e in seguito con percentuale fissa sul reddito
“dichiarato”, ottenuto nell'anno di riferimento, non suscettibile di rivalutazione.
Tale criterio, dopo una prima conferma con il regolamento 2001, è stato modificato dal regolamento
2009 che ha ripristinato, per tutti gli avvocati in pensione ma ancora iscritti all'albo, senza alcuna distinzione per quelli in pensione da più di cinque anni, il versamento del contributo soggettivo in base a una percentuale diversa, in relazione al “tetto” del reddito.
Tale criterio è stato poi confermato anche dai regolamenti successivi.
Tuttavia, la rivalutazione annuale prevista dall'art 16 l. 576/1980 per il “tetto” di reddito (40 milioni di lire), per il calcolo del contributo soggettivo, ha di fatto cessato di applicarsi con il regolamento del
2001 che ha stabilito in misura autonoma (al pari dei regolamenti successivi), il nuovo “tetto” in 141,2 milioni di lire, da rivalutare a partire dall'anno seguente, per cui da allora, è venuto meno l'effetto di trascinamento dell'errore commesso dalla sul decorso della rivalutazione del “tetto” in base CP_1
all'art 16 cit., per il calcolo del contributo soggettivo per tutti gli avvocati, pensionati o meno che fossero.
L'avv. , come già detto sarebbe tenuto al pagamento del contributo soggettivo, per il periodo Pt_1
non ancora prescritto e quindi da ottobre 2014, quando però il relativo “tetto” di reddito era stato fissato in € 94.000,00 da rivalutare negli anni successivi, con il regolamento 2012, e quindi, senza alcun riferimento a quello dell'art 10 l. 576/1980 rivalutato ai sensi del successivo art. 16, per cui è da escludere che la possa pretendere, per l'errata applicazione di quest'ultima norma, un contributo CP_1
soggettivo superiore a quello già versato dal ricorrente.
Di conseguenza, tutte le domande o eccezioni svolte in via riconvenzionale dalla devono essere CP_1
respinte.
In conclusione, dev'essere dichiarato il diritto del ricorrente alla riliquidazione del trattamento pensionistico di vecchiaia a partire dal 1980, sulla base della svalutazione secondo gli indici Istat del
21,10 % verificatasi per il periodo 1979/1980, del 18,70% per il periodo 1980/81, del 16,30% per il pagina 7 di 8 periodo 1981/1982, del 15% per il periodo 1982/1983 e quindi, secondo gli indici successivi, fino al momento della liquidazione della pensione di vecchiaia.
Per quanto concerne la domanda di condanna generica, il ricorrente ne ha indicato la decorrenza dal giugno 2011.
Si tratta però di un evidente errore di battitura, in quanto dalla documentazione prodotta, il termine di prescrizione ordinaria decennale risulta tempestivamente interrotto dalla raccomandata consegnata alla il 13/10/2004 (doc 5) e dalla successiva pec del 21/4/2023, per cui la decorrenza della condanna CP_1
deve coincidere con la data di liquidazione della pensione.
Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo in considerazione della natura seriale del contenzioso, seguono la soccombenza della . CP_1
PQM
1. dichiara il diritto del ricorrente alla riliquidazione del trattamento pensionistico di vecchiaia a partire dal 1980, sulla base della svalutazione secondo gli indici Istat del 21,10% verificatasi per il periodo 1979/1980, del 18,70% per il periodo 1980/81, del 16,30% per il periodo 1981/1982, del 15% per il periodo 1982/1983 e quindi, secondo gli indici successivi, con la condanna della al pagamento del maggiore trattamento Controparte_1
pensionistico di vecchiaia e della differenza tra quanto corrisposto e quanto dovuto, oltre interessi legali, dal maggio 2000;
2. respinge le domande riconvenzionali della;
Controparte_1
3. condanna la al pagamento delle spese di CP_1 Controparte_1
giudizio, liquidate in € 43,00 per spese ed € 8.000,00 per onorari, oltre il 15% per rimborso spese forfettarie, IVA e CPA.
Como, 3/4/2025
Il giudice
(Giovanni Luca Ortore)
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