Cass. civ., sez. III, sentenza 15/04/2019, n. 10424
CASS
Sentenza 15 aprile 2019

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Sintesi tramite sistema IA Doctrine

Il provvedimento analizzato è una sentenza della Corte Suprema di Cassazione, emessa dalla Terza Sezione Civile, con relatore il Consigliere Dott. Stefano Giaime Guizzi. Le parti ricorrenti, familiari di una paziente deceduta, hanno chiesto il risarcimento dei danni per responsabilità sanitaria, sostenendo che un errore diagnostico da parte dell'ASL avesse impedito una diagnosi tempestiva di una patologia oncologica, privando la paziente della possibilità di una cura efficace e di una migliore qualità della vita. La Corte d'Appello di Lecce aveva rigettato la domanda, ritenendo che la diagnosi tempestiva non avrebbe cambiato l'esito della malattia.

La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, evidenziando che la sentenza impugnata non aveva considerato adeguatamente il danno alla qualità della vita della paziente, derivante dal ritardo diagnostico. Il giudice ha sottolineato che la lesione del diritto all'autodeterminazione e alla scelta consapevole del percorso di vita, anche in una situazione di malattia terminale, è un danno risarcibile. La Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione, in particolare riguardo al danno "iure hereditatis" e alla qualità della vita della paziente.

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Massime1

In caso di colpevole ritardo nella diagnosi di patologie ad esito infausto, l'area dei danni risarcibili non si esaurisce nel pregiudizio recato alla integrità fisica del paziente, né nella perdita di "chance" di guarigione, ma include la perdita di un "ventaglio" di opzioni con le quali scegliere come affrontare l'ultimo tratto del proprio percorso di vita, che determina la lesione di un bene reale, certo - sul piano sostanziale - ed effettivo, apprezzabile con immediatezza, qual è il diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali; in tale prospettiva, il diritto di autodeterminarsi riceve positivo riconoscimento e protezione non solo mediante il ricorso a trattamenti lenitivi degli effetti di patologie non più reversibili, ovvero, all'opposto, mediante la predeterminazione di un percorso che porti a contenerne la durata, ma anche attraverso la mera accettazione della propria condizione. (Nel ribadire il principio, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione di merito la quale aveva rigettato la domanda risarcitoria, fatta valere "iure hereditatis", esclusivamente sulla base dell'assenza di prova che la ritardata diagnosi del carcinoma avesse compromesso "chances" di guarigione della paziente o, quantomeno, di maggiore e migliore sopravvivenza, ignorando che l'accertato negligente ritardo diagnostico aveva determinato la lesione del diritto della stessa di autodeterminarsi).

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. civ., sez. III, sentenza 15/04/2019, n. 10424
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 10424
Data del deposito : 15 aprile 2019

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