Sentenza 22 ottobre 2014
Massime • 1
L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito, benché non abbia la custodia dei fondi privati che la fiancheggiano e, quindi, non sia tenuto alla loro manutenzione, ha l'obbligo di vigilare affinché dagli stessi non sorgano situazioni di pericolo per gli utenti della strada, nonché - ove, invece, esse si verifichino - quello di attivarsi per rimuoverle o farle rimuovere, sicché è in colpa, ai sensi del combinato disposto degli articoli 1176, secondo comma, cod. civ. e 2043 cod. civ., qualora, pur potendosi avvedere con l'ordinaria diligenza della situazione di pericolo, non l'abbia innanzitutto segnalata ai proprietari del fondo, né abbia adottato altri provvedimenti cautelativi, ivi compresa la chiusura della strada alla circolazione.
Commentari • 13
- 1. Cassazione: albero cade su un auto? La colpa è anche dell'Ente proprietario (fonte: news.avvocatoandreani.it, AvvocatoAndreani.it Risorse LegaliAvvocatoandreani.It · https://www.avvocatoandreani.it/
- 2. Circolazione Stradale [Pag. 7]Anna Andreani · https://www.avvocatoandreani.it/
- 3. Responsabilità [Pag. 7]Anna Andreani · https://www.avvocatoandreani.it/
- 4. Notizie GiuridicheAvvocatoandreani.It · https://www.avvocatoandreani.it/
- 5. Informazione GiuridicaAnna Andreani · https://www.avvocatoandreani.it/
Di Francesco Posati. Questa nuova puntata prende spunto dalla minipillola che Marco Pennacchini ha dedicato nella puntata #38 sul Cryptolocker e parla del #cybercrimine, ormai il "business del secolo”. Il 2017 è appena iniziato e la cybercecurity si conferma al centrale del nostro quotidiano digitale. Ti sei chiesto come è iniziata la vicenda dei fratelli degli hacker romani “Occhionero" che hanno ... Leggi tutto… Di Francesco Posati. Ascolta la prima puntata dell'anno 2017 del Podcast PCT. Insieme facciamo il punto sullo stato al 2016 dell'arte della digitalizzazione in europa e dei processi telematici in Italia e le prospettive future del nuovo anno 2017. A livello europeo il 2016 è …
Leggi di più…
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. III, sentenza 22/10/2014, n. 22330 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 22330 |
| Data del deposito : | 22 ottobre 2014 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. AMATUCCI Alfonso - Presidente -
Dott. VIVALDI Roberta - Consigliere -
Dott. SESTINI Danilo - Consigliere -
Dott. CIRILLO Francesco Maria - Consigliere -
Dott. ROSSETTI CO - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso 27900/2008 proposto da:
ISTITUTO DIOCESANO PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO DELLA DIOCESI DI MASSA CARRARA PONTREMOLI 92004930456, in persona del proprio rappresentante legale pro tempore - Pres. Mons. MENCONI MARIO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA POLIBIO 15, presso lo studio dell'avvocato LEPORE MARIO, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato SILVIO MANFREDI giusta procura a margine del ricorso;
- ricorrente -
contro
MO LI, considerata domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato VALLINI BARBARA unitamente all'avvocato MARIA LETIZIA CAPECE giusta procura in calce al controricorso;
ANAS SPA 80208450587, in persona del Direttore Centrale Legale e Contenzioso Avv. PICARDI GIAN CLAUDIO, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VITTORIO VENETO 7, presso lo studio dell'avvocato PAOLO TARTAGLIA, che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato VITTORIO VOLPI giusta procura speciale notarile del Dott. Notaio LEONARDO MILONE in ROMA del 4/12/2008 rep. n. 62056;
- controricorrenti -
avverso la sentenza n. 773/2008 della CORTE D'APPELLO di GENOVA, depositata il 25/06/2008 R.G.N. 1990/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 29/05/2014 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI;
udito l'Avvocato MARIO LEPORE;
udito l'Avvocato PAOLO TARTAGLIA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Nel 1999 la sig.a NI LI, dichiarando di agire quale rappresentante volontario del figlio ID RI, convenne dinanzi al Tribunale di Massa Carrara l'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Massa Carrara (d'ora innanzi, per brevità, "l'Istituto"), esponendo che:
- il 21.7.1998 ID RI percorreva in auto la strada statale "446";
- mentre costeggiava un fondo scosceso di proprietà dell'Istituto, un grosso albero (ontano) alto 20 metri, che sorgeva a 7 metri di distanza dal ciglio stradale, si abbattè sul veicolo condotto da ID RI, provocandogli gravissime lesioni personali. Concluse pertanto chiedendo la condanna dell'Istituto al risarcimento dei danni patiti da ID RI in conseguenza dei fatti appena descritti.
2. L'Istituto si costituì negando la propria responsabilità, ed allegando che dell'accaduto doveva rispondere l'ANAS, per avere tenuto due condotte colpose:
(a) avere tagliato gli alberi circostanti quello poi caduto, causandone così un sviluppo anomalo;
(b) avere lasciato in situ l'albero, anche dopo che il suo fusto era stato indebolito da un incendio.
Chiedeva pertanto il rigetto della domanda attorea, ed in subordine che responsabile del sinistro fosse ritenuto, in tutto od in parte, l'ANAS.
L'Istituto non provvedeva tuttavia a chiamare in causa l'ANAS, ma rivolgeva istanza al giudice perché l'ente fosse chiamato in causa per ordine del giudice, ex art. 107 c.p.c.. 3. Il Giudice monocratico del Tribunale di Massa ritenne di ordinare la chiamata in causa dell'ANAS, cui provvide la parte attrice.
4. L'ANAS si costituì negando qualsiasi responsabilità, ed allegando in fatto che:
- l'albero caduto sorgeva su un'area privata, di proprietà dell'Istituto;
- l'ANAS aveva effettuato tagli di alberi in quell'area sedici anni prima dell'infortunio, epoca in cui l'ontano poi caduto era giovanissimo e di dimensioni modeste, e per tal ragione venne lasciato in situ.
5. Con sentenza n. 324 del 2005 il Tribunale di Messa Carrara ritenne che il danno patito da LL RI fosse ascrivibile a responsabilità dell'Istituto nella misura del 60%, e dell'ANAS nella misura del 40%.
Condannò tuttavia i due enti al risarcimento del danno non in solido, ma pro quota, in proporzione della rispettiva responsabilità.
6. La sentenza di primo grado venne impugnata in via principale dalla sig.a NI LI, la quale chiese una più cospicui liquidazione del danno (ma non si dolse della condanna pro quota invece che solidale), ed in via incidentale dalle altre parti, ciascuna delle quali invocò dal giudice d'appello l'affermazione della esclusiva responsabilità dell'altra.
7. Con sentenza 25.6.2008 la Corte d'appello di Genova:
(a) accolse l'appello principale, rideterminando in aumento l'ammontare del danno risarcibile;
(b) accolse l'appello incidentale dell'ANAS, escludendone qualsiasi responsabilità.
8. La sentenza d'appello è stata impugnata per cassazione dall'Istituto, in base a cinque motivi.
Hanno resistito con controricorso sia l'ANAS che la sig.a NI LI.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il primo motivo di ricorso.
1.1. Col primo motivo di ricorso l'Istituto lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di violazione di legge di cui all'art. 360 c.p.c., n.
3. Assume violato l'art. 246 c.p.c.. Espone, al riguardo, che la Corte d'appello avrebbe posto a fondamento della sentenza una testimonianza resa da un teste incapace, e cioè il sig. OL CO, all'epoca dei fatti capo cantoniere dell'ANAS.
1.2. Il motivo è inammissibile, per tre ragioni:
(a) sia per inidoneità del quesito di diritto che lo conclude, ai sensi dell'art. 366 bis c.p.c., (applicabile ratione temporis al presente giudizio), in quanto con esso non si chiede a questa Corte di affermare alcuna regula iuris, ma di accertare un fatto concerto, e cioè la capacità o l'incapacità a deporre d'un testimone;
(b) sia per difetto del requisito dell'autosufficienza, in quanto il ricorso non indica se e quando l'incapacità a deporre fu eccepita nei gradi di merito;
(c) sia perché il teste fu indicato ed intimato dallo stesso Istituto, e la nullità non può essere invocata dalla parte che vi ha dato causa, in virtù del principio protestatio contra factum proprium non valet, di cui all'art. 157 c.p.c., comma 3. 2. Il secondo motivo di ricorso.
2.1. Col secondo motivo di ricorso l'Istituto lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di violazione di legge di cui all'art. 360 c.p.c., n.
3. Assume violato l'art. 2051 c.c.. Espone, al riguardo, che la Corte d'appello avrebbe violato l'art. 2051 c.c., là dove ha escluso che "custode" dell'albero caduto fosse l'ANAS. Ciò in quanto:
(a) l'ANAS ha l'obbligo legale di vigilare sulle strade e sulle connesse situazioni di pericolo;
(b) l'ANAS aveva volontariamente già tagliato alcuni alberi nel fondo dell'Istituto, adiacenti quello caduto, in tal modo assumendo l'obbligo di custodire l'area dell'intervento.
2.2. Il motivo è infondato.
Oggetto della custodia dell'ANAS poteva essere la strada, non l'albero: perché in nessun caso l'ANAS può dirsi "custode" dei fondi privati. La custodia di cui all'art. 2051 c.c., consiste infatti in un potere di fatto sulla cosa, e l'ANAS - anche ad ammettere che in determinate circostanze possa intervenire sui fondi privati - non ha certo la disponibilità di questi, ne' potrebbe agire su essi all'insaputa o contro la volontà del proprietario.
3. Il terzo motivo di ricorso.
3.1. Anche col terzo motivo di ricorso l'Istituto lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di violazione di legge di cui all'art. 360 c.p.c., n.
3. Assume violato l'art. 16 C.d.S., e art. 26 reg. esec. C.d.S., comma 6.
Espone, al riguardo, che le norme testè ricordate impongono ai proprietari di fondi privati confinanti con le strade pubbliche di evitare le situazioni di pericolo per queste ultime. L'ANAS, tuttavia, ha il dovere di vigilare su tali situazioni di pericolo, e non lo fece. La Corte d'appello pertanto ha violato le suddette norme, nell'escludere la colpa civile dell'ANAS.
3.2. Il motivo è fondato.
La colpa civile, di cui all'art. 2043 c.c., consiste nella deviazione da una regola di condotta.
"Regola di condotta" è non soltanto la norma giuridica, ma anche qualsiasi doverosa cautela concretamente esigibile dal danneggiante. Stabilire se questi abbia o meno violato norme giuridiche o di comune prudenza è accertamento che va compiuto alla stregua dell'art. 1176 c.c., comparando la condotta concretamente tenuta dal preteso responsabile, con quella che un soggetto delle medesime qualità e condizioni avrebbe tenuto, nelle stesse circostanze di tempo e luogo. Or bene, l'ente proprietario della strada aperta al pubblico transito è obbligato a garantire la sicurezza della circolazione (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 14), e ad adottare i provvedimenti necessari ai fini della sicurezza del traffico sulle strade (D.Lgs. 26 febbraio 1994, n. 143, art. 2).
Da queste previsioni non discende certo, come correttamente ha ritenuto la Corte d'appello, l'obbligo dell'ANAS di provvedere alla manutenzione dei fondi privati. Discende, però, come erroneamente ha trascurato di considerare la Corte d'appello, l'obbligo dell'ANAS di:
(a) segnalare ai proprietari confinanti le situazioni di pericolo suscettibili di recare pregiudizio agli utenti della strada;
(b) adottare i presidi necessari ad eliminare i fattori di rischio conosciuti o conoscibili con un attento e doveroso monitoraggio del territorio;
(c) come extrema ratio, permanendo l'eventuale negligenza dei proprietari dei fondi finitimi nel rimuovere le situazioni di pericolo, chiudere la strada al traffico.
La colpa civile dell'ANAS va dunque accertata non già valutando se abbia o meno provveduto alla manutenzione dei fondi privati, ma se abbia adottato le cautele imposte dall'art. 1176 c.c., comma 2, nell'individuare, prevenire o attenuare i rischi derivanti dalla proprietà privata: in primo luogo segnalando ai proprietari interessati la situazione di pericolo;
in secondo luogo invitandoli ad eliminarla;
in terzo luogo inibendo la circolazione. Ne consegue che l'eventuale inerzia del proprietario nella realizzazione degli interventi idonei a rendere sicuro il terreno adiacente la strada non elimina quella del proprietario della strada su cui l'albero era destinato a cadere, mettendo a repentaglio quella sicurezza della circolazione che, come specificato, costituisce uno dei compiti primari dell'ANAS (in questi esatti termini, con riferimento a fattispecie analogia, si è già pronunciata questa Corte: Sez. 3, Sentenza n. 23562 del 11/11/2011, Rv. 620514).
5. La sentenza impugnata va dunque cassata con rinvio alla Corte d'appello V. di Genova, la quale statuirà sulle domande di condanna proposte nei confronti dell'ANAS applicando il seguente principio di diritto:
L'ente proprietario d'una strada aperta al pubblico transito, pur non essendo custode dei fondi privati che la fiancheggiano, ne' avendo alcun obbligo di provvedere alla manutenzione di essi, ha tuttavia l'obbligo di vigilare affinché dai suddetti fondi non sorgano situazioni di pericolo per gli utenti della strada e, in caso affermativo, attivarsi per rimuoverle o farle rimuovere. Ne consegue che è in colpa, ai sensi del combinato disposto dell'art. 1176 c.c., comma 2, e art. 2043 c.c., l'ente proprietario della strada pubblica il quale, pur potendo avvedersi con l'ordinaria diligenza d'una situazione di pericolo proveniente da un fondo privato, non la segnali al proprietario di questa, ne' adotti altri provvedimenti cautelativi, ivi compresa la chiusura della strada alla circolazione.
6. I restanti motivi di ricorso sono assorbiti dall'accoglimento del terzo.
6. Le spese.
Le spese del giudizio di legittimità e dei gradi precedenti di merito saranno liquidate dal giudice del rinvio, ai sensi dell'art. 385 c.p.c., comma 3.
P.Q.M.
la Corte di cassazione:
-) accoglie il terzo motivo di ricorso, cassa e rinvia la causa alla Corte d'appello di Genova in diversa composizione;
-) rimette al giudice del rinvio la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità e di quelle dei gradi di merito. Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 29 maggio 2014. Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2014