Cass. civ., sez. II, sentenza 27/02/2004, n. 4024
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Sentenza 27 febbraio 2004

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In tema di indennità prevista dall'art. 1150 cod.civ. a favore del possessore, anche se di mala fede, il diritto, astraendo dall'esistenza di un rapporto contrattuale esistente fra le parti, si correla all'incremento di valore attuale ed effettivo del patrimonio del proprietario determinato dai miglioramenti del bene al momento della sua restituzione. Ne consegue che costituisce domanda nuova e, come tale, è inammissibile in appello, la domanda in questo grado proposta, ai sensi dell'art. 1150 cod.civ., dagli attori che in prime cure avevano chiesto, in relazione al dedotto inadempimento contrattuale, il risarcimento dei danni consistiti nelle spese sostenute per l'esecuzione delle opere che il venditore si era obbligato ad effettuare per il completamento del rustico oggetto della vendita.

In tema di vendita o di promessa di vendita di cosa altrui, da cui derivano effetti obbligatori, qualora sia stata pronunciata sentenza di risoluzione del contratto per inadempimento del venditore - passata in cosa giudicata - nonostante l'acquisto della proprietà compiuto dal medesimo nelle more di quel giudizio, il compratore non può invocare - rispettivamente - l'acquisto della proprietà ai sensi del secondo comma dell'art. 1478 cod.civ., o, il diritto al trasferimento da eseguire con la sentenza costitutiva prevista dall'art. 2932 cod.civ., atteso che, in considerazione dell'efficacia retroattiva della risoluzione, è venuta meno la fonte dell'obbligazione posta a carico del venditore. Nella specie gli attori, nel chiedere l'accertamento ai sensi dell'art. 1478 cod.civ. dell'avvenuto acquisto della proprietà nel frattempo compiuto dal venditore, facevano presente che il convenuto era diventato proprietario del bene successivamente alla sentenza di risoluzione del contratto emessa in primo grado (ed in pendenza di appello) con cui era stata accolta la domanda proposta in un precedente giudizio dagli stessi attori che ai sensi dell'art. 1453 cod.civ. avevano dedotto l'inadempimento del venditore, impossibilitato a trasferire il bene risultato di proprietà di terzi. (La Corte, nel confermare la decisione dei giudici di appello, ha ritenuto corretta la motivazione del rigetto della domanda degli attori in considerazione dell'efficacia retroattiva della risoluzione del titolo su cui si fondava l'obbligazione dedotta in giudizio).

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. civ., sez. II, sentenza 27/02/2004, n. 4024
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 4024
    Data del deposito : 27 febbraio 2004

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