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Sentenza 19 marzo 2025
Sentenza 19 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Lodi, sentenza 19/03/2025, n. 127 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Lodi |
| Numero : | 127 |
| Data del deposito : | 19 marzo 2025 |
Testo completo
N.R.G. 60/2025
TRIBUNALE DI LODI Sezione Lavoro. VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 60/2025 tra
Parte_1
RICORRENTE e
Controparte_1
RESISTENTE Oggi 19 marzo 2025 alle ore 12:10 innanzi al dott. Francesco Manfredi, sono comparsi: Per l'Avv. BELLANI ANDREA in sostituzione dell'Avv. NASO DOMENICO;
Parte_1 Per , è presente il funzionario delegato dott. Controparte_1
, giusta delega in atti. Controparte_2
ritenuta la causa matura per la decisione,
p.q.m.
invita le parti alla discussione. Parte ricorrente discute la causa riportandosi ai rispettivi atti. Insiste per l'accoglimento della domanda. Parte resistente discute la causa riportandosi ai rispettivi atti. Insiste per il rigetto della domanda. Le parti discutono rassegnando le rispettive conclusioni e riportandosi ai rispettivi atti Il Giudice Trattiene la causa in decisione ed all'esito della Camera di Consiglio pronuncia sentenza dando lettura del dispositivo e della contestuale motivazione, in assenza delle parti.
Il Giudice
dott. Francesco Manfredi
Pag. 1 di 11 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI LODI Sezione Lavoro. Il Tribunale di Lodi, nella persona del Giudice dott. Francesco Manfredi ha pronunciato, all'esito della camera di consiglio dell'odierna udienza, mediante lettura del dispositivo con motivazione contestuale, assenti i procuratori, ex art. 429 c.p.c., la seguente SENTENZA nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 60/2025 promossa da:
(C.F. ), rappresentato e difeso dall'Avv. NASO Parte_1 C.F._1 ui studi iciliato, in forza di procura in calce all'atto introduttivo;
Parte ricorrente contro
, rappresentato e difeso dai funzionari delegati Controparte_1 dott. SERAFINO FRANCESCO e dott. STEFANO ROVELLI, in servizio presso l'Ufficio competente, in forza di delega depositata in atti;
Parte resistente Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione
Con ricorso ex art. 414 c.p.c., depositato in data 25/01/2025, , premesso di essere Parte_1 assunta in forza di contratto a tempo determinato per l'a.s. 2023/2024 (cessazione al 31.08.2024), in servizio presso l'I.C. “Della Margherita” di VIZZOLO PREDABISSI e di essere madre di due figli, e Controparte_3
rispettivamente €di anni 12 e di anni 6, dell'art. 1 commi 180-181 della Legge di Bilancio Parte_2 del 2024, L. n. 213/2023, in materia di esonero della quota del 100 per cento dei contributi previdenziali riconosciuto in via sperimentale fino al 31.12.2024 anche alle lavoratrici assunte a tempo indeterminato che siano al contempo madri di due figli, per il periodo fino al mese di compimento del decimo anno di età del figlio minore, della disparità di trattamento tra la sua condizione (lavoratrice madre precaria) rispetto alla lavoratrice madre assunta a tempo indeterminato, cui la legge riconosce l'esonero contributivo, della violazione della clausola 4 comma 1 (“principio di non discriminazione”) dell'accordo quadro sul lavoro a termine allegato alla direttiva 1999/70/CE, del fatto che l'esonero contributivo totale andrebbe a rappresentare una c.d. “condizione di impiego” secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE su casi analoghi, in quanto presupporrebbe il rapporto di lavoro intercorrente tra la lavoratrice ed il suo datore e poiché si tratterebbe di un incentivo a tutela della maternità, la cui esclusione per gli assunti a termine provocherebbe una discriminazione vietata, intesa come un peggioramento della qualità del lavoro a tempo determinato rispetto al personale di ruolo, dell'inesistenza di ragioni oggettive atte a giustificare la disparità di trattamento rispetto al personale a tempo indeterminato, che sia madre di due o più figli, dell'affermazione del diritto a percepire
Pag. 1 di 11 le somme indebitamente trattenute, sino al massimo di € 3.000,00 secondo l'art. 1 comma 180 della L. n.
213/2023, ha infine adito il Tribunale di Lodi in funzione di Giudice del Lavoro, nel contraddittorio con il
, per sentire accogliere le seguenti conclusioni, di Controparte_1 seguito trascritte: “accogliere il ricorso e per l'effetto:
1.Accertare e dichiarare il diritto di parte ricorrente, quale docente assunto con contratto a tempo determinato, al riconoscimento del bonus introdotto con la legge 30 dicembre 2023, n. 213 (di seguito, legge di Bilancio 2024), all'articolo 1, comma 180; E PER L'EFFETTO 2. CONDANNARE le amministrazioni convenute ad attribuire l'esonero contributivo pari al 9,19% della retribuzione annuale fino alla misura massima di € 3.000,00 Il tutto con vittoria di spese, competenze e onorari, IVA e CPA da distrarsi a favore del difensore costituito che si dichiara antistatario, oltre al rimborso del cu versato qualora versato”.
Si è ritualmente costituito in giudizio il , eccependo Controparte_1 il difetto di integrità del contraddittorio nei confronti della del Controparte_4 [...]
, dell' in quanto la ricorrente chiederebbe la disapplicazione di una Controparte_5 CP_6 norma primaria manifestazione della politica generale del Governo, nonché suscettibile di avere risvolti sulla Cont finanza pubblica in caso di esito favorevole, ravvisando come non sia il l'ente erogatore degli Contr emolumenti dei dipendenti pubblici, bensì il sulla base di una partita di spesa per il tramite della
Ragioneria territoriale competente. Cont Il ha ravvisato nella fattispecie un coinvolgimento “in modo considerevole” di nell'erogare il CP_6 beneficio, anche sulla base del tenore della circolare n. 27 del 31.01.2024 in atti, che prospetterebbe
“l'adeguamento del sistema di contabilità dell'Istituto”; secondo la tesi del Ministero, infatti, “non v'è dubbio, dunque, che il ruolo che andrà a rivestire l' nell'erogazione del bonus mamma comporta una serie di adempimenti - applicativo per CP_6
l'inserimento dei codici fiscali da parte delle lavoratrici, controlli sulle dichiarazioni e adeguamento del proprio sistema di contabilità – rispetto a cui l' non può considerarsi terzo”. CP_9
Nel merito, il ha ripercorso la normativa in materia, primaria e interna, eccependo che la platea dei CP_1 soggetti esclusi dal beneficio in oggetto potrebbe accedere al diverso beneficio, avente carattere alternativo al beneficio preteso, previsto dall'art. 1 comma 15 della L. n. 213/2023 richiamato dal comma 180 dell'art. 1, ovvero l'esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore pari a 6 punti percentuali. Cont Il ha, altresì, esposto che una eventuale diminuzione della trattenuta previdenziale comporterebbe un aumento dello stipendio netto, con rischio per le lavoratrici madri di figli minori di non poter accedere ad altre misure di sostegno basate sull'Isee (menzionando i cc.dd. Assegno Unico, Bonus Nido). Ha infine resistito alla domanda, chiedendone l'integrale rigetto.
La causa è stata istruita tramite i documenti prodotti dalle parti.
All'odierna udienza, all'esito della discussione, il Giudice ha deciso la causa mediante lettura del dispositivo e delle contestuali ragioni di fatto e di diritto della decisione ai sensi dell'art. 429 c.p.c.
Pag. 2 di 11 Il ricorso può essere accolto per le ragioni che si vanno ad esporre.
1.In via preliminare, non si rende necessario integrare il contraddittorio nei confronti degli enti evocati dal che sono e restano terzi rispetto al presente giudizio. Controparte_1
Il rapporto di lavoro intercorre tra la ricorrente ed il , datore di lavoro della medesima, come figura CP_1 dai documenti prodotti quali lo stato matricolare (doc. n. 1 res.) ed il contratto individuale sottoscritto (doc.
n. 1 ric.). Cont Nella pacifica circostanza di quanto sopra accertato, sussistono plurimi elementi per ritenere che il sia unico legittimato passivo della pretesa della ricorrente e che non si renda opportuno integrare il Contr CP_ contraddittorio nei confronti della Presidenza del Consiglio, del e di CP_ Come è dato evincere dalla Circolare n. 27 del 31 Gennaio 2024, l'esonero in questione trova applicazione con esclusivo riferimento alla contribuzione a carico della lavoratrice madre con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, sostanziandosi in un abbattimento della contribuzione previdenziale fino al limite massimo di € 3.000,00 annui, da riparametrare su base mensile.
È il datore di lavoro ad essere destinatario della comunicazione del dipendente di volersi avvalere dell'esonero con informazione sul numero dei figli e relativi codici fiscali (si veda il c.d. “capitolo 7” della Circolare, intitolato, “Istruzioni Operative”); è il datore di lavoro (nella specie, il M.I.M. resistente) a dover effettuare le CP_ relative denunce ad e a compilare i moduli Uniemens (si veda pur sempre il “capitolo 9” della Circolare
n. 27/2024, già citata).
È l'amministrazione scolastica e non il MEF, infine, a mettere a disposizione l'applicativo informatico in cui, tramite accesso dal SIDI, le lavoratrici madri (a tempo indeterminato) possono comunicare la volontà di beneficiare della misura.
Infine, ma non da ultimo, la ricorrente domanda in questa sede l'accertamento della illegittimità della trattenuta previdenziale operata in busta paga, previa disapplicazione della normativa interna contrastante con la clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a termine, con condanna del datore di lavoro sostanziale al pagamento della somma, avente natura retributiva, ed è noto che, secondo le pronunce della Corte di
Cassazione cui si ritiene di non discostarsi, siffatta azione sia proponibile esclusivamente dal lavoratore nei confronti del solo datore di lavoro laddove questo sia rimasto negligente nell'esercizio dell'azione di ripetizione verso l'Istituto (cfr. Cass. civ. Sez. lavoro, 11/01/2006, n. 239; conforme Cass. civ. Sez. lavoro,
14/04/2010, n. 8888; Cass. civ. Sez. lavoro, 15/12/1995, n. 12855; Cass. sez. lav., sent. n. 12842 del
27.12.1993; Cass. n. 1536 del 17.02.1994; Cass. civ. Sez. lavoro Ord., 17/03/2022, n. 8789).
Dacché, dunque, il lavoratore resta soggetto estraneo al rapporto previdenziale, salvo il diritto di rivalsa, ex CP_ art. 2115 comma 2 c.c., non è possibile chiamare in giudizio Il lavoratore non ha alcuna azione nei confronti dell'ente previdenziale per la restituzione di contributi che siano stati indebitamente versati dal datore di lavoro, legittimato attivo della quale è solo quest'ultimo, anche per la parte imputabile al lavoratore
Pag. 3 di 11 (cfr. Cass. civ. Sez. lavoro Ord., 17/03/2022, n. 8789; Cass. civ. Sez. lavoro, 25/09/2002, n. 13936; si veda altresì, come orientamento conforme, Cass. Sez. Lav., sent. n. 8175 del 16.06.2001). Cont Infatti, la prospettazione del , secondo l'orientamento della Corte di Cassazione sopra richiamato, riguarda il differente ordine di rapporti rispetto ad verso cui il lavoratore resta estraneo, in quanto CP_6 unico soggetto passivo dell'obbligazione risulta essere il datore di lavoro, debitore dei contributi.
Per i motivi suddetti, il rapporto giuridico sostanziale non può che intercorrere tra la ricorrente ed il rispettivo datore di lavoro e non deve essere integrato il contraddittorio nei confronti dei soggetti indicati.
Non sono condivisibili le ulteriori considerazioni ministeriali sullo stato della finanza pubblica e sulla platea dei potenziali destinatari – assunti a termine madri- che potrebbero ricorrere ad un Tribunale, al pari della odierna ricorrente, per il riconoscimento del beneficio, trattandosi di argomentazioni non giuridiche, che risultano irrilevanti in relazione a quello che l'oggetto del giudizio ed all'azione coltivata dalla ricorrente.
2. Per completezza, occorre ripercorrere la normativa in argomento.
Il c.d. “bonus mamme” rappresenta una misura di sostegno al reddito netto introdotta dall'art. 1 commi 180 e
181 della L. n. 213 del 30 dicembre 2023 (c.d. “legge di Bilancio 2024”) per le lavoratrici madri con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, consistente nell'esonero della trattenuta dei contributi previdenziali per l'invalidità, vecchiaia e superstiti, entro la soglia di € 3.000 annui, modulabili su base mensile.
Non è superfluo rammentare che l'esonero è stato esteso in via sperimentale alle lavoratrici madri di due figli assunte a tempo indeterminato fino al 31 dicembre 2024 (secondo quello che è il caso che ci occupa).
Le disposizioni di rilievo vengono di seguito riportate per comodità espositiva: (comma 180) “fermo restando quanto previsto al comma 15, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026 alle lavoratrici madri di tre o più figli con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ad esclusione dei rapporti di lavoro domestico, è riconosciuto un esonero del 100 per cento della quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore fino al mese di compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo, nel limite massimo annuo di 3.000 euro riparametrato su base mensile. (comma 181) L'esonero di cui al comma 180 è riconosciuto, in via sperimentale, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024 anche alle lavoratrici madri di due figli con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ad esclusione dei rapporti di lavoro domestico, fino al mese del compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo”.
Come espresso dalla Circolare n. 27 del 31 Gennaio 2024, l'esonero contributivo in oggetto è rivolto CP_6
a tutti i rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, sia instaurati che instaurandi nel periodo di vigenza dell'esonero, dei settori pubblico e privato, ivi compreso il settore agricolo, con la sola esclusione dei rapporti di lavoro domestico, con esclusivo riferimento alle lavoratrici madri di tre o più figli.
Per la sola “annualità” del 2024 – dal 1 gennaio 2024 al 31 dicembre 2024 - l'esonero contributivo è esteso in via sperimentale alle lavoratrici madri di due figli. CP_ Deve osservarsi che la natura “alternativa” del beneficio, ricavabile dal tenore della circolare n. 27/2024,
Pag. 4 di 11 capitolo 6 (“coordinamento con altre agevolazioni”, che presenta il seguente periodo: “con particolare riferimento all'eventuale regime di cumulo con altre riduzioni sulla quota contributiva a carico del lavoratore, si precisa ulteriormente che
l'esonero di cui all'articolo 1, commi 180 e 181, della legge di Bilancio 2024, risulta strutturalmente alternativo all'esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti (quota IVS) a carico del lavoratore previsto dall'articolo 1, comma 15, della medesima legge non osta ad una sua concessione”), interpretativo dell'inciso del comma
180 dell'art. 1 della L. n. 213/2023: “fermo restando quanto previsto al comma 15 […]”, non osta ad un suo eventuale riconoscimento, posto che trattasi di misure differenti e tra loro opzionabili da parte della lavoratrice madre con figli minorenni.
Che la lavoratrice assunta con contratto a termine, madre di due figli, opzioni l'estensione al proprio caso del beneficio dell'esonero contributivo ex lege di Bilancio 2024, art. 1 commi 180 e 181, non deve distogliere dal fatto che tale è la scelta della stessa, manifestata nel rispetto del divieto di cumulo dei benefici e della strutturale alternatività degli stessi. Per ciò solo la tesi ministeriale non coglie nel segno.
Infatti, nel presente giudizio la ricorrente, assunta a termine per l'a.s. 2023/2024 con contratto al 31.08.2024, domanda l'accertamento dell'illegittimità della trattenuta operata dal perché foriera di una disparità CP_1 di trattamento rispetto alla dipendente madre assunta a tempo indeterminato, in quanto, secondo la tesi,
l'esonero contributivo rappresenterebbe “condizione di impiego” ai sensi della clausola 4 comma 1 dell'accordo quadro allegato alla direttiva UE n. 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999.
3.Stando così le cose, è opportuno rammentare che:
a) l'accordo quadro ha una applicazione estensiva nei confronti di tutti i lavoratori che forniscono prestazioni retribuite nell'ambito di un rapporto di lavoro determinato che li vincola al loro datore di lavoro (v., in tal senso, sentenza del 30 giugno 2022, Comunidad de Castilla y León, C-192/21, EU:C:2022:513, punto 26 e giurisprudenza ivi citata);
b) il divieto di un trattamento meno favorevole dei lavoratori a tempo determinato rispetto a quello riservato ai lavoratori a tempo indeterminato, di cui alla clausola 4 dell'accordo quadro, riguarda le “condizioni di impiego” dei lavoratori;
c) secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, il criterio decisivo per stabilire se una misura introdotta da una normativa nazionale rientri nella nozione di “condizioni di impiego” ai sensi della clausola 4 dell'accordo quadro è proprio quello dell'impiego, vale a dire il rapporto di lavoro sussistente tra un lavoratore e il suo datore di lavoro (ordinanza del 18 maggio 2022, Ministero dell'Istruzione (Carta elettronica), C-450/21, EU:C:2022:411, punto 33 e giurisprudenza ivi citata);
d) ai sensi della clausola 1, lettera a), dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, uno degli obiettivi di quest'ultimo è di migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non discriminazione. Del pari, al suo terzo comma, il preambolo dell'accordo quadro precisa che esso
“indica la volontà delle parti sociali di stabilire un quadro generale che garantisca la parità di trattamento ai lavoratori a tempo
Pag. 5 di 11 determinato, proteggendoli dalle discriminazioni”. Il considerando 14 della direttiva 1999/70 precisa, a tal fine, che l'obiettivo dell'accordo quadro consiste, in particolare, nel migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato, fissando “requisiti minimi” atti a garantire l'applicazione del principio di non discriminazione
(sentenza del 17 marzo 2021, Consulmarketing, C-652/19, EU:C:2021:208, punto 48 e giurisprudenza ivi citata);
e) detta clausola dev'essere intesa nel senso che esprime un principio di diritto sociale dell'Unione che non può essere interpretato in modo restrittivo (v., in tal senso, sentenza del 19 ottobre 2023, , Controparte_10
C-660/20, EU:C:2023:789, punto 38 e giurisprudenza ivi citata).
f) detta clausola, che ha effetto diretto, enuncia, al punto 1, un divieto di trattare, per quanto riguarda le
“condizioni di impiego”, i lavoratori a tempo determinato in un modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per l'unico motivo che lavorano a tempo determinato, a meno che un trattamento diverso non sia giustificato da “ragioni oggettive” (v., in tal senso, sentenze dell'8 settembre 2011, Per_1
C-177/10, EU:C:2011:557 punti 56 e 64, nonché del 5 giugno 2018, C-677/16,
[...] Persona_2
EU:C:2018:393, punto 42);
g) è compito dello Stato membro e del giudice nazionale, in ossequio al principio di leale cooperazione (art.
4.3 del Trattato sull'Unione Europea), garantire un obbligo di interpretazione conforme al significato ed alla portata di una direttiva avente effetti diretti nell'ordinamento interno (quale la clausola 4.1 dell'accordo quadro sopra citata) della normativa interna nazionale. Il canone ermeneutico dell'obbligo di interpretazione conforme, come è noto, si estende a tutti i giudici nazionali, grava su tutte le norme interne, si impone rispetto al diritto comunitario nel suo complesso.
Come è stato ripetutamente affermato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, altresì di recente nella pronuncia resa nel procedimento C-582/21, “occorre ricordare che il principio di interpretazione conforme del diritto nazionale è inerente al sistema dei Trattati, in quanto consente ai giudici nazionali di assicurare, nell'ambito delle loro competenze, la piena efficacia del diritto dell'Unione quando risolvono la controversia ad essi sottoposta (sentenza del 21 gennaio
2021, Whiteland Import Export, C-308/19, EU:C:2021:47, punto 61 e giurisprudenza ivi citata). […] In forza di tale principio, spetta ai giudici nazionali, tenendo conto di tutte le norme del diritto nazionale e applicando i metodi di interpretazione riconosciuti da quest'ultimo, decidere se e in quale misura una disposizione di diritto nazionale possa essere interpretata conformemente alle disposizioni pertinenti del diritto dell'Unione (sentenza del 17 aprile 2018, Egenberger, C-414/16,
EU:C:2018:257, punto 71 e giurisprudenza ivi citata)” (cfr. sentenza della Corte (Grande Sezione) del 9 aprile
2024, capitoli 61-62)(cfr. capitolo 30 della pronuncia resa dalla Corte (Seconda Sezione) nel procedimento
C-308/19, sentenza del 21 gennaio 2021, in cui il dovere di interpretazione conforme del diritto nazionale viene esteso pure ad atti comunitari non aventi efficacia vincolante, come le decisioni quadro;
in senso conforme, si veda quanto a suo tempo esposto dalla Corte di Giustizia nella causa C-106/89 con sentenza del 13 novembre 1990, “l'obbligo degli Stati membri, derivante da una direttiva, di conseguire il risultato da questa
Pag. 6 di 11 contemplato, come pure l'obbligo loro imposto dall'art. 5 del Trattato, di adottare tutti i provvedimenti generali o particolari atti
a garantire l'adempimento di tale obbligo, valgono per tutti gli organi degli Stati membri, ivi compresi, nell'ambito di loro competenza, quelli giurisdizionali. Ne consegue che nell'applicare il diritto nazionale, a prescindere dal fatto che si tratti di norme precedenti o successive alla direttiva, il giudice nazionale deve interpretare il proprio diritto nazionale alla luce della lettera
e dello scopo della direttiva onde conseguire il risultato perseguito da quest'ultima e conformarsi pertanto all'art. 189, terzo comma, del Trattato”).
4.Consimili e granitiche coordinate ermeneutiche comunitarie non lasciano dubbi interpretativi atti a far ritenere necessario un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea;
sicché una interpretazione conforme alla clausola della direttiva auto-esecutiva non può che far propendere per l'accoglimento della pretesa, avuto riguardo a quelli che i seguenti elementi così riepilogati:
- è assunta con contratto a tempo determinato, in servizio presso l'I.C. “Della Parte_1
Margherita” di Vizzolo Predabissi per il periodo dal 12.09.2023 al 31.08.2024 (docc. nn. 1 ric., 1 res.);
- le rispettive condizioni di lavoro sono comparabili con l'assunto a tempo indeterminato, non avendo il Cont
addotto ragioni per ritenere il contrario;
, dunque, risulta svolgere medesime Parte_1 mansioni in Scuole Primarie con orario settimanale completo, alle medesime condizioni di un assunto a tempo indeterminato di ruolo (si vedano altresì i dati di cui allo stato matricolare prodotto dal CP_1 stesso, doc. n. 1 fasc. res.);
- è madre di due figli di circa 6 anni e di circa 12 anni, , nata il Parte_1 Controparte_3
20.01.2013 e nato il [...] (doc. n. 2 ric., “stato di famiglia” della ricorrente); Parte_2
- la possibilità di chiedere l'esonero contributivo totale della quota a carico del lavoratore fino alla concorrenza della soglia massima introdotta dalla legge è un diritto che la legge riconosce alle lavoratrici madri assunte a tempo indeterminato;
- l'esonero non può che rappresentare una “condizione di impiego”, dacché riguarda direttamente un elemento Cont del rapporto di impiego della lavoratrice alle dipendenze del datore pubblico ( ) incentrato sulla retribuzione, consistente nell'esonero dalla trattenuta in busta paga dei contributi previdenziali;
si tratta pertanto di una previsione che deve essere attratta nella portata – come ripetute volte affermato dalla giurisprudenza, non restrittiva ma espansiva- della clausola self executing n. 4 comma 1 dell'accordo quadro allegato alla Direttiva CE del 1999 in materia di principio di non discriminazione, che vieta che i lavoratori a termine possano essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili;
- la “condizione di impiego” consiste, per la precisione, nell'incremento retributivo dello stipendio di cui godrebbe la lavoratrice, perseguendo la normativa una finalità latamente assistenziale del nucleo familiare della lavoratrice madre;
- proprio la nozione di “condizione di impiego” di cui alla clausola 4 dell'accordo quadro menzionato, invocata dalla ricorrente, deve essere interpretata nel senso da servire come base per una pretesa quale quella avanzata
Pag. 7 di 11 con il presente ricorso (si veda pur sempre, la Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, del 15 aprile 2008, resa nella causa C-268/06, il cui principio è il seguente: “la clausola 4 dell'accordo quadro deve essere interpretata nel senso che le condizioni di impiego ai sensi di quest'ultima inglobano le condizioni relative alle retribuzioni nonché alle pensioni dipendenti dal rapporto di lavoro, ad esclusione delle condizioni relative alle pensioni derivanti da un regime legale di previdenza sociale”; si veda quanto argomentato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea nel procedimento C-307/05, sentenza resa il 13.09.2007, capitoli da 37 a 42 compresi: “ne consegue che l'accordo quadro mira a dare applicazione al divieto di discriminazione nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, al fine di impedire che un rapporto di impiego di tale natura venga utilizzato da un datore di lavoro per privare questi lavoratori di diritti riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato. 38 Orbene, tale principio di diritto sociale comunitario non può essere interpretato in modo restrittivo. 39 In secondo luogo, poiché l'art. 137, n. 5, CE introduce una deroga alle norme di cui ai nn.
1-4 dello stesso articolo, le materie per le quali il detto numero introduce una riserva devono formare oggetto di interpretazione restrittiva, in modo da non incidere indebitamente sulla portata dei suddetti nn.1-4, né rimettere in causa gli obiettivi perseguiti dall'art. 136
CE. 40 Per quanto riguarda in particolare l'eccezione relativa alle «retribuzioni», di cui all'art. 137, n. 5, CE, essa trova la sua ragion d'essere nel fatto che la determinazione del livello degli stipendi rientra nell'autonomia contrattuale delle parti sociali su scala nazionale, nonché nella competenza degli Stati membri in materia. Ciò posto, è stato giudicato appropriato, allo stato attuale del diritto comunitario, escludere la determinazione del livello delle retribuzioni da un'armonizzazione in base agli artt.
136 CE e seguenti. 41 Tuttavia, la detta eccezione non può essere estesa a ogni questione avente un nesso qualsiasi con la retribuzione, pena svuotare taluni settori contemplati dall'art. 137, n. 1, CE, di gran parte dei loro contenuti. 42 Ne consegue che la riserva di cui all'art. 137, n. 5, CE, non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l'applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione”);
- la ricorrente, lavoratrice a termine, esclusa dal beneficio senza ragione obiettiva, ogni mese soffre di una trattenuta previdenziale mensile, con un peggioramento delle condizioni retributive rispetto al lavoratore assunto a tempo indeterminato che può godere dell'esonero totale con un incremento – fino al tetto massimo annuo, parametrato su base mensile- dello stipendio netto mensile;
lo stesso riconosce l'aumento CP_1 dello stipendio netto in virtù della “decontribuzione” (v. memoria difensiva) e dunque il beneficio di carattere retributivo (la “differenza di retribuzione” secondo le parole della CGUE) è consistente, immediatamente percepibile e previsto – per gli assunti a tempo indeterminato- dalla relazione tecnica che accompagna la legge di bilancio;
inconferente è qualsiasi altra argomentazione spesa dal sull'impossibilità per la CP_1 ricorrente – in caso di esito favorevole- di accedere ad altri benefici connessi al reddito, trattandosi di conseguenze a posteriori di una eventuale pronuncia accertativa del diritto, diverse dalla questione del rispetto della normativa comunitaria, chiara, precisa e incondizionata;
- il predetto beneficio dell'esonero contributivo introdotto dalla norma interna, infatti, riguardando la quota a carico del lavoratore, permette in sostanza un “supplemento retributivo” a cui la ricorrente non può accedere a
Pag. 8 di 11 Cont causa della tipologia di contratto a termine stipulato con il;
Cont
- del resto, lo stesso resistente riconosce che esiste una nozione ampia di retribuzione, alla luce del richiamato art. 157, paragrafo 2 (ex art. 141 del TCE), del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea, nella quale far confluire, come esposto, “tutti gli altri vantaggi pagati […] indirettamente in contanti”, come è la misura in esame;
tale seguente argomentazione ministeriale: “ne deriverebbe, a parere di parte resistente, la legittimità di assicurare il beneficio contributivo in esame soltanto a soggetti che, in virtù di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, possano dare negli anni a seguire un apporto - lavorativo e contributivo - in maniera senza dubbio maggiore rispetto a lavoratrici
a tempo determinato, in ossequio al principio di proporzionalità e al principio di solidarietà”, conferma che la diversità di trattamento è fondata unicamente sulla tipologia (se a termine o no) del rapporto di lavoro, ciò che evidentemente non può essere;
- la legge assegna lo sgravio mensile (non oggetto di trattenuta) alla lavoratrice madre con figli, tracciando una distinzione normativa con riferimento alla tipologia del rapporto di lavoro – se a termine o se a tempo indeterminato-; Cont
- il , non contestando i fatti costitutivi della pretesa della ricorrente ex art. 115 comma 1 c.p.c., non eccepisce, peraltro, alcuna evidente ragione oggettiva atta a giustificare tale differenziazione di trattamento, alla luce della normativa interna e comunitaria;
- una differente interpretazione che promuova la non disapplicazione della normativa interna sarebbe foriera di un risultato concreto (ovvero: esclusione, priva di ragione, del lavoratore dal beneficio a causa dell'assunzione a termine) che la direttiva mira espressamente ad escludere.
Consegue da tali considerazioni e dal dovere di interpretazione conforme alla direttiva ed al divieto di discriminazioni, che la domanda merita di essere accolta e che deve essere accertato il diritto di Pt_1
ad usufruire dello sgravio contributivo previsto dalla L. n. 213/2023 art. 1 commi 180 e 181,
[...]
Cont con condanna del al pagamento della quota trattenuta, fino alla concorrenza del massimo di € 3.000,00 annui.
5.Le spese di lite devono essere integralmente compensate tra le parti ai sensi dell'art. 92 comma 2 c.p.c. a causa dell'assoluta novità della questione trattata, dell'assenza di precedenti giurisprudenziali, di legittimità e di merito, rilevanti, della controvertibilità delle questioni affrontate.
P.Q.M.
Il Tribunale di Lodi, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa o assorbita, così dispone:
- accerta il diritto della ricorrente in epigrafe indicata a fruire dell'esonero contributivo previsto dall'art. 1 commi 180 e 181 della L. n. 213/23 del 30 dicembre 2023 (“bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario
2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026”) e condanna il resistente a riconoscere alla CP_1 ricorrente la quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti trattenuta in busta paga, sino al tetto massimo di € 3.000,00 riparametrato su base mensile come previsto dal comma 180 dell'art.
Pag. 9 di 11 1 cit. per gli assunti a tempo indeterminato;
- compensa integralmente le spese del giudizio tra le parti ai sensi dell'art. 92 comma 2 c.p.c.
Sentenza resa ex articolo 429 c.p.c., pubblicata mediante lettura in udienza ed allegazione al verbale.
Così deciso in Lodi, il 19 marzo 2025
Il Giudice del Lavoro dott. Francesco Manfredi
NOTA La divulgazione del presente provvedimento, al di fuori dell'ambito strettamente processuale, è condizionata all'eliminazione di tutti i dati sensibili in esso contenuti ai sensi della normativa sulla privacy di cui al d.lgs. 30.6.2003 n. 196 e ss. modificazioni e integrazioni.
Pag. 10 di 11
TRIBUNALE DI LODI Sezione Lavoro. VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 60/2025 tra
Parte_1
RICORRENTE e
Controparte_1
RESISTENTE Oggi 19 marzo 2025 alle ore 12:10 innanzi al dott. Francesco Manfredi, sono comparsi: Per l'Avv. BELLANI ANDREA in sostituzione dell'Avv. NASO DOMENICO;
Parte_1 Per , è presente il funzionario delegato dott. Controparte_1
, giusta delega in atti. Controparte_2
ritenuta la causa matura per la decisione,
p.q.m.
invita le parti alla discussione. Parte ricorrente discute la causa riportandosi ai rispettivi atti. Insiste per l'accoglimento della domanda. Parte resistente discute la causa riportandosi ai rispettivi atti. Insiste per il rigetto della domanda. Le parti discutono rassegnando le rispettive conclusioni e riportandosi ai rispettivi atti Il Giudice Trattiene la causa in decisione ed all'esito della Camera di Consiglio pronuncia sentenza dando lettura del dispositivo e della contestuale motivazione, in assenza delle parti.
Il Giudice
dott. Francesco Manfredi
Pag. 1 di 11 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI LODI Sezione Lavoro. Il Tribunale di Lodi, nella persona del Giudice dott. Francesco Manfredi ha pronunciato, all'esito della camera di consiglio dell'odierna udienza, mediante lettura del dispositivo con motivazione contestuale, assenti i procuratori, ex art. 429 c.p.c., la seguente SENTENZA nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 60/2025 promossa da:
(C.F. ), rappresentato e difeso dall'Avv. NASO Parte_1 C.F._1 ui studi iciliato, in forza di procura in calce all'atto introduttivo;
Parte ricorrente contro
, rappresentato e difeso dai funzionari delegati Controparte_1 dott. SERAFINO FRANCESCO e dott. STEFANO ROVELLI, in servizio presso l'Ufficio competente, in forza di delega depositata in atti;
Parte resistente Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione
Con ricorso ex art. 414 c.p.c., depositato in data 25/01/2025, , premesso di essere Parte_1 assunta in forza di contratto a tempo determinato per l'a.s. 2023/2024 (cessazione al 31.08.2024), in servizio presso l'I.C. “Della Margherita” di VIZZOLO PREDABISSI e di essere madre di due figli, e Controparte_3
rispettivamente €di anni 12 e di anni 6, dell'art. 1 commi 180-181 della Legge di Bilancio Parte_2 del 2024, L. n. 213/2023, in materia di esonero della quota del 100 per cento dei contributi previdenziali riconosciuto in via sperimentale fino al 31.12.2024 anche alle lavoratrici assunte a tempo indeterminato che siano al contempo madri di due figli, per il periodo fino al mese di compimento del decimo anno di età del figlio minore, della disparità di trattamento tra la sua condizione (lavoratrice madre precaria) rispetto alla lavoratrice madre assunta a tempo indeterminato, cui la legge riconosce l'esonero contributivo, della violazione della clausola 4 comma 1 (“principio di non discriminazione”) dell'accordo quadro sul lavoro a termine allegato alla direttiva 1999/70/CE, del fatto che l'esonero contributivo totale andrebbe a rappresentare una c.d. “condizione di impiego” secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE su casi analoghi, in quanto presupporrebbe il rapporto di lavoro intercorrente tra la lavoratrice ed il suo datore e poiché si tratterebbe di un incentivo a tutela della maternità, la cui esclusione per gli assunti a termine provocherebbe una discriminazione vietata, intesa come un peggioramento della qualità del lavoro a tempo determinato rispetto al personale di ruolo, dell'inesistenza di ragioni oggettive atte a giustificare la disparità di trattamento rispetto al personale a tempo indeterminato, che sia madre di due o più figli, dell'affermazione del diritto a percepire
Pag. 1 di 11 le somme indebitamente trattenute, sino al massimo di € 3.000,00 secondo l'art. 1 comma 180 della L. n.
213/2023, ha infine adito il Tribunale di Lodi in funzione di Giudice del Lavoro, nel contraddittorio con il
, per sentire accogliere le seguenti conclusioni, di Controparte_1 seguito trascritte: “accogliere il ricorso e per l'effetto:
1.Accertare e dichiarare il diritto di parte ricorrente, quale docente assunto con contratto a tempo determinato, al riconoscimento del bonus introdotto con la legge 30 dicembre 2023, n. 213 (di seguito, legge di Bilancio 2024), all'articolo 1, comma 180; E PER L'EFFETTO 2. CONDANNARE le amministrazioni convenute ad attribuire l'esonero contributivo pari al 9,19% della retribuzione annuale fino alla misura massima di € 3.000,00 Il tutto con vittoria di spese, competenze e onorari, IVA e CPA da distrarsi a favore del difensore costituito che si dichiara antistatario, oltre al rimborso del cu versato qualora versato”.
Si è ritualmente costituito in giudizio il , eccependo Controparte_1 il difetto di integrità del contraddittorio nei confronti della del Controparte_4 [...]
, dell' in quanto la ricorrente chiederebbe la disapplicazione di una Controparte_5 CP_6 norma primaria manifestazione della politica generale del Governo, nonché suscettibile di avere risvolti sulla Cont finanza pubblica in caso di esito favorevole, ravvisando come non sia il l'ente erogatore degli Contr emolumenti dei dipendenti pubblici, bensì il sulla base di una partita di spesa per il tramite della
Ragioneria territoriale competente. Cont Il ha ravvisato nella fattispecie un coinvolgimento “in modo considerevole” di nell'erogare il CP_6 beneficio, anche sulla base del tenore della circolare n. 27 del 31.01.2024 in atti, che prospetterebbe
“l'adeguamento del sistema di contabilità dell'Istituto”; secondo la tesi del Ministero, infatti, “non v'è dubbio, dunque, che il ruolo che andrà a rivestire l' nell'erogazione del bonus mamma comporta una serie di adempimenti - applicativo per CP_6
l'inserimento dei codici fiscali da parte delle lavoratrici, controlli sulle dichiarazioni e adeguamento del proprio sistema di contabilità – rispetto a cui l' non può considerarsi terzo”. CP_9
Nel merito, il ha ripercorso la normativa in materia, primaria e interna, eccependo che la platea dei CP_1 soggetti esclusi dal beneficio in oggetto potrebbe accedere al diverso beneficio, avente carattere alternativo al beneficio preteso, previsto dall'art. 1 comma 15 della L. n. 213/2023 richiamato dal comma 180 dell'art. 1, ovvero l'esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore pari a 6 punti percentuali. Cont Il ha, altresì, esposto che una eventuale diminuzione della trattenuta previdenziale comporterebbe un aumento dello stipendio netto, con rischio per le lavoratrici madri di figli minori di non poter accedere ad altre misure di sostegno basate sull'Isee (menzionando i cc.dd. Assegno Unico, Bonus Nido). Ha infine resistito alla domanda, chiedendone l'integrale rigetto.
La causa è stata istruita tramite i documenti prodotti dalle parti.
All'odierna udienza, all'esito della discussione, il Giudice ha deciso la causa mediante lettura del dispositivo e delle contestuali ragioni di fatto e di diritto della decisione ai sensi dell'art. 429 c.p.c.
Pag. 2 di 11 Il ricorso può essere accolto per le ragioni che si vanno ad esporre.
1.In via preliminare, non si rende necessario integrare il contraddittorio nei confronti degli enti evocati dal che sono e restano terzi rispetto al presente giudizio. Controparte_1
Il rapporto di lavoro intercorre tra la ricorrente ed il , datore di lavoro della medesima, come figura CP_1 dai documenti prodotti quali lo stato matricolare (doc. n. 1 res.) ed il contratto individuale sottoscritto (doc.
n. 1 ric.). Cont Nella pacifica circostanza di quanto sopra accertato, sussistono plurimi elementi per ritenere che il sia unico legittimato passivo della pretesa della ricorrente e che non si renda opportuno integrare il Contr CP_ contraddittorio nei confronti della Presidenza del Consiglio, del e di CP_ Come è dato evincere dalla Circolare n. 27 del 31 Gennaio 2024, l'esonero in questione trova applicazione con esclusivo riferimento alla contribuzione a carico della lavoratrice madre con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, sostanziandosi in un abbattimento della contribuzione previdenziale fino al limite massimo di € 3.000,00 annui, da riparametrare su base mensile.
È il datore di lavoro ad essere destinatario della comunicazione del dipendente di volersi avvalere dell'esonero con informazione sul numero dei figli e relativi codici fiscali (si veda il c.d. “capitolo 7” della Circolare, intitolato, “Istruzioni Operative”); è il datore di lavoro (nella specie, il M.I.M. resistente) a dover effettuare le CP_ relative denunce ad e a compilare i moduli Uniemens (si veda pur sempre il “capitolo 9” della Circolare
n. 27/2024, già citata).
È l'amministrazione scolastica e non il MEF, infine, a mettere a disposizione l'applicativo informatico in cui, tramite accesso dal SIDI, le lavoratrici madri (a tempo indeterminato) possono comunicare la volontà di beneficiare della misura.
Infine, ma non da ultimo, la ricorrente domanda in questa sede l'accertamento della illegittimità della trattenuta previdenziale operata in busta paga, previa disapplicazione della normativa interna contrastante con la clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a termine, con condanna del datore di lavoro sostanziale al pagamento della somma, avente natura retributiva, ed è noto che, secondo le pronunce della Corte di
Cassazione cui si ritiene di non discostarsi, siffatta azione sia proponibile esclusivamente dal lavoratore nei confronti del solo datore di lavoro laddove questo sia rimasto negligente nell'esercizio dell'azione di ripetizione verso l'Istituto (cfr. Cass. civ. Sez. lavoro, 11/01/2006, n. 239; conforme Cass. civ. Sez. lavoro,
14/04/2010, n. 8888; Cass. civ. Sez. lavoro, 15/12/1995, n. 12855; Cass. sez. lav., sent. n. 12842 del
27.12.1993; Cass. n. 1536 del 17.02.1994; Cass. civ. Sez. lavoro Ord., 17/03/2022, n. 8789).
Dacché, dunque, il lavoratore resta soggetto estraneo al rapporto previdenziale, salvo il diritto di rivalsa, ex CP_ art. 2115 comma 2 c.c., non è possibile chiamare in giudizio Il lavoratore non ha alcuna azione nei confronti dell'ente previdenziale per la restituzione di contributi che siano stati indebitamente versati dal datore di lavoro, legittimato attivo della quale è solo quest'ultimo, anche per la parte imputabile al lavoratore
Pag. 3 di 11 (cfr. Cass. civ. Sez. lavoro Ord., 17/03/2022, n. 8789; Cass. civ. Sez. lavoro, 25/09/2002, n. 13936; si veda altresì, come orientamento conforme, Cass. Sez. Lav., sent. n. 8175 del 16.06.2001). Cont Infatti, la prospettazione del , secondo l'orientamento della Corte di Cassazione sopra richiamato, riguarda il differente ordine di rapporti rispetto ad verso cui il lavoratore resta estraneo, in quanto CP_6 unico soggetto passivo dell'obbligazione risulta essere il datore di lavoro, debitore dei contributi.
Per i motivi suddetti, il rapporto giuridico sostanziale non può che intercorrere tra la ricorrente ed il rispettivo datore di lavoro e non deve essere integrato il contraddittorio nei confronti dei soggetti indicati.
Non sono condivisibili le ulteriori considerazioni ministeriali sullo stato della finanza pubblica e sulla platea dei potenziali destinatari – assunti a termine madri- che potrebbero ricorrere ad un Tribunale, al pari della odierna ricorrente, per il riconoscimento del beneficio, trattandosi di argomentazioni non giuridiche, che risultano irrilevanti in relazione a quello che l'oggetto del giudizio ed all'azione coltivata dalla ricorrente.
2. Per completezza, occorre ripercorrere la normativa in argomento.
Il c.d. “bonus mamme” rappresenta una misura di sostegno al reddito netto introdotta dall'art. 1 commi 180 e
181 della L. n. 213 del 30 dicembre 2023 (c.d. “legge di Bilancio 2024”) per le lavoratrici madri con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, consistente nell'esonero della trattenuta dei contributi previdenziali per l'invalidità, vecchiaia e superstiti, entro la soglia di € 3.000 annui, modulabili su base mensile.
Non è superfluo rammentare che l'esonero è stato esteso in via sperimentale alle lavoratrici madri di due figli assunte a tempo indeterminato fino al 31 dicembre 2024 (secondo quello che è il caso che ci occupa).
Le disposizioni di rilievo vengono di seguito riportate per comodità espositiva: (comma 180) “fermo restando quanto previsto al comma 15, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026 alle lavoratrici madri di tre o più figli con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ad esclusione dei rapporti di lavoro domestico, è riconosciuto un esonero del 100 per cento della quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore fino al mese di compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo, nel limite massimo annuo di 3.000 euro riparametrato su base mensile. (comma 181) L'esonero di cui al comma 180 è riconosciuto, in via sperimentale, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024 anche alle lavoratrici madri di due figli con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ad esclusione dei rapporti di lavoro domestico, fino al mese del compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo”.
Come espresso dalla Circolare n. 27 del 31 Gennaio 2024, l'esonero contributivo in oggetto è rivolto CP_6
a tutti i rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, sia instaurati che instaurandi nel periodo di vigenza dell'esonero, dei settori pubblico e privato, ivi compreso il settore agricolo, con la sola esclusione dei rapporti di lavoro domestico, con esclusivo riferimento alle lavoratrici madri di tre o più figli.
Per la sola “annualità” del 2024 – dal 1 gennaio 2024 al 31 dicembre 2024 - l'esonero contributivo è esteso in via sperimentale alle lavoratrici madri di due figli. CP_ Deve osservarsi che la natura “alternativa” del beneficio, ricavabile dal tenore della circolare n. 27/2024,
Pag. 4 di 11 capitolo 6 (“coordinamento con altre agevolazioni”, che presenta il seguente periodo: “con particolare riferimento all'eventuale regime di cumulo con altre riduzioni sulla quota contributiva a carico del lavoratore, si precisa ulteriormente che
l'esonero di cui all'articolo 1, commi 180 e 181, della legge di Bilancio 2024, risulta strutturalmente alternativo all'esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti (quota IVS) a carico del lavoratore previsto dall'articolo 1, comma 15, della medesima legge non osta ad una sua concessione”), interpretativo dell'inciso del comma
180 dell'art. 1 della L. n. 213/2023: “fermo restando quanto previsto al comma 15 […]”, non osta ad un suo eventuale riconoscimento, posto che trattasi di misure differenti e tra loro opzionabili da parte della lavoratrice madre con figli minorenni.
Che la lavoratrice assunta con contratto a termine, madre di due figli, opzioni l'estensione al proprio caso del beneficio dell'esonero contributivo ex lege di Bilancio 2024, art. 1 commi 180 e 181, non deve distogliere dal fatto che tale è la scelta della stessa, manifestata nel rispetto del divieto di cumulo dei benefici e della strutturale alternatività degli stessi. Per ciò solo la tesi ministeriale non coglie nel segno.
Infatti, nel presente giudizio la ricorrente, assunta a termine per l'a.s. 2023/2024 con contratto al 31.08.2024, domanda l'accertamento dell'illegittimità della trattenuta operata dal perché foriera di una disparità CP_1 di trattamento rispetto alla dipendente madre assunta a tempo indeterminato, in quanto, secondo la tesi,
l'esonero contributivo rappresenterebbe “condizione di impiego” ai sensi della clausola 4 comma 1 dell'accordo quadro allegato alla direttiva UE n. 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999.
3.Stando così le cose, è opportuno rammentare che:
a) l'accordo quadro ha una applicazione estensiva nei confronti di tutti i lavoratori che forniscono prestazioni retribuite nell'ambito di un rapporto di lavoro determinato che li vincola al loro datore di lavoro (v., in tal senso, sentenza del 30 giugno 2022, Comunidad de Castilla y León, C-192/21, EU:C:2022:513, punto 26 e giurisprudenza ivi citata);
b) il divieto di un trattamento meno favorevole dei lavoratori a tempo determinato rispetto a quello riservato ai lavoratori a tempo indeterminato, di cui alla clausola 4 dell'accordo quadro, riguarda le “condizioni di impiego” dei lavoratori;
c) secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, il criterio decisivo per stabilire se una misura introdotta da una normativa nazionale rientri nella nozione di “condizioni di impiego” ai sensi della clausola 4 dell'accordo quadro è proprio quello dell'impiego, vale a dire il rapporto di lavoro sussistente tra un lavoratore e il suo datore di lavoro (ordinanza del 18 maggio 2022, Ministero dell'Istruzione (Carta elettronica), C-450/21, EU:C:2022:411, punto 33 e giurisprudenza ivi citata);
d) ai sensi della clausola 1, lettera a), dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, uno degli obiettivi di quest'ultimo è di migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non discriminazione. Del pari, al suo terzo comma, il preambolo dell'accordo quadro precisa che esso
“indica la volontà delle parti sociali di stabilire un quadro generale che garantisca la parità di trattamento ai lavoratori a tempo
Pag. 5 di 11 determinato, proteggendoli dalle discriminazioni”. Il considerando 14 della direttiva 1999/70 precisa, a tal fine, che l'obiettivo dell'accordo quadro consiste, in particolare, nel migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato, fissando “requisiti minimi” atti a garantire l'applicazione del principio di non discriminazione
(sentenza del 17 marzo 2021, Consulmarketing, C-652/19, EU:C:2021:208, punto 48 e giurisprudenza ivi citata);
e) detta clausola dev'essere intesa nel senso che esprime un principio di diritto sociale dell'Unione che non può essere interpretato in modo restrittivo (v., in tal senso, sentenza del 19 ottobre 2023, , Controparte_10
C-660/20, EU:C:2023:789, punto 38 e giurisprudenza ivi citata).
f) detta clausola, che ha effetto diretto, enuncia, al punto 1, un divieto di trattare, per quanto riguarda le
“condizioni di impiego”, i lavoratori a tempo determinato in un modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per l'unico motivo che lavorano a tempo determinato, a meno che un trattamento diverso non sia giustificato da “ragioni oggettive” (v., in tal senso, sentenze dell'8 settembre 2011, Per_1
C-177/10, EU:C:2011:557 punti 56 e 64, nonché del 5 giugno 2018, C-677/16,
[...] Persona_2
EU:C:2018:393, punto 42);
g) è compito dello Stato membro e del giudice nazionale, in ossequio al principio di leale cooperazione (art.
4.3 del Trattato sull'Unione Europea), garantire un obbligo di interpretazione conforme al significato ed alla portata di una direttiva avente effetti diretti nell'ordinamento interno (quale la clausola 4.1 dell'accordo quadro sopra citata) della normativa interna nazionale. Il canone ermeneutico dell'obbligo di interpretazione conforme, come è noto, si estende a tutti i giudici nazionali, grava su tutte le norme interne, si impone rispetto al diritto comunitario nel suo complesso.
Come è stato ripetutamente affermato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, altresì di recente nella pronuncia resa nel procedimento C-582/21, “occorre ricordare che il principio di interpretazione conforme del diritto nazionale è inerente al sistema dei Trattati, in quanto consente ai giudici nazionali di assicurare, nell'ambito delle loro competenze, la piena efficacia del diritto dell'Unione quando risolvono la controversia ad essi sottoposta (sentenza del 21 gennaio
2021, Whiteland Import Export, C-308/19, EU:C:2021:47, punto 61 e giurisprudenza ivi citata). […] In forza di tale principio, spetta ai giudici nazionali, tenendo conto di tutte le norme del diritto nazionale e applicando i metodi di interpretazione riconosciuti da quest'ultimo, decidere se e in quale misura una disposizione di diritto nazionale possa essere interpretata conformemente alle disposizioni pertinenti del diritto dell'Unione (sentenza del 17 aprile 2018, Egenberger, C-414/16,
EU:C:2018:257, punto 71 e giurisprudenza ivi citata)” (cfr. sentenza della Corte (Grande Sezione) del 9 aprile
2024, capitoli 61-62)(cfr. capitolo 30 della pronuncia resa dalla Corte (Seconda Sezione) nel procedimento
C-308/19, sentenza del 21 gennaio 2021, in cui il dovere di interpretazione conforme del diritto nazionale viene esteso pure ad atti comunitari non aventi efficacia vincolante, come le decisioni quadro;
in senso conforme, si veda quanto a suo tempo esposto dalla Corte di Giustizia nella causa C-106/89 con sentenza del 13 novembre 1990, “l'obbligo degli Stati membri, derivante da una direttiva, di conseguire il risultato da questa
Pag. 6 di 11 contemplato, come pure l'obbligo loro imposto dall'art. 5 del Trattato, di adottare tutti i provvedimenti generali o particolari atti
a garantire l'adempimento di tale obbligo, valgono per tutti gli organi degli Stati membri, ivi compresi, nell'ambito di loro competenza, quelli giurisdizionali. Ne consegue che nell'applicare il diritto nazionale, a prescindere dal fatto che si tratti di norme precedenti o successive alla direttiva, il giudice nazionale deve interpretare il proprio diritto nazionale alla luce della lettera
e dello scopo della direttiva onde conseguire il risultato perseguito da quest'ultima e conformarsi pertanto all'art. 189, terzo comma, del Trattato”).
4.Consimili e granitiche coordinate ermeneutiche comunitarie non lasciano dubbi interpretativi atti a far ritenere necessario un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea;
sicché una interpretazione conforme alla clausola della direttiva auto-esecutiva non può che far propendere per l'accoglimento della pretesa, avuto riguardo a quelli che i seguenti elementi così riepilogati:
- è assunta con contratto a tempo determinato, in servizio presso l'I.C. “Della Parte_1
Margherita” di Vizzolo Predabissi per il periodo dal 12.09.2023 al 31.08.2024 (docc. nn. 1 ric., 1 res.);
- le rispettive condizioni di lavoro sono comparabili con l'assunto a tempo indeterminato, non avendo il Cont
addotto ragioni per ritenere il contrario;
, dunque, risulta svolgere medesime Parte_1 mansioni in Scuole Primarie con orario settimanale completo, alle medesime condizioni di un assunto a tempo indeterminato di ruolo (si vedano altresì i dati di cui allo stato matricolare prodotto dal CP_1 stesso, doc. n. 1 fasc. res.);
- è madre di due figli di circa 6 anni e di circa 12 anni, , nata il Parte_1 Controparte_3
20.01.2013 e nato il [...] (doc. n. 2 ric., “stato di famiglia” della ricorrente); Parte_2
- la possibilità di chiedere l'esonero contributivo totale della quota a carico del lavoratore fino alla concorrenza della soglia massima introdotta dalla legge è un diritto che la legge riconosce alle lavoratrici madri assunte a tempo indeterminato;
- l'esonero non può che rappresentare una “condizione di impiego”, dacché riguarda direttamente un elemento Cont del rapporto di impiego della lavoratrice alle dipendenze del datore pubblico ( ) incentrato sulla retribuzione, consistente nell'esonero dalla trattenuta in busta paga dei contributi previdenziali;
si tratta pertanto di una previsione che deve essere attratta nella portata – come ripetute volte affermato dalla giurisprudenza, non restrittiva ma espansiva- della clausola self executing n. 4 comma 1 dell'accordo quadro allegato alla Direttiva CE del 1999 in materia di principio di non discriminazione, che vieta che i lavoratori a termine possano essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili;
- la “condizione di impiego” consiste, per la precisione, nell'incremento retributivo dello stipendio di cui godrebbe la lavoratrice, perseguendo la normativa una finalità latamente assistenziale del nucleo familiare della lavoratrice madre;
- proprio la nozione di “condizione di impiego” di cui alla clausola 4 dell'accordo quadro menzionato, invocata dalla ricorrente, deve essere interpretata nel senso da servire come base per una pretesa quale quella avanzata
Pag. 7 di 11 con il presente ricorso (si veda pur sempre, la Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, del 15 aprile 2008, resa nella causa C-268/06, il cui principio è il seguente: “la clausola 4 dell'accordo quadro deve essere interpretata nel senso che le condizioni di impiego ai sensi di quest'ultima inglobano le condizioni relative alle retribuzioni nonché alle pensioni dipendenti dal rapporto di lavoro, ad esclusione delle condizioni relative alle pensioni derivanti da un regime legale di previdenza sociale”; si veda quanto argomentato dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea nel procedimento C-307/05, sentenza resa il 13.09.2007, capitoli da 37 a 42 compresi: “ne consegue che l'accordo quadro mira a dare applicazione al divieto di discriminazione nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, al fine di impedire che un rapporto di impiego di tale natura venga utilizzato da un datore di lavoro per privare questi lavoratori di diritti riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato. 38 Orbene, tale principio di diritto sociale comunitario non può essere interpretato in modo restrittivo. 39 In secondo luogo, poiché l'art. 137, n. 5, CE introduce una deroga alle norme di cui ai nn.
1-4 dello stesso articolo, le materie per le quali il detto numero introduce una riserva devono formare oggetto di interpretazione restrittiva, in modo da non incidere indebitamente sulla portata dei suddetti nn.1-4, né rimettere in causa gli obiettivi perseguiti dall'art. 136
CE. 40 Per quanto riguarda in particolare l'eccezione relativa alle «retribuzioni», di cui all'art. 137, n. 5, CE, essa trova la sua ragion d'essere nel fatto che la determinazione del livello degli stipendi rientra nell'autonomia contrattuale delle parti sociali su scala nazionale, nonché nella competenza degli Stati membri in materia. Ciò posto, è stato giudicato appropriato, allo stato attuale del diritto comunitario, escludere la determinazione del livello delle retribuzioni da un'armonizzazione in base agli artt.
136 CE e seguenti. 41 Tuttavia, la detta eccezione non può essere estesa a ogni questione avente un nesso qualsiasi con la retribuzione, pena svuotare taluni settori contemplati dall'art. 137, n. 1, CE, di gran parte dei loro contenuti. 42 Ne consegue che la riserva di cui all'art. 137, n. 5, CE, non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l'applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione”);
- la ricorrente, lavoratrice a termine, esclusa dal beneficio senza ragione obiettiva, ogni mese soffre di una trattenuta previdenziale mensile, con un peggioramento delle condizioni retributive rispetto al lavoratore assunto a tempo indeterminato che può godere dell'esonero totale con un incremento – fino al tetto massimo annuo, parametrato su base mensile- dello stipendio netto mensile;
lo stesso riconosce l'aumento CP_1 dello stipendio netto in virtù della “decontribuzione” (v. memoria difensiva) e dunque il beneficio di carattere retributivo (la “differenza di retribuzione” secondo le parole della CGUE) è consistente, immediatamente percepibile e previsto – per gli assunti a tempo indeterminato- dalla relazione tecnica che accompagna la legge di bilancio;
inconferente è qualsiasi altra argomentazione spesa dal sull'impossibilità per la CP_1 ricorrente – in caso di esito favorevole- di accedere ad altri benefici connessi al reddito, trattandosi di conseguenze a posteriori di una eventuale pronuncia accertativa del diritto, diverse dalla questione del rispetto della normativa comunitaria, chiara, precisa e incondizionata;
- il predetto beneficio dell'esonero contributivo introdotto dalla norma interna, infatti, riguardando la quota a carico del lavoratore, permette in sostanza un “supplemento retributivo” a cui la ricorrente non può accedere a
Pag. 8 di 11 Cont causa della tipologia di contratto a termine stipulato con il;
Cont
- del resto, lo stesso resistente riconosce che esiste una nozione ampia di retribuzione, alla luce del richiamato art. 157, paragrafo 2 (ex art. 141 del TCE), del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea, nella quale far confluire, come esposto, “tutti gli altri vantaggi pagati […] indirettamente in contanti”, come è la misura in esame;
tale seguente argomentazione ministeriale: “ne deriverebbe, a parere di parte resistente, la legittimità di assicurare il beneficio contributivo in esame soltanto a soggetti che, in virtù di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, possano dare negli anni a seguire un apporto - lavorativo e contributivo - in maniera senza dubbio maggiore rispetto a lavoratrici
a tempo determinato, in ossequio al principio di proporzionalità e al principio di solidarietà”, conferma che la diversità di trattamento è fondata unicamente sulla tipologia (se a termine o no) del rapporto di lavoro, ciò che evidentemente non può essere;
- la legge assegna lo sgravio mensile (non oggetto di trattenuta) alla lavoratrice madre con figli, tracciando una distinzione normativa con riferimento alla tipologia del rapporto di lavoro – se a termine o se a tempo indeterminato-; Cont
- il , non contestando i fatti costitutivi della pretesa della ricorrente ex art. 115 comma 1 c.p.c., non eccepisce, peraltro, alcuna evidente ragione oggettiva atta a giustificare tale differenziazione di trattamento, alla luce della normativa interna e comunitaria;
- una differente interpretazione che promuova la non disapplicazione della normativa interna sarebbe foriera di un risultato concreto (ovvero: esclusione, priva di ragione, del lavoratore dal beneficio a causa dell'assunzione a termine) che la direttiva mira espressamente ad escludere.
Consegue da tali considerazioni e dal dovere di interpretazione conforme alla direttiva ed al divieto di discriminazioni, che la domanda merita di essere accolta e che deve essere accertato il diritto di Pt_1
ad usufruire dello sgravio contributivo previsto dalla L. n. 213/2023 art. 1 commi 180 e 181,
[...]
Cont con condanna del al pagamento della quota trattenuta, fino alla concorrenza del massimo di € 3.000,00 annui.
5.Le spese di lite devono essere integralmente compensate tra le parti ai sensi dell'art. 92 comma 2 c.p.c. a causa dell'assoluta novità della questione trattata, dell'assenza di precedenti giurisprudenziali, di legittimità e di merito, rilevanti, della controvertibilità delle questioni affrontate.
P.Q.M.
Il Tribunale di Lodi, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa o assorbita, così dispone:
- accerta il diritto della ricorrente in epigrafe indicata a fruire dell'esonero contributivo previsto dall'art. 1 commi 180 e 181 della L. n. 213/23 del 30 dicembre 2023 (“bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario
2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026”) e condanna il resistente a riconoscere alla CP_1 ricorrente la quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti trattenuta in busta paga, sino al tetto massimo di € 3.000,00 riparametrato su base mensile come previsto dal comma 180 dell'art.
Pag. 9 di 11 1 cit. per gli assunti a tempo indeterminato;
- compensa integralmente le spese del giudizio tra le parti ai sensi dell'art. 92 comma 2 c.p.c.
Sentenza resa ex articolo 429 c.p.c., pubblicata mediante lettura in udienza ed allegazione al verbale.
Così deciso in Lodi, il 19 marzo 2025
Il Giudice del Lavoro dott. Francesco Manfredi
NOTA La divulgazione del presente provvedimento, al di fuori dell'ambito strettamente processuale, è condizionata all'eliminazione di tutti i dati sensibili in esso contenuti ai sensi della normativa sulla privacy di cui al d.lgs. 30.6.2003 n. 196 e ss. modificazioni e integrazioni.
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