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Sentenza 13 aprile 2025
Sentenza 13 aprile 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Reggio Calabria, sentenza 13/04/2025, n. 625 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Reggio Calabria |
| Numero : | 625 |
| Data del deposito : | 13 aprile 2025 |
Testo completo
N. R.G. 1541/2024
TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA PRIMA SEZIONE CIVILE SEZIONE SPECIALIZZATA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE, PROTEZIONE INTERNAZIONALE E LIBERA CIRCOLAZIONE CITTADINI UE
Il Tribunale, nella persona del Giudice Francesca Rosaria Plutino, ha pronunciato la seguente
SENTENZA ex art. 281 sexies c.p.c.
Nella causa iscritta al n. R.G. 1541/2024 promossa da:
nata a [...] -in Brasile- il 26.11.1983 e Controparte_1 [...]
nato a [...] il [...] nella città di San Paolo/SP (Brasile), entrambi Controparte_2
n.q. di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sui figli minori
[...]
nata il [...] nella città di Santos – in Brasile e Persona_1 [...]
nata il [...] nella città di Santos/SP (Brasile). Tutti residenti in [...]
Avenida Moura Ribeiro n°125 – 11070-061 - Santos/SP (Brasile), rappresentati e difesi dall' avvocato
Mariangela Granata e dall'avvocato Gioacchino Granata ed elettivamente domiciliati presso il loro studio sito in Reggio Calabria (RC), alla via Santa Caterina, n° 134, come da procura autentica e tradotta, nonché munita di apostilla allegata al ricorso
-ricorrente-
Contro
(CF ), in persona del pro tempore, Controparte_4 P.IVA_1 CP_5
rappresentato e difeso ex lege dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria
- resistente non costituita - pagina 1 di 8 Con l'intervento del Pubblico Ministero presso il Tribunale di Reggio Calabria.
Oggetto: ricorso per il riconoscimento della cittadinanza italiana.
MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO
Con ricorso ex art. 281 decies c.p.c., ritualmente notificato, i ricorrenti convenivano in giudizio il al fine di ottenere il riconoscimento dello status di cittadini italiani iure Controparte_4
sanguinis, deducendo di essere discendenti del cittadino italiano (generalizzato Parte_1
anche come o o o nato a [...] Parte_1 Persona_2 Persona_2
(Reggio Calabria), in data 20.10.1891 (cfr. doc. in atti n. 3), che dopo essere emigrato in Brasile ha sposato in data 03.04.1915 (cfr. doc. in atti n. 6). Dalla loro unione matrimoniale era Persona_3
nato, il 16.04.1920 nella città di San Paolo in Brasile, il figlio (cfr. Persona_4
doc. in atti n. 7). L'avo era poi deceduto in Brasile, senza aver mai acquisito la cittadinanza brasiliana per naturalizzazione né avendo mai rinunciato allo status civitatis d'origine (cfr. doc. in atti n. 4 e 5).
In particolare, nell'atto introduttivo, precisava che in data 17.02.1949 Persona_4
aveva contratto matrimonio con (cfr. doc. in atti n.8), la quale aveva Persona_5
acquisito il cognome del marito e, dalla loro unione, era nata in data [...], la figlia Persona_6
(cfr. doc. in atti n.9).
In data 01.07.1978, quest'ultima aveva contratto matrimonio con (cfr. doc. in atti n.10), CP_6
acquisendo il cognome del marito e, dalla loro unione, in data 26/11/1983, era nata l'odierna ricorrente
(cfr. doc. in atti n.10) che, a sua volta, in data 20.07.2012 ha Controparte_1
contratto matrimonio con (cfr. doc. in atti n.12) e da tale unione Controparte_2
sono nati i due figli in data 07.01.2013, e Persona_1
in data 16.04.2022 (cfr. doc. in atti nn.13 e 14), Controparte_3
entrambi anch'essi odierni ricorrenti.
Conseguentemente, la parte ricorrente chiedeva di ordinare al e, per esso, Controparte_4 all'ufficiale dello Stato Civile competente, di procedere alle relative iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge nei registri dello stato civile, della cittadinanza, provvedendo altresì alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti.
Il , in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso ex lege CP_4 CP_4 dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria, si costituiva in giudizio, chiedendo il pagina 2 di 8 rigetto della domanda avversaria, siccome inammissibile ed infondata.
Il Pubblico Ministero, tramite visto apposto telematicamente in data 28.06.2024, NULLA OPPONEVA all'accoglimento del ricorso.
All'udienza del 24 marzo 2025 la ricorrente insisteva per l'accoglimento del ricorso riportandosi alle conclusioni del proprio atto introduttivo e contestava le eccezioni e difese avversarie.
***
Preliminarmente va affermata la competenza della Sezione Specializzata in materia di Immigrazione,
Protezione Internazionale e Libera circolazione dei cittadini UE presso il Tribunale di Reggio Calabria, ai sensi dall'art. 1 co. 36 e co. 37 L. 206/2021 che ha introdotto all'art. 4, comma 5, del d.l. n. 13/2017, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 46/2017 il seguente periodo: «Quando l'attore risiede all'estero le controversie di accertamento dello stato di cittadinanza italiana sono assegnate avendo riguardo al comune di nascita del padre, della madre o dell'avo cittadini italiani».
Inoltre, nel merito, giova rilevare che, nonostante possano rinvenirsi documenti, anche presso l'Anagrafe di Stato Civile Brasiliana, nei quali il capostipite in luogo di sia stato Parte_1
generalizzato come (figlio di e cfr Persona_2 Persona_7 Persona_8
certificato di matrimonio doc.6) sposato con si ritiene che non vi siano dubbi sul fatto Persona_9
che trattasi della medesima persona data l'assonanza delle generalità, nonostante l'errata traduzione o storpiatura dei nomi originari.
A tal riguardo, si precisa che, per l'analisi della titolarità dello stato di cittadino italiano, ciò che rileva
è, verificata la correttezza dell'avo italiano, il rapporto di parentela in linea retta tra l'avo italiano emigrato e i suoi discendenti. Eventuali errori di grafia nei nomi e cognomi sono dovuti al fatto che gli ufficiali di stato civile non conoscevano la lingua italiana e, molto spesso, gli emigranti italiani e i loro discendenti erano analfabeti o non conoscevano la lingua del paese straniero e, pertanto, non riuscivano a controllare la correttezza delle informazioni contenute negli atti di stato civile. Consapevole di tale fenomeno, lo stesso , con la circolare n. 56-6/420 del 5 gennaio 1952 Controparte_7 sottolineava l'inutilità di procedere alla correzione di atti di stati civile formati all'estero, anche al fine di evitare oneri di spese rilevanti a carico degli interessati. Nello stesso senso si è pronunciato il medesimo nella nota del 28 settembre 1998 (prot. 1/50-FG-84/3597), Controparte_7 avente ad oggetto il “Riconoscimento del possesso della cittadinanza italiana, a cittadini stranieri di ceppo italiano”. Inoltre, ai fini della tutela del nome e dell'identità personale, va ricordato che la stessa
Corte costituzionale, con la sentenza del 3 febbraio 1994, n. 13, ha ritenuto che: “accanto alla tradizionale funzione del cognome quale segno identificativo della discendenza familiare, con le tutele
pagina 3 di 8 conseguenti a tale funzione, occorre riconoscere che il cognome stesso in alcune ipotesi già gode di una distinta tutela anche nella sua funzione di strumento identificativo della persona, e che, in quanto tale, costituisce parte essenziale ed irrinunciabile della personalità. Da qui l'esigenza di protezione dell'interesse alla conservazione del cognome, attribuito con atto formalmente legittimo, in presenza di una situazione nella quale con quel cognome la persona sia ormai individuata e conosciuta nell'ambiente ove vive”. La Corte specificava, altresì, che: “tra i diritti che formano il patrimonio irretrattabile della persona umana l'art. 2 della Costituzione riconosce e garantisce anche il diritto all'identità personale” (…); “Tra i tanti profili, il primo e più immediato elemento che caratterizza
l'identità personale è evidentemente il nome - singolarmente enunciato come bene oggetto di autonomo diritto nel successivo art. 22 della Costituzione - che assume la caratteristica del segno distintivo ed identificativo della persona nella sua vita di relazione”. Ne risulta che ove la linea di discendenza è chiara e desumibile da elementi oggettivi, deve essere preservato il diritto all'identità personale.
Si ritiene, pertanto, che ci siano sufficienti elementi per ritenere che l'avo originario dei ricorrenti fosse
nato a [...] il [...], considerato che le discrepanze Parte_1
riscontrate sono verosimilmente addebitabili ad errori materiali commessi dagli ufficiali dello stato civile.
Pertanto, deve ritenersi che i ricorrenti abbiano assolto all'onere della prova della discendenza ininterrotta dall'originario avo.
Occorre a questo punto verificare se sussistano i presupposti per il riconoscimento della cittadinanza italiana.
Orbene, nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge sulla cittadinanza n.
555 del 1912 e dall'attuale legge n. 91 del 1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario iure sanguinis e lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile e può essere riconosciuto in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano, occorrendo, quale unica condizione, che la catena di trasmissione della cittadinanza non si sia interrotta per naturalizzazione o per rinuncia di uno degli ascendenti prima della nascita del figlio cui si vorrebbe trasmettere la cittadinanza (cfr.
Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 25317 del 24 agosto 2022).
Pertanto, ai sensi dell'art. 1 della L. n. 91/1992 è cittadino italiano per nascita il figlio di genitori cittadini. In applicazione del predetto principio, il discendente di emigrato italiano, il quale non abbia conseguito la cittadinanza straniera, può rivendicare a sua volta la cittadinanza italiana jure sanguinis.
Da ciò deriva la concreta possibilità che i discendenti di seconda, terza e quarta generazione, ed oltre, di emigrati italiani, siano dichiarati cittadini italiani per filiazione.
pagina 4 di 8 Qualora sussista, come nel caso di specie, la discendenza diretta per linea paterna da cittadino italiano il riconoscimento dello status civitatis spetta al e la relativa domanda può essere Controparte_4 presentata in via amministrativa, o presso l'Autorità consolare se il richiedente risiede all'estero, oppure in via giudiziale mediante ricorso da proporsi dinanzi al Tribunale competente. In applicazione dell'art. 3 DPR 362/1994 (Regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana) è previsto che l'Amministrazione competente per tali procedimenti debba provvedere alla loro definizione entro il termine di 730 giorni dalla data di presentazione della domanda, cosicché l'istante si veda riconosciuto in tempi brevi un diritto soggettivo di cui gode. A fronte delle previsioni di legge in parola, che stabiliscono “termini determinati e certi” per la definizione dei procedimenti, la mancata evasione della richiesta nell'osservanza dei termini ex lege, in difetto di espressa previsione legislativa, non può considerarsi una condizione di procedibilità, proponibilità o ammissibilità della domanda. Invero, muovendo dalla nozione di improcedibilità, quale conseguenza sanzionatoria di un comportamento procedurale omissivo, derivante dal mancato compimento di un atto espressamente configurato come necessario nella sequenza procedimentale, deve concludersi che detta sanzione debba essere espressamente prevista, giacché non si verte – in tema di sanzioni processuali – in materia suscettibile di applicazione analogica. Inoltre, poiché le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità o di ammissibilità, costituiscono una deroga all'esercizio del diritto di agire in giudizio garantito dall'art. 24 Cost, esse non possono neppure essere interpretate in senso estensivo.
Non può, comunque, prescindersi dall'ulteriore circostanza che la linea di discendenza dei ricorrenti viene documentata puntualmente attraverso certificazioni anagrafiche – ove straniere – tradotte e munite di apostille. Dall'esame di tale documentazione emerge, infatti, che la linea di discendenza che riconduce all'avo italiano non contempla passaggi per via materna intervenuti prima dell'entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale.
Ciò è rilevante, in quanto nessun ostacolo normativo può opporsi – neppure ratione temporis - alla trasmissione della cittadinanza italiana sulla base della legge vigente al momento in cui i singoli discendenti sono venuti al mondo.
Se dunque, non ad una lettura giurisprudenziale ma all'applicazione della normativa vigente, si deve la trasmissione della cittadinanza, la domanda deve essere esaminata sotto il profilo dell'interesse ad agire, posto che in linea di principio la richiesta dovrebbe essere vagliata ed evasa favorevolmente in via amministrativa senza necessità di ricorso al giudice. A tal proposito, va considerato che le
Amministrazioni statali, ai sensi dell'art. 2 della Legge n. 241 del 07/08/1990 devono concludere i procedimenti di propria competenza entro termini determinati e certi.
pagina 5 di 8 Orbene, si osserva che i ricorrenti deducono di avere tentato invano di formulare la richiesta di cittadinanza presso il Consolato generale d'Italia a San Paolo attraverso il portale a ciò dedicato
“Prenot@mi”, per come si evince dal documento n. 15 allegato al ricorso, evidenziando l'impossibilità di fissare un appuntamento al fine della richiesta di riconoscimento del proprio status civitatis italiano iure sanguinis ai sensi della Legge n. 91 del 05.02.1992 in via amministrativa al competente Consolato brasiliano.
Infatti, come è possibile ricavare dalle schermate allegate al ricorso ai n. 15 e 16, il sistema - in occasione dei tentativi esperiti il 09.10.2023 e il 10.10.2023 – ha restituito il seguente messaggio:
“Questa lista ha già raggiunto il limite massimo di iscrizioni per il mese corrente. Vi invitiamo a riprovare il prossimo mese” . Inoltre, come si evince dall'allegato n. 16, in data 17.01.2024, il
Consolato generale d'Italia a San Paolo comunicava che stava procedendo con le convocazioni delle richieste avanzate nel biennio 2013 – 2014.
Pertanto, dall'impossibilità di inoltrare la domanda di cittadinanza in via amministrativa deriva l'interesse ad agire della parte ricorrente ex art. 100 c.p.c., non potendo queste contare sulla tempestiva evasione delle proprie richieste nel termine di legge (730 giorni di cui all'art. 3 DPR 362/1994 -
Regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana), il che comporta un sostanziale diniego del diritto e giustifica l'accesso alla via giurisdizionale.
Ciò detto, per quanto attiene ai cittadini italiani emigrati in Brasile in epoca pre-costituzionale, occorre richiamare la posizione costante della giurisprudenza rispetto al c.d. “Decreto della Grande
Naturalizzazione brasiliana” del 1889 che stabiliva che “sarebbero stati considerati cittadini brasiliani tutti gli stranieri residenti in [...]alla data del 15 novembre 1889, salvo dichiarazione in contrario fatta innanzi al rispettivo comune, nel termine di sei mesi dalla data di pubblicazione del Decreto”. La citata norma non fu ritenuta applicabile dalla giurisprudenza e in tal senso rileva la sentenza della Corte di Cassazione di Napoli del 05.10.1907 che sottolineò che ai sensi delle disposizioni generali del
Codice Civile del 1865, all'epoca vigente, in nessun caso le leggi di un paese straniero potevano derogare alle leggi proibitive del regno e che concernono le persone, i beni e gli atti. La cittadinanza sulla base delle leggi dell'epoca si perdeva solo in caso di rinuncia espressa o trasferimento della residenza all'estero ovvero in caso di ottenimento della cittadinanza estera (art. 11, comma 1, c.c. Del
1865). La successiva legge n. 555/1912, in linea di continuità con il disposto suddetto, poneva in evidenza come la rinuncia alla cittadinanza dovesse sostanziarsi in un atto consapevole e volontario stante la natura stessa del diritto di cittadinanza, personale e assoluto, permanente e imprescrittibile.
Invero, già nella vigenza della precedente normativa di cui al Codice civile la perdita della cittadinanza pagina 6 di 8 poteva conseguire solo ed esclusivamente ad un atto volontario del cittadino da cui potesse desumersi una rinuncia tacita alla cittadinanza italiana (cfr. Cass. SU n. 25317/2022: “L'istituto della perdita della cittadinanza italiana, disciplinato dal codice civile del 1865 e dalla l. n. 555 del 1912, ove inteso in rapporto al fenomeno di cd. grande naturalizzazione degli stranieri presenti in Brasile alla fine dell'Ottocento, implica un'esegesi restrittiva delle norme afferenti, nell'alveo dei sopravvenuti principi costituzionali, essendo quello di cittadinanza annoverabile tra i diritti fondamentali;
in questa prospettiva, l'art. 11, n. 2, c.c. 1865, nello stabilire che la cittadinanza italiana è persa da colui che abbia "ottenuto la cittadinanza in paese estero", sottintende, per gli effetti sulla linea di trasmissione
"iure sanguinis" ai discendenti, che si accerti il compimento, da parte della persona all'epoca emigrata, di un atto spontaneo e volontario finalizzato all'acquisto della cittadinanza straniera - per esempio integrato da una domanda di iscrizione nelle liste elettorali secondo la legge del luogo -, senza che l'aver stabilito all'estero la residenza, o anche l'aver stabilizzato all'estero la propria condizione di vita, unitamente alla mancata reazione ad un provvedimento generalizzato di naturalizzazione, possa considerarsi bastevole a integrare la fattispecie estintiva dello "status" per accettazione tacita degli effetti di quel provvedimento.”).
Ne consegue che la cittadinanza brasiliana “iure loci” non può mai comportare la perdita della cittadinanza da parte dei discendenti di un avo, in mancanza di un atto volontario (come, ad esempio,
l'iscrizione alle liste elettorali), da cui potersi desumere inequivocabilmente detta volontà.
Sulla base delle circostanze esposte e della documentazione in atti, tradotta ed apostillata, risulta provata la discendenza diretta dei ricorrenti “per via paterna” dall'antenato cittadino e, quindi, la cittadinanza italiana è stata trasmessa senza interruzione fino agli odierni ricorrenti.
In particolare, l'avo italiano nato a [...], in data [...] - Parte_1
(cfr. doc. in atti n. 3) e sposatosi il 03.04.1915 in Brasile con (cfr. doc. in atti n. 6), ha Persona_3
trasmesso la cittadinanza al figlio nato il [...] (cfr. doc. in atti n. Persona_4
7); quest'ultimo unitosi in matrimonio con il 17/02/1949 (cfr. doc. in Controparte_8
atti n. 8), ha generato la figlia nata il [...] (cfr. doc. in atti n. 9), la quale ha Persona_6
contratto matrimonio con in data 01.07.1978 (cfr. doc. in atti n. 9 e 10), acquistando CP_6
il cognome del marito.
Da detta unione coniugale è nata in data 26.11.1983 (cfr. doc. in Controparte_1
atti n. 11), odierna ricorrente.
In ultimo, la ricorrente ha sposato Controparte_1 CP_2 CP_2
, in data 20/07/2012 (cfr. doc. in atti n. 12), generando le due figlie
[...] [...]
in data 07.01.2013 (cfr. doc. in atti n. 13), e Persona_1 Persona_1
pagina 7 di 8 in data 16.04.2022 (cfr. doc. in atti n. 14), anch'esse odierne ricorrenti. Controparte_3
è morto senza aver mai acquisito la cittadinanza brasiliana per naturalizzazione (cfr. Parte_1 doc. in atti n. 4 e 5 ) né avendo mai rinunciato allo status civitatis d'origine.
Pertanto, in quanto cittadino italiano, ha trasmesso “iure sanguinis” la cittadinanza Parte_1
al proprio figlio e ai relativi discendenti.
Deve, dunque, essere accolta la domanda e per l'effetto i ricorrenti devono essere dichiarati cittadini italiani iure sanguinis, disponendosi l'adozione da parte del dei provvedimenti Controparte_4
conseguenti.
Infine, tenuto conto della natura della procedura, sussistono gravi ed eccezionali ragioni per compensare le spese di lite ex art. 92 c. 2 c.p.c.. Sul punto si osserva che è proprio l'oggettivo carico di lavoro di cui gli uffici consolari sono gravati a causa della presentazione di un numero rilevantissimo di domande di riconoscimento della cittadinanza italiana a costituire giustificato motivo per procedere alla predetta compensazione delle spese di lite, posto che qualunque tipo di organizzazione dei servizi consolari, peraltro non rientranti nella competenza né del né della Procura della Controparte_4
Repubblica, non sarebbero in grado di assorbire gli attuali flussi che per legge devono sottostare a rigorose ed opportune indagini dell'ufficio consolare, facendo uso di tutti i mezzi di prova ammessi dalla legislazione nazionale e da quella locale, questo anche a tutela della sicurezza della Repubblica.
P.Q.M.
Il Tribunale di Reggio Calabria, in composizione monocratica, ogni altra istanza, deduzione ed eccezione disattesa o assorbita, definitivamente pronunciando, così dispone:
- accoglie il ricorso e, per l'effetto, riconosce in capo ai ricorrenti: Controparte_1
nata a [...] -in Brasile il 26.11.1983; nata il Persona_1
07.01.2013 nella città di Santos – in Brasile e nata il Controparte_3
16.04.2022 nella città di Santos/SP (Brasile), il diritto alla cittadinanza italiana;
– ordina al o, per esso, all'Ufficiale dello Stato civile competente di procedere Controparte_9
alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge nei registri dello stato civile della cittadinanza provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
– compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio.
Sentenza resa ex articolo 281 sexies ultimo comma c.p.c..
Così deciso in Reggio Calabria il 12.04.2025
Il giudice unico
Dott.ssa Francesca Rosaria Plutino
pagina 8 di 8
TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA PRIMA SEZIONE CIVILE SEZIONE SPECIALIZZATA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE, PROTEZIONE INTERNAZIONALE E LIBERA CIRCOLAZIONE CITTADINI UE
Il Tribunale, nella persona del Giudice Francesca Rosaria Plutino, ha pronunciato la seguente
SENTENZA ex art. 281 sexies c.p.c.
Nella causa iscritta al n. R.G. 1541/2024 promossa da:
nata a [...] -in Brasile- il 26.11.1983 e Controparte_1 [...]
nato a [...] il [...] nella città di San Paolo/SP (Brasile), entrambi Controparte_2
n.q. di genitori esercenti la responsabilità genitoriale sui figli minori
[...]
nata il [...] nella città di Santos – in Brasile e Persona_1 [...]
nata il [...] nella città di Santos/SP (Brasile). Tutti residenti in [...]
Avenida Moura Ribeiro n°125 – 11070-061 - Santos/SP (Brasile), rappresentati e difesi dall' avvocato
Mariangela Granata e dall'avvocato Gioacchino Granata ed elettivamente domiciliati presso il loro studio sito in Reggio Calabria (RC), alla via Santa Caterina, n° 134, come da procura autentica e tradotta, nonché munita di apostilla allegata al ricorso
-ricorrente-
Contro
(CF ), in persona del pro tempore, Controparte_4 P.IVA_1 CP_5
rappresentato e difeso ex lege dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria
- resistente non costituita - pagina 1 di 8 Con l'intervento del Pubblico Ministero presso il Tribunale di Reggio Calabria.
Oggetto: ricorso per il riconoscimento della cittadinanza italiana.
MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO
Con ricorso ex art. 281 decies c.p.c., ritualmente notificato, i ricorrenti convenivano in giudizio il al fine di ottenere il riconoscimento dello status di cittadini italiani iure Controparte_4
sanguinis, deducendo di essere discendenti del cittadino italiano (generalizzato Parte_1
anche come o o o nato a [...] Parte_1 Persona_2 Persona_2
(Reggio Calabria), in data 20.10.1891 (cfr. doc. in atti n. 3), che dopo essere emigrato in Brasile ha sposato in data 03.04.1915 (cfr. doc. in atti n. 6). Dalla loro unione matrimoniale era Persona_3
nato, il 16.04.1920 nella città di San Paolo in Brasile, il figlio (cfr. Persona_4
doc. in atti n. 7). L'avo era poi deceduto in Brasile, senza aver mai acquisito la cittadinanza brasiliana per naturalizzazione né avendo mai rinunciato allo status civitatis d'origine (cfr. doc. in atti n. 4 e 5).
In particolare, nell'atto introduttivo, precisava che in data 17.02.1949 Persona_4
aveva contratto matrimonio con (cfr. doc. in atti n.8), la quale aveva Persona_5
acquisito il cognome del marito e, dalla loro unione, era nata in data [...], la figlia Persona_6
(cfr. doc. in atti n.9).
In data 01.07.1978, quest'ultima aveva contratto matrimonio con (cfr. doc. in atti n.10), CP_6
acquisendo il cognome del marito e, dalla loro unione, in data 26/11/1983, era nata l'odierna ricorrente
(cfr. doc. in atti n.10) che, a sua volta, in data 20.07.2012 ha Controparte_1
contratto matrimonio con (cfr. doc. in atti n.12) e da tale unione Controparte_2
sono nati i due figli in data 07.01.2013, e Persona_1
in data 16.04.2022 (cfr. doc. in atti nn.13 e 14), Controparte_3
entrambi anch'essi odierni ricorrenti.
Conseguentemente, la parte ricorrente chiedeva di ordinare al e, per esso, Controparte_4 all'ufficiale dello Stato Civile competente, di procedere alle relative iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge nei registri dello stato civile, della cittadinanza, provvedendo altresì alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti.
Il , in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso ex lege CP_4 CP_4 dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria, si costituiva in giudizio, chiedendo il pagina 2 di 8 rigetto della domanda avversaria, siccome inammissibile ed infondata.
Il Pubblico Ministero, tramite visto apposto telematicamente in data 28.06.2024, NULLA OPPONEVA all'accoglimento del ricorso.
All'udienza del 24 marzo 2025 la ricorrente insisteva per l'accoglimento del ricorso riportandosi alle conclusioni del proprio atto introduttivo e contestava le eccezioni e difese avversarie.
***
Preliminarmente va affermata la competenza della Sezione Specializzata in materia di Immigrazione,
Protezione Internazionale e Libera circolazione dei cittadini UE presso il Tribunale di Reggio Calabria, ai sensi dall'art. 1 co. 36 e co. 37 L. 206/2021 che ha introdotto all'art. 4, comma 5, del d.l. n. 13/2017, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 46/2017 il seguente periodo: «Quando l'attore risiede all'estero le controversie di accertamento dello stato di cittadinanza italiana sono assegnate avendo riguardo al comune di nascita del padre, della madre o dell'avo cittadini italiani».
Inoltre, nel merito, giova rilevare che, nonostante possano rinvenirsi documenti, anche presso l'Anagrafe di Stato Civile Brasiliana, nei quali il capostipite in luogo di sia stato Parte_1
generalizzato come (figlio di e cfr Persona_2 Persona_7 Persona_8
certificato di matrimonio doc.6) sposato con si ritiene che non vi siano dubbi sul fatto Persona_9
che trattasi della medesima persona data l'assonanza delle generalità, nonostante l'errata traduzione o storpiatura dei nomi originari.
A tal riguardo, si precisa che, per l'analisi della titolarità dello stato di cittadino italiano, ciò che rileva
è, verificata la correttezza dell'avo italiano, il rapporto di parentela in linea retta tra l'avo italiano emigrato e i suoi discendenti. Eventuali errori di grafia nei nomi e cognomi sono dovuti al fatto che gli ufficiali di stato civile non conoscevano la lingua italiana e, molto spesso, gli emigranti italiani e i loro discendenti erano analfabeti o non conoscevano la lingua del paese straniero e, pertanto, non riuscivano a controllare la correttezza delle informazioni contenute negli atti di stato civile. Consapevole di tale fenomeno, lo stesso , con la circolare n. 56-6/420 del 5 gennaio 1952 Controparte_7 sottolineava l'inutilità di procedere alla correzione di atti di stati civile formati all'estero, anche al fine di evitare oneri di spese rilevanti a carico degli interessati. Nello stesso senso si è pronunciato il medesimo nella nota del 28 settembre 1998 (prot. 1/50-FG-84/3597), Controparte_7 avente ad oggetto il “Riconoscimento del possesso della cittadinanza italiana, a cittadini stranieri di ceppo italiano”. Inoltre, ai fini della tutela del nome e dell'identità personale, va ricordato che la stessa
Corte costituzionale, con la sentenza del 3 febbraio 1994, n. 13, ha ritenuto che: “accanto alla tradizionale funzione del cognome quale segno identificativo della discendenza familiare, con le tutele
pagina 3 di 8 conseguenti a tale funzione, occorre riconoscere che il cognome stesso in alcune ipotesi già gode di una distinta tutela anche nella sua funzione di strumento identificativo della persona, e che, in quanto tale, costituisce parte essenziale ed irrinunciabile della personalità. Da qui l'esigenza di protezione dell'interesse alla conservazione del cognome, attribuito con atto formalmente legittimo, in presenza di una situazione nella quale con quel cognome la persona sia ormai individuata e conosciuta nell'ambiente ove vive”. La Corte specificava, altresì, che: “tra i diritti che formano il patrimonio irretrattabile della persona umana l'art. 2 della Costituzione riconosce e garantisce anche il diritto all'identità personale” (…); “Tra i tanti profili, il primo e più immediato elemento che caratterizza
l'identità personale è evidentemente il nome - singolarmente enunciato come bene oggetto di autonomo diritto nel successivo art. 22 della Costituzione - che assume la caratteristica del segno distintivo ed identificativo della persona nella sua vita di relazione”. Ne risulta che ove la linea di discendenza è chiara e desumibile da elementi oggettivi, deve essere preservato il diritto all'identità personale.
Si ritiene, pertanto, che ci siano sufficienti elementi per ritenere che l'avo originario dei ricorrenti fosse
nato a [...] il [...], considerato che le discrepanze Parte_1
riscontrate sono verosimilmente addebitabili ad errori materiali commessi dagli ufficiali dello stato civile.
Pertanto, deve ritenersi che i ricorrenti abbiano assolto all'onere della prova della discendenza ininterrotta dall'originario avo.
Occorre a questo punto verificare se sussistano i presupposti per il riconoscimento della cittadinanza italiana.
Orbene, nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge sulla cittadinanza n.
555 del 1912 e dall'attuale legge n. 91 del 1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario iure sanguinis e lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile e può essere riconosciuto in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano, occorrendo, quale unica condizione, che la catena di trasmissione della cittadinanza non si sia interrotta per naturalizzazione o per rinuncia di uno degli ascendenti prima della nascita del figlio cui si vorrebbe trasmettere la cittadinanza (cfr.
Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 25317 del 24 agosto 2022).
Pertanto, ai sensi dell'art. 1 della L. n. 91/1992 è cittadino italiano per nascita il figlio di genitori cittadini. In applicazione del predetto principio, il discendente di emigrato italiano, il quale non abbia conseguito la cittadinanza straniera, può rivendicare a sua volta la cittadinanza italiana jure sanguinis.
Da ciò deriva la concreta possibilità che i discendenti di seconda, terza e quarta generazione, ed oltre, di emigrati italiani, siano dichiarati cittadini italiani per filiazione.
pagina 4 di 8 Qualora sussista, come nel caso di specie, la discendenza diretta per linea paterna da cittadino italiano il riconoscimento dello status civitatis spetta al e la relativa domanda può essere Controparte_4 presentata in via amministrativa, o presso l'Autorità consolare se il richiedente risiede all'estero, oppure in via giudiziale mediante ricorso da proporsi dinanzi al Tribunale competente. In applicazione dell'art. 3 DPR 362/1994 (Regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana) è previsto che l'Amministrazione competente per tali procedimenti debba provvedere alla loro definizione entro il termine di 730 giorni dalla data di presentazione della domanda, cosicché l'istante si veda riconosciuto in tempi brevi un diritto soggettivo di cui gode. A fronte delle previsioni di legge in parola, che stabiliscono “termini determinati e certi” per la definizione dei procedimenti, la mancata evasione della richiesta nell'osservanza dei termini ex lege, in difetto di espressa previsione legislativa, non può considerarsi una condizione di procedibilità, proponibilità o ammissibilità della domanda. Invero, muovendo dalla nozione di improcedibilità, quale conseguenza sanzionatoria di un comportamento procedurale omissivo, derivante dal mancato compimento di un atto espressamente configurato come necessario nella sequenza procedimentale, deve concludersi che detta sanzione debba essere espressamente prevista, giacché non si verte – in tema di sanzioni processuali – in materia suscettibile di applicazione analogica. Inoltre, poiché le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità o di ammissibilità, costituiscono una deroga all'esercizio del diritto di agire in giudizio garantito dall'art. 24 Cost, esse non possono neppure essere interpretate in senso estensivo.
Non può, comunque, prescindersi dall'ulteriore circostanza che la linea di discendenza dei ricorrenti viene documentata puntualmente attraverso certificazioni anagrafiche – ove straniere – tradotte e munite di apostille. Dall'esame di tale documentazione emerge, infatti, che la linea di discendenza che riconduce all'avo italiano non contempla passaggi per via materna intervenuti prima dell'entrata in vigore della nostra Carta Costituzionale.
Ciò è rilevante, in quanto nessun ostacolo normativo può opporsi – neppure ratione temporis - alla trasmissione della cittadinanza italiana sulla base della legge vigente al momento in cui i singoli discendenti sono venuti al mondo.
Se dunque, non ad una lettura giurisprudenziale ma all'applicazione della normativa vigente, si deve la trasmissione della cittadinanza, la domanda deve essere esaminata sotto il profilo dell'interesse ad agire, posto che in linea di principio la richiesta dovrebbe essere vagliata ed evasa favorevolmente in via amministrativa senza necessità di ricorso al giudice. A tal proposito, va considerato che le
Amministrazioni statali, ai sensi dell'art. 2 della Legge n. 241 del 07/08/1990 devono concludere i procedimenti di propria competenza entro termini determinati e certi.
pagina 5 di 8 Orbene, si osserva che i ricorrenti deducono di avere tentato invano di formulare la richiesta di cittadinanza presso il Consolato generale d'Italia a San Paolo attraverso il portale a ciò dedicato
“Prenot@mi”, per come si evince dal documento n. 15 allegato al ricorso, evidenziando l'impossibilità di fissare un appuntamento al fine della richiesta di riconoscimento del proprio status civitatis italiano iure sanguinis ai sensi della Legge n. 91 del 05.02.1992 in via amministrativa al competente Consolato brasiliano.
Infatti, come è possibile ricavare dalle schermate allegate al ricorso ai n. 15 e 16, il sistema - in occasione dei tentativi esperiti il 09.10.2023 e il 10.10.2023 – ha restituito il seguente messaggio:
“Questa lista ha già raggiunto il limite massimo di iscrizioni per il mese corrente. Vi invitiamo a riprovare il prossimo mese” . Inoltre, come si evince dall'allegato n. 16, in data 17.01.2024, il
Consolato generale d'Italia a San Paolo comunicava che stava procedendo con le convocazioni delle richieste avanzate nel biennio 2013 – 2014.
Pertanto, dall'impossibilità di inoltrare la domanda di cittadinanza in via amministrativa deriva l'interesse ad agire della parte ricorrente ex art. 100 c.p.c., non potendo queste contare sulla tempestiva evasione delle proprie richieste nel termine di legge (730 giorni di cui all'art. 3 DPR 362/1994 -
Regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana), il che comporta un sostanziale diniego del diritto e giustifica l'accesso alla via giurisdizionale.
Ciò detto, per quanto attiene ai cittadini italiani emigrati in Brasile in epoca pre-costituzionale, occorre richiamare la posizione costante della giurisprudenza rispetto al c.d. “Decreto della Grande
Naturalizzazione brasiliana” del 1889 che stabiliva che “sarebbero stati considerati cittadini brasiliani tutti gli stranieri residenti in [...]alla data del 15 novembre 1889, salvo dichiarazione in contrario fatta innanzi al rispettivo comune, nel termine di sei mesi dalla data di pubblicazione del Decreto”. La citata norma non fu ritenuta applicabile dalla giurisprudenza e in tal senso rileva la sentenza della Corte di Cassazione di Napoli del 05.10.1907 che sottolineò che ai sensi delle disposizioni generali del
Codice Civile del 1865, all'epoca vigente, in nessun caso le leggi di un paese straniero potevano derogare alle leggi proibitive del regno e che concernono le persone, i beni e gli atti. La cittadinanza sulla base delle leggi dell'epoca si perdeva solo in caso di rinuncia espressa o trasferimento della residenza all'estero ovvero in caso di ottenimento della cittadinanza estera (art. 11, comma 1, c.c. Del
1865). La successiva legge n. 555/1912, in linea di continuità con il disposto suddetto, poneva in evidenza come la rinuncia alla cittadinanza dovesse sostanziarsi in un atto consapevole e volontario stante la natura stessa del diritto di cittadinanza, personale e assoluto, permanente e imprescrittibile.
Invero, già nella vigenza della precedente normativa di cui al Codice civile la perdita della cittadinanza pagina 6 di 8 poteva conseguire solo ed esclusivamente ad un atto volontario del cittadino da cui potesse desumersi una rinuncia tacita alla cittadinanza italiana (cfr. Cass. SU n. 25317/2022: “L'istituto della perdita della cittadinanza italiana, disciplinato dal codice civile del 1865 e dalla l. n. 555 del 1912, ove inteso in rapporto al fenomeno di cd. grande naturalizzazione degli stranieri presenti in Brasile alla fine dell'Ottocento, implica un'esegesi restrittiva delle norme afferenti, nell'alveo dei sopravvenuti principi costituzionali, essendo quello di cittadinanza annoverabile tra i diritti fondamentali;
in questa prospettiva, l'art. 11, n. 2, c.c. 1865, nello stabilire che la cittadinanza italiana è persa da colui che abbia "ottenuto la cittadinanza in paese estero", sottintende, per gli effetti sulla linea di trasmissione
"iure sanguinis" ai discendenti, che si accerti il compimento, da parte della persona all'epoca emigrata, di un atto spontaneo e volontario finalizzato all'acquisto della cittadinanza straniera - per esempio integrato da una domanda di iscrizione nelle liste elettorali secondo la legge del luogo -, senza che l'aver stabilito all'estero la residenza, o anche l'aver stabilizzato all'estero la propria condizione di vita, unitamente alla mancata reazione ad un provvedimento generalizzato di naturalizzazione, possa considerarsi bastevole a integrare la fattispecie estintiva dello "status" per accettazione tacita degli effetti di quel provvedimento.”).
Ne consegue che la cittadinanza brasiliana “iure loci” non può mai comportare la perdita della cittadinanza da parte dei discendenti di un avo, in mancanza di un atto volontario (come, ad esempio,
l'iscrizione alle liste elettorali), da cui potersi desumere inequivocabilmente detta volontà.
Sulla base delle circostanze esposte e della documentazione in atti, tradotta ed apostillata, risulta provata la discendenza diretta dei ricorrenti “per via paterna” dall'antenato cittadino e, quindi, la cittadinanza italiana è stata trasmessa senza interruzione fino agli odierni ricorrenti.
In particolare, l'avo italiano nato a [...], in data [...] - Parte_1
(cfr. doc. in atti n. 3) e sposatosi il 03.04.1915 in Brasile con (cfr. doc. in atti n. 6), ha Persona_3
trasmesso la cittadinanza al figlio nato il [...] (cfr. doc. in atti n. Persona_4
7); quest'ultimo unitosi in matrimonio con il 17/02/1949 (cfr. doc. in Controparte_8
atti n. 8), ha generato la figlia nata il [...] (cfr. doc. in atti n. 9), la quale ha Persona_6
contratto matrimonio con in data 01.07.1978 (cfr. doc. in atti n. 9 e 10), acquistando CP_6
il cognome del marito.
Da detta unione coniugale è nata in data 26.11.1983 (cfr. doc. in Controparte_1
atti n. 11), odierna ricorrente.
In ultimo, la ricorrente ha sposato Controparte_1 CP_2 CP_2
, in data 20/07/2012 (cfr. doc. in atti n. 12), generando le due figlie
[...] [...]
in data 07.01.2013 (cfr. doc. in atti n. 13), e Persona_1 Persona_1
pagina 7 di 8 in data 16.04.2022 (cfr. doc. in atti n. 14), anch'esse odierne ricorrenti. Controparte_3
è morto senza aver mai acquisito la cittadinanza brasiliana per naturalizzazione (cfr. Parte_1 doc. in atti n. 4 e 5 ) né avendo mai rinunciato allo status civitatis d'origine.
Pertanto, in quanto cittadino italiano, ha trasmesso “iure sanguinis” la cittadinanza Parte_1
al proprio figlio e ai relativi discendenti.
Deve, dunque, essere accolta la domanda e per l'effetto i ricorrenti devono essere dichiarati cittadini italiani iure sanguinis, disponendosi l'adozione da parte del dei provvedimenti Controparte_4
conseguenti.
Infine, tenuto conto della natura della procedura, sussistono gravi ed eccezionali ragioni per compensare le spese di lite ex art. 92 c. 2 c.p.c.. Sul punto si osserva che è proprio l'oggettivo carico di lavoro di cui gli uffici consolari sono gravati a causa della presentazione di un numero rilevantissimo di domande di riconoscimento della cittadinanza italiana a costituire giustificato motivo per procedere alla predetta compensazione delle spese di lite, posto che qualunque tipo di organizzazione dei servizi consolari, peraltro non rientranti nella competenza né del né della Procura della Controparte_4
Repubblica, non sarebbero in grado di assorbire gli attuali flussi che per legge devono sottostare a rigorose ed opportune indagini dell'ufficio consolare, facendo uso di tutti i mezzi di prova ammessi dalla legislazione nazionale e da quella locale, questo anche a tutela della sicurezza della Repubblica.
P.Q.M.
Il Tribunale di Reggio Calabria, in composizione monocratica, ogni altra istanza, deduzione ed eccezione disattesa o assorbita, definitivamente pronunciando, così dispone:
- accoglie il ricorso e, per l'effetto, riconosce in capo ai ricorrenti: Controparte_1
nata a [...] -in Brasile il 26.11.1983; nata il Persona_1
07.01.2013 nella città di Santos – in Brasile e nata il Controparte_3
16.04.2022 nella città di Santos/SP (Brasile), il diritto alla cittadinanza italiana;
– ordina al o, per esso, all'Ufficiale dello Stato civile competente di procedere Controparte_9
alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge nei registri dello stato civile della cittadinanza provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
– compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio.
Sentenza resa ex articolo 281 sexies ultimo comma c.p.c..
Così deciso in Reggio Calabria il 12.04.2025
Il giudice unico
Dott.ssa Francesca Rosaria Plutino
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