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Sentenza 5 maggio 2025
Sentenza 5 maggio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte d'Appello Salerno, sentenza 05/05/2025, n. 169 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte d'Appello Salerno |
| Numero : | 169 |
| Data del deposito : | 5 maggio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DI APPELLO DI SALERNO Sezione controversie di lavoro e di previdenza ed assistenza, in persona dei magistrati:
dr. Maura Stassano Presidente
dr. Rocco Pavese Consigliere rel.
dr. Francesca Tritto Consigliere ha pronunciato in grado di appello, in data 11.4.25, la seguente
SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 292/2022 R. G. sezione lavoro, vertente tra
(p.i. ), in Parte_1 P.IVA_1 persona del legale rappresentante p.t., con l'Avv. Marco Forlenza (
[...]
, elettivamente domiciliato presso la pec: C.F._1
appellante Email_1
e ( ), con l'Avv. Donato Pesca ( CP_1 CodiceFiscale_2 [...]
elettivamente domiciliato presso la p.e.c. C.F._3
appellato Email_2
Oggetto: retribuzione
SVOLGIMENTO del PROCESSO e MOTIVI della DECISIONE
1. Con sentenza n. 98/2021 pubblicata in data 30/05/22, il Tribunale di Vallo della Lucania, in funzione di giudice del lavoro, ha accolto la domanda che il dott. , dirigente medico dell' CP_1 Parte_1
Parte (di seguito, , aveva proposto contro la medesima;
domanda che aveva ad oggetto l'illegittimità del provvedimento di recupero di somme e la condanna alla restituzione di quelle già trattenute, in relazione al servizio da lui prestato Parte presso detta (già e ancor prima, di Vallo della Lucania). CP_2 Pt_3
° 2. A sostegno della decisione il Tribunale ha osservato, in sintesi:
1 • che sussisteva la giurisdizione del giudice ordinario;
Parte
• che l' aveva ritenuto di recuperare nei confronti del la somma di € CP_1
35.329,92 quale indebita differenza stipendiale, in ragione del fatto che gli era stata corrisposta l'indennità di titolare di struttura complessa ex art. 29 CCNL, mentre gli era dovuta soltanto quella di sostituzione di direttore struttura complessa ex art. 18 CCNL;
Parte
• che l'art. 18 invocato dalla riguardava l'ipotesi della sostituzione di un dirigente con un altro (assenza per ferie o malattia, ovvero per altri impedimenti, cessazione rapporto di lavoro, etc.); e non la diversa ipotesi in cui non vi fosse un dirigente da sostituire;
• che in concreto, infatti, si trattava di una Unità operativa complessa di nuova istituzione, segnatamente la Struttura del medico competente, istituita con deliberazione del Direttore generale 1695/2007, e la cui responsabilità era stata affidata appunto al dott. con deliberazione 83/2008 (che aveva stabilito il CP_1
carattere provvisorio di tale incarico, valido sino all'espletamento delle procedure);
• che l'art. 18 non era applicabile, non sussistendo ragioni per estenderne il contenuto al di là della portata letterale;
• che a norma dell'art. 24, co. 1, D. L.vo 165/01 “La retribuzione del personale con qualifica di dirigente è determinata dai contratti collettivi per le aree dirigenziali, prevedendo che il trattamento economico accessorio sia correlato alle funzioni attribuite, alle connesse responsabilità e ai risultati conseguiti”; Parte
• che pertanto la doveva essere condannata ad astenersi da ulteriori trattenute e alla restituzione di € 23.187,66 in favore del ̶ con spese CP_1
regolate secondo soccombenza.
°
2 Parte 3. Avverso tale sentenza l ha proposto appello con ricorso 23/6/22, dolendosi dell'accoglimento della domanda e concludendo per il suo rigetto, con vittoria di spese del doppio grado.
Al riguardo ha dedotto, in sintesi:
• che il Tribunale aveva erroneamente valutato la portata degli artt. 18 e 29 del contratto collettivo nazionale 98/01 area medico-veterinaria, rispettivamente in materia di sostituzione del titolare di struttura complessa e in materia di titolarità della medesima;
• che al dott. spettava l'indennità a titolo di sostituzione di direttore di CP_1
struttura complessa ex art. 18, ma non quella di incarico di titolare ex art. 29 citato;
• che la motivazione del Tribunale era erronea sia in punto di fatto, poiché la struttura in questione non era di nuova istituzione, bensì frutto dell'accorpamento di precedenti strutture (quelle di Vallo della Lucania, Nocera
Inferiore, ), sia in punto di diritto, poiché la voce contrattuale ex art. 29 Pt_1
citato era prevista soltanto per i dirigenti nominati all'esito dell'apposita procedura selettiva (e sottoposti al relativo regime di responsabilità e verifiche);
• che la decisione si poneva in contrasto con altra sentenza dello stesso
Tribunale (n. 4/19), ed era inoltre contraddittoria, poiché citava giurisprudenza
Parte della Suprema Corte che aveva statuito in senso favorevole alla tesi di essa .
° 4. Instauratosi il contraddittorio, l'appellato si è costituito con memoria 28.3.24 con cui ha resistito al gravame chiedendone il rigetto, con vittoria di spese. Al riguardo ha sostenuto, in sintesi:
• che, in via preliminare, il riferimento alla sentenza 4/19 del Tribunale di Vallo della Lucania era irrituale, poiché detta pronuncia non aveva formato oggetto del contraddittorio;
• che l'appello era inammissibile per mancata censura della ratio decidendi circa l'inapplicabilità dell'art. 18 citato;
3 • che l'appello era inammissibile per mancata censura della ratio decidendi circa l'applicabilità, invece, dell'art. 24, co. 1, D.L.vo 165/01;
• che la legittimità del trattamento retributivo del era stata riconosciuta da CP_1
questa Corte con sentenza 149/23;
• che riproponeva le domande ed eccezioni ritenute assorbite dal Tribunale, vale a dire l'illegittimità del provvedimento di recupero delle somme per:
· violazione della l. 241/90, · violazione del Regolamento aziendale di cui a deliberazione 1609/07, · difetto di motivazione circa l'importo.
° 5. All'esito della discussione in data odierna, la causa è stata decisa come da dispositivo.
° 6. In via preliminare, si osserva che le eccezioni in rito proposte dall'appellato sono infondate. La produzione della sentenza 4/19, innanzitutto, è rituale, poiché si tratta di giurisprudenza a supporto di argomentazioni giuridiche. Le eccezioni di inammissibilità del gravame, poi, si palesano inconsistenti, poiché l'appello rispetta senz'altro i requisiti di specificità ex art. 434 c.p.c. (nel testo vigente sino al 30.6.22, qui applicabile;
cfr. Cass. sez. 6-3, ordinanza 13535 del 30/5/18:
“GGllii aarrtttt.. 334422 ee 443344 cc..pp..cc..,, nneell tteessttoo ffoorrmmuullaattoo ddaall dd..ll.. nn.. 8833 ddeell 22001122,, ccoonnvv.. ccoonn mmooddiiff.. ddaallllaa ll.. nn.. 113344 ddeell 22001122,, vvaannnnoo iinntteerrpprreettaattii nneell sseennssoo cchhee ll''iimmppuuggnnaazziioonnee ddeevvee ccoonntteenneerree,, aa ppeennaa ddii iinnaammmmiissssiibbiilliittàà,, uunnaa cchhiiaarraa iinnddiivviidduuaazziioonnee ddeellllee qquueessttiioonnii ee ddeeii ppuunnttii ccoonntteessttaattii ddeellllaa sseenntteennzzaa iimmppuuggnnaattaa ee,, ccoonn eessssii,, ddeellllee rreellaattiivvee ddoogglliiaannzzee,, aaffffiiaannccaannddoo aallllaa ppaarrttee vvoolliittiivvaa uunnaa ppaarrttee aarrggoommeennttaattiivvaa cchhee ccoonnffuuttii ee ccoonnttrraassttii llee rraaggiioonnii aaddddoottttee ddaall pprriimmoo ggiiuuddiiccee,, sseennzzaa cchhee ooccccoorrrraa ll''uuttiilliizzzzoo ddii ppaarrttiiccoollaarrii ffoorrmmee ssaaccrraammeennttaallii oo llaa rreeddaazziioonnee ddii uunn pprrooggeettttoo aalltteerrnnaattiivvoo ddii ddeecciissiioonnee ddaa ccoonnttrraappppoorrrree aa qquueellllaa ddii pprriimmoo ggrraaddoo,, oovvvveerroo llaa ttrraassccrriizziioonnee ttoottaallee oo ppaarrzziiaallee ddeellllaa sseenntteennzzaa aappppeellllaattaa,, tteennuuttoo ccoonnttoo ddeellllaa ppeerrmmaanneennttee nnaattuurraa ddii
""rreevviissiioo pprriioorriiss iinnssttaannttiiaaee"" ddeell ggiiuuddiizziioo ddii aappppeelllloo,, iill qquuaallee mmaannttiieennee llaa ssuuaa ddiivveerrssiittàà rriissppeettttoo aallllee iimmppuuggnnaazziioonnii aa ccrriittiiccaa vviinnccoollaattaa”).
4 Le rationes decidendi della sentenza impugnata, in particolare, sono chiaramente individuate e criticate.
° 7. Nel merito, l'appello è fondato.
7.1. In ossequio alla giurisprudenza di legittimità, l'interpretazione del contratto Parte collettivo operata dalla è corretta (anzi, il procedimento amministrativo di recupero delle somme trae origine proprio da una decisione della Suprema Corte
Parte in materia, la sentenza 584/16: cfr. nota 11.4.16 con cui l' comunicava al Parte
l'avvio del procedimento -sub 7 produzione 1° grado). CP_1
Orientamento ampiamente consolidatosi:
“IInn mmaatteerriiaa ddii ppuubbbblliiccoo iimmppiieeggoo ccoonnttrraattttuuaalliizzzzaattoo,, llaa ssoossttiittuuzziioonnee nneellll''iinnccaarriiccoo ddii ddiirriiggeennttee mmeeddiiccoo ddeell SS..SS..NN..,, aaii sseennssii ddeellll''aarrtt.. 1188 ddeell cc..cc..nn..ll.. ddiirriiggeennzzaa mmeeddiiccaa ee vveetteerriinnaarriiaa ddeellll''88 ggiiuuggnnoo 22000000,, nnoonn ssii ccoonnffiigguurraa ccoommee ssvvoollggiimmeennttoo ddii mmaannssiioonnii ssuuppeerriioorrii ppooiicchhéé aavvvviieennee nneellll''aammbbiittoo ddeell rruuoolloo ee lliivveelllloo uunniiccoo ddeellllaa ddiirriiggeennzzaa ssaanniittaarriiaa,, ssiicccchhéé nnoonn ttrroovvaa aapppplliiccaazziioonnee ll''aarrtt.. 22110033 cc..cc.. ee aall ssoossttiittuuttoo nnoonn ssppeettttaa iill ttrraattttaammeennttoo aacccceessssoorriioo ddeell ssoossttiittuuiittoo,, mmaa ssoolloo llaa pprreevviissttaa iinnddeennnniittàà ccdd.. ssoossttiittuuttiivvaa,, sseennzzaa cchhee rriilleevvii,, iinn sseennssoo ccoonnttrraarriioo,, llaa pprroosseeccuuzziioonnee ddeellll''iinnccaarriiccoo oollttrree iill tteerrmmiinnee ddii sseeii mmeessii ((oo ddii ddooddiiccii,, ssee pprroorrooggaattoo)) ppeerr ll''eesspplleettaammeennttoo ddeellllaa pprroocceedduurraa ppeerr llaa ccooppeerrttuurraa ddeell ppoossttoo vvaaccaannttee,, ddoovveennddoossii ccoonnssiiddeerraarree aaddeegguuaattaammeennttee rreemmuunneerraattiivvaa ll''iinnddeennnniittàà ssoossttiittuuttiivvaa ssppeecciiffiiccaammeennttee pprreevviissttaa ddaallllaa ddiisscciipplliinnaa ccoolllleettttiivvaa ee,, qquuiinnddii,, iinnaapppplliiccaabbiillee ll''aarrtt.. 3366 CCoosstt..”
(Sez. L - sentenza 21565 del 3/9/18);
“IInn mmaatteerriiaa ddii ppuubbbblliiccoo iimmppiieeggoo pprriivvaattiizzzzaattoo,, aall ddiirriiggeennttee mmeeddiiccoo pprreeppoossttoo ddii ffaattttoo aadd uunnaa ssttrruuttttuurraa ccoommpplleessssaa,, ppeerr iill ppeerriiooddoo ssuucccceessssiivvoo aallll''eennttrraattaa iinn vviiggoorree ddeell dd..llggss.. 222299//11999999,, nnoonn ssppeettttaa ll''iinntteeggrraallee ttrraattttaammeennttoo ddii cchhii rriissuullttii lleeggaallmmeennttee iinnccaarriiccaattoo ddii ttaallee ddiirreezziioonnee,, mmaa ssoolloo iill ttrraattttaammeennttoo ddiirriiggeennzziiaallee ggiiàà ssppeettttaannttee aalllloo sstteessssoo ssoossttiittuuttoo,, ddaa ccaallccoollaarree ffiissssaannddoo llaa rreettrriibbuuzziioonnee ddii ppoossiizziioonnee nneellllaa mmiissuurraa pprreevviissttaa ppeerr ll''aaddiibbiizziioonnee aa ssttrruuttttuurraa ccoommpplleessssaa iinntteeggrraattaa ccoonn ll''iinnddeennnniittàà ssoossttiittuuttiivvaa”
5 (Sez. L , ordinanza 34541 del 27/12/19);
“IInn mmaatteerriiaa ddii ppuubbbblliiccoo iimmppiieeggoo ccoonnttrraattttuuaalliizzzzaattoo,, llaa ssoossttiittuuzziioonnee nneellll''iinnccaarriiccoo ddii ddiirriiggeennttee mmeeddiiccoo ddeell SS..SS..NN..,, aaii sseennssii ddeellll''aarrtt.. 1188 ddeell cc..cc..nn..ll.. ddiirriiggeennzzaa mmeeddiiccaa ee vveetteerriinnaarriiaa ddeellll''88 ggiiuuggnnoo 22000000,, nnoonn ssii ccoonnffiigguurraa ccoommee ssvvoollggiimmeennttoo ddii mmaannssiioonnii ssuuppeerriioorrii ppooiicchhéé aavvvviieennee nneellll''aammbbiittoo ddeell rruuoolloo ee lliivveelllloo uunniiccoo ddeellllaa ddiirriiggeennzzaa ssaanniittaarriiaa,, ssiicccchhéé nnoonn ttrroovvaa aapppplliiccaazziioonnee ll''aarrtt.. 22110033 cc..cc.. ee aall ssoossttiittuuttoo nnoonn ssppeettttaa iill ttrraattttaammeennttoo aacccceessssoorriioo ddeell ssoossttiittuuiittoo,, mmaa ssoolloo llaa pprreevviissttaa iinnddeennnniittàà ccdd.. ssoossttiittuuttiivvaa,, sseennzzaa cchhee rriilleevvii,, iinn sseennssoo ccoonnttrraarriioo,, llaa pprroosseeccuuzziioonnee ddeellll''iinnccaarriiccoo oollttrree iill tteerrmmiinnee ddii sseeii mmeessii ((oo ddii ddooddiiccii,, ssee pprroorrooggaattoo)) ppeerr ll''eesspplleettaammeennttoo ddeellllaa pprroocceedduurraa ppeerr llaa ccooppeerrttuurraa ddeell ppoossttoo vvaaccaannttee,, ddoovveennddoossii ccoonnssiiddeerraarree aaddeegguuaattaammeennttee rreemmuunneerraattiivvaa ll''iinnddeennnniittàà ssoossttiittuuttiivvaa ssppeecciiffiiccaammeennttee pprreevviissttaa ddaallllaa ddiisscciipplliinnaa ccoolllleettttiivvaa ee,, qquuiinnddii,, iinnaapppplliiccaabbiillee ll''aarrtt.. 3366 CCoosstt..”
(Sez. L, ordinanza n. 2875 del 31/1/24, massima identica alla 21565/18).
Anche questa Corte vi si è conformata, giusta sentenza 143/23, qui utilizzabile ex art. 118 disp. att. c.p.c., di conferma di quella del Tribunale di Vallo della
Lucania n. 4/2019 resa tra le stesse parti, e avente a oggetto la doglianza di demansionamento sollevata dal dott. CP_1
Quanto alla sentenza 149/23 di questa Corte, essa non giova alla tesi dell'appellato. Detta pronuncia gli ha infatti riconosciuto una indennità pel periodo 23.3.06 → 16.1.08, escludendo espressamente un compenso ulteriore in relazione al periodo successivo, qui in discussione
* 7.2. In altri termini, l'art. 18 del contratto collettivo in esame deve essere interpretato, contrariamente a quanto deciso dal Tribunale, nel senso che la sostituzione ivi prevista è quella che concerne qualsiasi affidamento ad interim
(il co. 4 contempla ad esempio l'ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro del dirigente); e senz'altro vi rientra la presente fattispecie, cioè l'affidamento dell'incarico nelle more della procedura concorsuale per la scelta del titolare.
*
6 7.3. Occorre a questo punto esaminare le eccezioni riproposte dal dott. ex CP_1
art. 346 c.p.c., che sono infondate. Non si riscontrano le lamentate violazioni di legge (sintetizzate supra, § 4), poiché:
· il provvedimento fu adottato nel pieno rispetto del contraddittorio, giusta comunicazione dell'avvio del procedimento (la già citata nota 11.4.16), tanto che il destinatario poté ampiamente interloquire, anche in relazione all'importo Parte (cfr. carteggio in produzione primo grado sub 8 e segg.);
· l'adozione del provvedimento costituiva atto dovuto, al fine di evitare un danno erariale, in ossequio alla citata giurisprudenza della Suprema Corte, sicché non è configurabile alcuna violazione del Regolamento aziendale.
° 8. Le spese, che concernono il doppio grado, seguono la soccombenza, e sono liquidate in dispositivo a norma del d.m. 55/14 e successive modificazioni, con riferimento allo scaglione di valore € 5.201/26.000, valori minimi.
P.Q.M.
La Corte, definitivamente pronunciando sull'appello proposto dalla
, Parte_1
nei confronti di
CP_1
avverso la sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania-Sezione lavoro e previdenza n. 98/2021, pubblicata il 30.05.22, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, ed in riforma della medesima, così provvede:
I. accoglie l'appello e, per l'effetto, rigetta la domanda di CP_1
II. condanna l'appellato al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio, in favore dell'appellante, spese che liquida come segue: per il 1° grado, a titolo di compensi, € 460,00 per la fase di studio, 389,00 per la fase introduttiva, 840,00 per la fase di trattazione e 851,00 per la fase decisionale, oltre al rimborso forfettario del 15%, e contributi e IVA come per legge.
per il 2° grado,
7 a titolo di compensi, € 567,00 per la fase di studio, 461,00 per la fase introduttiva, 922,00 per la fase di trattazione e 956,00 per la fase decisionale;
oltre al rimborso forfettario del 15%, e contributi e IVA come per legge;
Così deciso in Salerno, camera di consiglio 11.04.2025
Il Consigliere est. Il Presidente
dr. Rocco Pavese dr. Maura Stassano
8
dr. Maura Stassano Presidente
dr. Rocco Pavese Consigliere rel.
dr. Francesca Tritto Consigliere ha pronunciato in grado di appello, in data 11.4.25, la seguente
SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 292/2022 R. G. sezione lavoro, vertente tra
(p.i. ), in Parte_1 P.IVA_1 persona del legale rappresentante p.t., con l'Avv. Marco Forlenza (
[...]
, elettivamente domiciliato presso la pec: C.F._1
appellante Email_1
e ( ), con l'Avv. Donato Pesca ( CP_1 CodiceFiscale_2 [...]
elettivamente domiciliato presso la p.e.c. C.F._3
appellato Email_2
Oggetto: retribuzione
SVOLGIMENTO del PROCESSO e MOTIVI della DECISIONE
1. Con sentenza n. 98/2021 pubblicata in data 30/05/22, il Tribunale di Vallo della Lucania, in funzione di giudice del lavoro, ha accolto la domanda che il dott. , dirigente medico dell' CP_1 Parte_1
Parte (di seguito, , aveva proposto contro la medesima;
domanda che aveva ad oggetto l'illegittimità del provvedimento di recupero di somme e la condanna alla restituzione di quelle già trattenute, in relazione al servizio da lui prestato Parte presso detta (già e ancor prima, di Vallo della Lucania). CP_2 Pt_3
° 2. A sostegno della decisione il Tribunale ha osservato, in sintesi:
1 • che sussisteva la giurisdizione del giudice ordinario;
Parte
• che l' aveva ritenuto di recuperare nei confronti del la somma di € CP_1
35.329,92 quale indebita differenza stipendiale, in ragione del fatto che gli era stata corrisposta l'indennità di titolare di struttura complessa ex art. 29 CCNL, mentre gli era dovuta soltanto quella di sostituzione di direttore struttura complessa ex art. 18 CCNL;
Parte
• che l'art. 18 invocato dalla riguardava l'ipotesi della sostituzione di un dirigente con un altro (assenza per ferie o malattia, ovvero per altri impedimenti, cessazione rapporto di lavoro, etc.); e non la diversa ipotesi in cui non vi fosse un dirigente da sostituire;
• che in concreto, infatti, si trattava di una Unità operativa complessa di nuova istituzione, segnatamente la Struttura del medico competente, istituita con deliberazione del Direttore generale 1695/2007, e la cui responsabilità era stata affidata appunto al dott. con deliberazione 83/2008 (che aveva stabilito il CP_1
carattere provvisorio di tale incarico, valido sino all'espletamento delle procedure);
• che l'art. 18 non era applicabile, non sussistendo ragioni per estenderne il contenuto al di là della portata letterale;
• che a norma dell'art. 24, co. 1, D. L.vo 165/01 “La retribuzione del personale con qualifica di dirigente è determinata dai contratti collettivi per le aree dirigenziali, prevedendo che il trattamento economico accessorio sia correlato alle funzioni attribuite, alle connesse responsabilità e ai risultati conseguiti”; Parte
• che pertanto la doveva essere condannata ad astenersi da ulteriori trattenute e alla restituzione di € 23.187,66 in favore del ̶ con spese CP_1
regolate secondo soccombenza.
°
2 Parte 3. Avverso tale sentenza l ha proposto appello con ricorso 23/6/22, dolendosi dell'accoglimento della domanda e concludendo per il suo rigetto, con vittoria di spese del doppio grado.
Al riguardo ha dedotto, in sintesi:
• che il Tribunale aveva erroneamente valutato la portata degli artt. 18 e 29 del contratto collettivo nazionale 98/01 area medico-veterinaria, rispettivamente in materia di sostituzione del titolare di struttura complessa e in materia di titolarità della medesima;
• che al dott. spettava l'indennità a titolo di sostituzione di direttore di CP_1
struttura complessa ex art. 18, ma non quella di incarico di titolare ex art. 29 citato;
• che la motivazione del Tribunale era erronea sia in punto di fatto, poiché la struttura in questione non era di nuova istituzione, bensì frutto dell'accorpamento di precedenti strutture (quelle di Vallo della Lucania, Nocera
Inferiore, ), sia in punto di diritto, poiché la voce contrattuale ex art. 29 Pt_1
citato era prevista soltanto per i dirigenti nominati all'esito dell'apposita procedura selettiva (e sottoposti al relativo regime di responsabilità e verifiche);
• che la decisione si poneva in contrasto con altra sentenza dello stesso
Tribunale (n. 4/19), ed era inoltre contraddittoria, poiché citava giurisprudenza
Parte della Suprema Corte che aveva statuito in senso favorevole alla tesi di essa .
° 4. Instauratosi il contraddittorio, l'appellato si è costituito con memoria 28.3.24 con cui ha resistito al gravame chiedendone il rigetto, con vittoria di spese. Al riguardo ha sostenuto, in sintesi:
• che, in via preliminare, il riferimento alla sentenza 4/19 del Tribunale di Vallo della Lucania era irrituale, poiché detta pronuncia non aveva formato oggetto del contraddittorio;
• che l'appello era inammissibile per mancata censura della ratio decidendi circa l'inapplicabilità dell'art. 18 citato;
3 • che l'appello era inammissibile per mancata censura della ratio decidendi circa l'applicabilità, invece, dell'art. 24, co. 1, D.L.vo 165/01;
• che la legittimità del trattamento retributivo del era stata riconosciuta da CP_1
questa Corte con sentenza 149/23;
• che riproponeva le domande ed eccezioni ritenute assorbite dal Tribunale, vale a dire l'illegittimità del provvedimento di recupero delle somme per:
· violazione della l. 241/90, · violazione del Regolamento aziendale di cui a deliberazione 1609/07, · difetto di motivazione circa l'importo.
° 5. All'esito della discussione in data odierna, la causa è stata decisa come da dispositivo.
° 6. In via preliminare, si osserva che le eccezioni in rito proposte dall'appellato sono infondate. La produzione della sentenza 4/19, innanzitutto, è rituale, poiché si tratta di giurisprudenza a supporto di argomentazioni giuridiche. Le eccezioni di inammissibilità del gravame, poi, si palesano inconsistenti, poiché l'appello rispetta senz'altro i requisiti di specificità ex art. 434 c.p.c. (nel testo vigente sino al 30.6.22, qui applicabile;
cfr. Cass. sez. 6-3, ordinanza 13535 del 30/5/18:
“GGllii aarrtttt.. 334422 ee 443344 cc..pp..cc..,, nneell tteessttoo ffoorrmmuullaattoo ddaall dd..ll.. nn.. 8833 ddeell 22001122,, ccoonnvv.. ccoonn mmooddiiff.. ddaallllaa ll.. nn.. 113344 ddeell 22001122,, vvaannnnoo iinntteerrpprreettaattii nneell sseennssoo cchhee ll''iimmppuuggnnaazziioonnee ddeevvee ccoonntteenneerree,, aa ppeennaa ddii iinnaammmmiissssiibbiilliittàà,, uunnaa cchhiiaarraa iinnddiivviidduuaazziioonnee ddeellllee qquueessttiioonnii ee ddeeii ppuunnttii ccoonntteessttaattii ddeellllaa sseenntteennzzaa iimmppuuggnnaattaa ee,, ccoonn eessssii,, ddeellllee rreellaattiivvee ddoogglliiaannzzee,, aaffffiiaannccaannddoo aallllaa ppaarrttee vvoolliittiivvaa uunnaa ppaarrttee aarrggoommeennttaattiivvaa cchhee ccoonnffuuttii ee ccoonnttrraassttii llee rraaggiioonnii aaddddoottttee ddaall pprriimmoo ggiiuuddiiccee,, sseennzzaa cchhee ooccccoorrrraa ll''uuttiilliizzzzoo ddii ppaarrttiiccoollaarrii ffoorrmmee ssaaccrraammeennttaallii oo llaa rreeddaazziioonnee ddii uunn pprrooggeettttoo aalltteerrnnaattiivvoo ddii ddeecciissiioonnee ddaa ccoonnttrraappppoorrrree aa qquueellllaa ddii pprriimmoo ggrraaddoo,, oovvvveerroo llaa ttrraassccrriizziioonnee ttoottaallee oo ppaarrzziiaallee ddeellllaa sseenntteennzzaa aappppeellllaattaa,, tteennuuttoo ccoonnttoo ddeellllaa ppeerrmmaanneennttee nnaattuurraa ddii
""rreevviissiioo pprriioorriiss iinnssttaannttiiaaee"" ddeell ggiiuuddiizziioo ddii aappppeelllloo,, iill qquuaallee mmaannttiieennee llaa ssuuaa ddiivveerrssiittàà rriissppeettttoo aallllee iimmppuuggnnaazziioonnii aa ccrriittiiccaa vviinnccoollaattaa”).
4 Le rationes decidendi della sentenza impugnata, in particolare, sono chiaramente individuate e criticate.
° 7. Nel merito, l'appello è fondato.
7.1. In ossequio alla giurisprudenza di legittimità, l'interpretazione del contratto Parte collettivo operata dalla è corretta (anzi, il procedimento amministrativo di recupero delle somme trae origine proprio da una decisione della Suprema Corte
Parte in materia, la sentenza 584/16: cfr. nota 11.4.16 con cui l' comunicava al Parte
l'avvio del procedimento -sub 7 produzione 1° grado). CP_1
Orientamento ampiamente consolidatosi:
“IInn mmaatteerriiaa ddii ppuubbbblliiccoo iimmppiieeggoo ccoonnttrraattttuuaalliizzzzaattoo,, llaa ssoossttiittuuzziioonnee nneellll''iinnccaarriiccoo ddii ddiirriiggeennttee mmeeddiiccoo ddeell SS..SS..NN..,, aaii sseennssii ddeellll''aarrtt.. 1188 ddeell cc..cc..nn..ll.. ddiirriiggeennzzaa mmeeddiiccaa ee vveetteerriinnaarriiaa ddeellll''88 ggiiuuggnnoo 22000000,, nnoonn ssii ccoonnffiigguurraa ccoommee ssvvoollggiimmeennttoo ddii mmaannssiioonnii ssuuppeerriioorrii ppooiicchhéé aavvvviieennee nneellll''aammbbiittoo ddeell rruuoolloo ee lliivveelllloo uunniiccoo ddeellllaa ddiirriiggeennzzaa ssaanniittaarriiaa,, ssiicccchhéé nnoonn ttrroovvaa aapppplliiccaazziioonnee ll''aarrtt.. 22110033 cc..cc.. ee aall ssoossttiittuuttoo nnoonn ssppeettttaa iill ttrraattttaammeennttoo aacccceessssoorriioo ddeell ssoossttiittuuiittoo,, mmaa ssoolloo llaa pprreevviissttaa iinnddeennnniittàà ccdd.. ssoossttiittuuttiivvaa,, sseennzzaa cchhee rriilleevvii,, iinn sseennssoo ccoonnttrraarriioo,, llaa pprroosseeccuuzziioonnee ddeellll''iinnccaarriiccoo oollttrree iill tteerrmmiinnee ddii sseeii mmeessii ((oo ddii ddooddiiccii,, ssee pprroorrooggaattoo)) ppeerr ll''eesspplleettaammeennttoo ddeellllaa pprroocceedduurraa ppeerr llaa ccooppeerrttuurraa ddeell ppoossttoo vvaaccaannttee,, ddoovveennddoossii ccoonnssiiddeerraarree aaddeegguuaattaammeennttee rreemmuunneerraattiivvaa ll''iinnddeennnniittàà ssoossttiittuuttiivvaa ssppeecciiffiiccaammeennttee pprreevviissttaa ddaallllaa ddiisscciipplliinnaa ccoolllleettttiivvaa ee,, qquuiinnddii,, iinnaapppplliiccaabbiillee ll''aarrtt.. 3366 CCoosstt..”
(Sez. L - sentenza 21565 del 3/9/18);
“IInn mmaatteerriiaa ddii ppuubbbblliiccoo iimmppiieeggoo pprriivvaattiizzzzaattoo,, aall ddiirriiggeennttee mmeeddiiccoo pprreeppoossttoo ddii ffaattttoo aadd uunnaa ssttrruuttttuurraa ccoommpplleessssaa,, ppeerr iill ppeerriiooddoo ssuucccceessssiivvoo aallll''eennttrraattaa iinn vviiggoorree ddeell dd..llggss.. 222299//11999999,, nnoonn ssppeettttaa ll''iinntteeggrraallee ttrraattttaammeennttoo ddii cchhii rriissuullttii lleeggaallmmeennttee iinnccaarriiccaattoo ddii ttaallee ddiirreezziioonnee,, mmaa ssoolloo iill ttrraattttaammeennttoo ddiirriiggeennzziiaallee ggiiàà ssppeettttaannttee aalllloo sstteessssoo ssoossttiittuuttoo,, ddaa ccaallccoollaarree ffiissssaannddoo llaa rreettrriibbuuzziioonnee ddii ppoossiizziioonnee nneellllaa mmiissuurraa pprreevviissttaa ppeerr ll''aaddiibbiizziioonnee aa ssttrruuttttuurraa ccoommpplleessssaa iinntteeggrraattaa ccoonn ll''iinnddeennnniittàà ssoossttiittuuttiivvaa”
5 (Sez. L , ordinanza 34541 del 27/12/19);
“IInn mmaatteerriiaa ddii ppuubbbblliiccoo iimmppiieeggoo ccoonnttrraattttuuaalliizzzzaattoo,, llaa ssoossttiittuuzziioonnee nneellll''iinnccaarriiccoo ddii ddiirriiggeennttee mmeeddiiccoo ddeell SS..SS..NN..,, aaii sseennssii ddeellll''aarrtt.. 1188 ddeell cc..cc..nn..ll.. ddiirriiggeennzzaa mmeeddiiccaa ee vveetteerriinnaarriiaa ddeellll''88 ggiiuuggnnoo 22000000,, nnoonn ssii ccoonnffiigguurraa ccoommee ssvvoollggiimmeennttoo ddii mmaannssiioonnii ssuuppeerriioorrii ppooiicchhéé aavvvviieennee nneellll''aammbbiittoo ddeell rruuoolloo ee lliivveelllloo uunniiccoo ddeellllaa ddiirriiggeennzzaa ssaanniittaarriiaa,, ssiicccchhéé nnoonn ttrroovvaa aapppplliiccaazziioonnee ll''aarrtt.. 22110033 cc..cc.. ee aall ssoossttiittuuttoo nnoonn ssppeettttaa iill ttrraattttaammeennttoo aacccceessssoorriioo ddeell ssoossttiittuuiittoo,, mmaa ssoolloo llaa pprreevviissttaa iinnddeennnniittàà ccdd.. ssoossttiittuuttiivvaa,, sseennzzaa cchhee rriilleevvii,, iinn sseennssoo ccoonnttrraarriioo,, llaa pprroosseeccuuzziioonnee ddeellll''iinnccaarriiccoo oollttrree iill tteerrmmiinnee ddii sseeii mmeessii ((oo ddii ddooddiiccii,, ssee pprroorrooggaattoo)) ppeerr ll''eesspplleettaammeennttoo ddeellllaa pprroocceedduurraa ppeerr llaa ccooppeerrttuurraa ddeell ppoossttoo vvaaccaannttee,, ddoovveennddoossii ccoonnssiiddeerraarree aaddeegguuaattaammeennttee rreemmuunneerraattiivvaa ll''iinnddeennnniittàà ssoossttiittuuttiivvaa ssppeecciiffiiccaammeennttee pprreevviissttaa ddaallllaa ddiisscciipplliinnaa ccoolllleettttiivvaa ee,, qquuiinnddii,, iinnaapppplliiccaabbiillee ll''aarrtt.. 3366 CCoosstt..”
(Sez. L, ordinanza n. 2875 del 31/1/24, massima identica alla 21565/18).
Anche questa Corte vi si è conformata, giusta sentenza 143/23, qui utilizzabile ex art. 118 disp. att. c.p.c., di conferma di quella del Tribunale di Vallo della
Lucania n. 4/2019 resa tra le stesse parti, e avente a oggetto la doglianza di demansionamento sollevata dal dott. CP_1
Quanto alla sentenza 149/23 di questa Corte, essa non giova alla tesi dell'appellato. Detta pronuncia gli ha infatti riconosciuto una indennità pel periodo 23.3.06 → 16.1.08, escludendo espressamente un compenso ulteriore in relazione al periodo successivo, qui in discussione
* 7.2. In altri termini, l'art. 18 del contratto collettivo in esame deve essere interpretato, contrariamente a quanto deciso dal Tribunale, nel senso che la sostituzione ivi prevista è quella che concerne qualsiasi affidamento ad interim
(il co. 4 contempla ad esempio l'ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro del dirigente); e senz'altro vi rientra la presente fattispecie, cioè l'affidamento dell'incarico nelle more della procedura concorsuale per la scelta del titolare.
*
6 7.3. Occorre a questo punto esaminare le eccezioni riproposte dal dott. ex CP_1
art. 346 c.p.c., che sono infondate. Non si riscontrano le lamentate violazioni di legge (sintetizzate supra, § 4), poiché:
· il provvedimento fu adottato nel pieno rispetto del contraddittorio, giusta comunicazione dell'avvio del procedimento (la già citata nota 11.4.16), tanto che il destinatario poté ampiamente interloquire, anche in relazione all'importo Parte (cfr. carteggio in produzione primo grado sub 8 e segg.);
· l'adozione del provvedimento costituiva atto dovuto, al fine di evitare un danno erariale, in ossequio alla citata giurisprudenza della Suprema Corte, sicché non è configurabile alcuna violazione del Regolamento aziendale.
° 8. Le spese, che concernono il doppio grado, seguono la soccombenza, e sono liquidate in dispositivo a norma del d.m. 55/14 e successive modificazioni, con riferimento allo scaglione di valore € 5.201/26.000, valori minimi.
P.Q.M.
La Corte, definitivamente pronunciando sull'appello proposto dalla
, Parte_1
nei confronti di
CP_1
avverso la sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania-Sezione lavoro e previdenza n. 98/2021, pubblicata il 30.05.22, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, ed in riforma della medesima, così provvede:
I. accoglie l'appello e, per l'effetto, rigetta la domanda di CP_1
II. condanna l'appellato al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio, in favore dell'appellante, spese che liquida come segue: per il 1° grado, a titolo di compensi, € 460,00 per la fase di studio, 389,00 per la fase introduttiva, 840,00 per la fase di trattazione e 851,00 per la fase decisionale, oltre al rimborso forfettario del 15%, e contributi e IVA come per legge.
per il 2° grado,
7 a titolo di compensi, € 567,00 per la fase di studio, 461,00 per la fase introduttiva, 922,00 per la fase di trattazione e 956,00 per la fase decisionale;
oltre al rimborso forfettario del 15%, e contributi e IVA come per legge;
Così deciso in Salerno, camera di consiglio 11.04.2025
Il Consigliere est. Il Presidente
dr. Rocco Pavese dr. Maura Stassano
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