Ordinanza 10 dicembre 2024
Massime • 1
In tema di accertamenti per IVA e per imposte dirette sui redditi di società di persone a ristretta base familiare in cui gli unici due soci sono coniugi e uno dei due è anche legale rappresentante, l'Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell'esercizio dei poteri attribuitigli dall'art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, le risultanze di conti correnti bancari a loro intestati, riferendo alla società le operazioni ivi riscontrate, desumendo, tra l'altro, dalla relazione di parentela di primo grado tra i soci e dal fatto che uno dei due è legale rappresentante, circostanziati indizi, idonei a far presumere la sovrapposizione tra interessi personali e della società, salva la facoltà dell'ente di dimostrare l'estraneità delle singole operazioni alla comune attività d'impresa.
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. V trib., ordinanza 10/12/2024, n. 31750 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 31750 |
| Data del deposito : | 10 dicembre 2024 |
Testo completo
– resistente – avverso la sentenza n.2769/2/17 della Commissione Tributaria Re- gionale del Lazio, depositata il 17.5.2017, non notificata. Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 27 settembre 2024 dal consigliere Pierpaolo Gori. Rilevato che: Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, ve- nivano riuniti e rigettati gli appelli proposti dalla società OMNIA AUTO S.r.l. e da TE LI, socia al 99%, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Roma n. 17532/7/15 con la quale il giudice aveva riunito e respinto i ricorsi proposti avverso gli avvisi di accertamento nn. TK503A506950/2011 e TK501F404638/2013. Con tali atti impositivi l'Agenzia delle Entrate, rispettivamente, da un lato rettificava i ricavi dichiarati dalla società per l'anno 2007 intimando il pagamento di II.DD., IVA, sanzioni ed interessi per euro 1.590.590,76 e, dall’altro, operava il recupero ad imposizione ai fini IRPEF nei confronti della socia per euro 1.294.861,96. Gli accertamenti, emessi ex artt.32, 39 del d.P.R. n.600/1973 e 51 del d.P.R. n.633/1972 nei confronti della società contribuente, eser- cente attività di autonoleggio, e della persona fisica socia al 99% venivano integralmente confermati dalla sentenza di primo grado. Il giudice riteneva che l’atto impositivo fosse stato regolarmente sot- toscritto per conto dell’Amministrazione finanziaria e, nel merito, che la società ricorrente non avesse provato che le movimentazioni ban- carie, riconducibili all’amministratore e socio all’1% DA Fontana, a sua volta imprenditore esercente attività di carrozziere ed autori- paratore titolare di partita IVA, fossero estranee all'attività svolta e 3 non avessero quindi concorso a formare il reddito societario in ag- giunta a quello dichiarato. Il giudice d’appello confermava tale esito decisorio. Con riferimento alla questione preliminare, la CTR dichiarava la tar- dività della questione della nullità della delega depositata in giudizio dall’Amministrazione finanziaria e, comunque, accertava la legitti- mità della sottoscrizione dell’avviso di accertamento impugnato. Nel merito, condivideva la valutazione del giudice di prime cure, secondo cui la società, sia nella fase precontenziosa sia nel corso del giudizio, aveva prospettato solo generiche e non provate affermazioni atte a confutare l'operato dell’Amministrazione finanziaria. In particolare, nessuna prova era stata fornita in ordine alla riconducibilità ad altre società delle movimentazioni bancarie riferite a DA Fontana. Avverso tale sentenza i contribuenti hanno proposto ricorso per Cas- sazione, articolato in cinque censure, che illustrano con memoria, mentre l’Agenzia delle Entrate si è costituita ai soli fini dell'eventuale partecipazione all'udienza di discussione della causa ai sensi dell'art. 370 comma 1 cod. proc. civ.. Considerato che: 1. Con il primo motivo di impugnazione i ricorrenti prospettano, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione da parte del giudice degli artt. 345 cod. proc. civ., 2697 cod. civ., 42 del d.P.R. 600/73, 17 comma 1-bis d.lgs. n.165/01, non avendo tenuto conto che l’accertamento impugnato era nullo, in quanto sottoscritto da soggetto privo dei necessari po- teri e la questione non era stato tardivamente dedotta in giudizio. 2. Il secondo motivo di ricorso deduce, in riferimento all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., la violazione o falsa applicazione degli artt. 42 del d.P.R. 600/73, 17, comma 1-bis, d.lgs. 165/01, 2697 cod. civ. con riferimento alla sottoscrizione dell’avviso impugnato, 4 perché la CTR avrebbe illegittimamente ritenuto valido un accerta- mento sottoscritto da un soggetto delegato dal direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate sulla base di un atto di conferimento di poteri non nominativo, privo di termini temporali e di motivazione. 3. I due motivi possono essere esaminati congiuntamente in quanto connessi e sono manifestamente infondati alla luce della consolidata giurisprudenza della Corte. 3.1. Va premesso che nessun effetto ha sul giudizio la sentenza della Corte costituzionale n. 37 del 2015, innanzitutto perché la dedu- zione del fatto sotteso alla questione decisa dalla Consulta dev’es- sere stata tempestivamente posta (Cass. Sez. 5, sentenza n. 22810 del 9/11/2015) e ciò non è stato dimostrato dai ricorrenti. Inoltre, costoro non allegano né dimostrano che il funzionario sottoscrittore dell’avviso impugnato fosse assegnato temporaneamente a mansioni superiori, in assenza di procedura concorsuale volta alla copertura dei posti dirigenziali. A ciò si aggiunge che la delega per la sottoscrizione dell'avviso di accertamento, conferita dal dirigente ex art. 42, comma 1, del d.P.R. n. 600 del 1973, è una delega di firma e non di funzioni, secondo la condivisa interpretazione della Corte di Cassazione (tra le molte, si veda Cass. Sez. 5, Sentenza n.8814 del 29/03/2019). Ne deriva che il relativo provvedimento non richiede l'indicazione né del nomina- tivo del soggetto delegato, né della durata della delega che, per- tanto, può avvenire mediante ordini di servizio che individuino l'im- piegato legittimato alla firma mediante l'indicazione della qualifica rivestita, idonea a consentire, ex post, la verifica del potere in capo al soggetto che ha materialmente sottoscritto l'atto. 3.2. Orbene, i ricorrenti non si confrontano con l’attuale pertinente giurisprudenza della Sezione, ormai consolidata. Da tempo la giuri- sprudenza ha statuito che ciò che ai fini della delega di firma rileva, ai sensi dell'art. 42, commi 1 e 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, è che 5 gli avvisi di accertamento in rettifica e gli accertamenti d'ufficio de- vono essere sottoscritti a pena di nullità dal capo dell'ufficio o da altro funzionario delegato di carriera direttiva e, cioè, da un funzio- nario di area terza di cui al contratto del comparto agenzie fiscali, di cui non è richiesta la qualifica dirigenziale. 3.3. Irrilevante è ciò che deducono i ricorrenti, ossia l’assenza di specifica indicazione nominativa, dell’indicazione delle ragioni di ser- vizio che hanno indotto il direttore a delegare, come pure la durata della delega, sulla base del richiamato e consolidato principio di di- ritto cui va data ulteriore continuità. Nel caso di specie, inoltre, non è controversa la qualifica e il ruolo del sottoscrittore, funzionario di- rettivo capo ufficio controlli, capo area e capo team, come si legge anche a pag. 8 del ricorso, ossia funzionario appartenente alla terza area funzionale, corrispondente all'ex carriera direttiva ed è lo stesso ricorso a precisare che è stato prodotto anche l’ordine di ser- vizio prescritto, con conseguente manifesta infondatezza delle cen- sure in disamina. 4. Con il terzo motivo i ricorrenti prospettano, in riferimento all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione degli artt. 32, 37 e 39 del d.P.R. 600/73, 51 e 54 del d.P.R. 633/72, riguardo all’attribuzione alla società delle movimentazioni bancarie contestate. I ricorrenti contestano il fatto che l'Amministrazione ab- bia posto alla base dell'atto di accertamento i versamenti e i prelievi eseguiti sul conto di DA Fontana, senza indicare né provare - sulla base di quali presunzioni gravi, precise e concordanti il conto dovesse ritenersi riferibile alla società. 5. Il quinto motivo prospetta, ai fini dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione degli artt. 32, 37 e 40 del d.P.R. 600/73, per omessa considerazione delle altre imprese di carrozzeria riferibili a DA Fontana, circa il capo della motiva- zione in cui il giudice accerta che non è stata fornita la prova della 6 riconducibilità ad altre società delle movimentazioni bancarie riferite a NI Fontana. 6. I due mezzi di impugnazione, da trattarsi congiuntamente perché tra loro connessi, in quanto relativi all’applicazione nella fattispecie delle risultanze delle indagini bancarie operate sui conti correnti di DA Fontana e, in particolare, alla riferibilità delle movimentazioni su tali conti alla società, sono infondati. 6.1. Innanzitutto, va ricordato che in tema di accertamento dell'IVA come nel caso oggetto del giudizio, la giurisprudenza della Corte ha più volte (cfr. ad es. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 12276 del 12/06/2015) chiarito che la presunzione stabilita dall'art. 51, se- condo comma, n. 2, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, secondo cui le movimentazioni sui conti bancari risultanti dai dati acquisiti dall'Ufficio finanziario si presumono conseguenza di operazioni im- ponibili, opera anche in relazione alle società di capitali con riferi- mento alle somme di danaro movimentate sui conti intestati ai soci e amministratori. I conti devono ritenersi riferibili alla società con- tribuente stessa, in presenza di elementi sintomatici di sostanziale riferibilità alla società di cui l’Amministrazione ha dato conto e il giu- dice accertato. In tal caso, infatti, è particolarmente elevata la pro- babilità che le movimentazioni sui conti bancari debbano, in difetto di specifiche ed analitiche dimostrazioni di segno contrario, ascri- versi alla società a ristretta base sociale sottoposta a verifica. 6.2. Parallelamente, relativamente alle riprese per imposte dirette, la Sezione (v., tra le molte, Cass. Sez. 5, Sentenza n. 8112 del 22/04/2016) ha stabilito che in sede di rettifica e di accertamento d'ufficio delle imposte sui redditi, ai sensi dell'art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, l'utilizzazione dei dati risultanti dalle copie dei conti correnti bancari acquisiti dagli istituti di credito non può ritenersi limitata, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati all'ente. Al contrario, si estende anche a quelli intestati ai 7 soci, agli amministratori o ai procuratori generali, allorché risulti pro- vata dall'Amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell'intestazione o, comunque, la sostanziale riferibi- lità alla società dei conti medesimi o di alcuni loro singoli dati. In tal caso, non vi è necessità di provare altresì che tutte le movimenta- zioni di tali rapporti rispecchino operazioni aziendali, atteso che, ai sensi dell'art. 32 del d.P.R. n. 600 cit., incombe sulla società contri- buente dimostrarne l'estraneità alla propria attività di impresa. 6.3. La Sezione (cfr. Cass. Sez. 5, ordi- nanza n.30098 del 21/11/2018) ha inoltre già affermato che, in tema di accertamenti sui redditi di società di persone a ristretta base familiare, l'Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell'e- sercizio dei poteri attribuitigli dall'art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, le risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci, riferendo alla società le operazioni ivi riscontrate, perché la relazione di parentela tra i soci è idonea a far presumere la sostanziale sovrapposizione tra interessi personali e societari, identificandosi gli interessi economici in concreto perseguiti dalla società con quelli propri dei soci, salva la facoltà dell'ente di dimostrare l'estraneità delle singole operazioni alla comune attività d'impresa. Dunque, la ristretta base sociale e i legami di parentela tra i soci sono elementi idonei a fondare le presunzioni di cui all’art.32 cit.. Del resto, è stato anche affermato dalla Corte (v. Cass. Sez. 5, sen- tenza n. 12624 del 20/07/2012) che l'Ufficio finanziario, nella fase delle indagini dirette all'accertamento della evasione di imposta da parte di una società di capitali, è legittimato a richiedere agli istituti bancari, ai sensi del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32, comma 1, n. 7), e del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 51, comma 2, n. 7), l'accesso ai conti e depositi bancari formalmente intestati ai soci anche non amministratori e - in caso di ristretta compagine sociale - anche ai conti/depositi intestati ai loro familiari, 8 qualora sussistano anche soltanto "fondati sospetti" che la società verificata abbia partecipato ad operazioni imponibili "soggettiva- mente" inesistenti volte a evadere l'imposta sul valore aggiunto. 7. Le interpretazioni sopra richiamate sono interamente condivise dal Collegio e vanno ulteriormente specificate con riferimento al caso di specie, con formulazione del seguente principio di diritto: «In tema di accertamenti per IVA e per imposte dirette sui redditi di società di persone a ristretta base familiare in cui gli unici due soci sono coniugi e uno dei due è anche legale rappresentante, l'Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell'esercizio dei poteri at- tribuitigli dall'art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, le risultanze di conti correnti bancari a loro intestate, riferendo alla società le operazioni ivi riscontrate, desumendo circostanziati indizi, tra l’altro, dalla re- lazione di parentela di primo grado tra i soci e dal fatto che uno dei due è legale rappresentante, elementi idonei a far presumere la so- vrapposizione tra interessi personali e della società, salva la facoltà dell'ente di dimostrare l'estraneità delle singole operazioni alla co- mune attività d'impresa.». 7.1. Nella fattispecie, la presunzione di cui all’art.32 cit. opera sicu- ramente in presenza di circostanziati indizi quali, in primo luogo, il fatto che le condotte verifiche bancarie operano in relazione ad una società capitali a ristretta base sociale circa le somme di danaro mo- vimentate sul conto intestato all’amministratore e socio. 7.2. In secondo luogo, la società non è solo a base ristrettissima, due soci appena, rispettivamente all’1 e al 99% delle quote, ma essi sono anche coniugi, e la relazione di parentela di primo grado tra i soci è idonea a far presumere la sostanziale sovrapposizione tra in- teressi personali e societari, identificandosi gli interessi economici in concreto perseguiti dalla società con quelli propri dei soci. 7.3. In terzo luogo, nel ricorso stesso, a pagina 3, si legge che «l’ac- certamento imputava alla ricorrente (società di autonoleggio), quali 9 ricavi, tutte le movimentazioni, sia in entrata che in uscita, presenti sul conto del sig. DA Fontana, quale amministratore della so- cietà» e, dunque, è parte ricorrente stessa a identificare l’indagine bancaria come condotta specificamente sul conto del socio quale amministratore della specifica società e non di altre di cui eventual- mente egli sia pure amministratore. 7.4. In presenza di tali circostanziati indizi, è conforme a legge l’in- terpretazione condotta dal giudice d’appello che ne ha tratto il fon- damento per l’applicazione dell’art.32 del d.P.R. n. 600/1973. Ne deriva che non vi è necessità di provare che tutte le movimentazioni di tali rapporti rispecchino operazioni aziendali, atteso che, ai sensi dell'art. 32 cit., incombe sulla società contribuente dimostrarne l'e- straneità alla propria attività di impresa. 8. Con il quarto motivo la società deduce, ex art. 360, comma 1, n. 5 cod. proc. civ., l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudi- zio che è stato oggetto di discussione fra le parti, quanto all'eccepita violazione o falsa applicazione degli artt. 32, 37, 39 del d.P.R. 600/73 e degli artt. 51 e 54 del d.P.R. 633/72, avendo il giudice mancato di rilevare l’incoerenza tra le presunzioni in materia di im- poste dirette ed IVA. 9. Il motivo è inammissibile per doppia conforme con riferimento al paradigma del prospettato vizio motivazionale alla luce del doppio rigetto della prospettazione di parte contribuente sia in primo sia secondo grado. Infatti, l’abrogazione dell’art. 348-ter cod. proc. civ., già prevista dalla legge delega n.206/2021 attuata per quanto qui interessa dal d.lgs. n.149/2022, ha comportato il collocamento all’interno dell’art. 360 cod. proc. civ. di un terzo comma, con il con- nesso adeguamento dei richiami, il quale ripropone la disposizione dei commi quarto e quinto dell’articolo abrogato e prevede l’inam- missibilità del ricorso per cassazione per il motivo previsto dal n. 5 dell’art. 360 citato, ossia per omesso esame circa un fatto decisivo 10 per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. I ricor- renti non hanno dimostrato che le ragioni di fatto poste a base della decisione di primo grado e quelle poste a base della sentenza di rigetto dell’appello sono state tra loro diverse. 10. Il ricorso è conclusivamente rigettato. Non deve provvedersi sulle spese di lite considerato che l’Amministrazione finanziaria, co- stituita ai soli fini dell'eventuale partecipazione all'udienza di discus- sione della causa ai sensi dell'art. 370 comma 1 cod. proc. civ., non ha svolto effettiva attività difensiva.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Si dà atto che, ai sensi del d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis, se dovuto. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 27.9.2024