Sentenza 25 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Cagliari, sentenza 25/03/2025, n. 493 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Cagliari |
| Numero : | 493 |
| Data del deposito : | 25 marzo 2025 |
Testo completo
N. R.A.C.L. 4194/2023
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI CAGLIARI
Sezione Lavoro
Il dott. Giorgio Murru, in funzione di Giudice del Lavoro, ha pronunciato, all'esito della trattazione della causa nelle forme di cui all'art. 127 ter c.p.c. la seguente
SENTENZA nella causa in materia di pubblico impiego iscritta al n. 4194 del R.A.C.L. 2023 promossa da:
, domiciliata elettivamente in Roma presso lo studio dell'avvocato Domenico Naso Parte_1
che la rappresenta a difende giusta procura speciale come in atti;
RICORRENTE
CONTRO
, con sede in Roma, in persona del pro tempore, Controparte_1 CP_2 rappresentato e difeso ai sensi dell'art. 417 bis c.p.c. dai funzionari delegati come in atti, elettivamente domiciliato in Cagliari presso l' Controparte_3
[...]
CONVENUTO
Motivi in fatto e in diritto della decisione
Con ricorso depositato il 30 dicembre 2023 ha esposto di aver prestato servizio alle Parte_1
dipendenze del convenuto, quale docente a tempo determinato presso la scuola secondaria CP_1
di secondo grado, in forza di plurimi contratti annuali meglio dettagliati in atti, per gli anni scolastici
2020/2021, 2021/2022 e di prestare all'attualità analogo servizio per l'anno scolastico 2023/2024.
Lamenta in questa sede la illegittima mancata erogazione della somma di 500,00 euro di cui all'art. 1 comma 121, Legge 13.07.2015 n. 107 e successivi D.P.C.M. di attuazione, prevista per ciascun anno scolastico al fine di sostenere la formazione continua dei docenti di ruolo.
Si tratta della c.d. carta elettronica del docente che nel caso specie è stata negata per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2023/2024.
Ha quindi chiesto la condanna del al pagamento in suo Controparte_1
favore della somma di euro 1.500,00 (euro 500,00 per ciascun anno), oltre interessi fino al saldo.
1
23.9.2015 e il successivo art. 3, comma 1 del D.P.C.M del 28.11.2016.
Ha quindi osservato come il Consiglio di Stato, con la pronuncia n. 1842 del 2022, avesse dichiarato l'illegittimità della nota del n. 15219 del 15 ottobre 2015, nella parte in cui CP_4 escludono i docenti non di ruolo dall'erogazione della carta del docente, stante la contrarietà di detta esclusione rispetto ai precetti degli artt. 3, 35 e 97 della Costituzione, avendo fornito una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 1 commi 121-124 della L. 107/2015.
Di conseguenza ha sostenuto che, come riconosciuto dalla giurisprudenza di merito in diverse pronunce, alla luce delle statuizioni della CGUE richiamate atti (nella specie l'ordinanza resa dalla
VI Sezione il 18 maggio 2022) concernenti la parità di trattamento ai sensi della clausola 4 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato approvato con la direttiva 1999/70/CE, il
Tribunale adito è tenuto a disapplicare l'art. 1 della L. 107/2015, ovvero a fornire un'interpretazione adeguatrice della norma, nella parte in cui non riconosce il diritto di usufruire della carta elettronica del docente anche al personale docente assunto con contratto a tempo determinato.
Ha in proposito invocato l'operatività nella specie degli artt. 63 e 64 del CCNL di categoria del 27 novembre 2007 (clausole invero poi ribadite dal successivo CCNL del 2018) laddove prevedono l'obbligo per l'amministrazione scolastica di fornire al personale docente, a prescindere dal tipo di contratto di lavoro, a tempo indeterminato o meno, gli strumenti e le risorse volte a garantirne la formazione durante il periodo di servizio.
Da ultimo ha richiamato la recente sentenza n. 29916/2023 della Corte di Cassazione che indica a quali condizioni il docente a tempo determinato matura il diritto al beneficio per cui è causa.
Ha chiesto in conclusione che il Tribunale voglia:
1. accertare e dichiarare il diritto del ricorrente ad usufruire del beneficio economico annuo di €
500,00, tramite l'assegnazione della c.d. Carta Elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente di cui all'art.1 della Legge n.107/2015, in riferimento agli anni scolastici
2020/21 – 2021/22 - 2023/24 per l'effetto
2. condannare il resistente a provvedere in tal senso, con assegnazione della carta CP_1 docente dal valore nominale di € 500,00 per anno scolastico, per totali € 1.500,00.
Il tutto con vittoria di spese, competenze ed onorari di causa, da distrarsi in favore del sottoscritto procuratore antistatario, con rimborso del contributo unificato ove versato.
Il si è costituito in giudizio onde contestare la fondatezza delle avverse pretese. CP_1
2 In particolare ha sostenuto che la con riferimento all'anno scolastico 2023/2024 ha omesso Pt_1 di attivarsi onde fruire della cd. Carta elettronica, invero estesa per l'anno scolastico 2023/2024 in forza del D.L. n. 69/2023, convertito con legge n. 103/2023, anche per i docenti non di ruolo.
Per il resto ha escluso che in capo alla ricorrente sia insorto il diritto alla fruizione del beneficio per cui è causa ed ha concluso in conformità per il rigetto della domanda o, in subordine, per il parziale accoglimento delle doglianze esposte nella memoria difensiva riguardo alla condizione della Mereu per l'anno scolastico 2023/2023 nei termini esposti.
La causa, istruita attraverso produzioni documentali, è stata discussa mediante il richiamo alle argomentazioni come esposte in atti.
*
1. Osserva il Tribunale che la rivendicazione avanzata dalla concerne un contenzioso ormai Pt_1
ampiamente diffuso in ambito nazionale e che ha trovato per lo più condivisione nella giurisprudenza di merito.
2. Questo giudicante reputa opportuno richiamare, anche per le finalità di cui all'art. 118 disp. att.
c.p.c. la condivisibile motivazione della sentenza n. 776/2023 resa da questa Sezione (est. Carta) ove si legge (fermo il riferimento alla persona dell'odierna ricorrente ed agli anni scolastici dettagliati in ricorso): Occorre premettere come certamente la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo determinato non possa rappresentare di per sé solo motivo per escludere i docenti precari, assunti con contratto di lavoro temporaneo al fine di prestare supplenza, dal godimento del beneficio in oggetto.
Una simile esclusione, in effetti sancita dalla legge, opererebbe quale atto discriminatorio e, come tale, in contrasto con il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato adottato con la direttiva n.
1999/70/CE.
Giova ricordare, al riguardo, che la Corte di Giustizia, con pronuncia interpretativa del diritto comunitario, vincolante per il Giudice nazionale, ha stabilito che le prescrizioni enunciate nel menzionato accordo quadro sono applicabili anche ai contratti e ai rapporti di lavoro a tempo determinato conclusi con le amministrazioni e con altri enti del settore pubblico, ha chiarito che, conformemente all'articolo 1, comma 121°, della legge n. 107/2015 cit., il bonus è versato al fine di sostenere la formazione continua dei docenti, la quale è obbligatoria tanto per il personale a tempo indeterminato quanto per quello impiegato a tempo determinato presso il , e di CP_1 valorizzarne le competenze professionali e che, inoltre, dall'adozione del d.l. 08.04.2020, n. 22, il versamento di detta indennità è stato finalizzato a consentire l'acquisto dei servizi di connettività
3 necessari allo svolgimento, da parte dei docenti impiegati presso il , dei loro compiti CP_1
professionali a distanza.
Nella stessa sede, il Giudice comunitario ha sottolineato che il bonus docenti deve essere considerato come rientrante tra le condizioni di impiego ai sensi della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro e che, pertanto, spetta al Giudice del rinvio, che è il solo competente a valutare i fatti, stabilire se il richiedente il beneficio, allorché era alle dipendenze del con CP_1
contratti di lavoro a tempo determinato, si trovasse in una situazione comparabile a quella dei lavoratori assunti a tempo indeterminato da questo stesso datore di lavoro nel corso del medesimo periodo (ordinanza della Corte di Giustizia emessa nella causa C-451/21).
Sul punto, anche il più recente orientamento della Corte di Cassazione ha sancito la diretta applicabilità delle clausole della direttiva n. 1999/70/CE del Consiglio, con conseguente obbligo in capo al Giudice nazionale, allorquando debba decidere di controversie tra amministrazione e propri dipendenti, di non applicazione della normativa interna incompatibile (ex multis, Cass. civ., sez. L, 06.03.2020 n. 6441).
Orbene, alla luce di quanto appena sopra espresso è ben possibile affermare, in capo al ricorrente, in linea di principio, il diritto a beneficiare della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente, sul presupposto della non applicazione, da parte di questo Giudice, della norma nazionale (nel caso di specie l'art. 1, comma 121°, l. 13.07.2015, n. 107, nella parte in cui fa riferimento al solo docente di ruolo), perché incoerente rispetto alle regole dettate dal diritto comunitario, in forza del principio di primauté del diritto eurounitario.
Posto quanto sopra, è opportuno stabilire se, nel caso concreto, il si trovasse, nei periodi Pt_2
dalla stessa indicati, in una condizione assimilabile, tale da non giustificare un trattamento difforme, a quella del lavoratore a tempo indeterminato a lei comparabile.
Dal mero raffronto tra le mansioni e le funzioni assegnate al docente a termine e a quello a tempo indeterminato, non è rinvenibile alcuna diversificazione tra le due figure, di modo che non vi è dubbio alcuno che il docente a tempo determinato trovi nel docente a tempo indeterminato il lavoratore ad esso astrattamente comparabile.
D'altronde, è lo stesso che, tanto nel presente giudizio quanto nell'ambito del CP_1
giudizio a quo in cui era stata pronunciata l'ordinanza resa dalla Corte di Giustizia nella causa C-
451/21, non ha contestato l'equiparabilità tra i docenti con differente durata di contratto di lavoro.
Ebbene, una simile perfetta equiparazione, tale da non tollerare trattamento diversificato è possibile, in ragione dell'obiettivo formativo del bonus di cui si discute, solo con riferimento ai lavoratori a termine che, in ragione delle caratteristiche del rapporto di lavoro per come in concreto dipanatosi nel corso dell'anno scolastico, abbiano garantito una certa stabilità e
4 continuità di rapporto e, quindi, abbiano con stabilità e continuità erogato l'insegnamento agli studenti loro assegnati.
Deve infatti essere rilevato come l'impiego (la destinazione) di risorse in formazione del personale rappresenti per il datore di lavoro un vero e proprio investimento e, come tale, presupponga un ritorno che, nel caso di specie, non è certo economico bensì in mera qualità della prestazione resa.
Tale investimento, pertanto, è giustificato nel solo caso in cui il lavoratore garantisca quella stabilità di rapporto che porti a far presumere che della spesa in formazione fatta in favore dal docente il datore di lavoro, il IS, possa trarre un vantaggio immediato (tanto che la somma messa a disposizione deve essere spesa entro la tempistica circoscritta dei summenzionati
24 mesi) e sostanziale, in termini di qualità dell'insegnamento.
Alla luce delle suddette considerazioni, ritiene il Tribunale come possano dirsi pienamente associabili agli insegnati di ruolo, quindi in condizione tale da giustificare in loro favore l'erogazione del bonus docenti, solo quei lavoratori a temine che abbiano reso, nel corso dell'anno di riferimento ai fini dell'erogazione del bonus, almeno 150 giorni di insegnamento ossia la quantità temporale di prestazione minima richiedibile al docente di ruolo al quale, infatti, può essere concessa (ai sensi dell'art. 39, comma 4°, CCNL e dell'art.
4.1 OM 55/1998) la possibilità di lavoro part-time per non meno del 50% dell'orario complessivo di lavoro e al quale è comunque attribuito, ai sensi dell'art. art. 3, comma 1°, DPCM 28.11.2016, il bonus in questione.
Ciò detto, alla luce di quanto sopra, ben può dirsi come parte ricorrente abbia soddisfatto il suddetto criterio con riferimento agli anni scolastici indicati nel ricorso.
Invero, il ricorrente ha prodotto un elenco dettagliato delle supplenze meglio descritte nell'espositiva che precede, che può evincersi dai contratti di lavoro stipulati con il convenuto
IS (doc.1, prodotto col ricorso).
Pertanto, la pretesa di adempimento avanzata dal [ è certamente accoglibile. Pt_2
Alla luce di quanto sopra, pertanto il deve Controparte_1
essere condannato a costituire in favore della parte ricorrente, con le modalità e le funzionalità di cui agli artt. 2, 5, 6 e 8, DPCM 28.11.2016 (GU n. 281 del 01.12.2016) ovvero con modalità e funzionalità analoghe, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado di cui all'art. 1, comma 121°, l. 13.07.2015, n. 107, con accredito sulla stessa del detto bonus e, quindi, della somma pari a complessivi euro 2.000,00, somma di cui la parte ricorrente potrà/dovrà fruire, per le finalità formative di cui all'art. 1, comma 121°, l. 13.07.2015, n. 107, non oltre il 24° mese decorrente dalla data di sua costituzione.
3. Il Tribunale, fermo quanto sopra, reputa opportuno dar conto di quanto recentemente statuito in sede di rinvio pregiudiziale ex art. 363 bis c.p.c. dalla Suprema Corte (cfr. Cass. sent. n. 29961/2023,
5 opportunamente richiamata nel ricorso introduttivo) laddove ha enunciato relativamente all'ampio contenzioso di cui si è già detto i seguenti principi:
1) La Carta Docente di cui all'art. 1, comma 121, L. 107/2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi dell'art. 4, comma secondo, della L. n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al . CP_1
2) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della L. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione.
3) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice del merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della
Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio.
4) L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948 n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4, comma 1 e 2, L. n. 124/1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale ed il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico.
6 4. Nel caso di specie sussistono i presupposti testè richiamati al punto 2) della sentenza del 2023 avuto riguardo a quanto allegato dalla difesa ricorrente quanto alla attuale iscrizione della Pt_1
nelle graduatorie relative alle supplenze, circostanza nemmeno contestata dalla difesa convenuta.
4.1. Anche il requisito relativo allo svolgimento di attività quale docente per almeno 150 giorni nell'arco dell'anno scolastico con orario quantomeno pari a 9 ore settimanali appare parimenti presente.
4.2. Va poi disattesa la censura avanzata dalla difesa convenuta con riguardo al disposto dell'art. 15 del D.L. n. 69/2023 convertito con legge n. 103/2023, che recita: La Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado di cui all' articolo 1, comma 121, primo periodo, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è riconosciuta, per l'anno 2023, anche ai docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile.
Difatti il riferimento all'anno 2023 appare non inequivoco posto che non fa riferimento ad un preciso anno scolastico ma utilizza impropriamente, con tecnica legislativa che lascia residuare dubbi interpretativi, quale intervallo temporale l'anno solare, talchè può pure essere collegata al solo anno scolastico 2022/2023 ovvero al solo anno scolastico 2023/2024.
D'altra parte nemmeno risulta che il convenuto abbia separatamente provveduto a CP_1
riconoscere nelle more alla ricorrente il beneficio in discorso talchè il relativo petitum non è affatto inammissibile.
5. Spettano in conclusione all'odierna ricorrente complessivi euro 1.500,00, da corrispondere in suo favore con le modalità anzidette (come sopra evidenziate), per gli anni scolastici 2020/2021,
2021/2022 e 2023/2024.
In particolare il è tenuto non al pagamento diretto di € 500,00, Controparte_1
bensì ad erogare alla ricorrente la prestazione oggetto di causa, previa emissione (ora per allora) della Carta Docente ed accredito della somma indicata con le modalità normativamente previste, maggiorata con gli interessi o la rivalutazione monetaria ove maggiore.
6. Le spese di lite vanno poste a carico dell'amministrazione convenuta e sono liquidate nella misura di cui al dispositivo con applicazione dei valori minimi per lo scaglione di valore di riferimento, escluso il compenso per la fase istruttoria nella sostanza non svoltasi.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza, eccezione e deduzione disattesa:
1. Accoglie nei termini di cui in motivazione il ricorso e, per l'effetto, condanna il CP_1
convenuto alla emissione in favore di della Carta elettronica per l'aggiornamento e Parte_1 la formazione di cui all'art. 1, comma 121°, l. 13.07.2015, n. 107, con accredito dell'importo di euro
7 500,00 per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2023/2024 per complessivi euro 1.500,00, con le modalità di cui in parte motiva cui rinvia;
2. Condanna il convenuto alla rifusione delle spese di lite in favore di CP_1 Parte_1
liquidandole in euro 1.030,00, oltre rimborso forfettario del 15 %, rimborso del contributo unificato nella misura eventualmente corrisposta ed accessori di legge;
3. Dispone la distrazione delle spese di lite, come sopra liquidate, in favore del difensore antistatario.
Così deciso in Cagliari, il 25 marzo 2025.
IL GIUDICE
Dr. Giorgio Murru
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