Sentenza 8 gennaio 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Massa, sentenza 08/01/2025, n. 2 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Massa |
| Numero : | 2 |
| Data del deposito : | 8 gennaio 2025 |
Testo completo
Successivamente all'udienza del 08/01/2025, alle ore compaiono i procuratori delle parti l'Avv. Elisa Casini in sostituzione per la parte ricorrente e la CP_1
Dott.ssa per la parte resistente. CP_2
È pure presente il funzionario UPP Dott.ssa Persona_1
che provvede all'assistenza del magistrato e
[...] all'odierna verbalizzazione.
IL GIUDICE
Invita le parti a precisare le conclusioni ed ordina la discussione orale della causa ex art. 281 – sexies c.p.c. I difensori si riportano ai rispettivi atti ed alle conclusioni ivi formulate, discutono oralmente la causa e contestano le difese avversarie. L'avv. Casini rileva che è stata depositata documentazione attestante la permanenza nel sistema della ricorrente. Il giudice si ritira in camera di consiglio, previa richiesta delle parti di essere esentate dalla presenza in udienza al momento della lettura. Il funzionario UPP termina l'attività di assistenza alle ore
.
All'esito della camera di consiglio pronuncia sentenza contestuale.
TRIBUNALE DI MASSA
IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA
IN FUNZIONE DI GIUDICE DEL LAVORO
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Giudice Dott.ssa Erminia Agostini all'esito di discussione orale svoltasi ai sensi dell'art. 281 sexies c.p.c. all'odierna udienza pronuncia la seguente
SENTENZA
Nella causa di Lavoro proc. n. 140/2023 promossa da:
assistito dall'Avv. Parte_1 CP_1
1
CONTRO
assistito dalla Dott.ssa Controparte_3
FINI FRANCESCA
MOTIVI DELLA DECISIONE
insegnante “precaria”, chiedeva il Parte_2 riconoscimento del bonus carta docenti in relazione agli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021,
2021/2022 e 2022/2023.
****
I - MANCATA ALLEGAZIONE DELLA PROCURA ALLE LITI
Parte convenuta all'udienza del 19/05/2023 ha eccepito la mancata presenza nel fascicolo del ricorrente del mandato alle liti.
In realtà l'atto in questione è stato depositato come allegato al ricorso.
La procura, priva della autenticazione autografa da parte del difensore, è stata tuttavia sottoscritta digitalmente dal medesimo, che così ha assunto la paternità dell'atto processuale nella sua interezza, compresa la certificazione relativa alla firma del mandante.
II - DIFETTO DI IUS POSTULANDI
Parte resistente ha eccepito la mancanza dello ius postulandi del difensore di parte ricorrente in quanto il predetto, essendo dipendente del Controparte_4
a tempo indeterminato, in particolare docente di
[...]
SCUOLA SECONDARIA II GRADO attualmente in distacco sindacale, non potrebbe patrocinare cause avverso l'amministrazione datrice di lavoro, così come disposto dall'art. 1, comma 56 bis L. n. 662/1996. Tale eccezione non soggiace alla decadenza di cui all'art. 416 cpc, riguardando un vizio rilevabile d'ufficio.
L'accoglimento della eccezione risulterebbe assorbente rispetto all'esame di ogni altra questione prospettata dalla
2 ricorrente poiché comporterebbe la nullità/inammissibilità del ricorso introduttivo per difetto di legittimazione ad agire in capo al difensore di parte ricorrente.
Anzitutto deve rilevarsi come l'eventuale sussistenza di un motivo di incompatibilità tra l'assunzione della difesa della ricorrente ed il rapporto di lavoro alle dipendenze del convenuto non comporterebbe alcuna conseguenza sulla validità degli atti posti in essere dal legale in assenza di specifiche disposizioni che sanzionino con la nullità gli atti compiuti dall'avvocato che operi in violazione di norme relative ad incompatibilità tra il rapporto di lavoro alle dipendenze di amministrazione pubblica e l'esercizio professionale.
Infatti sulla validità dell'atto posto in essere dal difensore, iscritto all'albo e munito di procura, non incidono eventuali situazioni d'incompatibilità con l'esercizio della professione, quali quelle discendenti dalla qualità di pubblico dipendente, che sanzionabili sul piano disciplinare non privano della legittimazione alla professione medesima, fino a che persista detta iscrizione” (Cass. civ. Sez. Unite,
18/04/1988, n. 3034; Cass. civ. Sez. I Sent., 07/12/2017, n.
29462; Cass. civ. Sez. Unite, 11/03/2004, n. 5035.
Inoltre, l'eccezione pare infondata.
L'art. 3 del RdL n.1578/33, tuttora vigente, non prevede alcuna limitazione in relazione alle materie o alla natura e/o qualità delle parti del procedimento per l'esercizio della professione forense dell'avvocato che sia nel contempo anche professore universitario o di scuola secondaria.
Cfr. Cass. Sez. L - , Sentenza n. 26016 del 17/10/2018: … tale provvedimento (art. I, comma 1 de della I. n.339/2003, ndr) il legislatore ha ripristinato il divieto originariamente previsto in capo ai dipendenti pubblici richiamando i limiti sanciti dal R.D. n.1578/1933 ("...restano fermi i limiti e i divieti di cui al regio decreto - legge 27 novembre 1933,
n.1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio
3 1934, n.36, e successive modificazioni"); ha disapplicato l'art. 1, commi 56, 56 bis e 57 della I. n.662/1996 che ammettevano la compatibilità tra la professione forense e lo status di pubblico dipendente, a condizione della trasformazione del rapporto d'impiego in part time ("Le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 56, 56 bis, e 57 della legge 23 dicembre 1996, n.662, non si applicano all'iscrizione agli albi degli avvocati..."); ha mantenuto la deroga in favore dei docenti delle scuole superiori. Il punto dirimente degli effetti disapplicativi dell'art. 1, co.1 della
I. n.339/2003, sulla condizione dei "professori - avvocati", che la Corte d'Appello ha mancato di considerare, è, tuttavia, la mancata disapplicazione del comma 58 bis dell'art. 1 del d.lgs. n.662/1996, aggiunto all'originario provvedimento dalla
I. n.140/1997, il quale dispone che, ferma restando la valutazione in concreto dei singoli casi di conflitto d'interesse, alle amministrazioni compete indicare tutte quelle attività che in ragione dell'interferenza con i compiti istituzionali, non sono consentite ai dipendenti. Il fatto che l'art. 1 della I. n.339/2003 abbia mantenuto in vita il solo comma 58 bis della legge n. 662/1996, disapplicando i restanti commi, induce a ritenere che, nei residui casi in cui tuttora la legge consente l'esercizio della professione forense, ossia nel caso dei docenti delle università, degli istituti superiori e delle scuole secondarie, il legislatore abbia inteso conservare in capo alle amministrazioni di appartenenza un margine di 4 discrezionalità nella valutazione della possibile interferenza tra l'attività professionale e lo status di pubblico dipendente. La previsione di tale limite di carattere generale contraddice, tuttavia, la conclusione, cui
è erroneamente pervenuta la Corte territoriale, secondo la quale, l'eccezionale previsione di compatibilità per i docenti, che ha resistito a ogni riforma limitativa intervenuta in materia, implicherebbe l'esclusione di qual si
4 voglia limitazione, anche qualora l'attività forense si eserciti in giudizi di cui sia parte l'amministrazione scolastica. Tale statuizione non si concilia, infatti, con il dettato dell'art. 1, co. 58 bis della I. n.662/1996, mantenuto in vigore dalla I. n.339/2003, a norma del quale permane, in capo agli organi scolastici, oltre che la valutazione in concreto dei singoli casi di conflitto d'interesse, altresì la facoltà di indicare le attività che interferiscono con i compiti istituzionali del docente. In conclusione, alla generale incompatibilità del rapporto di pubblico impiego con le libere professioni, si contrappone la norma speciale di cui al R.D.L. n.1578/1933, conv. in L. n.234/1936 e successive modificazioni, richiamata dall'art. 1 co. 1 della I.
n.339/2003, che consente l'esercizio della professione forense a poche specifiche categorie, tra cui i professori degli istituti scolastici secondari statali. La legge affida, tuttavia, la garanzia del legittimo svolgimento dell'attività forense all'osservanza di poche regole, tra cui quella di richiedere l'autorizzazione al dirigente scolastico o al preside, di non arrecare pregiudizio all'insegnamento e di svolgere la libera attività nel rispetto dell'orario di servizio (art. 508 del d.lgs. n.297 del 1994, richiamato dall'art. 53, del d.lgs. n.165 del 2001).>
Detta sentenza ha chiarito che l'insegnante di una scuola superiore può svolgere l'attività di difensore in cause proposte nei confronti di pubbliche amministrazioni, previa autorizzazione del Dirigente scolastico, il quale può negarla in caso di rilevato conflitto di interessi.
Il difetto di richiesta/autorizzazione da parte del Dirigente
è rilevante sotto il profilo disciplinare afferente il
Cont rapporto tra dipendente e , ma non pregiudica il diritto di difesa dell'assistito, non priva il difensore dello ius postulandi e non rende nulli gli atti processuali redatti e
5 depositati dal docente regolarmente iscritto all'Albo professionale.
III – PRESCRIZIONE
Parte resistente si è costituita in giudizio alla prima udienza di discussione, decadendo conseguentemente dal diritto di sollevare eccezioni non rilevabili d'ufficio, quali la prescrizione.
IV – ANNO IN CORSO
Parte resistente, nella propria memoria di costituzione, ha eccepito la non debenza del diritto relativamente all'anno in corso stante l'impossibilità di prevedere e valutare eventuali interruzioni in itinere definitive (dimissioni volontarie/revoca del contratto) o provvisorie (sospensioni disciplinari).
In realtà il diritto al bonus può essere azionato dal 1 settembre del relativo anno scolastico e, al momento del deposito del ricorso, il diritto si era già perfezionato.
Le sopravvenienze, come la risoluzione del contratto od i provvedimenti disciplinari, che potrebbero verificarsi anche nei rapporti a tempo indeterminato, afferiscono, come in tutti i rapporti di durata, non al momento genetico ma all'esecuzione del rapporto, sono eventuali e da valutare soltanto al momento del loro verificarsi.
V – PRESUPPOSTI DI FATTO
Dalla documentazione versata in atti (contratti di lavoro doc. da n. 1 a 6 del ricorso introduttivo e stato matricolare doc.
10 memoria di costituzione) è emerso che la docente
[...] ha lavorato nella scuola primaria in forza di Parte_2 molteplici contratti di supplenza ed in particolare: nell'a.s.
2017/2018 con contratto di supplenza sino al termine delle attività didattiche dal 30/09/2017 al 30/06/2018 per 7 ore settimanali;
nell'a.s. 2018/2019 con contratto di supplenza fino al termine delle attività didattiche dal 27/09/2018 al
30/06/2019 per 12 h settimanali presso la Scuola primaria
6 Saffi di Marina di Carrara e con un altro contratto di supplenza temporanea dal 12/11/2018 al 30/06/2018 presso la medesima scuola per ulteriori 12 h settimanali;
nell'a.s.
2019/2020 con contratto di supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche dal 19/09/2019 al 30/06/2020 per 12 h settimanali;
nell'a.s. 2020/2021 con contratto di supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche dal 2/10/2020 al 30/06/2021 per 12 ore settimanali;
nell'a.s.
2021/2022 con contratto fino al termine delle attività didattiche dal 7/09/2022 al 30/06/2023 per 24 ore settimanali;
nell'a.s. 2022/2023 con contratto sino al termine delle attività didattiche dal 6/09/2022 al 30/06/2023 per 24 ore settimanali.
La ricorrente è ancora inserita nel sistema scolastico, svolgendo attività di insegnamento, come da contratto di lavoro depositato in data 13/02/2024.
VI – LA C.D. CARTA DOCENTE. L'EVOLUZIONE GIURISPRUDENZALE
La L. n. 107/2015 ha introdotto l'istituto della Carta
Docente, prevedendo, all'art. 1, co. 121: «al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il a Controparte_6 corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post
7 lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124».
La norma precisa che «la somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile».
La Corte di Giustizia Europea con ordinanza del 18/5/2022 ha statuito: “La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell'allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e
CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del
[...]
, e non al personale docente a tempo Controparte_4 determinato di tale , il beneficio di un vantaggio CP_3 finanziario dell'importo di EUR 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di
8 connettività al fine di assolvere l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza”.
Il recente intervento normativo di cui all'art. 15 d.l. n. 69 del 2023, conv., con mod., in L. n. 103/2023 ha esteso il beneficio «per l'anno 2023» ai «docenti con contratto supplenza annuale su posto vacante e disponibile».
A seguito di rinvio pregiudiziale, la Cass Sez. L. con la sentenza n. 29961 del 27/10/2023 ha statuito che la carta docente, prevista dall'art. 1, comma 121, della l. n. 107 del
2015, spetta, pur in assenza di domanda, anche ai docenti non di ruolo, sia a quelli con incarico annuale che a quelli titolari di incarico di docenza fino al termine delle attività didattiche;
in caso di mancato riconoscimento tempestivo del beneficio, i docenti interni al sistema scolastico (iscritti nelle graduatorie di supplenze, incaricati di supplenza o transitati in ruolo) possono chiedere l'adempimento in forma specifica e quindi l'attribuzione della carta secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre a interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della l. n. 724 del 1994, dalla data di maturazione del diritto alla sua concreta attribuzione;
di contro, gli insegnanti usciti dal sistema scolastico per cessazione dal servizio o per cancellazione dalle graduatorie, possono chiedere il risarcimento dei danni, da provarsi pure a mezzo di presunzioni e da liquidarsi anche equitativamente, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (quali, ad esempio, la durata della permanenza nel sistema scolastico), nei limiti del valore della carta, salva l'allegazione e la prova specifica di un pregiudizio maggiore.
L'azione di adempimento in forma specifica volta ad ottenere la carta del docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948, comma 4, c.c., decorrente dalla data in cui
è sorto il diritto all'accredito (per i casi di cui all'art. 4, commi 1 e 2, della l. n. 124 del 1999, dalla data del
9 conferimento dell'incarico o, se posteriore, da quella in cui il sistema telematico consentiva annualmente la registrazione sulla piattaforma telematica); invece, l'azione risarcitoria, stante la sua natura contrattuale, si prescrive in dieci anni, decorrenti dalla data di uscita dell'insegnante dal sistema scolastico.
La Corte ha evidenziato: <…Si tratta, in entrambi i casi
(supplenze al 31 agosto ed al 30 giugno, ndr), di supplenze destinate a protrarsi per l'intera durata dell'attività didattica, su cattedre e posti di insegnamento specifici, sicché il nesso tra la formazione del docente che viene supportata, la durata e la funzionalità rispetto ai discenti è certo. Rispetto a queste tipologie di incarico, che sono quelle che qui fa valere il ricorrente, si ravvisa la necessità di rimuovere la discriminazione subita dall'assunto a tempo determinato riconoscendo il diritto alla carta docente in modo identico a quanto previsto per il docente di ruolo.
7.7 In estrema sintesi, l'obiettivo di politica scolastica ed educativa che calibra quello speciale beneficio sul piano della “didattica annua” non consente, per i docenti a tempo determinato che, essendo chiamati a lavorare sul medesimo piano didattico- temporale e risultano quindi, da ogni punto di vista, comparabili, un diverso trattamento. L'adeguamento del diritto interno al diritto eurounitario.
8. L'art. 1, co. 121 cit. è dunque in contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all'art. 4, punto 1, dell'Accordo Quadro. È stato del resto ripetutamente affermato che la clausola 4 dell'Accordo esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l'obbligo di applicare il diritto dell'Unione e di tutelare i diritti che quest'ultimo
10 attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (v. Cass. 28 novembre 2019,
n. 31149, con richiamo a Corte di Giustizia 8 novembre 2011,
Rosado Santana, quest'ultima da inserire in un costante indirizzo che in ultima analisi risale fino a Corte di
Giustizia 9 marzo 1978, Simmenthal;
in senso analogo, v., anche Corte Costituzionale 11 luglio 1989, n. 389 e, ancor prima, Corte Costituzionale 5 giugno 1984, n. 170).
Nel caso di specie, la disapplicazione non deve, però, essere totale, ma limitata, come indicato anche dal Pubblico
Ministero, all'esclusione dei lavoratori precari - qui nei termini di cui si è detto - dal beneficio. In altre parole,
l'art. 1, co. 121 della L. 107/2015 deve essere disapplicato, in quanto si pone in contrasto con la clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nella parte in cui limita il riconoscimento del diritto alla Carta Docente ai solo insegnanti di ruolo e non lo consente rispetto agli insegnanti incaricati di supplenze annuali (art. 4, co. 1, L.
124/1999) o fino al termine delle attività didattiche (art. 1, co. 2, L. 124/1999).
Il che comporta, di converso, l'affermazione del principio per cui anche a tali docenti spetta ed in misura piena quello stesso beneficio….>
VII – LE SUPPLENZE TEMPORANEE. GLI SPEZZONI DI ORARIO
La S.C., cit., ha rilevato, tra l'altro: “5.4 È al contempo errato fare leva sulla Carta Docente come unico strumento di formazione, in ogni caso e per ogni durata dell'impegno didattico.
La Carta, infatti - rileva il collegio - non esaurisce l'ambito dei possibili interventi formativi, essendo previsto dalle norme un più ampio novero di misure destinabili dal datore di lavoro alle varie tipologie di dipendenti, non rilevando qui - in quanto
11 del tutto estranee alla disamina giuridica di un dato istituto
- eventuali carenze nelle iniziative del Ministero datore di lavoro su tale diverso piano.”
La S.C. non ha valutato le ipotesi di supplenze temporanee e dei c.d. spezzoni di orario, considerata l'irrilevanza di tali questioni rispetto al thema decidendum del giudice remittente, ma ha indicato qualche spunto di riflessione circa il non automatico riconoscimento del beneficio ad ogni tipologia di supplenza e di orario, ricordando “che, secondo la Corte costituzionale, si è in presenza di una violazione dell'art. 3
Cost. (principio di uguaglianza) solo «qualora situazioni sostanzialmente identiche siano disciplinate in modo ingiustificatamente diverso e non quando alla diversità di disciplina corrispondano situazioni non assimilabili» (ex plurimis, Corte Costituzionale 24 luglio 2023, n. 161, con richiamo ad altri precedenti, tra cui le sentenze n. 71 del
2021, n. 85 del 2020, n. 13 del 2018 e n. 71 del 2015) ed il ragionamento comparativo deve muovere su basi analoghe”.
La S.C. ha lasciato irrisolta l'alternativa tra il non riconoscere nulla e l'applicazione del principio del “pro rata temporis” di cui all'art.
4.2 dell'Accordo, in modo da calibrare la misura del beneficio in ragione del ridursi dei periodi di insegnamento e dell'incidenza di esso sulla didattica, fino ad eventualmente ad essere annullata nel caso di durate minime dei rapporti (e degli orari di lavoro, pare di doversi aggiungere).
La clausola 4 dell'Accordo prevede:
1. Per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive.
12
2. Se del caso, si applicherà il principio del pro rata temporis.”
In caso di supplenze temporanee il beneficio può essere riconosciuto in proporzione al periodo lavorativo svolto, allorché si rilevi la piena comparabilità ai docenti a tempo indeterminato “dei docenti a tempo determinato che lavorino sul medesimo piano didattico-temporale”, escluse, quindi, le supplenze brevi e saltuarie che non abbiano consentito né la programmazione di un'effettiva formazione, né un apporto didattico rilevante.
Quanto agli spezzoni di orario, valgono considerazioni analoghe. Anche il trattamento del lavoratore a tempo parziale può essere riproporzionato in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa con riferimento all'importo sia della retribuzione globale, sia delle singole componenti di essa.
Da evidenziare che, sebbene il legislatore abbia specificato che il beneficio non costituisca retribuzione accessoria né reddito imponibile, viene comunque in rilievo una prestazione pecuniaria che può essere modulata tenendo conto delle circostanze del caso concreto (come, per es., un rimborso spese).
Peraltro, anche in questo caso c'è da chiedersi se in ipotesi di orario minimo (magari associato ad una supplenza breve) ricorrano le finalità dell'istituto de quo e le ragioni della disapplicazione.
In via generale possono considerarsi senz'altro equiparabili gli spezzoni di orario pari o superiori al 50% dell'orario di cattedra, considerato che ai docenti a tempo indeterminato part-time (che per legge e per CCNL devono assicurare, appunto, almeno il 50% dell'orario di cattedra) il beneficio viene riconosciuto.
Infatti, il DPCM 28.11.2016 recante la “Disciplina delle modalità di assegnazione e utilizzo della Carta elettronica
13 per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado” prevede che
“La Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale…”, senza operare alcuna decurtazione del beneficio.
VIII – EVENTUALE ESCLUSIONE E/O RIDUZIONE DEL Pt_3
Quanto alla richiesta di parte resistente di “riparametrazione del diritto in ragione della durata della supplenza”, con riguardo alle supplenze annuali ed alle supplenze fino al termine delle attività didattiche è da evidenziare che la
Corte di Cassazione né ha fatto distinzione tra le supplenze fino al 31 agosto di cui al primo comma dell'art. 4 della legge 124 del 1999 e le supplenze temporanee fino al termine dell'attività didattica di cui al comma 2 della legge 124/99, né ha operato o suggerito riduzioni con riferimento alle supplenze fino al termine delle attività didattiche.
La questione rileva soltanto per gli spezzoni di orario inferiori al 50% dell'orario di cattedra e per le supplenze temporanee, c.d. brevi e saltuarie.
Nel caso di specie la docente nell'a.s. 2017/2018, pur Pt_2 avendo lavorato per tutto l'anno scolastico senza soluzioni di continuità, ha prestato la propria attività per sole 7 ore settimanali.
Si consideri che un docente di ruolo part time per legge e per
CCNL deve assicurare almeno il 50% dell'orario di cattedra e che nella scuola primaria tale orario è pari a 24 ore settimanali.
Tale servizio, con orario sensibilmente inferiore anche a quello del docente di ruolo part time, ad avviso della decidente non è equiparabile a quello svolto dagli altri insegnanti, con conseguente rigetto della domanda relativamente a tale a.s.
14 A diverse conclusioni deve giungersi invece per gli altri anni scolastici ed in particolare per il 2019/2020 ed il
2020/2021, ove la ricorrente ha prestato la propria attività per 12 ore settimanali, come un docente a tempo indeterminato part time.
Pertanto, ai fini della fruizione del beneficio di cui all'art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015, la posizione della predetta risulta senz'altro comparabile con quella dei docenti di ruolo, con conseguente accoglimento della domanda.
La circostanza poi che la predetta, inserita nelle GAE provinciali con riserva a seguito di ricorso collettivo al Tar
e poi al Consiglio di Stato ed individuata per la nomina in ruolo nell'a.s. 2020/21 vi abbia rinunciato, non comporta il venir meno del diritto al beneficio della carta docente, che spetta indipendentemente dall'assunzione a tempo indeterminato per i motivi già detti, in difetto di una espressa rinuncia allo stesso.
IX - CONCLUSIONI
Sulla base della giurisprudenza della CGUE e della S.C. la norma scrutinata deve essere parzialmente disapplicata in quanto confliggente con la norma euro-unitaria dell'art. 4 dell'Allegato all'Accordo Quadro.
Poiché la ricorrente è ancora nel sistema scolastico, è possibile l'adempimento in forma specifica.
Segue conforme condanna.
Quanto alle spese, considerata l'essenzialità di alcune statuizioni nomofilattiche della sopravvenuta pronunzia della
S.C., le stesse possono essere compensate nella misura del
50%.
Scaglione fino a € 5200,00, compensi al minimo, stante la serialità della causa, esclusa la fase istruttoria.
P.Q.M.
15 Il Tribunale di Massa in composizione monocratica in funzione di giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda, eccezione e difesa respinte,
1) parzialmente disapplicato l'art. 1, comma 121, L. n.
107/2015 per violazione della clausola 4 dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato,
2) accerta il diritto della ricorrente Parte_1 all'attribuzione della Carta Docente con riguardo agli anni scolastici 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 e
2022/2023.
3) Dichiara tenuto e condanna il convenuto ad CP_3 assegnare alla ricorrente la Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa previsto per i docenti a tempo indeterminato, nonché ad accreditarvi l'importo di € 500,00 per gli anni scolastici sopra indicati per un totale di € 2500,00, oltre interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della L. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione.
4) Condanna il alla rifusione del 50% delle spese di CP_3 lite sostenute dalla ricorrente che liquida in tale frazione in € 515,00, oltre rimborso spese forfettarie, IVA e CPA come per legge, con compensazione tra le parti del restante 50% e distrazione in favore del difensore antistatario.
5) Dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva ex lege.
Massa, 08/01/2025
Firmato digitalmente
Il Giudice
Dott.ssa Erminia Agostini
16