Sentenza 30 maggio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Palmi, sentenza 30/05/2025, n. 594 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Palmi |
| Numero : | 594 |
| Data del deposito : | 30 maggio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI PALMI
SEZIONE LAVORO
Il nella persona del dott. Carlo Gabutti ha pronunciato, a seguito di deposito di note scritte in sostituzione dell'udienza del 27/05/2025 in base all'art. 127 ter c.p.c., la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. 1875/2024 R.G. LAVORO
TRA
, nata a [...] il [...], residente in [...] alla Parte_1
via Bagnara n. 26 e nata a [...] il [...] ed ivi residente Parte_2
alla Via Tracciolino n. 1, rappresentate e difese, dall'Avv. Pietro SIVIGLIA, presso il cui studio, sito in Reggio Calabria alla Via Antonio Cimino n. 65, sono domiciliate giusta procura in atti;
Ricorrente
CONTRO
(C.F. ), in persona del Controparte_1 P.IVA_1 [...]
, rappresentato e difeso ex lege dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di CP_2
Reggio Calabria (C.F. ), presso i cui uffici, in Via del Plebiscito n. 15, è P.IVA_2
ex lege;
Resistente
Oggetto: Riconoscimento retribuzione professionale docenti.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorsi depositati rispettivamente in data 03/07/2024 e 10/07/2024
[...]
e conveniva in giudizio innanzi al Giudice del Pt_1 Parte_2
Lavoro del Tribunale di LM il per sentir accertare il loro diritto alla CP_3
Retribuzione Professionale Docenti prevista dall'art. 7 C.C.N.L. di settore e sentir condannare il suo datore di lavoro al pagamento delle conseguenti CP_1
differenze retributive.
Le ricorrenti deducevano:
- di essere: docente a tempo determinato per l'Insegnamento della Religione nella scuola statale, con attuale sede di servizio presso di LM (RC) Controparte_4
e docente a tempo determinato di scuola secondaria (A012- Parte_1
A022-A054), inserita nelle GPS (Graduatorie Provinciali delle Supplenze) di
Brescia con ultima sede di servizio presso l' di IA RO (RC) Controparte_5
; Parte_2
- di aver prestato servizio, in forza di contratti di supplenza breve, presso CP_4
di LM (RC): a.s. 2017/2018 dal 01.09.2017 al 31.08.2018; a.s. 2018/2019,
[...]
dal 01.09.2018 al 31.08.2019; a.s. 2019/2020 dal 01.09.2019 al 31.08.2020; a.s.
2022/2023, dal 01.09.2022 al 31.08.2023, ; Parte_1
- di aver prestato servizio, in forza di contratti di supplenza breve, presso CP_6
al 27/04/2021 al 11/06/2021; dal 22/09/2021
[...] Controparte_7
al 17/10/2021; . dal 18/10/2021 al 22/01/2022; Controparte_7 [...]
. dal 24/01/2022 al 22/02/2022; Controparte_7 Controparte_7 . dal 23/02/2022 al 22/03/2022; . dal
[...] Controparte_7
25/03/2022 al 01/06/2022; . dal 02/06/2022 al Controparte_7
28/06/2022; nonchè per l'anno scolastico 2022/2023 è risultata destinataria di contratto di supplenza annuale presso l Controparte_8
;
[...] Parte_2
- di non aver percepito durante gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019,
2019/2020 e 2022/2023 e durante gli anni scolastici Parte_1
2021/2022 e 2022/2023 la retribuzione professionale docenti Parte_2
(€ 164,00 lordi mensili), indennità prevista dall'articolo 7 del CCNL del Contr 15.03.2001 e corrisposta dal , sino a oggi, esclusivamente ai docenti di ruolo e ai docenti precari che hanno stipulato contratti a tempo determinato di durata annuale con scadenza al 31 agosto o al 30 giugno;
- di aver svolto per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020 e
2022/2023 e per gli anni scolastici 2021/2022 e 2022/2023 Parte_1
diverse supplenze temporanee con oneri e responsabilità non Parte_2
inferiori a quelli dei docenti di ruolo e dei docenti precari con supplenze annuali in scadenza al 30 giugno o al 31 agosto, senza tuttavia percepire la retribuzione professionale docenti.;
- che l'art. 7 del CCNL comparto scuola del 15.03.2001 prevedeva la retribuzione professionale docenti, risultante dalla somma dei compensi di cui al comma 1 e del soppresso compenso individuale accessorio. La retribuzione professionale docenti, analogamente a quanto avviene per il compenso individuale accessorio, è corrisposta per dodici mensilità con le modalità stabilite dall'art. 25 del CCNI del
31.8.1999, nei limiti di cui all'art. 49, lettera D del CCNL 26.5.1999, ed agli articoli 24 e 25 del CCNL 4.8.1995”;
- che L'art. 6 del D. Lgs. n. 368/01 e la clausola 4 (“Principio di non discriminazione”) dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso il 18/3/99, allegato alla Direttiva del Consiglio dell'Unione Europea 28 giugno 1999/70/CEE, esprimevano il principio della parità di trattamento e il divieto di discriminazione;
Contr
- che la somma dovuta dal ammonta quindi ad un totale di € 1.416,00 per e di € € 1.937,45 per . Parte_1 Parte_2
Il resistente si costituiva e contestava la domanda, escludendo che la CP_1
retribuzione rivendicata potesse spettare per le supplenze brevi e saltuarie.
All'odierna udienza, rilevata la natura documentale della causa, ritenuta superfluo lo svolgimento di ogni ulteriore attività istruttoria, il giudice provvedeva a definire il giudizio con sentenza.
Il ricorso è fondato e merita di essere accolto nei limiti di quanto di seguito esposto.
La causa concerne la pretesa ad un trattamento retributivo - qualificato come retribuzione professionale docenti- maturato, a dire della parte ricorrente, nello svolgimento di vari contratti a tempo determinato (supplenze).
I periodi di causa sono anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020 e
2022/2023 per e anni scolastici 2021/2022 e 2022/2023 per Parte_1
. Parte_2
Le parti ricorrenti lamentano la condizione di discriminazione rispetto ai dipendenti con contratto a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato con scadenza al 30 giugno o al 31 agosto.
Orbene in tema la giurisprudenza di legittimità di recente ha statuito “2. l'art. 7 del CCNL 15.3.2001 per il personale del comparto della scuola ha istituito la
Retribuzione Professionale Docenti, prevedendo, al comma 1, che «con l'obiettivo della valorizzazione professionale della funzione docente per la realizzazione dei processi innovatori, che investono strutture e contenuti didattici delle scuole di ogni ordine e grado, nonché di avviare un riconoscimento del ruolo determinante dei docenti per sostenere il miglioramento del servizio scolastico sono attribuiti al personale docente ed educativo compensi accessori articolati in tre fasce retributive» ed aggiungendo, al comma 3, che «la retribuzione professionale docenti, analogamente a quanto avviene per il compenso individuale accessorio,
è corrisposta per dodici mensilità con le modalità stabilite dall'art. 25 del CCNI del 31.8.1999...»;
2.1. quest'ultima disposizione, dopo avere individuato i destinatari del compenso accessorio negli assunti a tempo indeterminato e nel personale con rapporto di impiego a tempo determinato utilizzato su posto vacante e disponibile per l'intera durata dell'anno scolastico o fino al termine delle attività didattiche, nei commi successivi disciplinava le modalità di calcolo e di corresponsione del compenso, stabilendo che lo stesso dovesse essere corrisposto «in ragione di tante mensilità per quanti sono i mesi di servizio effettivamente prestato o situazioni di stato assimilate al servizio» e precisando, poi, che «per i periodi di servizio o situazioni di stato assimilate al servizio inferiori al mese detto compenso è liquidato al personale in ragione di 1/30 per ciascun giorno di servizio prestato o situazioni di stato assimilate al servizio»;
3. dal complesso delle disposizioni richiamate, sulle quali non ha inciso la contrattazione successiva che ha solo modificato l'entità della RPD, includendola anche nella base di calcolo del trattamento di fine rapporto (art. 81 del CCNL
24.7.2003, art. 83 del CCNL 29.11.2007), emerge che l'emolumento ha natura fissa e continuativa e non è collegato a particolari modalità di svolgimento della prestazione del personale docente ed educativo (cfr. fra le tante Cass. n.
17773/2017);
4. non vi è dubbio, pertanto, che lo stesso rientri nelle «condizioni di impiego» che, ai sensi della clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, il datore di lavoro, pubblico o privato, è tenuto ad assicurare agli assunti a tempo determinato i quali «non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive »;
5. la clausola 4 dell'Accordo quadro, alla luce della quale questa Corte ha già risolto questioni interpretative dei CCNL del settore pubblico in generale e del comparto scuola in particolare (Cass. 7.11.2016
n. 22558 sulla spettanza delle progressioni stipendiali agli assunti a tempo determinato del comparto scuola;
Cass. 26.11.2015 n. 24173 e Cass. 11.1.2016
n. 196 sulla interpretazione del CCNL comparto enti pubblici non economici quanto al compenso incentivante;
Cass. 17.2.2011 n. 3871 in tema di permessi retribuiti anche agli assunti a tempo determinato del comparto ministeri), è stata più volte oggetto di esame da parte della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha affrontato tutte le questioni rilevanti nel presente giudizio;
5.1. in particolare la Corte ha evidenziato che: a) la clausola 4 dell'Accordo esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l'obbligo di applicare il diritto dell'Unione e di tutelare i diritti che quest'ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte Giustizia 15.4.2008, causa C- 268/06, Impact;
13.9.2007, causa C307/05, EL Cerro;
8.9.2011, Per_1
causa C-177/10 Rosado Santana); b) il principio di non discriminazione non può essere interpretato in modo restrittivo, per cui la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell'art. 137 n. 5 del Trattato ( oggi 153 n. 5), « non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l'applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione» ( EL Cerro Alonso, cit., punto 42); c) non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista da una norma generale ed astratta, di legge o di contratto, né rilevano la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione fra impiego di ruolo e non di ruolo, perché la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguano le modalità di lavoro e che attengano alla natura ed alle caratteristiche delle mansioni espletate ( Regojo Dans, cit., punto 55 e con riferimento ai rapporti non di ruolo degli enti pubblici italiani
Corte di Giustizia 18.10.2012, cause C302/11 e C305/11, Valenza;
7.3.2013, causa C393/11, Bertazzi);
5.2. l'interpretazione delle norme eurounitarie è riservata alla Corte di Giustizia, le cui pronunce hanno carattere vincolante per il giudice nazionale, che può e deve applicarle anche ai rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza interpretativa perché a tali sentenze, siano esse pregiudiziali o emesse in sede di verifica della validità di una disposizione, va attribuito il valore di ulteriore fonte del diritto della Unione Europea, non nel senso che esse creino ex novo norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia erga omnes nell'ambito dell'Unione ( fra le più recenti in tal senso Cass.
8.2.2016 n. 2468);
6. nel caso di specie la Corte territoriale, pur escludendo, erroneamente, la rilevanza del principio di non discriminazione fra assunti a tempo determinato e indeterminato, ha comunque evidenziato, in motivazione, «che il supplente temporaneo, in quanto assunto per ragioni sostitutive, rende una prestazione equivalente a quella del lavoratore sostituito» ed ha disatteso la tesi del secondo cui la durata CP_1
temporalmente limitata dell'incarico sarebbe incompatibile con la percezione della RPD;
7. una volta escluse, con accertamento di fatto non censurabile in questa sede, significative diversificazioni nell'attività propria di tutti gli assunti a tempo determinato, a prescindere dalle diverse tipologie di incarico, rispetto a quella del personale stabilmente inserito negli organici, il principio di non discriminazione, sancito dalla richiamata clausola 4 e recepito dall'art. 6 del d.lgs. n. 368/2001, deve guidare nell'interpretazione delle clausole contrattuali che vengono in rilievo, nel senso che, come accade per l'esegesi costituzionalmente orientata, fra più opzioni astrattamente possibili deve essere preferita quella che armonizza la disciplina contrattuale con i principi inderogabili del diritto eurounitario;
8. Si deve, pertanto, ritenere, come evidenziato dalla Corte territoriale sia pure sulla base di un diverso percorso argomentativo, che le parti collettive nell'attribuire il compenso accessorio «al personale docente ed educativo», senza differenziazione alcuna, abbiano voluto ricomprendere nella previsione anche tutti gli assunti a tempo determinato, a prescindere dalle diverse tipologie di incarico previste dalla legge n. 124/1999, sicché il successivo richiamo, contenuto nel comma 3 dell'art. 7 del CCNL
15.3.2001, alle «modalità stabilite dall'art. 25 del CCNI del 31.8.1999» deve intendersi limitato ai soli criteri di quantificazione e di corresponsione del trattamento accessorio, e non si estende all'individuazione delle categorie di personale richiamate dal contratto integrativo;
9. una diversa interpretazione finirebbe per porre la disciplina contrattuale in contrasto con la richiamata clausola 4 tanto più che la tesi del , secondo cui la RPD è incompatibile CP_1
con prestazioni di durata temporalmente limitata, contrasta con il chiaro tenore della disposizione che stabilisce le modalità di calcolo nell'ipotesi di «periodi di servizio inferiori al mese»; 10. in via conclusiva il ricorso deve essere rigettato perché il dispositivo della sentenza, la cui motivazione va parzialmente corretta ex art. 384, comma 4, cod. proc. civ., è conforme al principio di diritto che di seguito si enuncia: « l'art. 7 del CCNL 15.3.2001 per il personale del comparto scuola, interpretato alla luce del principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, attribuisce al comma 1 la Retribuzione Professionale Docenti a tutto il personale docente ed educativo, senza operare differenziazioni fra assunti a tempo indeterminato e determinato e fra le diverse tipologie di supplenze, sicché il successivo richiamo, contenuto nel comma 3 alle "modalità stabilite dall'art. 25 del CCNI del
31.8.1999" deve intendersi limitato ai soli criteri di quantificazione e di corresponsione del trattamento accessorio»”, cosi Cass 20015/18.
Non vi sono ragioni per discostarsi dalla interpretazione offerta dalla Suprema
Corte, pienamente giustificata dal richiamo alle inderogabili disposizioni dell'ordinamento eurounitario.
Va dunque riconosciuto il diritto delle ricorrenti alla corresponsione dell'emolumento della retribuzione professionale docenti maturato nei periodi di lavoro a tempo determinato, poiché non può applicarsi alcuna differenziazione tra le varie tipologie di supplenze. In ordine al quantum debeatur, l'analitico conteggio delle somme, non è stato contestato specificamente dalla parte convenuta o e pertanto vanno ritenuti non contestati e provati i relativi conteggi.
Le spese di lite seguono il principio della soccombenza e la liquidazione è operata come in dispositivo sulla base del valore della causa e con applicazione dei parametri di cui al D.M. n. 55/2014 per l'attività svolta (fase di studio e fase introduttiva con parametro base;
senza istruttoria;
fase decisoria al minimo per la sostanziale sovrapponibilità con il ricorso introduttivo ed in assenza di sviluppi istruttori).
P.Q.M.
Il Tribunale di LM, in funzione del giudice del lavoro, in persona del dott. Carlo
Gabutti, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da e Parte_1
nei confronti di p.t., respinta Parte_2 Controparte_1
ogni contraria istanza od eccezione:
1. Accoglie la domanda per quanto in motivazione e, per l'effetto, condanna parte resistente al pagamento in favore delle parti ricorrenti delle seguenti somme: €
1.416,00 in favore di ed € 1.937,45 in favore di Parte_1 Pt_2
;
[...]
2. Sulle predette somme viene riconosciuta la maggior somma tra interessi e rivalutazione dalla maturazione al soddisfo;
3. Condanna il resistente al pagamento delle spese di lite che liquida CP_1
complessivamente in 1.065,00 euro per compensi professionali, oltre spese forfettarie al 15 % nonché iva e cpa se dovute e contributo unificato con distrazione in favore del procuratore della parte ricorrente.
Così deciso in LM,
30/05/2025
Il Giudice del Lavoro
Dott. Carlo Gabutti