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Sentenza 12 febbraio 2025
Sentenza 12 febbraio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Brescia, sentenza 12/02/2025, n. 601 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Brescia |
| Numero : | 601 |
| Data del deposito : | 12 febbraio 2025 |
Testo completo
R.G. 13876/2024
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale Ordinario di Brescia
Settima Sezione Civile nelle persone dei seguenti magistrati
Mariarosa Pipponzi Presidente
Luciano Ambrosoli giudice
Christian Colombo giudice nel giudizio promosso da
, nato in [...] il [...], C.F. , con l'avvocato Andrea Parte_1 C.F._1
Laertiboni ricorrente nei confronti di
Controparte_1 resistente ha pronunciato la seguente sentenza
1. In data 11.11.2024 il ricorrente:
− ha impugnato il decreto emesso dalla Questura di Mantova il 9.9.2024 e notificato il 25.10.2024 di rigetto dell'istanza presentata il 3.2.2023 per il rilascio del permesso di soggiorno previsto dall'articolo 19 decreto legislativo n. 286/1998 per assenza di integrazione socio-economica;
− ha chiesto in via preliminare la sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato e nel merito la condanna al rilascio del permesso di soggiorno;
− ha descritto e documentato la sua vita in Italia (“Egli giungeva in Italia nel giugno del 2017 e sin dal
2019 iniziava a svolgere attività lavorativa per conto dell'Agenzia per il Lavoro Maw Men at Work.
… come emerge anche dall'allegato estratto conto contributivo, il ricorrente ha progressivamente migliorato la propria condizione reddituale arrivando a percepire stabilmente redditi da lavoro dipendente sempre superiori a 20.000 euro annui (doc.2). Inoltre, come già rappresentato nell'originaria richiesta di protezione speciale (cfr. doc. 1), in data 10.9.2021 il suo contratto di lavoro veniva convertito a tempo indeterminato. ... Attualmente egli lavora ancora stabilmente presso la medesima azienda con una retribuzione mensile di circa 1.600 euro.”). È stata disposta la sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato e fissata per la discussione del ricorso l'udienza dell'11.2.2025 sostituita ai sensi dell'articolo 127 ter c.p.c.
L'amministrazione resistente ha chiesto il rigetto del ricorso riportandosi alla motivazione del provvedimento impugnato.
Con la nota conclusiva il ricorrente ha chiesto l'accoglimento della domanda e ha prodotto le ultime buste paga.
2. L'oggetto del presente giudizio è il diritto di soggiornare in Italia per le ragioni indicate nell'articolo
19 decreto legislativo 286/1998. Di conseguenza irregolarità e vizi di carattere formale del procedimento e del provvedimento sono irrilevanti ai fini del giudizio ed è onere della parte ricorrente allegare e provare i fatti costitutivi del suo diritto secondo le regole ordinarie in tema di riparto dell'onere della prova (art. 2697 c.c.). È necessario accertare le condizioni vita del ricorrente in Italia e la situazione del Paese di provenienza al momento della pronuncia con la conseguenza che i profili fattuali oggetto del procedimento amministrativo non sono rilevanti ai fini della decisione.
L'articolo 5 comma 6 del citato decreto prescrive il rispetto degli obblighi di carattere internazionale o costituzionale dello Stato italiano nel valutare il rilascio di un permesso di soggiorno. Tra gli obblighi internazionali che vincolano lo Stato italiano figurano quelli derivanti dalla Convenzione Europea dei
Diritti dell'Uomo. Tra essi spicca il diritto dell'articolo 8 che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare: secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, il diritto al rispetto della vita privata include il diritto allo sviluppo e all'autonomia personale e a sviluppare relazioni con altri e con la comunità circostante (Corte EDU, Niemietz v. Germany, sentenza del 16 dicembre 1992, para. 29;
Pretty v. the United Kingdom, sentenza del 29 luglio 2002, para. 61 e 67; ND v. Ukraine, Per_1 sentenza del 9 gennaio 2013, para. 165-167). La Corte ha avuto modo di chiarire che l'articolo 8 impone agli Stati parte della Convezione di assicurare agli individui che si trovano sotto la loro giurisdizione una sfera individuale e sociale in cui possano perseguire liberamente lo sviluppo della propria personalità
(Commissione europea per i diritti umani, Brüggemann and Scheuten v. Germany, decisione del 19 maggio 1976). Quanto agli obblighi costituzionali, la Corte di Cassazione ha definito il diritto al rispetto della vita privata e familiare “quale prerequisito di una «vita dignitosa» (…) che inscindibilmente è connesso alla dignità della persona, riconosciuto nell'art. 3 Cost., e al diritto di svolgere la propria personalità nelle formazioni sociali, riconosciuto nell'art. 2 Cost.” (cfr. Cass. SU, sent. 24413 /2021, pag.
19). Inoltre, l'art. 10 co. 3 Cost. sancisce e disciplina il diritto d'asilo nel nostro ordinamento nei seguenti termini: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Al diritto di asilo costituzionale fa riscontro l'obbligo dell'Amministrazione di indagare sulla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento di ognuna delle forme di protezione – internazionale e complementare – previste dal nostro ordinamento.
Fatte queste premesse, vanno valorizzate le affermazioni contenute negli atti del ricorrente e provate dai documenti indicati sopra e non oggetto di critiche da parte dell'amministrazione resistente. Dall'anno 2019 il ricorrente, in Italia dal 2017, percepisce redditi in forza di contratti di lavoro dipendente reiterati nel corso del tempo l'ultimo dei quali a tempo indeterminato. La durata del soggiorno in Italia, la continuità e l'attualità dell'attività lavorativa evidenziano una ferma e persistente volontà di radicamento nel territorio dello Stato. Un rimpatrio pregiudicherebbe, dunque, la vita del ricorrente tutelata dall'articolo 8 c.e.d.u.
Mancano elementi di segno negativo riguardanti l'ordine e la sicurezza pubblici per impedire il soggiorno in Italia.
La domanda è fondata.
3. L'amministrazione resistente va condannata al rimborso delle spese sostenute dal ricorrente.
L'accoglimento del ricorso da elementi riguardanti l'attività lavorativa del ricorrente in corso da anni, già
a disposizione dell'amministrazione resistente nel procedimento amministrativo.
Il giudizio si presenta di pronta soluzione. Le spese vanno determinate con riferimenti ai valori minimi della tabella riguardante i processi di valore indeterminato di bassa complessità.
Il ricorrente ha svolto attività nelle fasi di studio, introduttiva e istruttoria. La nota conclusiva non ha reale autonomia rispetto al resto dell'attività svolta contenendo la reiterazione delle conclusioni già presentate.
Le spese processuali vanno determinate in euro 2.356 (851 + 602 + 903), oltre alle spese generali previste dalla legge e Cpa e IVA nelle rispettive aliquote previste di legge.
Per questi motivi
1. Dichiara il diritto di , nato in [...] il [...], al rilascio del permesso di Parte_1 soggiorno previsto dall'articolo 19 decreto legislativo 286/1998.
2. Dispone la trasmissione degli atti al questore del luogo di domicilio del ricorrente per il rilascio del permesso.
3. Condanna il a pagare a le spese sostenute per la costituzione Controparte_1 Parte_1 in giudizio che si liquidano in euro 2.356, oltre alle spese generali previste dalla legge e Cpa e IVA nelle rispettive aliquote previste di legge.
Si comunichi.
Brescia, 11.2.2025
Il giudice
Christian Colombo
La Presidente
Mariarosa Pipponzi
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale Ordinario di Brescia
Settima Sezione Civile nelle persone dei seguenti magistrati
Mariarosa Pipponzi Presidente
Luciano Ambrosoli giudice
Christian Colombo giudice nel giudizio promosso da
, nato in [...] il [...], C.F. , con l'avvocato Andrea Parte_1 C.F._1
Laertiboni ricorrente nei confronti di
Controparte_1 resistente ha pronunciato la seguente sentenza
1. In data 11.11.2024 il ricorrente:
− ha impugnato il decreto emesso dalla Questura di Mantova il 9.9.2024 e notificato il 25.10.2024 di rigetto dell'istanza presentata il 3.2.2023 per il rilascio del permesso di soggiorno previsto dall'articolo 19 decreto legislativo n. 286/1998 per assenza di integrazione socio-economica;
− ha chiesto in via preliminare la sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato e nel merito la condanna al rilascio del permesso di soggiorno;
− ha descritto e documentato la sua vita in Italia (“Egli giungeva in Italia nel giugno del 2017 e sin dal
2019 iniziava a svolgere attività lavorativa per conto dell'Agenzia per il Lavoro Maw Men at Work.
… come emerge anche dall'allegato estratto conto contributivo, il ricorrente ha progressivamente migliorato la propria condizione reddituale arrivando a percepire stabilmente redditi da lavoro dipendente sempre superiori a 20.000 euro annui (doc.2). Inoltre, come già rappresentato nell'originaria richiesta di protezione speciale (cfr. doc. 1), in data 10.9.2021 il suo contratto di lavoro veniva convertito a tempo indeterminato. ... Attualmente egli lavora ancora stabilmente presso la medesima azienda con una retribuzione mensile di circa 1.600 euro.”). È stata disposta la sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato e fissata per la discussione del ricorso l'udienza dell'11.2.2025 sostituita ai sensi dell'articolo 127 ter c.p.c.
L'amministrazione resistente ha chiesto il rigetto del ricorso riportandosi alla motivazione del provvedimento impugnato.
Con la nota conclusiva il ricorrente ha chiesto l'accoglimento della domanda e ha prodotto le ultime buste paga.
2. L'oggetto del presente giudizio è il diritto di soggiornare in Italia per le ragioni indicate nell'articolo
19 decreto legislativo 286/1998. Di conseguenza irregolarità e vizi di carattere formale del procedimento e del provvedimento sono irrilevanti ai fini del giudizio ed è onere della parte ricorrente allegare e provare i fatti costitutivi del suo diritto secondo le regole ordinarie in tema di riparto dell'onere della prova (art. 2697 c.c.). È necessario accertare le condizioni vita del ricorrente in Italia e la situazione del Paese di provenienza al momento della pronuncia con la conseguenza che i profili fattuali oggetto del procedimento amministrativo non sono rilevanti ai fini della decisione.
L'articolo 5 comma 6 del citato decreto prescrive il rispetto degli obblighi di carattere internazionale o costituzionale dello Stato italiano nel valutare il rilascio di un permesso di soggiorno. Tra gli obblighi internazionali che vincolano lo Stato italiano figurano quelli derivanti dalla Convenzione Europea dei
Diritti dell'Uomo. Tra essi spicca il diritto dell'articolo 8 che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare: secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, il diritto al rispetto della vita privata include il diritto allo sviluppo e all'autonomia personale e a sviluppare relazioni con altri e con la comunità circostante (Corte EDU, Niemietz v. Germany, sentenza del 16 dicembre 1992, para. 29;
Pretty v. the United Kingdom, sentenza del 29 luglio 2002, para. 61 e 67; ND v. Ukraine, Per_1 sentenza del 9 gennaio 2013, para. 165-167). La Corte ha avuto modo di chiarire che l'articolo 8 impone agli Stati parte della Convezione di assicurare agli individui che si trovano sotto la loro giurisdizione una sfera individuale e sociale in cui possano perseguire liberamente lo sviluppo della propria personalità
(Commissione europea per i diritti umani, Brüggemann and Scheuten v. Germany, decisione del 19 maggio 1976). Quanto agli obblighi costituzionali, la Corte di Cassazione ha definito il diritto al rispetto della vita privata e familiare “quale prerequisito di una «vita dignitosa» (…) che inscindibilmente è connesso alla dignità della persona, riconosciuto nell'art. 3 Cost., e al diritto di svolgere la propria personalità nelle formazioni sociali, riconosciuto nell'art. 2 Cost.” (cfr. Cass. SU, sent. 24413 /2021, pag.
19). Inoltre, l'art. 10 co. 3 Cost. sancisce e disciplina il diritto d'asilo nel nostro ordinamento nei seguenti termini: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Al diritto di asilo costituzionale fa riscontro l'obbligo dell'Amministrazione di indagare sulla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento di ognuna delle forme di protezione – internazionale e complementare – previste dal nostro ordinamento.
Fatte queste premesse, vanno valorizzate le affermazioni contenute negli atti del ricorrente e provate dai documenti indicati sopra e non oggetto di critiche da parte dell'amministrazione resistente. Dall'anno 2019 il ricorrente, in Italia dal 2017, percepisce redditi in forza di contratti di lavoro dipendente reiterati nel corso del tempo l'ultimo dei quali a tempo indeterminato. La durata del soggiorno in Italia, la continuità e l'attualità dell'attività lavorativa evidenziano una ferma e persistente volontà di radicamento nel territorio dello Stato. Un rimpatrio pregiudicherebbe, dunque, la vita del ricorrente tutelata dall'articolo 8 c.e.d.u.
Mancano elementi di segno negativo riguardanti l'ordine e la sicurezza pubblici per impedire il soggiorno in Italia.
La domanda è fondata.
3. L'amministrazione resistente va condannata al rimborso delle spese sostenute dal ricorrente.
L'accoglimento del ricorso da elementi riguardanti l'attività lavorativa del ricorrente in corso da anni, già
a disposizione dell'amministrazione resistente nel procedimento amministrativo.
Il giudizio si presenta di pronta soluzione. Le spese vanno determinate con riferimenti ai valori minimi della tabella riguardante i processi di valore indeterminato di bassa complessità.
Il ricorrente ha svolto attività nelle fasi di studio, introduttiva e istruttoria. La nota conclusiva non ha reale autonomia rispetto al resto dell'attività svolta contenendo la reiterazione delle conclusioni già presentate.
Le spese processuali vanno determinate in euro 2.356 (851 + 602 + 903), oltre alle spese generali previste dalla legge e Cpa e IVA nelle rispettive aliquote previste di legge.
Per questi motivi
1. Dichiara il diritto di , nato in [...] il [...], al rilascio del permesso di Parte_1 soggiorno previsto dall'articolo 19 decreto legislativo 286/1998.
2. Dispone la trasmissione degli atti al questore del luogo di domicilio del ricorrente per il rilascio del permesso.
3. Condanna il a pagare a le spese sostenute per la costituzione Controparte_1 Parte_1 in giudizio che si liquidano in euro 2.356, oltre alle spese generali previste dalla legge e Cpa e IVA nelle rispettive aliquote previste di legge.
Si comunichi.
Brescia, 11.2.2025
Il giudice
Christian Colombo
La Presidente
Mariarosa Pipponzi