Cass. civ., SS.UU., sentenza 26/07/2002, n. 11101
CASS
Sentenza 26 luglio 2002

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Massime3

La sdemanializzazione tacita non può desumersi dalla sola circostanza che un bene non sia più adibito anche da lungo tempo ad uso pubblico, ma è ravvisabile solo in presenza di atti e fatti che evidenzino in maniera inequivocabile la volontà della P.A. di sottrarre il bene medesimo a detta destinazione e di rinunciare definitivamente al suo ripristino. (Sulla base del principio di cui in massima, le S.U. hanno escluso l'esistenza di simili atti e fatti in una fattispecie nella quale le opere antropiche - consistenti nella costruzione di un collettore fognario e nella realizzazione di una strada -, determinanti la trasformazione per innalzamento dell'altezza di quota di un terreno costituente l'alveo naturale di un lago, erano avvenute senza il consenso, espresso o tacito, delle Amministrazioni interessate).

Ai sensi dell'art. 947 cod. civ., nel testo anteriore alle modifiche ad esso apportate dalla legge 5 gennaio 1994, n. 37, le accessioni fluviali comportano l'acquisto della proprietà a titolo originario da parte del proprietario rivierasco solo se si verificano per cause naturali; con la conseguenza che gli appezzamenti di terreno rientranti, in quanto posti al di sotto della quota dell'altezza di piena ordinaria, nel perimetro dell'invaso naturale di un lago, non perdono la loro natura di beni demaniali se, per effetto di successivo innalzamento dipendente da regolamento artificiale ovvero da altre attività antropiche, vengano a trovarsi al di sopra di tale quota, essendo in tal caso rimesso alla scelta del soggetto titolare del demanio il potere di disporre la sdemanializzazione del terreno - che era ma non è più al di sotto della quota limite dell'alveo del lago - per acquisirlo al patrimonio disponibile.

Le disposizioni degli artt. 3 e 4 della legge 5 gennaio 1994, n. 37 (recante "Norme per la tutela ambientale delle aree demaniali dei fiumi, dei torrenti, dei laghi e delle altre acque pubbliche"), sostitutive degli artt. 946 e 947 cod. civ. - le quali escludono la sdemanializzazione dei terreni comunque abbandonati per fenomeni di inalveamento, a seguito sia di eventi naturali che di fatti artificiali indotti dall'attività antropica - sono prive di efficacia retroattiva.

Commentario1

  • 1Terreni abbandonati dalle acque fluviali: quale ne è la sorte?
    Emanuela Spolverino · https://www.salvisjuribus.it/category/civile/

    Tale lavoro verte sullo studio della sorte dei terreni abbandonati da acque correnti, a seguito di fenomeni di inalveamento naturale o artificiale dei fiumi. Preliminarmente, ai sensi dell'art. 822 c.c., i fiumi fanno parte del demanio pubblico, ovvero di quei beni che sono funzionali alla soddisfazione di interessi pubblici e collettivi. In particolare, essi sono inclusi, ex art. 822, co 1, c.c., nel cosiddetto demanio necessario o naturale, i cui beni, per loro natura intrinseca, sono caratterizzati da godimento collettivo e sono, pertanto, funzionali agli interessi della collettività [1] In generale, il demanio è soggetto ad un regime di incommerciabilità che, in ragione della tutela …

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. civ., SS.UU., sentenza 26/07/2002, n. 11101
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 11101
Data del deposito : 26 luglio 2002

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