Sentenza 20 febbraio 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Corte d'Appello Napoli, sentenza 20/02/2025, n. 588 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte d'Appello Napoli |
| Numero : | 588 |
| Data del deposito : | 20 febbraio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI sezione controversie di lavoro e di previdenza ed assistenza composta dai magistrati:
1. dr. Piero Francesco De Pietro Presidente
2. dr. Antonietta Savino Consigliere
3. dr. Gabriella Gentile Consigliere rel. all'esito dell'udienza del 21.01.2025, tenuta in trattazione scritta, riunita in camera di consiglio ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 1550/24 R. G. sezione lavoro, vertente
TRA
in persona Parte_1
del Direttore Generale rappresentante legale pro tempore , rappresentata e Parte_2 difesa dall'avv. Angelo Bonito, presso il cui studio elettivamente domicilia in Napoli al
Centro Direzionale - Isola F/12;
Appellante
E
, , Controparte_1 Controparte_2 Controparte_3 [...]
; CP_4
Appellati
FATTO E DIRITTO
Con ricorso depositato presso questa Corte in data 6.06.2024, l'appellante impugnava la sentenza del giudice del lavoro di Napoli n. 3170 del 2024 con la quale era stato così statuito:
“a) accerta e dichiara il diritto dei ricorrenti , Controparte_1 Controparte_2
alle differenze retributive maturate, a titolo di Parte_3 Parte_4
maggiorazione per il lavoro straordinario festivo ex art. 29, 6° comma, del C.C.N.L di categoria 2016-2018 (già art. 9 del CCNL 2001), in relazione alle prestazioni lavorative rese nei giorni festivi infrasettimanali puntualmente indicati in parte motiva, nella misura che sarà quantificata in separato giudizio, oltre interessi legali decorrenti dalla maturazione di ciascuna componente del credito al soddisfo;
b) condanna la Parte_1
[...]
€ 3689,00 a titolo di onorario, oltre spese generali e oltre IVA e CPA come per legge, con attribuzione.”
Per l'odierna udienza, tenuta con la modalità sopra detta, l'istante inviava nota in cui rappresentava di non aver notificato l'appello e di rinunziare all'azione.
L'appello è dunque improcedibile.
Infatti, la Suprema Corte, risolvendo un contrasto di giurisprudenza e superando l'orientamento espresso nel 1996 (SS.UU. nn. 6841 e 9331) ha statuito che nel rito del lavoro
è improcedibile l'appello tempestivamente proposto se non sia avvenuta la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell'udienza, non essendo consentito al giudice, alla stregua di una interpretazione costituzionalmente orientata (art. 111 Cost.), assegnare all'appellante, ex art. 421 c.p.c., un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica ai sensi dell'art. 291 c.p.c. (cfr. Cass., SS. UU. n. 20604 del 2008).
In particolare, è stato in generale evidenziato che “nel rito del lavoro il procedimento di notificazione del ricorso e del decreto concorre a formare un "complesso atto unitario di introduzione del processo" e che “la rilevanza che … ha assunto la costituzionalizzazione del principio di cui all'art. 111, comma 2, Cost. induce a ritenere inapplicabile anche nel rito del lavoro - e non estensibile neppure in via analogica - a fronte di una notifica inesistente (giuridicamente o di fatto) un sistema sanante quale quello apprestato dall'art.
291 c.p.c.”.
Tale indirizzo ha trovato continuità nella più recente elaborazione giurisprudenziale (cfr.
Cass. n. 13162 del 2018; n. 6159 del 2018), che ha nuovamente puntualizzato che nel rito in esame l'assenza della notifica dell'appello (e dell'opposizione a decreto ingiuntivo) e del decreto di fissazione dell'udienza esprime un'ipotesi di improcedibilità dell'impugnazione, funzionale alla legittima aspettativa della parte appellata al consolidamento, entro un confine temporale rigorosamente predefinito e ragionevolmente breve, di un provvedimento giudiziario già emesso (anche tenuto conto di Cass. SS. UU. n. 5700 del 2014).
E' stato, altresì, precisato che, in caso di mancata costituzione di entrambe le parti all'udienza di discussione, il giudice di appello deve dichiarare d'ufficio l'improcedibilità - che non è nella disponibilità delle parti - senza poter rinviare la causa ad altra udienza, ai sensi dell'art. 348 c.p.c., comma 2, poiché detto rinvio presuppone la regolare "vocatio in ius" e nelle ipotesi in cui l'appellante non provi che la notifica del ricorso e del decreto di fissazione sia avvenuta, non è consentito al giudice assegnare un termine per la rinotifica, dovendosi tutelare l'aspettativa della controparte al giudicato (cfr. Cass. n. 17368 del 2018; n. 14359 del 2020).
Nulla va disposto per le spese del grado, stante la mancata costituzione della parte appellata.
P.Q.M.
La Corte così decide: dichiara l'improcedibilità dell'appello; nulla per le spese di lite.
Dà atto che ricorrono le condizioni processuali, ai sensi dell'art. 1 comma 17 della legge 24 dicembre 2012 n. 228 che ha introdotto il comma 1-quater all'art. 13 D.P.R. 115/2002, per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto il contributo unificato.
Così deciso in Napoli il 21.01.2025
Il Cons. rel. est. Il Presidente