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Sentenza 30 settembre 2025
Sentenza 30 settembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte d'Appello Trento, sez. distaccata di Bolzano, sentenza 30/09/2025, n. 130 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte d'Appello Trento |
| Numero : | 130 |
| Data del deposito : | 30 settembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte d'Appello di Trento
Sezione Distaccata di Bolzano
Sezione civile riunita in Camera di Consiglio in persona dei magistrati:
Isabella Martin Presidente
Tullio Joppi Consigliere
Federico Paciolla Consigliere rel.
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile di II grado iscritta sub n. 41/2022 R.G.
promossa
da
- (C.F. ), rappresentato e Parte_1 C.F._1
difeso dagli Avv.ti GA BE (C.F. ) e C.F._2
dall'Avv. RA IN CE ( C.F._3
- appellante -
contro
- (C.F. , Controparte_1 C.F._4
rappresentato e difeso, dall'Avv. GG PE PA (C.F.
C.F._5
- (C.F. , rappresentata e Parte_2 C.F._6
difesa, dall'Avv. RA JO (C.F. C.F._7
1
- appellati -
Oggetto: appello avverso la sentenza n. 959/2021 del
Tribunale di Bolzano, pubblicata in data 10/11/2021.
Causa trattenuta in decisione all'udienza del 26.3.2025 con assegnazione del termine perentorio del 26.5.2025 per il deposito di comparse conclusionali e quello del 16.6.2025 per il deposito di memorie di replica sulle seguenti
CONCLUSIONI
del procuratore di parte appellante : Parte_1
Voglia la Corte Ecc.ma, in parziale riforma della sentenza n.
959/2021 dd.
9.11.2021 del Tribunale di Bolzano, pubblicata in
data 10 novembre 2021, così giudicare:
A. Dichiarare nulla, ex art. 246 c.p.c., l'assunzione della prova
testimoniale di e di Tes_1 NE
B. Accertare e dichiarare che il contratto di compravendita del
maso chiuso “AU” del 23 dicembre 1991, registrato sub atti n.
226.323, raccolta n. 27.503, notaio , Persona_1
è un negozio simulato, essendo stata in realtà conclusa una
donazione dissimulata.
C. In subordine, accertare e dichiarare che il contratto di
compravendita del maso sub B) costituisce un negotium mixtum
cum donatione.
D. In conseguenza, ricostituire l'asse ereditario – donatum e
relictum – del de cuius e determinare la quota Persona_2
disponibile sottoponendo a riduzione le disposizioni testamentarie
2
e le donazioni fatte dal de cuius, come indicato in narrativa, fino
al ripristino/ricostituzione della quota legittima di 1/6
dell'appellante e, conseguentemente, condannare gli Parte_1
appellati e in solido o ciascuno per la CP Parte_2
parte di sua pertinenza, a corrispondere quanto dovuto
all'appellante stesso a titolo di quota legittima, in denaro con
rivalutazione e interessi dalla domanda al saldo, ovvero mediante
assegnazione di quote di comproprietà dei cespiti ereditari, in
aggiunta agli € 31.140,81 già liquidatigli in primo grado.
E. Incaricare il conservatore del libro fondiario di eseguire
l'intavolazione dei diritti di proprietà conseguenti alla decisione.
F. Con rifusione delle spese, costi e onorari di entrambi i gradi di
giudizio, detratto quanto già liquidato a favore dell'appellante in
primo grado.
G. In via istruttoria, si chiede che la Corte, ove lo ritenga
necessario, disponga un supplemento di consulenza tecnica al fine
di integrare sulla base delle allegazioni dell'appellante il valore
totale, nonché cespite per cespite, della quota di legittima a lui
spettante.
del procuratore di parte appellata : Controparte_1
L'Ecc.ma Corte d'Appello, rigettate le contrarie deduzioni,
1) nel merito: voglia dichiarare inammissibile l'infondata
impugnazione avversaria e, in ogni caso, se ne disponga il rigetto
con condanna alle spese;
2) voglia confermare la sentenza di primo grado;
3
3) in ogni caso, voglia condannare l'appellante al pagamento delle
spese legali del presente grado di giudizio, comprensive del
contributo unificato, nonché dei contributi previdenziali e dell'IVA
sugli importi dovuti, oltre alle spese accessorie necessarie;
4) in via istruttoria: qualora venga ammessa o disposta, in questa
fase del procedimento, l'integrazione della consulenza tecnica
richiesta dall'appellante, si tenga comunque conto, ai fini di una
corretta valutazione della massa ereditaria, anche delle
consulenze di parte già prodotte dal convenuto appellato
[...]
nella fase di primo grado, nonché delle consulenze di CP
parte da prodursi nel presente grado e delle prove orali già
assunte.
del procuratore di parte appellata : Parte_2
Voglia l'adita Corte d'Appello di Trento, Sezione distaccata di
Bolzano, rigettate le contrarie deduzioni, in piena conferma della
sentenza impugnata del Tribunale di Bolzano n. 959/2020 (R.G.
n. 2195/2018) del 09.11.2021, depositata e pubblicata in data
10.11.2021, rigettare integralmente tutte le domande formulate
dall'appellante e condannare quest'ultimo alla rifusione delle
spese processuali del presente grado di giudizio (onorari legali
comprensivi dei relativi accessori e spese).
RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
1. Per quanto di rilievo nel presente giudizio di gravame,
l'oggetto della controversia e lo svolgimento del procedimento di primo grado possono essere sinteticamente ricostruiti nei termini
4
che seguono.
Con atto di citazione d.d. 22.5.2018, ha Controparte_1
convenuto in giudizio i fratelli e esponendo PT Parte_1
a sostegno delle proprie pretese che:
- in data 9.8.2015 decedeva , nato il [...] Persona_2
a Castelbello (BZ), lasciando quali eredi legittimari ai sensi dell'art. 536 c.c. la moglie e i figli Controparte_2
e ; CP PT Parte_1
- altri due figli, e erano premorti senza Pt_3 CP_3
lasciare discendenti;
- con testamento olografo d.d. 12.3.2015, pubblicato il
29.10.2015, il de cuius aveva nominato la figlia quale PT
erede universale, assegnandole l'intero asse ereditario.
L'attore deduceva che, per effetto delle disposizioni testamentarie nonché delle donazioni e liberalità compiute in vita dal de cuius
in favore dei fratelli, era stato leso il proprio diritto alla quota di legittima, pari a 1/6 dell'asse ereditario, che, secondo la ricostruzione dell'asse operata sulla base di relictum e donatum,
ammonterebbe ad una somma compresa tra euro 180.000,00 ed euro 200.000,00.
Da tale quota andrebbe detratto il valore dell'unica donazione ricevuta dall'attore in vita dal de cuius, risalente al 1991,
consistente nella nuda proprietà di alcuni locali siti al secondo piano della p.ed. 37/1 in P.T. 329/II C.C. Castelbello.
Chiedeva quindi la riduzione delle disposizioni testamentarie e
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donative reputate lesive.
Con specifico riferimento al contratto d.d. 23.12.1991 avente ad oggetto la compravendita del maso chiuso AU in P.T. 8/I C.C.
Castelbello, nonché la sopra richiamata donazione della nuda proprietà dei locali al secondo piano della p.ed. 37/1, CP
esponeva di aver corrisposto il giorno della sottoscrizione il prezzo di acquisto del maso pari a lire 390.000.000; a dire dell'attore, tale contratto era stato preceduto dalla stipula dell'accordo denominato Familienvereinbarung (accordo di famiglia). In base a tale negozio, l'assuntore del maso avrebbe dovuto versare ai fratelli , e a titolo di PT T_ CP_3
Erbteilzahlung (anticipo di quota ereditaria), la somma di lire
130.000.000 ciascuno e dalla somma complessiva così derivata era stato determinato il prezzo di lire 390.000.000 indicato nel contratto.
Il prezzo della compravendita era stato tuttavia in un secondo momento restituito dal de cuius al figlio Persona_2 CP_4
affinché questi potesse adempiere all'obbligazione contrattuale di pagamento dell'Erbteilzahlung in favore degli altri fratelli, cosa che l'attore aveva effettivamente fatto. Secondo la prospettazione attorea, la restituzione del prezzo da parte del de cuius avrebbe integrato una donazione indiretta a beneficio dei figli non assuntori del maso, atteso che il padre, con spirito di liberalità,
aveva fatto pervenire loro la somma corrispondente al prezzo a lui spettante.
6
Con comparsa di costituzione e risposta d.d. 7.9.2018, si costituiva in giudizio , il quale chiedeva il rigetto Parte_1
delle domande attoree e, in via riconvenzionale, la riduzione delle disposizioni testamentarie ovvero delle donazioni compiute in vita dal de cuius, ritenute lesive della quota di legittima a lui spettante, quantificata, sulla base della ricostruzione dell'asse ereditario da lui prospettata, in euro 498.884,66.
Con particolare riferimento alla Familienvereinbarung ed al connesso trasferimento del maso chiuso AU, il convenuto contestava di aver mai ricevuto dal fratello il pagamento dell'importo di lire 130.000.000.
Deduceva inoltre che il prezzo indicato nel contratto di compravendita del compendio masale non era stato in realtà
corrisposto da al de cuius. Le parti avevano infatti CP
inteso dissimulare la donazione del maso da parte del de cuius
in favore dell'attore. In via subordinata, il convenuto rilevava la significativa sproporzione tra il prezzo pattuito e il valore di mercato del maso, tale da configurare un negotium mixtum cum
donatione e dunque una donazione indiretta per l'ammontare corrispondente al maggior valore del bene rispetto al prezzo pattuito.
Sulla base di tali considerazioni, il convenuto chiedeva che il valore del maso fosse, quantomeno in parte, computato nel
donatum ai fini del calcolo della quota di legittima a lui spettante.
Quanto alla donazione del 30.12.2013 della quota di
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comproprietà pari a 1/8 del p.m. 1 della p.ed. in P.T. 329/II C.C.
Castelbello, il convenuto contestava l'imputazione alla propria legittima proposta dall'attore, evidenziando di essere stato espressamente esonerato da tale obbligo ai sensi dell'art. IX del contratto di donazione.
Infine, nella massa ereditaria sarebbero compresi diversi oggetti d'arte collocati nella stube del maso chiuso AU, i quali non potrebbero essere considerati quali beni accessori trasferiti con la compravendita del maso.
Con comparsa di costituzione e risposta del 10.9.2018, si costituiva in giudizio , la quale, con specifico Parte_2
riferimento agli aspetti di rilievo ai fini della decisione in grado di appello, esponeva:
- che il contratto di compravendita d.d. 23.12.1991 con cui il
de cuius aveva trasferito in vita il maso chiuso AU all'attore dissimulerebbe in realtà una donazione, Controparte_1
poiché il prezzo di acquisto del compendio, pari a lire
390.000.000 era stato versato anticipatamente, il giorno
5.1.1994, da al figlio, il quale, a sua volta, lo Persona_2
aveva ritrasferito al padre lo stesso giorno al fine di simulare la controprestazione per l'acquisto;
– che il valore di mercato del maso, come indicato nel contratto, sarebbe comunque inferiore a quello reale e, anche ove fosse accertata la natura di compravendita dell'operazione,
essa configurerebbe comunque una donazione indiretta, per
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l'ammontare corrispondente alla differenza tra il prezzo dichiarato e l'effettivo valore di mercato;
- che la corresponsione in favore dei convenuti della somma di lire 130.000.000 in forza della Familienvereinbarung non costituirebbe donazione indiretta del de cuius in favore dei figli,
atteso che il trasferimento di denaro era stato effettuato da
. Controparte_1
In sede di prima udienza, con specifico riferimento alla donazione effettuata in data 30.12.2013 da parte del de cuius in favore del convenuto della quota di comproprietà pari a 1/8 Parte_1
del p.m. 1 della p.ed. in P.T. 329/II C.C. Castelbello, PT
chiedeva che il valore del bene donato venisse
[...]
considerato nella massa ereditaria.
Sulla base di tali considerazioni, e in particolare della propria ricostruzione dell'asse ereditario, la convenuta negava che la quota di legittima spettante ai fratelli fosse stata lesa e, per l'effetto, chiedeva il rigetto delle domande avanzate dall'attore e dal convenuto . Parte_1
La causa veniva istruita dal primo giudice mediante l'acquisizione della documentazione prodotta e l'assunzione delle prove orali dedotte dalle parti.
Venivano altresì espletate tre consulenze tecniche d'ufficio: la prima, affidata al dott. , volta a determinare il Persona_3
valore aziendale della società Parte_4
delle relative quote societarie e dei crediti del de cuius nei
[...]
9
confronti della società; la seconda, affidata al dott. Per_4
, finalizzata alla stima del patrimonio immobiliare
[...]
oggetto di causa;
la terza, affidata al dott. , Persona_5
avente ad oggetto la valutazione del maso chiuso AU.
All'esito del giudizio di primo grado, il Tribunale di Bolzano, con la sentenza impugnata, ha, in via preliminare, rigettato l'eccezione di nullità sollevata da riguardo alle Parte_1
testimonianze rese da e , Tes_1 NE
rispettivamente figlia e moglie dell'attore , CP
ritenendo le stesse non portatrici di interesse diretto rispetto all'esito del giudizio.
Quanto al contratto d.d. 23.12.1991 tra e Persona_2 CP
, relativo al trasferimento della proprietà del maso chiuso
[...]
AU e alla donazione della nuda proprietà di un altro immobile, il Tribunale ha stabilito:
- che i flussi finanziari si erano effettivamente verificati come descritti dall'attore;
- che l'importo di lire 390.000.000 era stato corrisposto una sola volta dall'attore, considerato logico in quanto il contratto di compravendita andava interpretato come atto esecutivo della Familienvereinbarung, complementare rispetto al trasferimento del maso chiuso;
- che i pagamenti indicati nella Familienvereinbarung, sebbene effettuati materialmente dall'attore in favore dei fratelli,
costituivano donazione indiretta da parte del de cuius in favore
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dei figli beneficiari, in quanto provenienti da denaro messo a disposizione dal padre;
Per_2
- che, poiché l'attore aveva effettivamente sostenuto CP
l'esborso di lire 390.000.000, quale prezzo della compravendita del maso chiuso, non risultava provata la simulazione dedotta dal convenuto;
Parte_1
- che neppure era configurabile un negotium mixtum cum
donatione avente ad oggetto il compendio masale posto che, al momento della cessione, il maso chiuso aveva un valore di assunzione di euro 590.454,00, mentre l'acquirente si era accollato oneri per euro 307.832,00, oltre ad aver pagato il prezzo pattuito;
- che gli oggetti d'arte presenti nel locale stube del maso non dovevano essere inclusi nel patrimonio relitto, dovendo essere considerati accessori al compendio e quindi trasferiti in proprietà all'attore per effetto del contratto di CP
compravendita d.d. 23.12.1991.
Sulla base dei valori di stima accertati nelle consulenze tecniche d'ufficio esperite, la sentenza gravata ha poi ricostruito nei seguenti termini l'asse ereditario in morte di . Persona_2
A) Relictum ammontante ad euro 577.846,08, così composto:
- quota di 1/105 in P.T. 9/II C.C. e 100/II C.C. Persona_6
Castelbello - euro 7.724,54;
- quota di 1/8 della p.f. 1285/10, in P.T. 444/II C.C.
Castelbello - euro 562,50;
11
- quote pari al 33,66 % della società Parte_5
- euro 416.349,25;
[...]
- crediti per euro 140.217,56, a titolo di finanziamenti effettuati da in favore della società, nonché per Persona_2
euro 10.276,23, a titolo di utili non distribuiti dalla medesima società a favore di;
Persona_2
- disponibilità liquide pari ad euro 2.716,00.
B) Donatum per un valore alla data dell'apertura della successione di euro 978.762,81, così composto:
- donazione indiretta dell'importo complessivo di euro
201.418,19 (lire 390.000.000) in favore di e T_ PT
; CP_3
- donazione in favore di della nuda proprietà di CP
alcuni locali al secondo piano della p.ed. 37/1 in P.T. 329/II
C.C. Castelbello per un valore di euro 269.999,00;
- donazioni remuneratorie in favore di di quote Parte_2
della società per Parte_5
un valore complessivo di euro 346.191,02;
- donazione in favore di della quota di 1/8 della Parte_1
p.ed. 39/1 in P.T. 329/II C.C. Castelbello per un valore di euro
51.761,50;
- donazione in favore di della quota di proprietà Parte_1
Cont di della p.ed. 39/1 in P.T. 329/II C.C. Castelbello per un valore di euro 90.430,50;
- donazioni indirette in denaro in favore di per Parte_1
12
l'importo di euro 18.962,60.
C) Asse ereditario (relictum + donatum) ammontante a complessivi euro 1.556.608,89.
Quota di legittima di 1/6 spettante ai convenuti e CP T_
euro 259.434,81.
Sulla base di tali premesse, il Tribunale accertava che la quota di legittima spettante a non risultava lesa, in CP
quanto lo stesso aveva ricevuto in vita da parte del de cuius
donazioni per un valore complessivo di euro 269.999,00, mentre la quota di legittima spettante a risultava lesa per Parte_1
euro 31.140,81, avendo egli beneficiato di donazioni complessive pari a euro 228.294,00.
Il primo giudice rigettava quindi integralmente le domande di parte attrice ed accoglieva la domanda di riduzione proposta da
, accertando la lesione del suo diritto di legittima Parte_1
per un ammontare corrispondente al 5,39% dell'asse ereditario retrolasciato dal de cuius . Persona_2
In ripristino della legittima, il Tribunale disponeva pertanto la riduzione delle disposizioni testamentarie, assegnando a T_
:
[...]
- la proprietà della quota indivisa di 1/8 della p.f. 1285/10 in
P.T. 444/II C.C. Castelbello;
- il 5,39% delle quote della Parte_5
[...]
- il 5,39% dei crediti dell'eredità verso la società;
13
- l'importo di euro 30,57 in denaro liquido.
Il convenuto soccombente veniva condannato alla CP
rifusione delle spese di lite in favore della controparte PT
; quest'ultima veniva condannata a rifondere le spese in
[...]
favore del convenuto . Parte_1
Le spese di lite tra l'attore e il convenuto CP T_
venivano integralmente compensate.
[...]
Le spese relative alle consulenze tecniche d'ufficio venivano definitivamente poste a carico della convenuta Parte_2
nella misura di 4/5 e dell'attore nella misura di CP
1/5.
Avverso la suddetta sentenza, l'odierno appellante, T_
, ha interposto appello articolato in quattro motivi, così
[...]
rubricati:
I. Violazione ed errata applicazione dei principi in materia di
simulazione, in particolare degli artt. 1414 e ss. c.c., con
riferimento all'atto di compravendita del maso chiuso
“AU” (atto notaio dr. , rep. Persona_1
226.323, racc. 27.803, in data 23.12.1991).
II. Violazione ed errata applicazione della normativa in materia
di dispensa dalla collazione e dalla imputazione ex art. 564
c.c. riguardo all'atto di donazione in data 3.12.2013 – a
rogito Notaio , e omessa motivazione sul punto. Per_7
III. Violazione dell'art. 246 c.p.c. in merito alla testimonianza di
e Omessi esame e decisione NE Tes_1
14
in merito all'eccezione di mancato pagamento a favore di
della somma di lire 130.000.000 prevista dal Parte_1
“Patto di famiglia”.
IV. Violazione dell'art. 816 c.c. e della legislazione regionale sui
masi chiusi in ordine alla qualificazione delle opere d'arte
quali beni accessori del maso chiuso “AU” e conseguente
mancato inserimento delle stesse nell'asse ereditario.
Costituitisi in giudizio rispettivamente con comparsa depositata in data 28.9.2022 e in data 21.9.2022, gli appellati CP
e hanno resistito all'impugnazione chiedendone la Parte_2
reiezione.
All'esito della prima udienza, la Corte disponeva la comparizione personale delle parti al fine di esperire un tentativo di conciliazione, fissando per l'incombente l'udienza del 28.2.2023.
Constatato l'esito negativo del tentativo, il Collegio fissava successiva udienza per la precisazione delle conclusioni, poi differita al 26.3.2025.
La causa veniva quindi trattenuta in decisione con assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito di comparse conclusionali e di memorie di replica.
La traduzione della presente sentenza nella lingua processuale tedesca avviene con l'ausilio dell'ufficio traduzioni presso questa
Corte ai sensi dell'art. 20 comma 12 del D.P.R. n. 574/1988.
2. Con il primo motivo di impugnazione, l'appellante censura la sentenza del Tribunale nella parte in cui ha escluso
15
la natura simulata dell'atto di compravendita del maso chiuso
AU, stipulato tra il de cuius e il figlio Persona_2 CP
. Lamenta che il giudice di primo grado, pur avendo
[...]
accertato la mancata corresponsione del prezzo pattuito e la sostanziale gratuità dell'operazione, non abbia riconosciuto la simulazione, né assoluta né relativa, del contratto. Deduce che la natura simulata dell'atto risulta comprovata da circostanze univoche e concordanti, nonché conforme ai principi espressi dalla giurisprudenza in tema di donazione indiretta e simulazione contrattuale. In particolare, l'appellante evidenzia che l'importo di lire 390.000.000, indicato come corrispettivo della vendita, sarebbe stato in realtà trasferito dal padre al figlio e poi da quest'ultimo restituito al genitore al solo fine di simulare l'esistenza di un effettivo pagamento. In via subordinata,
l'appellante rileva comunque l'evidente sproporzione tra il prezzo dichiarato e il valore reale del bene, deducendo l'esistenza di un
negotium mixtum cum donatione. Sostiene, pertanto, che il valore del maso chiuso, almeno in parte, debba essere ricompreso nel
donatum ai fini del calcolo della legittima.
Il motivo è infondato, per le ragioni di cui appresso.
Dalla documentazione prodotta in atti risultano due distinte di bonifico, ciascuna attestante un pagamento di lire 390.000.000,
effettuati entrambi in data 5.1.1994: il primo, privo di causale,
disposto da un conto corrente intestato ad e Persona_2
confluito su quello di;
il secondo, speculare, CP
16
proveniente dal conto di e accreditato su quello CP
di , recante la causale “Disposizione ai sensi del Persona_2
contratto di compravendita del 23.12.1991” (doc. 25 di parte attrice;
doc. 5 di parte convenuta ). Parte_2
Entrambe le distinte recano la data di valuta 5.1.1994 e non contengono l'indicazione dell'orario in cui è avvenuto il trasferimento, sicché non risulta documentalmente dimostrabile quale dei due pagamenti sia intervenuto per primo.
In stretta contiguità temporale, in data 7.1.1994, risulta provato il pagamento da parte di nei confronti dei fratelli della CP
prima rata dell'importo dovuto a titolo di Erbteilzahlung
(pagamento della quota ereditaria) previsto nell'accordo di famiglia denominato in tedesco Familienvereinbarung (doc. 22 del convenuto ). Parte_1
Il saldo dell'importo previsto dal patto familiare a titolo di titolo di Erbteilzahlung è avvenuto nei mesi successivi, con il pagamento da parte di ai fratelli delle ultime due rate, CP
rispettivamente in data 3.6.1994 e 30.6.1994 (doc. 23 dell'attore
– cfr. anche infra sub punto 4).
Come correttamente rilevato dal giudice di prime cure, il contratto di compravendita del maso chiuso e il pagamento da parte di ai fratelli delle somme dovute a titolo di CP
Erbteilzahlung si pongono in funzione solutoria rispetto al negozio denominato Familienvereinbarung precedentemente stipulato. Nell'intenzione del de cuius, l'accordo era
17
evidentemente volto a determinare un nuovo assetto del patrimonio familiare, con il consenso espresso di tutti i membri della famiglia. Esso prevedeva, da un lato, il trasferimento in vita al figlio primogenito del maso e, dall'altro, l'assunzione, CP
da parte dell'acquirente, di una serie di obbligazioni accessorie volte a garantire al de cuius e alla coniuge un sostentamento vitalizio assimilabile a una rendita. A fronte di ciò, la previsione del pagamento della somma dovuta a titolo di Erbteilzahlung
costituiva, invece, uno strumento volto a salvaguardare le aspettative ereditarie degli altri figli, in termini assimilabili a quanto stabilito dalla legge provinciale sui masi chiusi n.
17/2001 in favore dei coeredi esclusi dall'assunzione del maso.
Emerge dunque che, sulla base di tale accordo, avrebbe CP
dovuto sostenere un esborso diretto complessivo di lire
780.000.000,00 (lire 390.000.000 quale prezzo del maso chiuso e ulteriori lire 390.000.000 a titolo di Erbteilzahlung in favore dei fratelli), oltre ad oneri aggiuntivi a beneficio dei genitori —
consistenti nel diritto di mantenimento dei genitori Persona_2
e , nella consegna di prodotti agricoli a Controparte_2
e nella corresponsione ai genitori dei ricavi Persona_2
derivanti dalla consegna di frutta alla cooperativa — per un valore complessivo, alla data della stipula della compravendita
(23.12.1991), stimato dal CTU dott. in Persona_8
euro 307.832,00 (cfr. pagg. 41 e ss. dell'elaborato d.d.
3.11.2020).
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Come già correttamente accertato dal primo giudice, dalla documentazione in atti emerge che , oltre ad aver CP
adempiuto agli oneri previsti dalla Familienvereinbarung in favore dei genitori (cfr. doc. 21 dell'attore, nonché la tabella riassuntiva a pag. 49 dell'elaborato del CTU dott. , ha Per_5
effettivamente sostenuto un esborso di lire 390.000.000, mentre il restante importo di lire 390.000.000 è stato di fatto messo disposizione dal padre (docc. 23-25 di parte attrice e doc. 5 di parte convenuta ). Parte_2
Come rilevato, non risulta documentalmente provato in quale ordine cronologico siano stati eseguiti, in data 5.1.1994, i reciproci pagamenti dell'importo di lire 390.000.000 tra padre e figlio. Sulla base delle considerazioni che seguono, appare tuttavia plausibile che abbia dapprima CP
corrisposto al padre il prezzo della compravendita e che quest'ultimo, successivamente, gli abbia versato analoga somma,
allo scopo di consentirgli di saldare la Erbteilzahlung in favore dei fratelli;
in tale prospettiva, il pagamento del prezzo emergerebbe come effettivo, con conseguente esclusione della natura simulatoria del contratto di compravendita, dissimulante una donazione.
Sotto il profilo temporale, l'accordo familiare prevedeva innanzitutto il trasferimento del maso e il pagamento dell'intero prezzo;
per contro il pagamento delle Erbteilzahlungen era stabilito con modalità dilazionata, in un massimo di quattro rate
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a cadenza annuale.
Nella realtà, tuttavia, il pagamento da parte di ai fratelli CP
della prima rata delle Erbteilzahlungen è avvenuto in data
7.1.1994, solo due giorni dopo il pagamento reciproco tra padre e figlio dell'importo di lire 390.000.000, mentre il saldo dell'importo dovuto ai fratelli è intervenuto a stretto giro, con il pagamento di ulteriori due rate, nel giugno del 1994, con tempistiche molto più celeri rispetto a quanto stabilito contrattualmente nell'accordo familiare.
Sulla base di tali elementi, appare pertanto maggiormente probabile che abbia effettuato dapprima il pagamento del CP
prezzo del maso attingendo alle proprie liquidità e che successivamente il padre abbia inteso mettergli a disposizione analogo importo al precipuo scopo di consentirgli di saldare in poco tempo il debito con i fratelli.
In altri termini, valutata la stretta contiguità temporale tra il pagamento di lire 390.000.000 dal padre a e il Per_2 CP
versamento della prima rata delle Erbteilzahlungen, nonché
tenuto conto che il saldo degli importi dovuti da a tale CP
titolo ai fratelli è avvenuto dopo pochi mesi, con tempistiche molto più brevi di quelle previste contrattualmente, appare verosimile che lo scopo primario del pagamento effettuato dal padre al figlio sia stato quello di assicurare a quest'ultimo Per_2
la provvista necessaria per saldare nel breve termine le
Erbteilzahlungen e non quello di restituire ovvero di fornire
20
all'acquirente un importo corrispondente al prezzo del maso.
Ne consegue che, alla luce del carattere in ogni caso non univoco del quadro probatorio appena delineato, il giudice di primo grado ha correttamente rigettato la domanda volta ad accertare la simulazione del contratto di compravendita del maso, non potendosi ritenere che sia stata fornita in giudizio la prova in ordine all'esistenza di un accordo simulatorio.
Tanto stabilito, anche la domanda proposta in via subordinata dall'appellante, volta a far accertare che il contratto di compravendita del maso sarebbe in realtà qualificabile come
negotium mixtum cum donatione, deve essere rigettata.
Come già evidenziato, il prezzo del maso pattuito nella
Familienvereinbarung ammonta a complessivi euro 201.420,22
(il contratto indica un prezzo lire 400.000.000 ma un pagamento effettivo di lire 390.000.000), con l'ulteriore assunzione da parte di di oneri in favore dei genitori per un valore complessivo CP
stimato in euro 307.832,00, oltre all'obbligazione accessoria di pagamento a titolo di Erbteilzahlungen in favore dei fratelli per ulteriori euro 201.420,22 (lire 390.000.000).
Il valore di assunzione del maso determinato dal CTU dott.
alla data del 23.12.1991 ammonta ad euro Per_5
590.454,00.
Da tale quadro emerge che, pur tralasciando gli importi corrisposti a titolo di Erbteilzahlungen effettuati con provvista messa a disposizione dal padre, gli esborsi effettivamente
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sostenuti da in relazione al trasferimento del maso CP
possono essere quantificati in complessivi euro 509.252,22
(prezzo effettivamente corrisposto di euro 201.420,22 + euro
307.832,00 per oneri contrattualmente pattuiti). Stante la differenza di appena euro 81.201,78 tra il prezzo di assunzione del maso e il costo effettivo contrattualmente previsto per l'operazione a carico dell'acquirente , il corrispettivo CP
pattuito non può essere considerato sproporzionato rispetto al valore del bene.
In altri termini, nella specie, non può essere ravvisato l'intento del venditore di arricchire con donazione indiretta l'acquirente del maso, non potendosi ritenere che il prezzo pattuito sia di gran lunga inferiore al valore reale del bene, come richiesto dalla consolidata giurisprudenza ai fini della configurabilità di un
negotium mixtum cum donatione (cfr. Cass., Sez. 2, 19/03/2019,
n. 7681, Rv. 653154 – 02).
Anche sotto tale profilo, la sentenza di primo grado deve pertanto essere confermata.
3. Con il secondo motivo di gravame, l'appellante si duole del fatto che il Tribunale abbia incluso nel calcolo del donatum la quota di 3/24 della p.m. 1 della p.ed. 39/1 in p.t. 329/II, C.C.
Castelbello, donatagli dal de cuius con atto del 30.12.2013,
nonostante la dispensa dalla collazione e dalla imputazione ex
art. 564, comma 2, c.c. espressamente previste nell'articolo IX
del relativo contratto. Deduce che il Tribunale nell'effettuare il
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calcolo della quota di legittima avrebbe erroneamente computato la suddetta donazione in aperta violazione della volontà del disponente. Lamenta, quindi, che tale errore avrebbe determinato un'irragionevole decurtazione della propria quota di legittima.
La doglianza è inconferente e deve essere disattesa nel riferirsi alla dispensa dalla collazione, mentre risulta fondata e va accolta quanto alla dedotta violazione dell'art. 564, comma 2, c.c., nei termini di seguito precisati.
Sotto il primo profilo, deve osservarsi che la dispensa dalla collazione, prevista dalle norme codicistiche, ha la finalità di potenziare la facoltà dispositiva del donante esonerando il donatario dall'obbligo di conferire il donatum nel calcolo della massa ereditaria. Ciò comporta che la successione si svolge, e le quote ereditarie si determinano, come se la donazione non fosse stata fatta e il bene non fosse uscito dal patrimonio del de cuius
a titolo liberale, fermo restando che tale effetto opera unicamente nei limiti invalicabili dell'intangibilità della quota di riserva spettante ai legittimari.
In altri termini, la dispensa dalla collazione non comporta la esclusione del bene donato dalla riunione fittizia ai fini della determinazione della porzione disponibile, né esonera la donazione dall'eventuale azione di riduzione nel caso in cui il valore del donatum ecceda la quota disponibile.
In tal senso si è pronunciata la Corte di Cassazione, secondo cui
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«la dispensa dalla collazione esonera il donatario dal conferimento, ma non importa l'esclusione del bene donato dalla riunione fittizia ai fini della determinazione della porzione disponibile» (Cass. Sez. 2, 05/05/2022, n. 14193, Rv. 664627-
03).
Ne consegue che il Tribunale ha correttamente computato tale donazione nella riunione fittizia determinando la quota di legittima di euro 259.434.81, spettante in astratto ai legittimari e . CP Parte_1
Ciò posto, la suddetta donazione non doveva essere imputata all'odierno appellante per determinare la misura della lesione,
stante l'espressa dispensa ex art. 564, comma 2, c.c. prevista nell'articolo IX del relativo atto notarile (doc. 9 dell'appellante).
L'art. 564, comma 2, c.c. prevede, infatti, un'eccezione alla regola generale dell'imputazione delle donazioni alla quota di legittima,
consentendo al testatore di escludere certe donazioni da questo meccanismo, e quindi di non farle gravare sulla quota riservata ai legittimari.
Nella specie, pertanto, il bene oggetto della liberalità non può
essere computato ai fini sulla verifica dell'eventuale lesione dei diritti riservati.
Considerato quanto precede, tenuto conto del calcolo riportato a pagina 35 della sentenza impugnata, ma escludendo la donazione in oggetto, risulta che l'appellante ha Parte_1
ricevuto in vita donazioni per complessivi euro 176.532,49 (euro
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67.139,39 + euro 90.430,50 + euro 18.962,60) e che,
conseguentemente, la lesione della quota di legittima a lui spettante ammonta a euro 82.902,32 (euro 259.434,81 – euro
176.532,49).
4. Con la terza censura, parte appellante lamenta che erroneamente il giudice di primo grado ha ritenuto provato l'avvenuto pagamento della somma di lire 130.000.000, prevista nel patto di famiglia in favore dell'appellante, sulla base esclusiva delle deposizioni rese dalla moglie e dalla figlia di , Parte_1
testimoni da ritenersi incapaci. Evidenzia l'assenza di qualsiasi riscontro documentale al riguardo e deduce, pertanto, che tale importo non avrebbe dovuto essere computato tra le donazioni ricevute ai fini del calcolo della quota di legittima.
Il motivo è manifestamente infondato.
Quanto all'eccepita incapacità dei testi e NE
, giova rilevare che, come già correttamente Tes_3
osservato dal primo giudice, non ricorre nel caso di specie alcuna causa di incapacità a testimoniare ai sensi dell'art. 246 c.p.c. In
particolare, quanto alla sig.ra , l'eventuale incidenza Tes_2
della decisione sull'assetto patrimoniale dell'appellato non determina, per essa, un interesse giuridico diretto tale da comportarne l'incapacità a testimoniare nel presente giudizio,
che ha ad oggetto pretese derivanti da una successione ereditaria. Tali diritti, ove spettanti, non rientrano nella comunione legale dei beni, ai sensi dell'art. 179, lett. b), c.c., con
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la conseguenza che la moglie dell'appellato non può ritenersi direttamente interessata all'esito della lite.
Quanto alla figlia, , difetta parimenti un interesse Tes_3
giuridico diretto all'esito del giudizio, non essendo essa parte del processo né titolare di una posizione giuridica suscettibile di essere concretamente incisa dalla decisione.
L'eventuale rilevanza del legame di coniugio ovvero stretta parentela tra le testimoni e l'appellato può, semmai, essere apprezzata ai fini della valutazione della loro attendibilità, ma non determina l'incapacità delle stesse a testimoniare ai sensi dell'art. 246 c.p.c.
Sotto il profilo probatorio, inoltre, è infondata la doglianza relativa all'asserita assenza di riscontri documentali all'avvenuto pagamento della somma di lire 130.000.000 in favore dell'appellante. Risultano infatti versati in atti (doc. 5 di parte appellata ) gli estratti attestanti l'esecuzione di tre CP
bonifici bancari, effettuati in data 7.1.1994, 3.6.1994 e
30.6.1994, per importi pari, rispettivamente, a lire 50.000.000,
40.000.000 e 40.000.000, per un totale di lire 130.000.000. I
predetti trasferimenti, eseguiti da un conto corrente intestato a e confluiti su un conto intestato a , CP Parte_1
costituiscono idoneo riscontro oggettivo alle dichiarazioni testimoniali rese, e comprovano in maniera diretta e documentale l'effettivo versamento in favore dell'appellante della somma di lire 130.000.000 in esecuzione del patto familiare.
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5. Con la quarta e ultima critica l'appellante contesta la decisione del Tribunale, nella parte in cui ha ritenuto che le opere e i manufatti presenti nella stube del maso chiuso AU
(quadri, sculture e mobilio di seguito descritti) costituiscano beni accessori del compendio masale. Lamenta, in particolare, che tali beni, non essendo strumentali all'attività agricola, non potevano qualificarsi come pertinenze dell'azienda ai sensi dell'art. 817 c.c.
e della normativa provinciale sui masi chiusi e che, in ogni caso,
incombeva sull'attore l'onere di dimostrarne l'appartenenza al compendio ceduto.
Di conseguenza, non potendo ritenersi trasferiti a Parte_1
unitamente al maso, tali beni dovrebbero essere ricompresi nel
relictum, ai fini della determinazione della quota di riserva spettante agli altri eredi.
Anche tale motivo è infondato.
In termini generali, ai fini della configurabilità del vincolo pertinenziale con riferimento ai beni mobili destinati all'ornamento di edifici, è richiesta sia l'idoneità oggettiva del bene a svolgere una funzione di servizio o ornamento rispetto al bene principale, sia la volontà soggettiva del titolare di destinarlo durevolmente a tale scopo (cfr. Cass., Sez. 6-2, ord. 14.05.2019,
n. 12731, Rv. 653850-01).
Nel caso di specie, come risulta dalla documentazione fotografica prodotta in primo grado dall'appellante (doc. 19), le opere in questione sono collocate e fotografate all'interno della stube del
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maso, locale che, nella tradizione altoatesina e in particolare nel contesto del maso chiuso, rappresenta il cuore simbolico e funzionale dell'abitazione rurale. La stube, spesso rivestita interamente in legno – come si evince dalle immagini in atti – è
storicamente il luogo di riunione della famiglia contadina, adibito tanto alla vita quotidiana quanto alla riflessione e alla preghiera,
spesso dotato di angolo sacro con immagini devozionali.
Tra le opere inventariate figurano, oltre a due statue raffiguranti apostoli, anche vari dipinti che illustrano sei stazioni della Via
Crucis, un dipinto ad olio della Madonna con Bambino realizzato da due sculture raffiguranti angeli e Persona_9
un crocifisso in stile gotico, nonché quattro sedie in legno scolpito, con alti schienali finemente intagliati e sedute decorate,
in linea con l'arredamento tradizionale del luogo.
Per caratteristiche estetiche, iconografiche e materiche, tali beni risultano pienamente integrati nello stile architettonico e culturale della stube, di cui valorizzano l'identità familiare e religiosa. Le immagini e le sculture sacre, in particolare, ma anche le sedie intarsiate in legno, si inseriscono in modo del tutto coerente nella funzione storica del locale quale spazio di raccoglimento, culto domestico e trasmissione dei valori tradizionali, e non potrebbero conservare pari coerenza e significato simbolico se poste al di fuori di tale ambiente. In
considerazione della loro stabile collocazione nella stube, nonché
della coerenza formale e spirituale con l'ambiente in cui sono
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inserite, può altresì essere desunto, con ragionevole certezza,
l'intento del de cuius di destinarle durevolmente a servizio del maso.
Deve pertanto ritenersi corretta la valutazione del primo giudice,
secondo cui tali oggetti costituiscono pertinenze poste ad ornamento del compendio masale e, come tali, sono stati trasferiti unitamente ad esso a . Parte_1
Ne consegue che gli stessi non deVOo essere computati nel
relictum ai fini della determinazione della quota di riserva spettante agli altri eredi.
6. Considerato quanto precede si deve pertanto procedere nuovamente alla determinazione della lesione della quota di legittima spettante all'appellante . Parte_1
Tenuto conto del calcolo riportato a pagina 35 della sentenza gravata, ma escludendo la donazione oggetto del secondo motivo di appello, risulta che l'appellante ha ricevuto in Parte_1
vita donazioni per complessivi euro 176.532,49 (euro 67.139,39
+ euro 90.430,50 + euro 18.962,60) e che, conseguentemente, la lesione della quota di legittima a lui spettante ammonta a euro
82.902,32 (euro 259.434,81 – euro 176.532,49).
Considerando l'entità della lesione così determinata, si deve quindi procedere alla reintegrazione della quota di legittima spettante a , riprendendo il percorso logico- Parte_1
motivazionale delineato nella sentenza di prime cure, in parte qua
non oggetto di censure.
29
La riduzione deve essere calcolata in riferimento al testamento,
quale ultimo atto dispositivo (artt. 553, 554, 555 c.c.).
Il relictum, oggetto della disposizione testamentaria e pervenuto alla convenuta in qualità di erede universale, si Parte_2
compone principalmente, per circa il 73,00%, di quote societarie della , per circa il Parte_5
25% di crediti del de cuius nei confronti della medesima società,
nonché per quote residuali pari a circa l'1,50% di partecipazioni immobiliari e circa lo 0,50% di denaro liquido. Tale composizione deve essere considerata, in via tendenziale, anche ai fini della reintegrazione della quota di legittima spettante a Parte_1
e della conseguente divisione dell'asse ereditario (art. 727 c.c.).
Al convenuto spetta un valore complessivo pari a Parte_1
euro 82.902,32 per la reintegrazione della sua quota di legittima,
corrispondente, in termini arrotondati, al 14,35% del relictum.
Alla data del decesso, a lui spettavano immobili per un valore approssimativo di euro 1.188,70, corrispondente al 14,35% del valore complessivo degli immobili compresi nell'asse ereditario,
pari a euro 8.287,04. In tale contesto, va confermata la decisione del primo giudice di assegnare all'appellante la quota di 1/8
relativa alla p.f. n. 1285/10, in P.T. 444/II C.C. Castelbello, del valore di euro 562,50.
La differenza residua, pari a euro 626,20 (euro 1.188,70 - euro
562,50), può essere compensata attingendo al denaro liquido incluso nel relictum, al quale va sommato l'importo in denaro
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comunque spettante all'appellante, pari a euro 389,79 (ossia il
14,35% di euro 2.716,00, somma complessiva in denaro liquido compresa nel relictum).
Ne consegue che alla parte appellante deve essere corrisposta da parte dell'erede universale una somma liquida pari Parte_2
a euro 1.015,98 (euro 626,20 + euro 389,79), maggiorata degli interessi legali calcolati dalla data di apertura della successione fino al pagamento (art. 745 c.c.).
Per quanto riguarda le quote societarie, pari complessivamente al 33,66% confluite nell'asse ereditario, a spetta il Parte_1
14,35%, di tale partecipazione, essendo titolare di un diritto reale proporzionale alla composizione del valore del relictum al momento dell'apertura della successione. All'appellante spetta pertanto il 4,83% (14,35% del 33,66%) delle quote societarie calcolate sul totale del capitale sociale.
Infine, all'appellante deve essere assegnato il 14,35% dei crediti verso la società , Parte_5
pari rispettivamente a euro 10.276,23 a titolo di distribuzioni di utili e a euro 140.217,56 per finanziamenti concessi dal de cuius.
7. Tenuto conto dell'esito complessivo della lite (Cass.
civile, Sez. 3 - , Ordinanza n. 16526 del 13/06/2024, Rv. 671298
– 03), le spese di entrambi i gradi di giudizio dell'appellante T_
vengono poste interamente a carico dell'appellata
[...] PT
.
[...]
va dunque condannata alla rifusione in favore Parte_2
31
dell'appellante delle spese del primo grado di giudizio, da liquidarsi, ai sensi del D.M. n. 55/2014, in euro 16.938,00, (tab.
(tab. n. 2 – scaglione di valore: da euro 52.000,01 ad euro
260.000,00 – valori medi per fasi di studio, introduttiva decisoria e valori massimi per la fase istruttoria in considerazione della complessa istruttoria orale espletata, nonché dell'assunzione di tre consulenze tecniche d'ufficio), oltre al 15% per spese forfettarie, oltre IVA e CPA come per legge.
Si aggiungono a titolo di anticipazioni le spese sostenute per consulente tecnico di parte e per l'iscrizione a ruolo, come risultanti dalla nota spese dimessa in primo grado.
Le spese del giudizio di primo grado tra il convenuto T_
e l'attore vengono integralmente
[...] CP
compensate in ragione della reciproca soccombenza.
In applicazione dei medesimi parametri, le spese di lite relative al rapporto processuale intercorrente tra e Parte_2 CP
in primo grado, vengono determinate in euro 16.938,00,
[...]
oltre euro 1.866,00 per anticipazioni, oltre 15% per spese generali, IVA e CAP come per legge.
La soccombenza reciproca delle parti nonché la complessa situazione di fatto e di diritto, che ha reso necessaria la redazione ben tre consulenze tecniche, giustificano l'integrale compensazione delle spese relative ai procedimenti di mediazione e conciliazione tra le parti (art. 92 c.p.c.).
Le spese relative alle consulenze tecniche d'ufficio sono
32
definitivamente allocate in conformità a quanto disposto nella sentenza impugnata.
L'appellata va condannata alla rifusione delle Parte_2
spese del giudizio di appello nei confronti dell'appellante T_
che vengono liquidate in complessivi euro 12.154,00
[...]
(tab. n. 12 – scaglione di valore: da euro 52.000,01 ad euro
260.000,00 – valori medi per fasi di studio, introduttiva e decisoria, con riduzione del 50% per la fase istruttoria), oltre euro
2.529,00 per anticipazioni, oltre 15% per spese forfettarie, oltre
IVA e CPA come per legge.
Nei rapporti tra l'appellante e l'appellato Parte_1 CP
le spese del giudizio di gravame vengono integralmente
[...]
compensate in ragione della reciproca soccombenza.
P.Q.M.
La Corte d'Appello di Trento, Sezione distaccata di Bolzano,
definitivamente pronunciando sull'appello proposto da T_
nei confronti di e ,
[...] Controparte_1 Parte_2
avverso la sentenza del Tribunale di Bolzano n. 959/2021,
pubblicata in data 10/11/2021, parzialmente accolto l'appello,
così provvede:
1. accerta e dichiara che, nella successione testamentaria in morte di , nato il [...] e deceduto il Persona_2
9.8.2015, è stato lesa nella misura di euro 82.902,32 la quota di eredità di un sesto (1/6) riservata al legittimario e per l'effetto Parte_1
33
2. dispone la riduzione del testamento del 12.03.2015 di
, pubblicato dal notaio dott. Persona_2 [...]
il 29.10.2015, assegnando a : Per_10 Parte_1
a. la proprietà della quota indivisa di 1/8 della p.f.
1285/10 in P.T. 444/II C.C. Castelbello;
b. il 14,35% delle quote societarie pari al 33,66% della
Parte_5
comprese nell'asse ereditario;
c. il 14,35% dei crediti compresi nell'asse ereditario verso la Parte_5
derivanti da distribuzioni di utili (per
[...]
complessivi euro 10.276,23) e finanziamenti (per complessivi euro 140.217,56);
d. l'importo di euro 1.015,98, maggiorato degli interessi legali nella misura di cui all'art. 1284,
comma 1, c.c., dalla data di apertura della successione fino al pagamento;
3. ordina al competente Conservatore dei registri immobiliari, al passaggio in giudicato della presente sentenza, l'intavolazione in favore di della Parte_1
quota indivisa di 1/8 (3/24) della p.f. 1285/10, in P.T.
444/II C.C. Castelbello, compresa nell'asse ereditario;
4. condanna a rifondere a le Parte_2 Parte_1
spese del primo grado di giudizio che si liquidano nell'importo complessivo di euro 16.938,00, oltre euro
34
3.887,00 per anticipazioni, oltre 15% per spese generali,
IVA e CAP come per legge;
5. condanna a rifondere a Controparte_1 PT
le spese del primo grado di giudizio che si
[...]
liquidano nell'importo complessivo di euro 16.938,00, oltre euro 1.866,00 per anticipazioni, oltre 15% per spese generali, IVA e CAP come per legge;
6. pone le spese delle consulenze tecniche d'ufficio definitivamente a carico di , nella Controparte_1
misura di 4/5 e di , nella misura di 1/5; Parte_2
7. compensa integralmente le ulteriori spese del giudizio di primo grado, nonché le spese del procedimento di mediazione e conciliazione;
8. conferma per il resto la sentenza di primo grado;
9. condanna a rifondere a le Parte_2 Parte_1
spese del presente grado di giudizio che si liquidano nell'importo complessivo di euro 12.154,00, oltre euro
2.529,00, per anticipazioni, oltre 15% per spese generali,
IVA e CAP come per legge;
10. compensa le spese di giudizio d'appello tra T_
e ;
[...] Controparte_1
24.7.2025.
La Presidente Isabella Martin
Il Consigliere est. Federico Paciolla
Il Funzionario Giudiziario
35
REPUBLIK ITALIEN
Parte_6
Das Oberlandesgericht Trient
Aussenabteilung Bozen
Abteilung für Zivilstreitigkeiten
erläßt in nichtöffentlicher Sitzung durch:
Parte_7
[...]
Federico Paciolla berichterstattender
[...]
Parte_8
[...]
in der unter Nr. 41/2022 A.R. eingetragenen zweitinstanzlichen
Rechtssache, welche
durch
- (St.Nr. ), vertreten und Parte_1 C.F._1
verteidigt durch die RÄ GA BE (St.Nr.
) und RA IN CE C.F._2
( C.F._3
- Berufungskläger -
gegen
36
- (St.Nr. , vertreten Controparte_1 C.F._4
und verteidigt durch RA GG PE PA (St.Nr.
; C.F._5
- (St.Nr. , vertreten und Parte_2 C.F._6
verteidigt durch RA RA JO (St.Nr.
C.F._7
-Berufungsbeklagte -
Gegenstand: Berufung gegen das Nr. 959/2021 des Pt_8
Landesgerichts Bozen, veröffentlicht am
10/11/2021.
Streitsache, die in der Verhandlung vom 26.3.2025 zur
Entscheidung einbehalten worden ist mit Festsetzung der
Ausschlussfrist vom 26.5.2025 für die VO Persona_11
Schlussschriftsätzen und vom 16.6.2025 für die Persona_11
VO Replikschriftsätzen über folgende
Parte_9
Des Prozessbevollmächtigten des Berufungsklägers T_
:
[...]
Möge das löbliche Oberlandesgericht in teilweiser Änderung des
Urteils Nr. 959/2021 vom 9.11.2021 des Landesgerichts Bozen,
veröffentlicht am 10. November 2021, folgendermaßen urteilen:
A. Die Aufnahme des Zeugenbeweises VO AR LI und
LA NE ex Art. 246 ZPO für nichtig erklären.
B. und erklären, dass der Kaufvertrag des CP_6
geschlossenen Hofes “AU” vom 23.Dezember 1991, registriert
37
sub Nr. 226.323, Sammlung Nr. 27.503, Notar
[...]
, ein Scheingeschäft ist, das in Wirklichkeit Persona_1
eine Schenkung verdeckt.
C. Im untergeordneten Weg, feststellen und erklären, dass der
Kaufvertrag des unter B) genannten Hofes ein negotium mixtum
cum donatione ist.
D. Infolgedessen den Nachlass – donatum und relictum- des
Verstorbenen ER LI wiederherstellen und den verfügbaren
Anteil festlegen, die testamentarischen Verfügungen des
Verstorbenen und die Schenkungen, wie im Sachverhalt dargelegt,
kürzen bis zur Wiederherstellung des Pflichtteils VO 1/6 des
Berufungsklägers PE LI und daraufhin die
Berufungsbeklagten FA und verurteilen T_ Parte_2
dem Berufungskläger gesamtschuldnerisch oder jeder für seinen
Anteil den geschuldeten Betrag auszuzahlen als Pflichtteil mit
Aufwertung und Zinsen vom Antrag bis zum Saldo bzw. mittels
Zuweisung VO Miteigentumsanteilen an der Erbmasse zuzüglich
zu Euro € 31.140,81, der Betrag, der schon im ersten
Instanzenzug ausgezahlt worden ist..
E. Den Grundbuchsführer beauftragen die Einverleibung der
durch die Entscheidung begründeten Eigentumsrechte
vorzunehmen.
F. Mit , Kosten und Honorare beider Controparte_7
Instanzenzüge nach Abzug des zugunsten des Berufungsklägers
im ersten Instanzenzug bereits berechneten Betrages.
38
G. Im Beweisweg beantragt man, dass das Oberlandesgericht,
falls dies für notwendig erachtet werden sollte, die Erstellung
eines zusätzlichen Gutachtens, verfügen möge um den
Gesamtbetrag aufgrund der Darlegungen des Berufungsklägers
zu vervollständigen, sowie jeden Vermögenswert einzeln mit dem
zustehenden Pflichtteil.
Des Prozessbevollmächtigten des Berufungsbeklagten FA
: CP
Möge das ehrenwerte Oberlandesgericht contrariis reiectis ,
1) in der Hauptsache: die unbegründete gegnerische Anfechtung
für unzulässig erklären und auf jeden Fall deren Abweisung mit
Anlastung der Spesen verfügen;
2) das erstinstanzliche Urteil bestätigen;
3) auf jeden Fall den Berufungskläger zur Zahlung der
Gerichtskosten dieses Instanzenzuges verurteilen einschliesslich
des Einheitsbeitrages, sowie der Fürsorgebeiträge und der MwSt.
auf den geschuldeten Beträgen zuzüglich der notwendigen
Zusatzspesen;
4) im Beweisweg: falls in dieser Prozessphase das vom
Berufungskläger beantragte Zusatzgutachten zugelassen oder
verfügt werden sollte, trotzdem zum Zweck einer korrekten
Bewertung der Erbmasse auch die vom Berufungsbeklagten
LI FA NS im ersten Instanzenzug bereits hinterlegten
Parteigutachten, die Parteigutachten, die in dieser Instanz zu
hinterlegen sind und die bereits aufgenommenen mündlichen
39
berücksichtigen. CP_8
Des Prozessbevollmächtigten der Berufungsbeklagten IN
NS:
Möge das angerufene Oberlandesgericht Trient, Aussenstelle
Bozen, nach Ablehnung aller gegenteiligen Darlegungen, das
Urteil des Landesgerichts Bozen Nr. 959/2020 (A.R.Nr.
2195/2018) vom 09.11.2021, hinterlegt und veröffentlicht am
10.11.2021 bestätigen, sämtliche vom Berufungskläger
formulierten Anträge abweisen und diesen zur Rückerstattung der
Prozesskosten dieses Instanzenzuges (Honorare einschliesslich
Zubehör und Spesen) verurteilen.
RECHTS- UND SACHVERHALT
1. Da VO Bedeutung in diesem Berufungsverfahren, können
der Gegenstand der Streitsache und der Ablauf des Verfahrens
erster Instanz folgendermaßen zusammengefasst werden.
Mit Klageschriftsatz vom 22.5.2018 hat die Controparte_1
e vor Gericht geladen und Persona_12 Parte_1
Folgendes vorgebracht:
- am 9.8.2015 starb , geboren am 30.8.1930 in Persona_2
Kastelbell (BZ), wobei die Pflichtteilsberechtigten im Sinne VO
Art. 536 ZGB die und die Persona_13
und waren;
Persona_14 PT Parte_1
- zwei weitere Kinder RG und waren ohne CP_3
Nachkommen vorverstorben;
- mit eigenhändigem Testament vom 12.3.2015, veröffentlicht
40
am 29.10.2015, hatte der Verstorbene die als Persona_15
ernannt und ihr den gesamten Nachlass Persona_16
vermacht.
Der Kläger legte dar, dass kraft der Testamentsverfügungen, der
Schenkungen und der großzügigen Übertragungen, die der
Verstorbene zu Lebzeiten zugunsten der Geschwister tätigte, sein
Pflichtteilsrecht VO 1/6 des Nachlasses beschädigt worden war und zwar wenn man daVO ausgeht, dass der Nachlass aus relictum und donatum bestand, handelte es sich um einen
Betrag zwischen Euro 180.000 und Euro 200.000,00.
Von diesem Betrag musste der Wert der einzigen Schenkung , die der Kläger zu Lebzeiten vom Verstorbenen erhalten hat,
abgezogen werden. Diese geht auf 1991 zurück und ist das nackte Eigentum an einigen Räumlichkeiten im zweiten Stock
Bp. 37/1 in E.Zl. 329/II KG Kastelbell. Er beantragte also die
Kürzung VO Testamentsverfügungen und Schenkungen, die als nachteilig empfunden wurden.
Mit Bezug auf den Vertrag vom 23.12.1991, der den Kauf des geschlossenen Hofes AU in E. Zl. 8/I KG Kastelbell zum
Gegenstand hatte und auf die oben erwähnte Schenkung des nackten Eigentums der Räumlichkeiten im zweiten Stock der Bp.
37/1, erklärte FA, dass er am Tag der Unterzeichnung den
Kaufpreis des Hofes VO Lire 390.000.000 gezahlt hatte;
nach
Erachtens des Klägers war dem Vertrag der Abschluss der sog.
Familienvereinbarung vorausgegangen. Aufgrund dieses
41
Geschäfts hätte der Hofübernehmer den Geschwistern IN,
und als Erbteilzahlung (Anzahlung eines T_ CP_3
Erbschaftsanteils) den Betrag VO jeweils Lire 130.000.000
auszahlen sollen und aufgrund des Gesamtbetrages wurde der im Vertrag angegebene Preis VO Lire 390.000.000 berechnet.
Der Kaufpreis wurde daraufhin vom Verstorbenen ER T_
an den rückerstattet, damit dieser der vertraglichen CP_9
Verpflichtung der Erbteilzahlung zugunsten seiner Geschwister
nachkommen konnte, was der Kläger auch getan hat. Nach der
Meinung des Klägers sei die Rückgabe des Preises seitens des
Verstorbenen mit einer indirekten Schenkung zugunsten der
Kinder, die nicht Hofübernehmer waren, gleichzustellen. Der
Kläger meint, dass die Rückerstattung des Preises seitens des
Verstorbenen einer indirekten Schenkung gleichkäme zugunsten der Kinder, die nicht Hofübernehmer waren, da der Vater ihnen großzügig den ihm zustehenden Betrag hatte zukommen lassen.
Mit Einlassungs- und Replikschriftsatz vom 7.9.2018 ließ sich in das Verfahren ein;
er beantragte die Abweisung Parte_1
der klägerischen Anträge und im Wege der Widerklage die
Kürzung des Testaments bzw. der zu Lebzeiten vom
Verstorbenen getätigten Schenkungen, die als nachteilig für den ihm zustehenden Pflichtteil erachtet wurden, wobei dieser nach
Wiederherstellung des Nachlasses, mit Euro 498.884,66 beziffert wurde.
Besonders mit Bezug auf die Familienvereinbarung und auf die
42
damit verbundene Übertragung des geschlossenen Hofes AU,
bestritt der Beklagte, dass er VO seinem Bruder die Zahlung des
Betrages VO Lire 130.000.000 erhalten hätte.
Er legte weiters dar, dass der im Kaufvertrag des Hofes
angegebene Preis in Wirklichkeit nicht VO an den CP
Verstorbenen gezahlt worden war. Die Parteien wollten die
Schenkung des Hofes seitens des Verstorbenen zugunsten des
Klägers verdecken. Im untergeordneten Weg wies der Beklagte
auf die Unverhältnismäßigkeit zwischen dem vereinbarten Preis
und dem Marktwert des Hofes hin, sodass ein negotium mixtum
cum donatione gegeben war, also eine indirekte Schenkung für
den Betrag, der dem größeren Wert des Gutes entsprach als der vereinbarte Preis.
Aufgrund dieser Erwägungen beantragte der Beklagte, dass der
Wert des Hofes zumindest teilweise auf das donatum angerechnet wurde zum Zweck der Berechnung des ihm zustehenden Pflichtteils.
Was die Schenkung vom 30.12.2013 des Miteigentumsanteils
VO 1/8 des mat.A., 1 der Bp. in E.Zl. 329/II KG Kastelbell
anbelangt, beanstandete der Beklagte die Anrechnung auf seinen
Pflichtteil, die der Kläger vorgeschlagen hatte und wies darauf hin, dass er ausdrücklich VO dieser Pflicht im Sinne VO Art. IX
des Schenkungsvertrages befreit worden war.
Letztendlich seien in der Erbmasse verschiedene
Kunstgegenstände eingeschlossen, die sich in der Stube des
43
geschlossenen Hofes AU befinden; diese Gegenstände, die mit dem Verkauf des Hofes übertragen worden sind, sollten nicht als Zubehör angesehen werden.
Mit Einlassungs- und Beantwortungsschriftsatz vom 10.9.2018,
ließ sich IN NS ein, die, mit Bezug auf die relevanten
Aspekte zum Zwecke der Entscheidung im Berufungsgrad
Folgendes darlegte:
- dass der Schenkungsvertrag vom 23.12.1991, mit dem der
Verstorbene zu Lebzeiten den geschlossenen Hof Bauhof auf den
Kläger übertragen hatte, in Wirklichkeit CP CP
eine Schenkung verbarg, da der Kaufpreis in Lire Per_17
390.000.000 im Voraus gezahlt worden war am 5.1.1994, VO
an den Sohn, der, seinerzeit denselben am Persona_2
gleichen Tag auf den Vater übertragen hatte um die
Gegenleistung für den Kauf vorzutäuschen;
- dass der wie im Vertrag angegeben, Controparte_10
immerhin niedriger war als der reelle Wert und sollte auch die
Bewegung als Kauf eingestuft werden, wäre es auf jeden Fall eine indirekte Schenkung in Höhe des dem Unterschied zwischen dem erklärten Preis und dem effektiven CP0
entsprechenden Betrages;
- dass die Auszahlung zugunsten der Beklagten des Betrages VO
Lire 130.000.000 kraft der Familienvereinbarung keine direkte
Schenkung des Verstorbenen zugunsten der Kinder darstellen würde, da das . Controparte_1 Parte_10
44
Bei der Erstverhandlung beantragte NS mit Bezug auf Per_18
die am 30.12.2013 vom Verstorbenen an den Beklagten PE
durchgeführte Schenkung des Miteigentumsanteils VO T_
1/8 des mat.A. 1 Bp. in E.Zl. 329/II KG Kastelbell, dass der Wert
des geschenkten Gutes in der Erbmasse berücksichtigt wurde.
Aufgrund dieser Erwägungen und der Wiederherstellung des
Nachlasses stritt die Beklagte ab, dass der den Geschwistern
zustehende Pflichtteil geschädigt worden sei und aus diesem
Grund beantragte sie die Abweisung der vom Kläger und vom
Beklagten vorgebrachten Anträge. Parte_1
Die Streitsache wurde vom Erstrichter durch Aufnahme der hinterlegten Unterlagen und der VO den Parteien vorgebrachten mündlichen Beweise abgewickelt.
Es wurden weiters drei Amtsgutachten eingeholt: das erste erstellt durch Dr. , das den Betriebswert der Persona_3
Gesellschaft OF DI CH NS & Co. S.a.s. ermitteln sollte, die entsprechenden Gesellschaftsquoten und die
Forderungen des Verstorbenen gegenüber der Gesellschaft;
das zweite Gutachten erstellt VO Dr. , das den Wert Per_4 Per_4
des Liegenschaftsvermögen, das Gegenstand der Streitsache
war, feststellen sollte;
das dritte Gutachten erstellt VO Dr.
[...]
das die Bewertung des geschlossenen Hofes AU Per_5
vornehmen sollte.
Nach Abschluss des erstinstanzlichen Verfahrens hat das
Landesgericht Bozen mit dem angefochtenen Urteil im
45
Präliminarweg den VO erhobenen Parte_1
Nichtigkeitseinwand über die Zeugenaussagen VO Tes_1
und , jeweils und Mutter des Klägers NE Per_15
abgewiesen, weil erachtet wurde, dass diese kein CP
direktes Interesse hätten hinsichtlich des Ausgangs des
Verfahrens.
Was den Vertrag vom 23.12.1991 und Parte_11
, bezüglich der Übertragung des Eigentums am CP
geschlossenen Hof AU und der Schenkung des nackten
Eigentums einer anderen Liegenschaft anbelangt, hat das
Landesgericht festgestellt:
- dass sich die Finanzflüsse so wie vom Kläger beschrieben entwickelt hatten;
- dass der Betrag VO Lire 390.000.000 vom Kläger nur einmal ausgezahlt worden war, was logisch war, da der Kaufvertrag
als Vollstreckungsakt der Familienvereinbarung anzusehen war und als komplementär zur Übertragung des geschlossenen Hofes;
- dass die in der Familienvereinbarung angegebenen
Zahlungen, obwohl materiell vom Kläger durchgeführt
zugunsten der Geschwister eine indirekte Schenkung des
Verstorbenen zugunsten der Kinder darstellten, weil dabei das vom Vater ER zur Verfügung gestellte Geld verwendet wurde;
- da der Kläger FA tatsächlich Lire 390.000.000, als
46
Kaufpreis des geschlossenen Hofes ausgegeben hatte, das vom
Beklagten dargelegte Scheingeschäft nicht Parte_1
nachgewiesen war;
- dass nicht einmal ein negotium mixtum cum donatione vorlag,
dessen Gegenstand der Hof war da, zum Zeitpunkt der
Abtretung der geschlossene Hof einen Übernahmepreis VO
Euro 590.454,00 hatte, während der Käufer Euro 307.832,00,
zuzüglich des vereinbarten Kaufpreises gezahlt hatte;
- dass die in der Stube des Hofes vorhandenen
Kunstgegenstände nicht in das relictum (Nachlass)
eingeschlossen werden sollten, weil es sich um Zubehör
handelte und kraft des Kaufvertrages vom 23.12.1991 an den
Kläger übertragen werden sollten. CP
Aufgrund der in den Amtsgutachten enthaltenen Schätzungen
wurde der Nachlass VO ER NS im angefochtenen Urteil
so berechnet.
A) Relictum in Höhe VO Euro 577.846,08, so zusammengesetzt:
- Anteil VO 1/105 E.Zl. 9/II C.C. und 100/II Persona_6
KG Kastelbell - Euro 7.724,54;
- Anteil VO 1/8 Gp. 1285/10, in E.Zl. 444/II KG Kastelbell -
Euro 562,50;
- Anteil VO 33,66 % der Gesellschaft TE OF di
- Euro 416.349,25; Parte_5
- Forderungen über Euro 140.217,56, als Finanzierung
durchgeführt VO ER NS zugunsten der Gesellschaft
47
und über Euro 10.276,23, als nicht verteilte Gewinne VO der gleichen Gesellschaft zugunsten VO;
Persona_2
- liquide Mittel in Höhe VO Euro 2.716,00.
B) Donatum zum Zeitpunkt der Eröffnung der Erbfolge in Höhe
VO Euro 978.762,81, so zusammengesetzt:
- indirekte Schenkung des Gesamtbetrages VO Euro
201.418,19 (Lire 390.000.000) zugunsten VO T_ PT
und ; CP_3
- Schenkung zugunsten VO NS des nackten CP
Eigentums einiger Räume im zweiten Stock der Bp. 37/1 in
E.Zl. 329/II KG Kastelbell in VO Euro 269.999,00; Per_17
- Schenkungen zugunsten VO der Anteile der Parte_2
Gesellschaft TE OF di CH NS & Co. SAS
über einen Gesamtwert VO Euro 346.191,02;
- Schenkung zugunsten VO des Anteils VO 1/8 Parte_1
der Bp. 39/1 in E.Zl. 329/II KG Kastelbell über einen Wert VO
Euro 51.761,50;
- Schenkung zugunsten VO PE NS des Anteils VO 1/2
der Bp. 39/1 in E.Zl. 329/II C.C. Kastelbell über den Wert VO
Euro 90.430,50;
- indirekte Schenkungen in Geld zugunsten VO PE NS
über einen Betrag VO Euro 18.962,60.
C) Erbmasse (relictum + donatum) über insgesamt Euro
1.556.608,89.
Pflichtteil VO 1/6 der Beklagten FA und Euro T_
48
259.434,81.
Aufgrund dieser Prämissen stellte das Landesgericht fest, dass der zustehende Pflichtteil nicht verletzt worden CP
war, da derselbe zu Lebzeiten seitens des Verstorbenen
Schenkungen erhalten hatte über einen Gesamtwert VO Euro
269.999,00, während der zustehende Pflichtteil Parte_1
um Euro 31.140,81, gekürzt worden war, da er insgesamt Euro
228.294,00 erhalten hatte.
Der Erstrichter wies die Anträge des Klägers vollkommen ab und nahm die VO vorgebrachte Kürzungsklage Parte_1
vollinhaltlich an, stellte die Verletzung seines Pflichtteils fest in
Höhe VO 5,39% des Nachlasses des Verstorbenen ER NS.
Somit verfügte das Landesgericht die Wiederherstellung des
Pflichtteils, die Kürzung der Verfügungen des Testaments und wies PE : T_
- das Eigentum des ungeteilten Anteils VO 1/8 der Bp.
1285/10 in E.Zl. 444/II KG. Kastelbell;
- 5,39% der Controparte_11
Parte_5
Cont
- 5,39% Guthaben der Erbschaft gegenüber der
Gesellschaft;
- den Betrag VO Euro 30,57 in Bargeld zu.
Der unterliegende Beklagte wurde zur CP T_
Rückerstattung der Verfahrenskosten zugunsten der
Gegenpartei IN verurteilt;
diese wurde verurteilt die T_
49
Kosten zugunsten des Beklagten rückzuerstatten. T_ T_
Die Verfahrenskosten zwischen dem und T_2 CP
dem Beklagten wurden vollkommen aufgehoben. Parte_1
Die Kosten der Amtsgutachten wurden endgültig der Beklagten
IN NS in Höhe VO 4/5 und dem Parte_13
in Höhe VO 1/5 angelastet.
Gegen besagtes Urteil hat der heutige Berufungskläger PE
NS Berufung mit folgenden vier Berufungsgründen
eingelegt:
I. Verstoß gegen und fehlerhafte Anwendung der Grundsätze
des Scheingeschäfts, insbesondere der Artikel 1414 ff. ZGB
in Bezug auf den Kaufvertrag des geschlossenen Hofes
„AU“ (Urkunde des Notars Dr. Persona_1
, Rep. 226.323, Samml. 27.803, vom 23.12.1991).
[...]
II. Verstoß gegen und fehlerhafte Anwendung der
Rechtsvorschriften zur Befreiung VO der Ausgleichs- und
Anrechnungsplicht gemäß Art. 564 ZGB in Bezug auf die
Schenkungsurkunde vom 3.12.2013 – beurkundet durch
Notar – und fehlende Begründung zu diesem Punkt. Per_7
III. Verstoß gegen Art. 246 ZPO hinsichtlich der
Zeugenaussagen VO LA NE und LI. Tes_1
Unterlassung der Prüfung und Entscheidung hinsichtlich der
Einrede der Nichtzahlung des im „Familienvertrag”
vorgesehenen Betrags VO 130.000.000 Lire an PE LI.
IV. Verstoß gegen Art. 816 ZGB und gegen regionale Gesetze
50
über den geschlossenen Hof hinsichtlich der Einstufung der
Kunstwerke als Zubehör des geschlossenen Hofes „AU”
und damit verbundene Nichtberücksichtigung derselben im
Nachlass.
Die Berufungsbeklagten FA und haben CP Parte_2
sich mit Schriftsatz vom 28.9.2022 und vom 21.9.2022
eingelassen, die Berufung bestritten und deren Abweisung
beantragt.
Nach Abschluss der ersten Verhandlung ordnete das
Oberlandesgericht das persönliche Erscheinen der Parteien an,
um einen Schlichtungsversuch zu unternehmen, und setzte dafür die Verhandlung auf den 28.2.2023 fest.
Nachdem der Versuch scheiterte, setzte der Senat eine weitere
Verhandlung zur Präzisierung der Schlussanträge an, die dann auf den 26.3.2025 verschoben wurde.
Die Rechtssache wurde dann zur Entscheidung einbehalten,
wobei die Fristen gemäß Art. 190 ZPO für die Einreichung der und der Repliken festgesetzt wurden. Parte_9
Die Übersetzung des vorliegenden Urteils in die deutsche
Verfahrenssprache erfolgt mit Unterstützung des
Übersetzungsdienstes bei diesem Gericht gemäß Art. 20 Abs. 12
des D.P.R. Nr. 574/1988.
2. Mit dem ersten Rechtsmittelgrund kritisiert der
Rechtsmittelführer das erstinstanzliche Urteil insoweit, als es den Charakter des Scheingeschäfts des Kaufvertrages über den
51
geschlossenen Hof „AU“, der zwischen dem Erblasser Per_2
und seinem Sohn FA abgeschlossen wurde,
[...] T_
ausgeschlossen hat. Er beanstandet, dass das Gericht erster
Instanz zwar festgestellt habe, dass der vereinbarte Preis nicht gezahlt und die Übertragung im Wesentlichen unentgeltlich erfolgt sei, jedoch weder den absoluten noch relativen
Scheincharakter des Vertrags anerkannt habe. Er macht weiters geltend, dass das Scheingeschäft durch einseitige,
übereinstimmende und den Grundsätzen der Rechtsprechung
zum Thema indirekte Schenkung und Vertragssimulation
entsprechende Umstände bewiesen sei. Insbesondere weist der
Berufungskläger darauf hin, dass der als Verkaufspreis
angegebene Betrag VO 390.000.000 Lire in Wirklichkeit vom
Vater an den Sohn übertragen und dann VO diesem an den
Vater zurückgezahlt worden sei, nur um eine tatsächliche
Zahlung vorzutäuschen.
Im untergeordneten Weg weist der Berufungskläger jedoch auf die offensichtliche Nichtübereinstimmung zwischen dem angegebenen Preis und dem tatsächlichen Wert der Immobilie
hin und behauptet, dass ein negotium mixtum cum donatione
vorliegt. Er macht daher geltend, dass der Wert des geschlossenen Hofes zumindest teilweise in das donatum für die
Berechnung des Pflichtteils einbezogen werden müsse.
Die Rüge ist aus den nachstehend genannten Gründen
unbegründet.
52
Aus den hinterlegten Unterlagen geht hervor, dass zwei separate
Überweisungen in Höhe VO jeweils 390.000.000 Lire am
5.1.1994 getätigt wurden: die erste Überweisung ohne Grund
erfolgte VO einem auf lautenden Persona_2 Persona_19
auf das VO . die zweite, spiegelgleich, vom Per_20 CP
auf das VO Parte_14 Per_20 Per_2
mit Angabe des Grundes: ”Verfügung gemäß Kaufvertrag
[...]
vom 23.12.1991” (Dok. 25 der Klägerin; Dok. 5 der Beklagten
IN NS).
Beide Belege tragen Wertstellung vom 5.1.1994 und enthalten keine Angabe zur Uhrzeit der Überweisung, sodass nicht dokumentarisch nachweisbar ist, welche der beiden Zahlungen
zuerst erfolgt sei.
In zeitlicher Nähe dazu, am 7.1.1994, ist die Zahlung der ersten
Rate der in der Familienvereinbarung vorgesehenen
Erbteilzahlung durch FA an seine Geschwister nachgewiesen
(Dok. 22 des Beklagten PE NS).
Der Restbetrag der in der Familienvereinbarung als
Erbteilzahlung vorgesehenen Summe wurde in den nachfolgenden Monaten beglichen, indem FA seinen
Geschwistern die letzten beiden Raten am 3.6.1994 bzw. am
30.6.1994 auszahlte (Dok. 23 des Klägers – siehe auch unten unter Punkt 4).
Wie vom erstinstanzlichen Richter korrekterweise festgestellt,
stellen der Kaufvertrag des geschlossenen Hofes und die Zahlung
53
der Erbteilzahlungen durch FA an seine Geschwister eine
Erfüllungsleistung im Hinblick auf die zuvor geschlossene
Familienvereinbarung dar. Nach der Absicht des Erblassers
zielte die Vereinbarung offensichtlich darauf ab, mit ausdrücklicher Zustimmung aller Familienmitglieder eine neue
Vermögensordnung für das Familienvermögen zu schaffen. Sie
sah einerseits die Übertragung zu Lebzeiten des Hofes an den
Erstgeborenen FA vor und andererseits die Annahme seitens des Käufers einer Reihe VO zusätzlichen Verpflichtungen, die darauf abzielten dem Verstorbenen und der Ehefrau einen lebenslangen Unterhalt zuzusichern, der einer Rendite
gleichkam. Angesichts dessen, stellte die Anweisung der Zahlung
des als Erbteilzahlung geschuldeten Betrages hingegen ein
Instrument dar, mit dem die Erbansprüche der anderen Kinder
gewahrt werden sollten, vergleichbar mit den Bestimmungen des
Landesgesetzes über den geschlossenen Hof Nr. 17/2001
zugunsten der Miterben, die VO der Übernahme des Hofes
ausgeschlossen waren. Es geht darum hervor, dass aufgrund dieser Vereinbarung FA insgesamt Lire 780.000.000,00 (Lire
390.000,00 als Preis des geschlossenen Hofes und weitere Lire
390.000,00 als Erbteilzahlung zugunsten der Geschwister) hätte
zahlen sollen zuzüglich des Unterhalts zugunsten der Eltern
ER und AR , der Lieferung VO T_ Controparte_2
landwirtschaftlichen Produkten an ER NS und der
Auszahlung an die Eltern der Erlöse der Lieferung VO Obst an
54
die Genossenschaft über einen Gesamtwert zum Zeitpunkt des
Abschlusses des Kaufvertrages (23.12.1991) geschätzt vom ASV
Dr. VO Euro 307.832,00 (siehe S. 41 Persona_8
und ff. des Gutachtens vom 3.11.2020).
Wie bereits vom ersten Richter zutreffend festgestellt, geht aus den Akten hervor, dass nicht nur die in der CP
Familienvereinbarung vorgesehenen Verpflichtungen gegenüber
seinen Eltern erfüllt hat (vgl. Dok. 21 des Klägers sowie die
Übersichtstabelle auf S. 49 des Gutachtens des
Sachverständigen Dr. , sondern auch tatsächlich eine Per_5
Ausgabe in Höhe VO 390.000.000 Lire getätigt hat, während der verbleibende Betrag VO 390.000.000 Lire tatsächlich vom Vater
zur Verfügung gestellt wurde (Dok. 23-25 der Klägerin und Dok.
5 der Beklagten IN NS).
Wie bereits festgestellt, gibt es keine dokumentarischen Belege
darüber, in welcher zeitlichen Reihenfolge die gegenseitigen
Zahlungen in Höhe VO 390.000.000 Lire zwischen Vater und
Sohn am 5.1.1994 erfolgt sind. Aufgrund der folgenden
Überlegungen erscheint es jedoch plausibel, dass CP
zunächst seinem Vater den Kaufpreis gezahlt hat und dass dieser ihm anschließend einen entsprechenden Betrag
überwiesen hat, damit er die Erbteilzahlung an seine
Geschwister begleichen konnte. In dieser Hinsicht würde die
Zahlung des Kaufpreises als tatsächlich erfolgt erscheinen,
wodurch der Kaufvertrag, der eine Schenkung verschleiert, nicht
55
als Scheingeschäft angesehen werden könnte.
Zeitlich gesehen sah die Familienvereinbarung zunächst die
Übertragung des Hofes und die Zahlung des gesamten
Kaufpreises vor;
die Zahlung der Erbteilzahlungen hingegen wurde in Raten vereinbart, maximal viermal jährlich.
Tatsächlich erfolgte die Zahlung der ersten Rate der
Erbteilzahlungen durch FA an seine Brüder jedoch erst am
7.1.1994, erst zwei Tage nach der gegenseitigen Zahlung
zwischen Vater und Sohn des Betrages VO 390.000.000 Lire,
während der Restbetrag, der den Brüdern zustand, kurz darauf mit der Zahlung VO zwei weiteren Raten im Juni 1994 beglichen wurde, also viel zügiger als in der Familienvereinbarung
vertraglich festgelegt.
Aufgrund dieser Umstände erscheint es daher wahrscheinlicher,
dass FA zunächst den Kaufpreis für den Hof aus eigenen
Mitteln bezahlt hat und dass sein Vater ihm anschließend den gleichen Betrag zur Verfügung gestellt hat, damit er die Schulden
bei seinen Brüdern in kurzer Zeit begleichen konnte.
Mit anderen Worten unter Berücksichtigung des zeitlichen
Zusammenhangs zwischen der Zahlung VO 390.000.000 Lire
durch den Vater ER an FA und der Zahlung der ersten Rate
der Erbteilzahlungen sowie unter Berücksichtigung der
Tatsache, dass die Begleichung der VO FA an seine
Geschwister geschuldeten Beträge erst nach wenigen Monaten
erfolgte, also viel zügiger als vertraglich vorgesehen, scheint es
56
wahrscheinlich, dass der Hauptzweck der Zahlung durch den den Vater an den Sohn ER es war, diesem die notwendigen
Mittel zur kurzfristigen Begleichung der Erbteilzahlungen zu sichern, und nicht, dem Käufer einen dem Preis des Hofes
entsprechenden Betrag zurückzuerstatten.
Daraus folgt, dass das erstinstanzliche Gericht angesichts der ohnehin nicht eindeutigen Beweislage zu Recht die Klage auf
Feststellung des Scheinverkaufs des Hofes abgewiesen hat, da daVO nicht ausgegangen werden konnte, dass der Beweis über
das Vorliegen einer Scheinvereinbarung vor Gericht erbracht worden war.
Dies festgestellt, muss auch der vom Berufungskläger hilfsweise gestellte Antrag, mit dem festgestellt werden soll, dass der
Kaufvertrag über den Bauernhof in Wirklichkeit als negotium
mixtum cum donatione zu qualifizieren ist, zurückgewiesen
werden.
Wie bereits dargelegt, beläuft sich der in der
Familienvereinbarung vereinbarte Preis für den Bauernhof auf insgesamt 201.420,22 Euro (im Vertrag ist ein Preis VO
400.000.000 Lire angegeben, tatsächlich wurden jedoch
390.000.000 Lire gezahlt), wobei FA zusätzlich
Verpflichtungen zugunsten seiner Eltern in Höhe VO insgesamt schätzungsweise 307.832,00 Euro übernimmt, zuzüglich der
Nebenverpflichtung zur Zahlung VO Erbteilzahlungen
zugunsten seiner Geschwister in Höhe VO weiteren 201.420,22
57
Euro (390.000.000 Lire).
Der Übernahmepreis des Hofes, der vom ASV Dr. am Per_5
23.12.1991 geschätzt worden ist, beläuft sich auf Euro
590.454,00.
Aus diesem Bild geht hervor, dass, auch wenn man ausser Acht
lässt, dass die Erbteilzahlungen mit den vom Vater zur
Verfügung gestellten Mitteln finanziert worden sind, die VO
mit Bezug auf die Übertragung des Hofes tatsächlich CP
bestrittenen Zahlungen mit insgesamt Euro 509.252,22
berechnet werden (tatsächlich gezahlter Preis Euro 201.420,22
+ Euro 307.832,00 für vertraglich vereinbarte Verpflichtungen).
Aufgrund der Differenz VO nur Euro 81.201,78 zwischen dem
Übernahmepreis des Hofes und dem tatsächlich vertraglich vorgesehenen Kaufpreis zu Lasten VO FA, kann der vertraglich festgelegte Betrag nicht als unverhältnismäßig
angesehen werden gegenüber dem Wert der Immobilie. Mit
anderen Worten, im vorliegenden Fall kann keine Absicht des
Verkäufers erkannt werden, den Käufer des Hofes durch eine indirekte Schenkung zu bereichern, da nicht daVO ausgegangen werden kann, dass der vereinbarte Preis weit unter dem tatsächlichen Wert der Immobilie liegt, eine Voraussetzung eines
negotium mixtum cum donatione laut ständiger Rechtsprechung
(vgl.
2. Sektion, 19/03/2019, Nr. 7681, Rv. Controparte_12
653154 – 02).
Auch unter diesem Profil muss das erstinstanzliche Urteil
58
bestätigt werden.
3. Mit dem zweiten Berufungsgrund rügt der
Berufungskläger, dass das Gericht bei der Berechnung des
donatum 3/24 des mat. A. 1 der Bp. 39/1 in E.Zl. 329/II, KG.
Kastelbell, eine vom Erblasser mit Urkunde vom 30.12.2013
getätigte Schenkung, berücksichtigt hat trotz der Befreiung VO
der Anrechnung laut Art. 564 Abs. 2 ZGB, die auch im Artikel IX
des entsprechenden Vertrages vorgesehen ist. Er macht geltend,
dass das Gericht bei der Berechnung des Pflichtteils die oben genannte Schenkung in Verletzung des Willens des Erblassers
fälschlicherweise berücksichtigt habe. Er beklagt daher, dass dieser Fehler zu einer unangemessenen Kürzung seines
Pflichtteils geführt habe.
Die Rüge ist unbegründet und wird hinsichtlich der Befreiung
VO der Anrechnungspflicht abgewiesen, während sie hinsichtlich des geltend gemachten Verstoßes gegen Art. 564
Abs. 2 ZGB anzunehmen ist.
Unter dem ersten Gesichtspunkt ist anzumerken, dass die in den
Bestimmungen des Zivilgesetzbuches vorgesehene Befreiung VO
der Anrechnung darauf abzielt, die Verfügungsgewalt des
Schenkers zu stärken, indem der Beschenkte VO der
Verpflichtung befreit wird, das donatum in die Berechnung des
Nachlassvermögens einzubeziehen. Dies bedeutet, dass die
Erbfolge so erfolgt und die Erbanteile so bestimmt werden, als ob die Schenkung nicht erfolgt wäre und der Vermögenswert nicht
59
aus dem Vermögen des Erblassers wegen Zuwendung
ausgeschlossen worden sei, wobei diese Wirkung jedoch nur innerhalb der unüberwindbaren Grenzen der Unantastbarkeit
des Pflichtteils der Pflichtteilsberechtigten gilt.
Mit anderen Worten: Die Befreiung VO der Anrechnung führt
weder zum Ausschluss des geschenkten Vermögensgegenstands
aus der fiktiven Zusammenlegung zur Ermittlung des verfügbaren Anteils noch befreit sie die Schenkung VO einer möglichen Kürzungsklage, falls der Wert des donatum den verfügbaren Anteil übersteigt.
In diesem Sinne hat sich der Kassationsgerichtshof geäußert,
wonach „die VO der Anrechnung den Beschenkten CP3
VO der Einbringung befreit, nicht aber den Ausschluss des geschenkten Vermögensgegenstands VO der fiktiven
Zusammenlegung zum Zwecke der Bestimmung des verfügbaren
Anteils zur Folge hat” (Kassationsgericht, 2.Sektion, 05.05.2022,
Nr. 14193, Rv. 664627-03).
Daraus folgt, dass das Gericht diese Schenkung zu Recht in die fiktive Zusammenlegung einbezogen und den Pflichtteil in Höhe
VO 259.434,81 Euro ermittelt hat, der den
Pflichtteilsberechtigten und PE abstrakt CP T_
zusteht.
Angesichts dieser Erwägungen hätte die oben genannte
Schenkung dem heutigen Berufungskläger nicht zur Ermittlung
des Schadensumfangs angerechnet werden sollen, da gemäß
60
Artikel IX der entsprechenden notariellen Urkunde (Dok. 9 des
Berufungsklägers) eine ausdrückliche Befreiung gemäß Art. 564
Abs. 2 ZGB vorgesehen war.
Art. 564 Abs. 2 ZGB sieht nämlich eine Ausnahme VO der allgemeinen Regel der Anrechnung VO Schenkungen auf den
Pflichtteil vor, indem er dem Erblasser erlaubt, bestimmte
Schenkungen diesem Mechanismus zu entziehen und sie somit nicht auf den den Pflichtteilsberechtigten vorbehaltenen Anteil
anzurechnen.
Im vorliegenden Fall kann daher der Gegenstand der Zuwendung
nicht bei der Ermittlung einer möglichen Verletzung der vorbehaltenen Rechte herangezogen werden.
In Anbetracht dessen und unter Berücksichtigung der
Berechnung auf Seite 35 des angefochtenen Urteils, jedoch unter
Ausschluss der betreffenden Schenkung, ergibt sich, dass der
Berufungskläger PE zu Lebzeiten Schenkungen in T_
Höhe VO insgesamt 176.532,49 Euro (67.139,39 Euro +
90.430,50 Euro + 18.962,60 Euro) erhalten hat und dass folglich die Verletzung seines Pflichtteils 82.902,32 Euro (259.434,81
Euro – 176.532,49 Euro) beträgt.
4. Mit der dritten Rüge beanstandet der Berufungskläger, dass das erstinstanzliche Gericht fälschlicherweise die Zahlung des in der Familienvereinbarung zugunsten der Berufungsklägerin
vorgesehenen Betrags VO 130.000.000 Lire allein auf der
Grundlage der Aussagen der und der Tochter VO Per_13 T_
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, die als Zeugen als unfähig anzusehen sind, als erwiesen T_
angesehen habe. Er weist darauf hin, dass es hierfür keinerlei dokumentarischen Belege gibt, und folgert daher, dass dieser
Betrag bei der Berechnung des Pflichtteils nicht zu den erhaltenen Schenkungen hätte hinzugerechnet werden dürfen.
Die Rüge ist offensichtlich unbegründet.
Was die geltend gemachte Unfähigkeit der Zeuginnen LA
FE und angeht, ist anzumerken, dass, Tes_3
wie bereits vom ersten Richter zu Recht festgestellt, im vorliegenden Fall kein Grund für eine Unfähigkeit zur
Zeugenaussage im Sinne VO Art. 246 ZPO vorliegt. Insbesondere
im Fall VO RA FE bewirkt die mögliche Auswirkung
der Entscheidung auf die Vermögensverhältnisse des
Berufungsbeklagten für sie kein unmittelbares rechtliches
Interesse, das ihre Unfähigkeit zur Zeugenaussage in diesem
Verfahren, das Ansprüche aus einer Erbschaft zum Gegenstand
hat, zur Folge hätte.
Diese Rechte fallen, sofern sie bestehen, nicht unter die gesetzliche Gütergemeinschaft gemäß Art. 179 Buchstabe b)
ZGB, sodass die Ehefrau des Berufungsbeklagten nicht unmittelbar vom Ausgang des Rechtsstreits betroffen sein kann.
Auch die Tochter, , hat kein unmittelbares Tes_3
rechtliches Interesse am Ausgang des Verfahrens, da sie weder am Verfahren beteiligt ist noch eine Rechtsposition innehat, die durch die Entscheidung konkret beeinträchtigt werden könnte.
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Die etwaige Erheblichkeit der ehelichen Verbindung oder der engen Verwandtschaft zwischen den Zeuginnen und dem
Berufungsbeklagten kann allenfalls für die Beurteilung ihrer
Glaubwürdigkeit herangezogen werden, bedingt jedoch nicht ihre
Unfähigkeit im Sinne VO Art. 246 ZPO.
Aus beweistechnischer Sicht ist außerdem die Rüge hinsichtlich des angeblichen Fehlens VO Belegen der erfolgten Zahlung des
Betrages VO 130.000.000 Lire an den Berufungskläger
unbegründet. Tatsächlich liegen in den Akten (Dok. 5 der beklagten Partei ) die Auszüge auf, die die CP
Ausführung VO drei Banküberweisungen am 7.1.1994,
3.6.1994 und 30.6.1994 in VO jeweils 50.000.000 Lire, Per_17
40.000.000 Lire und 40.000.000 Lire, insgesamt 130.000.000
Lire, belegen. Die oben genannten Überweisungen, die VO einem auf NS lautenden auf ein auf CP Persona_19 T_
lautendes Konto getätigt wurden, stellen einen T_
geeigneten objektiven Nachweis für die Zeugenaussagen dar und belegen direkt und dokumentarisch die tatsächliche Zahlung des
Betrages VO 130.000.000 Lire an den Berufungskläger in
Ausführung der Familienvereinbarung.
5. Mit der vierten und letzten Rüge beanstandet der
Berufungskläger die Entscheidung des Gerichts, insofern es die in der Stube des geschlossenen Hofes Bauhof befindlichen Werke
und Gegenstände (die nachfolgend beschriebenen Gemälde,
Skulpturen und Möbel) als Zubehör des Hofes angesehen hat. Er
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beanstandet insbesondere, dass diese Gegenstände, da sie nicht der landwirtschaftlichen Tätigkeit dienen, nicht als Zubehör des
Betriebs im Sinne VO Art. 817 ZGB und des Landesgesetzes
über den geschlossenen Hof angesehen werden können und dass es in jedem Fall dem Kläger oblag, ihre Zugehörigkeit zum veräußerten Gebäudekomplex nachzuweisen.
Da man also nicht daVO ausgehen konnte, dass diese
Vermögenswerte zusammen mit dem Hof an T_ T_
übertragen worden waren, sollten sie in das relictum (Nachlass)
einbezogen werden zum Zwecke der Festlegung des den anderen
Erben zustehenden Pflichtteils.
Auch diese Rüge ist unbegründet.
Allgemein gilt die Regel, dass damit bewegliche Güter als
Ziergegenstände VO Gebäuden eingestuft werden können,
sowohl die objektive Eignung des Gutes, eine Dienst- oder
Zierfunktion in Bezug auf das Hauptgut zu erfüllen als auch der subjektive Wille des Eigentümers, das Gut dauerhaft zu diesem
Zweck zu verwenden gegeben sein muss (vgl. Kassationsgericht,
6-2 Sektionen, Beschluss 14.05.2019, Nr. 12731, Rv. 653850-
01).
Im vorliegenden Fall stehen die fraglichen Werke, wie aus den vom Berufungskläger in erster Instanz vorgelegten Fotos (Dok.
19) hervorgeht, in der Stube des Bauernhofes, einem Raum, der in der Südtiroler Tradition und insbesondere im Kontext des geschlossenen Hofes das symbolische und funktionelle
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Herzstück des ländlichen Wohnhauses Die Stube, die CP4
oft vollständig mit Holz verkleidet ist – wie aus den Bildern in den
Akten hervorgeht –, ist historisch gesehen der Raum, in dem sich die Bauernfamilie versammelt, der sowohl für die täglichen
Arbeiten als auch für die Besinnung und das Gebet bestimmt ist und in der oft eine heilige Ecke mit Andachtsbildern vorhanden ist.
Unter den im Bestand aufgenommenen Werken sind neben zwei
Apostelstatuen auch verschiedene Gemälde, die sechs Stationen
des Kreuzwegs darstellen, ein Ölgemälde der Madonna mit Kind
VO DU KU ( , zwei Skulpturen, die Engel Per_21
darstellen, und ein Kruzifix im gotischen Stil sowie vier Stühle
aus geschnitztem Holz mit hohen, fein verzierten Rückenlehnen
und verzierten Sitzflächen, die zur traditionellen Einrichtung des
Raumes passen.
Aufgrund ihrer ästhetischen, ikonografischen und materiellen
Eigenschaften fügen sich diese Gegenstände vollkommen in den architektonischen und kulturellen Stil der Stube ein und unterstreichen deren familiäre und religiöse Eigenheit.
Insbesondere die Heiligenbilder und , aber auch die Per_22
geschnitzten Holzstühle fügen sich konsequent in die historische
Funktion des Raumes als Ort der Besinnung, des
Hausgottesdienstes und der Weitergabe traditioneller Werte ein und haben außerhalb dieses Umfeldes nicht die gleiche
Kohärenz und symbolische Bedeutung.
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Angesichts ihrer festen Verankerung in der Stube sowie ihrer formellen und geistigen Anpassung an die Umgebung, in der sie eingebettet sind, kann mit hinreichender Sicherheit daVO
ausgegangen werden, dass der Erblasser die Absicht hegte, sie dauerhaft für den Hof zu verwenden.
Die Würdigung des Erstrichters, wonach diese Gegenstände
zum Hofbestand gehören und als solche mit dem Hof an PE
übertragen wurden, ist daher richtig. T_
Daraus folgt, dass sie bei der Bestimmung des Pflichtteils der anderen Erben nicht zum Nachlass hinzugerechnet werden sollen.
6. In Anbetracht der obgenannten Erwägungen ist daher erneut die Feststellung der Reduzierung des Pflichtteils des
Berufungsklägers PE vorzunehmen. T_
Unter Berücksichtigung der Berechnung auf Seite 35 des angefochtenen Urteils, jedoch unter Ausschluss der Schenkung,
die Gegenstand des zweiten Berufungsgrundes ist, ergibt sich,
dass der Berufungskläger PE NS zu Lebzeiten
Schenkungen in Höhe VO insgesamt 176.532,49 Euro
(67.139,39 Euro + 90.430,50 Euro + 18.962,60 Euro) erhalten hat und dass folglich die Beeinträchtigung seines Pflichtteils
82.902,32 Euro (259.434,81 Euro – 176.532,49 Euro) beträgt.
Angesichts des somit festgestellten Schadensumfangs ist daher die Wiedereinsetzung VO PE NS in dem ihm zustehenden
Pflichtteil vorzunehmen, wobei der im erstinstanzlichen Urteil
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dargelegte logische und begründungsbedingter Ansatz, der in diesem Punkt nicht beanstandet wurde, wieder aufgegriffen werden muss.
Die Kürzung ist unter Bezugnahme auf das Testament als letzte
Verfügung anzusehen (Art. 553, 554, 555 ZGB).
Der Nachlass, der Gegenstand des Testaments ist und der
Beklagten als Alleinerbin zugefallen ist, besteht zu Parte_2
etwa 73,00 % aus Gesellschaftsanteilen der di Parte_5
, zu etwa 25 % aus Forderungen des Parte_5
Erblassers gegenüber derselben Gesellschaft sowie zu etwa 1,50
% aus Immobilienbeteiligungen und zu etwa 0,50 % aus Bargeld.
Diese Zusammensetzung ist tendenziell auch im Hinblick auf die Wiedereinsetzung des PE in den ihm zustehenden T_
Pflichtteil und die daraus resultierende Aufteilung des
Nachlasses zu berücksichtigen (Art. 727 ZGB).
Dem Beklagten PE steht ein Gesamtwert VO T_
82.902,32 Euro für die Wiederherstellung in seinen Pflichtteil zu,
was gerundet 14,35 % des Nachlasses entspricht. Zum Zeitpunkt
des Todes standen ihm Immobilien im Wert VO ca. 1.188,70
Euro zu, was 14,35 % des Gesamtwerts der zum Nachlass
gehörenden Immobilien in Höhe VO 8.287,04 Euro entspricht.
In diesem Zusammenhang ist die Entscheidung des erstinstanzlichen Richters zu bestätigen, dem Berufungskläger
den Anteil VO 1/8 an der Gp. 1285/10, in E.Zl. 444/II KG.
Kastelbell, im Wert VO 562,50 Euro zuzusprechen.
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Die verbleibende Differenz in Höhe VO 626,20 Euro (1.188,70
Euro - 562,50 Euro) kann durch Entnahme aus dem im Nachlass
enthaltenen Bargeld ausgeglichen werden, zu dem der dem
Berufungskläger zustehende Geldbetrag in Höhe VO 389,79
Euro (d. h. 14,35 % VO 2.716,00 Euro, Gesamtbetrag des im
Nachlass enthaltenen Bargeldes) hinzuzurechnen ist.
Daraus folgt, dass die Alleinerbin IN NS dem
Berufungskläger einen Barbetrag in Höhe VO 1.015,98 Euro
(626,20 Euro + 389,79 Euro) zuzüglich der gesetzlichen Zinsen
vom Zeitpunkt der Eröffnung der Erbfolge bis zur Zahlung (Art.
745 ZGB) zu zahlen hat.
Was die die Gesellschaftsanteile betrifft, die insgesamt 33,66%
der Erbmasse betragen, stehen PE NS 14,35 % dieser
Anteile zu, da er Inhaber eines dinglichen Rechts ist, das proportional zur Zusammensetzung des Wertes des Nachlasses
zum Zeitpunkt der Eröffnung der Erbfolge ist. Dem
Berufungskläger stehen daher 4,83 % (14,35 % VO 33,66 %) der
Gesellschaftsanteile zu, berechnet auf der Grundlage des gesamten Gesellschaftskapitals.
Schließlich sind dem Berufungskläger 14,35 % der Forderungen
gegenüber der Gesellschaft TE OF VO CH NS
& Co. SAS zuzuteilen, die sich auf 10.276,23 Euro als
Gewinnausschüttungen und 140.217,56 Euro für vom Erblasser
gewährte Finanzierungen belaufen.
7. Unter Berücksichtigung des Ausgangs des Rechtsstreits
68
(Kassationsgericht, 3. Zivilsektion, Beschluss Nr. 16526 vom
13/06/2024, Rv. 671298 – 03) werden die Kosten beider
Instanzen des Berufungsklägers vollkommen der Parte_1
Berufungsbeklagten IN angelastet. T_
daher verurteilt, dem Berufungskläger die Parte_15
Kosten der ersten Instanz zu erstatten, die gemäß
Ministerialdekret Nr. 55/2014 mit 16.938,00 Euro (Tab. Nr. 2 –
Wertstaffel: VO 52.000,01 Euro bis 260.000,00 Euro – mittlere
Werte für das Studium, die Einleitung und die Entscheidung und
Höchstwerte für die Ermittlungsphase unter Berücksichtigung
der komplexen mündlichen Beweisaufnahme sowie der
Einholung VO drei Amtsgutachten), zuzüglich 15 % für
Pauschalausgaben, zuzüglich Mehrwertsteuer und
Fürsorgebeitrag gemäß den gesetzlichen Bestimmungen,
berechnet werden.
Hinzu kommen als Anzahlung die Kosten für das
Parteigutachten und für die Eintragung in das Register, wie sie aus der in erster Instanz vorgelegten Kostenaufstellung
hervorgehen.
Die Kosten des Verfahrens erster Instanz zwischen dem
Beklagten und dem Kläger werden T_ T_ CP T_
aufgrund des gegenseitigen Unterliegens vollständig aufgehoben.
Unter Anwendung derselben Parameter werden die
Prozesskosten zwischen IN NS und in CP
erster Instanz mit 16.938,00 Euro zuzüglich 1.866,00 Euro für
69
Vorschüsse, zuzüglich 15 % für allgemeine Kosten,
Mehrwertsteuer und Fürsorgebeitrag gemäß den gesetzlichen
Bestimmungen beziffert.
Das gegenseitige Unterliegen der Parteien sowie die komplexe
Sach- und Rechtslage, die die Erstellung VO drei Gutachten
erforderte, rechtfertigen die vollständige Aufhebung der Kosten
für die Mediations- und Schlichtungsverfahren zwischen den
Parteien (Art. 92 ZPO).
Die Kosten für die ASV-Gutachten werden laut angefochtenem
Urteil angelastet.
Die Berufungsbeklagte wird zur Erstattung der Parte_2
Kosten des Berufungsverfahrens gegenüber dem
Berufungskläger PE NS verurteilt, die sich auf insgesamt
12.154,00 Euro belaufen (Tab. Nr. 12 – Wertstaffel: VO
52.000,01 Euro bis 260.000,00 Euro – mittlere Werte für das
Studium, die Einleitung und die Entscheidung, mit einer
Ermäßigung VO 50 % für die Ermittlungsphase), zuzüglich
2.529,00 Euro für Anzahlungen, zuzüglich 15 % für
Pauschalausgaben, zuzüglich Mehrwertsteuer und
Fürsorgebeitrag gemäß den gesetzlichen Bestimmungen.
In der Wechselbeziehung zwischen dem Berufungskläger T_
und dem Berufungsbeklagten werden die
[...] CP
Kosten des Berufungsverfahrens aufgrund des gegenseitigen
Unterliegens vollständig aufgehoben.
A.D.G.
70
Das Berufungsgericht Trient, Außenstelle Bozen,
entscheidet endgültig über die Berufung VO NS gegen T_
FA und gegen das Urteil des CP Parte_2
Landesgerichts Bozen Nr. 959/2021, veröffentlicht am
10.11.2021, und gibt der Berufung teilweise statt:
1. stellt fest und erklärt, dass in der testamentarischen
Pers Erbfolge nach dem Tod , geboren am Persona_2
30.8.1930 und verstorben am 9.8.2015, der Pflichtteil
des Pflichtteilsberechtigten PE in Höhe VO T_
82.902,32 Euro (1/6) verletzt wurde und daher
2. ordnet die Kürzung des Testaments vom 12.03.2015
VO ER NS an, das vom Notar Dr.
[...]
am 29.10.2015 veröffentlicht wurde, und Per_10
weist PE zu: T_
a. das Eigentum des ungeteilten Anteils VO 1/8 der
Gp. 1285/10 in E.Zl. 444/II KG Kastelbell;
b. 14,35% der Gesellschaftsanteile in Höhe VO
33,66% der di Parte_5 Per_2 Parte_5
, die im Nachlass eingeschlossen sind;
[...]
c. 14,35% der Forderungen des Nachlasses gegenüber
TE OF di , die Parte_5
aus Gewinnausschüttungen herrühren (insgesamt
Euro 10.276,23) und Finanzierungen (insgesamt
Euro 140.217,56);
d. Euro 1.015,98, zuzüglich der gesetzlichen Zinsen im
71
Sinne VO Art. 1284, Absatz 1 ZGB, VO der
Eröffnung der Erbfolge bis zur Zahlung;
3. ordnet dem zuständigen Verwahrer der
Liegenschaftsregister nachdem dieses Urteil in Rechtskraft
erwachsen ist, die Einverleibung zugunsten VO T_
NS des ungeteilten Anteils VO 1/8 (3/24) der Gp
1285/10, in E.Zl. 444/II KG. Kastelbell, der in der
Erbschaftsmasse eingeschlossen ist;
4. verurteilt zur Erstattung der Kosten des Parte_2
erstinstanzlichen Verfahrens an , die sich auf Parte_1
insgesamt 16.938,00 Euro zuzüglich 3.887,00 Euro für
Vorschüsse, zuzüglich 15 % für allgemeine Kosten,
Mehrwertsteuer und Fürsorgebeitrag gemäß den gesetzlichen Bestimmungen, belaufen.
5. verurteilt , die Kosten Controparte_1 Parte_2
des ersten Rechtszugs in Höhe VO insgesamt 16.938,00
Euro 1.866,00 Euro für Anzahlungen, zuzüglich T_6
15 % für allgemeine Spesen, Mehrwertsteuer und
Fürsorgebeitrag gemäß den gesetzlichen Bestimmungen,
zu erstatten;
6. legt die Kosten für die ASV-Gutachten endgültig CP
zu 4/5 und zu 1/5 auf; CP Parte_2
7. hebt die weiteren Kosten des erstinstanzlichen Verfahrens
sowie die Kosten des Mediations- und
Schlichtungsverfahrens vollständig auf ;
72
8. bestätigt für den Rest das erstinstanzliche Urteil;
9. verurteilt IN NS PE NS die Kosten des
Berufungsverfahrens rückzuerstatten, die mit insgesamt
Euro 12.154,00, zuzüglich Euro 2.529,00 für
Anzahlungen, zuzüglich 15% allgemeine Spesen,
Mehrwertsteuer und Fürsorgebeitrag laut Gesetz, beziffert werden;
10. verfügt die Aufhebung der Verfahrenskosten
zwischen PE NS und . CP CP
24.7.2025.
Die Vorsitzende Isabella Martin
Der berichterstattende Persona_23
Der höhere Beamte
73