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Sentenza 8 aprile 2025
Sentenza 8 aprile 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Sciacca, sentenza 08/04/2025, n. 140 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Sciacca |
| Numero : | 140 |
| Data del deposito : | 8 aprile 2025 |
Testo completo
N. R.G. 1347/2023
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI SCIACCA
*****
Il Giudice del Lavoro dott. Leonardo Modica, nella causa proposta da
, rappresentata e difesa dall'Avv.to PECORARO ANTONIETTA. Parte_1
-ricorrente-
CONTRO
, rappresentato e difeso ex art. Controparte_1
417 bis, 1° comma c.p.c. dall'Avv.to GIAMPIERO CONTI
- resistente-
OGGETTO: Retribuzione
CONCLUSIONI DELLE PARTI: come nelle note di trattazione ex art. 127 ter c.p.c.
e negli atti difensivi
*****
A seguito dell'udienza del 3.04.2025, sostituita dal deposito di note scritte ex art. 127 ter c.p.c., esaminate le note depositate dalla ricorrente, ritenuta la causa matura per la decisione, ha pronunciato, mediante deposito nel fascicolo telematico, la seguente
SENTENZA
Con ricorso depositato il 10.10.2023, ha convenuto in giudizio il Parte_1
, deducendo: Controparte_1
di avere svolto, negli anni scolastici: 2017/2018, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022,
2022/2023, attività di docente in forza di contratti a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche (30 giugno); di non avere beneficiato, al pari dei colleghi di ruolo, della carta docente di cui all'art. 1 comma 121 L. 107/2015; di avere espletato mansioni identiche rispetto al personale assunto a tempo indeterminato.
Lamentando quindi l'illegittimità e il carattere discriminatorio della suddetta normativa, nella parte in cui sono esclusi dal beneficio i docenti con contratti a tempo determinato, in considerazione dell'identica natura di mansioni e obblighi formativi fra il personale docente di ruolo e quello precario, nonché alla luce del principio di non discriminazione nelle condizioni di impiego dei lavoratori, sancito dalla clausola 4 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato recepito dalla Direttiva 1999/70/CE ha chiesto “Accertare e dichiarare il diritto della parte ricorrente ad usufruire del beneficio economico di € 500,00 annui, tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1 della Legge n. 107/2015, per gli anni scolastici 2017/2018, 2019/2020,
2020/2021, 2021/2022 al 2022/23 o per i diversi anni risultanti dovuti, così come riconosciuta al personale assunto a tempo indeterminato. Conseguentemente condannare il
, in persona del pro-tempore, alla corresponsione alla Controparte_1 CP_2 parte ricorrente dell'importo nominale di € 2.500,00, oltre interessi legali maturati e maturandi sino all'integrale soddisfo, quale contributo alla formazione professionale della parte ricorrente, previsto dall'art. 1 della legge n. 107/2015 per l'aggiornamento e la formazione del personale docente (CARTA ELETTRONICA DEL DOCENTE), per gli anni scolastici 2017/2018, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 al 2022/23 o per i diversi anni risultanti dovuti. Con vittoria di spese e compensi del giudizio, da distrarsi in favore del sottoscritto procuratore antistatario che dichiara di aver anticipato i primi e non riscosso i secondi.”
Il si è costituito in giudizio, eccependo Controparte_1
preliminarmente la prescrizione del diritto per richieste relative a periodi eccedenti il quinquennio a ritroso a decorrere dalla diffida del 12/7/2023 e nel merito ha chiesto il il rigetto del ricorso.
La causa, senza attività istruttoria, è stata decisa in seguito al deposito di note ex art.,
127 ter c.p.c.
Pag. 2 di 10 Così riassunti i fatti di causa, il ricorso proposto da è parzialmente fondato. Parte_1
*****
L'art. 1, comma 121, della Legge n. 107/2015 di riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, ha previsto che “Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni
e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il
[...]
, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo Controparte_3
unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per
l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuolee del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124.
La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”.
Il disposto normativo richiamato trova attuazione mediante il DPCM del 28/9/2016, contenente i criteri e le modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta Docente.
In particolare, il citato D.P.C.M. prevede, all'art. 2: “
1. Il valore nominale di ciascuna
Carta è pari all'importo di 500 euro annui.
2. La Carta è realizzata in forma di applicazione web, utilizzabile tramite accesso alla rete Internet attraverso una piattaforma informatica dedicata nel rispetto della normativa vigente in materia di trattamento dei dati personali. 3.
L'applicazione richiede la registrazione dei beneficiari della Carta secondo le modalità previste dall'articolo 5, nonché delle strutture, degli esercenti e degli enti accreditati presso il attraverso i quali è possibile Controparte_3
utilizzare la Carta secondo quanto stabilito dall'articolo 7. 4. L'applicazione prevede
l'emissione, nell'area riservata di ciascun beneficiario registrato, di buoni elettronici di
Pag. 3 di 10 spesa con codice identificativo, associati ad un acquisto di uno dei beni o servizi, consentiti dall'articolo 1, comma 121, della legge n. 107 del 2015, di cui all'articolo 6, comma 3 da effettuarsi presso le strutture, gli esercenti e gli enti di cui al successivo articolo 7”; il comma 3 del citato decreto, nell'identificare la platea dei beneficiari, ha previsto che“la
Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”.
Ricostruito, brevemente, il quadro normativo di riferimento, va osservato come la Carta
Docenti, nell'ottica di riforma del sistema scolastico, si erge a strumento volto a promuovere la formazione e l'aggiornamento delle competenze professionali del docente, tale da implementare la qualità del servizio di istruzione offerto.
Senonché, deve rilevarsi come il riconoscimento del beneficio economico, nei soli confronti della categoria dei docenti di ruolo, e non anche del personale docente assunto con contratto a tempo determinato, abbia inevitabilmente configurato una disparità di trattamento in danno dei docenti precari, non sorretta da opportune ragioni oggettive, tenuto conto dell'identità delle mansioni espletate da entrambe le categorie di personale docente e degli obblighi di formazione su di esse gravanti.
La disparità di trattamento si evince ancor di più se si considera che il beneficio è stato riconosciuto anche ai docenti in prova, ai docenti dichiarati inidonei all'insegnamento e a quelli in posizione di comando, distacco, fuori ruolo, o comunque utilizzati in compiti diversi dall'insegnamento (v.DPCM 28 novembre 2016), dunque a personale che potrebbe non essere confermato in ruolo a conclusione del periodo di prova, e a dipendenti che non esercitano più la funzione docente, in via temporanea o definitiva.
Emerge allora come un sistema scolastico che programmi strumenti di sviluppo professionale esclusivamente in favore di una parte della categoria docente, e che tuttavia, al fine di erogare il servizio di istruzione, faccia ricorso ad un'ulteriore parte di personale, programmaticamente estromessa dalla formazione e dagli strumenti di ausilio per conseguirla, non appare rispondente ai principi di buona amministrazione, né tantomeno
Pag. 4 di 10 conforme ai principi di eguaglianza nelle condizioni di impiego sanciti a livello sovranazionale.
Sul punto si è pronunciato per primo il Consiglio di Stato, il quale con sentenza n.
1842/2022 ha affermato che al fine di evitare una possibile antinomia con le disposizioni costituzionali degli artt. 3, 35 e 97 della Costituzione, sia relativamente al profilo della discriminazione a danno dei docenti non di ruolo sia per la lesione del principio di buon andamento della P.A., è imprescindibile interpretare la normativa sopra richiamata nel senso che tutto il personale docente (determinato e indeterminato) debba poter conseguire un livello adeguato di aggiornamento professionale e di formazione, onde garantire la qualità dell'insegnamento complessivo fornito agli studenti.
Secondo il Consiglio di Stato: “la questione dei destinatari della Carte del docente va riguardata tenendo conto anche della disciplina prevista in tema di formazione dei docenti dal C.C.N.L. di categoria: questa va letta in chiave non di incompatibilità, ma di complementarietà rispetto al disposto dell'art. 1, commi da 121 a 124, della l. n. 107/2015.
L'interpretazione di tali commi deve, cioè, tenere conto delle regole in materia di formazione del personale docente dettate dagli artt. 63 e 64 del C.C.N.L. di categoria: regole che pongono a carico dell'Amministrazione l'obbligo di fornire a tutto il personale docente, senza alcuna distinzione tra docenti a tempo indeterminato e a tempo determinato,
“strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio”(così il comma
1 dell'art. 63 cit.).E non vi è dubbio che tra tali strumenti possa (e anzi debba) essere compresa la Carta del docente, di tal ché si può per tal via affermare che di essa sono destinatari anche i docenti a tempo determinato (come gli appellanti), così colmandosi la lacuna previsionale dell'art. 1, comma 121, della l. n. 107/2015, che menziona i soli docenti di ruolo:sussiste, infatti, un'indiscutibile identità di ratio – la già ricordata necessità di garantire la qualità dell'insegnamento – che consente di colmare in via interpretativa la predetta lacuna” (cfr. Cons.Stato n. 1842/2022).
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, investita della questione, chiamata ad esaminare la compatibilità della disposizione di cui all'articolo 1, comma 121, della legge
107/2015 con la normativa comunitaria e, in particolare, con la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato recepito dalla direttiva 1999/70/CE, ha affermato, con l'Ordinanza del 18 maggio 2022 resa nella causa C-450-21, quanto segue:“La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18
Pag. 5 di 10 marzo 1999, che figura nell'allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno
1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del , e non anche al Controparte_1
personale docente a tempo determinato di tale , il beneficio di un vantaggio CP_1 finanziario dell'importo di € 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti”.
Ed ancora: “spetta al giudice nazionale valutare se il lavoratore a tempo determinato si trovi in una situazione comparabile a quella del lavoratore a tempo indeterminato, tenuto conto di elementi quali la natura del lavoro, le condizioni di formazione e le condizioni di impiego” (cfr. CGUE, Ordinanza del 18 maggio 2022, causa C-450- 21).
Da ultimo, anche la Suprema Corte di Cassazione ha affrontato la fattispecie in esame, pronunciandosi, con sentenza n. 29961 del 27/10/2023 resa a seguito di rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c. del Tribunale di Taranto.
La Corte, nel percorso logico-giuridico seguito, dopo avere chiarito che la finalità sottesa alla “Carta docente” è quella di contribuire alla formazione e all'aggiornamento professionale del personale docente, aspetti configurabili come “diritto-dovere” i quali attengono “non solo il personale di ruolo, maanche i precari, non essendovi nessuna distinzione in tal senso nella normativa citata”, ha ribadito che allorquando i docenti non di ruolo svolgano, sia per contenuto che per modalità di svolgimento, una prestazione lavorativa pienamente compatibile a quella svolta dal personale a tempo indeterminato, spetta anche a loro l'accesso al beneficio formativo in questione, giungendo così a ritenere che:“L'art. 1, co. 121 cit. è dunque in contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all'art. 4, punto 1, dell'Accordo Quadro” e che tuttavia la consequenziale
“disapplicazione non deve, però, essere totale, ma limitata, come indicato anche dal
Pubblico Ministero, all'esclusione dei lavoratori precari - qui nei termini di cui si è detto - dal beneficio”.
Sicché con la citata pronuncia, la Suprema Corte ha chiarito che “l'art. 1, co. 121 della
L. 107/2015 deve essere disapplicato, in quanto si pone in contrasto con la clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nella parte in cui limita il riconoscimento del diritto alla Carta Docente ai solo insegnanti di ruolo e non lo consente
Pag. 6 di 10 rispetto agli insegnanti incaricati di supplenze annuali (art. 4, co. 1, L. 124/1999) o fino al termine delle attività didattiche (art. 1, co. 2, L. 124/1999).
Il che comporta l'affermazione del principio per cui anche a tali docenti spetta ed in misura piena quello stesso beneficio” e sulla scorta di tali ragioni ha enunciato i seguenti principi di diritto:
“1) La Carta del Docente di cui all'art. 1, comma 121, l. n. 107 del 2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31 agosto, ai sensi dell'art. 4, comma 1, l. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30 giugno, ai sensi dell'art. 4, comma 2, della l. n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al
. CP_1
2) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, l. n.
107 del 2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta
l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della l. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione.
3) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, l. n.
107 de 2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice del merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale,
o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione
e prova specifica di un maggior pregiudizio.
4) L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948, n. 4c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4, comma 1 e 2, l. n.
Pag. 7 di 10 124 del 1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale ed il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico” (cfr. Cass. n. 29961/2023).
Ciò premesso, in via preliminare di merito appare innanzitutto fondata la eccezione di prescrizione sollevata dalla convenuta in relazione alla pretesa avanzata per l'anno
2017/2018
Sulla base dei principi sanciti dalla Suprema Corte, posto che la ricorrente agisce per l'adempimento in forma specifica dell'obbligo di attribuzione della carta, il termine di prescrizione è di 5 anni ex art. 2948 n. 4 c.c., decorrente dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, coincidente con il giorno 8.11.2017, di conferimento dell'incarico, successivo alla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica
La ricorrente avrebbe pertanto dovuto agire entro l'8.11.2022, mentre il primo atto interruttivo della prescrizione risale al 12.7.2023 (cfr. all.1 diffida pec).
Venendo al merito, l'odierna ricorrente ha dato prova di aver soddisfatto il requisito temporale in relazione alle annualità: 2019/2020, 2021/2022, 2022/2023 (cfr., allegati 37, 9-
28, 2-8, ricorso).
In particolare, ha stipulato i seguenti contratti di lavoro: per l'a.s. Parte_1
2019/2020 dal 29.10.2019 sino al 30.06.2020; per l'a.s. 2021/2022 dal 27.10.2021 al
10.12.2021, dal 13.12.2021 al 22.12.2021, dal 13.01.2022 al 14.01.2022, dal 17.01.2022 al
25.2.2022, dal 28.2.2022 al 13.4.2022, dal 20.4.2022 al 22.4.2022, dal 26.4.2022 al
13.5.2022, dal 16.5.2022 al 1.6.2022, dal 3.6.2022 al 3.6.2022, dal 6.6.2022 al 10.6.2022, dal 14.6.2022 al 14.6.2022; per l'a.s. 2022/2023 dal 27.10.2022 al 14.6.2023, dal 19.6.2023 al 30.6.2023, dal 1.7.2023 sino al 6.7.2023.
Cn riguardo alle annualità 2021/2022 e 2022/2023, si osserva come nonostante i contratti stipulati dalla ricorrente non rientrino a rigore nelle ipotesi contemplate dalla
Suprema Corte di Cassazione nella recente sentenza n. 29961 del 27/10/2023, ovvero:
Pag. 8 di 10 incarichi di docenza annuali ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 124/1999; incarichi fino al termine delle attività didattiche ex art. 4, comma 2, L. n. 124/1999; ad ogni modo si evince una forma di continuità nell'esercizio della prestazione lavorativa tale da renderla perfettamente comparabile con l'attività resa dal docente assunto con contratto a tempo indeterminato.
Sul punto si condividono le argomentazioni esposte dal Tribunale di Agrigento, in questa sede integralmente richiamate ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c., secondo cui: “si ritiene di dover riconoscere la spettanza del suddetto beneficio anche al docente che abbia prestato servizio, nel corso dell'anno scolastico, per almeno 180 giorni, atteso che se da un lato la superiore giurisprudenza ha riconosciuto la carta docente all'insegnante supplente al quale, ai sensi dell'art. 4, comma 2, della L. 124/1999, sia stata conferita una supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche ovvero una supplenza funzionale alla copertura delle cattedre e dei posti di insegnamento non vacanti che si sono resi di fatto disponibili entro la data del 31 dicembre e fino al termine dell'anno scolastico, dall'altro risulterebbe irragionevole escludere dal godimento del beneficio coloro che, di fatto, attraverso la sommatoria di plurime supplenze temporanee, si vengano a trovare nella medesima condizione di chi presti servizio per un periodo almeno pari a quello minimo previsto per la figura tipica dei contratti fino al termine delle attività didattiche (180 giorni)”. (cfr. sent. n. 227/2024).
Nel caso concreto, per ciascuna delle annualità 2021/ 2022 e 2022/2023, la ricorrente ha lavorato per un periodo complessivamente superiore a 180 giorni e pertanto, sulla scorta di quanto sopra enunziato, può esserle riconosciuto il diritto al bonus richiesto.
A conclusioni diverse deve pervenirsi in merito all'annualità, 2019/2020 in relazione al quale il periodo complessivamente lavorato in virtù di supplenze brevi è di 179 giorni inferiore al periodo minimo considerato quale soglia di equiparabilità ai docenti con contratti sino al termine delle attività didattiche.
La ricorrente risulta ad oggi all'interno del sistema scolastico avendo allegato le GAE - graduatorie ad esaurimento nelle quali risulta inserita. (cfr. deposito del 24.3.2025).
In ragione di quanto sopra esposto, previa parziale disapplicazione dell'art. 1, comma
121, L. 107/2015, va accertato il diritto della ricorrente al riconoscimento della “Carta
Docente” per le annualità: 2019/2020, 2021/2022, 2022/2023 di importo annuo pari ad €
500,00.
Pag. 9 di 10 Il convenuto deve essere condannato all'emissione in favore della ricorrente CP_1 della “Carta Docente” di importo complessivo pari a € 1.500,00 oltre interessi e rivalutazione
(ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione), spendibile nelle forme e con le finalità di cui all'art. 1, co. 121, della
L. 13 luglio 2015 n. 107;
Il convenuto va, altresì, condannato alla refusione delle spese di lite in favore CP_1
di parte ricorrente, liquidate come in dispositivo, ai sensi del D.M. n. 55/2014, come modificato dal D.M. n. 147 del 13.08.2022, tenuto conto dello scaglione di riferimento (da
€ 1.101 a € 5.200) applicando i valori minimi tenuto conto anche della natura seriale della controversia, e distratte in favore dell'avv. to: Pecoraro Antonietta.
P.Q.M.
il Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando, disattesa o assorbita ogni ulteriore domanda, azione o eccezione;
dichiara il diritto di ad ottenere la “Carta Docente” per l'aggiornamento Parte_1
e la formazione di cui all'art. 1, co. 121, della L. 13 luglio 2015 n. 107, di importo annuo pari ad € 500,00, con riferimento ai seguenti anni scolastici: 2019/2020, 2021/2022,
2022/2023; condanna, per l'effetto, il convenuto all'emissione in favore della ricorrente CP_1 della “Carta Docente” nonché all'assegnazione sulla medesima dell'importo di € 1.500,00 oltre interessi e rivalutazione (ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione), spendibile nelle forme e con le finalità di cui all'art. 1, co. 121, della L. 13 luglio 2015 n. 107; condanna il convenuto alla rifusione delle spese di lite di € 1.314,00 oltre CP_1
spese generali, Iva, C.P.A. come per legge, con distrazione in favore del procuratore antistatario.
Così deciso in Sciacca, 8.4.2025
Il Giudice
Leonardo Modica
Pag. 10 di 10
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI SCIACCA
*****
Il Giudice del Lavoro dott. Leonardo Modica, nella causa proposta da
, rappresentata e difesa dall'Avv.to PECORARO ANTONIETTA. Parte_1
-ricorrente-
CONTRO
, rappresentato e difeso ex art. Controparte_1
417 bis, 1° comma c.p.c. dall'Avv.to GIAMPIERO CONTI
- resistente-
OGGETTO: Retribuzione
CONCLUSIONI DELLE PARTI: come nelle note di trattazione ex art. 127 ter c.p.c.
e negli atti difensivi
*****
A seguito dell'udienza del 3.04.2025, sostituita dal deposito di note scritte ex art. 127 ter c.p.c., esaminate le note depositate dalla ricorrente, ritenuta la causa matura per la decisione, ha pronunciato, mediante deposito nel fascicolo telematico, la seguente
SENTENZA
Con ricorso depositato il 10.10.2023, ha convenuto in giudizio il Parte_1
, deducendo: Controparte_1
di avere svolto, negli anni scolastici: 2017/2018, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022,
2022/2023, attività di docente in forza di contratti a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche (30 giugno); di non avere beneficiato, al pari dei colleghi di ruolo, della carta docente di cui all'art. 1 comma 121 L. 107/2015; di avere espletato mansioni identiche rispetto al personale assunto a tempo indeterminato.
Lamentando quindi l'illegittimità e il carattere discriminatorio della suddetta normativa, nella parte in cui sono esclusi dal beneficio i docenti con contratti a tempo determinato, in considerazione dell'identica natura di mansioni e obblighi formativi fra il personale docente di ruolo e quello precario, nonché alla luce del principio di non discriminazione nelle condizioni di impiego dei lavoratori, sancito dalla clausola 4 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato recepito dalla Direttiva 1999/70/CE ha chiesto “Accertare e dichiarare il diritto della parte ricorrente ad usufruire del beneficio economico di € 500,00 annui, tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1 della Legge n. 107/2015, per gli anni scolastici 2017/2018, 2019/2020,
2020/2021, 2021/2022 al 2022/23 o per i diversi anni risultanti dovuti, così come riconosciuta al personale assunto a tempo indeterminato. Conseguentemente condannare il
, in persona del pro-tempore, alla corresponsione alla Controparte_1 CP_2 parte ricorrente dell'importo nominale di € 2.500,00, oltre interessi legali maturati e maturandi sino all'integrale soddisfo, quale contributo alla formazione professionale della parte ricorrente, previsto dall'art. 1 della legge n. 107/2015 per l'aggiornamento e la formazione del personale docente (CARTA ELETTRONICA DEL DOCENTE), per gli anni scolastici 2017/2018, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 al 2022/23 o per i diversi anni risultanti dovuti. Con vittoria di spese e compensi del giudizio, da distrarsi in favore del sottoscritto procuratore antistatario che dichiara di aver anticipato i primi e non riscosso i secondi.”
Il si è costituito in giudizio, eccependo Controparte_1
preliminarmente la prescrizione del diritto per richieste relative a periodi eccedenti il quinquennio a ritroso a decorrere dalla diffida del 12/7/2023 e nel merito ha chiesto il il rigetto del ricorso.
La causa, senza attività istruttoria, è stata decisa in seguito al deposito di note ex art.,
127 ter c.p.c.
Pag. 2 di 10 Così riassunti i fatti di causa, il ricorso proposto da è parzialmente fondato. Parte_1
*****
L'art. 1, comma 121, della Legge n. 107/2015 di riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, ha previsto che “Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni
e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il
[...]
, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo Controparte_3
unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per
l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuolee del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124.
La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”.
Il disposto normativo richiamato trova attuazione mediante il DPCM del 28/9/2016, contenente i criteri e le modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta Docente.
In particolare, il citato D.P.C.M. prevede, all'art. 2: “
1. Il valore nominale di ciascuna
Carta è pari all'importo di 500 euro annui.
2. La Carta è realizzata in forma di applicazione web, utilizzabile tramite accesso alla rete Internet attraverso una piattaforma informatica dedicata nel rispetto della normativa vigente in materia di trattamento dei dati personali. 3.
L'applicazione richiede la registrazione dei beneficiari della Carta secondo le modalità previste dall'articolo 5, nonché delle strutture, degli esercenti e degli enti accreditati presso il attraverso i quali è possibile Controparte_3
utilizzare la Carta secondo quanto stabilito dall'articolo 7. 4. L'applicazione prevede
l'emissione, nell'area riservata di ciascun beneficiario registrato, di buoni elettronici di
Pag. 3 di 10 spesa con codice identificativo, associati ad un acquisto di uno dei beni o servizi, consentiti dall'articolo 1, comma 121, della legge n. 107 del 2015, di cui all'articolo 6, comma 3 da effettuarsi presso le strutture, gli esercenti e gli enti di cui al successivo articolo 7”; il comma 3 del citato decreto, nell'identificare la platea dei beneficiari, ha previsto che“la
Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”.
Ricostruito, brevemente, il quadro normativo di riferimento, va osservato come la Carta
Docenti, nell'ottica di riforma del sistema scolastico, si erge a strumento volto a promuovere la formazione e l'aggiornamento delle competenze professionali del docente, tale da implementare la qualità del servizio di istruzione offerto.
Senonché, deve rilevarsi come il riconoscimento del beneficio economico, nei soli confronti della categoria dei docenti di ruolo, e non anche del personale docente assunto con contratto a tempo determinato, abbia inevitabilmente configurato una disparità di trattamento in danno dei docenti precari, non sorretta da opportune ragioni oggettive, tenuto conto dell'identità delle mansioni espletate da entrambe le categorie di personale docente e degli obblighi di formazione su di esse gravanti.
La disparità di trattamento si evince ancor di più se si considera che il beneficio è stato riconosciuto anche ai docenti in prova, ai docenti dichiarati inidonei all'insegnamento e a quelli in posizione di comando, distacco, fuori ruolo, o comunque utilizzati in compiti diversi dall'insegnamento (v.DPCM 28 novembre 2016), dunque a personale che potrebbe non essere confermato in ruolo a conclusione del periodo di prova, e a dipendenti che non esercitano più la funzione docente, in via temporanea o definitiva.
Emerge allora come un sistema scolastico che programmi strumenti di sviluppo professionale esclusivamente in favore di una parte della categoria docente, e che tuttavia, al fine di erogare il servizio di istruzione, faccia ricorso ad un'ulteriore parte di personale, programmaticamente estromessa dalla formazione e dagli strumenti di ausilio per conseguirla, non appare rispondente ai principi di buona amministrazione, né tantomeno
Pag. 4 di 10 conforme ai principi di eguaglianza nelle condizioni di impiego sanciti a livello sovranazionale.
Sul punto si è pronunciato per primo il Consiglio di Stato, il quale con sentenza n.
1842/2022 ha affermato che al fine di evitare una possibile antinomia con le disposizioni costituzionali degli artt. 3, 35 e 97 della Costituzione, sia relativamente al profilo della discriminazione a danno dei docenti non di ruolo sia per la lesione del principio di buon andamento della P.A., è imprescindibile interpretare la normativa sopra richiamata nel senso che tutto il personale docente (determinato e indeterminato) debba poter conseguire un livello adeguato di aggiornamento professionale e di formazione, onde garantire la qualità dell'insegnamento complessivo fornito agli studenti.
Secondo il Consiglio di Stato: “la questione dei destinatari della Carte del docente va riguardata tenendo conto anche della disciplina prevista in tema di formazione dei docenti dal C.C.N.L. di categoria: questa va letta in chiave non di incompatibilità, ma di complementarietà rispetto al disposto dell'art. 1, commi da 121 a 124, della l. n. 107/2015.
L'interpretazione di tali commi deve, cioè, tenere conto delle regole in materia di formazione del personale docente dettate dagli artt. 63 e 64 del C.C.N.L. di categoria: regole che pongono a carico dell'Amministrazione l'obbligo di fornire a tutto il personale docente, senza alcuna distinzione tra docenti a tempo indeterminato e a tempo determinato,
“strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio”(così il comma
1 dell'art. 63 cit.).E non vi è dubbio che tra tali strumenti possa (e anzi debba) essere compresa la Carta del docente, di tal ché si può per tal via affermare che di essa sono destinatari anche i docenti a tempo determinato (come gli appellanti), così colmandosi la lacuna previsionale dell'art. 1, comma 121, della l. n. 107/2015, che menziona i soli docenti di ruolo:sussiste, infatti, un'indiscutibile identità di ratio – la già ricordata necessità di garantire la qualità dell'insegnamento – che consente di colmare in via interpretativa la predetta lacuna” (cfr. Cons.Stato n. 1842/2022).
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, investita della questione, chiamata ad esaminare la compatibilità della disposizione di cui all'articolo 1, comma 121, della legge
107/2015 con la normativa comunitaria e, in particolare, con la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato recepito dalla direttiva 1999/70/CE, ha affermato, con l'Ordinanza del 18 maggio 2022 resa nella causa C-450-21, quanto segue:“La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18
Pag. 5 di 10 marzo 1999, che figura nell'allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno
1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del , e non anche al Controparte_1
personale docente a tempo determinato di tale , il beneficio di un vantaggio CP_1 finanziario dell'importo di € 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti”.
Ed ancora: “spetta al giudice nazionale valutare se il lavoratore a tempo determinato si trovi in una situazione comparabile a quella del lavoratore a tempo indeterminato, tenuto conto di elementi quali la natura del lavoro, le condizioni di formazione e le condizioni di impiego” (cfr. CGUE, Ordinanza del 18 maggio 2022, causa C-450- 21).
Da ultimo, anche la Suprema Corte di Cassazione ha affrontato la fattispecie in esame, pronunciandosi, con sentenza n. 29961 del 27/10/2023 resa a seguito di rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c. del Tribunale di Taranto.
La Corte, nel percorso logico-giuridico seguito, dopo avere chiarito che la finalità sottesa alla “Carta docente” è quella di contribuire alla formazione e all'aggiornamento professionale del personale docente, aspetti configurabili come “diritto-dovere” i quali attengono “non solo il personale di ruolo, maanche i precari, non essendovi nessuna distinzione in tal senso nella normativa citata”, ha ribadito che allorquando i docenti non di ruolo svolgano, sia per contenuto che per modalità di svolgimento, una prestazione lavorativa pienamente compatibile a quella svolta dal personale a tempo indeterminato, spetta anche a loro l'accesso al beneficio formativo in questione, giungendo così a ritenere che:“L'art. 1, co. 121 cit. è dunque in contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all'art. 4, punto 1, dell'Accordo Quadro” e che tuttavia la consequenziale
“disapplicazione non deve, però, essere totale, ma limitata, come indicato anche dal
Pubblico Ministero, all'esclusione dei lavoratori precari - qui nei termini di cui si è detto - dal beneficio”.
Sicché con la citata pronuncia, la Suprema Corte ha chiarito che “l'art. 1, co. 121 della
L. 107/2015 deve essere disapplicato, in quanto si pone in contrasto con la clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nella parte in cui limita il riconoscimento del diritto alla Carta Docente ai solo insegnanti di ruolo e non lo consente
Pag. 6 di 10 rispetto agli insegnanti incaricati di supplenze annuali (art. 4, co. 1, L. 124/1999) o fino al termine delle attività didattiche (art. 1, co. 2, L. 124/1999).
Il che comporta l'affermazione del principio per cui anche a tali docenti spetta ed in misura piena quello stesso beneficio” e sulla scorta di tali ragioni ha enunciato i seguenti principi di diritto:
“1) La Carta del Docente di cui all'art. 1, comma 121, l. n. 107 del 2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31 agosto, ai sensi dell'art. 4, comma 1, l. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30 giugno, ai sensi dell'art. 4, comma 2, della l. n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al
. CP_1
2) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, l. n.
107 del 2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta
l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della l. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione.
3) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, l. n.
107 de 2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice del merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale,
o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione
e prova specifica di un maggior pregiudizio.
4) L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948, n. 4c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4, comma 1 e 2, l. n.
Pag. 7 di 10 124 del 1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale ed il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico” (cfr. Cass. n. 29961/2023).
Ciò premesso, in via preliminare di merito appare innanzitutto fondata la eccezione di prescrizione sollevata dalla convenuta in relazione alla pretesa avanzata per l'anno
2017/2018
Sulla base dei principi sanciti dalla Suprema Corte, posto che la ricorrente agisce per l'adempimento in forma specifica dell'obbligo di attribuzione della carta, il termine di prescrizione è di 5 anni ex art. 2948 n. 4 c.c., decorrente dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, coincidente con il giorno 8.11.2017, di conferimento dell'incarico, successivo alla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica
La ricorrente avrebbe pertanto dovuto agire entro l'8.11.2022, mentre il primo atto interruttivo della prescrizione risale al 12.7.2023 (cfr. all.1 diffida pec).
Venendo al merito, l'odierna ricorrente ha dato prova di aver soddisfatto il requisito temporale in relazione alle annualità: 2019/2020, 2021/2022, 2022/2023 (cfr., allegati 37, 9-
28, 2-8, ricorso).
In particolare, ha stipulato i seguenti contratti di lavoro: per l'a.s. Parte_1
2019/2020 dal 29.10.2019 sino al 30.06.2020; per l'a.s. 2021/2022 dal 27.10.2021 al
10.12.2021, dal 13.12.2021 al 22.12.2021, dal 13.01.2022 al 14.01.2022, dal 17.01.2022 al
25.2.2022, dal 28.2.2022 al 13.4.2022, dal 20.4.2022 al 22.4.2022, dal 26.4.2022 al
13.5.2022, dal 16.5.2022 al 1.6.2022, dal 3.6.2022 al 3.6.2022, dal 6.6.2022 al 10.6.2022, dal 14.6.2022 al 14.6.2022; per l'a.s. 2022/2023 dal 27.10.2022 al 14.6.2023, dal 19.6.2023 al 30.6.2023, dal 1.7.2023 sino al 6.7.2023.
Cn riguardo alle annualità 2021/2022 e 2022/2023, si osserva come nonostante i contratti stipulati dalla ricorrente non rientrino a rigore nelle ipotesi contemplate dalla
Suprema Corte di Cassazione nella recente sentenza n. 29961 del 27/10/2023, ovvero:
Pag. 8 di 10 incarichi di docenza annuali ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 124/1999; incarichi fino al termine delle attività didattiche ex art. 4, comma 2, L. n. 124/1999; ad ogni modo si evince una forma di continuità nell'esercizio della prestazione lavorativa tale da renderla perfettamente comparabile con l'attività resa dal docente assunto con contratto a tempo indeterminato.
Sul punto si condividono le argomentazioni esposte dal Tribunale di Agrigento, in questa sede integralmente richiamate ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c., secondo cui: “si ritiene di dover riconoscere la spettanza del suddetto beneficio anche al docente che abbia prestato servizio, nel corso dell'anno scolastico, per almeno 180 giorni, atteso che se da un lato la superiore giurisprudenza ha riconosciuto la carta docente all'insegnante supplente al quale, ai sensi dell'art. 4, comma 2, della L. 124/1999, sia stata conferita una supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche ovvero una supplenza funzionale alla copertura delle cattedre e dei posti di insegnamento non vacanti che si sono resi di fatto disponibili entro la data del 31 dicembre e fino al termine dell'anno scolastico, dall'altro risulterebbe irragionevole escludere dal godimento del beneficio coloro che, di fatto, attraverso la sommatoria di plurime supplenze temporanee, si vengano a trovare nella medesima condizione di chi presti servizio per un periodo almeno pari a quello minimo previsto per la figura tipica dei contratti fino al termine delle attività didattiche (180 giorni)”. (cfr. sent. n. 227/2024).
Nel caso concreto, per ciascuna delle annualità 2021/ 2022 e 2022/2023, la ricorrente ha lavorato per un periodo complessivamente superiore a 180 giorni e pertanto, sulla scorta di quanto sopra enunziato, può esserle riconosciuto il diritto al bonus richiesto.
A conclusioni diverse deve pervenirsi in merito all'annualità, 2019/2020 in relazione al quale il periodo complessivamente lavorato in virtù di supplenze brevi è di 179 giorni inferiore al periodo minimo considerato quale soglia di equiparabilità ai docenti con contratti sino al termine delle attività didattiche.
La ricorrente risulta ad oggi all'interno del sistema scolastico avendo allegato le GAE - graduatorie ad esaurimento nelle quali risulta inserita. (cfr. deposito del 24.3.2025).
In ragione di quanto sopra esposto, previa parziale disapplicazione dell'art. 1, comma
121, L. 107/2015, va accertato il diritto della ricorrente al riconoscimento della “Carta
Docente” per le annualità: 2019/2020, 2021/2022, 2022/2023 di importo annuo pari ad €
500,00.
Pag. 9 di 10 Il convenuto deve essere condannato all'emissione in favore della ricorrente CP_1 della “Carta Docente” di importo complessivo pari a € 1.500,00 oltre interessi e rivalutazione
(ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione), spendibile nelle forme e con le finalità di cui all'art. 1, co. 121, della
L. 13 luglio 2015 n. 107;
Il convenuto va, altresì, condannato alla refusione delle spese di lite in favore CP_1
di parte ricorrente, liquidate come in dispositivo, ai sensi del D.M. n. 55/2014, come modificato dal D.M. n. 147 del 13.08.2022, tenuto conto dello scaglione di riferimento (da
€ 1.101 a € 5.200) applicando i valori minimi tenuto conto anche della natura seriale della controversia, e distratte in favore dell'avv. to: Pecoraro Antonietta.
P.Q.M.
il Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando, disattesa o assorbita ogni ulteriore domanda, azione o eccezione;
dichiara il diritto di ad ottenere la “Carta Docente” per l'aggiornamento Parte_1
e la formazione di cui all'art. 1, co. 121, della L. 13 luglio 2015 n. 107, di importo annuo pari ad € 500,00, con riferimento ai seguenti anni scolastici: 2019/2020, 2021/2022,
2022/2023; condanna, per l'effetto, il convenuto all'emissione in favore della ricorrente CP_1 della “Carta Docente” nonché all'assegnazione sulla medesima dell'importo di € 1.500,00 oltre interessi e rivalutazione (ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione), spendibile nelle forme e con le finalità di cui all'art. 1, co. 121, della L. 13 luglio 2015 n. 107; condanna il convenuto alla rifusione delle spese di lite di € 1.314,00 oltre CP_1
spese generali, Iva, C.P.A. come per legge, con distrazione in favore del procuratore antistatario.
Così deciso in Sciacca, 8.4.2025
Il Giudice
Leonardo Modica
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