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Sentenza 7 novembre 2025
Sentenza 7 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Milano, sentenza 07/11/2025, n. 8509 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Milano |
| Numero : | 8509 |
| Data del deposito : | 7 novembre 2025 |
Testo completo
RG n. 8763/2025
--TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO--
--SEZIONE 13 ^CIVILE-- REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Civile e Penale di Milano, nella persona del Giudice unico Dott. Jacopo Blandini, ha emesso la seguente
--SENTENZA-- nella causa civile promossa
DA
<< > (Cod. Parte_1 P.IVA_1 Parte_1
Fisc.: , con sede in Via Santa Barbara, n. 4, di Brolo (ME), in persona P.IVA_1 dell'amministratore – legale rappresentante p.t., Geom. , nato a [...] Controparte_1 il 5 luglio 1980 e residente in [...], di Piraino (ME), in virtù di procura rilasciata rappresentato e difeso dall'Avv. Natale Bonfiglio del Foro di Messina (Cod. Fisc.: – PEC: – C.F._1 Email_1 patrocinato/a dall'Avv. BONFIGLIO NATALE;
-PARTE ATTRICE/RICORRENTE/OPPONENTE CONTRO
< > convenuta opposta, Controparte_2 P.IVA_2 Controparte_2
(C.F. e P.IVA in persona del legale rappresentante pro tempore Ing. P.IVA_2
(C.F. ), nato a [...] il Controparte_3 C.F._2
13/09/1979, con sede legale in Colturano (MI), Strada Provinciale Cerca n. 23, rappresentata e difesa dall'avv. Cristina Rossana TI ( ), ed C.F._3 elettivamente domiciliata presso il proprio studio in Milano, C.so di Porta Vittoria n. 50, in forza di procura allegata al fascicolo monitorio telematico R.G. n. 42815/2024patrocinato/a dall'Avv. MONTI CRISTINA ROSSANA;
-PARTE CONVENUTA/RESISTENTE/OPPOSTA
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>>
Opposizione a D.I. n. 570/2025 del 13.01.2025 emesso dal Tribunale di Milano, in data 02-13/01/2025, nel procedimento monitorio iscritto al N. 42815/2024 R.G., notificato in data 13.01.2025.
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> Oggetto: Noleggio. CONCLUSIONI: Le parti costituite hanno concluso come in atti depositati in PCT, con conclusioni qui di seguito da intendersi integralmente ed espressamente richiamate.
--CONCISA ESPOSIZIONE DEI MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE1--
Si premette che il contenuto della presente sentenza si adeguerà ai canoni normativi dettati dagli artt. 132, comma 2, n. 4 e 118 disp. att. c.p.c., i quali dispongono che la motivazione debba limitarsi ad una concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, specificando che tale esposizione deve altresì essere succinta e possa fondarsi su precedenti conformi (cfr. Cassazione alle SS.UU. n. 642 del 16/01/2015). La oggi opponente (P.IV e C.F. in persona Parte_1 P.IVA_1 dell'Amministratore Unico (C.F. ) concludeva con Controparte_1 C.F._4 una serie di contratti di fornitura (noleggio e vendita), regolati dalle Controparte_2 condizioni generali di quest'ultima, con il quale la ricorrente concedeva in vendita e in locazione, in favore di per l'edilizia; Parte_2 in particolare, commissionava a la fornitura di Parte_1 CP_2 materiale (c.d. noleggio a freddo e vendita) di cui alle seguenti offerte: n. 330-016152 del 11.12.2023, n. 330-016152 Q002-Rev.A del 23.08.2023, n. 330016152 Q002 del 06.02.2024 debitamente sottoscritte per accettazione dalla società resistente (doc. 2). Le attrezzature venivano consegnate presso il cantiere "Solaio Scuola AD", (08020) AD (NU), come da rispettive fatture di seguito elencate: fattura di noleggio n. 330069560 del 31.12.2023 (doc. 3), fattura di noleggio n. 330069561 del 31.12.2023 (doc. 4), fattura di noleggio n. 330069707 del 31.01.2024 (doc. 5), fattura di noleggio n. 330070260 del 31.01.2024 (doc. 6), fattura di noleggio n. 330070980 del 29.02.2024 (doc. 7), fattura di noleggio n. 330070981 del 29.02.2024 (doc. 8), fattura di noleggio n. 330070982 del 29.02.2024 (doc. 9), fattura di vendita n. 330538958 del 29.03.2024 (doc. 10), fattura di noleggio n. 330071688 del 31.03.2024 (doc. 11), fattura di noleggio n. 330071689 del 31.03.2024 (doc. 12), fattura di noleggio n. 330071690 del 31.03.2024 (doc. 13), fattura di vendita n. 330539198 del 22.04.2024 (doc. 14), fattura di noleggio n. 330072360 del 30.04.2024 (doc. 15), fattura di noleggio n. 330072361 del 30.04.2024 (doc. 16), fattura di noleggio n. 330072362 del
30.04.2024 (doc. 17), fattura di noleggio n. 330073059 del 31.05.2024 (doc. 18), fattura di noleggio n. 330073060 del 31.05.2024 (doc. 19), fattura di noleggio n. 330073061 del
31.05.2024 (doc. 20), fattura di noleggio n. 330073744 del 30.06.2024 (doc. 21), fattura di 1 La presente sentenza viene redatta anche secondo i criteri di cui alla pronunzia della Suprema Corte di Cassazione alle SS.UU. n. 642 del 16/01/2015, ed ai sensi dell'art. 16 bis, comma 9, del D.L. 179/2012 come convertito in Legge n. 221/2012, come introdotto ai sensi del D.L. n. 83/2015 e poi convertito in Legge n. 132/2015; In limine litis va osservato che la riforma del processo civile, intervenuta con legge 18 giugno 2009, n. 69, ha modificato l'art. 132 c.p.c. ed il correlato art. 118 disp. att. c.p.c. escludendo dal contenuto della sentenza (art. 132, n. 4, c.p.c.) lo svolgimento del processo. La novella dell'art. 132 c.p.c. è applicabile ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della legge, ossia dal 4 luglio 2009 (v. art. 58 L. n. 69 del 2009). Ne deriva che può procedersi all'immediata stesura delle ragioni della decisione;
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> noleggio n. 330073745 del 30.06.2024 (doc. 22), fattura di noleggio n. 330073746 del
30.06.2024 (doc. 23), fattura di noleggio n. 330074451 del 31.07.2024 (doc. 24), fattura di noleggio n. 330074452 del 31.07.2024 (doc. 25), fattura di noleggio n. 330074453 del
31.07.2024 (doc. 26), fattura di noleggio n. 330075143 del 31.08.2024 (doc. 27), fattura di noleggio n. 330075144 del 31.08.2024 (doc. 28), fattura di noleggio n. 330075145 del 31.08.2024 (doc. 29), fattura di noleggio n. 330075842 del 30.09.2024 (doc. 30), fattura di noleggio n. 330075843 del 30.09.2024 (doc. 31), fattura di noleggio n. 330075844 del
30.09.2024 (doc. 32), fattura di noleggio n. 330076559 del 31.10.2024 (doc. 33), fattura di noleggio n. 330076560 del 31.10.2024 (doc. 34), fattura di noleggio n. 330076561 del
31.10.2024 (doc. 35), e rispettivi ddt di seguito elencati: n. 330050294 del 08.08.2023, n. 330050295 del 08.08.2023, n. 330050444 del 07.09.2023, n. 330051847 del 01.02.2024, n. 330051976 del 01.03.2024 (doc. 36). Le suddette fatture, venivano emesse in relazione al rapporto contrattuale di fornitura che prevedeva la devoluzione al Tribunale di Milano, in via esclusiva, di qualunque controversia (cfr. art. 11 delle condizioni generali di fornitura , di cui al doc. n. 2). CP_2
a fronte dei mancati pagamenti e della mancata restituzione del materiale noleggiato CP_2 chiedeva ed otteneva dal TO di Milano il decreto ingiuntivo n. 570/2025 del 13.01.2025 emesso in data 13.01.2025, nel procedimento monitorio iscritto al N. 42815/2024 R.G., notificato in data 13.01.2025 per il pagamento della somma complessiva di €74.012,23, oltre interessi come da domanda e le spese del procedimento monitorio. Proponeva opposizione la ingiunta eccependo l'asserita Parte_1 inammissibilità e/o l'improcedibilità e, comunque, l'infondatezza del ricorso per decreto ingiuntivo e la consequenziale nullità del D.I. odiernamente opposto, di cui chiedeva la revoca, unitamente all'accoglimento delle domande riconvenzionali qui proposte. In particolare la chiedeva:… In via preliminare e pregiudiziale, non concedere la Pt_1 provvisoria esecuzione del D.I. oggi opposto per le ragioni esposte nel presente atto di opposizione che sono fondate su prova scritta e di pronta e facile soluzione;
Ritenere e dichiarare l'inammissibilità e/o improcedibilità e/o la nullità e/o l'infondatezza del ricorso per D.I. e, quindi, del D.I. n. 570/2025 del 13.01.2025 emesso dall'Ill.mo Signor Giudice del Tribunale di Milano, … in data 13.01.2025, e, per l'effetto, disporne l'annullamento e/o la revoca, anche per effetto dell'eccepito inadempimento della convenuta opposta. Ritenere e dichiarare che la è rimasta inadempiente nei confronti di Controparte_2 [...] in relazione al contratto di compravendita per cui è causa;
e, per l'effetto, Parte_1 condannarla a pagare all'attrice opponente: i. La somma di Euro 14.283,99 per il rimpiazzo delle attrezzature non consegnate, oltre interessi di mora ex art. 4 e 5 del Dl.vo n. 231/2002 e s.m.i. e rivalutazione monetaria;
ii. La somma di Euro 45.484,06, oltre IVA, a titolo di corrispettivo delle attrezzature non consegnate, oltre interessi di mora ex art. 4 e 5 del Dl.vo n. 231/2002 e s.m.i. e rivalutazione monetaria. Condannare la società convenuta opposta, in persona del relativo legale rappresentante p.t., a rifondere alla in persona dell'amministratore unico - legale Parte_1
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> rappresentante “pro tempore”, le spese, competenze ed onorari di lite, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A.. Con riserva di dedurre ed articolare mezzi istruttori, anche, in dipendenza del comportamento processuale di controparte. Si costituiva ritualmente la controparte opposta con proprio atto difensivo contestando CP_2
e contrastando l'avversaria prospettazione in fatto ed in diritto, articolando conclusioni difformi anche nel merito così come espressamente rassegnate in atti. Decorrevano i termini per memorie ex art. 171 ter cpc ai nn. 1, 2 e 3 cpc. All'udienza del 06/11/2025… La difesa di parte opposta dichiara e rappresenta che, CP_2 ad oggi ancora, i materiali concessi a noleggio (e consegnati alla ) non sono stati in Pt_1 alcun modo restituiti alla proprietaria (e ciò nemmeno in minima parte). Rappresenta CP_2 che nemmeno vi sono stati pagamenti parziali in conto noleggio/vendita eseguiti <> dalla ed in favore di Parte opposta insiste per la Pt_1 CP_2 concessione della provvisoria esecuzione del D.I. opposto ex art. 648 cpc e sulle altre domande formulate e sulle proprie istanze (anche istruttorie) formulate. La difesa di parte opponente si oppone alla concessione della provvisoria Pt_1 esecuzione del D.I. opposto ed insiste su tutte le proprie domande ed eccezioni anche al contempo opponendosi a tutte le istanze, eccezioni e domande formulate dalla parte avversaria. …. Risultati vani i tentativi delle parti di addivenire -nelle more del procedimento- ad una soluzione concordata della controversia, il G.I. procedeva. All'esito dell'udienza di discussione, il Giudice procedente, tratteneva la causa in decisione con termine di legge per il deposito della sentenza ex art. 281 sexies, ultimo comma, cpc come da ultimo novellato. Deve, preliminarmente ed in rito, ritenersi sussistente la giurisdizione dell'A.G. oggi procedente, così come pure correttamente radicata ed individuata la competenza territoriale dell'adito Tribunale secondo i canoni normativamente previsti dalla disciplina legislativa specificamente vigente in materia. Né del resto sul punto è stata sollevata alcuna contestazione ovvero eccezione di parte. Il Tribunale da ultimo, in fase decisoria e nel merito, ritiene che la causa oggi in esame (di natura documentale) sia oramai matura per la decisione anche alla luce della documentazione anche da ultimo versata in atti ed acquisita e anche in applicazione del principio di non contestazione. L'opponente peraltro nemmeno ha formulato, per parte propria, istanze istruttorie di Pt_1 prova orale. Sicchè sotto tale profilo deve, oramai, ritenersi definitivamente maturato ogni effetto preclusivo. Occorre in premessa ricordare che, per consolidata giurisprudenza della Suprema Corte, il Giudice, nel motivare "concisamente" la sentenza secondo i dettami di cui all'art. 118 disp. att. cpc, non è tenuto ad esaminare specificamente ed analiticamente tutte le questioni
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> sollevate dalle parti, ben potendosi limitare2 alla trattazione delle sole questioni, di fatto e di diritto, considerate rilevanti ai fini della decisione concretamente adottata. Ne consegue che 2 Cass 22698/2021….. Tali doglianze, scrutinabili congiuntamente perché connesse, sono complessivamente inammissibili.
3.1. Invero, occorre innanzitutto ricordare che la nuova formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 (qui applicabile ratione temporis, risultando impugnata una sentenza resa il 18 luglio 2019), ha ormai ridotto al "minimo costituzionale" il sindacato di legittimità sulla motivazione, sicché si è chiarito (cfr. tra le più recenti, Cass. n. 395 del 2021, in motivazione;
Cass. n. 9017 del 2018) che è oggi denunciabile in Cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali;
questa anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014; Cass. n. 7472 del 2017. Nello stesso senso anche le più recenti Cass. n. 20042 del 2020 e Cass. n. 23620 del 2020; Cass. n. 395 del 2021). In particolare, il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza sussiste qualora il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un'approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull'esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (cfr. Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 23684 del 2020; Cass. n. 20042 del 2020; Cass. n. 9105 del 2017; Cass. n. 9113 del 2012). In altri termini, la motivazione deve mancare del tutto - nel senso che alla premessa dell'oggetto del decidere risultante dallo svolgimento del processo segue l'enunciazione della decisione senza alcuna argomentazione - ovvero esistere formalmente come parte del documento, ma le sue argomentazioni svolte in modo talmente contraddittorio da non permettere di individuarla, cioè di riconoscerla come giustificazione del decisum. Un simile vizio, inoltre, deve apprezzarsi non rispetto alla correttezza della soluzione adottata o alla sufficienza della motivazione offerta, bensì unicamente sotto il profilo dell'esistenza di una motivazione effettiva (cfr. Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 26893 del 2020; Cass. n. 22598 del 2018; Cass. n. 23940 del 2017).
3.2.1. Alla stregua di questo insegnamento, che il Collegio condivide integralmente, le censure in esame sono manifestamente infondate laddove denunciano l'asserito vizio motivazionale…Con le odierne doglianze, invece, la ricorrente, sostanzialmente, intenderebbe ottenerne una rivalutazione, più consona alle proprie aspettative, affatto inammissibile in questa sede.
3.3.1. Infatti, è opportuno ricordare che questa Corte ha, ancora recentemente (cfr. Cass. n. 28792 del 2020; Cass. n. 4343 del 2020; Cass. n. 27457 del 2019; Cass. n. 27686 del 2018), chiarito che: a) il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, può rivestire la forma della violazione di legge (intesa come errata negazione o affermazione dell'esistenza o inesistenza di una norma, ovvero attribuzione alla stessa di un significato inappropriato) e della falsa applicazione di norme di diritto (intesa come sussunzione della fattispecie concreta in una disposizione non pertinente perché, ove propriamente individuata ed interpretata, riferita ad altro, ovvero deduzione da una norma di conseguenze giuridiche che, in relazione alla fattispecie concreta, contraddicono la sua, pur corretta, interpretazione. Cfr. Cass. n. 8782 del 2005); b) non integra invece violazione, né falsa applicazione di norme di diritto, la denuncia di una erronea ricognizione della fattispecie concreta in funzione delle risultanze di causa, poiché essa si colloca al di fuori dell'ambito interpretative ed applicativo della norma di legge;
c) il discrimine tra violazione di legge in senso proprio (per erronea ricognizione dell'astratta fattispecie normativa) ed erronea applicazione della legge (in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta) è segnato dal fatto che solo quest'ultima censura, diversamente dalla prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (cfr. Cass. n. 10313 del 2006; Cass. n. 195 del 2016; Cass. n. 26110 del 2015; Cass. n. 8315 del 2013; Cass. n. 16698 del 2010; Cass. n. 7394 del 2010); a) le doglianze attinenti non già all'erronea ricognizione della fattispecie astratta recata dalle norme di legge, bensì all'erronea ricognizione della fattispecie concreta alla luce delle risultanze di causa, ineriscono tipicamente alla valutazione del giudice di merito (cfr. Cass. n. 13238 del 2017; Cass. n. 26110 del 2015).
3.3.2. Le censure in esame si risolvono, invece, affatto inammissibilmente (c.f.r. Cass. SU, n. 34476 del 2019), in una critica al complessivo accertamento fattuale operato dal giudice a quo, cui la ricorrente intenderebbe opporre, sotto la formale rubrica di vizio motivazionale e/o di violazione di legge, una diversa valutazione, totalmente obliterando, però, da un lato, il vizio motivazionale sancito dalla novellata formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 riguarda l'omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito a un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni, sicché sono inammissibili le censure che, irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest'ultimo profilo (cfr., ex aliis, Cass. n. 22397 del 2019; Cass. n. 26305 del 2018; Cass. n. 14802 del 2017); dall'altro, che il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, non può essere mediato dalla riconsiderazione delle risultanze istruttorie ((fr. Cass. n. 195 del 2016; Cass. n. 26110 del 2015; Cass. n. 8315 del 2013; Cass. n. 16698 del 2010; Cass. n. 7394 del 2010; Cass., SU. n. 10313 del 2006), ma deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell'art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con la indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendosi alla Corte regolatrice di adempiere al suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione (cfr. Cass. n. 16700 del 2020)….. E' ammissibile che detta conoscenza concreta venga desunta da elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, e che, in quanto tali, possano giustificare un giudizio di fondatezza della domanda (cfr. ex multis, Cass. n. 10886 del 1996;
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> quelle residue, non trattate in modo esplicito, non devono essere ritenute come "omesse", per effetto di "error in procedendo", ben potendo esse risultare assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico-giuridica con quanto concretamente ritenuto provato. Alla luce di
Cass. n. 7064 del 1999; Cass. n. 656 del 2000; Cass. n. 3336 del 2015; Cass. n. 25635 del 2017; Cass. n. 27457 del 2019).
3.5. Nella specie, la corte distrettuale - con una motivazione che non integra affatto violazione dei principi dettati in tema di onere della prova e di prova presuntiva, oltre che scevra da vizi logici, siccome basata sulla puntuale e dettagliata descrizione e ponderazione di indici concreti - è giunta alla conclusione che il quadro indiziario desumibile dalle risultanze dell'espletata prova orale fosse idoneo a far ritenere raggiunta la prova della sussistenza del predetto requisito soggettivo in capo alla odierna ricorrente;
né potrebbe sostenersi, fondatamente, che l'argomentare del giudice d'appello abbia trascurato alcuni dati dedotti da quest'ultima per la semplice ragione di averli ritenuti, esplicitamente o implicitamente, irrilevanti.
3.5.1. In particolare, come si è già anticipato nel precedente p.
1.2. dei "Fatti di causa", quella corte ha ritenuto di desumere la sussistenza della scientia ….. in capo alla …, dalle univoche dichiarazioni di alcuni testi informatori ( Q.G.; S.R.; I.L.A.), ritenute non smentite dalle affermazioni rese da altri ( Sc.Sc.). E' noto che la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se, come nella specie, adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità (cfr. Cass. n. 28792 del 2020; Cass. n. 3336 del 2015; Cass. n. 27457 del 2019), ed altrettanto dicasi quanto all'apprezzamento del giudice di merito circa il ricorso a tale mezzo di prova ed alla valutazione della ricorrenza dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare elementi di fatto come fonti di produzione (cfr. Cass. n. 3845 del 2018, in motivazione): invero, l'unico sindacato in proposito riservato al giudice di legittimità investe la coerenza della relativa motivazione (cfr. Cass. n. 2431 del 2004).
3.5.3. Si aggiunga, poi, che, come puntualizzato da Cass. n. 3845 del 2018 (cfr. in motivazione), al fine di controllare la validità del ragionamento presuntivo, da un lato, non è necessario che tutti gli elementi noti siano convergenti verso un unico risultato, in quanto il giudice deve svolgere una valutazione globale degli indizi, alla luce del complessivo contesto sostanziale e processuale (cfr. Cass. n. 26022 del 2011); dall'altro, in tale tipo di prova, non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità: occorre, al riguardo, che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di accadimenti, la cui sequenza e ricorrenza possono verificarsi secondo regole di esperienza (cfr. Cass. n. 3845 del 2018; Cass. n. 22656 del 2011).
3.6. Posto, dunque, che l'accertamento di fatto circa la sussistenza, o meno, del requisito della scientia …compete al Giudice del merito, cui spetta, peraltro, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l'attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (cfr., in motivazione, Cass. n. 8976 del 2019 e Cass. n. 27457 del 2019), gli odierni assunti della ricorrente, riportati in entrambi i formulati motivi sul punto, si risolvono, essenzialmente nel tentativo da parte sua, di opporre alla ricostruzione dei fatti definitivamente sancita nella decisione impugnata una propria alternativa loro interpretazione, sebbene sotto la formale rubrica di vizio motivazionale e/o di violazione di legge: ciò non è ammesso, però, nel giudizio di legittimità, che non può essere surrettiziamente trasformato in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere gli esiti istruttori espressi nella decisione impugnata, non condivisi e, per ciò solo, censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni alle proprie aspettative (cfr. Cass. n. 21381 del 2006, nonché le più recenti Cass. n. 8758 del 2017 ed, in motivazione, Cass. n. 8976 del 2019. In senso sostanzialmente conforme, si veda anche Cass., SU, n. 34476 del 2019).
3.7. Per mera completezza, infine, va evidenziato che gli elementi indiziari di cui oggi la ricorrente lamenta l'errata " valutazione" e/o l'omesso esame… lungi dall'essere, di per sé, "decisivi, al più potrebbero rappresentare elementi indiziari da porre a fondamento di un ragionamento presuntivo volto a giungere a conclusioni magari diverse da quelle esposte dalla corte veneziana, così procedendosi, però, a valutazioni che, impingendo nel merito, sono inammissibili nel giudizio di legittimità.
3.8. In definitiva, la …incorre nell'equivoco di ritenere che la violazione o la falsa applicazione di norme di legge processuale dipendano o siano ad ogni modo dimostrate dall'erronea valutazione del materiale istruttorio, laddove, al contrario, un'autonoma questione di malgoverno degli artt. 115 e 116 c.p.c. può porsi, rispettivamente, solo allorché il ricorrente alleghi che il giudice di merito: 1) abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti ovvero disposte d'ufficio al di fuori o al di là dei limiti in cui ciò è consentito dalla legge (cfr. Cass., SU, n. 20867 del 2020, che ha pure precisato che "e' inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall'art. 116 c.p.c."); 2) abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova che invece siano soggetti a valutazione (Cass., SU, n. 20867 del 2020). Del resto, affinché sia rispettata la prescrizione desumibile dal combinato disposto dell'art. 132 c.p.c., n. 4 e degli artt. 115 e 116 c.p.c., non si richiede al giudice del merito di dar conto dell'esito dell'avvenuto esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettategli, ma di fornire una motivazione logica ed adeguata all'adottata decisione, evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla ovvero la carenza di esse (cfr. Cass. 24434 del 2016). La valutazione degli elementi istruttori costituisce, infatti, un'attività riservata in via esclusiva all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione (Cass. n. 11176 del 2017, in motivazione).
4. Il ricorso, dunque, va dichiarato inammissibile…. ".
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> quanto appena ricordato, si deve quindi precisare che la trattazione sarà in questa sede limitata all'approfondimento delle sole questioni rilevanti e dirimenti ai fini del decidere, ritenendosi quindi assorbite tutte le altre eccezioni e questioni. Ciò in applicazione del principio della cosiddetta “ragione più liquida' desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., ulteriormente valorizzato e confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. SSUU sentenza n. 24883/2008; Cass. Civ. n. 26242/2014 e Cass. Civ. n. 9936/2014, 12002/2014, 17214/2016, 30100/2018, 363/2019). Sul punto, la Suprema Corte ha ulteriormente precisato che “Non ricorre il vizio di omessa pronuncia quando la motivazione accolga una tesi incompatibile con quella prospettata, implicandone il rigetto, dovendosi considerare adeguata la motivazione che fornisce una spiegazione logica ed adeguata della decisione adottata, evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla, ovvero la carenza di esse, senza che sia necessaria l'analitica confutazione delle tesi non accolte o la particolare disamina degli elementi di giudizio non ritenuti significativi” (Cass. ordinanza n. 2153/2020). Secondo consolidata giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 14259/2024) il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del minimo costituzionale richiesto dall'art. 111, sesto comma, Cost., in caso di violazione dell'art. 132, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ. con conseguente nullità della sentenza - di mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale, di motivazione apparente, di manifesta ed irriducibile contraddittorietà e di motivazione perplessa od incomprensibile (Cass., Sez. U., 7 aprile 2014, n. 8053; Cass., Sez. III, 12 ottobre 2017, n. 23940), che ricorre peraltro nel solo caso in cui la motivazione risulti invero del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (Cass., VI, 25 settembre 2018, n. 22598). Ugualmente, al fine di assolvere l'onere di adeguatezza della motivazione, il giudice di gravame nemmeno tenuto ad esaminare tutte le allegazioni delle parti, essendo necessario e sufficiente che egli esponga concisamente le ragioni della decisione così da doversi ritenere implicitamente rigettate tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse (Cass., Sez. VI, 2 dicembre 2014, n. 25509; Cass., Sez. III, 20 novembre 2009, n. 24542), senza che sia necessaria l'analitica confutazione delle tesi non accolte o la disamina degli elementi di giudizio non ritenuti significativi (Cass., Sez. V, 2 aprile 2020, n. 7662; Cass., Sez. V, 30 gennaio 2020, n. 2153). Quanto al merito della vertenza si osserva quanto segue. Quanto alla vendita di materiale usato cantiere TI (con di vendita di materiale usato n. 330015906 del 24.01.2023) puntuale e dettagliata risulta la ricostruzione dei fatti offerta dalla secondo cui con contratto di vendita di materiale usato n. 330015906 del 24.01.2023 CP_2
(cfr doc. 3 e 3.1 fascicolo avversario) acquistava il materiale di proprietà Parte_1
che si trovava custodito dalla curatela fallimentare per conto di Elettrica Sistem CP_2
Srl presso il cantiere di TI (SS). Infatti, con riferimento alla determina di aggiudicazione definitiva 142 del 28.05.2019 per l'affidamento dei lavori di realizzazione del nuovo polo scolastico a favore dell'operatore economico Elettrica Sistem Srl, fallito con sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore n. 35/2021, in data 16.11.2020 forniva materiali a CP_2 noleggio presso il cantiere di TI, come da offerta sottoscritta (doc. 42) e giacenza dei
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> materiali per un controvalore di Euro 233.401,96 oltre IV (cfr. doc. 4 fascicolo avversario). Il Giudice delegato in data 20.12.2022 autorizzava l'asporto dei materiali, previo sopralluogo presso il cantiere per l'identificazione dei materiali di proprietà di CP_2 ai fini della relativa restituzione. Pertanto, nei giorni 27/28 febbraio e 1 marzo 2023 si svolgeva il sopralluogo volto all'asporto dei materiali alla presenza del RUP del Comune di TI, geom. , alla Curatrice del fallimento, al rappresentante , Geom. CP_4 CP_2
, ed al sig. di A seguito dell'acquisto CP_5 Controparte_1 Parte_1 del materiale usato asportato dal Cantiere di TI, come da Offerta Nr.: 330015906 del 24.01.2023 per un importo complessivo di Euro 50.000 oltre IV, Parte_1 provvedeva al pagamento del materiale secondo le seguenti modalità: bonifico bancario del 28.02.2023 di Euro 12.200,00, emissione di assegno bancario n. 988-09 di Euro 12.200,00 incassato da il 02.05.2023, emissione di assegno bancario n. 989-10 di Euro 12.200,00 CP_2 incassato da il 31.05.2023, emissione di assegno bancario n. 990-11 di Euro 12.200,00 CP_2 incassato da il 30.06.2023 per un totale complessivo di Euro 48.800,00 IV inclusa. CP_2
Riferiva con sostrato documentale a riscontro che…Pegaso in persona del CP_2 Parte_1 sig. , inviava comunicazione mail in data 24.01.2024 (doc. 43), cioè 1 anno Controparte_1 dopo la conclusione del contratto di vendita, nei confronti di , in persona del CP_2 geom. , per precisare il mancato rinvenimento dei seguenti materiali nel CP_5 cantiere di TI (n. 104 Diagonali 18.100, n. 8 diagonali 12.100, n. 15 diagonale 18.150, n. 1 pallet, n. 115 dado a farfalla, n. 44 diagonale 9.150, n. 57 trave doka 2,65, n. 63 testa registrabile, n. 48 trave doka 2,45, n. 35 piastra di fissaggio, n. 31 diagonale 9.100, n. 22 telaio staxo 1001,80, n. 4 conteiner 120 x 0,80, n. 19 telaio da 0,90, n. 9 telaio da 1,20, n. 395 spinotto con molla, n. 71 trave doka da 2.90, n. 123 pezzo di chiusura, n. 19 trave doka 1.80, n. 59 piede registrabile) ed affermare conseguentemente: "pertanto la scrivente ha trattenuto a titolo compensativo l'ultimo importo di €. 10.000,00 piu iva, la quale deve essere emessa nota di credito". provvedeva quindi autonomamente a trattenere l'ultimo Parte_1 importo dovuto sulla vendita a favore di per Euro 10.000 oltre IV e, d'altra parte, CP_2
emetteva in data 07.02.2024 nota di credito n. 330538378 di Euro 12.200,00 (Euro CP_2
10.000 +IV 22%) e relativo file xml (doc. 44) a definitiva chiusura della posizione relativa alla vendita del materiale asportato dal cantiere di TI. Infatti, la questione relativa alla vendita del cantiere di TI si definitiva con l'emissione della nota di credito (la nota dio credito nemmeno è contestata in sè dalla ) n. Pt_1
330538378 da parte di del 07.02.2024 (cfr. doc. 44). CP_2
Quanto poi al cantiere AD la commissionava a la fornitura Parte_1 CP_2 di materiale (c.d. noleggio a freddo e vendita) di cui alle seguenti offerte: n. 330-016152 del 17.04.2023, n. 330-016152 Q002-Rev.A del 23.08.2023, n. 330016152 Q002 del 06.02.2024 debitamente sottoscritte per accettazione dalla società resistente (cfr. doc.
2- fascicolo monitorio), nonchè l'offerta n. 330016152 Q003 del 05.02.2024 (doc. 46), confermata dalla stessa opponente con pagamento anticipato del 27.02-28.02.2024 a mezzo bonifico bancario. Infatti sebbene l'offerta n. 330016152 Q003 del 05.02.2024 non fosse stata sottoscritta dall'opponente la medesima società, per facta concludentia la accettava (con un inequivoco inizio di esecuzione) provvedendo a pagare, in via anticipata, la somma di Euro 10.000,00 e
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> confermare la fornitura come da comunicazione mail del sig. del Controparte_1
27.02.2024 indirizzata a in persona di (doc. 52), con la quale il CP_2 CP_5 medesimo riferisce: "Si conferma vostra offerta, e si inoltra copia della contabile del primo pagamento. Si prega di sollecitare con l'invio del materiale. Distinti saluti". Anche la disposizione di bonifico (cfr. doc. 49) del 27.02.2024 riporta la seguente causale: "Primo acconto offerta n. 330016152 Q003 del 05/02 2024". L'odierno Giudicante in adesione al consolidato orientamento di legittimità cui ci si conforma ricorda che la fattura può costituire un valido elemento di prova quanto alle prestazioni eseguite, specie nell'ipotesi in cui il debitore abbia accettato, (e nel caso di specie mosse solo in sede di opposizione e a fronte della richiesta di pagamento di e non già prima) solo CP_2 senza contestazioni, le fatture stesse nel corso dell'esecuzione del rapporto3. La Suprema Corte di legittimità ha ribadito il principio di diritto che attribuisce particolare rilevanza alle fatture commerciali e, nello specifico, all'annotazione contabile delle stesse da parte del destinatario, riconoscendole carattere confessorio in assenza di contestazioni. Infatti, "La fattura commerciale ha non soltanto efficacia probatoria nei confronti dell'emittente, che vi indica la prestazione e l'importo del prezzo, ma può costituire piena prova nei confronti di entrambe le parti dell'esistenza di un corrispondente contratto, allorché risulti accettata dal contraente destinatario della prestazione che ne è oggetto (Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 35870 del 06/12/2022; Sez. 6-1, Ordinanza n. 2211 del 25/01/2022; Sez. 2, Ordinanza n. 26801 del 21/10/2019; Sez. 2, Sentenza n. 15832 del 19/07/2011). Con la conseguenza che l'annotazione della fattura nelle scritture contabili può costituire idonea prova scritta tra imprenditori dell'esistenza del credito, giacché la relativa annotazione, con richiamo alla fattura da cui nasce, costituisce atto ricognitivo in ordine ad un fatto produttivo di un rapporto giuridico sfavorevole al dichiarante, stante la sua natura confessoria ex art. 2720 c.c. (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 1444 del 15/01/2024; Sez. 6-2, Ordinanza n. 1972 del 23/01/2023; Sez. 6-2, Ordinanza n. 2514 del 27/01/2022; Sez. 2, Ordinanza n. 128 del 04/01/2022; Sez. 6-2, Ordinanza n. 35171 del 18/11/2021; Sez. 2, Ordinanza n. 29176 del 20/10/2021; Sez. 3, Ordinanza n. 32935 del 20/12/2018; Sez. 3, Sentenza n. 3383 del 18/02/2005.4 E ciò anche ai fini di corroborare gli altri elementi probatori in atti ..."). In buona sostanza, l'annotazione della fattura elettronica (file in formato xml) nelle scritture contabili (Cassazione civile, ord. n. 949 del 10.01.2024 Cassazione civile, sez. II, 08.02.2024 n. 3581-Cassazione civile. sez. 2, ordinanza n. 1444 del 15 gennaio 2024; Cassazione civile, sez. 2, sentenza 21 ottobre 2019, n. 26801) costituisce idonea prova scritta tra imprenditori dell'esistenza del credito giacché la relativa annotazione, con richiamo alla fattura da cui nasce, costituisce atto ricognitivo in ordine ad un fatto produttivo di un rapporto giuridico sfavorevole al dichiarante, stante la sua natura confessoria ex art. 2720 c.c. 3 1 Cassazione civile, ord. n. 949 del 10.01.2024- (Cass. 13651/2006; nello stesso senso Cass. 15832/2011, Cass. 6502/1998); 4 Cassazione civile, sez. II, 08.02.2024 n. 3581-Cassazione civile sez. II, ordinanza n. 1444 del 15 gennaio 2024; Cassazione civile, sez. II, sentenza 21 ottobre 2019, n. 26801;
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> La non ha da ultimo puntualmente e tempestivamente contrastato5 (ex art. 115, I Pt_1 comma, c.p.c.) quanto diffusamente documentato dalla controparte opposta, sicchè la ingiunta oggi attrice anche in ossequio al generale principio dispositivo6 della prova, nemmeno 5 Ai sensi dell'art. 115, comma I, c.p.c. “salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita”. L'ultimo inciso («fatti non specificamente contestati») approda nell'art. 115 cit. a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 18 giugno 2009 n. 69 la quale ha, di fatto, convalidato la giurisprudenza di Cassazione che, a partire dall'arresto a Sezioni Unite del 2002 (sentenza n. 761), ha affermato l'esistenza, nell'ordinamento processuale civile, di un onere di contestazione per le parti, legato ai fatti introdotti dall'altra: conseguentemente, la “non contestazione” o la “contestazione generica” di fatti allegati dalla controparte vale quale relevatio ab onere probandi e produce effetti vincolanti per il giudice che deve “astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale e deve, perciò, ritenerlo sussistente, in quanto l'atteggiamento difensivo delle parti espunge il fatto stesso dall'ambito degli accertamenti richiesti” (v. Cassazione civile , sez. III, 05 marzo 2009, n. 5356). Secondo un orientamento si tratterebbe di un principio «di diuturna applicazione nelle controversie civili, di importanza essenziale per non rendere impossibile o comunque eccessivamente difficile l'onere probatorio delle parti ed in ispecie dell'attore, per evitare il compimento di attività inutili e quindi realizzare esigenze di semplificazione e di economia processuale». La ratio del principio di non contestazione, tenuto conto dell'architettura generale della legge 69/2009 e della dottrina suaccennata, va, dunque, ricercata nelle superiori esigenze di semplificazione del processo e di economia processuale, o anche, se si vuole, nella responsabilità o autoresponsabilità delle parti nell'allegazione dei fatti di causa. Non deve ignorarsi, peraltro, che la Cassazione più recente non ha esitato a ritenerlo protetto da rilievo costituzionale, quale strumento per garantire un “giusto processo”. In particolare, Cass. civ., sez. trib., 24 gennaio 2007 n. 1540 ha affermato che il c.d. “principio di non contestazione” ha anche una diretta incidenza sul principio di ragionevole durata del processo di cui all'art. 111 Cost. “Questo non può essere inteso soltanto come monito acceleratorio rivolto al giudice in quanto soggetto del processo, ma soprattutto alle parti, che, specie nei processi dispositivi, devono responsabilmente collaborare alla ragionevole durata del processo, dando attuazione, per quanto in loro potere, al principio di economia processuale e perciò immediatamente delimitando, ove possibile, la materia realmente controversa”. Ciò, invero, trova riscontro in altro autorevole orientamento che, già a suo tempo, avvisava che «dinanzi al magistrato non si va per tacere ma bensì per parlare, per far conoscere le proprie ragioni e i torti dell'avversario con dichiarazioni precise, positive e pertinenti alla lite». Per effetto dell'art. 115, comma I, c.p.c., dunque, nel ventaglio dei fatti introdotti nel giudizio, il giudice deve effettuare un distinguo: vanno a confluire nel thema probandum, infatti, solo i fatti “bisognosi di prova”: tali non sono i fatti non contestati che, in quanto ammessi, sono provati. Il difetto di contestazione produce, quindi, un triplice effetto: un effetto per chi doveva contestare (e non l'ha fatto), un effetto per il deducente (colui che allega il fatto non contestato), un effetto per il giudice. Per la parte gravata dall'onere di contestazione, il principio comporta che i fatti allegati dalla parte avversaria (e non contestati o contestati genericamente) debbono essere considerati incontroversi e non richiedenti una specifica dimostrazione (si v. Cass. civ., sez. 2, sentenza n. 27596 del 20 novembre 2008, ove la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda di accertamento dell'esistenza di una servitù di passaggio sul rilievo che gli attori non avevano allegato alcun fatto costitutivo del diritto stesso, senza tenere in adeguata considerazione che l'esistenza del diritto non era stata contestata dai convenuti e che l'unico oggetto del giudizio consisteva nello stabilirne l'estensione e le modalità di esercizio). Per il deducente: questo viene esonerato dall'onere della prova. Per il giudice, questi ha l'obbligo di ritenere il fatto provato senza svolgere istruttoria al riguardo. Per potersi assegnare alla contestazione un effettivo rilievo processuale devono, con essa, venire richiamate circostanze fattuali a tal fine pertinenti e significative: deve, cioè, trattarsi di una contestazione «specifica», il cui fulcro, tuttavia, va delimitato e circoscritto in ragione del fatto allegato. La contestazione deve, poi, essere “tempestiva” e tanto avviene quando essa interviene nella prima difesa utile (Cass. civ. 27 febbraio 2008 n. 5191; Cass. civ. 21 maggio 2008 n. 13079). Va condivisa sul punto la motivazione data dalle Sez. Un. 761 del 23 gennaio 2002. In detta decisione il Collegio Supremo spiega che il difetto di contestazione si coordina al potere di allegazione dei fatti e partecipa della sua natura, “sicchè simmetricamente soggiace agli stessi limiti apprestati per tale potere;
in altre parole, considerato che l'identificazione del tema decisionale dipende in pari misura dall'allegazione e dall'estensione delle relative contestazioni, risulterebbe intrinsecamente contraddittorio ritenere che un sistema di preclusioni in ordine alla modificabilità di un tema siffatto operi poi diversamente rispetto all'uno o all'altro dei fattori della detta identificazione”. Alcuno, peraltro, ha osservato che «la contestazione tardiva (vale a dire la contestazione successiva di un fatto originariamente incontestato), in quanto comportamento che può provenire esclusivamente dalla parte (che inizialmente non aveva contestato), può essere assimilata all'eccezione in senso stretto»: conseguentemente, in considerazione di quanto previsto dall'art. 345, comma II, c.p.c. la contestazione successiva di fatti rimasti incontestati nel giudizio di primo grado deve ritenersi inammissibile in appello. L'onere di contestazione, secondo la giurisprudenza anteriore alla legge 69/2009, involgeva solo i fatti cd. primari. Altri autori erano critici quanto a tale distinzione ed affermavano che il regime differenziato tra valore della non contestazione dei fatti principali e valore della non contestazione dei fatti secondari non reggesse poiché la non contestazione «opera allo stesso modo sia riguardo ai fatti principali che riguardo ai fatti secondari» (v. al riguardo, comunque, Cass. 17 aprile 2002, n. 5526, Foro it., 2002, I, 2017). La novella del 2009 non ha recepito la distinzione poiché, pur potendolo fare, non ha tenuto distinti i “fatti costitutivi della domanda” dagli altri, discorrendo tout court di “fatti non contestati” (differentemente da quanto avviene per gli artt. 167 o 702-bis, comma IV, c.p.c.). Ed, allora, deve ritenersi che la norma operi riguardo ad ogni fatto;
6 In tema di prova civile una circostanza dedotta da una parte può ritenersi pacifica se essa sia esplicitamente ammessa dalla controparte ovvero se questa -pur non contestandolo in modo specifico, abbia comunque improntato la propria difesa su circostanze ovvero
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> avrebbe potuto ritualmente valersi7 né giovarsi del conseguente esonero ovvero alleggerimento probatorio ai sensi ed agli effetti della norma appena sopra citata. Peraltro è dato di fatto oggettivo e non contestato (nemmeno in udienza del 06/11/2025 dalla parte opponente ) quanto affermato dalla difesa di parte opposta la quale ha Pt_1 CP_2 espressamente dichiarato che, ad oggi ancora, i materiali concessi a noleggio (e consegnati
argomentazioni incompatibili con il suo disconoscimento (cfr. Cassazione civile n. 23816/2010, 2699/2004 e da ultimo 10482/2001); ancora nel vigente ordinamento processuale i fatti allegati da una delle parti vanno considerati i pacifici -e quindi possono essere posti a fondamento della decisione- quando siano stati esplicitamente ammessi dalla controparte oppure quando questa, pur non avendoli espressamente contestati, abbia tuttavia assunto una posizione e ricostruzione difensiva assolutamente del tutto incompatibile con la loro negazione, così implicitamente ammettendone l'esistenza (cfr. Cassazione civile n. 5488/2006); la attuale normativa processualcivilistica, imponendo al convenuto l'onere di prendere posizione sui fatti costitutivi del diritto preteso dalla controparte considera la non contestazione un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell'oggetto del giudizio con effetti vincolanti per il Giudice il quale dovrà pertanto astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato dovendo pertanto ritenerlo sussistente e provato cfr, Cassazione civile 10031/2004. Cfr. Cass. SSUU n. 11353/2004 i dati fattuali, interessanti sotto diverso profilo la domanda attrice, devono tutti essere esplicitati in modo esaustivo, o in quanto fondativi del diritto fatto valere in giudizio ovvero in quanto volti ad introdurre nel giudizio stesso circostanze di mera rilevanza istruttoria, non potendosi negare la necessaria circolarità, per quanto attiene al rito del lavoro, tra oneri di allegazione, oneri di contestazione ed oneri di prova;
circolarità affermata - come è opportuno ribadire ancora una volta - dal combinato disposto dell'art. 414, nn. 4 e 5, e dall'art. 416, 3° comma, c.p.c. (cfr. al riguardo Cassazione 5526/2002).Il principio di non contestazione, invero, opera tra parti, entrambe presenti nel giudizio, in relazione a fatti che siano stati chiaramente esposti da una parte, e non siano stati contestati dalla controparte, che pure ne abbia avuto l'opportunità. La parte che lo invochi, pertanto, in sede di impugnazione è gravata dell'onere di indicare specificamente in quale parte dell'incartamento processuale il fatto sia stato esposto, al fine di consentire al giudice di verificare la chiarezza dell'esposizione, e se la controparte abbia avuto occasione di replicare (Cass. n. 31619/2018). Il principio di non contestazione, di matrice giurisprudenziale, e poi confluito all'intero dell'art. 115 c.p.c., costituisce un meccanismo di semplificazione processuale, per cui la parte gravata dall'onere della prova, in presenza della non contestazione della controparte, non deve provare i fatti costitutivi del proprio diritto (se attore) o quelli posti a fondamento delle proprie eccezioni (se convenuto). Anche al processo tributario - caratterizzato, al pari di quello civile, dalla necessità della difesa tecnica e da un sistema di preclusioni, nonché dal rinvio alle norme del codice di procedura civile, in quanto compatibili - è applicabile il principio generale di non contestazione che informa il sistema processuale civile (con il relativo corollario del dovere del giudice di ritenere non bisognevoli di prova i fatti non espressamente contestati), il quale trova fondamento non solo negli artt. 167 e 416 cod. proc. civ., ma anche nel carattere dispositivo del processo, che comporta una struttura dialettica a catena, nella generale organizzazione per preclusioni successive, che caratterizza in misura maggiore o minore ogni sistema processuale, nel dovere di lealtà e di probità previsto dall'art. 88 cod. proc. civ., il quale impone alle parti di collaborare fin dall'inizio a circoscrivere la materia effettivamente controversa, e nel generale principio di economia che deve sempre informare il processo, soprattutto alla luce del novellato art. 111 Cost. Né assumono alcun rilievo, in contrario, le peculiarità del processo tributario, quali il carattere eminentemente documentale dell'istruttoria e l'inapplicabilità della disciplina dell'equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo (cfr. Cass.Civ., sez. 5, 24 gennaio 2007, n. 1540; più recentemente Cass.Civ., sez. 5, 18 maggio 2018, n. 12287, che lo limita, attesta l'indisponibilità dei diritti controversi, esclusivamente ai profili probatori del fatto non contestato e sempre che il giudice, in base alle risultanze ritualmente assunte nel processo, non ritenga di escluderne l'esistenza; cfr. Cass. n. 23710/2018). Da qui l'impossibilità di contestare o richiedere prova - oltre i termini preclusivi stabiliti dal codice di rito - su fatti non allegati nonché su circostanze che, pur configurandosi come presupposti o elementi condizionanti il diritto azionato, non siano stati esplicitati in modo espresso e specifico nel ricorso introduttivo del giudizio (cfr. in argomento tra le altre: Cassazione 2802/2003 cit.; 5526/2002 cit.; 15920/2000). ai poteri istruttori del giudice del lavoro il carattere discrezionale, detti poteri - proprio perché funzionalizzati al contemperamento del principio dispositivo con quello della ricerca della verità materiale - non possono mai essere esercitati in modo arbitrario. Ne consegue che il giudice - in ossequio a quanto prescritto dall'art. 134 c.p.c. ed al disposto di cui all'art. 111, 1° comma, Cost. sul "giusto processo regolato della legge" - deve esplicitare le ragioni per le quali reputa di far ricorso all'uso del poteri istruttori o, nonostante la specifica richiesta di una della parti, ritiene, invece, di non farvi ricorso (cfr. al riguardo tra le altre: Cassazione 8220/2003; 4180/2003; 6531/2003; 3026/1999; 310/1998). Gli stessi poteri di ufficio del giudice in materia di ammissione dei mezzi di prova sono ad esercitare pur sempre con limitato riferimento ai fatti comunque allegate dalle parti oppure emersi nel processo a seguito di contraddittorio tra le parti stesse (Cassazione SSUU n. 8202/2005) con esclusione quindi di supplenze di eventuali decadenze o inerzie istruttorie;
7 Cfr. Cass. SSUU (sentenza 23.01.2002 n. 761), la quale ha ritenuto che il difetto di contestazione «rende inutile provare il fatto, poiché non controverso (…) vincolando il giudice a tenerne conto senza alcuna necessità di convincersi della sua esistenza» (in senso conforme vds. Cass. III civ. 05.03.2009 n. 5356). Più di recente, la Suprema Corte ha anche sancito che: «l'attuale formulazione dell'art. 115 c.p.c. (legge n. 69/2009), statuisce che il Giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti e i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita» (cfr. Cass. I civ. 21.01.2015 n. 1045).
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> alla ) non sono stati in alcun modo restituiti alla proprietaria (e ciò nemmeno Pt_1 CP_2 in minima parte). Rappresenta che nemmeno vi sono stati pagamenti parziali in conto noleggio/vendita eseguiti <> dalla ed in favore di Pt_1
….. CP_2
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> In ragione della nuova domanda per come formulata ) dalla stessa parte (peraltro solo CP_2 nella sua memoria ex art. 171 ter n. 1 cpc di parte senza peraltro contestazione, sul CP_2
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> punto, di parte con istanza di emettere….. ordinanza-ingiunzione ai sensi dell'art.186 Pt_1 ter cpc (e non pronunzia di condanna ontologicamente diversa dalla ingiunzione ed unica possibile in questa sede) per l'importo di Euro €#33.880,95# corrispondente alle fatture emesse per le rate di nolo maturate ed impagate dal 30.11.2024 al 31.07.2025 in relazione ai materiali giacenti in cantiere e non restituiti, la stessa non potrà trovare accoglimento (almeno in questa sede di giudizio) per i motivi appena sopra enunziati. In ragione dell'esito del giudizio e del principio della soccombenza, le spese legali di lite e di procedura sono disciplinate come in dispositivo, cui in questa sede si rinvia tenuto conto del valore della causa e della applicazione di tutti i parametri di cui alla tabella del D.M. attualmente vigente. Quanto sopra in premessa, in fatto, in diritto ed in motivazione8 il Tribunale Civile e Penale di Milano provvede come in dispositivo. Ogni altra, ulteriore e diversa questione, in rito ed in merito9, deve ritenersi allo stato assorbita10. 8 Deve richiamarsi nel resto il principio di diritto ex Cass. SS.UU. n. 642/2015 secondo cui nel processo civile (ed anche in quello tributario in virtù di quanto disposto dal D Lgs 546/1992 art. 1 comma n. 2) non può ritenersi nulla la sentenza che esponga le ragioni della decisione limitandosi a riprodurre il contenuto di un atto di parte (ovvero di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari) eventualmente senza nulla aggiungere ad esso, sempre che in tal modo risultino comunque attribuibili al giudicante ed esposte in maniera chiara, univoca ed esaustiva, le ragioni sulle quali la decisione è fondata. E' inoltre da escludere che, alla stregua delle disposizioni contenute nel codice di rito civile e nella Costituzione, possa ritenersi sintomatico di un difetto di imparzialità del giudice il fatto che la motivazione di un provvedimento giurisdizionale sia, totalmente o parzialmente, costituita dalla copia dello scritto difensivo di una delle parti". Cfr. ratio espressa anche dalla pronunzia della Suprema Corte con. Sent. SS.UU. n. 642/2015 secondo cui non può trascurarsi la copiosa giurisprudenza secondo la quale la conformità della sentenza al modello di cui all'art. 132 cpc n. 4, e l'osservanza degli artt. 115 e 116 cpc non richiedono che il giudice del merito dia conto di tutte le prove dedotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo invece sufficiente e necessario che egli esponga in maniera concisa gli elementi in fatto e in diritto posti a fondamento della sua decisione (v. tra numerosissime Cass. 22801/2009), dovendo reputarsi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata (tra le moltissime v. Cass. nn. 17145 del 2006 e 2272/2007), nonchè la giurisprudenza secondo la quale anche la motivazione in forma sintetica è idonea a suffragare il convincimento in fatto, non costituendo vizio di omessa o insufficiente motivazione deducibile con ricorso per cassazione ai sensi dell''art. 360 cpc n. 5, n. 5, la ridotta estensione della sentenza ed essendo sufficiente che nella motivazione del provvedimento risulti esplicitato, ancorchè sinteticamente, l'iter logico-giuridico seguito dal giudice per pervenire alla decisione (v. Cass. n. 15489 del 2007). Peraltro, già nei decenni trascorsi la giurisprudenza di legittimità aveva dato una lettura informale e funzionale della sentenza, meglio, della sua motivazione, affermando, nell'ottica della semplificazione e dello "snellimento" del lavoro del giudice, pur senza sacrificare chiarezza e precisione, che non è viziata per omessa o insufficiente motivazione la sentenza stesa su modulo predisposto, quando questo sia stato utilizzato o adattato in maniera tale che la motivazione ne risulti aderente alla concretezza del caso deciso, con gli opportuni specifici riferimenti agli elementi di fatto che lo caratterizzano (v. anche Cass. 1570/1984 e 275/1995 e 24508/2006). 9 Cfr. art. 118, I comma ultima parte, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile;
10 Cfr. Suprema Corte di Cassazione sentenza n. 11547/2013 secondo cui la figura dell'assorbimento, che esclude il vizio di omessa pronuncia, ricorre, quando la decisione sulla domanda cd. assorbita diviene superflua, per sopravvenuto difetto di interesse della parte, che con la pronuncia sulla domanda cd. assorbente ha conseguito la tutela richiesta nel modo più pieno, e, in senso improprio, come nel caso in esame, quando la decisione cd. assorbente esclude la necessità o la possibilità di provvedere sulle altre questioni, ovvero comporta un implicito rigetto di altre domande;
non rientra tra le ipotesi di assorbimento la situazione in cui la decisione adottata non esclude la necessità, ne' la possibilità di pronunciare sulle altre questioni prospettate dalla parte, la quale conserva interesse alla decisione sulle stesse (Cass. 7663/2012 e 264/2006). Infatti, il vizio di omessa pronuncia è configurabile solo con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che richieda una pronuncia di accoglimento o di rigetto, e va escluso ove ricorrano gli estremi di una reiezione implicita o di un suo assorbimento in altre statuizioni. Occorre in premessa ricordare che, per consolidata giurisprudenza della Suprema Corte, il Giudice, nel motivare "concisamente" la sentenza secondo i dettami di cui all'art. 118 disp. att. cpc, non è tenuto ad esaminare specificamente ed analiticamente tutte le questioni sollevate dalle parti, ben potendosi limitare alla trattazione delle sole questioni, di fatto e di diritto, considerate rilevanti ai fini della decisione concretamente adottata. Ne consegue che quelle residue, non trattate in modo esplicito, non devono essere ritenute come "omesse", per
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P.Q.M.
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Il Tribunale Civile e Penale di Milano, in composizione monocratica nel procedimento al R.G. n. 8763/2025, definitivamente pronunziando nel contraddittorio tra le parti così provvede e dispone:
-Respinge integralmente l'opposizione proposta dalla Parte_1
( ) avverso il Decreto ingiuntivo emesso al n. 570/2025 in data del 02/01/2025 P.IVA_1 dal Tribunale di Milano (al RG n. 42815/2024) con conseguente acquisita definitiva esecutività del titolo monitorio come per legge;
-Disattende tutte le altre domande ed eccezioni proposte e formulate dalle parti costituite non già qui espressamente accolte;
-Condanna la parte ( ) alla refusione, in favore Parte_1 P.IVA_1 della controparte, delle spese legali della presente procedura qui di seguito liquidate in complessivi €#18.000,00# per compensi professionali, oltre ad IVA e CPA nella misura di legge ed oltre la percentuale del 15% a titolo di rimborso dovuto per le spese forfettarie;
-Sentenza immediatamente esecutiva ex lege;
-La presente sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del Giudice per l'immediato deposito in Cancelleria.
-Manda alla Cancelleria per quanto di sua competenza. Milano, il 07/11/2025.
Il Giudice
Dott. Jacopo Blandini
effetto di "error in procedendo", ben potendo esse risultare assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico-giuridica con quanto concretamente ritenuto provato. Alla luce di quanto appena ricordato, si deve quindi precisare che la trattazione sarà in questa sede limitata all'approfondimento delle sole questioni rilevanti e dirimenti ai fini del decidere;
ritenendosi quindi assorbite tutte le altre eccezioni e questioni. Ciò in applicazione del principio della cosiddetta 'ragione più liquida' desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., ulteriormente valorizzato e confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. SSUU sentenza n. 24883/2008; Cass. Civ. n. 26242/2014 e Cass. Civ. n. 9936/2014);
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--TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO--
--SEZIONE 13 ^CIVILE-- REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Civile e Penale di Milano, nella persona del Giudice unico Dott. Jacopo Blandini, ha emesso la seguente
--SENTENZA-- nella causa civile promossa
DA
<< > (Cod. Parte_1 P.IVA_1 Parte_1
Fisc.: , con sede in Via Santa Barbara, n. 4, di Brolo (ME), in persona P.IVA_1 dell'amministratore – legale rappresentante p.t., Geom. , nato a [...] Controparte_1 il 5 luglio 1980 e residente in [...], di Piraino (ME), in virtù di procura rilasciata rappresentato e difeso dall'Avv. Natale Bonfiglio del Foro di Messina (Cod. Fisc.: – PEC: – C.F._1 Email_1 patrocinato/a dall'Avv. BONFIGLIO NATALE;
-PARTE ATTRICE/RICORRENTE/OPPONENTE CONTRO
< > convenuta opposta, Controparte_2 P.IVA_2 Controparte_2
(C.F. e P.IVA in persona del legale rappresentante pro tempore Ing. P.IVA_2
(C.F. ), nato a [...] il Controparte_3 C.F._2
13/09/1979, con sede legale in Colturano (MI), Strada Provinciale Cerca n. 23, rappresentata e difesa dall'avv. Cristina Rossana TI ( ), ed C.F._3 elettivamente domiciliata presso il proprio studio in Milano, C.so di Porta Vittoria n. 50, in forza di procura allegata al fascicolo monitorio telematico R.G. n. 42815/2024patrocinato/a dall'Avv. MONTI CRISTINA ROSSANA;
-PARTE CONVENUTA/RESISTENTE/OPPOSTA
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Opposizione a D.I. n. 570/2025 del 13.01.2025 emesso dal Tribunale di Milano, in data 02-13/01/2025, nel procedimento monitorio iscritto al N. 42815/2024 R.G., notificato in data 13.01.2025.
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> Oggetto: Noleggio. CONCLUSIONI: Le parti costituite hanno concluso come in atti depositati in PCT, con conclusioni qui di seguito da intendersi integralmente ed espressamente richiamate.
--CONCISA ESPOSIZIONE DEI MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE1--
Si premette che il contenuto della presente sentenza si adeguerà ai canoni normativi dettati dagli artt. 132, comma 2, n. 4 e 118 disp. att. c.p.c., i quali dispongono che la motivazione debba limitarsi ad una concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, specificando che tale esposizione deve altresì essere succinta e possa fondarsi su precedenti conformi (cfr. Cassazione alle SS.UU. n. 642 del 16/01/2015). La oggi opponente (P.IV e C.F. in persona Parte_1 P.IVA_1 dell'Amministratore Unico (C.F. ) concludeva con Controparte_1 C.F._4 una serie di contratti di fornitura (noleggio e vendita), regolati dalle Controparte_2 condizioni generali di quest'ultima, con il quale la ricorrente concedeva in vendita e in locazione, in favore di per l'edilizia; Parte_2 in particolare, commissionava a la fornitura di Parte_1 CP_2 materiale (c.d. noleggio a freddo e vendita) di cui alle seguenti offerte: n. 330-016152 del 11.12.2023, n. 330-016152 Q002-Rev.A del 23.08.2023, n. 330016152 Q002 del 06.02.2024 debitamente sottoscritte per accettazione dalla società resistente (doc. 2). Le attrezzature venivano consegnate presso il cantiere "Solaio Scuola AD", (08020) AD (NU), come da rispettive fatture di seguito elencate: fattura di noleggio n. 330069560 del 31.12.2023 (doc. 3), fattura di noleggio n. 330069561 del 31.12.2023 (doc. 4), fattura di noleggio n. 330069707 del 31.01.2024 (doc. 5), fattura di noleggio n. 330070260 del 31.01.2024 (doc. 6), fattura di noleggio n. 330070980 del 29.02.2024 (doc. 7), fattura di noleggio n. 330070981 del 29.02.2024 (doc. 8), fattura di noleggio n. 330070982 del 29.02.2024 (doc. 9), fattura di vendita n. 330538958 del 29.03.2024 (doc. 10), fattura di noleggio n. 330071688 del 31.03.2024 (doc. 11), fattura di noleggio n. 330071689 del 31.03.2024 (doc. 12), fattura di noleggio n. 330071690 del 31.03.2024 (doc. 13), fattura di vendita n. 330539198 del 22.04.2024 (doc. 14), fattura di noleggio n. 330072360 del 30.04.2024 (doc. 15), fattura di noleggio n. 330072361 del 30.04.2024 (doc. 16), fattura di noleggio n. 330072362 del
30.04.2024 (doc. 17), fattura di noleggio n. 330073059 del 31.05.2024 (doc. 18), fattura di noleggio n. 330073060 del 31.05.2024 (doc. 19), fattura di noleggio n. 330073061 del
31.05.2024 (doc. 20), fattura di noleggio n. 330073744 del 30.06.2024 (doc. 21), fattura di 1 La presente sentenza viene redatta anche secondo i criteri di cui alla pronunzia della Suprema Corte di Cassazione alle SS.UU. n. 642 del 16/01/2015, ed ai sensi dell'art. 16 bis, comma 9, del D.L. 179/2012 come convertito in Legge n. 221/2012, come introdotto ai sensi del D.L. n. 83/2015 e poi convertito in Legge n. 132/2015; In limine litis va osservato che la riforma del processo civile, intervenuta con legge 18 giugno 2009, n. 69, ha modificato l'art. 132 c.p.c. ed il correlato art. 118 disp. att. c.p.c. escludendo dal contenuto della sentenza (art. 132, n. 4, c.p.c.) lo svolgimento del processo. La novella dell'art. 132 c.p.c. è applicabile ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della legge, ossia dal 4 luglio 2009 (v. art. 58 L. n. 69 del 2009). Ne deriva che può procedersi all'immediata stesura delle ragioni della decisione;
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> noleggio n. 330073745 del 30.06.2024 (doc. 22), fattura di noleggio n. 330073746 del
30.06.2024 (doc. 23), fattura di noleggio n. 330074451 del 31.07.2024 (doc. 24), fattura di noleggio n. 330074452 del 31.07.2024 (doc. 25), fattura di noleggio n. 330074453 del
31.07.2024 (doc. 26), fattura di noleggio n. 330075143 del 31.08.2024 (doc. 27), fattura di noleggio n. 330075144 del 31.08.2024 (doc. 28), fattura di noleggio n. 330075145 del 31.08.2024 (doc. 29), fattura di noleggio n. 330075842 del 30.09.2024 (doc. 30), fattura di noleggio n. 330075843 del 30.09.2024 (doc. 31), fattura di noleggio n. 330075844 del
30.09.2024 (doc. 32), fattura di noleggio n. 330076559 del 31.10.2024 (doc. 33), fattura di noleggio n. 330076560 del 31.10.2024 (doc. 34), fattura di noleggio n. 330076561 del
31.10.2024 (doc. 35), e rispettivi ddt di seguito elencati: n. 330050294 del 08.08.2023, n. 330050295 del 08.08.2023, n. 330050444 del 07.09.2023, n. 330051847 del 01.02.2024, n. 330051976 del 01.03.2024 (doc. 36). Le suddette fatture, venivano emesse in relazione al rapporto contrattuale di fornitura che prevedeva la devoluzione al Tribunale di Milano, in via esclusiva, di qualunque controversia (cfr. art. 11 delle condizioni generali di fornitura , di cui al doc. n. 2). CP_2
a fronte dei mancati pagamenti e della mancata restituzione del materiale noleggiato CP_2 chiedeva ed otteneva dal TO di Milano il decreto ingiuntivo n. 570/2025 del 13.01.2025 emesso in data 13.01.2025, nel procedimento monitorio iscritto al N. 42815/2024 R.G., notificato in data 13.01.2025 per il pagamento della somma complessiva di €74.012,23, oltre interessi come da domanda e le spese del procedimento monitorio. Proponeva opposizione la ingiunta eccependo l'asserita Parte_1 inammissibilità e/o l'improcedibilità e, comunque, l'infondatezza del ricorso per decreto ingiuntivo e la consequenziale nullità del D.I. odiernamente opposto, di cui chiedeva la revoca, unitamente all'accoglimento delle domande riconvenzionali qui proposte. In particolare la chiedeva:… In via preliminare e pregiudiziale, non concedere la Pt_1 provvisoria esecuzione del D.I. oggi opposto per le ragioni esposte nel presente atto di opposizione che sono fondate su prova scritta e di pronta e facile soluzione;
Ritenere e dichiarare l'inammissibilità e/o improcedibilità e/o la nullità e/o l'infondatezza del ricorso per D.I. e, quindi, del D.I. n. 570/2025 del 13.01.2025 emesso dall'Ill.mo Signor Giudice del Tribunale di Milano, … in data 13.01.2025, e, per l'effetto, disporne l'annullamento e/o la revoca, anche per effetto dell'eccepito inadempimento della convenuta opposta. Ritenere e dichiarare che la è rimasta inadempiente nei confronti di Controparte_2 [...] in relazione al contratto di compravendita per cui è causa;
e, per l'effetto, Parte_1 condannarla a pagare all'attrice opponente: i. La somma di Euro 14.283,99 per il rimpiazzo delle attrezzature non consegnate, oltre interessi di mora ex art. 4 e 5 del Dl.vo n. 231/2002 e s.m.i. e rivalutazione monetaria;
ii. La somma di Euro 45.484,06, oltre IVA, a titolo di corrispettivo delle attrezzature non consegnate, oltre interessi di mora ex art. 4 e 5 del Dl.vo n. 231/2002 e s.m.i. e rivalutazione monetaria. Condannare la società convenuta opposta, in persona del relativo legale rappresentante p.t., a rifondere alla in persona dell'amministratore unico - legale Parte_1
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> rappresentante “pro tempore”, le spese, competenze ed onorari di lite, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A.. Con riserva di dedurre ed articolare mezzi istruttori, anche, in dipendenza del comportamento processuale di controparte. Si costituiva ritualmente la controparte opposta con proprio atto difensivo contestando CP_2
e contrastando l'avversaria prospettazione in fatto ed in diritto, articolando conclusioni difformi anche nel merito così come espressamente rassegnate in atti. Decorrevano i termini per memorie ex art. 171 ter cpc ai nn. 1, 2 e 3 cpc. All'udienza del 06/11/2025… La difesa di parte opposta dichiara e rappresenta che, CP_2 ad oggi ancora, i materiali concessi a noleggio (e consegnati alla ) non sono stati in Pt_1 alcun modo restituiti alla proprietaria (e ciò nemmeno in minima parte). Rappresenta CP_2 che nemmeno vi sono stati pagamenti parziali in conto noleggio/vendita eseguiti <
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> sollevate dalle parti, ben potendosi limitare2 alla trattazione delle sole questioni, di fatto e di diritto, considerate rilevanti ai fini della decisione concretamente adottata. Ne consegue che 2 Cass 22698/2021….. Tali doglianze, scrutinabili congiuntamente perché connesse, sono complessivamente inammissibili.
3.1. Invero, occorre innanzitutto ricordare che la nuova formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 (qui applicabile ratione temporis, risultando impugnata una sentenza resa il 18 luglio 2019), ha ormai ridotto al "minimo costituzionale" il sindacato di legittimità sulla motivazione, sicché si è chiarito (cfr. tra le più recenti, Cass. n. 395 del 2021, in motivazione;
Cass. n. 9017 del 2018) che è oggi denunciabile in Cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali;
questa anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014; Cass. n. 7472 del 2017. Nello stesso senso anche le più recenti Cass. n. 20042 del 2020 e Cass. n. 23620 del 2020; Cass. n. 395 del 2021). In particolare, il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza sussiste qualora il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un'approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull'esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (cfr. Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 23684 del 2020; Cass. n. 20042 del 2020; Cass. n. 9105 del 2017; Cass. n. 9113 del 2012). In altri termini, la motivazione deve mancare del tutto - nel senso che alla premessa dell'oggetto del decidere risultante dallo svolgimento del processo segue l'enunciazione della decisione senza alcuna argomentazione - ovvero esistere formalmente come parte del documento, ma le sue argomentazioni svolte in modo talmente contraddittorio da non permettere di individuarla, cioè di riconoscerla come giustificazione del decisum. Un simile vizio, inoltre, deve apprezzarsi non rispetto alla correttezza della soluzione adottata o alla sufficienza della motivazione offerta, bensì unicamente sotto il profilo dell'esistenza di una motivazione effettiva (cfr. Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 26893 del 2020; Cass. n. 22598 del 2018; Cass. n. 23940 del 2017).
3.2.1. Alla stregua di questo insegnamento, che il Collegio condivide integralmente, le censure in esame sono manifestamente infondate laddove denunciano l'asserito vizio motivazionale…Con le odierne doglianze, invece, la ricorrente, sostanzialmente, intenderebbe ottenerne una rivalutazione, più consona alle proprie aspettative, affatto inammissibile in questa sede.
3.3.1. Infatti, è opportuno ricordare che questa Corte ha, ancora recentemente (cfr. Cass. n. 28792 del 2020; Cass. n. 4343 del 2020; Cass. n. 27457 del 2019; Cass. n. 27686 del 2018), chiarito che: a) il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, può rivestire la forma della violazione di legge (intesa come errata negazione o affermazione dell'esistenza o inesistenza di una norma, ovvero attribuzione alla stessa di un significato inappropriato) e della falsa applicazione di norme di diritto (intesa come sussunzione della fattispecie concreta in una disposizione non pertinente perché, ove propriamente individuata ed interpretata, riferita ad altro, ovvero deduzione da una norma di conseguenze giuridiche che, in relazione alla fattispecie concreta, contraddicono la sua, pur corretta, interpretazione. Cfr. Cass. n. 8782 del 2005); b) non integra invece violazione, né falsa applicazione di norme di diritto, la denuncia di una erronea ricognizione della fattispecie concreta in funzione delle risultanze di causa, poiché essa si colloca al di fuori dell'ambito interpretative ed applicativo della norma di legge;
c) il discrimine tra violazione di legge in senso proprio (per erronea ricognizione dell'astratta fattispecie normativa) ed erronea applicazione della legge (in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta) è segnato dal fatto che solo quest'ultima censura, diversamente dalla prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (cfr. Cass. n. 10313 del 2006; Cass. n. 195 del 2016; Cass. n. 26110 del 2015; Cass. n. 8315 del 2013; Cass. n. 16698 del 2010; Cass. n. 7394 del 2010); a) le doglianze attinenti non già all'erronea ricognizione della fattispecie astratta recata dalle norme di legge, bensì all'erronea ricognizione della fattispecie concreta alla luce delle risultanze di causa, ineriscono tipicamente alla valutazione del giudice di merito (cfr. Cass. n. 13238 del 2017; Cass. n. 26110 del 2015).
3.3.2. Le censure in esame si risolvono, invece, affatto inammissibilmente (c.f.r. Cass. SU, n. 34476 del 2019), in una critica al complessivo accertamento fattuale operato dal giudice a quo, cui la ricorrente intenderebbe opporre, sotto la formale rubrica di vizio motivazionale e/o di violazione di legge, una diversa valutazione, totalmente obliterando, però, da un lato, il vizio motivazionale sancito dalla novellata formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 riguarda l'omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito a un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni, sicché sono inammissibili le censure che, irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest'ultimo profilo (cfr., ex aliis, Cass. n. 22397 del 2019; Cass. n. 26305 del 2018; Cass. n. 14802 del 2017); dall'altro, che il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, non può essere mediato dalla riconsiderazione delle risultanze istruttorie ((fr. Cass. n. 195 del 2016; Cass. n. 26110 del 2015; Cass. n. 8315 del 2013; Cass. n. 16698 del 2010; Cass. n. 7394 del 2010; Cass., SU. n. 10313 del 2006), ma deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell'art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con la indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendosi alla Corte regolatrice di adempiere al suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione (cfr. Cass. n. 16700 del 2020)….. E' ammissibile che detta conoscenza concreta venga desunta da elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, e che, in quanto tali, possano giustificare un giudizio di fondatezza della domanda (cfr. ex multis, Cass. n. 10886 del 1996;
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> quelle residue, non trattate in modo esplicito, non devono essere ritenute come "omesse", per effetto di "error in procedendo", ben potendo esse risultare assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico-giuridica con quanto concretamente ritenuto provato. Alla luce di
Cass. n. 7064 del 1999; Cass. n. 656 del 2000; Cass. n. 3336 del 2015; Cass. n. 25635 del 2017; Cass. n. 27457 del 2019).
3.5. Nella specie, la corte distrettuale - con una motivazione che non integra affatto violazione dei principi dettati in tema di onere della prova e di prova presuntiva, oltre che scevra da vizi logici, siccome basata sulla puntuale e dettagliata descrizione e ponderazione di indici concreti - è giunta alla conclusione che il quadro indiziario desumibile dalle risultanze dell'espletata prova orale fosse idoneo a far ritenere raggiunta la prova della sussistenza del predetto requisito soggettivo in capo alla odierna ricorrente;
né potrebbe sostenersi, fondatamente, che l'argomentare del giudice d'appello abbia trascurato alcuni dati dedotti da quest'ultima per la semplice ragione di averli ritenuti, esplicitamente o implicitamente, irrilevanti.
3.5.1. In particolare, come si è già anticipato nel precedente p.
1.2. dei "Fatti di causa", quella corte ha ritenuto di desumere la sussistenza della scientia ….. in capo alla …, dalle univoche dichiarazioni di alcuni testi informatori ( Q.G.; S.R.; I.L.A.), ritenute non smentite dalle affermazioni rese da altri ( Sc.Sc.). E' noto che la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se, come nella specie, adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità (cfr. Cass. n. 28792 del 2020; Cass. n. 3336 del 2015; Cass. n. 27457 del 2019), ed altrettanto dicasi quanto all'apprezzamento del giudice di merito circa il ricorso a tale mezzo di prova ed alla valutazione della ricorrenza dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare elementi di fatto come fonti di produzione (cfr. Cass. n. 3845 del 2018, in motivazione): invero, l'unico sindacato in proposito riservato al giudice di legittimità investe la coerenza della relativa motivazione (cfr. Cass. n. 2431 del 2004).
3.5.3. Si aggiunga, poi, che, come puntualizzato da Cass. n. 3845 del 2018 (cfr. in motivazione), al fine di controllare la validità del ragionamento presuntivo, da un lato, non è necessario che tutti gli elementi noti siano convergenti verso un unico risultato, in quanto il giudice deve svolgere una valutazione globale degli indizi, alla luce del complessivo contesto sostanziale e processuale (cfr. Cass. n. 26022 del 2011); dall'altro, in tale tipo di prova, non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità: occorre, al riguardo, che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di accadimenti, la cui sequenza e ricorrenza possono verificarsi secondo regole di esperienza (cfr. Cass. n. 3845 del 2018; Cass. n. 22656 del 2011).
3.6. Posto, dunque, che l'accertamento di fatto circa la sussistenza, o meno, del requisito della scientia …compete al Giudice del merito, cui spetta, peraltro, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l'attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (cfr., in motivazione, Cass. n. 8976 del 2019 e Cass. n. 27457 del 2019), gli odierni assunti della ricorrente, riportati in entrambi i formulati motivi sul punto, si risolvono, essenzialmente nel tentativo da parte sua, di opporre alla ricostruzione dei fatti definitivamente sancita nella decisione impugnata una propria alternativa loro interpretazione, sebbene sotto la formale rubrica di vizio motivazionale e/o di violazione di legge: ciò non è ammesso, però, nel giudizio di legittimità, che non può essere surrettiziamente trasformato in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere gli esiti istruttori espressi nella decisione impugnata, non condivisi e, per ciò solo, censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni alle proprie aspettative (cfr. Cass. n. 21381 del 2006, nonché le più recenti Cass. n. 8758 del 2017 ed, in motivazione, Cass. n. 8976 del 2019. In senso sostanzialmente conforme, si veda anche Cass., SU, n. 34476 del 2019).
3.7. Per mera completezza, infine, va evidenziato che gli elementi indiziari di cui oggi la ricorrente lamenta l'errata " valutazione" e/o l'omesso esame… lungi dall'essere, di per sé, "decisivi, al più potrebbero rappresentare elementi indiziari da porre a fondamento di un ragionamento presuntivo volto a giungere a conclusioni magari diverse da quelle esposte dalla corte veneziana, così procedendosi, però, a valutazioni che, impingendo nel merito, sono inammissibili nel giudizio di legittimità.
3.8. In definitiva, la …incorre nell'equivoco di ritenere che la violazione o la falsa applicazione di norme di legge processuale dipendano o siano ad ogni modo dimostrate dall'erronea valutazione del materiale istruttorio, laddove, al contrario, un'autonoma questione di malgoverno degli artt. 115 e 116 c.p.c. può porsi, rispettivamente, solo allorché il ricorrente alleghi che il giudice di merito: 1) abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti ovvero disposte d'ufficio al di fuori o al di là dei limiti in cui ciò è consentito dalla legge (cfr. Cass., SU, n. 20867 del 2020, che ha pure precisato che "e' inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall'art. 116 c.p.c."); 2) abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova che invece siano soggetti a valutazione (Cass., SU, n. 20867 del 2020). Del resto, affinché sia rispettata la prescrizione desumibile dal combinato disposto dell'art. 132 c.p.c., n. 4 e degli artt. 115 e 116 c.p.c., non si richiede al giudice del merito di dar conto dell'esito dell'avvenuto esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettategli, ma di fornire una motivazione logica ed adeguata all'adottata decisione, evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla ovvero la carenza di esse (cfr. Cass. 24434 del 2016). La valutazione degli elementi istruttori costituisce, infatti, un'attività riservata in via esclusiva all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione (Cass. n. 11176 del 2017, in motivazione).
4. Il ricorso, dunque, va dichiarato inammissibile…. ".
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> quanto appena ricordato, si deve quindi precisare che la trattazione sarà in questa sede limitata all'approfondimento delle sole questioni rilevanti e dirimenti ai fini del decidere, ritenendosi quindi assorbite tutte le altre eccezioni e questioni. Ciò in applicazione del principio della cosiddetta “ragione più liquida' desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., ulteriormente valorizzato e confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. SSUU sentenza n. 24883/2008; Cass. Civ. n. 26242/2014 e Cass. Civ. n. 9936/2014, 12002/2014, 17214/2016, 30100/2018, 363/2019). Sul punto, la Suprema Corte ha ulteriormente precisato che “Non ricorre il vizio di omessa pronuncia quando la motivazione accolga una tesi incompatibile con quella prospettata, implicandone il rigetto, dovendosi considerare adeguata la motivazione che fornisce una spiegazione logica ed adeguata della decisione adottata, evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla, ovvero la carenza di esse, senza che sia necessaria l'analitica confutazione delle tesi non accolte o la particolare disamina degli elementi di giudizio non ritenuti significativi” (Cass. ordinanza n. 2153/2020). Secondo consolidata giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 14259/2024) il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del minimo costituzionale richiesto dall'art. 111, sesto comma, Cost., in caso di violazione dell'art. 132, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ. con conseguente nullità della sentenza - di mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale, di motivazione apparente, di manifesta ed irriducibile contraddittorietà e di motivazione perplessa od incomprensibile (Cass., Sez. U., 7 aprile 2014, n. 8053; Cass., Sez. III, 12 ottobre 2017, n. 23940), che ricorre peraltro nel solo caso in cui la motivazione risulti invero del tutto inidonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione (Cass., VI, 25 settembre 2018, n. 22598). Ugualmente, al fine di assolvere l'onere di adeguatezza della motivazione, il giudice di gravame nemmeno tenuto ad esaminare tutte le allegazioni delle parti, essendo necessario e sufficiente che egli esponga concisamente le ragioni della decisione così da doversi ritenere implicitamente rigettate tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse (Cass., Sez. VI, 2 dicembre 2014, n. 25509; Cass., Sez. III, 20 novembre 2009, n. 24542), senza che sia necessaria l'analitica confutazione delle tesi non accolte o la disamina degli elementi di giudizio non ritenuti significativi (Cass., Sez. V, 2 aprile 2020, n. 7662; Cass., Sez. V, 30 gennaio 2020, n. 2153). Quanto al merito della vertenza si osserva quanto segue. Quanto alla vendita di materiale usato cantiere TI (con di vendita di materiale usato n. 330015906 del 24.01.2023) puntuale e dettagliata risulta la ricostruzione dei fatti offerta dalla secondo cui con contratto di vendita di materiale usato n. 330015906 del 24.01.2023 CP_2
(cfr doc. 3 e 3.1 fascicolo avversario) acquistava il materiale di proprietà Parte_1
che si trovava custodito dalla curatela fallimentare per conto di Elettrica Sistem CP_2
Srl presso il cantiere di TI (SS). Infatti, con riferimento alla determina di aggiudicazione definitiva 142 del 28.05.2019 per l'affidamento dei lavori di realizzazione del nuovo polo scolastico a favore dell'operatore economico Elettrica Sistem Srl, fallito con sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore n. 35/2021, in data 16.11.2020 forniva materiali a CP_2 noleggio presso il cantiere di TI, come da offerta sottoscritta (doc. 42) e giacenza dei
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> materiali per un controvalore di Euro 233.401,96 oltre IV (cfr. doc. 4 fascicolo avversario). Il Giudice delegato in data 20.12.2022 autorizzava l'asporto dei materiali, previo sopralluogo presso il cantiere per l'identificazione dei materiali di proprietà di CP_2 ai fini della relativa restituzione. Pertanto, nei giorni 27/28 febbraio e 1 marzo 2023 si svolgeva il sopralluogo volto all'asporto dei materiali alla presenza del RUP del Comune di TI, geom. , alla Curatrice del fallimento, al rappresentante , Geom. CP_4 CP_2
, ed al sig. di A seguito dell'acquisto CP_5 Controparte_1 Parte_1 del materiale usato asportato dal Cantiere di TI, come da Offerta Nr.: 330015906 del 24.01.2023 per un importo complessivo di Euro 50.000 oltre IV, Parte_1 provvedeva al pagamento del materiale secondo le seguenti modalità: bonifico bancario del 28.02.2023 di Euro 12.200,00, emissione di assegno bancario n. 988-09 di Euro 12.200,00 incassato da il 02.05.2023, emissione di assegno bancario n. 989-10 di Euro 12.200,00 CP_2 incassato da il 31.05.2023, emissione di assegno bancario n. 990-11 di Euro 12.200,00 CP_2 incassato da il 30.06.2023 per un totale complessivo di Euro 48.800,00 IV inclusa. CP_2
Riferiva con sostrato documentale a riscontro che…Pegaso in persona del CP_2 Parte_1 sig. , inviava comunicazione mail in data 24.01.2024 (doc. 43), cioè 1 anno Controparte_1 dopo la conclusione del contratto di vendita, nei confronti di , in persona del CP_2 geom. , per precisare il mancato rinvenimento dei seguenti materiali nel CP_5 cantiere di TI (n. 104 Diagonali 18.100, n. 8 diagonali 12.100, n. 15 diagonale 18.150, n. 1 pallet, n. 115 dado a farfalla, n. 44 diagonale 9.150, n. 57 trave doka 2,65, n. 63 testa registrabile, n. 48 trave doka 2,45, n. 35 piastra di fissaggio, n. 31 diagonale 9.100, n. 22 telaio staxo 1001,80, n. 4 conteiner 120 x 0,80, n. 19 telaio da 0,90, n. 9 telaio da 1,20, n. 395 spinotto con molla, n. 71 trave doka da 2.90, n. 123 pezzo di chiusura, n. 19 trave doka 1.80, n. 59 piede registrabile) ed affermare conseguentemente: "pertanto la scrivente ha trattenuto a titolo compensativo l'ultimo importo di €. 10.000,00 piu iva, la quale deve essere emessa nota di credito". provvedeva quindi autonomamente a trattenere l'ultimo Parte_1 importo dovuto sulla vendita a favore di per Euro 10.000 oltre IV e, d'altra parte, CP_2
emetteva in data 07.02.2024 nota di credito n. 330538378 di Euro 12.200,00 (Euro CP_2
10.000 +IV 22%) e relativo file xml (doc. 44) a definitiva chiusura della posizione relativa alla vendita del materiale asportato dal cantiere di TI. Infatti, la questione relativa alla vendita del cantiere di TI si definitiva con l'emissione della nota di credito (la nota dio credito nemmeno è contestata in sè dalla ) n. Pt_1
330538378 da parte di del 07.02.2024 (cfr. doc. 44). CP_2
Quanto poi al cantiere AD la commissionava a la fornitura Parte_1 CP_2 di materiale (c.d. noleggio a freddo e vendita) di cui alle seguenti offerte: n. 330-016152 del 17.04.2023, n. 330-016152 Q002-Rev.A del 23.08.2023, n. 330016152 Q002 del 06.02.2024 debitamente sottoscritte per accettazione dalla società resistente (cfr. doc.
2- fascicolo monitorio), nonchè l'offerta n. 330016152 Q003 del 05.02.2024 (doc. 46), confermata dalla stessa opponente con pagamento anticipato del 27.02-28.02.2024 a mezzo bonifico bancario. Infatti sebbene l'offerta n. 330016152 Q003 del 05.02.2024 non fosse stata sottoscritta dall'opponente la medesima società, per facta concludentia la accettava (con un inequivoco inizio di esecuzione) provvedendo a pagare, in via anticipata, la somma di Euro 10.000,00 e
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> confermare la fornitura come da comunicazione mail del sig. del Controparte_1
27.02.2024 indirizzata a in persona di (doc. 52), con la quale il CP_2 CP_5 medesimo riferisce: "Si conferma vostra offerta, e si inoltra copia della contabile del primo pagamento. Si prega di sollecitare con l'invio del materiale. Distinti saluti". Anche la disposizione di bonifico (cfr. doc. 49) del 27.02.2024 riporta la seguente causale: "Primo acconto offerta n. 330016152 Q003 del 05/02 2024". L'odierno Giudicante in adesione al consolidato orientamento di legittimità cui ci si conforma ricorda che la fattura può costituire un valido elemento di prova quanto alle prestazioni eseguite, specie nell'ipotesi in cui il debitore abbia accettato, (e nel caso di specie mosse solo in sede di opposizione e a fronte della richiesta di pagamento di e non già prima) solo CP_2 senza contestazioni, le fatture stesse nel corso dell'esecuzione del rapporto3. La Suprema Corte di legittimità ha ribadito il principio di diritto che attribuisce particolare rilevanza alle fatture commerciali e, nello specifico, all'annotazione contabile delle stesse da parte del destinatario, riconoscendole carattere confessorio in assenza di contestazioni. Infatti, "La fattura commerciale ha non soltanto efficacia probatoria nei confronti dell'emittente, che vi indica la prestazione e l'importo del prezzo, ma può costituire piena prova nei confronti di entrambe le parti dell'esistenza di un corrispondente contratto, allorché risulti accettata dal contraente destinatario della prestazione che ne è oggetto (Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 35870 del 06/12/2022; Sez. 6-1, Ordinanza n. 2211 del 25/01/2022; Sez. 2, Ordinanza n. 26801 del 21/10/2019; Sez. 2, Sentenza n. 15832 del 19/07/2011). Con la conseguenza che l'annotazione della fattura nelle scritture contabili può costituire idonea prova scritta tra imprenditori dell'esistenza del credito, giacché la relativa annotazione, con richiamo alla fattura da cui nasce, costituisce atto ricognitivo in ordine ad un fatto produttivo di un rapporto giuridico sfavorevole al dichiarante, stante la sua natura confessoria ex art. 2720 c.c. (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 1444 del 15/01/2024; Sez. 6-2, Ordinanza n. 1972 del 23/01/2023; Sez. 6-2, Ordinanza n. 2514 del 27/01/2022; Sez. 2, Ordinanza n. 128 del 04/01/2022; Sez. 6-2, Ordinanza n. 35171 del 18/11/2021; Sez. 2, Ordinanza n. 29176 del 20/10/2021; Sez. 3, Ordinanza n. 32935 del 20/12/2018; Sez. 3, Sentenza n. 3383 del 18/02/2005.4 E ciò anche ai fini di corroborare gli altri elementi probatori in atti ..."). In buona sostanza, l'annotazione della fattura elettronica (file in formato xml) nelle scritture contabili (Cassazione civile, ord. n. 949 del 10.01.2024 Cassazione civile, sez. II, 08.02.2024 n. 3581-Cassazione civile. sez. 2, ordinanza n. 1444 del 15 gennaio 2024; Cassazione civile, sez. 2, sentenza 21 ottobre 2019, n. 26801) costituisce idonea prova scritta tra imprenditori dell'esistenza del credito giacché la relativa annotazione, con richiamo alla fattura da cui nasce, costituisce atto ricognitivo in ordine ad un fatto produttivo di un rapporto giuridico sfavorevole al dichiarante, stante la sua natura confessoria ex art. 2720 c.c. 3 1 Cassazione civile, ord. n. 949 del 10.01.2024- (Cass. 13651/2006; nello stesso senso Cass. 15832/2011, Cass. 6502/1998); 4 Cassazione civile, sez. II, 08.02.2024 n. 3581-Cassazione civile sez. II, ordinanza n. 1444 del 15 gennaio 2024; Cassazione civile, sez. II, sentenza 21 ottobre 2019, n. 26801;
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> La non ha da ultimo puntualmente e tempestivamente contrastato5 (ex art. 115, I Pt_1 comma, c.p.c.) quanto diffusamente documentato dalla controparte opposta, sicchè la ingiunta oggi attrice anche in ossequio al generale principio dispositivo6 della prova, nemmeno 5 Ai sensi dell'art. 115, comma I, c.p.c. “salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita”. L'ultimo inciso («fatti non specificamente contestati») approda nell'art. 115 cit. a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 18 giugno 2009 n. 69 la quale ha, di fatto, convalidato la giurisprudenza di Cassazione che, a partire dall'arresto a Sezioni Unite del 2002 (sentenza n. 761), ha affermato l'esistenza, nell'ordinamento processuale civile, di un onere di contestazione per le parti, legato ai fatti introdotti dall'altra: conseguentemente, la “non contestazione” o la “contestazione generica” di fatti allegati dalla controparte vale quale relevatio ab onere probandi e produce effetti vincolanti per il giudice che deve “astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale e deve, perciò, ritenerlo sussistente, in quanto l'atteggiamento difensivo delle parti espunge il fatto stesso dall'ambito degli accertamenti richiesti” (v. Cassazione civile , sez. III, 05 marzo 2009, n. 5356). Secondo un orientamento si tratterebbe di un principio «di diuturna applicazione nelle controversie civili, di importanza essenziale per non rendere impossibile o comunque eccessivamente difficile l'onere probatorio delle parti ed in ispecie dell'attore, per evitare il compimento di attività inutili e quindi realizzare esigenze di semplificazione e di economia processuale». La ratio del principio di non contestazione, tenuto conto dell'architettura generale della legge 69/2009 e della dottrina suaccennata, va, dunque, ricercata nelle superiori esigenze di semplificazione del processo e di economia processuale, o anche, se si vuole, nella responsabilità o autoresponsabilità delle parti nell'allegazione dei fatti di causa. Non deve ignorarsi, peraltro, che la Cassazione più recente non ha esitato a ritenerlo protetto da rilievo costituzionale, quale strumento per garantire un “giusto processo”. In particolare, Cass. civ., sez. trib., 24 gennaio 2007 n. 1540 ha affermato che il c.d. “principio di non contestazione” ha anche una diretta incidenza sul principio di ragionevole durata del processo di cui all'art. 111 Cost. “Questo non può essere inteso soltanto come monito acceleratorio rivolto al giudice in quanto soggetto del processo, ma soprattutto alle parti, che, specie nei processi dispositivi, devono responsabilmente collaborare alla ragionevole durata del processo, dando attuazione, per quanto in loro potere, al principio di economia processuale e perciò immediatamente delimitando, ove possibile, la materia realmente controversa”. Ciò, invero, trova riscontro in altro autorevole orientamento che, già a suo tempo, avvisava che «dinanzi al magistrato non si va per tacere ma bensì per parlare, per far conoscere le proprie ragioni e i torti dell'avversario con dichiarazioni precise, positive e pertinenti alla lite». Per effetto dell'art. 115, comma I, c.p.c., dunque, nel ventaglio dei fatti introdotti nel giudizio, il giudice deve effettuare un distinguo: vanno a confluire nel thema probandum, infatti, solo i fatti “bisognosi di prova”: tali non sono i fatti non contestati che, in quanto ammessi, sono provati. Il difetto di contestazione produce, quindi, un triplice effetto: un effetto per chi doveva contestare (e non l'ha fatto), un effetto per il deducente (colui che allega il fatto non contestato), un effetto per il giudice. Per la parte gravata dall'onere di contestazione, il principio comporta che i fatti allegati dalla parte avversaria (e non contestati o contestati genericamente) debbono essere considerati incontroversi e non richiedenti una specifica dimostrazione (si v. Cass. civ., sez. 2, sentenza n. 27596 del 20 novembre 2008, ove la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda di accertamento dell'esistenza di una servitù di passaggio sul rilievo che gli attori non avevano allegato alcun fatto costitutivo del diritto stesso, senza tenere in adeguata considerazione che l'esistenza del diritto non era stata contestata dai convenuti e che l'unico oggetto del giudizio consisteva nello stabilirne l'estensione e le modalità di esercizio). Per il deducente: questo viene esonerato dall'onere della prova. Per il giudice, questi ha l'obbligo di ritenere il fatto provato senza svolgere istruttoria al riguardo. Per potersi assegnare alla contestazione un effettivo rilievo processuale devono, con essa, venire richiamate circostanze fattuali a tal fine pertinenti e significative: deve, cioè, trattarsi di una contestazione «specifica», il cui fulcro, tuttavia, va delimitato e circoscritto in ragione del fatto allegato. La contestazione deve, poi, essere “tempestiva” e tanto avviene quando essa interviene nella prima difesa utile (Cass. civ. 27 febbraio 2008 n. 5191; Cass. civ. 21 maggio 2008 n. 13079). Va condivisa sul punto la motivazione data dalle Sez. Un. 761 del 23 gennaio 2002. In detta decisione il Collegio Supremo spiega che il difetto di contestazione si coordina al potere di allegazione dei fatti e partecipa della sua natura, “sicchè simmetricamente soggiace agli stessi limiti apprestati per tale potere;
in altre parole, considerato che l'identificazione del tema decisionale dipende in pari misura dall'allegazione e dall'estensione delle relative contestazioni, risulterebbe intrinsecamente contraddittorio ritenere che un sistema di preclusioni in ordine alla modificabilità di un tema siffatto operi poi diversamente rispetto all'uno o all'altro dei fattori della detta identificazione”. Alcuno, peraltro, ha osservato che «la contestazione tardiva (vale a dire la contestazione successiva di un fatto originariamente incontestato), in quanto comportamento che può provenire esclusivamente dalla parte (che inizialmente non aveva contestato), può essere assimilata all'eccezione in senso stretto»: conseguentemente, in considerazione di quanto previsto dall'art. 345, comma II, c.p.c. la contestazione successiva di fatti rimasti incontestati nel giudizio di primo grado deve ritenersi inammissibile in appello. L'onere di contestazione, secondo la giurisprudenza anteriore alla legge 69/2009, involgeva solo i fatti cd. primari. Altri autori erano critici quanto a tale distinzione ed affermavano che il regime differenziato tra valore della non contestazione dei fatti principali e valore della non contestazione dei fatti secondari non reggesse poiché la non contestazione «opera allo stesso modo sia riguardo ai fatti principali che riguardo ai fatti secondari» (v. al riguardo, comunque, Cass. 17 aprile 2002, n. 5526, Foro it., 2002, I, 2017). La novella del 2009 non ha recepito la distinzione poiché, pur potendolo fare, non ha tenuto distinti i “fatti costitutivi della domanda” dagli altri, discorrendo tout court di “fatti non contestati” (differentemente da quanto avviene per gli artt. 167 o 702-bis, comma IV, c.p.c.). Ed, allora, deve ritenersi che la norma operi riguardo ad ogni fatto;
6 In tema di prova civile una circostanza dedotta da una parte può ritenersi pacifica se essa sia esplicitamente ammessa dalla controparte ovvero se questa -pur non contestandolo in modo specifico, abbia comunque improntato la propria difesa su circostanze ovvero
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> avrebbe potuto ritualmente valersi7 né giovarsi del conseguente esonero ovvero alleggerimento probatorio ai sensi ed agli effetti della norma appena sopra citata. Peraltro è dato di fatto oggettivo e non contestato (nemmeno in udienza del 06/11/2025 dalla parte opponente ) quanto affermato dalla difesa di parte opposta la quale ha Pt_1 CP_2 espressamente dichiarato che, ad oggi ancora, i materiali concessi a noleggio (e consegnati
argomentazioni incompatibili con il suo disconoscimento (cfr. Cassazione civile n. 23816/2010, 2699/2004 e da ultimo 10482/2001); ancora nel vigente ordinamento processuale i fatti allegati da una delle parti vanno considerati i pacifici -e quindi possono essere posti a fondamento della decisione- quando siano stati esplicitamente ammessi dalla controparte oppure quando questa, pur non avendoli espressamente contestati, abbia tuttavia assunto una posizione e ricostruzione difensiva assolutamente del tutto incompatibile con la loro negazione, così implicitamente ammettendone l'esistenza (cfr. Cassazione civile n. 5488/2006); la attuale normativa processualcivilistica, imponendo al convenuto l'onere di prendere posizione sui fatti costitutivi del diritto preteso dalla controparte considera la non contestazione un comportamento univocamente rilevante ai fini della determinazione dell'oggetto del giudizio con effetti vincolanti per il Giudice il quale dovrà pertanto astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato dovendo pertanto ritenerlo sussistente e provato cfr, Cassazione civile 10031/2004. Cfr. Cass. SSUU n. 11353/2004 i dati fattuali, interessanti sotto diverso profilo la domanda attrice, devono tutti essere esplicitati in modo esaustivo, o in quanto fondativi del diritto fatto valere in giudizio ovvero in quanto volti ad introdurre nel giudizio stesso circostanze di mera rilevanza istruttoria, non potendosi negare la necessaria circolarità, per quanto attiene al rito del lavoro, tra oneri di allegazione, oneri di contestazione ed oneri di prova;
circolarità affermata - come è opportuno ribadire ancora una volta - dal combinato disposto dell'art. 414, nn. 4 e 5, e dall'art. 416, 3° comma, c.p.c. (cfr. al riguardo Cassazione 5526/2002).Il principio di non contestazione, invero, opera tra parti, entrambe presenti nel giudizio, in relazione a fatti che siano stati chiaramente esposti da una parte, e non siano stati contestati dalla controparte, che pure ne abbia avuto l'opportunità. La parte che lo invochi, pertanto, in sede di impugnazione è gravata dell'onere di indicare specificamente in quale parte dell'incartamento processuale il fatto sia stato esposto, al fine di consentire al giudice di verificare la chiarezza dell'esposizione, e se la controparte abbia avuto occasione di replicare (Cass. n. 31619/2018). Il principio di non contestazione, di matrice giurisprudenziale, e poi confluito all'intero dell'art. 115 c.p.c., costituisce un meccanismo di semplificazione processuale, per cui la parte gravata dall'onere della prova, in presenza della non contestazione della controparte, non deve provare i fatti costitutivi del proprio diritto (se attore) o quelli posti a fondamento delle proprie eccezioni (se convenuto). Anche al processo tributario - caratterizzato, al pari di quello civile, dalla necessità della difesa tecnica e da un sistema di preclusioni, nonché dal rinvio alle norme del codice di procedura civile, in quanto compatibili - è applicabile il principio generale di non contestazione che informa il sistema processuale civile (con il relativo corollario del dovere del giudice di ritenere non bisognevoli di prova i fatti non espressamente contestati), il quale trova fondamento non solo negli artt. 167 e 416 cod. proc. civ., ma anche nel carattere dispositivo del processo, che comporta una struttura dialettica a catena, nella generale organizzazione per preclusioni successive, che caratterizza in misura maggiore o minore ogni sistema processuale, nel dovere di lealtà e di probità previsto dall'art. 88 cod. proc. civ., il quale impone alle parti di collaborare fin dall'inizio a circoscrivere la materia effettivamente controversa, e nel generale principio di economia che deve sempre informare il processo, soprattutto alla luce del novellato art. 111 Cost. Né assumono alcun rilievo, in contrario, le peculiarità del processo tributario, quali il carattere eminentemente documentale dell'istruttoria e l'inapplicabilità della disciplina dell'equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo (cfr. Cass.Civ., sez. 5, 24 gennaio 2007, n. 1540; più recentemente Cass.Civ., sez. 5, 18 maggio 2018, n. 12287, che lo limita, attesta l'indisponibilità dei diritti controversi, esclusivamente ai profili probatori del fatto non contestato e sempre che il giudice, in base alle risultanze ritualmente assunte nel processo, non ritenga di escluderne l'esistenza; cfr. Cass. n. 23710/2018). Da qui l'impossibilità di contestare o richiedere prova - oltre i termini preclusivi stabiliti dal codice di rito - su fatti non allegati nonché su circostanze che, pur configurandosi come presupposti o elementi condizionanti il diritto azionato, non siano stati esplicitati in modo espresso e specifico nel ricorso introduttivo del giudizio (cfr. in argomento tra le altre: Cassazione 2802/2003 cit.; 5526/2002 cit.; 15920/2000). ai poteri istruttori del giudice del lavoro il carattere discrezionale, detti poteri - proprio perché funzionalizzati al contemperamento del principio dispositivo con quello della ricerca della verità materiale - non possono mai essere esercitati in modo arbitrario. Ne consegue che il giudice - in ossequio a quanto prescritto dall'art. 134 c.p.c. ed al disposto di cui all'art. 111, 1° comma, Cost. sul "giusto processo regolato della legge" - deve esplicitare le ragioni per le quali reputa di far ricorso all'uso del poteri istruttori o, nonostante la specifica richiesta di una della parti, ritiene, invece, di non farvi ricorso (cfr. al riguardo tra le altre: Cassazione 8220/2003; 4180/2003; 6531/2003; 3026/1999; 310/1998). Gli stessi poteri di ufficio del giudice in materia di ammissione dei mezzi di prova sono ad esercitare pur sempre con limitato riferimento ai fatti comunque allegate dalle parti oppure emersi nel processo a seguito di contraddittorio tra le parti stesse (Cassazione SSUU n. 8202/2005) con esclusione quindi di supplenze di eventuali decadenze o inerzie istruttorie;
7 Cfr. Cass. SSUU (sentenza 23.01.2002 n. 761), la quale ha ritenuto che il difetto di contestazione «rende inutile provare il fatto, poiché non controverso (…) vincolando il giudice a tenerne conto senza alcuna necessità di convincersi della sua esistenza» (in senso conforme vds. Cass. III civ. 05.03.2009 n. 5356). Più di recente, la Suprema Corte ha anche sancito che: «l'attuale formulazione dell'art. 115 c.p.c. (legge n. 69/2009), statuisce che il Giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti e i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita» (cfr. Cass. I civ. 21.01.2015 n. 1045).
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> alla ) non sono stati in alcun modo restituiti alla proprietaria (e ciò nemmeno Pt_1 CP_2 in minima parte). Rappresenta che nemmeno vi sono stati pagamenti parziali in conto noleggio/vendita eseguiti <
….. CP_2
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> In ragione della nuova domanda per come formulata ) dalla stessa parte (peraltro solo CP_2 nella sua memoria ex art. 171 ter n. 1 cpc di parte senza peraltro contestazione, sul CP_2
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<<sezione tredicesima civile--r.g. n. 8763 2025-sentenza-pagina 1 di 17>> punto, di parte con istanza di emettere….. ordinanza-ingiunzione ai sensi dell'art.186 Pt_1 ter cpc (e non pronunzia di condanna ontologicamente diversa dalla ingiunzione ed unica possibile in questa sede) per l'importo di Euro €#33.880,95# corrispondente alle fatture emesse per le rate di nolo maturate ed impagate dal 30.11.2024 al 31.07.2025 in relazione ai materiali giacenti in cantiere e non restituiti, la stessa non potrà trovare accoglimento (almeno in questa sede di giudizio) per i motivi appena sopra enunziati. In ragione dell'esito del giudizio e del principio della soccombenza, le spese legali di lite e di procedura sono disciplinate come in dispositivo, cui in questa sede si rinvia tenuto conto del valore della causa e della applicazione di tutti i parametri di cui alla tabella del D.M. attualmente vigente. Quanto sopra in premessa, in fatto, in diritto ed in motivazione8 il Tribunale Civile e Penale di Milano provvede come in dispositivo. Ogni altra, ulteriore e diversa questione, in rito ed in merito9, deve ritenersi allo stato assorbita10. 8 Deve richiamarsi nel resto il principio di diritto ex Cass. SS.UU. n. 642/2015 secondo cui nel processo civile (ed anche in quello tributario in virtù di quanto disposto dal D Lgs 546/1992 art. 1 comma n. 2) non può ritenersi nulla la sentenza che esponga le ragioni della decisione limitandosi a riprodurre il contenuto di un atto di parte (ovvero di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari) eventualmente senza nulla aggiungere ad esso, sempre che in tal modo risultino comunque attribuibili al giudicante ed esposte in maniera chiara, univoca ed esaustiva, le ragioni sulle quali la decisione è fondata. E' inoltre da escludere che, alla stregua delle disposizioni contenute nel codice di rito civile e nella Costituzione, possa ritenersi sintomatico di un difetto di imparzialità del giudice il fatto che la motivazione di un provvedimento giurisdizionale sia, totalmente o parzialmente, costituita dalla copia dello scritto difensivo di una delle parti". Cfr. ratio espressa anche dalla pronunzia della Suprema Corte con. Sent. SS.UU. n. 642/2015 secondo cui non può trascurarsi la copiosa giurisprudenza secondo la quale la conformità della sentenza al modello di cui all'art. 132 cpc n. 4, e l'osservanza degli artt. 115 e 116 cpc non richiedono che il giudice del merito dia conto di tutte le prove dedotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo invece sufficiente e necessario che egli esponga in maniera concisa gli elementi in fatto e in diritto posti a fondamento della sua decisione (v. tra numerosissime Cass. 22801/2009), dovendo reputarsi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata (tra le moltissime v. Cass. nn. 17145 del 2006 e 2272/2007), nonchè la giurisprudenza secondo la quale anche la motivazione in forma sintetica è idonea a suffragare il convincimento in fatto, non costituendo vizio di omessa o insufficiente motivazione deducibile con ricorso per cassazione ai sensi dell''art. 360 cpc n. 5, n. 5, la ridotta estensione della sentenza ed essendo sufficiente che nella motivazione del provvedimento risulti esplicitato, ancorchè sinteticamente, l'iter logico-giuridico seguito dal giudice per pervenire alla decisione (v. Cass. n. 15489 del 2007). Peraltro, già nei decenni trascorsi la giurisprudenza di legittimità aveva dato una lettura informale e funzionale della sentenza, meglio, della sua motivazione, affermando, nell'ottica della semplificazione e dello "snellimento" del lavoro del giudice, pur senza sacrificare chiarezza e precisione, che non è viziata per omessa o insufficiente motivazione la sentenza stesa su modulo predisposto, quando questo sia stato utilizzato o adattato in maniera tale che la motivazione ne risulti aderente alla concretezza del caso deciso, con gli opportuni specifici riferimenti agli elementi di fatto che lo caratterizzano (v. anche Cass. 1570/1984 e 275/1995 e 24508/2006). 9 Cfr. art. 118, I comma ultima parte, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile;
10 Cfr. Suprema Corte di Cassazione sentenza n. 11547/2013 secondo cui la figura dell'assorbimento, che esclude il vizio di omessa pronuncia, ricorre, quando la decisione sulla domanda cd. assorbita diviene superflua, per sopravvenuto difetto di interesse della parte, che con la pronuncia sulla domanda cd. assorbente ha conseguito la tutela richiesta nel modo più pieno, e, in senso improprio, come nel caso in esame, quando la decisione cd. assorbente esclude la necessità o la possibilità di provvedere sulle altre questioni, ovvero comporta un implicito rigetto di altre domande;
non rientra tra le ipotesi di assorbimento la situazione in cui la decisione adottata non esclude la necessità, ne' la possibilità di pronunciare sulle altre questioni prospettate dalla parte, la quale conserva interesse alla decisione sulle stesse (Cass. 7663/2012 e 264/2006). Infatti, il vizio di omessa pronuncia è configurabile solo con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che richieda una pronuncia di accoglimento o di rigetto, e va escluso ove ricorrano gli estremi di una reiezione implicita o di un suo assorbimento in altre statuizioni. Occorre in premessa ricordare che, per consolidata giurisprudenza della Suprema Corte, il Giudice, nel motivare "concisamente" la sentenza secondo i dettami di cui all'art. 118 disp. att. cpc, non è tenuto ad esaminare specificamente ed analiticamente tutte le questioni sollevate dalle parti, ben potendosi limitare alla trattazione delle sole questioni, di fatto e di diritto, considerate rilevanti ai fini della decisione concretamente adottata. Ne consegue che quelle residue, non trattate in modo esplicito, non devono essere ritenute come "omesse", per
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P.Q.M.
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Il Tribunale Civile e Penale di Milano, in composizione monocratica nel procedimento al R.G. n. 8763/2025, definitivamente pronunziando nel contraddittorio tra le parti così provvede e dispone:
-Respinge integralmente l'opposizione proposta dalla Parte_1
( ) avverso il Decreto ingiuntivo emesso al n. 570/2025 in data del 02/01/2025 P.IVA_1 dal Tribunale di Milano (al RG n. 42815/2024) con conseguente acquisita definitiva esecutività del titolo monitorio come per legge;
-Disattende tutte le altre domande ed eccezioni proposte e formulate dalle parti costituite non già qui espressamente accolte;
-Condanna la parte ( ) alla refusione, in favore Parte_1 P.IVA_1 della controparte, delle spese legali della presente procedura qui di seguito liquidate in complessivi €#18.000,00# per compensi professionali, oltre ad IVA e CPA nella misura di legge ed oltre la percentuale del 15% a titolo di rimborso dovuto per le spese forfettarie;
-Sentenza immediatamente esecutiva ex lege;
-La presente sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del Giudice per l'immediato deposito in Cancelleria.
-Manda alla Cancelleria per quanto di sua competenza. Milano, il 07/11/2025.
Il Giudice
Dott. Jacopo Blandini
effetto di "error in procedendo", ben potendo esse risultare assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico-giuridica con quanto concretamente ritenuto provato. Alla luce di quanto appena ricordato, si deve quindi precisare che la trattazione sarà in questa sede limitata all'approfondimento delle sole questioni rilevanti e dirimenti ai fini del decidere;
ritenendosi quindi assorbite tutte le altre eccezioni e questioni. Ciò in applicazione del principio della cosiddetta 'ragione più liquida' desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., ulteriormente valorizzato e confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. SSUU sentenza n. 24883/2008; Cass. Civ. n. 26242/2014 e Cass. Civ. n. 9936/2014);
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