Sentenza 29 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Taranto, sentenza 29/03/2025, n. 927 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Taranto |
| Numero : | 927 |
| Data del deposito : | 29 marzo 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI TARANTO
SEZIONE LAVORO
Il Tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, in composizione monocratica nella persona della dott.ssa Viviana Di Palma, a seguito della sostituzione dell'udienza del
29/03/2025 mediante deposito di note scritte ai sensi dell'art. 127 ter c.p. pronuncia, fuori udienza, la seguente
Sentenza nella causa per controversia di previdenza sociale promossa da:
Parte_1
rappr. e dif. dall'avv. Pezzuto Remo e dall' Avv. Fiorella Loforese
- Ricorrente – contro
in persona del legale Controparte_1
rappresentante pro tempore, rappr. e dif. dagli Avv.ti Berloco Maria Maddalena e
Andriulli Antonio
- Convenuto –
OGGETTO: “PENSIONE DI VECCHIAIA EX ART. 1, CO. 8, D. LGS. N° 503/92”
Fatto e diritto
Con ricorso depositato in data 15/06/2021 la parte ricorrente espose che aveva inutilmente richiesto in sede amministrativa la pensione anticipata di vecchiaia, ai sensi dell'art. 1, co. 8, D. Lgs. n° 503/92, norma che, nel prevedere la progressiva elevazione dei limiti di età per il pensionamento di vecchiaia, ha espressamente previsto che tale elevazione “non si applica agli invalidi in misura non inferiore all'80%”.
rifusione delle spese.
L convenuto si è costituito e ha chiesto rigettarsi la domanda, contestando CP_1
la sussistenza dei requisiti dell'azionato diritto inerenti allo stato di invalidità; eccepiva altresì che, anche in caso di accoglimento, la decorrenza della prestazione sarebbe da fissarsi alla prima “finestra” utile (cioè trascorsi dodici mesi dal perfezionamento di tutti i requisiti di legge), atteso che la legge 122/2010 ha introdotto le così dette
“finestre mobili”, assertivamente applicabili anche alle pensioni di vecchiaia anticipata ex D. Lgs. 503/92.
Nel corso del giudizio è stata disposta ed espletata l'invocata consulenza tecnica in esito alla quale la causa è stata infine trattata alla stregua degli atti processuali ritualmente depositati, nonché delle “note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni” depositate ai sensi dell'art. 127-ter cpc., con successiva pronuncia fuori udienza, da parte del giudice, della presente sentenza (comprensiva del dispositivo e della esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione).
***************
La domanda risulta fondata e, conseguentemente, deve essere accolta.
Ed invero la espletata indagine tecnica ha consentito di accertare che la parte ricorrente risulta attualmente affetta da patologie che ne comportano una riduzione della capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle sue attitudini, in misura pari all'82%, con decorrenza sin dalla presentazione della domanda in via amministrativa.
Le conclusioni cui il consulente è pervenuto, a seguito di accurati esami clinici e strumentali e di attento studio della documentazione prodotta, appaiono pienamente condivisibili in quanto sorrette da adeguata motivazione medico-legale, del tutto immune da vizi logico-giuridici, non essendo peraltro stati evidenziati, in maniera specifica, eventuali errori o omissioni e dovendosi ovviamente ritenere che la consulenza tecnica d'ufficio può integrare, per relationem, la motivazione in fatto della presente sentenza (cfr. CASS. LAV. 27 LUGLIO 2006 N° 17178 e le molteplici ivi citate, nonché CASS. SEZ. I, 4 MAGGIO 2009 N° 10222).
Tanto, evidentemente, come nella specie, vieppiù ove manchino contrarie argomentazioni delle parti ovvero ove esse non siano specifiche né tali, se fondate, da condurre ad una decisione diversa da quella adottata (cfr. anche CASS. SEZ. III, 30
APRILE 2009 N° 10123).
Orbene, essendo stata comprovata la sussistenza di invalidità in misura almeno pari all'80%, ricorrono le condizioni medico-legali per il riconoscimento della pensione di vecchiaia, ai sensi dell'art. 1, co. 8, D. Lgs. n° 503/92.
Tanto, però, con decorrenza non dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della istanza amministrativa, bensì dalla successiva data determinata mediante l'applicazione del sistema delle cc.dd. “finestre mobili” (ex art. 12 del d.l. n.
78/2010,), trattandosi di disciplina riferibile anche alle pensioni di vecchiaia anticipata ex D. Lgs. 503/92.
Sul punto, invero, si ritiene di aderire all'orientamento espresso da 13 CP_2
NOVEMBRE 2018 N° 29191, stante l'autorevolezza della fonte da cui promana ed in considerazione della funzione nomofilattica propria della giurisprudenza di legittimità
(in senso conforme, si veda anche . 3 FEBBRAIO 2020 N° 2382). Controparte_3
Invero, l'art. 12 del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, conv. in l. n. 122/2010, dispone in sostanza che i lavoratori dipendenti che acquistano il diritto a pensione di vecchiaia a
65 anni se uomini ed a 60 se donne, devono attendere un anno dopo il raggiungimento dell'età pensionabile per vedere liquidata la prestazione: si tratta appunto della generalità dei lavoratori dipendenti iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per i quali l'art. 1 del d.lgs. n. 503/1992 e la tabella A allegata al medesimo decreto
(sostituita dalla tabella A allegata alla legge n. 724/1994), stabiliva un graduale aumento delle età minime per l'accesso alla pensione di vecchiaia divenuto appunto di
65 anni per gli uomini e 60 per le donne a decorrere dal 1° gennaio 2000 (poi modificato, dal 1° gennaio 2012, per effetto delle disposizioni di cui all'art. 24 d.l. n. 201/2011, conv. in l. n. 214/2011).
Deve tuttavia rilevarsi che l'art. 12, comma 10, del decreto legge n. 78/2010 convertito con modificazioni dalla legge n. 122/2010 individua in modo ampio l'ambito soggettivo di riferimento al quale applicare il regime delle finestre ivi regolato (e dunque lo slittamento di un anno dell'accesso alla pensione di vecchiaia).
Dal punto di vista letterale quindi, ed in base alla medesima ampia proposizione dettata dalla legge, nel perimetro normativo possono certamente rientrare i soggetti che, essendo "invalidi in misura non inferiore all'80%", hanno diritto alla pensione di vecchiaia anticipata secondo la disciplina dettata dall'art. 1 del d.lgs. 502/1993.
Ed infatti, la pensione anticipata in discorso va considerato un normale trattamento di vecchiaia (che matura sulla base dei soliti requisiti contributivi) e costituisce la risultante di una semplice deroga all'applicazione di una norma generale concernente l'innalzamento della soglia dell'età pensionabile prima in vigore, nell'ipotesi in cui i beneficiari versino in uno stato di invalidità non inferiore all'80%: tant'è che CASS. N.
11750/2015 ha chiarito che la regolamentazione della pensione di vecchiaia in oggetto comporta "una anticipazione dei normali tempi di perfezionamento del diritto alla pensione attuata attraverso un'integrazione ex lege del rapporto assicurativo e contributivo, che consente, in presenza di una situazione di invalidità, una deroga ai limiti di età per il normale pensionamento. Lo stato di invalidità costituisce, dunque, solo la condizione in presenza della quale è possibile acquisire il diritto al trattamento di vecchiaia sulla base del requisito di età vigente prima dell'entrata in vigore del d.lgs.
n. 503/1992 ma non può comportare lo snaturamento della prestazione che rimane un trattamento diretto di vecchiaia (diretto a coprire i rischi derivanti dalla vecchiaia), ontologicamente diverso dai trattamenti diretti di invalidità (... diretti a coprire i rischi derivanti, appunto, dall'invalidità) previsti dalla legge 222/1984".
Ad avviso della SUPREMA CORTE, dunque, non è corretto sostenere che per includere le pensioni di vecchiaia anticipate nel meccanismo delle finestre la legge avrebbe dovuto esplicitarlo espressamente, dato che esse rientrano nell'ampio disposto ("alle età previste dagli specifici ordinamenti negli altri casi") utilizzato, in via residuale, dal legislatore nello stesso articolo 12 cit. (e già impiegato in termini simili ed in via generale dall'art. 1 comma 5 della legge 247/2007).
Va poi considerato che nemmeno vengono in rilievo cogenti principi di ordine costituzionale tali da consentire di sindacare scelte normative che sono chiaramente ispirate alla necessità del contenimento finanziario ed al riequilibrio del sistema previdenziale.
E si deve altresì precisare che: « La posticipazione della decorrenza della pensione di vecchiaia anticipata di cui all'art. 1, comma 8, del d.lgs. n. 503 del 1992, in applicazione del disposto di cui all'art. 12 del d.l. n. 78 del 2010, conv. dalla l. n. 122 del 2010, va calcolata in relazione alla previsione di cui all'art. 6 della l. n. 155 del
1981, e, dunque, tenendo conto che il diritto alla pensione di vecchiaia matura normalmente con il realizzarsi del complesso dei requisiti richiesti dalla legge e non già a seguito della presentazione della domanda amministrativa, che costituisce mero atto d'impulso del procedimento finalizzato alla verifica e certazione dei requisiti di legge, finalizzato a rendere liquida ed esigibile la prestazione stessa» (sic CASS. LAV.
13 GIUGNO 2023 N° 16829). Ed ancora, 27 NOVEMBRE 2019 N° 31001 ha CP_2
rimarcato che: «La pensione di vecchiaia anticipata per invalidità soggiace alla generale previsione dell'aumento dell'età pensionabile in dipendenza dell'incremento della speranza di vita di cui all'art. 22-ter, comma 2, del d.l. n. 78 del 2009, conv. dalla
l. n. 102 del 2009, poiché la sussistenza dello stato di invalidità costituisce solo la condizione in presenza della quale è possibile acquisire il diritto al trattamento di vecchiaia sulla base del requisito di età vigente prima dell'entrata in vigore del
d.lgs. n. 503 del 1992, senza tuttavia comportare uno snaturamento della prestazione, che rimane pur sempre un trattamento diretto di vecchiaia, ontologicamente diverso dai trattamenti diretti di invalidità».
Quanto agli ulteriori requisiti costitutivi, questi non sono stati espressamente contestati, senza che parte convenuta abbia poi formulato – nel successivo corso del giudizio come si era riservata – alcuna specifica contestazione.
In definitiva l deve essere condannato a corrispondere a parte ricorrente la CP_1 pensione di vecchiaia ex art. 1, co. 8, D. Lgs. n° 503/92 con la decorrenza di legge – in applicazione dell'art. 12 del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, conv. in l. n. 122/2010 - e nella misura dovuta, oltre agli interessi legali sui ratei dovuti dopo il 120° giorno dalla data predetta sino al soddisfo.
Le spese sostenute da parte ricorrente, liquidate e distratte come da dispositivo, così come le già liquidate spese di CTU, seguono la soccombenza e vanno pertanto poste a carico dell' , quale unico titolare (dal lato passivo) del rapporto fatto valere in CP_1
giudizio.
Si precisa che nella liquidazione - effettuata ai sensi del D.M. 10 marzo 2014 n° 55
(e succ. modif. e integr.) - si è avuto riguardo alla semplicità sia dell'oggetto (anche con valutazione ex ante, trattandosi di una mera controversia per prestazioni di previdenza o assistenza sociale) sia della attività istruttoria in concreto svolta
(consistente, in buona sostanza, solo nell'espletamento di una consulenza tecnica): sull'argomento, si vedano 3 GIUGNO 2010 N° 13452 (quanto alla CP_2
applicazione dell'ART. 60 del R.D.L. N. 1578 del 1933, sia pur nei limiti di cui alla L. 13 giugno 1942, n. 794, art. 4), nonché attualmente l'art. 4, primo comma, dello stesso
D.M. n° 55/14.
Inoltre, quanto alla determinazione del valore della controversia, si è fatta applicazione del criterio dettato dalla seconda parte del secondo comma dell'art. 13 cod. proc. civ., cioè cumulando fino ad un massimo di dieci le annualità domandate, con riferimento specifico ai ratei maturati fino alla data della presente pronuncia, non potendosi considerare anche le annualità successive a quelle oggetto della condanna
(sul punto, cfr. CASS. LAV. 31 GENNAIO 2011 N° 2148 e, soprattutto, CASS. SEZ. VI-
LAV., 18 SETTEMBRE 2012 N° 15656).
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunziando, così provvede:
1. accoglie la domanda per quanto di ragione e, per l'effetto, riconosciuto il diritto della parte ricorrente al conseguimento della pensione di vecchiaia ex art. 1, co. 8, D.
Lgs. n° 503/92, condanna il convenuto a corrisponderne i relativi importi con la decorrenza di legge – in riferimento alla data dell'istanza amministrativa ma con applicazione dell'art. 12 del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, conv. in l. n. 122/2010 (cioè con differimento di dodici mesi rispetto al perfezionamento di tutti i requisiti di legge)
- e nella misura dovuta, oltre agli interessi legali sui ratei dovuti dopo il 120° giorno dalla data predetta sino al soddisfo;
2. condanna l al pagamento in favore di parte ricorrente delle spese e CP_1
competenze del giudizio, che liquida in complessivi €.2.800,00 a titolo di compenso professionale ex D.M. n° 55/14 (e succ. modif. e integr.), oltre al rimborso delle spese forfetarie, dell'eventuale contributo unificato, dell'I.V.A. e del contributo integrativo, con distrazione in favore dell'Avv. Fiorella Loforese e dell'Avv. Stab. Remo Pezzuto, dichiaratisi anticipatari;
3. pone definitivamente a carico dell' le spese di C.T.U. già liquidate. CP_1
Taranto, 29 marzo 2025.
IL TRIBUNALE - GIUDICE DEL LAVORO
DOTT.SSA VIVIANA DI PALMA