TRIB
Sentenza 14 gennaio 2025
Sentenza 14 gennaio 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Brescia, sentenza 14/01/2025, n. 177 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Brescia |
| Numero : | 177 |
| Data del deposito : | 14 gennaio 2025 |
Testo completo
R.G. 1123/2023
Tribunale Ordinario di Brescia
Settima Sezione Civile nel giudizio promosso da e con l'avvocato Fiorella Goretta Parte_1 Parte_2
ricorrenti nei confronti di
Controparte_1
resistente con l'intervento del Pubblico Ministero ha pronunciato la seguente sen ten za
1. I ricorrenti hanno chiesto l'accertamento della cittadinanza italiana in quanto discendenti di
[...]
, nato a [...] il [...], e trasferitosi nel corso della vita in Brasile. Persona_1
Hanno rappresentato come segue la linea di discendenza: “… l'odierno ricorrente è discendente diretto di , cittadino italiano, nato a [...] il [...] (doc. n. 1); Persona_1
contraeva matrimonio il 25.01.1875 a Trescorre con (doc. n. Persona_1 Persona_2
2); decedeva in Brasile, dove nel frattempo si era trasferito, il 18/04/1932 (doc. Persona_1
n. 3); dal matrimonio tra e nasceva a Garibaldi - Stato del Rio Persona_1 Persona_2
Grande do Sul (Brasile) in data 26/06/1982, (doc. n. 4). Quest'ultimo, ancorché il Persona_3 cognome fosse stato erroneamente riportato nei certificati dell'anagrafe brasiliana (“ anziché Pt_1
“ ) è certamente figlio di e ciò risulta dal mandato di rettificazione Persona_1 Persona_1
del registro civile datato 18/12/2019, in forza di sentenza in data 16/12/2019 passata in giudicato il
18/12/2019, pronunciata dal Dott. Benedito Sergio de Oliveira, Giudice di Diritto della 2° sezione civile foro di Ribeirao Preto, Contrada di Riberiao Preto, processo n. 1040077-10.2019.8.26.0506
(come emerge dal certificato di morte prodotto sub 3 e dai successivi certificati rettificati, fino a quello di morte del Sig. ; il Sig. contraeva matrimonio il giorno Persona_4 Controparte_2
11/05/1912 con (doc. n. 5) e decedeva in Brasile il 24/11/1943 (doc. n. 6); che Persona_5 dall'unione tra e nasceva il 24.12.1924 a Encantado - Stato del Controparte_2 Persona_5
Rio Grande do Sul (Brasile), (doc. n. 7) che il 26.04.1947 sposava Persona_4 Persona_6
(doc. n. 8) e decedeva a Araraquara il 01/11/1994 (doc. n. 9); che dal matrimonio tra Persona_4
e nasceva in data 27/05/1953, a Pouso Novo - Stato del Rio Grande
[...] Persona_6 Parte_1
do Sul (Brasile) (doc. n. 10), il quale sposava in data 17/10/1975 La non coincidenza CP_3 tra i cognomi del padre ( e del figlio ( è conseguenza, come si è visto, Persona_4 Parte_1 delle rettificazioni sopra menzionate, che hanno dato atto dell'originario errore di trascrizione nei registri anagrafici brasiliani del cognome registrato come Per tale motivo, esaurita Persona_1 Pt_1
la sequela delle rettificazione, il cognome dei discendenti di è rimasto ma, Persona_1 Pt_1
ciò nonostante, in virtù di quanto risulta dai certificati prodotti, non vi è dubbio che si tratti di soggetti facenti parte dello stesso albero genealogico;
che dal matrimonio tra e Parte_1 CP_3 nasceva l'odierno ricorrente il 25.03.1985 a Rio Claro – Stato di San Paolo (doc. Parte_1
n. 11), coniugato in data 09.09.2011 con (doc. n. 12); che dal Persona_7
matrimonio tra e nasceva, infine, in data Parte_1 Persona_7
28/07/2022, che l'avo del ricorrente, , è deceduto in Brasile Parte_2 Persona_1
senza mai rinunciare alla cittadinanza italiana e senza naturalizzarsi cittadino brasiliano (doc. n.
13); …”.
Il Pubblico Ministero ha preso visione del ricorso.
Non è stata espletata attività di istruzione probatoria.
2. In diritto, più in generale, si osserva che:
− lo Statuto Albertino non recava una definizione di “regnicolo”;
− l'art. 4 cod. civ. 1865 stabiliva che «è cittadino il figlio di padre cittadino» e il successivo art. 14 prevedeva che «la donna cittadina che si marita a uno straniero diviene straniera, sempreché per il fatto del matrimonio acquisti la cittadinanza del marito»;
− la l. 13 giugno 1912, n. 555 ha disciplinato in modo organico la materia della cittadinanza, abrogando le norme del codice civile (art. 17), e stabilendo, tra l'altro, che «è cittadino per nascita il figlio di padre cittadino» (art. 1) e che «la donna cittadina che si marita a uno straniero perde la cittadinanza italiana, sempreché il marito possieda una cittadinanza che per fatto del matrimonio a lei sì comunichi» (art. 10, co. 3);
− la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 1 l. n. 555/1912, nella parte in cui non prevedeva che fosse cittadino per nascita anche il figlio di madre cittadina (sent. 28 gennaio 1983,
n. 30) e dell'art. 10, co. 3, nella parte in cui prevedeva la perdita della cittadinanza italiana indipendentemente dalla volontà della donna (sent. 9 aprile 1975, n. 87);
− la Corte di cassazione ha statuito a sezioni unite che «[l]e norme precostituzionali riconosciute illegittime per effetto di sentenze del giudice della legge sono inapplicabili e non hanno più effetto dal 1 gennaio 1948 sui rapporti su cui ancora incidono, se permanga la discriminazione delle persone per il loro sesso o la preminenza del marito nei rapporti familiari, sempre che vi sia una persona sulla quale determinano ancora conseguenze ingiuste, ma giustiziabili, cioè tutelabili in sede giurisdizionale. Di certo non può costituire criterio ermeneutico in senso opposto degli effetti delle sentenze d'incostituzionalità delle leggi, la diffidenza della prassi amministrativa verso una eccessiva espansione della retroattività, che potrebbe dar luogo ad una moltiplicazione di richieste di cittadinanza dai discendenti dei cittadini italiani emigrati in altri Stati» (sent. 25 febbraio 2009,
n. 4466);
− ai sensi dell'art. 1, co. 1, lett. a), l. 5 febbraio 1992, n. 91 «è cittadino per nascita il figlio di padre o di madre cittadini».
In diritto, in particolare, con riguardo alle fattispecie connesse con l'ordinamento brasiliano, si osserva che:
− si era posto il problema della c.d. “grande naturalizzazione”, introdotta con decreto governativo n.
58 A del 15 dicembre 1889, a mente del quale gli italiani presenti in Brasile al 15 novembre 1889 avrebbero ottenuto la naturalizzazione automatica brasiliana, a meno che avessero manifestato entro sei mesi, dinanzi ai propri consolati, la volontà di conservare la cittadinanza italiana;
− la Corte di cassazione ha enunciato a sezioni unite i seguenti princìpi di diritto: «(i) secondo la tradizione giuridica italiana, nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge sulla cittadinanza n. 555 del 1912 e dall'attuale L. n. 91 del 1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario iure sanguinis, e lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in ognitempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano;
a chi richieda il riconoscimento della cittadinanza spetta di provare solo il fatto acquisitivo e la linea di trasmissione, mentre incombe alla controparte, che ne abbia fatto eccezione, la prova dell'eventuale fattispecie interruttiva;
|| (ii) l'istituto della perdita della cittadinanza italiana, disciplinato dal codice civile del 1865 e dalla L. n. 555 del 1912, ove inteso in rapporto al fenomeno di cd. grande naturalizzazione degli stranieri presenti in Brasile alla fine dell'Ottocento, implica un'esegesi restrittiva delle norme afferenti, nell'alveo dei sopravvenuti principi costituzionali, essendo quello di cittadinanza annoverabile tra i diritti fondamentali;
in questa prospettiva l'art. 11, n. 2, c.c. 1865, nello stabilire che la cittadinanza italiana è persa da colui che abbia “ottenuto la cittadinanza in paese estero”, sottintende, per gli effetti sulla linea di trasmissione iure sanguinis ai discendenti, che si accerti il compimento, da parte della persona all'epoca emigrata, di un atto spontaneo e volontario finalizzato all'acquisto della cittadinanza straniera – per esempio integrato da una domanda di iscrizione nelle liste elettorali secondo la legge del luogo –, senza che l'aver stabilito all'estero la residenza, o anche l'aver stabilizzato all'estero la propria condizione di vita, possa considerarsi bastevole, unitamente alla mancata reazione al provvedimento generalizzato di naturalizzazione, a integrare la fattispecie estintiva dello status per accettazione tacita degli effetti di quel provvedimento;
|| (iii) dagli artt. 3,4,16
Cost. e seg., e art. 22 Cost., dall'art. 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del
10 dicembre 1948 e dal Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, si ricava che ogni persona ha un diritto soggettivo permanente e imprescrittibile allo stato di cittadino, che congloba distinti ed egualmente fondamentali diritti;
ciò rileva anche in relazione all'esegesi delle norme dello Stato precostituzionale, ove ancora applicabili;
il diritto si può perdere per rinuncia, ma purché volontaria ed esplicita, in ossequio alla libertà individuale, e quindi mai per rinunzia tacita, a sua volta desumibile da una qualche forma di accettazione tacita di quella straniera impartita per provvedimento generalizzato di naturalizzazione;
|| (iv) la fattispecie di perdita della cittadinanza italiana, correlata all'accettazione di un “impiego da un governo estero” senza permissione del governo italiano, deve essere intesa, sia nell'art. 11 c.c. abr., n. 3, sia nella L. n. 555 del 1912, art. 8, n. 3, come comprensiva dei soli impieghi governativi strettamente intesi, che abbiano avuto come conseguenza l'assunzione di pubbliche funzioni all'estero tali da imporre obblighi di gerarchia e fedeltà verso lo Stato straniero, di natura stabile e tendenzialmente definitiva, così da non poter essere integrata dalla mera circostanza dell'avvenuto svolgimento all'estero di una qualsivoglia attività di lavoro, pubblico o privato» (sent. 24 agosto 2022, n. 25318).
3. Nel caso di specie è provato che , nato a [...] il [...] Persona_1
(doc. 1 fasc. ric.) non ha acquisito la cittadinanza brasiliana per naturalizzazione (doc. 15 fasc. ric.).
La linea di discendenza dall'avo nei termini indicati nel ricorso è provata dai documenti prodotti dai ricorrenti, indicati sopra e non oggetto di critiche da parte dell'amministrazione resistente.
La domanda è fondata.
4. Parte ricorrente ha evidenziato che i tempi di attesa per la convocazione presso il consolato competente sono indeterminati, ragione per cui ha esperito l'odierna azione. Atteso che verosimilmente ciò dipende dal numero copioso di domande, non si può ritenere che l'amministrazione abbia dato causa all'affare. Inoltre, il convenuto si è rimesso all'accertamento del giudice. Le spese processuali sono compensate tra le parti per intero.
Per qu esti motivi
1. Dichiara che e sono cittadini italiani. Parte_1 Parte_2
2. Ordina al e, per esso, al competente Ufficiale dello Stato Civile di procedere Controparte_1
agli adempimenti previsti dalla legge.
3. Compensa per intero tra le parti le spese processuali.
Brescia, 14.1.25
Il giudice
Christian Colombo