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Sentenza 17 aprile 2025
Sentenza 17 aprile 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Lucca, sentenza 17/04/2025, n. 303 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Lucca |
| Numero : | 303 |
| Data del deposito : | 17 aprile 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Lucca, Sezione civile, in composizione collegiale, nella persona dei giudici:
- Michele Fornaciari presidente, relatore-estensore
- Alice Croci componente
- Michela Boi componente ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile di primo grado n. 2212/24 RG, fra le seguenti parti:
- parte attrice (meglio identificata, rappresentata e difesa come in atti):
CP_1
- parte convenuta (meglio identificata, rappresentata e difesa come in atti):
AN IN
e con l'intervento del Pubblico Ministero
Conclusioni
Le parti hanno concluso come da verbale dell'udienza del 16.4.25
Oggetto del processo
La causa ha ad oggetto la separazione delle parti, le quali hanno contratto matrimonio concordatario il 14.5.95 a SS (il matrimonio è stato trascritto nel registro degli atti di matrimonio del medesimo comune con i seguenti estremi: n. 15, parte II, serie A, anno 1995), in regime di separazione dei beni, ed hanno due figlie maggiorenni ed economicamente autosufficienti.
A tale riguardo, l'attrice ha dedotto quanto segue.
La sig.ra conosceva il sig. IN nell'anno 1989 quando entrambi svolgevano attività di volontariato presso la CP_1
Croce Verde di Viareggio. Dopo un periodo di conoscenza la coppia si fidanzava nell'anno 1992. Durante il fidanzamento il sig. IN manifestava una gelosia ossessiva e teneva condotte aggressive nei confronti della ricorrente tanto che quest'ultima era vittima di diversi episodi di violenza: quando la coppia abitava a SS (LU), fraz. Stiava, il sig. IN, poiché la compagna aveva rivisto un suo ex fidanzato, la aggrediva verbalmente offendendola senza alcun motivo apostrofandola “PU” e fisicamente prendendola per i capelli, spingendola sul divano e afferrandola per il collo.
Interveniva a difesa della ricorrente la madre del resistente, che, a sua volta, veniva spintonata. Sul luogo intervenivano le Forze dell'Ordine. A seguito di ciò la sig.ra decideva di interrompere la relazione sentimentale con il sig. IN CP_1 per circa 6 mesi, dopodichè, pensando che l'uomo fosse cambiato, riprendeva la convivenza. Purtroppo il resistente continuava a tenere condotte controllanti ed aggressive, spesso acuite dall'utilizzo di sostanze alcoliche: il sig. IN accusava costantemente la compagna di intrattenere relazioni con altri uomini. Nel mese di maggio dell'anno 1995 la Per_ coppia si sposava e nascevano due figlie, oggi di anni 29, e , oggi di anni 22. Anche in costanza di Per_1 matrimonio e durante le due gravidanze il IN era solito temere condotte violente nei confronti della moglie, il tutto aggravato dall'uso smodato di sostanze alcoliche e stupefacenti. Nell'anno 2015, a seguito dell'ennesima aggressione fisica subita, intervenivano le Forze dell'Ordine, che accompagnavano la sig.ra al Pronto Soccorso dell'Ospedale CP_1
Unico Versilia di Lido di Camaiore (LU) dove veniva attivata la procedura del Codice Rosa. Più precisamente il resistente rincasava a tarda notte in evidente stato di ubriachezza ed iniziava ad offendere e minacciare il vicinato per poi sbattere nella persiana dell'abitazione e prendersela con la moglie rivolgendole, prima appellativi come “PU, sgualdrina da strada, t'ammazzo anche te tanto non ho nulla da perdere” e, poi, dandole un forte calcio nella pancia e colpendola con una sedia. Poiché il nucleo familiare era già seguito dal Servizio Sociale del Comune di SS, l'assistente sociale,
Dott.ssa contattava il personale del Centro Antiviolenza L'Una per L'Altra di Viareggio per valutare Testimone_1 Per_ una messa in protezione della donna e delle due figlie ma poiché la figlia più piccola era prossima a sostenere l'esame di terza media la ricorrente non se la sentiva di allontanarla e così decideva di rientrare nella casa familiare. Tra
l'altro il sig. IN, nel frattempo, veniva sottoposto al primo trattamento sanitario obbligatorio (TSO), altro motivo per cui la resistente decideva di non andare in protezione in quanto preoccupata che il marito potesse commettere gesti insani e/o pericolosi. Purtroppo la situazione non migliorava. Sempre nello stesso anno il resistente, a seguito di una lite per motivi di gelosia, una notte trascinava con forza la moglie sul balcone di casa dove la lasciava per diverse ore. Nell'anno
2016 si verificava un altro grave episodio di violenza domestica, il sig. IN, dopo aver offeso la moglie “PU”, la afferrava con forza per il collo fino quasi a soffocarla. Anche in quel caso intervenivano le Forze dell'Ordine e veniva eseguito un secondo TSO nei confronti del resistente. Il marito era ossessionato dalla gelosia tanto che era arrivato ad impedire alla moglie di uscire di casa da sola e le controllava continuamente il telefono cellulare oltre che a presentarsi quotidianamente sul posto di lavoro della ricorrente. Quest'ultima doveva giustificare ogni spostamento ed inviare al sig.
IN le foto di dove si trovasse e messaggi con scritto “Arrivata” oppure “Uscita”, sempre se le veniva concesso di uscire di casa, motivo per cui la comparente nel tempo perdeva diversi lavori. Innumerevoli, poi, i messaggi vocali in cui il marito accusava la moglie di infedeltà e, quindi, veniva definita “PU”. A tutto quanto sopra si aggiungeva il fatto che il sig. IN, non lavorando, pretendeva di gestire i guadagni della moglie, spesso utilizzati per l'acquisto di sostanze alcoliche e sostanze stupefacenti. Basti pensare che nell'ultimo anno di vita insieme (2023) il resistente, per far fronte al proprio fabbisogno di cocaina, pretendeva ogni giorno € 80,00 e se non gli venivano dati minacciava e picchiava la moglie oltre a pretendere che quest'ultima lo accompagnasse in auto a comprare la droga o a chiedere soldi in prestito ad altre persone. Negli ultimi due anni, in particolare nell'anno 2023, le violenze verbali, psicologiche e fisiche aumentavano. In data 03.01.2023, mentre i coniugi erano in casa, il sig. IN accusava la moglie di aver mal lavato una sua maglietta ritenendola macchiata, fattogli notare che, in realtà, si trattava di striature proprie della maglia di tutta risposta prendeva il bastone della scopa e colpiva la ricorrente allo zigomo sinistro, poi prendeva una sedia e la colpiva al braccio sinistro.
In quel periodo la comparente lavorava presso il ristorante “La Barca” in Viareggio (LU) ed a chi le chiedeva cosa avesse fatto all'occhio tutto nero la sig.ra rispondeva che se lo era procurato a causa della zampata ricevuta dal cane. In CP_1 data 02.04.2023, mentre i coniugi si trovavano sul luogo di lavoro (in quel periodo anche il marito lavorava al ristorante
“La Barca”), un cameriere, poco prima di iniziare il servizio di pranzo, faceva notare alla ricorrente di avere il cartellino che sbucava dalla camicia e la aiutò a sistemarlo. Il sig. IN, allora, invitava la moglie ad uscire all'esterno per farle una scenata di gelosia, infatti l'aggrediva verbalmente accusandola di essere una “PU” e che non avrebbe dovuto permettere al cameriere di toccarla, dopodichè le dava un violento calcio alla gamba sinistra tanto da essere necessario l'utilizzo del ghiaccio. Anche in quell'occasione la ricorrente, per paura, raccontava di aver sbattuto accidentalmente. Ad agosto 2023, mentre i coniugi si trovavano in auto, giunti alla rotonda presso la Cittadella del Carnevale in Viareggio
(LU), avvertendo un rumore a seguito della frenata fatta dalla moglie, il sig. IN la accusava di aver danneggiato l'autovettura e che avrebbe dovuto spendere i soldi per ripararla. Il marito, nel frattempo, registrava il tutto, poi sfilava le chiavi dal quadro, scendeva dall'auto urlando “o questa PU fa i pompini gratis”, lasciando la moglie da sola con il veicolo in mezzo alla rotonda. Nella circostanza si avvicinava un ragazzo a bordo di un ciclomotore, che chiedeva alla ricorrente se andava tutto bene, a quel punto il sig. IN montava di nuovo sull'auto ed intimava alla moglie di ripartire accusandola di essere una poco di buono e, con riferimento al ragazzo, le urlava “lo vedi c'è chi ti difende zoccola”. Ad ottobre 2023, mentre i coniugi si trovavano nella loro abitazione, il resistente si innervosiva per l'abbaiare di alcuni cani del vicinato, pertanto chiedeva alla moglie di chiamare i vigili urbani, poiché quest'ultima si rifiutava l'aggrediva verbalmente “brutta sgualdrina continui a difendere la famiglia perché sennò parlano e dicono che quando io ero Pt_1 in carcere tu trombavi in casa con altri uomini”… “tanto sappiate che io vi ammazzo prima voi poi ammazzo te PU
e poi ammazzo me che tanto non ho più niente da perdere”. La ricorrente ribadiva che non avrebbe chiamato i vigili urbani e a quel punto il marito l'afferrava per il collo e cercava di spingerla fuori casa, la sig.ra riusciva a liberarsi CP_1 dalla stretta del sig. IN ma cadeva sul divano, così quest'ultimo prendeva il porta rotolo di legno per la carta posto sul tavolo di cucina e con lo stesso la colpiva violentemente sul braccio destro e sulla schiena. Poi il marito l'afferrava di nuovo al collo e gli urlava “urla ora PU, urla ora troia così l' ti sente e lo riporta al tuo ex. Che fai chiedi CP_2 aiuto?!”. In quell'occasione la comparente pensava di morire. Verso la metà di dicembre 2023, mentre i coniugi si trovavano in auto lungo la via Sarzanese all'altezza del ristorante “Da Ferro” a Piano di Conca-SS (LU), all'apice dell'ennesima discussione dovuta al fatto che il sig. IN pretendeva che la moglie chiamasse un conoscente per chiedere delle somme di denaro, a seguito del rifiuto della stessa, il marito prendeva il volante dell'auto e provoca un'inversione di careggiata rischiando di causare un grave sinistro stradale. Poi l'uomo apriva la portiera e chiedeva alla ricorrente di farlo scendere. Quest'ultima riusciva a riprendere il controllo del veicolo ma giunti in prossimità della rotonda in località Montramito il sig. IN chiamava il N.U.E. chiedendo l'intervento di una pattuglia asserendo di essere stato picchiato dalla moglie. Poco dopo il resistente veniva ricontattato ma rassicurava i carabinieri dicendo che, in realtà, non era accaduto niente e di aver avuto un diverbio con la figlia. Da ultimo il giorno 26 dicembre 2023, mentre i coniugi si trovavano in auto in via Largo Risorgimento in Viareggio (LU), il sig. IN riceveva una telefonata dal
Per_ fidanzato della figlia il quale lo informava che l'altra figlia era rimasta a piedi in quanto era finita la Per_1 benzina e che lo stesso era andato in suo soccorso. A quel punto il marito si innervosiva, proferiva offese nei confronti Per_ della figlia ed ordinava alla moglie di andare a comprare una tanica di plastica per, poi, andare al distributore a riempirla con la benzina. Alla reazione della moglie il resistente le urlava addosso offendendola e minacciandola “ora Per_ PU se quando si arriva dalla tua figliola non le dai una ciaffata e non le parli a muso duro, ti do io du ciaffate davanti a tutte”, “fanno bene ad ammazzare le donne, sono tutte puttane e fai una brutta fine anche te. Tanto io non ho nulla da perdere” e le dava un forte schiaffo all'orecchio destro. Nell'ultimo anno, poi, il controllo e le privazioni erano diventate intollerabili ed ossessive tanto che la sig.ra non poteva più parlare neppure con le figlie, veniva CP_1 allontanata in maniera definitiva dalla madre e dalla sorella, aveva sempre il telefono sotto controllo, le veniva impedito di truccarsi e di indossare abiti o gonne oltre ad essere costretta ad acquistare per il marito ogni giorno la cocaina al fine di non essere picchiata e/o minacciata. Dopo questo ennesimo e ultimo episodio di violenza la sig.ra trovava la CP_1 forza ed il coraggio di attivare la procedura di protezione rivolgendosi al Centro Antiviolenza “L'Una per L'Altra” di
Viareggio (LU), che le consigliava di recarsi al Pronto Soccorso dell'Ospedale Unico Versilia di Lido di Camaiore (LU), dove veniva refertata con un trauma cranico non commotivo con la diagnosi di 7 giorni clinici (Doc. 3) con conseguente attivazione del Protocollo del Codice Rosa per, poi, venir inserita in una struttura protetta, dove tutt'oggi si trova e sta proseguendo il suo percorso di fuoriuscita dalla violenza, con conseguente redazione della valutazione del rischio tramite il CAV di Viareggio (Doc. 4). La comparente, inoltre, sporgeva denuncia-querela nei confronti del marito (Doc. 5). Il sig.
IN veniva nel frattempo ricoverato dapprima nel reparto di psichiatria dell'Ospedale Unico Versilia di Lido di
Camaiore, poi nella struttura del CEIS di Livorno Villa Carmignani e successivamente presso la struttura sanitaria “Casa
Famiglia Kairos” sita in Viareggio (LU), dove attualmente si trova. A seguito della denuncia della ricorrente pende dinanzi la Procura della Repubblica del Tribunale di Lucca procedimento penale a carico del resistente R.G.N.R. n.
70/2024 e n. 81/2024 R.G. GIP imputato del delitto di cui agli artt. 572, 582, 585 comma 1 in relazione all'art. 576 n. 5 e
577 comma 1 n. 1 c.p. e artt. 81 cpv e 629 c.p., come da richiesta del PM di giudizio immediato e relativo decreto, che si producono (Doc. 6). Inoltre nei confronti del marito vi è in essere misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi frequentati dalla persona offesa ed alla sua persona accompagnato dal divieto di comunicazione con la stessa con ogni mezzo, con applicazione del braccialetto elettronico ex art. 275 bis c.p.p.
L'attrice ha quindi chiesto la pronuncia della separazione con addebito al marito.
Il convenuto, senza contestare le circostanze allegate dall'attrice, ha sostenuto che le proprie condotte sono dipese dalle patologie psichiatriche dalle quali è affetto, unitamente alla dipendenza da alcol e droghe, per le quali ha intrapreso percorsi di cura e riabilitazione, non opponendosi dunque alla separazione, ma chiedendo il rigetto della domanda di addebito.
Motivi della decisione
Pacificamente impossibile la prosecuzione della convivenza fra i coniugi, senza margini per qualsivoglia possibile riconciliazione, ed essendo dunque integrata la fattispecie di cui all'art. 151 cc, va senz'altro pronunciata la separazione delle parti.
Per quanto concerne la domanda di addebito, anch'essa va accolta.
In sede penale si è infatti proceduto ad una perizia psichiatrica, all'esito della quale il perito ha ritenuto che il convenuto “sia affetto da un disturbo di personalità borderline e un disturbo ciclotimico, in soggetto con abuso di sostanze psicotrope (cocaina) e che all'epoca dei fatti per cui si procede, si trovasse in condizioni di mente tali da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di intendere e di volere ai sensi dell'art. 89 C.P.”.
Per quanto affetto da patologia psichiatrica e da dipendenza, il convenuto era dunque in condizioni di rendersi conto di ciò che faceva. Premesso questo, e considerato per altro verso che le condotte allegate dall'attrice e non contestate dal convenuto sono tali da non lasciare margini per dubbi di sorta circa la loro assoluta contrarietà agli obblighi derivanti dal matrimonio, va dunque senz'altro pronunciato l'addebito della separazione al convenuto.
Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza e, essendo stata l'attrice ammessa al patrocinio a spese dello Stato, la condanna dovrà essere a favore di quest'ultimo, secondo quanto disposto dall'art. 133 dpr 115/2002.
P. Q. M.
Il Tribunale pronuncia la separazione delle parti;
addebita la stessa al convenuto;
condanna il convenuto a rifondere allo Stato, ex art. 133 dpr 115/2002, le spese di lite, che liquida in
€ 3.000,00 per compenso del difensore, oltre spese generali, cap ed iva di legge, nonché quelle anticipate a debito ex art. 131 del medesimo dpr;
manda all'Ufficiale di Stato Civile del comune di SS per gli adempimenti conseguenti.
Così deciso in Lucca, nella camera di consiglio del 16.4.25
Michele Fornaciari
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Lucca, Sezione civile, in composizione collegiale, nella persona dei giudici:
- Michele Fornaciari presidente, relatore-estensore
- Alice Croci componente
- Michela Boi componente ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile di primo grado n. 2212/24 RG, fra le seguenti parti:
- parte attrice (meglio identificata, rappresentata e difesa come in atti):
CP_1
- parte convenuta (meglio identificata, rappresentata e difesa come in atti):
AN IN
e con l'intervento del Pubblico Ministero
Conclusioni
Le parti hanno concluso come da verbale dell'udienza del 16.4.25
Oggetto del processo
La causa ha ad oggetto la separazione delle parti, le quali hanno contratto matrimonio concordatario il 14.5.95 a SS (il matrimonio è stato trascritto nel registro degli atti di matrimonio del medesimo comune con i seguenti estremi: n. 15, parte II, serie A, anno 1995), in regime di separazione dei beni, ed hanno due figlie maggiorenni ed economicamente autosufficienti.
A tale riguardo, l'attrice ha dedotto quanto segue.
La sig.ra conosceva il sig. IN nell'anno 1989 quando entrambi svolgevano attività di volontariato presso la CP_1
Croce Verde di Viareggio. Dopo un periodo di conoscenza la coppia si fidanzava nell'anno 1992. Durante il fidanzamento il sig. IN manifestava una gelosia ossessiva e teneva condotte aggressive nei confronti della ricorrente tanto che quest'ultima era vittima di diversi episodi di violenza: quando la coppia abitava a SS (LU), fraz. Stiava, il sig. IN, poiché la compagna aveva rivisto un suo ex fidanzato, la aggrediva verbalmente offendendola senza alcun motivo apostrofandola “PU” e fisicamente prendendola per i capelli, spingendola sul divano e afferrandola per il collo.
Interveniva a difesa della ricorrente la madre del resistente, che, a sua volta, veniva spintonata. Sul luogo intervenivano le Forze dell'Ordine. A seguito di ciò la sig.ra decideva di interrompere la relazione sentimentale con il sig. IN CP_1 per circa 6 mesi, dopodichè, pensando che l'uomo fosse cambiato, riprendeva la convivenza. Purtroppo il resistente continuava a tenere condotte controllanti ed aggressive, spesso acuite dall'utilizzo di sostanze alcoliche: il sig. IN accusava costantemente la compagna di intrattenere relazioni con altri uomini. Nel mese di maggio dell'anno 1995 la Per_ coppia si sposava e nascevano due figlie, oggi di anni 29, e , oggi di anni 22. Anche in costanza di Per_1 matrimonio e durante le due gravidanze il IN era solito temere condotte violente nei confronti della moglie, il tutto aggravato dall'uso smodato di sostanze alcoliche e stupefacenti. Nell'anno 2015, a seguito dell'ennesima aggressione fisica subita, intervenivano le Forze dell'Ordine, che accompagnavano la sig.ra al Pronto Soccorso dell'Ospedale CP_1
Unico Versilia di Lido di Camaiore (LU) dove veniva attivata la procedura del Codice Rosa. Più precisamente il resistente rincasava a tarda notte in evidente stato di ubriachezza ed iniziava ad offendere e minacciare il vicinato per poi sbattere nella persiana dell'abitazione e prendersela con la moglie rivolgendole, prima appellativi come “PU, sgualdrina da strada, t'ammazzo anche te tanto non ho nulla da perdere” e, poi, dandole un forte calcio nella pancia e colpendola con una sedia. Poiché il nucleo familiare era già seguito dal Servizio Sociale del Comune di SS, l'assistente sociale,
Dott.ssa contattava il personale del Centro Antiviolenza L'Una per L'Altra di Viareggio per valutare Testimone_1 Per_ una messa in protezione della donna e delle due figlie ma poiché la figlia più piccola era prossima a sostenere l'esame di terza media la ricorrente non se la sentiva di allontanarla e così decideva di rientrare nella casa familiare. Tra
l'altro il sig. IN, nel frattempo, veniva sottoposto al primo trattamento sanitario obbligatorio (TSO), altro motivo per cui la resistente decideva di non andare in protezione in quanto preoccupata che il marito potesse commettere gesti insani e/o pericolosi. Purtroppo la situazione non migliorava. Sempre nello stesso anno il resistente, a seguito di una lite per motivi di gelosia, una notte trascinava con forza la moglie sul balcone di casa dove la lasciava per diverse ore. Nell'anno
2016 si verificava un altro grave episodio di violenza domestica, il sig. IN, dopo aver offeso la moglie “PU”, la afferrava con forza per il collo fino quasi a soffocarla. Anche in quel caso intervenivano le Forze dell'Ordine e veniva eseguito un secondo TSO nei confronti del resistente. Il marito era ossessionato dalla gelosia tanto che era arrivato ad impedire alla moglie di uscire di casa da sola e le controllava continuamente il telefono cellulare oltre che a presentarsi quotidianamente sul posto di lavoro della ricorrente. Quest'ultima doveva giustificare ogni spostamento ed inviare al sig.
IN le foto di dove si trovasse e messaggi con scritto “Arrivata” oppure “Uscita”, sempre se le veniva concesso di uscire di casa, motivo per cui la comparente nel tempo perdeva diversi lavori. Innumerevoli, poi, i messaggi vocali in cui il marito accusava la moglie di infedeltà e, quindi, veniva definita “PU”. A tutto quanto sopra si aggiungeva il fatto che il sig. IN, non lavorando, pretendeva di gestire i guadagni della moglie, spesso utilizzati per l'acquisto di sostanze alcoliche e sostanze stupefacenti. Basti pensare che nell'ultimo anno di vita insieme (2023) il resistente, per far fronte al proprio fabbisogno di cocaina, pretendeva ogni giorno € 80,00 e se non gli venivano dati minacciava e picchiava la moglie oltre a pretendere che quest'ultima lo accompagnasse in auto a comprare la droga o a chiedere soldi in prestito ad altre persone. Negli ultimi due anni, in particolare nell'anno 2023, le violenze verbali, psicologiche e fisiche aumentavano. In data 03.01.2023, mentre i coniugi erano in casa, il sig. IN accusava la moglie di aver mal lavato una sua maglietta ritenendola macchiata, fattogli notare che, in realtà, si trattava di striature proprie della maglia di tutta risposta prendeva il bastone della scopa e colpiva la ricorrente allo zigomo sinistro, poi prendeva una sedia e la colpiva al braccio sinistro.
In quel periodo la comparente lavorava presso il ristorante “La Barca” in Viareggio (LU) ed a chi le chiedeva cosa avesse fatto all'occhio tutto nero la sig.ra rispondeva che se lo era procurato a causa della zampata ricevuta dal cane. In CP_1 data 02.04.2023, mentre i coniugi si trovavano sul luogo di lavoro (in quel periodo anche il marito lavorava al ristorante
“La Barca”), un cameriere, poco prima di iniziare il servizio di pranzo, faceva notare alla ricorrente di avere il cartellino che sbucava dalla camicia e la aiutò a sistemarlo. Il sig. IN, allora, invitava la moglie ad uscire all'esterno per farle una scenata di gelosia, infatti l'aggrediva verbalmente accusandola di essere una “PU” e che non avrebbe dovuto permettere al cameriere di toccarla, dopodichè le dava un violento calcio alla gamba sinistra tanto da essere necessario l'utilizzo del ghiaccio. Anche in quell'occasione la ricorrente, per paura, raccontava di aver sbattuto accidentalmente. Ad agosto 2023, mentre i coniugi si trovavano in auto, giunti alla rotonda presso la Cittadella del Carnevale in Viareggio
(LU), avvertendo un rumore a seguito della frenata fatta dalla moglie, il sig. IN la accusava di aver danneggiato l'autovettura e che avrebbe dovuto spendere i soldi per ripararla. Il marito, nel frattempo, registrava il tutto, poi sfilava le chiavi dal quadro, scendeva dall'auto urlando “o questa PU fa i pompini gratis”, lasciando la moglie da sola con il veicolo in mezzo alla rotonda. Nella circostanza si avvicinava un ragazzo a bordo di un ciclomotore, che chiedeva alla ricorrente se andava tutto bene, a quel punto il sig. IN montava di nuovo sull'auto ed intimava alla moglie di ripartire accusandola di essere una poco di buono e, con riferimento al ragazzo, le urlava “lo vedi c'è chi ti difende zoccola”. Ad ottobre 2023, mentre i coniugi si trovavano nella loro abitazione, il resistente si innervosiva per l'abbaiare di alcuni cani del vicinato, pertanto chiedeva alla moglie di chiamare i vigili urbani, poiché quest'ultima si rifiutava l'aggrediva verbalmente “brutta sgualdrina continui a difendere la famiglia perché sennò parlano e dicono che quando io ero Pt_1 in carcere tu trombavi in casa con altri uomini”… “tanto sappiate che io vi ammazzo prima voi poi ammazzo te PU
e poi ammazzo me che tanto non ho più niente da perdere”. La ricorrente ribadiva che non avrebbe chiamato i vigili urbani e a quel punto il marito l'afferrava per il collo e cercava di spingerla fuori casa, la sig.ra riusciva a liberarsi CP_1 dalla stretta del sig. IN ma cadeva sul divano, così quest'ultimo prendeva il porta rotolo di legno per la carta posto sul tavolo di cucina e con lo stesso la colpiva violentemente sul braccio destro e sulla schiena. Poi il marito l'afferrava di nuovo al collo e gli urlava “urla ora PU, urla ora troia così l' ti sente e lo riporta al tuo ex. Che fai chiedi CP_2 aiuto?!”. In quell'occasione la comparente pensava di morire. Verso la metà di dicembre 2023, mentre i coniugi si trovavano in auto lungo la via Sarzanese all'altezza del ristorante “Da Ferro” a Piano di Conca-SS (LU), all'apice dell'ennesima discussione dovuta al fatto che il sig. IN pretendeva che la moglie chiamasse un conoscente per chiedere delle somme di denaro, a seguito del rifiuto della stessa, il marito prendeva il volante dell'auto e provoca un'inversione di careggiata rischiando di causare un grave sinistro stradale. Poi l'uomo apriva la portiera e chiedeva alla ricorrente di farlo scendere. Quest'ultima riusciva a riprendere il controllo del veicolo ma giunti in prossimità della rotonda in località Montramito il sig. IN chiamava il N.U.E. chiedendo l'intervento di una pattuglia asserendo di essere stato picchiato dalla moglie. Poco dopo il resistente veniva ricontattato ma rassicurava i carabinieri dicendo che, in realtà, non era accaduto niente e di aver avuto un diverbio con la figlia. Da ultimo il giorno 26 dicembre 2023, mentre i coniugi si trovavano in auto in via Largo Risorgimento in Viareggio (LU), il sig. IN riceveva una telefonata dal
Per_ fidanzato della figlia il quale lo informava che l'altra figlia era rimasta a piedi in quanto era finita la Per_1 benzina e che lo stesso era andato in suo soccorso. A quel punto il marito si innervosiva, proferiva offese nei confronti Per_ della figlia ed ordinava alla moglie di andare a comprare una tanica di plastica per, poi, andare al distributore a riempirla con la benzina. Alla reazione della moglie il resistente le urlava addosso offendendola e minacciandola “ora Per_ PU se quando si arriva dalla tua figliola non le dai una ciaffata e non le parli a muso duro, ti do io du ciaffate davanti a tutte”, “fanno bene ad ammazzare le donne, sono tutte puttane e fai una brutta fine anche te. Tanto io non ho nulla da perdere” e le dava un forte schiaffo all'orecchio destro. Nell'ultimo anno, poi, il controllo e le privazioni erano diventate intollerabili ed ossessive tanto che la sig.ra non poteva più parlare neppure con le figlie, veniva CP_1 allontanata in maniera definitiva dalla madre e dalla sorella, aveva sempre il telefono sotto controllo, le veniva impedito di truccarsi e di indossare abiti o gonne oltre ad essere costretta ad acquistare per il marito ogni giorno la cocaina al fine di non essere picchiata e/o minacciata. Dopo questo ennesimo e ultimo episodio di violenza la sig.ra trovava la CP_1 forza ed il coraggio di attivare la procedura di protezione rivolgendosi al Centro Antiviolenza “L'Una per L'Altra” di
Viareggio (LU), che le consigliava di recarsi al Pronto Soccorso dell'Ospedale Unico Versilia di Lido di Camaiore (LU), dove veniva refertata con un trauma cranico non commotivo con la diagnosi di 7 giorni clinici (Doc. 3) con conseguente attivazione del Protocollo del Codice Rosa per, poi, venir inserita in una struttura protetta, dove tutt'oggi si trova e sta proseguendo il suo percorso di fuoriuscita dalla violenza, con conseguente redazione della valutazione del rischio tramite il CAV di Viareggio (Doc. 4). La comparente, inoltre, sporgeva denuncia-querela nei confronti del marito (Doc. 5). Il sig.
IN veniva nel frattempo ricoverato dapprima nel reparto di psichiatria dell'Ospedale Unico Versilia di Lido di
Camaiore, poi nella struttura del CEIS di Livorno Villa Carmignani e successivamente presso la struttura sanitaria “Casa
Famiglia Kairos” sita in Viareggio (LU), dove attualmente si trova. A seguito della denuncia della ricorrente pende dinanzi la Procura della Repubblica del Tribunale di Lucca procedimento penale a carico del resistente R.G.N.R. n.
70/2024 e n. 81/2024 R.G. GIP imputato del delitto di cui agli artt. 572, 582, 585 comma 1 in relazione all'art. 576 n. 5 e
577 comma 1 n. 1 c.p. e artt. 81 cpv e 629 c.p., come da richiesta del PM di giudizio immediato e relativo decreto, che si producono (Doc. 6). Inoltre nei confronti del marito vi è in essere misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi frequentati dalla persona offesa ed alla sua persona accompagnato dal divieto di comunicazione con la stessa con ogni mezzo, con applicazione del braccialetto elettronico ex art. 275 bis c.p.p.
L'attrice ha quindi chiesto la pronuncia della separazione con addebito al marito.
Il convenuto, senza contestare le circostanze allegate dall'attrice, ha sostenuto che le proprie condotte sono dipese dalle patologie psichiatriche dalle quali è affetto, unitamente alla dipendenza da alcol e droghe, per le quali ha intrapreso percorsi di cura e riabilitazione, non opponendosi dunque alla separazione, ma chiedendo il rigetto della domanda di addebito.
Motivi della decisione
Pacificamente impossibile la prosecuzione della convivenza fra i coniugi, senza margini per qualsivoglia possibile riconciliazione, ed essendo dunque integrata la fattispecie di cui all'art. 151 cc, va senz'altro pronunciata la separazione delle parti.
Per quanto concerne la domanda di addebito, anch'essa va accolta.
In sede penale si è infatti proceduto ad una perizia psichiatrica, all'esito della quale il perito ha ritenuto che il convenuto “sia affetto da un disturbo di personalità borderline e un disturbo ciclotimico, in soggetto con abuso di sostanze psicotrope (cocaina) e che all'epoca dei fatti per cui si procede, si trovasse in condizioni di mente tali da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di intendere e di volere ai sensi dell'art. 89 C.P.”.
Per quanto affetto da patologia psichiatrica e da dipendenza, il convenuto era dunque in condizioni di rendersi conto di ciò che faceva. Premesso questo, e considerato per altro verso che le condotte allegate dall'attrice e non contestate dal convenuto sono tali da non lasciare margini per dubbi di sorta circa la loro assoluta contrarietà agli obblighi derivanti dal matrimonio, va dunque senz'altro pronunciato l'addebito della separazione al convenuto.
Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza e, essendo stata l'attrice ammessa al patrocinio a spese dello Stato, la condanna dovrà essere a favore di quest'ultimo, secondo quanto disposto dall'art. 133 dpr 115/2002.
P. Q. M.
Il Tribunale pronuncia la separazione delle parti;
addebita la stessa al convenuto;
condanna il convenuto a rifondere allo Stato, ex art. 133 dpr 115/2002, le spese di lite, che liquida in
€ 3.000,00 per compenso del difensore, oltre spese generali, cap ed iva di legge, nonché quelle anticipate a debito ex art. 131 del medesimo dpr;
manda all'Ufficiale di Stato Civile del comune di SS per gli adempimenti conseguenti.
Così deciso in Lucca, nella camera di consiglio del 16.4.25
Michele Fornaciari