Cass. pen., sez. II, sentenza 19/07/2017, n. 36139
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Sentenza 19 luglio 2017

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Il provvedimento analizzato è la sentenza n. 47366/2016 della Corte Suprema di Cassazione, emessa il 19 luglio 2017, presieduta da Piercamillo Davigo. L'imputato ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'appello di Lecce, che aveva ridotto la pena per i reati di ricettazione e vendita di merce con marchio contraffatto. Le richieste delle parti includevano l'accoglimento del ricorso da parte della difesa, che contestava la sufficienza delle prove e l'eccessività della pena, mentre il Pubblico Ministero ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.

Il giudice ha ritenuto inammissibile il ricorso, evidenziando la contraddittorietà delle argomentazioni del ricorrente, che da un lato negava la prova della contraffazione e dall'altro riconosceva la grossolanità del falso. La Corte ha confermato che la prova della contraffazione può derivare anche da testimonianze e dalla valutazione oggettiva della qualità dei prodotti. Inoltre, ha sottolineato che l'ignoranza della legge non esime dall'applicazione delle norme italiane. Infine, il giudice ha ritenuto congrua la pena irrogata, considerando le circostanze del caso e la discrezionalità del giudice di merito nella quantificazione della pena.

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Massime1

Ai fini della sussistenza del delitto previsto dall'art. 474 cod. pen, allorchè si tratti di marchio di larghissimo uso e di incontestata utilizzazione da parte delle relative società produttrici, non è richiesta la prova della sua registrazione, gravando in tal caso l'onere di provare la insussistenza dei presupposti per la sua protezione su chi tale insussistenza deduce.

Commentario1

  • 1Art. 25-bis - Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento [17] [12] [13]
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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. II, sentenza 19/07/2017, n. 36139
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 36139
Data del deposito : 19 luglio 2017

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