Cass. pen., sez. II, sentenza 18/01/2011, n. 3609
CASS
Sentenza 18 gennaio 2011

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Integra gli estremi del reato di violenza privata la minaccia, ancorché non esplicita, che si concreti in un qualsiasi comportamento o atteggiamento idoneo ad incutere timore ed a suscitare la preoccupazione di un danno ingiusto al fine di ottenere che, mediante la detta intimidazione, il soggetto passivo sia indotto a fare, tollerare o ad omettere qualcosa. (Nella specie l'imputato aveva rivolto alla persona offesa le seguenti parole: "Non ti picchio perché sei anziano, ma ora vattene che è meglio per te").

Ai fini della concessione o del diniego delle circostanze attenuanti generiche il giudice può limitarsi a prendere in esame, tra gli elementi indicati dall'art. 133 cod. pen., quello che ritiene prevalente ed atto a determinare o meno il riconoscimento del beneficio, sicché anche un solo elemento attinente alla personalità del colpevole o all'entità del reato ed alle modalità di esecuzione di esso può essere sufficiente in tal senso.

La celebrazione del processo nelle forme del rito abbreviato, se non impedisce al giudice d'appello di esercitare i poteri di integrazione probatoria, comporta tuttavia l'esclusione di un diritto dell'imputato a richiedere la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale ed un corrispondente obbligo per il giudice di motivare il diniego di tale richiesta.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. II, sentenza 18/01/2011, n. 3609
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 3609
Data del deposito : 18 gennaio 2011

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