Cass. pen., sez. V, sentenza 19/09/2014, n. 48698
CASS
Sentenza 19 settembre 2014

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In materia di diffamazione, la Corte di cassazione può conoscere e valutare l'offensività della frase che si assume lesiva della altrui reputazione perché è compito del giudice di legittimità procedere in primo luogo a considerare la sussistenza o meno della materialità della condotta contestata e, quindi, della portata offensiva delle frasi ritenute diffamatorie, dovendo, in caso di esclusione di questa, pronunciare sentenza di assoluzione dell'imputato.

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  • 1Senza destinatario individuabile non c'è diffamazione (Cass. 40746/24)
    https://canestrinilex.com/risorse/category/articoli · 25 novembre 2024

    In tema di diffamazione a mezzo stampa, l' individuazione del destinatario dell'offesa deve essere deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione dell'offesa, sicché è necessario fare ricorso a un criterio oggettivo, non essendo consentito il ricorso ad intuizioni o soggettive congetture di persone che ritengano di potere essere destinatari dell'offesa. CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUINTA PENALE (data ud. 25/09/2024) 06/11/2024, n. 40746 ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: A.A., nato a P il (omissis); avverso la sentenza del 26/02/2024 della CORTE APPELLO di ROMA; visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la …

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  • 2Giornalista che non svela fonte rischia la condanna per mancanza di verità (Cass. 6847/26)
    https://canestrinilex.com/risorse/category/articoli · 24 febbraio 2026

    Il segreto professionale non tutela solo il giornalista, ma soprattutto la collettività, che ha il diritto di ricevere notizie veritiere e complete, salvo il contemperamento di tali interessi di rango costituzionale con l'interesse all'accertamento di fatti costituenti reato, realizzato con la previsione del dovere del giudice di ordinare la rivelazione delle fonti giornalistiche quando ciò sia indispensabile per l'accertamento della verità processuale. Qualora il giornalista opponga il segreto sulla fonte delle informazioni, la sua testimonianza sulla notizia fiduciaria è inutilizzabile, perché ne rimane ignota la fonte di riferimento: tanto, in ossequio all'art. 195, comma 7, cod. …

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  • 3"Pezzente", non è reato (Cass. 25026/24)
    https://canestrinilex.com/risorse/category/articoli · 28 giugno 2024

    Non è ravvisabile, alla lettura delle proposizioni delle decisioni di merito, indicatore alcuno e soprattutto appagante della idoneità del mero vocabolo "pezzente", avulso da un quadro d'insieme minimamente esplicativo, ad incidere sulla reputazione del destinatario di essa, intesa quale patrimonio di stima, di fiducia, di credito accumulato dal singolo nella società e, in particolare, nell'ambiente in cui quotidianamente vive e opera Corte di Cassazione sez. V, udienza 3 aprile 2024 (dep. 25 giugno 2024), sentenza n. 25026/2024 Ritenuto in fatto 1. S.R. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Gela, che ne ha confermato l'affermazione di responsabilità, …

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  • 4Art. 51 - Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere
    https://www.filodiritto.com/

    Rassegna di giurisprudenza Ai fini della configurazione di una causa di giustificazione, l'imputato è gravato da un mero onere di allegazione, essendo tenuto a fornire all'ufficio le indicazioni e gli elementi necessari all'accertamento di fatti e circostanze altrimenti ignoti che siano in astratto idonei, ove riscontrati, a configurare in concreto la causa di giustificazione invocata; ove tale onere di allegazione sia positivamente adempiuto dall'imputato, l'onere di dimostrare la non configurabilità della causa di giustificazione invocata grava sulla parte pubblica e, nei casi in cui residui il dubbio sull'esistenza di essa, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione perché il fatto …

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  • 5Responsabilità penale del magistrato per diffamazione in un atto giudiziario (Cass. 30525/25)
    https://canestrinilex.com/risorse/category/articoli · 24 novembre 2025

    Il provvedimento giurisdizionale può integrare il reato di diffamazione quando le espressioni contenute nella motivazione, pur non essendo estranee al thema decidendum, risultino ultronee rispetto alla trattazione dello stesso e si risolvano in un'aggressione verbale individuale (argumentum ad hominem) diretta alla persona anziché all'attività svolta, avulsa dalle inferenze strettamente attinenti all'adozione dell'atto e non coniugabile con la natura e le finalità proprie dell'esercizio della giurisdizione. La squalificazione personale del soggetto è irrilevante rispetto alle conclusioni sostenute nel dispositivo e costituisce esorbitanza dal perimetro della funzione giudicante. La …

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. V, sentenza 19/09/2014, n. 48698
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 48698
Data del deposito : 19 settembre 2014

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