Sentenza 5 maggio 2001
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 05/05/2001, n. 6339 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 6339 |
| Data del deposito : | 5 maggio 2001 |
Testo completo
Aula B' REPUBBLICA ITALIANA 6 339/20 1 IN NOME EL POPOLO ALIA LA CORTE SULI E Oggetto SEZIONE LAVORO Lavoro Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: - Presidente R.G.N. 2115/99 Dott. Paolino DELL'ANNO Consigliere Cron..1443 Dott. Erminio RAVAGNANI Consigliere Rep. Dott. Bruno BATTIMIELLO Consigliere Ud. 26/03/01 Dott. Florindo MINICHIELLO - Rel. Consigliere Dott. Gabriella COLETTI ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: AL LI, elettivamente domiciliata in ROMA PIAZZA MARTIRI DI BELFIORE 2, presso 10 studio dell'avvocato CONCETTI DOMENICO, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
ricorrente -
contro
INPS- ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELLA FREZZA 17, Centrale dell'Istituto, l'Avvocaturapresso e difeso dagli avvocati DE ANGELIS 2001 rappresentato CARLO, DI LULLO MICHELE, PESCOSOLIDO GABRIELLA, giusta 1424 -1- delega in calce alla copia notificata del ricorso;
- resistente con mandato avverso la sentenza n. 39/98 del Tribunale di MODENA, depositata il 10/02/98 R.G.N. 20712/93; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26/03/01 dal Consigliere Dott. Gabriella COLETTI;
udito l'Avvocato DI LULLO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Antonio MARTONE che ha concluso per il rigetto del ricorso. -2- Svolgimento del processo Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Modena, decidendo sull'appello proposto dall'INPS avverso la decisione di primo grado che l'aveva condannato a corrispondere all'odierna ricorrente, dal 1 ottobre 1983, l'importo della pensione integrato al trattamento minimo maturato a quella data (c.d. cristallizzazione), ha dichiarato estinto il giudizio ai sensi dell'art. 1, commi 181-183, del cosiddetto Collegato alla legge finanziaria del 1997, con compensazione fra le parti delle spese di entrambi i gradi. Ricorre per la cassazione di questa sentenza Cecilia Devale con due motivi. L'INPS ha depositato la procura speciale. Motivi della decisione Le censure della ricorrente possono riassumersi come segue: A) violazione e falsa applicazione dell'art. 1, commi 181-183, della legge 23 dicembre 1996 n.662, come modificato, quanto ai commi 181 e 182, dall'art. 3 bis d.l. 28 marzo 1997 n.78, convertito in legge 28 maggio 1997 n.140; violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 113, 91 e 92 c.p.c., non essendo la previsione legislativa di estinzione dei giudizi in corso riferibile a controversie, come quella fra la ricorrente e l'INPS, concernenti non già l'aspetto meramente esecutivo e il materiale pagamento delle somme dovute in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n.240 del 1994, bensì lo stesso status di avente diritto alla cristallizzazione. B) violazione e falsa applicazione dell'art.1, commi 181-183 della legge n.662/1996 e d.l. n.79/1997, convertito in legge n.140/1997, in rapporto agli artt.3, 24 e 38 Cost., stante la illegittimità, con riguardo ai suindicati principi costituzionali, della normativa prevedente l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese.
3 -Il ricorso i cui due motivi sono esaminabili congiuntamente non può essere accolto. Va premesso che, con riguardo alla vicenda della cosiddetta "cristallizzazione", originata dall'art.6, comma 7, del d.l. 12 settembre 1983 n.463, convertito, con modificazioni nella legge 11 novembre 1983 n.638, la Corte Costituzionale, con la sentenza n.240 del 1994, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 11, comma 22, della legge 24 dicembre 1993 n.437, nella parte in cui interpretava il detto comma 7 nel senso che, nel caso di concorso di due o più pensioni integrate al minimo, delle quali una sola conservi il diritto all'integrazione (per il mancato superamento, al 30 settembre 1983, dei limiti di reddito fissati nei precedenti commi dello stesso art.6) l'altra o le altre pensioni comunque non più integrabili (per effetto del disposto del comma 3 dell'art.6 cit.) spettano nell'importo a calcolo. La sentenza costituzionale, ponendo un principio modificativo della regola stabilita dalla disposizione legislativa anzidetta, ha collegato la "cristallizzazione" al requisito del reddito, nel senso che risulta caducato il divieto di integrazione a decorrere dal 1° ottobre 1983 per tutte, indiscriminatamente, le pensioni ulteriori, restando tale divieto operante per i soggetti che siano in possesso di redditi complessivamente superiori al limite legale e per i quali, a causa di ciò, venga a cessare il diritto alla integrazione della pensione principale (che resta essa solo conservata nell'importo "cristallizzato” in precedenza erogato). e tra essiSuccessivamente, sono intervenuti una serie di provvedimenti normativi quelli menzionati in ricorso - intesi a dare attuazione alle statuizioni di detta sentenza e a disciplinare l'erogazione delle relative prestazioni nonché le conseguenze sui giudizi proposti e ancora in atto per il conseguimento delle medesime. Finchè, nelle more del presente giudizio, è stata pubblicata la legge 23 dicembre 1998 n.448, il cui art.36, da un lato, nel comma 1, sostituisce il comma 182 della legge n.662/1996 e 4 successive modificazioni, nel senso che la verifica annuale del requisito reddituale per il diritto alla integrazione del trattamento è effettuata non solo in relazione ai redditi riferiti all'anno 1983, ma anche con riferimento ai redditi degli anni successivi;
dall'altro, nel comma 2, considera espressamente gli eredi nella espressione "aventi diritto” di cui al comma 181 dell'art. 1 della legge n.662/1996 (per il che resta superata ogni questione relativa allo "status" di “aventi diritto” degli attuali ricorrenti); infine, con il comma 5, dispone che i giudizi pendenti alla data di entrata in vigore della stessa legge, "aventi ad oggetto le questioni di cui all'art. 1, commi 181 e 182, della legge 23 dicembre 1996 n.662, sono dichiarati estinti di ufficio con compensazione delle spese fra le parti" e che restano privi di effetto i provvedimenti giudiziari non ancora passati in giudicato. - applicabile quale ius superveniens allaNella interpretazione di tale norma controversia in esame questa Corte (crfr. tra tante, Cass. 11 gennaio 2000 n.229, 28 agosto 1999 n.9099, 19 giugno 1999 n.6171, 11 giugno 1999 n.5789, 11 maggio 1999 n.4665) ha costantemente ritenuto che la relativa previsione di estinzione concerne le controversie aventi ad oggetto la esistenza del diritto alla cristallizzazione per ragioni attinenti all'accertamento della sussistenza del requisito reddituale, (nei sensi considerati dal citato comma 182), nonché quelle relative agli accessori dei crediti attribuiti a titolo di cristallizzazione. Ne consegue che, stante la imprescindibilità dell'accertamento del requisito reddituale (in mancanza di non dedotte preclusioni al riguardo nella concreta fattispecie), la pronuncia di estinzione deve essere confermata, sia pure con la precisazione (nell'esercizio del potere di correzione di cui all'art.384, comma 2, c.p.c.) che l'estinzione è da riferire all'art.36, comma 5, della citata legge n.448 del 1998. 5 La disposizione legislativa che prescrive l'estinzione dei giudizi pendenti nei limiti precisati non suscita dubbi di legittimità costituzionale. In particolare, come già chiarito da questa Corte con le sentenze 19 giugno 1999 n.6171, 13 dicembre 1999 n.13979, 11 gennaio 2000 n.229, deve escludersi che la definizione dei processi in corso operata ex lege, ancorchè non realizzi il pieno soddisfacimento dei crediti (agli arretrati e agli accessori) vantati in giudizio, si traduca in una menomazione del diritto di azione. Difatti, il nuovo assetto dato dal legislatore alla materia non si traduce in una sostanziale vanificazione dei diritti azionati, ma, all'opposto, è finalizzato a consentirne la concreta realizzabilità, provvedendo in ordine alla indispensabile copertura finanziaria dell'onere per l'erario ed in modo da contemperare la necessaria soddisfazione dei crediti con le scelte di politica economica relative al reperimento delle risorse finanziarie (per la legittimità di analoghe statuizioni legislative assunte nel segno di un adeguato bilanciamento degli interessi in conflitto cfr. Corte cost. sent. n.243 del 1993, n.320 del 1994, n.103 e 99 del 1995). In quest'ottica si giustifica anche la disposizione sulla compensazione delle spese sul rilievo che, non derivando l'estinzione dal potere dispositivo delle parti ma dalla legge, in presenza di un assetto legislativo di composizione degli interessi in conflitto in modo articolato, la situazione non è assimilabile ad una cessazione della materia del contendere, sicchè il giudice non potrebbe valutare la soccombenza virtuale al fine della condanna alla rifusione delle spese processuali (vedi le già citate Corte cost. n. 103/1995 e Cass. n. 13979/1999). La validità degli esposti rilievi risulta confermata dalla recente sentenza della Corte costituzionale 26 luglio 2000 n.310, specificamente dichiarativa della non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 181, 182 e 183 della legge n.662/1996, dell'art.3 bis del d.l. n.79/1997, convertito in legge n.140/1997, dell'art.36, commi 1, 3 e 5, della legge n.448/1998, sollevate in relazione agli artt. 3, 6 24, 25, 38, 53, 101, 102 e 113 della Costituzione, osservando la Corte, in motivazione, che la definitiva quantificazione del dovuto e la congrua procedimentalizzazione della sua erogazione (a causa anche della necessità di predisporre la relativa copertura finanziaria) realizzano un assetto nuovo, corrispondente a quanto il legislatore, nella sua responsabilità, ha ritenuto possibile fare, in una situazione palesemente eccezionale, onde consentire la concreta realizzazione dei diritti controversi, tenuto conto nel quadro generale delle ― compatibilità del rapporto corrente fra l'ingente quantità delle pretese e le effettive disponibilità finanziarie, consentite dalla congiuntura economica del Paese;
e precisando, altresì, che le disposizioni denunciate, come non compromettono il diritto di difesa dell'interessato, così non incidono sull'assetto che la Costituzione riserva all'esercizio dell'attività giurisdizionale ed alle sue prerogative anche nei rapporti con il legislatore, con la conseguente non censurabilità della norma che dichiara estinti i giudizi in corso e priva di effetto i provvedimenti giudiziari non ancora passati in giudicato.. La manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale riguardanti la norma dell'art.36, comma 5, della legge n.448/1998, impedisce l'esame di ogni altra censura che investa le disposizioni concernenti le condizioni di esercizio e la quantificazione del diritto, nonché gli accessori del credito. Infatti, soltanto la caducazione della norma anzidetta potrebbe dare ingresso al giudizio di legittimità sulle norme sostanziali, a causa del nesso di subordinazione logico-processuale in virtù del quale la dichiarazione di estinzione di ufficio dei giudizi medesimi, non eludibile dal giudice che ne è investito, preclude qualsiasi es ame del merito (Corte cost. ord. n.76 del 1999, sent. n.310 del 2000). Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato. 7 Le spese del giudizio di cassazione vanno compensate fra le parti ai sensi dell'art.36, comma 5, della legge n.448/1998.
PQM
La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di cassazione Così deciso in Roma il 26 marzo 2001 Il Cons.estensore Il Presidente Pulima mariana fal ell alett Shelle IL CAM F UERE Deposi Concalleria 5 MP6. 200 CANG I D , A S O 0 S L 1 L A 3 . T O 3 , T B 5 R A I S 'A . D E L P N A S L T E I 3 S N D 7 O - G I P 8 S O - IM N 1 A E 1 S D A I E D E , A E G O T R O G N T T E E S T L I I S G E IR E A D R L L O E D 8