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Ordinanza 20 marzo 2025
Ordinanza 20 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Caltanissetta, ordinanza 20/03/2025 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Caltanissetta |
| Numero : | |
| Data del deposito : | 20 marzo 2025 |
Testo completo
TRIBUNALE DI CALTANISSETTA
Sezione Specializzata in materia di Immigrazione e Protezione Internazionale
Il Tribunale riunito in Camera di Consiglio nelle persone dei magistrati: dott.ssa Gabriella Canto Presidente dott. Marcello Testaquatra Giudice dott. Calogero D. Cammarata Giudice rel.
ha pronunciato il seguente
DECRETO
nel procedimento iscritto il 17/06/2024 al n. 1104/2024 R.G.A.C. promosso da
[...]
nato in [...] il [...], rappresentato e Parte_1 Parte_2 difeso dall'Avv. Francesca M. Argento, avverso il provvedimento dalla Commissione
Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Catania notificato il
30/05/2024.
**************
Considerato che la Commissione Territoriale competente pur ritenendo le dichiarazioni rese dal ricorrente generiche e scarsamente credibili ha comunque ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione speciale attesa la situazione di instabilità del Paese d'origine;
ritenuto che
il ricorrente ha impugnato il suddetto provvedimento della Commissione
Territoriale chiedendo il riconoscimento della protezione sussidiaria;
considerato che
il , si è costituito in giudizio ribadendo la legittimità Controparte_1
del provvedimento impugnato e chiedendo rigettarsi il ricorso e confermarsi il provvedimento impugnato;
preso atto della rituale trasmissione del ricorso al Pubblico Ministero;
visti gli artt. 2, 3, 5 e 14 del D. Lgs. 251/2007;
ritenuto che
, con riferimento all'onere probatorio gravante sulla parte, il D. Lgs. n.
251/2007, all'art. 3, prevede che, ai fini dell'attribuzione della protezione sussidiaria, come pure del riconoscimento dello status di rifugiato, il richiedente è tenuto a presentare, unitamente alla domanda di protezione o comunque appena disponibili, tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la medesima domanda mentre, qualora taluni elementi o aspetti delle dichiarazioni del richiedente la protezione internazionale non siano suffragati da prove, essi sono considerati veritieri quando l'autorità competente a decidere ritiene che: a) il richiedente ha compiuto ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda;
b) tutti gli elementi pertinenti in suo possesso sono stati prodotti ed è stata fornita idonea motivazione dell'eventuale mancanza di altri elementi significativi;
c) le dichiarazioni del richiedente siano da ritenersi coerenti, plausibili e non in contrasto con le informazioni generali e specifiche di cui si dispone relative al suo caso;
d) egli abbia presentato la domanda di protezione internazionale il prima possibile, a meno che non dimostri di aver avuto un giustificato motivo per ritardarla;
e) il richiedente sia in generale attendibile;
ritenuto che
secondo il condiviso principio affermato dalla Corte Regolatrice: "In materia di protezione internazionale, il D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, obbliga il giudice a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna, ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, verifica sottratta al controllo di legittimità al di fuori dei limiti di cui all'art. 360 c.p.c., n. 5".(cfr.
Cass. Civ. 21142/2019); ritenuto, infine, che la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiersi non sulla base della mera mancanza di riscontri oggettivi di quanto narrato ma secondo la griglia predeterminata di criteri offerti dal citato art. 3 del D. lgs 251/2007 dianzi citati e incentrati sulla buona fede soggettiva nella proposizione della domanda;
considerato che
ai fini dell'esame della domanda di protezione possono valutarsi unicamente le dichiarazioni rese dal ricorrente innanzi alla Commissione
Territoriale,unitamente alla documentazione già esaminata dalla stessa Commissione e versata agli atti del giudizio;
ritenuto che
il ricorrente ha riferito di essere cittadino del Burkina Faso, di essere nato e cresciuto a Sansagabou , nella regione di Boulgou-Centro Est;
di essere di etnia bissa;
di essere musulmano e di no aver mai studiato e di avere lavorato come muratore e giardiniere;
considerato che
il ricorrente ha aggiunto che la sua famiglia d'origine è composta dalla madre , due fratelli e quattro sorelle;
di essere spostato e di avere un figlio;
considerato che
il ricorrente ha raccontato di aver lasciato il Paese a causa della presenza dei terroristi e di temere per la propria vita e di aver per questo lasciato il suo Paese nel giugno del 2023, giungendo dapprima in Algeria e successivamente in Tunisia e da lì giungeva in Italia;
considerato, che la Commissione Territoriale ha ritenuto credibile la provenienza del ricorrente dal Burkina Faso e la sua nazionalità burkinabé mentre, in ordine alle perplessità rispetto al coinvolgimento del ricorrente nelle vicende del suo Paese d'origine assume, invece, rilievo la condizione di violenza generalizzata radicata in tutto il Paese;
ritenuto che
, per il resto, dalla complessiva narrazione del ricorrente emerge, come riconosciuto dalla stessa Commissione Territoriale, che lo stesso è allontanato dal paese d'origine, per le condizioni di insicurezza in cui versa nell'attuale momento storico il
Burkina Faso, non potendosi dubitare, come già evidenziato, della sua nazionalità burkinabé; ritenuto, conclusivamente, che le dichiarazioni rese dal ricorrente, pur se poco circostanziate e non documentate, possono ritenersi, ai sensi dell'art. 3 del D.L.vo
251/2007, veritiere, con particolare riferimento alla sua nazionalità burkinabé ed ai motivi del suo allontanamento dal Burkina Faso, motivato essenzialmente dalla necessità di sottrarsi alla condizione di insicurezza diffusa in Burkina Faso;
ritenuto, conclusivamente, che le dichiarazioni rese dal ricorrente, pur se poco circostanziate e generiche, possono ritenersi, ai sensi dell'art. 3 del D.L.vo 251/2007, veritiere, con particolare riferimento alla sua nazionalità burkinabé ed ai motivi del suo allontanamento dal Burkina Faso, motivato essenzialmente dalla necessità di sottrarsi alla condizione di insicurezza diffusa in Burkina Faso e dalla guerra;
ritenuto, relativamente alla chiesta protezione sussidiaria, che, secondo la Corte di
Giustizia dell'Unione Europea (cfr. sent. Elgafaji 17/02/2009, 30/01/2014), la Per_1
situazione di violenza generalizzata rilevante ex art. 14, lett. c) del d.lgs 251/07 deve essere riscontrata nella specifica regione di provenienza, alla luce di ben precisi indici di pericolosità quali la presenza di gruppi armati che controllano il territorio, la difficoltà di accesso per la popolazione a forme di assistenza umanitaria, la presenza di un significativo numero di vittime tra la popolazione civile come conseguenza della violenza generalizzata;
considerato che
dalle fonti analizzate emerge una condizione di profonda insicurezza ed instabilità politica in varie regioni del Burkina Faso, tanto che “Il 14 ottobre 2022 è stata adottata una carta di transizione accompagnata da un programma di attuazione di 21 mesi.
Il capitano ha prestato giuramento come presidente di transizione il 20 ottobre Per_2 2022. Quest'ultimo ha fatto della riconquista dei territori presi da parte dei gruppi jihadisti la sua priorità. Mentre il suo predecessore prevedeva un dialogo con i terroristi, il Capitano sembra concentrarsi sull'azione militare basata sul concetto di difesa popolare. Per_2
L'esercito è stato rafforzato da 6.000 soldati dall'avvento al potere del capitano Per_3
ed è in corso il reclutamento di altri 5.000. Una campagna di reclutamento per
[...]
1.400 gendarmi è stata lanciata nel novembre 2022. Il nuovo presidente ha inoltre avviato una strategia di antiterrorismo offensivo basato sull'armamento dei civili, tramite i riuscendo a riconquistare alcune città alla fine Parte_3 del 2022 o all'inizio del 2023 e garantendosi, così, il sostegno della popolazione. Un decreto ha poi consentito di adottare misure eccezionali come la mobilitazione dei maggiori di diciotto anni, nonché il controllo sulle risorse e sui prodotti energetici e industriali. Le popolazioni possono anche organizzarsi, sotto il controllo delle forze di difesa e sicurezza, per difendere la propria località da ogni forma di minaccia. Inoltre, nelle aree dell'operazione, è ora il comando militare ad essere responsabile dell'ordine pubblico.” (cfr. https://coi.euaa.europa.eu/administration/belgium/PLib/coi_focus_burkina_faso._situation
_securitaire_20230713.pdf); ritenuto, inoltre, che in varie regioni del Burkina Faso, sono in atto continue e ripetute violazioni dei diritti umani, in quanto “Secondo il rapporto di giugno 2023 del Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC), il Burkina Faso è per la prima volta in cima alla lista delle
“crisi con maggior numero di sfollati”. Tale relazione indica che nel 2022 i bisogni umanitari sono esplosi: a dicembre vi erano 4,9 milioni bisognosi di aiuto, in aumento del
40% rispetto a inizio anno. Gli attacchi di gruppi armati non statali contro i punti d'acqua hanno interrotto l'accesso all'acqua a 830.000 persone. Il numero di scuole chiuse a causa dell'insicurezza è quasi raddoppiato, più di 6.200, interrompendo l'istruzione di oltre un milione di bambini. Nonostante la gravità dei bisogni, solo il 42% dei fondi umanitari richiesti è stato erogato nel 2022, lasciando molte persone senza aiuto.” (cfr. https://www.nrc.no/globalassets/pdf/reports/neglected-2022/the-worlds-most-neglected- displacement-crises-2022_french.pdf); ritenuto che, sempre con riferimento al contesto generale di mancato rispetto dei diritti umani, va osservato che “Sin dai primi attentati di gruppi jihadisti nel 2016 in Burkina
Faso, gli scontri con le forze di sicurezza e il numero delle vittime civili continuano ad aumentare. La situazione è gravemente peggiorata nel 2022 e nella prima metà del 2023.
Dopo il colpo di stato del 30 settembre 2022, il regime si è improvvisamente irrigidito. La giunta al potere lo ha espulso i 400 soldati delle forze speciali francesi, decretando la mobilitazione generale e la riduzione della libertà di stampa e di espressione, operando arresti tra coloro che hanno avanzato critiche nei confronti del suo operato. La strategia
“tutta militare” messa in atto da questa giunta non fornisce risultati tangibili;
infatti, i hanno alimentato tensioni etniche e violenze di Parte_3
gruppo. I gruppi jihadisti stanno anche cercando di isolare la capitale, le Persona_4
città e i paesi secondari, zone costiere e ha posto sotto embargo diverse città, privando i residenti di risorse e beni essenziali, mentre le forze di sicurezza e i DP sono responsabili di arresti, detenzioni e abusi arbitrari, sparizioni e rapimenti, nonché di reclutamento forzato.” (cfr. https://coi.euaa.europa.eu/administration/belgium/PLib/coi_focus_burkina_faso._situation
_securitaire_20230713.pdf); considerato che nel generale clima di insicurezza che caratterizza il Burkina Faso, si sono registrati numerosi attacchi, rivolti contro la popolazione civile, da parte dei gruppi terroristici, come riportato da ulteriori fonti consultate, nelle quali si legge che: “Secondo quanto riferito dai media e dalle ONG, gruppi terroristici nazionali e transnazionali hanno continuato a operare nel paese, conducendo crescenti attacchi contro i civili, comprese numerose uccisioni mirate basate sull'identità religiosa. Secondo l'ACSS, durante l'anno,
8.800 persone sono state uccise nel Paese in violenze legate a gruppi islamici militanti, più del doppio delle 3.800 morti registrate dall'ACSS nel 2022. L'ACSS ha dichiarato che il
67% delle morti attribuibili ai militanti islamisti nella regione del Sahel durante l'anno è avvenuto in Burkina Faso. A giugno, il vicedirettore per l'Africa della ONG Human Rights
Watch (HRW) ha dichiarato: “I gruppi armati islamici stanno causando il caos in Burkina
Faso attaccando villaggi e città e commettendo atrocità contro i civili”. Le fonti hanno affermato che gli attacchi di gruppi terroristici, militanti e jihadisti hanno costretto i residenti a fuggire dai loro villaggi, hanno portato più comuni sotto il controllo dei gruppi e hanno impedito agli abitanti dei villaggi di coltivare. Hanno affermato che gli attacchi si sono estesi alle regioni Cascades, Boucle du Mouhoun, Centro-Sud, Centro-Ovest, Hauts
Bassins e Centro-Est. Le organizzazioni attive includevano i gruppi terroristici designati dagli , , , nel Maghreb islamico, Controparte_2 CP_3 CP_4 CP_5 Per_5
e . Gruppi militanti islamici, principalmente e altri
[...] CP_6 CP_2
gruppi associati al , hanno assediato almeno 36 città e hanno preso il controllo di più CP_4
della metà del territorio del paese. I media e i leader religiosi hanno riferito che gruppi terroristici, militanti e jihadisti prendevano regolarmente di mira il clero musulmano e cristiano, le congregazioni e i luoghi di culto di entrambe le fedi, gli insegnanti, i dipendenti del governo religioso locale, le scuole e i musulmani che criticavano per non praticare una forma sufficientemente conservatrice dell'Islam. Rapporti dei media e leader religiosi hanno affermato che i terroristi hanno individuato e ucciso individui che indossavano simboli cristiani come i crocifissi e hanno esortato musulmani e non musulmani ad adattare il loro modo di vivere. Secondo i residenti, questi gruppi erano anche responsabili dell'uccisione di imam accusati dai gruppi di collaborare con le forze di sicurezza di TA o di non praticare la forma di Islam preferita dai gruppi. Sebbene gli autori di molti attacchi nel paese non siano stati identificati, gli osservatori hanno continuato ad attribuire la maggior parte degli attacchi a tre gruppi terroristici: , JNIM e CP_2
Contr ISIS-GS. ha detto a giugno che testimoni oculari credevano che gli assalitori fossero membri di gruppi armati islamici a causa dei loro metodi di attacco, della scelta degli
Contr obiettivi e del loro abbigliamento. Gli intervistati da hanno anche citato le dichiarazioni degli aggressori, tra cui la richiesta ai residenti di lasciare le aree sotto Contr attacco. ha detto che i gruppi militanti hanno usato lo sfollamento come strategia per affermare il loro potere e la loro autorità e punire collettivamente gli abitanti dei villaggi e dei cittadini per aver collaborato con le autorità governative e le forze di sicurezza. Nel suo rapporto World Watch List relativo al 2023, l'ONG cristiana ha riferito che CP_8
l'instabilità politica nel Paese ha rafforzato l'influenza dei gruppi militanti e che "l'influenza militante islamica è riuscita a erodere gran parte della coesistenza pacifica tra musulmani e cristiani". ha anche riferito che tra ottobre 2022 e settembre 2023, 31 cristiani CP_8
sono stati uccisi per la loro fede e migliaia sono stati sfollati a causa dell'insicurezza nel
Paese.” (cfr. https://www.ecoi.net/en/document/2111834.html); ritenuto che le fonti di conoscenza sul Paese d'origine danno atto di attacchi rivolti contro la popolazione civile che sono stati condotti anche da parte di forze governative, leggendosi al riguardo che “Il 13 febbraio, militari e DP hanno rapito sette civili, tra cui almeno un minore, da a Ouahigouya, dove c'è una consistente popolazione di Per_6
sfollati. Queste persone sono state portate al campo militare di Zondoma e sono state picchiate e lapidate a morte, un crimine che è stato videoregistrato e diffuso attraverso i social media. Durante il 3-4 aprile, diversi soldati di stanza a Dori (provincia del Sahel) hanno picchiato e ucciso sette civili a Petit-Paris, ferendone anche molti altri, secondo il
MBDHP. Secondo quanto riferito, il raid è stato una rappresaglia per l'omicidio di un soldato nel quartiere pochi giorni prima. Il 20 aprile, soldati accompagnati da DP hanno ucciso almeno 147 civili nel villaggio di AR (provincia di Yanenga, regione settentrionale) durante un'operazione di pattugliamento. Membri del 3° Battaglione di
Intervento Rapido, un'unità speciale dell'esercito, hanno partecipato all'operazione (cfr. https://www.ecoi.net/en/document/2107850.html); considerato che gli elementi caratterizzanti la situazione di insicurezza generale sussistente in Burkina Faso sono stati anche confermati dall'UNHCR, che, a tal proposito, ha dichiarato che: “Il paese ha subito attacchi mortali da parte di organizzazioni estremiste violente durante l'anno (2023). Lo Stato islamico nel Grande Sahara e altri gruppi armati,
CP_ come l'AN , hanno perpetrato numerosi attacchi che hanno causato centinaia di morti tra i civili e decine di morti tra le forze di sicurezza governative e le milizie sponsorizzate dallo stato. Gli incidenti di sicurezza includevano attacchi con ordigni esplosivi improvvisati, uccisioni mirate, rapimenti, attacchi a siti minerari (in particolare miniere d'oro), incendi di scuole, centri medici e case, furto di bestiame, veicoli e assistenza alimentare. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, il paese ha registrato 513 incidenti di sicurezza che hanno causato più di 1.400 morti durante i primi sei mesi dell'anno (2023). Le autorità di transizione hanno arrestato diverse centinaia di sospetti estremisti violenti. Tra questi c'erano bambini presumibilmente associati a gruppi armati, tra cui potenziali vittime di tratta.” ritenuto che, l'UNHCR, prendendo posizione sui rimpatri in Burkina Faso, ha, al riguardo, dichiarato che: “Date le circostanze prevalenti di insicurezza in Burkina Faso, l'UNHCR ritiene che le persone in fuga dal conflitto in corso in Burkina Faso abbiano probabilmente bisogno di protezione internazionale per i rifugiati in conformità con l'articolo 1 della
Convenzione dell'OUA (organizzazione dell'unione africana) del 1969, nonché potrebbero anche soddisfare i criteri della Convenzione del 1951 per lo status di rifugiato”, aggiungendo che: “Alla luce del deterioramento della sicurezza, dei diritti umani e della situazione umanitaria, l'UNHCR invita gli Stati a non rimpatriare forzatamente in Burkina
Faso nessuna persona originaria delle seguenti regioni: Cascades, Controparte_9
Centre-Est, Centre-Nord, Centre-Ouest, Centre-Sud, Est, Hauts-Bassins, Nord, Sahel e
Sud-Ouest” e che “Poiché la situazione in Burkina Faso rimane fluida e incerta, l'UNHCR invita tutti i paesi a consentire ai civili in fuga dal Burkina Faso di accedere ai loro territori.
Il principio di non respingimento deve essere rispettato in ogni momento. L'UNHCR non ritiene appropriato che gli Stati neghino la protezione internazionale alle persone provenienti dalle aree sopra elencate sulla base di un'alternativa di ricollocazione verso altre parti del Burkina Faso, a meno che la persona non abbia stretti e forti legami con la sede proposta per il rimpatrio. Il divieto di rimpatrio forzato nelle regioni identificate funge da standard minimo e deve rimanere in vigore finché la sicurezza, lo stato di diritto e la situazione dei diritti umani in Burkina Faso non saranno migliorati in modo significativo da consentire un ritorno sicuro e dignitoso di coloro che sono stati ritenuti non bisognosi di protezione internazionale.” (cfr. https://www.ecoi.net/en/file/local/2095224/64c2748c4.pdf) considerato che da fonti ancora più recenti (agosto 2024) si ricava che attacchi diretti verso la popolazione civile continuano a verificarsi in zone diverse del Burkina Faso, potendosi leggere al riguardo che: “La violenza che coinvolge la t Nusrat Per_7 Per_8 [...]
affiliata ad è stata particolarmente letale il mese scorso in Persona_9 CP_5
Burkina Faso. L'ACLED ha registrato oltre 950 vittime, con un aumento del 117% rispetto a luglio. Il ha condotto due offensive su larga scala nei pressi di , nella CP_4 Per_10
provincia di Gourma, e nella città di Barsalogho, nella provincia di Sanmatenga, che hanno contribuito a oltre la metà delle vittime segnalate in seguito a incidenti che hanno coinvolto il nel mese di agosto. Questi assalti sono sfociati in combattimenti con soldati e CP_4
combattenti dei Volontari per la Difesa della Patria (DP), nonché in attacchi contro i civili. In seguito, il ha negato di aver preso di mira i civili in una dichiarazione CP_4
rilasciata dall'ala mediatica del gruppo, . Complessivamente, più del 95% delle C.F._1 vittime che si sono verificate in Burkina Faso il mese scorso hanno coinvolto il .” CP_4
(cfr. https://acleddata.com/2024/09/06/africa-overview-august-2024/#keytrends1); ritenuto che il quadro delineato dalle fonti di conoscenza più aggiornate valgono a delineare uno scenario della situazione esistente in Burkina Faso assai critico per le condizioni di sicurezza e per il clima di violenza diffuso ed esteso nella maggior parte del territorio del paese, ormai sempre più colpito dalla violenza di matrice terroristica e dalle operazioni di soldati e combattenti dei Volontari per la Difesa della Patria (DP), con impiego di mezzi violenti che sfociano in diffuse e gravi violazioni dei diritti umani;
ritenuto che
, alla luce del mutevole scenario, come descritto in precedenza, riguardante la situazione della sicurezza in tutto il paese, con riferimento anche alla presa di posizione sui rimpatri in Burkina Faso dell'UNHCR che, come detto, ha ritenuto inappropriato il diniego della protezione internazionale sulla base di un'alternativa di ricollocazione verso altre parti del Burkina Faso, non rileva il fatto che il ricorrente possa trasferirsi in altre località, come quelle del Centro, effettivamente non caratterizzate dalla presenza di violenza indiscriminata;
ritenuto, ulteriormente, che dalle fonti pervenute dal Ministero degli Affari Esteri emerge che gli attacchi di matrice terroristica interessano tutto il territorio del Burkina Faso essendo l'intero Paese caratterizzato da una situazione d'indiscriminata e diffusa violenza generata da un conflitto armato tra Stato e jihadisti, che è andato ad intensificarsi progressivamente negli ultimi anni, con conseguente deterioramento della situazione di sicurezza generale dell'intero Paese;
ritenuto, conclusivamente, che si ravvisano i presupposti per riconoscere il diritto del ricorrente al beneficio della protezione sussidiaria atteso il rischio, in caso di rimpatrio, per la sua stessa incolumità personale come conseguenza della situazione di violenza indiscriminata in un contesto di conflitto armato interno, non sussistendo cause di esclusione di cui all'art. 16 D.L.vo 251/2007;
ritenuto che
nulla deve disporsi sulle spese atteso che, diversamente, le stesse, essendo il ricorrente ammesso al Patrocinio a spese dello Stato, dovrebbero porsi a carico di altra amministrazione dello Stato;
P.Q.M.
riconosce in favore di nato in [...] l' 01.01.1998, lo Parte_1 status di persona avente diritto alla protezione sussidiaria, ai sensi dell'art. 14, lett. C) del
D. Lgs 251/07;
nulla sulle spese.
Così deciso, nella camera di consiglio del 14 marzo 2025
Il Presidente
Gabriella Canto
Il Giudice est.
Calogero D. Cammarata
Sezione Specializzata in materia di Immigrazione e Protezione Internazionale
Il Tribunale riunito in Camera di Consiglio nelle persone dei magistrati: dott.ssa Gabriella Canto Presidente dott. Marcello Testaquatra Giudice dott. Calogero D. Cammarata Giudice rel.
ha pronunciato il seguente
DECRETO
nel procedimento iscritto il 17/06/2024 al n. 1104/2024 R.G.A.C. promosso da
[...]
nato in [...] il [...], rappresentato e Parte_1 Parte_2 difeso dall'Avv. Francesca M. Argento, avverso il provvedimento dalla Commissione
Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Catania notificato il
30/05/2024.
**************
Considerato che la Commissione Territoriale competente pur ritenendo le dichiarazioni rese dal ricorrente generiche e scarsamente credibili ha comunque ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione speciale attesa la situazione di instabilità del Paese d'origine;
ritenuto che
il ricorrente ha impugnato il suddetto provvedimento della Commissione
Territoriale chiedendo il riconoscimento della protezione sussidiaria;
considerato che
il , si è costituito in giudizio ribadendo la legittimità Controparte_1
del provvedimento impugnato e chiedendo rigettarsi il ricorso e confermarsi il provvedimento impugnato;
preso atto della rituale trasmissione del ricorso al Pubblico Ministero;
visti gli artt. 2, 3, 5 e 14 del D. Lgs. 251/2007;
ritenuto che
, con riferimento all'onere probatorio gravante sulla parte, il D. Lgs. n.
251/2007, all'art. 3, prevede che, ai fini dell'attribuzione della protezione sussidiaria, come pure del riconoscimento dello status di rifugiato, il richiedente è tenuto a presentare, unitamente alla domanda di protezione o comunque appena disponibili, tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la medesima domanda mentre, qualora taluni elementi o aspetti delle dichiarazioni del richiedente la protezione internazionale non siano suffragati da prove, essi sono considerati veritieri quando l'autorità competente a decidere ritiene che: a) il richiedente ha compiuto ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda;
b) tutti gli elementi pertinenti in suo possesso sono stati prodotti ed è stata fornita idonea motivazione dell'eventuale mancanza di altri elementi significativi;
c) le dichiarazioni del richiedente siano da ritenersi coerenti, plausibili e non in contrasto con le informazioni generali e specifiche di cui si dispone relative al suo caso;
d) egli abbia presentato la domanda di protezione internazionale il prima possibile, a meno che non dimostri di aver avuto un giustificato motivo per ritardarla;
e) il richiedente sia in generale attendibile;
ritenuto che
secondo il condiviso principio affermato dalla Corte Regolatrice: "In materia di protezione internazionale, il D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, obbliga il giudice a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna, ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, verifica sottratta al controllo di legittimità al di fuori dei limiti di cui all'art. 360 c.p.c., n. 5".(cfr.
Cass. Civ. 21142/2019); ritenuto, infine, che la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiersi non sulla base della mera mancanza di riscontri oggettivi di quanto narrato ma secondo la griglia predeterminata di criteri offerti dal citato art. 3 del D. lgs 251/2007 dianzi citati e incentrati sulla buona fede soggettiva nella proposizione della domanda;
considerato che
ai fini dell'esame della domanda di protezione possono valutarsi unicamente le dichiarazioni rese dal ricorrente innanzi alla Commissione
Territoriale,unitamente alla documentazione già esaminata dalla stessa Commissione e versata agli atti del giudizio;
ritenuto che
il ricorrente ha riferito di essere cittadino del Burkina Faso, di essere nato e cresciuto a Sansagabou , nella regione di Boulgou-Centro Est;
di essere di etnia bissa;
di essere musulmano e di no aver mai studiato e di avere lavorato come muratore e giardiniere;
considerato che
il ricorrente ha aggiunto che la sua famiglia d'origine è composta dalla madre , due fratelli e quattro sorelle;
di essere spostato e di avere un figlio;
considerato che
il ricorrente ha raccontato di aver lasciato il Paese a causa della presenza dei terroristi e di temere per la propria vita e di aver per questo lasciato il suo Paese nel giugno del 2023, giungendo dapprima in Algeria e successivamente in Tunisia e da lì giungeva in Italia;
considerato, che la Commissione Territoriale ha ritenuto credibile la provenienza del ricorrente dal Burkina Faso e la sua nazionalità burkinabé mentre, in ordine alle perplessità rispetto al coinvolgimento del ricorrente nelle vicende del suo Paese d'origine assume, invece, rilievo la condizione di violenza generalizzata radicata in tutto il Paese;
ritenuto che
, per il resto, dalla complessiva narrazione del ricorrente emerge, come riconosciuto dalla stessa Commissione Territoriale, che lo stesso è allontanato dal paese d'origine, per le condizioni di insicurezza in cui versa nell'attuale momento storico il
Burkina Faso, non potendosi dubitare, come già evidenziato, della sua nazionalità burkinabé; ritenuto, conclusivamente, che le dichiarazioni rese dal ricorrente, pur se poco circostanziate e non documentate, possono ritenersi, ai sensi dell'art. 3 del D.L.vo
251/2007, veritiere, con particolare riferimento alla sua nazionalità burkinabé ed ai motivi del suo allontanamento dal Burkina Faso, motivato essenzialmente dalla necessità di sottrarsi alla condizione di insicurezza diffusa in Burkina Faso;
ritenuto, conclusivamente, che le dichiarazioni rese dal ricorrente, pur se poco circostanziate e generiche, possono ritenersi, ai sensi dell'art. 3 del D.L.vo 251/2007, veritiere, con particolare riferimento alla sua nazionalità burkinabé ed ai motivi del suo allontanamento dal Burkina Faso, motivato essenzialmente dalla necessità di sottrarsi alla condizione di insicurezza diffusa in Burkina Faso e dalla guerra;
ritenuto, relativamente alla chiesta protezione sussidiaria, che, secondo la Corte di
Giustizia dell'Unione Europea (cfr. sent. Elgafaji 17/02/2009, 30/01/2014), la Per_1
situazione di violenza generalizzata rilevante ex art. 14, lett. c) del d.lgs 251/07 deve essere riscontrata nella specifica regione di provenienza, alla luce di ben precisi indici di pericolosità quali la presenza di gruppi armati che controllano il territorio, la difficoltà di accesso per la popolazione a forme di assistenza umanitaria, la presenza di un significativo numero di vittime tra la popolazione civile come conseguenza della violenza generalizzata;
considerato che
dalle fonti analizzate emerge una condizione di profonda insicurezza ed instabilità politica in varie regioni del Burkina Faso, tanto che “Il 14 ottobre 2022 è stata adottata una carta di transizione accompagnata da un programma di attuazione di 21 mesi.
Il capitano ha prestato giuramento come presidente di transizione il 20 ottobre Per_2 2022. Quest'ultimo ha fatto della riconquista dei territori presi da parte dei gruppi jihadisti la sua priorità. Mentre il suo predecessore prevedeva un dialogo con i terroristi, il Capitano sembra concentrarsi sull'azione militare basata sul concetto di difesa popolare. Per_2
L'esercito è stato rafforzato da 6.000 soldati dall'avvento al potere del capitano Per_3
ed è in corso il reclutamento di altri 5.000. Una campagna di reclutamento per
[...]
1.400 gendarmi è stata lanciata nel novembre 2022. Il nuovo presidente ha inoltre avviato una strategia di antiterrorismo offensivo basato sull'armamento dei civili, tramite i riuscendo a riconquistare alcune città alla fine Parte_3 del 2022 o all'inizio del 2023 e garantendosi, così, il sostegno della popolazione. Un decreto ha poi consentito di adottare misure eccezionali come la mobilitazione dei maggiori di diciotto anni, nonché il controllo sulle risorse e sui prodotti energetici e industriali. Le popolazioni possono anche organizzarsi, sotto il controllo delle forze di difesa e sicurezza, per difendere la propria località da ogni forma di minaccia. Inoltre, nelle aree dell'operazione, è ora il comando militare ad essere responsabile dell'ordine pubblico.” (cfr. https://coi.euaa.europa.eu/administration/belgium/PLib/coi_focus_burkina_faso._situation
_securitaire_20230713.pdf); ritenuto, inoltre, che in varie regioni del Burkina Faso, sono in atto continue e ripetute violazioni dei diritti umani, in quanto “Secondo il rapporto di giugno 2023 del Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC), il Burkina Faso è per la prima volta in cima alla lista delle
“crisi con maggior numero di sfollati”. Tale relazione indica che nel 2022 i bisogni umanitari sono esplosi: a dicembre vi erano 4,9 milioni bisognosi di aiuto, in aumento del
40% rispetto a inizio anno. Gli attacchi di gruppi armati non statali contro i punti d'acqua hanno interrotto l'accesso all'acqua a 830.000 persone. Il numero di scuole chiuse a causa dell'insicurezza è quasi raddoppiato, più di 6.200, interrompendo l'istruzione di oltre un milione di bambini. Nonostante la gravità dei bisogni, solo il 42% dei fondi umanitari richiesti è stato erogato nel 2022, lasciando molte persone senza aiuto.” (cfr. https://www.nrc.no/globalassets/pdf/reports/neglected-2022/the-worlds-most-neglected- displacement-crises-2022_french.pdf); ritenuto che, sempre con riferimento al contesto generale di mancato rispetto dei diritti umani, va osservato che “Sin dai primi attentati di gruppi jihadisti nel 2016 in Burkina
Faso, gli scontri con le forze di sicurezza e il numero delle vittime civili continuano ad aumentare. La situazione è gravemente peggiorata nel 2022 e nella prima metà del 2023.
Dopo il colpo di stato del 30 settembre 2022, il regime si è improvvisamente irrigidito. La giunta al potere lo ha espulso i 400 soldati delle forze speciali francesi, decretando la mobilitazione generale e la riduzione della libertà di stampa e di espressione, operando arresti tra coloro che hanno avanzato critiche nei confronti del suo operato. La strategia
“tutta militare” messa in atto da questa giunta non fornisce risultati tangibili;
infatti, i hanno alimentato tensioni etniche e violenze di Parte_3
gruppo. I gruppi jihadisti stanno anche cercando di isolare la capitale, le Persona_4
città e i paesi secondari, zone costiere e ha posto sotto embargo diverse città, privando i residenti di risorse e beni essenziali, mentre le forze di sicurezza e i DP sono responsabili di arresti, detenzioni e abusi arbitrari, sparizioni e rapimenti, nonché di reclutamento forzato.” (cfr. https://coi.euaa.europa.eu/administration/belgium/PLib/coi_focus_burkina_faso._situation
_securitaire_20230713.pdf); considerato che nel generale clima di insicurezza che caratterizza il Burkina Faso, si sono registrati numerosi attacchi, rivolti contro la popolazione civile, da parte dei gruppi terroristici, come riportato da ulteriori fonti consultate, nelle quali si legge che: “Secondo quanto riferito dai media e dalle ONG, gruppi terroristici nazionali e transnazionali hanno continuato a operare nel paese, conducendo crescenti attacchi contro i civili, comprese numerose uccisioni mirate basate sull'identità religiosa. Secondo l'ACSS, durante l'anno,
8.800 persone sono state uccise nel Paese in violenze legate a gruppi islamici militanti, più del doppio delle 3.800 morti registrate dall'ACSS nel 2022. L'ACSS ha dichiarato che il
67% delle morti attribuibili ai militanti islamisti nella regione del Sahel durante l'anno è avvenuto in Burkina Faso. A giugno, il vicedirettore per l'Africa della ONG Human Rights
Watch (HRW) ha dichiarato: “I gruppi armati islamici stanno causando il caos in Burkina
Faso attaccando villaggi e città e commettendo atrocità contro i civili”. Le fonti hanno affermato che gli attacchi di gruppi terroristici, militanti e jihadisti hanno costretto i residenti a fuggire dai loro villaggi, hanno portato più comuni sotto il controllo dei gruppi e hanno impedito agli abitanti dei villaggi di coltivare. Hanno affermato che gli attacchi si sono estesi alle regioni Cascades, Boucle du Mouhoun, Centro-Sud, Centro-Ovest, Hauts
Bassins e Centro-Est. Le organizzazioni attive includevano i gruppi terroristici designati dagli , , , nel Maghreb islamico, Controparte_2 CP_3 CP_4 CP_5 Per_5
e . Gruppi militanti islamici, principalmente e altri
[...] CP_6 CP_2
gruppi associati al , hanno assediato almeno 36 città e hanno preso il controllo di più CP_4
della metà del territorio del paese. I media e i leader religiosi hanno riferito che gruppi terroristici, militanti e jihadisti prendevano regolarmente di mira il clero musulmano e cristiano, le congregazioni e i luoghi di culto di entrambe le fedi, gli insegnanti, i dipendenti del governo religioso locale, le scuole e i musulmani che criticavano per non praticare una forma sufficientemente conservatrice dell'Islam. Rapporti dei media e leader religiosi hanno affermato che i terroristi hanno individuato e ucciso individui che indossavano simboli cristiani come i crocifissi e hanno esortato musulmani e non musulmani ad adattare il loro modo di vivere. Secondo i residenti, questi gruppi erano anche responsabili dell'uccisione di imam accusati dai gruppi di collaborare con le forze di sicurezza di TA o di non praticare la forma di Islam preferita dai gruppi. Sebbene gli autori di molti attacchi nel paese non siano stati identificati, gli osservatori hanno continuato ad attribuire la maggior parte degli attacchi a tre gruppi terroristici: , JNIM e CP_2
Contr ISIS-GS. ha detto a giugno che testimoni oculari credevano che gli assalitori fossero membri di gruppi armati islamici a causa dei loro metodi di attacco, della scelta degli
Contr obiettivi e del loro abbigliamento. Gli intervistati da hanno anche citato le dichiarazioni degli aggressori, tra cui la richiesta ai residenti di lasciare le aree sotto Contr attacco. ha detto che i gruppi militanti hanno usato lo sfollamento come strategia per affermare il loro potere e la loro autorità e punire collettivamente gli abitanti dei villaggi e dei cittadini per aver collaborato con le autorità governative e le forze di sicurezza. Nel suo rapporto World Watch List relativo al 2023, l'ONG cristiana ha riferito che CP_8
l'instabilità politica nel Paese ha rafforzato l'influenza dei gruppi militanti e che "l'influenza militante islamica è riuscita a erodere gran parte della coesistenza pacifica tra musulmani e cristiani". ha anche riferito che tra ottobre 2022 e settembre 2023, 31 cristiani CP_8
sono stati uccisi per la loro fede e migliaia sono stati sfollati a causa dell'insicurezza nel
Paese.” (cfr. https://www.ecoi.net/en/document/2111834.html); ritenuto che le fonti di conoscenza sul Paese d'origine danno atto di attacchi rivolti contro la popolazione civile che sono stati condotti anche da parte di forze governative, leggendosi al riguardo che “Il 13 febbraio, militari e DP hanno rapito sette civili, tra cui almeno un minore, da a Ouahigouya, dove c'è una consistente popolazione di Per_6
sfollati. Queste persone sono state portate al campo militare di Zondoma e sono state picchiate e lapidate a morte, un crimine che è stato videoregistrato e diffuso attraverso i social media. Durante il 3-4 aprile, diversi soldati di stanza a Dori (provincia del Sahel) hanno picchiato e ucciso sette civili a Petit-Paris, ferendone anche molti altri, secondo il
MBDHP. Secondo quanto riferito, il raid è stato una rappresaglia per l'omicidio di un soldato nel quartiere pochi giorni prima. Il 20 aprile, soldati accompagnati da DP hanno ucciso almeno 147 civili nel villaggio di AR (provincia di Yanenga, regione settentrionale) durante un'operazione di pattugliamento. Membri del 3° Battaglione di
Intervento Rapido, un'unità speciale dell'esercito, hanno partecipato all'operazione (cfr. https://www.ecoi.net/en/document/2107850.html); considerato che gli elementi caratterizzanti la situazione di insicurezza generale sussistente in Burkina Faso sono stati anche confermati dall'UNHCR, che, a tal proposito, ha dichiarato che: “Il paese ha subito attacchi mortali da parte di organizzazioni estremiste violente durante l'anno (2023). Lo Stato islamico nel Grande Sahara e altri gruppi armati,
CP_ come l'AN , hanno perpetrato numerosi attacchi che hanno causato centinaia di morti tra i civili e decine di morti tra le forze di sicurezza governative e le milizie sponsorizzate dallo stato. Gli incidenti di sicurezza includevano attacchi con ordigni esplosivi improvvisati, uccisioni mirate, rapimenti, attacchi a siti minerari (in particolare miniere d'oro), incendi di scuole, centri medici e case, furto di bestiame, veicoli e assistenza alimentare. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, il paese ha registrato 513 incidenti di sicurezza che hanno causato più di 1.400 morti durante i primi sei mesi dell'anno (2023). Le autorità di transizione hanno arrestato diverse centinaia di sospetti estremisti violenti. Tra questi c'erano bambini presumibilmente associati a gruppi armati, tra cui potenziali vittime di tratta.” ritenuto che, l'UNHCR, prendendo posizione sui rimpatri in Burkina Faso, ha, al riguardo, dichiarato che: “Date le circostanze prevalenti di insicurezza in Burkina Faso, l'UNHCR ritiene che le persone in fuga dal conflitto in corso in Burkina Faso abbiano probabilmente bisogno di protezione internazionale per i rifugiati in conformità con l'articolo 1 della
Convenzione dell'OUA (organizzazione dell'unione africana) del 1969, nonché potrebbero anche soddisfare i criteri della Convenzione del 1951 per lo status di rifugiato”, aggiungendo che: “Alla luce del deterioramento della sicurezza, dei diritti umani e della situazione umanitaria, l'UNHCR invita gli Stati a non rimpatriare forzatamente in Burkina
Faso nessuna persona originaria delle seguenti regioni: Cascades, Controparte_9
Centre-Est, Centre-Nord, Centre-Ouest, Centre-Sud, Est, Hauts-Bassins, Nord, Sahel e
Sud-Ouest” e che “Poiché la situazione in Burkina Faso rimane fluida e incerta, l'UNHCR invita tutti i paesi a consentire ai civili in fuga dal Burkina Faso di accedere ai loro territori.
Il principio di non respingimento deve essere rispettato in ogni momento. L'UNHCR non ritiene appropriato che gli Stati neghino la protezione internazionale alle persone provenienti dalle aree sopra elencate sulla base di un'alternativa di ricollocazione verso altre parti del Burkina Faso, a meno che la persona non abbia stretti e forti legami con la sede proposta per il rimpatrio. Il divieto di rimpatrio forzato nelle regioni identificate funge da standard minimo e deve rimanere in vigore finché la sicurezza, lo stato di diritto e la situazione dei diritti umani in Burkina Faso non saranno migliorati in modo significativo da consentire un ritorno sicuro e dignitoso di coloro che sono stati ritenuti non bisognosi di protezione internazionale.” (cfr. https://www.ecoi.net/en/file/local/2095224/64c2748c4.pdf) considerato che da fonti ancora più recenti (agosto 2024) si ricava che attacchi diretti verso la popolazione civile continuano a verificarsi in zone diverse del Burkina Faso, potendosi leggere al riguardo che: “La violenza che coinvolge la t Nusrat Per_7 Per_8 [...]
affiliata ad è stata particolarmente letale il mese scorso in Persona_9 CP_5
Burkina Faso. L'ACLED ha registrato oltre 950 vittime, con un aumento del 117% rispetto a luglio. Il ha condotto due offensive su larga scala nei pressi di , nella CP_4 Per_10
provincia di Gourma, e nella città di Barsalogho, nella provincia di Sanmatenga, che hanno contribuito a oltre la metà delle vittime segnalate in seguito a incidenti che hanno coinvolto il nel mese di agosto. Questi assalti sono sfociati in combattimenti con soldati e CP_4
combattenti dei Volontari per la Difesa della Patria (DP), nonché in attacchi contro i civili. In seguito, il ha negato di aver preso di mira i civili in una dichiarazione CP_4
rilasciata dall'ala mediatica del gruppo, . Complessivamente, più del 95% delle C.F._1 vittime che si sono verificate in Burkina Faso il mese scorso hanno coinvolto il .” CP_4
(cfr. https://acleddata.com/2024/09/06/africa-overview-august-2024/#keytrends1); ritenuto che il quadro delineato dalle fonti di conoscenza più aggiornate valgono a delineare uno scenario della situazione esistente in Burkina Faso assai critico per le condizioni di sicurezza e per il clima di violenza diffuso ed esteso nella maggior parte del territorio del paese, ormai sempre più colpito dalla violenza di matrice terroristica e dalle operazioni di soldati e combattenti dei Volontari per la Difesa della Patria (DP), con impiego di mezzi violenti che sfociano in diffuse e gravi violazioni dei diritti umani;
ritenuto che
, alla luce del mutevole scenario, come descritto in precedenza, riguardante la situazione della sicurezza in tutto il paese, con riferimento anche alla presa di posizione sui rimpatri in Burkina Faso dell'UNHCR che, come detto, ha ritenuto inappropriato il diniego della protezione internazionale sulla base di un'alternativa di ricollocazione verso altre parti del Burkina Faso, non rileva il fatto che il ricorrente possa trasferirsi in altre località, come quelle del Centro, effettivamente non caratterizzate dalla presenza di violenza indiscriminata;
ritenuto, ulteriormente, che dalle fonti pervenute dal Ministero degli Affari Esteri emerge che gli attacchi di matrice terroristica interessano tutto il territorio del Burkina Faso essendo l'intero Paese caratterizzato da una situazione d'indiscriminata e diffusa violenza generata da un conflitto armato tra Stato e jihadisti, che è andato ad intensificarsi progressivamente negli ultimi anni, con conseguente deterioramento della situazione di sicurezza generale dell'intero Paese;
ritenuto, conclusivamente, che si ravvisano i presupposti per riconoscere il diritto del ricorrente al beneficio della protezione sussidiaria atteso il rischio, in caso di rimpatrio, per la sua stessa incolumità personale come conseguenza della situazione di violenza indiscriminata in un contesto di conflitto armato interno, non sussistendo cause di esclusione di cui all'art. 16 D.L.vo 251/2007;
ritenuto che
nulla deve disporsi sulle spese atteso che, diversamente, le stesse, essendo il ricorrente ammesso al Patrocinio a spese dello Stato, dovrebbero porsi a carico di altra amministrazione dello Stato;
P.Q.M.
riconosce in favore di nato in [...] l' 01.01.1998, lo Parte_1 status di persona avente diritto alla protezione sussidiaria, ai sensi dell'art. 14, lett. C) del
D. Lgs 251/07;
nulla sulle spese.
Così deciso, nella camera di consiglio del 14 marzo 2025
Il Presidente
Gabriella Canto
Il Giudice est.
Calogero D. Cammarata