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Sentenza 10 aprile 2025
Sentenza 10 aprile 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Vibo Valentia, sentenza 10/04/2025, n. 671 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Vibo Valentia |
| Numero : | 671 |
| Data del deposito : | 10 aprile 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
In nome del Popolo Italiano
TRIBUNALE DI VIBO VALENTIA
Il Giudice del Lavoro designato, Dr.ssa Susanna Cirianni, in funzione di Giudice del lavoro, richiamato il proprio decreto di trattazione scritta della presente controversia;
letti gli atti di causa e le note conclusive delle parti costituite, nel proc.n.r.g. 2042/2019, ha pronunciato ai sensi dell'art 429 cpc., la seguente
S E N T E N Z A
nella causa iscritta al n. 2042/2019
TRA
difeso dall'avv. SUPPA RAFFAELE Parte_1
RICORRENTE
CONTRO
Contr
, rappresentati e difesi, rispettivamente, dagli Avv.ti Elisabetta CP_1
Paonessa, Palmieri Sabrina
RESISTENTI
Nonché
e n persona del rappresentante legale CP_3 CP_4
RESISTENTI contumaci
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso dell'11.11.2019, proponeva opposizione avverso atto d'intimazione di pagamento n. 13920199003081114000, notificato a mezzo pec il 02.10.2019 relativamente:
1) cartella esattoriale n. 13920150008444460000 di euro 248,42, notificata il 03.02.2016
CP_ ente creditore
2) cartella esattoriale n. 13920160005318532000 di euro 801,94, notificata il 30.08.2016
CP_ ente creditore
1 3) cartella esattoriale n. 13920170004069580000 di euro 496,81, notificata il 25.08.2017
CP_ ente creditore
4) cartella esattoriale n. 13920170006491022000 di euro 342,32, notificata il 25.01.2018
CP_ ente creditore
5) cartella esattoriale n. 1392019000433145000 di euro 370,92, notificata il 21.01.2019,
CP_ ente creditore
-gli avvisi di addebito:
a) avviso di addebito n. 43920140000788346000 di euro 1.039,83 notificata il 22.10.2014, ente creditore;
CP_3
b) avviso di addebito n. 43920150000085165000 di euro 2.767,48,83 notificata il
13.05.2015, ente creditore;
CP_3
c) avviso di addebito n. 439201500000152992000 di euro 781,78 notificata il 13.07.2015,
ente creditore;
CP_3
d) avviso di addebito n. 43920150000698157000 di euro 776,10 notificata il 21.10.2015, ente creditore;
CP_3
e) avviso di addebito n. 43920150000749412000 di euro 1.143,67 notificata il 21.12.2015,
ente creditore;
CP_3
f) avviso di addebito n. 43920150000788531000 di euro 1.351,67 notificata il 21.12.2015,
ente creditore;
CP_3
g) avviso di addebito n. 43920160000437235000 di euro 2.162,94 notificata il 12.05.2016, ente creditore;
CP_3
h) avviso di addebito n. 43920160001115428000 di euro 3.264,80 notificata il 21.12.2016,
ente creditore;
CP_3
i) avviso di addebito n. 4392017000089676000 di euro 2.027,62 notificata il 25.07.2017,
ente creditore;
CP_3
l) avviso di addebito n. 43920170000750885000 di euro 2.258,16 notificata il 02.12.2017, ente creditore;
CP_3
m) avviso di addebito n. 43920180000254433000 di euro 2.248,32 notificata il 09.07.2018,
ente creditore;
CP_3
n) avviso di addebito n. 43920180000654838000 di euro 2.125,28 notificata il 04.12.2018,
ente creditore;
per un totale di euro 24.208,06. CP_3
In particolare, parte ricorrente deduce: l'illegittimità per intervenuta prescrizione dei crediti ai sensi secondo il disposto dell'art. 3 comma 9 della L. 33/1995 secondo il quale con decorrenza dal 01.01.1996 la prescrizione di cinque anni fatti salvi gli atti interruttivi intervenuti prima di quella data che lascia inalterato il termine prescrizionale decennale”.
2 Contr Si costituivano in giudizio l' e l' chiedendo il rigetto della domanda CP_1
Nonostante siano stati ritualmente citati in giudizio l e l li stessi CP_3 CP_4
rimanevano contumaci;
L'udienza di discussione – calendarizzata per l'8.4.2025 – è stata frattanto sostituita dalla modalità della trattazione scritta della causa – ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c. – all'esito della quale la causa viene trattenuta per la decisione.
MOTIVAZIONE
1. La prescrizione del credito è infondata.
2. L'arrt.3 della L.335/95 ha modificato la disciplina della prescrizione.
3. Il comma 9 statuisce che: “Le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate con il decorso dei termini di seguito indicati:
a. dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà, previsto dall'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge
29 marzo 1991, n. 103, convertito con modificazioni della legge 1° giugno 1991,
n. 166, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1° gennaio 1996 tale termine è ridotto a cinque anni salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;
b. cinque per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria”Il comma 10 prevede che i nuovi termini di prescrizione si applicano anche alle contribuzioni relative a periodi precedenti la data di entrata in vigore della legge (17/08/1995) ad eccezione dei casi di atti interruttivi già compiuti o di procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente.
4. Nel caso in esame, le somme dovute per gli oneri previdenziali e somme aggiuntive relativi agli anni contestati (dal 2014 al 2018) sono soggette alla prescrizione quinquennale.
Considerato che
l'intimazione di pagamento è stata notificata il 2.10.2019 il credito riportato nelle cartelle impugnate non risulta estinto per prescrizione.
5. Sul punto è necessario dare conto delle argomentazioni giuridiche in forza delle quali si ritiene che il termine di prescrizione, “Se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni previsto dall'art. 20, d.lgs. n. 472/1997, atteso che il
3 termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l'obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario (cfr. Cass. SS.UU. n. 25790/2009 e Cass. n. 17669/13, Cass. n.
5837/11 e n. 6077/10)”. Secondo quanto sancito dai Giudici della Suprema Corte che aderiscono a questo orientamento: “L'ingiunzione fiscale ha natura di atto amministrativo che cumula in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato, (…) con conseguente inapplicabilità dell'art. 2953 c.c. ai fini della prescrizione (cfr. Cass.
n. 12263/2007 e n. 11380/2012)”. Più di recente, le Sez. Un., con sentenza n.
25790 del 10/12/2009 hanno ribadito che il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell'art. 2953 cod. civ., che disciplina specificamente ed in via generale la cosiddetta "actio iudicati", mentre se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dall'art. 20 del dlgs. 18 dicembre 1997 n.
472, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l'obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario.
6. D'altro canto il principio di differenziazione tra l'accertamento conseguente ad una sentenza passata in giudicato rispetto a quello derivante dalla omessa impugnazione del provvedimento amministrativo impositivo è ribadito costantemente dalla Giurisprudenza di legittimità in tema di termini di decadenza per l'iscrizione a ruolo. Secondo la Suprema Corte il credito del contribuente accertato nella sentenza che definisce l'impugnazione dell'atto impositivo soggiace al termine di prescrizione decennale di cui all'art. 2953 c.c. Ciò in quanto il titolo della pretesa tributaria cessa di essere l'atto (che, essendo stato tempestivamente impugnato, non è mai divenuto definitivo) e diventa la sentenza che, pronunciando sul rapporto, ne ha confermato la legittimità. Ne deriva che la riscossione del credito erariale accertato dalla sentenza non soggiace al termine di decadenza di cui all'art. 17 (ora trasfuso nell'art. 25) del D.P.R. n.602 del 1973, giacché tale termine concerne la messa in esecuzione dell'atto amministrativo e presidia la esigenza di certezza dei rapporti giuridici e l'interesse del contribuente alla predeterminazione del tempo di soggezione all'iniziativa unilaterale
4 dell'ufficio. La riscossione delle somme conseguenti al passaggio in giudicato delle sentenze che hanno definito il giudizio non è, dunque, soggetta a decadenza alcuna, ma unicamente alla prescrizione. (ex multis Cass. n.21623/2011). Questo indirizzo interpretativo invero altro non fa (a fronte della disposizione normativa sopra richiamata che impone i termini di decadenza per l'iscrizione a ruolo degli accertamenti "divenuti definitivi" senza alcuna differenziazione di sorte) che evidenziare le differenze ontologiche tra un accertamento divenuto definitivo per omessa impugnazione, rispetto ad un accertamento divenuto definitivo a seguito di un processo concluso con sentenza passata in giudicato. A ciò si aggiunge la recentissima sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Uniti n. 23397/2016 del
17/11/2016 che ha definitivamente stabilito “ la scadenza del termine - pacificamente perentorio - per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all'art. 24, comma 5, del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l'effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche
l'effetto della c.d. "conversione" del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale secondo l'art. 3, commi 9 e 10, della legge n. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell'art. 2953 cod. civ. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell'attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l'avviso di addebito dell che dal 1° gennaio 2011, ha CP_3
sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto
Istituto (art. 30 del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge n. 122 del
2010);2) è di applicazione generale il principio secondo il quale la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l'effetto sostanziale della irretrattabilità del credito ma non determina anche l'effetto della
c.d. "conversione" del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell'art. 2953 cod. civ. Tale principio, pertanto, si applica con riguardo a tutti gli atti - comunque denominati - di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e
5 degli altri Enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre
l'opposizione, non consente di fare applicazione dell'art. 2953 cod. civ., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo”.
7. Orbene tornando al caso in esame, si ritiene che il termine di prescrizione sia quello quinquennale e di conseguenza il credito NON è prescritto, atteso che tra la notifica delle cartelle interruttive del credito e la notifica delle intimazioni di pagamento preavviso di iscrizione ipotecaria è decorso più di un quinquennio.
8. In ragione della natura della controversia e della vetustà della stessa si reputa equo compensare integralmente le spese del giudizio.
PQM
Il giudice del Lavoro, gop. Dott.ssa Susanna Cirianni, definitivamente pronunciando così provvede:
Rigetta il ricorso
Compensa le spese del giudizio
Così deciso,10.4.2025
Il giudice
Il gop dott.ssa Susanna Cirianni
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