TRIB
Sentenza 2 agosto 2025
Sentenza 2 agosto 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Santa Maria Capua Vetere, sentenza 02/08/2025, n. 1623 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Santa Maria Capua Vetere |
| Numero : | 1623 |
| Data del deposito : | 2 agosto 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in funzione di giudice del lavoro ed in composizione monocratica nella persona del giudice dott.ssa Valentina Ricchezza, lette le note in sostituzione, ex art. 127 ter c.p.c., ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta al n. R.G. 1983/2021
TRA
, nata a [...], il [...], rapp.to e difeso, giusto mandato allegato Parte_1 al ricorso introduttivo, dagli Avv.ti Giuseppe Cundari e Avv. Marco Ippolito Matano, presso cui elettivamente domicilia in Caserta al Viale delle Querce 20
RICORRENTE
E
, in persona del Ministro p.t., dom.to ope legis presso Controparte_1
l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, Via A. Diaz n. 11
RESISTENTE
NONCHE'
in persona Controparte_2 del suo Dirigente p.t., dom.to ope legis presso l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, Via A.
Diaz n. 11
RESISTENTE
OGGETTO: riconoscimento servizio preruolo ai fini giuridici ed economici - ricostruzione di carriera
– scatti anzianità preruolo – differenze retributive
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso ritualmente notificato e depositato il 31.03.2021 parte ricorrente in epigrafe, esponeva di essere attualmente docente laureata di scuola secondaria di II grado in servizio presso l'Istituto industriale Falco di Capua, classe di concorso 13/A Chimica;
di essere stata assunta con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nell'area funzionale dei docenti della scuola elementare, in data
01.09.2006; di aver presentato la dichiarazione dei servizi ai sensi dell'art. 145 del testo unico approvato con D.P.R. 29/12/73, N.1092 o dell'art. 3 del D.P.R. 24/4/98, N. 351, come modificato dall'art. 2 del D.P.R.11/01/2001 N. 101, per il riconoscimento del servizio pre-ruolo prestato dal
1991/92 fino all'assunzione in ruolo nella scuola elementare avvenuta in data 01.09.2006, ai fini della ricostruzione di carriera chiedendo il riconoscimento dell'intera anzianità pre ruolo maturata;
che di tutti gli anni di servizio pre-ruolo da ella svolti solo i primi 4 venivano considerati integralmente, mentre la restante parte venivano riconosciuti, ai fini sia giuridici sia economici, solo nella misura dei 2/3; che, infatti, con Decreto n. 2250 del 06.06.2018, il Dirigente Scolastico dell'Istituto
Mommsen, le riconosceva solo anni 10, utili sia ai fini giuridici che economici, alla data di assunzione in ruolo del 01.09.2006; che, invece, i restanti anni venivano riconosciuti solo ai fini economici e ritenuti utilizzabili per la maturazione delle successive posizioni stipendiali solo al compimento dell'anzianità di anni 18. Tanto premesso, assumeva che, a causa del riconoscimento solo parziale dell'anzianità di servizio maturata, veniva inquadrata nella posizione stipendiale corrispondente all'anzianità di anni 0 dal 01.09.2006, anziché essere inquadrata nella fascia stipendiale coincidente con anni 15 di servizio (fascia 15-21) fin dalla data di assunzione in ruolo, 01.09.2006. Riteneva che l'Amministrazione resistente avrebbe dovuto valutare integralmente il servizio pre-ruolo da ella prestato con contratti a tempo determinato con il riconoscimento della progressione stipendiale così come da tabella riportata in ricorso. Richiamata la normativa europea in materia di divieto di discriminazione tra assunti a tempo determinato e dipendenti assunti a tempo indeterminato, oltreché la giurisprudenza di merito e di legittimità, sosteneva di aver diritto al riconoscimento integrale dell'anzianità pregressa maturata con applicazione del criterio della ricostruzione di carriera e conseguente valutazione per intero dei servizi preruolo prestati, rivendicando le differenze retributive scaturenti da tale maggiore anzianità. Concludeva, quindi, chiedendo di: “1) Accertare e dichiarare che l'art. 485 D.Lgs. 297/1994 vada disatteso e disapplicato nella parte in cui prevede che gli anni di servizio pre ruolo prestati dai docenti assunti con contratto a tempo indeterminato vengano riconosciuti solo parzialmente ai fini della progressione di carriera e della connessa progressione stipendiale;
2) Accertare e dichiarare che in applicazione dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato clausola 4, punto 1, allegato alla direttiva del Consiglio Europeo del 20/06/1999,
1999/70/CE e in parziale disapplicazione dell'art. 485 D.Lgs. 297/1994, alla ricorrente doveva essere riconosciuto, ai fini giuridici ed economici l'intero servizio pre-ruolo e, per l'effetto, 3)
Disapplicare la normativa italiana di diritto interno;
4) Accertare e dichiarare il diritto della parte ricorrente al trattamento stipendiale che avrebbe percepito qualora fosse stata inquadrata a tempo indeterminato, tenuto conto delle fasce stipendiali previste dalla normativa contrattuale di comparto;
5) Accertare e dichiarare il diritto della ricorrente alla ricostruzione della carriera e, quindi, all'attribuzione in proprio favore delle classi stipendiali di anzianità maturate negli anni in ragione dell'integrale riconoscimento del servizio pre ruolo prestato;
6) Ordinare all'Amministrazione resistente di riconoscere integralmente, sia ai fini economici che giuridici, il periodo di servizio pre ruolo prestato dalla ricorrente nella scuola statale, con conseguente inserimento della stessa nelle fasce retributive maturate nel corso del tempo ed alla conseguente ricostruzione di carriera;
7)
Condannare il in persona legale rapp.te p.t., a collocare la ricorrente nel livello stipendiale CP_3 del CCNL Scuola corrispondente all'anzianità di servizio complessivamente maturata di anni 28 dal
01.09.2020 ed a corrispondere in suo favore le differenze retributive nel frattempo maturate;
8) Condannare il convenuto al pagamento delle differenze retributive, da determinarsi sulla CP_1 base di una anzianità di servizio calcolata a partire dalla prima assunzione a termine e cumulando tra loro i diversi periodi lavorati, per l'importo di € 76.472,98, come risulta dai conteggi analitici allegati e da considerarsi parte integrante del presente atto, nonché degli ulteriori importi che matureranno in pendenza di causa, da determinare assumendosi quali parametri di riferimento la retribuzione iniziale e gli importi delle fasce di anzianità previste dalle norme in materia e dal CCNL di Comparto di tempo in tempo vigenti, oltre alla rivalutazione monetaria ed agli interessi legali, ex art. 22 comma 36 L. n. 724/1994, dalle singole scadenze al saldo effettivo. Con vittoria di spese e competenze professionali, con distrazione in favore del procuratore antistatario”.
Non si costituivano i resistenti, pur regolarmente evocati in giudizio, per cui va dichiarata la contumacia.
Rinviata per la discussione, disposta la riformulazione dei conteggi da parte della ricorrente e integrate talune allegazioni in ordine alla domanda formulata, la causa veniva decisa lette le note di trattazione, ex art. 127 ter c.p.c., come da sentenza versata in atti.
*****
Il ricorso è fondato e deve essere accolto nei limiti e per le ragioni di seguito esposte.
Parte istante, docente immessa in ruolo con contratto a tempo indeterminato a far data dal 01.09.2006, lamenta il mancato riconoscimento, da parte del resistente, dell'intero servizio pre-ruolo CP_1 svolto precedentemente all'assunzione a tempo indeterminato, affermando la illegittimità della normativa nazionale alla luce della giurisprudenza comunitaria ed, in particolare, la violazione del principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva del Consiglio del 28.06.99, 1999/70/CE.
Il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato è stato sancito, nell'ordinamento comunitario, dalla clausola 4 dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, al quale ha dato attuazione la Direttiva comunitaria 1999/70/CE.
Secondo tale disposizione, "per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive" (punto 1). Nello specifico, "i criteri del periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno essere gli stessi sia per i lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato, eccetto quando criteri diversi in materia di periodo di anzianità siano giustificati da motivazioni oggettive" (punto 4).
Nell'interpretare la Direttiva 1999/70/CE, la Corte di Giustizia ha precisato che cosa debba intendersi per "condizioni di impiego" ai sensi della succitata clausola 4, chiarendo che la riserva di cui all'art. 137, n. 5, del Trattato UE (che esclude la materia della retribuzione dalle competenze delle istituzioni comunitarie) "non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l'applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione" (v. sent. 4.7.2006, C-212/04, e altre). Nell'affrontare, inoltre, lo Per_1 specifico argomento della spettanza degli scatti di anzianità al personale assunto a termine dalle
Pubbliche Amministrazioni, di ruolo o non di ruolo, la CGUE ha poi statuito: "La mera circostanza che un impiego sia qualificato come 'di ruolo' in base all'ordinamento interno e presenti taluni aspetti caratterizzanti il pubblico impiego dello Stato membro interessato è priva di rilevanza sotto questo aspetto, a pena di rimettere seriamente in questione l'efficacia pratica della direttiva 1999/70 e quella dell'Accordo Quadro nonché la loro applicazione uniforme negli Stati membri, riservando a questi ultimi la possibilità di escludere, a loro discrezione, talune categorie di persone dal beneficio della tutela voluta da tali strumenti comunitari" (ibidem).
La Corte ha infine spiegato che la nozione di "ragioni oggettive" che, secondo la clausola 4, punto 1 dell'Accordo quadro, possono giustificare la deroga al principio di non discriminazione in materia di periodi di anzianità, "non autorizza a giustificare una differenza di trattamento tra i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato per il fatto che quest'ultima sia prevista da una norma interna generale ed astratta, quale una legge o un contratto collettivo", ma solo quando
"la disparità di trattamento in causa sia giustificata dalla sussistenza di elementi precisi e concreti, che contraddistinguono il rapporto di impiego di cui trattasi, nel particolare contesto in cui s'inscrive
e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare se tale disparità risponda ad una reale necessità, sia idonea a conseguire l'obiettivo perseguito e risulti a tal fine necessaria" (ibidem). In conclusione, sempre secondo la CGUE, la nozione di "condizioni di impiego" di cui alla clausola 4, punto 1, dell'Accordo quadro "dev'essere interpretata nel senso che essa può servire da fondamento ad una pretesa ... che mira ad attribuire ad un lavoratore a tempo determinato scatti di anzianità che
l'ordinamento interno riserva ai soli lavoratori a tempo indeterminato", (ibidem).
Si tratta di principi che sono stati in seguito ribaditi dalla Corte (v. sent. 22.12.2010, nei procedimenti riuniti C-444/09, G.G. e C-456/09, I.T.), laddove è stato ulteriormente precisato che "un'indennità per anzianità di servizio ... rientra nell'ambito di applicazione della clausola 4 punto 1, dell'Accordo
Quadro, in quanto costituisce una condizione d'impiego, per cui i lavoratori a tempo determinato possono opporsi ad un trattamento che, relativamente al versamento di tale indennità, al di fuori di qualsiasi giustificazione obiettiva, sia meno favorevole di quello riservato ai lavoratori a tempo indeterminato che si trovano in una situazione comparabile. Il carattere temporaneo del rapporto di lavoro di taluni dipendenti pubblici non può costituire, di per sé, una ragione oggettiva ai sensi di tale clausola dell'Accordo Quadro".
Ancora più di recente la Corte (v. ordinanza 7 marzo 2013 in causa C-393/11), pronunciando sulla compatibilità con il diritto dell'Unione delle disposizioni dettate in tema di inquadramento dei dipendenti "stabilizzati" dall'art. 75 del D.L. n. 112 del 2008, ha richiamato detti principi, evidenziando innanzitutto che le ragioni oggettive che giustificano la diversità di trattamento, devono consistere in "elementi precisi e concreti, che contraddistinguono il rapporto di impiego di cui trattasi, nel particolare contesto in cui s'inscrive e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare se tale disparità risponda ad una reale necessità, sia idonea a conseguire l'obiettivo perseguito e risulti a tal fine necessaria. Dette circostanze possono risultare, segnatamente, dalla particolare natura delle funzioni per l'espletamento delle quali sono stati conclusi i contratti a tempo determinato, dalle caratteristiche ad esse inerenti o, eventualmente, dal perseguimento di una legittima finalità di politica sociale di uno Stato membro".
Deve, invece, escludersi che possa configurare una ragione oggettiva il mero richiamo alla natura temporanea del rapporto, in quanto ciò "svuoterebbe di contenuti gli obiettivi della direttiva e dell'accordo quadro ed equivarrebbe a perpetuare il mantenimento di una situazione svantaggiosa per i lavoratori a tempo determinato" (punto 41, ibidem).
La Corte ha aggiunto che "il principio di non discriminazione, enunciato nella clausola 4 dell'accordo quadro, sarebbe privato di qualsiasi contenuto se il semplice fatto che un rapporto di lavoro sia nuovo in base al diritto nazionale fosse idoneo a configurare una "ragione oggettiva" ai sensi della clausola suddetta, atta a giustificare una diversità di trattamento ..." essendo necessario "prendere in considerazione la natura particolare delle mansioni svolte dai resistenti nel procedimento principale" (v. punti 50 e 51, ibidem).
Infine, nella succitata ordinanza, è stata anche affrontata la questione delle modalità di reclutamento e la Corte ha evidenziato che la diversità fra procedura di stabilizzazione (che veniva in rilievo nel procedimento principale) e concorso pubblico può giustificare una diversità di trattamento, quanto alle condizioni di impiego, solo qualora "un siffatto trattamento differenziato derivi dalla necessità di tener conto di esigenze oggettive attinenti all'impiego che deve essere ricoperto mediante la procedura di assunzione" (v. punti 45 e 46, ibidem).
Nella sentenza 18 ottobre 2012 (in causa C-302/11 pronunciata sempre con riferimento alle Per_2 procedure di stabilizzazione, la Corte ha in sintesi affermato che "se nell'ambito della presente causa fosse dimostrato (...) che le funzioni svolte (dalle parti ricorrenti - N.D.R.) in veste di dipendenti di ruolo sono identiche a quelle che esse esercitavano in precedenza nell'ambito di contratti di lavoro
a tempo determinato, e se fosse vero che, come sostenuto dal governo italiano nelle sue osservazioni scritte, la normativa nazionale in questione mira a valorizzare l'esperienza acquisita dai dipendenti con contratto a termine in seno all'AGCM, simili elementi potrebbero suggerire che la mancata presa in considerazione dei periodi di servizio compiuti dai lavoratori a tempo determinato è in realtà giustificata soltanto dalla durata dei loro contratti di lavoro e, di conseguenza, che la diversità di trattamento in esame nei procedimenti principali non è basata su giustificazioni correlate alle esigenze oggettive degli impieghi interessati dalla procedura di stabilizzazione che possano essere qualificate come "ragioni oggettive" ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell'accordo quadro".
Al contrario, nella richiamata recente decisione, la Corte di Giustizia ha ritenuto che gli obiettivi ivi invocati dal governo italiano, consistenti, da un lato, nel rispecchiare le differenze nell'attività lavorativa tra le due categorie di lavoratori in questione e, dall'altro, nell'evitare il prodursi di discriminazioni alla rovescia nei confronti dei dipendenti pubblici di ruolo assunti a seguito del superamento di un concorso generale, possano essere considerati come configuranti una «ragione oggettiva», ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell'accordo quadro, nei limiti in cui essi rispondano a una reale necessità, siano idonei a conseguire l'obiettivo perseguito e siano necessari a tale fine (v., in tal senso, sentenza del 18 ottobre 2012, e a., da C-302/11 a C-305/11, Per_2
EU:C:2012:646, punto 62).
Di talché, previa verifica del Giudice nazionale, può essere ritenuta legittima l'applicazione della normativa nazionale (che tenga conto dei periodi di servizio di pre-ruolo in misura integrale fino al quarto anno e dei restanti, parzialmente, a concorrenza dei due terzi) al docente precario che abbia prestato esclusivamente supplenze brevi e temporanee, su svariate materie, ritenendosi invece integralmente computabile come annualità completa il servizio di almeno 180 giorni conseguiti in un anno scolastico.
E infatti, per quanto interessa in particolare la situazione dell'odierna parte ricorrente, le norme dell'ordinamento interno da esaminare sono l'art. 485 e l'art. 489 del D.lgs. n. 297 del 1994, così come modificato dalla L. n. 124 del 1999.
Il primo, intitolato “ Riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera” stabilisce al comma 1 che
“Al personale docente delle scuole di istruzione secondaria ed artistica, il servizio prestato presso le predette scuole statali e pareggiate, comprese quelle all'estero, in qualità di docente non di ruolo, è riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente, nonché ai solo fini economici per il rimanente terzo”. La norma va integrata con l'art. 4 comma 3 l. 399/1988, intitolato “Inquadramento economico
Passaggi di qualifica funzionale”, che al comma 3 stabilisce che “Al compimento del sedicesimo anno per i docenti laureati della scuola secondaria superiore, del diciottesimo anno per i coordinatori amministrativi, per i docenti della scuola materna ed elementare, della scuola media e per i docenti diplomati della scuola secondaria superiore, del ventesimo anno per il personale ausiliario e collaboratore, del ventiquattresimo anno per i docenti dei conservatori di musica e delle accademie,
l'anzianità utile ai soli fini economici è interamente valida ai fini dell'attribuzione delle successive posizioni stipendiali”.
L'art. 489, intitolato “Periodi di servizio utili al riconoscimento”, stabilisce al primo comma che “Ai fini del riconoscimento di cui ai precedenti articoli il servizio di insegnamento è da considerarsi come anno scolastico intero se ha avuto la durata prevista agli effetti della validità dell'anno dall'ordinamento scolastico vigente al momento della prestazione”. La norma va letta congiuntamente all'art. 11 comma 14 l. 124 del 1999 che stabilisce che “Il comma 1 dell'articolo 489 del testo unico
è da intendere nel senso che il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall'anno scolastico 1974-1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale”.
In applicazione dell'art. 489 come interpretato dall'art. 11 comma 14, il raggruppa i servizi CP_1
a termine in base all'anno scolastico di riferimento, quindi prende in considerazione ai fini della ricostruzione della carriera soltanto quelli che, sommati tra loro, raggiungono almeno 180 giorni nell'ambito dell'anno scolastico corrispondente. Gli anni scolastici in cui ci sono da 180 a 365 giorni di servizio entrano dunque nel computo dell'anzianità come anno intero, mentre quelli in cui ci sono meno di 180 giorni non contano nulla.
Una volta calcolata così l'anzianità anteriore all'immissione in ruolo, il fa applicazione CP_1 dell'art. 485 e dunque ricostruisce l'anzianità utile a fini retributivi prendendo in considerazione i primi 4 anni per intero e quelli successivi soltanto per due terzi. Il terzo escluso dal computo dell'anzianità utile ai fini retributivi – che nei decreti di ricostruzione della carriera viene definita come “utile ai fini giuridici ed economici” – viene accantonato con la qualificazione come utile “ai soli fini economici” in attesa che il docente maturi l'anzianità complessiva di cui all'art. 4 comma 3
l. 399/1988 (ad es. 16 anni per i docenti laureati di scuola media superiore). Superato tale momento,
a domanda dell'interessato, viene emesso un nuovo decreto di ricostruzione della carriera in cui – con efficacia ex nunc dal compimento dell'anzianità rilevante in base all'art.
4 - anche gli anni accantonati vengono inseriti nell'anzianità “utile ai fini giuridici ed economici”, con conseguente adeguamento della fascia stipendiale spettante.
L'applicazione di tale normativa alla varietà delle situazioni concrete rende possibile una molteplicità di risultati diversi che, a volte, collocano l'ex docente a termine in posizione di (maggiore o minore) svantaggio nei confronti del collega che abbia prestato la stessa quantità di servizio in ruolo ma, altre volte, gli attribuiscono una condizione di sostanziale parità o addirittura di (maggiore o minore) vantaggio.
Lo svantaggio è di tutta evidenza ove i rapporti a termine anteriori all'immissione in ruolo siano stati di 12 mesi l'uno.
Ove vanti 9 anni di servizio pre-ruolo in contratti a termine di 12 mesi l'uno, infatti, il docente si vede attribuire una fascia stipendiale (la 0/8) inferiore a quella del collega che, come lui, abbia iniziato a lavorare 9 anni prima (9/14), e ciò pur avendo lavorato nella stessa identica misura.
E' altrettanto evidente, tuttavia, il vantaggio del docente che per gli stessi 9 anni abbia invece lavorato a termine almeno 180 giorni all'anno con una media, ad esempio, di 210 giorni all'anno (ovvero 7 mesi). Egli infatti si vedrà calcolare un'anzianità di 108 mesi (pari a 9 anni) pur avendo di fatto lavorato per soli 63 mesi. Seppur ridotta a 88 mesi (7 anni e 4 mesi) ai sensi dell'art. 485, tale anzianità rimane comunque ampiamente superiore rispetto a quella di 5 anni e 3 mesi spettante al collega di ruolo che abbia lavorato gli stessi 63 mesi. In tal modo l'ex docente a termine raggiunge la fascia stipendiale 9/14 ben 25 mesi (2 anni ed 1 mese) prima del collega di ruolo ed il divario aumenta a 45 mesi (3 anni e 9 mesi) al compimento dell'anzianità prevista dall'art. 4 comma 3 l. 399/1988, quando il primo recupera anche gli anni accantonati.
La combinazione dei servizi pre-ruolo può anche essere tale da realizzare nel caso concreto una vera e propria parità di trattamento.
Nell'effettuare la descritta comparazione, si deve tener conto che gli artt. 485 e 489, come interpretato dall'art. 11 comma 14, in altri termini, appartengono ad un complesso normativo inscindibile e dunque, in caso di disapplicazione del primo, il secondo perde la sua ragion d'essere rimanendo privo di ogni possibilità di applicazione autonoma. La verifica se la ricostruzione di carriera operata dal determini o meno una disparità di CP_1 trattamento idonea ad integrare una violazione della clausola 4 non può, dunque, avvenire in astratto sulla sola scorta del tenore dell'art. 485, bensì di volta in volta, con riferimento al caso concreto, accertando se la contestuale applicazione del pacchetto normativo inscindibile di cui all'art. 485 ed all'art. 489, come interpretato dall'art. 11 comma 14, si traduca o meno in uno svantaggio per l'ex docente a termine.
A tale scopo è necessario confrontare l'anzianità corrispondente ai servizi a termine calcolata nel decreto di ricostruzione di carriera con quella che risulta sommando gli effettivi periodi di servizio.
Tale orientamento sembra avvalorato dalla recente sentenza della C.G.U.E., 20 settembre 2018, in causa C466\17, Motter. In tale pronuncia la Corte di Giustizia ha esplicitamente affermato che "[...] gli obiettivi invocati dal governo italiano consistenti, da un lato, nel rispecchiare le differenze nell'attività lavorativa tra le due categorie di lavoratori in questione e, dall'altro, nell'evitare il prodursi di discriminazione alla rovescia nei confronti di dipendenti pubblici di ruolo assunti a seguito del superamento di un concorso generale, possono essere considerati come configuranti una "ragione oggettiva ai sensi della clausola 4... nei limiti in cui essi rispondano ad una reale necessità" e che, in tutta teoria, ".. non si può ritenere che una normativa nazionale come quella di cui al procedimento principale, la quale consente di tener conto dell'anzianità eccedente quattro anni maturata nell'ambito di contratti di lavoro a tempo determinato solo nella misura dei due terzi vada oltre quanto è necessario per conseguire gli obiettivi precedentemente esaminati e raggiungere un equilibrio tra i legittimi interessi dei lavoratori a tempo determinato e quelli dei lavoratori a tempo indeterminato, nel rispetto dei valori di meritocrazia delle considerazioni imparzialità e di efficacia dell'amministrazione su cui si basano le assunzioni mediante concorso”, facendo tuttavia salve le verifiche che spettano al Giudice del rinvio.
Analogamente, la Suprema Corte (Cass. civ. sez. lavoro, 28 novembre 2019, n. 31149 e, da ultimo, in senso conforme, Cass. civ. sez. lavoro, 12 febbraio 2020, n. 3474) , tirando le fila del discorso e procedendo ad una “sistematizzazione delle questioni”, risolte in precedenza attraverso l'applicazione
“astratta ed acritica” dell'articolato della Direttiva, ha precisato che “in tema di riconoscimento dell'anzianità di servizio dei docenti a tempo determinato poi definitivamente immessi nei ruoli dell'amministrazione scolastica, l'art. 485 del d.lgs. n. 297 del 1994 deve essere disapplicato, in quanto si pone in contrasto con la clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nei casi in cui l'anzianità risultante dall'applicazione dei criteri dallo stesso indicati, unitamente a quello fissato dall'art. 489 dello stesso decreto, come integrato dall'art. 11, comma 14, della l. n. 124 del
1999, risulti essere inferiore a quella riconoscibile al docente comparabile assunto "ab origine" a tempo indeterminato;
il giudice del merito, per accertare la sussistenza di tale discriminazione, dovrà comparare il trattamento riservato all'assunto a tempo determinato poi immesso in ruolo, con quello del docente ab origine a tempo indeterminato, senza valorizzare, pertanto, le interruzioni fra un rapporto e l'altro, né applicare la regola dell'equivalenza fissata dal richiamato art. 489, e, in caso di disapplicazione, computare l'anzianità da riconoscere ad ogni effetto al docente assunto a tempo determinato, poi immesso in ruolo, sulla base dei medesimi criteri che valgono per l'assunto a tempo indeterminato”.
In particolare, la Corte ha specificato che: - L'applicazione diretta della clausola 4 chiama il giudice nazionale a seguire un procedimento logico secondo il quale occorre: a) determinare il trattamento spettante al preteso "discriminato"; b) individuare il trattamento riservato al lavoratore comparabile;
c) accertare se l'eventuale disparità sia giustificata da una ragione obiettiva: - Nel rispetto di queste fasi, perché il docente si possa dire discriminato dall'applicazione del D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, che è la risultante di elementi di sfavore e di favore, deve emergere che l'anzianità calcolata ai sensi della norma speciale sia inferiore a quella che nello stesso arco temporale avrebbe maturato l'insegnante comparabile, assunto con contratto a tempo indeterminato per svolgere la medesima funzione docente;
ciò implica che il trattamento riservato all'assunto a tempo determinato non possa essere ritenuto discriminatorio per il solo fatto che dopo il quadriennio si operi un abbattimento, occorrendo invece verificare anche l'incidenza dello strumento di compensazione favorevole, che pertanto, in sede di giudizio di comparazione, va eliminato dal computo complessivo dell'anzianità, da effettuarsi sull'intero periodo, atteso che, altrimenti, si verificherebbe la paventata discriminazione alla rovescia rispetto al docente comparabile. - In altri termini un problema di trattamento discriminatorio può fondatamente porsi nelle sole ipotesi in cui l'anzianità effettiva di servizio, non quella virtuale ex art. 489, D.Lgs. n. 297 del 1994, prestata con rapporti a tempo determinato, risulti superiore a quella riconoscibile ex art. 485, D.Lgs. n. 297 del 1994, perché solo in tal caso l'attività svolta sulla base del rapporto a termine viene ad essere apprezzata in misura inferiore rispetto alla valutazione riservata all'assunto a tempo indeterminato - Nel calcolo dell'anzianità occorre, quindi, tener conto del solo servizio effettivo prestato, maggiorato, eventualmente, degli ulteriori periodi nei quali l'assenza è giustificata da una ragione che non comporta decurtazione di anzianità anche per l'assunto a tempo indeterminato (congedo ed aspettativa retribuiti, maternità e istituti assimilati), con la conseguenza che non possono essere considerati né gli intervalli fra la cessazione di un incarico di supplenza ed il conferimento di quello successivo, né, per le supplenze diverse da quelle annuali, i mesi estivi, in relazione ai quali questa Corte da tempo ha escluso la spettanza del diritto alla retribuzione (Cass. n. 21435/2011, Cass. n. 3062/2012, Cass. n. 17892/2015), sul presupposto che il rapporto cessa al momento del completamento delle attività di scrutinio. - Si dovrà, invece, tener conto del servizio prestato in un ruolo diverso da quello rispetto al quale si domanda la ricostruzione della carriera, in presenza delle condizioni richieste dall'art. 485, perché il medesimo beneficio è riconosciuto anche al docente a tempo indeterminato che transiti dall'uno all'altro ruolo, con la conseguenza che il meccanismo non determina alcuna discriminazione alla rovescia. - Qualora, all'esito del calcolo effettuato nei termini sopra indicati, il risultato complessivo dovesse risultare superiore a quello ottenuto con l'applicazione dei criteri di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, la norma di diritto interno deve essere disapplicata ed al docente va riconosciuto il medesimo trattamento che, nelle stesse condizioni qualitative e quantitative, sarebbe stato attribuito all'insegnante assunto a tempo indeterminato, perché l'abbattimento, in quanto non giustificato da ragione oggettiva, non appare conforme al diritto dell'Unione; - la clausola 4 dell'accordo quadro ha effetto diretto ed i giudici nazionali, tenuti ad assicurare ai singoli la tutela giurisdizionale che deriva dalle norme del diritto dell'Unione ed a garantirne la piena efficacia, debbono disapplicare, ove risulti preclusa l'interpretazione conforme, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte di
Giustizia 8.11.2011, Rosado Santana punti da 49 a 56). - Non è consentito, invece, all'assunto a tempo determinato, successivamente immesso nei ruoli, pretendere, sulla base della clausola 4, una commistione di regimi, ossia, da un lato, il criterio più favorevole dettato dal T.U. e, dall'altro,
l'eliminazione del solo abbattimento, perché la disapplicazione non può essere parziale né può comportare l'applicazione di una disciplina diversa da quella della quale può giovarsi l'assunto a tempo indeterminato comparabile.
Sintetizzando, la parte che invoca l'applicazione della clausola 4 deve puntualmente allegare e provare che la misura del servizio complessivamente prestato (derivante dalla sommatoria dei singoli periodi di servizio, al netto delle interruzioni ed esclusa l'applicazione del meccanismo di cui all'art. 489 d.lgs. 297/1994) sia superiore a quella riconosciuta dall'amministrazione nel decreto di ricostruzione.
Vanno dunque messi a confronto la sommatoria dei periodi di servizio non di ruolo annualmente ed effettivamente svolto sino alla data dell'assunzione (con le maggiorazioni ed esclusioni esplicitate dalla citata giurisprudenza di legittimità) e i periodi riconosciuti al momento dell'immissione in ruolo, desumibili dal decreto di “ricostruzione della carriera”.
Traslando i menzionati principi al caso di specie e tenuto conto dei provvedimenti adottati dalla giudicante volti a puntualizzare le deduzioni e i conseguenti conteggi nei termini della normativa così come reintepretata dalla summenzionati, va evidenziato che, nella specie, il decreto di CP_4 ricostruzione della carriera erra nella parte in cui riconosce un'anzianità ai fini giuridici ed economici di anni 10 e non già di anni 10 e giorni 229. Proprio sula scorta di tale premessa maggiore la giudicante onerava parte ricorrente a riformulare i conteggi relativi alle conseguenti differenze retributive, proporzionali all'anzianità di servizio ed economica così come riconosciuta.
Orbene, considerando che l'anzianità di servizio era pari ad anni 10 e giorni 229 al momento dell'assunzione a tempo indeterminato del settembre 2006, sia dal punto di vista giuridico che economico va riconosciuto il diritto dell'istante al pagamento, a titolo di differenze retributive pari ad euro 34.453,79 derivati dalla sottrazione dai conteggi rielaborati da parte ricorrente, a seguito dell' ordinanza resa dalla giudicante, delle differenze relative agli anni scolastici 1991/1992 e 1993/1994 non ricompresi, per mancato raggiungimento dei giorni soglia, per quanto dallo stesso istante originariamente dedotto.
Va precisato, in via residuale, che parte ricorrente partendo dalla mancata contestazione di parte resistente, contumace, dei conteggi originariamente elaborati, insiste sul riconoscimento di un'anzianità di servizio pari ad anni 15 al momento dell'immissione in servizio, ai fini della progressione di carriera in termini sia giuridici che economici. La giudicante, invece, pur non ignorando il principio di non contestazione rimarca come lo stesso sia ex se inidoneo a fondare la domanda allorquando essa si basi su un'applicazione non corretta dei principi eurountari così come declinati da parte dalla Corte di Giustizia e della Corte di Cassazione con la conseguenza, quindi, che nella specie, proprio facendo applicazione del principio espresso dagli Ermellini di valutazione della discriminazione in concreto onde evitare ipotesi di discriminazione alla c.d. rovescia deve ritenersi fondata la domanda così come rideterminata. Peraltro, proprio in applicazione del principio di verità processuale, la giudicante ha onerato la parte di procedere a talune integrazioni senza le quali, per come prospettato, il ricorso era da respingersi perché privo delle precisazioni in ordine alla discriminazione in concreto subita.
Alla luce delle sopraesposte considerazioni la domanda deve essere accolta nei termini sopraindicati con conseguente riconoscimento di un'anzianità di servizio ai fini giuridici ed economici pari ad anni
10 e giorni 229 al momento dell'assunzione a tempo indeterminato del settembre 2006 con conseguente condanna del al pagamento delle differenze retributive, medio tempore CP_1 maturate, per effetto del corretto inquadramento pari ad euro 34.453,79, oltre interessi legali.
Le spese di lite stante l'accoglimento parziale si compensano per la metà, la residua metà segue le regole della soccombenza e si liquida nella misura di cui al dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in funzione di giudice del lavoro, così provvede:
a) in accoglimento della domanda previo riconoscimento del servizio preruolo prestato, nei termini di cui in motivazione e, conseguentemente riconoscimento dell'anzianità di servizio ai fini giuridici ed economici, condanna il all'inserimento nelle fasce retributive corrispondenti con CP_1 conseguente condanna al pagamento, a tale titolo, delle differenze retributive pari ad euro 34453,79 oltre interessi legali dalla maturazione al soddisfo;
b)condanna parte resistente alla refusione nei confronti di parte ricorrente al pagamento della metà delle spese di lte che liquida, in tale misura ridotta, in euro 1700,00oltre IVA, CPA e spese generali con attribuzione;
c)compensa tra le parti l'ulteriore metà.
Si comunichi.
Santa Maria Capua Vetere, 2 agosto 2025
La giudice dr.ssa Valentina Ricchezza
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in funzione di giudice del lavoro ed in composizione monocratica nella persona del giudice dott.ssa Valentina Ricchezza, lette le note in sostituzione, ex art. 127 ter c.p.c., ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta al n. R.G. 1983/2021
TRA
, nata a [...], il [...], rapp.to e difeso, giusto mandato allegato Parte_1 al ricorso introduttivo, dagli Avv.ti Giuseppe Cundari e Avv. Marco Ippolito Matano, presso cui elettivamente domicilia in Caserta al Viale delle Querce 20
RICORRENTE
E
, in persona del Ministro p.t., dom.to ope legis presso Controparte_1
l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, Via A. Diaz n. 11
RESISTENTE
NONCHE'
in persona Controparte_2 del suo Dirigente p.t., dom.to ope legis presso l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, Via A.
Diaz n. 11
RESISTENTE
OGGETTO: riconoscimento servizio preruolo ai fini giuridici ed economici - ricostruzione di carriera
– scatti anzianità preruolo – differenze retributive
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso ritualmente notificato e depositato il 31.03.2021 parte ricorrente in epigrafe, esponeva di essere attualmente docente laureata di scuola secondaria di II grado in servizio presso l'Istituto industriale Falco di Capua, classe di concorso 13/A Chimica;
di essere stata assunta con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nell'area funzionale dei docenti della scuola elementare, in data
01.09.2006; di aver presentato la dichiarazione dei servizi ai sensi dell'art. 145 del testo unico approvato con D.P.R. 29/12/73, N.1092 o dell'art. 3 del D.P.R. 24/4/98, N. 351, come modificato dall'art. 2 del D.P.R.11/01/2001 N. 101, per il riconoscimento del servizio pre-ruolo prestato dal
1991/92 fino all'assunzione in ruolo nella scuola elementare avvenuta in data 01.09.2006, ai fini della ricostruzione di carriera chiedendo il riconoscimento dell'intera anzianità pre ruolo maturata;
che di tutti gli anni di servizio pre-ruolo da ella svolti solo i primi 4 venivano considerati integralmente, mentre la restante parte venivano riconosciuti, ai fini sia giuridici sia economici, solo nella misura dei 2/3; che, infatti, con Decreto n. 2250 del 06.06.2018, il Dirigente Scolastico dell'Istituto
Mommsen, le riconosceva solo anni 10, utili sia ai fini giuridici che economici, alla data di assunzione in ruolo del 01.09.2006; che, invece, i restanti anni venivano riconosciuti solo ai fini economici e ritenuti utilizzabili per la maturazione delle successive posizioni stipendiali solo al compimento dell'anzianità di anni 18. Tanto premesso, assumeva che, a causa del riconoscimento solo parziale dell'anzianità di servizio maturata, veniva inquadrata nella posizione stipendiale corrispondente all'anzianità di anni 0 dal 01.09.2006, anziché essere inquadrata nella fascia stipendiale coincidente con anni 15 di servizio (fascia 15-21) fin dalla data di assunzione in ruolo, 01.09.2006. Riteneva che l'Amministrazione resistente avrebbe dovuto valutare integralmente il servizio pre-ruolo da ella prestato con contratti a tempo determinato con il riconoscimento della progressione stipendiale così come da tabella riportata in ricorso. Richiamata la normativa europea in materia di divieto di discriminazione tra assunti a tempo determinato e dipendenti assunti a tempo indeterminato, oltreché la giurisprudenza di merito e di legittimità, sosteneva di aver diritto al riconoscimento integrale dell'anzianità pregressa maturata con applicazione del criterio della ricostruzione di carriera e conseguente valutazione per intero dei servizi preruolo prestati, rivendicando le differenze retributive scaturenti da tale maggiore anzianità. Concludeva, quindi, chiedendo di: “1) Accertare e dichiarare che l'art. 485 D.Lgs. 297/1994 vada disatteso e disapplicato nella parte in cui prevede che gli anni di servizio pre ruolo prestati dai docenti assunti con contratto a tempo indeterminato vengano riconosciuti solo parzialmente ai fini della progressione di carriera e della connessa progressione stipendiale;
2) Accertare e dichiarare che in applicazione dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato clausola 4, punto 1, allegato alla direttiva del Consiglio Europeo del 20/06/1999,
1999/70/CE e in parziale disapplicazione dell'art. 485 D.Lgs. 297/1994, alla ricorrente doveva essere riconosciuto, ai fini giuridici ed economici l'intero servizio pre-ruolo e, per l'effetto, 3)
Disapplicare la normativa italiana di diritto interno;
4) Accertare e dichiarare il diritto della parte ricorrente al trattamento stipendiale che avrebbe percepito qualora fosse stata inquadrata a tempo indeterminato, tenuto conto delle fasce stipendiali previste dalla normativa contrattuale di comparto;
5) Accertare e dichiarare il diritto della ricorrente alla ricostruzione della carriera e, quindi, all'attribuzione in proprio favore delle classi stipendiali di anzianità maturate negli anni in ragione dell'integrale riconoscimento del servizio pre ruolo prestato;
6) Ordinare all'Amministrazione resistente di riconoscere integralmente, sia ai fini economici che giuridici, il periodo di servizio pre ruolo prestato dalla ricorrente nella scuola statale, con conseguente inserimento della stessa nelle fasce retributive maturate nel corso del tempo ed alla conseguente ricostruzione di carriera;
7)
Condannare il in persona legale rapp.te p.t., a collocare la ricorrente nel livello stipendiale CP_3 del CCNL Scuola corrispondente all'anzianità di servizio complessivamente maturata di anni 28 dal
01.09.2020 ed a corrispondere in suo favore le differenze retributive nel frattempo maturate;
8) Condannare il convenuto al pagamento delle differenze retributive, da determinarsi sulla CP_1 base di una anzianità di servizio calcolata a partire dalla prima assunzione a termine e cumulando tra loro i diversi periodi lavorati, per l'importo di € 76.472,98, come risulta dai conteggi analitici allegati e da considerarsi parte integrante del presente atto, nonché degli ulteriori importi che matureranno in pendenza di causa, da determinare assumendosi quali parametri di riferimento la retribuzione iniziale e gli importi delle fasce di anzianità previste dalle norme in materia e dal CCNL di Comparto di tempo in tempo vigenti, oltre alla rivalutazione monetaria ed agli interessi legali, ex art. 22 comma 36 L. n. 724/1994, dalle singole scadenze al saldo effettivo. Con vittoria di spese e competenze professionali, con distrazione in favore del procuratore antistatario”.
Non si costituivano i resistenti, pur regolarmente evocati in giudizio, per cui va dichiarata la contumacia.
Rinviata per la discussione, disposta la riformulazione dei conteggi da parte della ricorrente e integrate talune allegazioni in ordine alla domanda formulata, la causa veniva decisa lette le note di trattazione, ex art. 127 ter c.p.c., come da sentenza versata in atti.
*****
Il ricorso è fondato e deve essere accolto nei limiti e per le ragioni di seguito esposte.
Parte istante, docente immessa in ruolo con contratto a tempo indeterminato a far data dal 01.09.2006, lamenta il mancato riconoscimento, da parte del resistente, dell'intero servizio pre-ruolo CP_1 svolto precedentemente all'assunzione a tempo indeterminato, affermando la illegittimità della normativa nazionale alla luce della giurisprudenza comunitaria ed, in particolare, la violazione del principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva del Consiglio del 28.06.99, 1999/70/CE.
Il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato è stato sancito, nell'ordinamento comunitario, dalla clausola 4 dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, al quale ha dato attuazione la Direttiva comunitaria 1999/70/CE.
Secondo tale disposizione, "per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive" (punto 1). Nello specifico, "i criteri del periodo di anzianità di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno essere gli stessi sia per i lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato, eccetto quando criteri diversi in materia di periodo di anzianità siano giustificati da motivazioni oggettive" (punto 4).
Nell'interpretare la Direttiva 1999/70/CE, la Corte di Giustizia ha precisato che cosa debba intendersi per "condizioni di impiego" ai sensi della succitata clausola 4, chiarendo che la riserva di cui all'art. 137, n. 5, del Trattato UE (che esclude la materia della retribuzione dalle competenze delle istituzioni comunitarie) "non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l'applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione" (v. sent. 4.7.2006, C-212/04, e altre). Nell'affrontare, inoltre, lo Per_1 specifico argomento della spettanza degli scatti di anzianità al personale assunto a termine dalle
Pubbliche Amministrazioni, di ruolo o non di ruolo, la CGUE ha poi statuito: "La mera circostanza che un impiego sia qualificato come 'di ruolo' in base all'ordinamento interno e presenti taluni aspetti caratterizzanti il pubblico impiego dello Stato membro interessato è priva di rilevanza sotto questo aspetto, a pena di rimettere seriamente in questione l'efficacia pratica della direttiva 1999/70 e quella dell'Accordo Quadro nonché la loro applicazione uniforme negli Stati membri, riservando a questi ultimi la possibilità di escludere, a loro discrezione, talune categorie di persone dal beneficio della tutela voluta da tali strumenti comunitari" (ibidem).
La Corte ha infine spiegato che la nozione di "ragioni oggettive" che, secondo la clausola 4, punto 1 dell'Accordo quadro, possono giustificare la deroga al principio di non discriminazione in materia di periodi di anzianità, "non autorizza a giustificare una differenza di trattamento tra i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato per il fatto che quest'ultima sia prevista da una norma interna generale ed astratta, quale una legge o un contratto collettivo", ma solo quando
"la disparità di trattamento in causa sia giustificata dalla sussistenza di elementi precisi e concreti, che contraddistinguono il rapporto di impiego di cui trattasi, nel particolare contesto in cui s'inscrive
e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare se tale disparità risponda ad una reale necessità, sia idonea a conseguire l'obiettivo perseguito e risulti a tal fine necessaria" (ibidem). In conclusione, sempre secondo la CGUE, la nozione di "condizioni di impiego" di cui alla clausola 4, punto 1, dell'Accordo quadro "dev'essere interpretata nel senso che essa può servire da fondamento ad una pretesa ... che mira ad attribuire ad un lavoratore a tempo determinato scatti di anzianità che
l'ordinamento interno riserva ai soli lavoratori a tempo indeterminato", (ibidem).
Si tratta di principi che sono stati in seguito ribaditi dalla Corte (v. sent. 22.12.2010, nei procedimenti riuniti C-444/09, G.G. e C-456/09, I.T.), laddove è stato ulteriormente precisato che "un'indennità per anzianità di servizio ... rientra nell'ambito di applicazione della clausola 4 punto 1, dell'Accordo
Quadro, in quanto costituisce una condizione d'impiego, per cui i lavoratori a tempo determinato possono opporsi ad un trattamento che, relativamente al versamento di tale indennità, al di fuori di qualsiasi giustificazione obiettiva, sia meno favorevole di quello riservato ai lavoratori a tempo indeterminato che si trovano in una situazione comparabile. Il carattere temporaneo del rapporto di lavoro di taluni dipendenti pubblici non può costituire, di per sé, una ragione oggettiva ai sensi di tale clausola dell'Accordo Quadro".
Ancora più di recente la Corte (v. ordinanza 7 marzo 2013 in causa C-393/11), pronunciando sulla compatibilità con il diritto dell'Unione delle disposizioni dettate in tema di inquadramento dei dipendenti "stabilizzati" dall'art. 75 del D.L. n. 112 del 2008, ha richiamato detti principi, evidenziando innanzitutto che le ragioni oggettive che giustificano la diversità di trattamento, devono consistere in "elementi precisi e concreti, che contraddistinguono il rapporto di impiego di cui trattasi, nel particolare contesto in cui s'inscrive e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare se tale disparità risponda ad una reale necessità, sia idonea a conseguire l'obiettivo perseguito e risulti a tal fine necessaria. Dette circostanze possono risultare, segnatamente, dalla particolare natura delle funzioni per l'espletamento delle quali sono stati conclusi i contratti a tempo determinato, dalle caratteristiche ad esse inerenti o, eventualmente, dal perseguimento di una legittima finalità di politica sociale di uno Stato membro".
Deve, invece, escludersi che possa configurare una ragione oggettiva il mero richiamo alla natura temporanea del rapporto, in quanto ciò "svuoterebbe di contenuti gli obiettivi della direttiva e dell'accordo quadro ed equivarrebbe a perpetuare il mantenimento di una situazione svantaggiosa per i lavoratori a tempo determinato" (punto 41, ibidem).
La Corte ha aggiunto che "il principio di non discriminazione, enunciato nella clausola 4 dell'accordo quadro, sarebbe privato di qualsiasi contenuto se il semplice fatto che un rapporto di lavoro sia nuovo in base al diritto nazionale fosse idoneo a configurare una "ragione oggettiva" ai sensi della clausola suddetta, atta a giustificare una diversità di trattamento ..." essendo necessario "prendere in considerazione la natura particolare delle mansioni svolte dai resistenti nel procedimento principale" (v. punti 50 e 51, ibidem).
Infine, nella succitata ordinanza, è stata anche affrontata la questione delle modalità di reclutamento e la Corte ha evidenziato che la diversità fra procedura di stabilizzazione (che veniva in rilievo nel procedimento principale) e concorso pubblico può giustificare una diversità di trattamento, quanto alle condizioni di impiego, solo qualora "un siffatto trattamento differenziato derivi dalla necessità di tener conto di esigenze oggettive attinenti all'impiego che deve essere ricoperto mediante la procedura di assunzione" (v. punti 45 e 46, ibidem).
Nella sentenza 18 ottobre 2012 (in causa C-302/11 pronunciata sempre con riferimento alle Per_2 procedure di stabilizzazione, la Corte ha in sintesi affermato che "se nell'ambito della presente causa fosse dimostrato (...) che le funzioni svolte (dalle parti ricorrenti - N.D.R.) in veste di dipendenti di ruolo sono identiche a quelle che esse esercitavano in precedenza nell'ambito di contratti di lavoro
a tempo determinato, e se fosse vero che, come sostenuto dal governo italiano nelle sue osservazioni scritte, la normativa nazionale in questione mira a valorizzare l'esperienza acquisita dai dipendenti con contratto a termine in seno all'AGCM, simili elementi potrebbero suggerire che la mancata presa in considerazione dei periodi di servizio compiuti dai lavoratori a tempo determinato è in realtà giustificata soltanto dalla durata dei loro contratti di lavoro e, di conseguenza, che la diversità di trattamento in esame nei procedimenti principali non è basata su giustificazioni correlate alle esigenze oggettive degli impieghi interessati dalla procedura di stabilizzazione che possano essere qualificate come "ragioni oggettive" ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell'accordo quadro".
Al contrario, nella richiamata recente decisione, la Corte di Giustizia ha ritenuto che gli obiettivi ivi invocati dal governo italiano, consistenti, da un lato, nel rispecchiare le differenze nell'attività lavorativa tra le due categorie di lavoratori in questione e, dall'altro, nell'evitare il prodursi di discriminazioni alla rovescia nei confronti dei dipendenti pubblici di ruolo assunti a seguito del superamento di un concorso generale, possano essere considerati come configuranti una «ragione oggettiva», ai sensi della clausola 4, punti 1 e/o 4, dell'accordo quadro, nei limiti in cui essi rispondano a una reale necessità, siano idonei a conseguire l'obiettivo perseguito e siano necessari a tale fine (v., in tal senso, sentenza del 18 ottobre 2012, e a., da C-302/11 a C-305/11, Per_2
EU:C:2012:646, punto 62).
Di talché, previa verifica del Giudice nazionale, può essere ritenuta legittima l'applicazione della normativa nazionale (che tenga conto dei periodi di servizio di pre-ruolo in misura integrale fino al quarto anno e dei restanti, parzialmente, a concorrenza dei due terzi) al docente precario che abbia prestato esclusivamente supplenze brevi e temporanee, su svariate materie, ritenendosi invece integralmente computabile come annualità completa il servizio di almeno 180 giorni conseguiti in un anno scolastico.
E infatti, per quanto interessa in particolare la situazione dell'odierna parte ricorrente, le norme dell'ordinamento interno da esaminare sono l'art. 485 e l'art. 489 del D.lgs. n. 297 del 1994, così come modificato dalla L. n. 124 del 1999.
Il primo, intitolato “ Riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera” stabilisce al comma 1 che
“Al personale docente delle scuole di istruzione secondaria ed artistica, il servizio prestato presso le predette scuole statali e pareggiate, comprese quelle all'estero, in qualità di docente non di ruolo, è riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente, nonché ai solo fini economici per il rimanente terzo”. La norma va integrata con l'art. 4 comma 3 l. 399/1988, intitolato “Inquadramento economico
Passaggi di qualifica funzionale”, che al comma 3 stabilisce che “Al compimento del sedicesimo anno per i docenti laureati della scuola secondaria superiore, del diciottesimo anno per i coordinatori amministrativi, per i docenti della scuola materna ed elementare, della scuola media e per i docenti diplomati della scuola secondaria superiore, del ventesimo anno per il personale ausiliario e collaboratore, del ventiquattresimo anno per i docenti dei conservatori di musica e delle accademie,
l'anzianità utile ai soli fini economici è interamente valida ai fini dell'attribuzione delle successive posizioni stipendiali”.
L'art. 489, intitolato “Periodi di servizio utili al riconoscimento”, stabilisce al primo comma che “Ai fini del riconoscimento di cui ai precedenti articoli il servizio di insegnamento è da considerarsi come anno scolastico intero se ha avuto la durata prevista agli effetti della validità dell'anno dall'ordinamento scolastico vigente al momento della prestazione”. La norma va letta congiuntamente all'art. 11 comma 14 l. 124 del 1999 che stabilisce che “Il comma 1 dell'articolo 489 del testo unico
è da intendere nel senso che il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall'anno scolastico 1974-1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale”.
In applicazione dell'art. 489 come interpretato dall'art. 11 comma 14, il raggruppa i servizi CP_1
a termine in base all'anno scolastico di riferimento, quindi prende in considerazione ai fini della ricostruzione della carriera soltanto quelli che, sommati tra loro, raggiungono almeno 180 giorni nell'ambito dell'anno scolastico corrispondente. Gli anni scolastici in cui ci sono da 180 a 365 giorni di servizio entrano dunque nel computo dell'anzianità come anno intero, mentre quelli in cui ci sono meno di 180 giorni non contano nulla.
Una volta calcolata così l'anzianità anteriore all'immissione in ruolo, il fa applicazione CP_1 dell'art. 485 e dunque ricostruisce l'anzianità utile a fini retributivi prendendo in considerazione i primi 4 anni per intero e quelli successivi soltanto per due terzi. Il terzo escluso dal computo dell'anzianità utile ai fini retributivi – che nei decreti di ricostruzione della carriera viene definita come “utile ai fini giuridici ed economici” – viene accantonato con la qualificazione come utile “ai soli fini economici” in attesa che il docente maturi l'anzianità complessiva di cui all'art. 4 comma 3
l. 399/1988 (ad es. 16 anni per i docenti laureati di scuola media superiore). Superato tale momento,
a domanda dell'interessato, viene emesso un nuovo decreto di ricostruzione della carriera in cui – con efficacia ex nunc dal compimento dell'anzianità rilevante in base all'art.
4 - anche gli anni accantonati vengono inseriti nell'anzianità “utile ai fini giuridici ed economici”, con conseguente adeguamento della fascia stipendiale spettante.
L'applicazione di tale normativa alla varietà delle situazioni concrete rende possibile una molteplicità di risultati diversi che, a volte, collocano l'ex docente a termine in posizione di (maggiore o minore) svantaggio nei confronti del collega che abbia prestato la stessa quantità di servizio in ruolo ma, altre volte, gli attribuiscono una condizione di sostanziale parità o addirittura di (maggiore o minore) vantaggio.
Lo svantaggio è di tutta evidenza ove i rapporti a termine anteriori all'immissione in ruolo siano stati di 12 mesi l'uno.
Ove vanti 9 anni di servizio pre-ruolo in contratti a termine di 12 mesi l'uno, infatti, il docente si vede attribuire una fascia stipendiale (la 0/8) inferiore a quella del collega che, come lui, abbia iniziato a lavorare 9 anni prima (9/14), e ciò pur avendo lavorato nella stessa identica misura.
E' altrettanto evidente, tuttavia, il vantaggio del docente che per gli stessi 9 anni abbia invece lavorato a termine almeno 180 giorni all'anno con una media, ad esempio, di 210 giorni all'anno (ovvero 7 mesi). Egli infatti si vedrà calcolare un'anzianità di 108 mesi (pari a 9 anni) pur avendo di fatto lavorato per soli 63 mesi. Seppur ridotta a 88 mesi (7 anni e 4 mesi) ai sensi dell'art. 485, tale anzianità rimane comunque ampiamente superiore rispetto a quella di 5 anni e 3 mesi spettante al collega di ruolo che abbia lavorato gli stessi 63 mesi. In tal modo l'ex docente a termine raggiunge la fascia stipendiale 9/14 ben 25 mesi (2 anni ed 1 mese) prima del collega di ruolo ed il divario aumenta a 45 mesi (3 anni e 9 mesi) al compimento dell'anzianità prevista dall'art. 4 comma 3 l. 399/1988, quando il primo recupera anche gli anni accantonati.
La combinazione dei servizi pre-ruolo può anche essere tale da realizzare nel caso concreto una vera e propria parità di trattamento.
Nell'effettuare la descritta comparazione, si deve tener conto che gli artt. 485 e 489, come interpretato dall'art. 11 comma 14, in altri termini, appartengono ad un complesso normativo inscindibile e dunque, in caso di disapplicazione del primo, il secondo perde la sua ragion d'essere rimanendo privo di ogni possibilità di applicazione autonoma. La verifica se la ricostruzione di carriera operata dal determini o meno una disparità di CP_1 trattamento idonea ad integrare una violazione della clausola 4 non può, dunque, avvenire in astratto sulla sola scorta del tenore dell'art. 485, bensì di volta in volta, con riferimento al caso concreto, accertando se la contestuale applicazione del pacchetto normativo inscindibile di cui all'art. 485 ed all'art. 489, come interpretato dall'art. 11 comma 14, si traduca o meno in uno svantaggio per l'ex docente a termine.
A tale scopo è necessario confrontare l'anzianità corrispondente ai servizi a termine calcolata nel decreto di ricostruzione di carriera con quella che risulta sommando gli effettivi periodi di servizio.
Tale orientamento sembra avvalorato dalla recente sentenza della C.G.U.E., 20 settembre 2018, in causa C466\17, Motter. In tale pronuncia la Corte di Giustizia ha esplicitamente affermato che "[...] gli obiettivi invocati dal governo italiano consistenti, da un lato, nel rispecchiare le differenze nell'attività lavorativa tra le due categorie di lavoratori in questione e, dall'altro, nell'evitare il prodursi di discriminazione alla rovescia nei confronti di dipendenti pubblici di ruolo assunti a seguito del superamento di un concorso generale, possono essere considerati come configuranti una "ragione oggettiva ai sensi della clausola 4... nei limiti in cui essi rispondano ad una reale necessità" e che, in tutta teoria, ".. non si può ritenere che una normativa nazionale come quella di cui al procedimento principale, la quale consente di tener conto dell'anzianità eccedente quattro anni maturata nell'ambito di contratti di lavoro a tempo determinato solo nella misura dei due terzi vada oltre quanto è necessario per conseguire gli obiettivi precedentemente esaminati e raggiungere un equilibrio tra i legittimi interessi dei lavoratori a tempo determinato e quelli dei lavoratori a tempo indeterminato, nel rispetto dei valori di meritocrazia delle considerazioni imparzialità e di efficacia dell'amministrazione su cui si basano le assunzioni mediante concorso”, facendo tuttavia salve le verifiche che spettano al Giudice del rinvio.
Analogamente, la Suprema Corte (Cass. civ. sez. lavoro, 28 novembre 2019, n. 31149 e, da ultimo, in senso conforme, Cass. civ. sez. lavoro, 12 febbraio 2020, n. 3474) , tirando le fila del discorso e procedendo ad una “sistematizzazione delle questioni”, risolte in precedenza attraverso l'applicazione
“astratta ed acritica” dell'articolato della Direttiva, ha precisato che “in tema di riconoscimento dell'anzianità di servizio dei docenti a tempo determinato poi definitivamente immessi nei ruoli dell'amministrazione scolastica, l'art. 485 del d.lgs. n. 297 del 1994 deve essere disapplicato, in quanto si pone in contrasto con la clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nei casi in cui l'anzianità risultante dall'applicazione dei criteri dallo stesso indicati, unitamente a quello fissato dall'art. 489 dello stesso decreto, come integrato dall'art. 11, comma 14, della l. n. 124 del
1999, risulti essere inferiore a quella riconoscibile al docente comparabile assunto "ab origine" a tempo indeterminato;
il giudice del merito, per accertare la sussistenza di tale discriminazione, dovrà comparare il trattamento riservato all'assunto a tempo determinato poi immesso in ruolo, con quello del docente ab origine a tempo indeterminato, senza valorizzare, pertanto, le interruzioni fra un rapporto e l'altro, né applicare la regola dell'equivalenza fissata dal richiamato art. 489, e, in caso di disapplicazione, computare l'anzianità da riconoscere ad ogni effetto al docente assunto a tempo determinato, poi immesso in ruolo, sulla base dei medesimi criteri che valgono per l'assunto a tempo indeterminato”.
In particolare, la Corte ha specificato che: - L'applicazione diretta della clausola 4 chiama il giudice nazionale a seguire un procedimento logico secondo il quale occorre: a) determinare il trattamento spettante al preteso "discriminato"; b) individuare il trattamento riservato al lavoratore comparabile;
c) accertare se l'eventuale disparità sia giustificata da una ragione obiettiva: - Nel rispetto di queste fasi, perché il docente si possa dire discriminato dall'applicazione del D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, che è la risultante di elementi di sfavore e di favore, deve emergere che l'anzianità calcolata ai sensi della norma speciale sia inferiore a quella che nello stesso arco temporale avrebbe maturato l'insegnante comparabile, assunto con contratto a tempo indeterminato per svolgere la medesima funzione docente;
ciò implica che il trattamento riservato all'assunto a tempo determinato non possa essere ritenuto discriminatorio per il solo fatto che dopo il quadriennio si operi un abbattimento, occorrendo invece verificare anche l'incidenza dello strumento di compensazione favorevole, che pertanto, in sede di giudizio di comparazione, va eliminato dal computo complessivo dell'anzianità, da effettuarsi sull'intero periodo, atteso che, altrimenti, si verificherebbe la paventata discriminazione alla rovescia rispetto al docente comparabile. - In altri termini un problema di trattamento discriminatorio può fondatamente porsi nelle sole ipotesi in cui l'anzianità effettiva di servizio, non quella virtuale ex art. 489, D.Lgs. n. 297 del 1994, prestata con rapporti a tempo determinato, risulti superiore a quella riconoscibile ex art. 485, D.Lgs. n. 297 del 1994, perché solo in tal caso l'attività svolta sulla base del rapporto a termine viene ad essere apprezzata in misura inferiore rispetto alla valutazione riservata all'assunto a tempo indeterminato - Nel calcolo dell'anzianità occorre, quindi, tener conto del solo servizio effettivo prestato, maggiorato, eventualmente, degli ulteriori periodi nei quali l'assenza è giustificata da una ragione che non comporta decurtazione di anzianità anche per l'assunto a tempo indeterminato (congedo ed aspettativa retribuiti, maternità e istituti assimilati), con la conseguenza che non possono essere considerati né gli intervalli fra la cessazione di un incarico di supplenza ed il conferimento di quello successivo, né, per le supplenze diverse da quelle annuali, i mesi estivi, in relazione ai quali questa Corte da tempo ha escluso la spettanza del diritto alla retribuzione (Cass. n. 21435/2011, Cass. n. 3062/2012, Cass. n. 17892/2015), sul presupposto che il rapporto cessa al momento del completamento delle attività di scrutinio. - Si dovrà, invece, tener conto del servizio prestato in un ruolo diverso da quello rispetto al quale si domanda la ricostruzione della carriera, in presenza delle condizioni richieste dall'art. 485, perché il medesimo beneficio è riconosciuto anche al docente a tempo indeterminato che transiti dall'uno all'altro ruolo, con la conseguenza che il meccanismo non determina alcuna discriminazione alla rovescia. - Qualora, all'esito del calcolo effettuato nei termini sopra indicati, il risultato complessivo dovesse risultare superiore a quello ottenuto con l'applicazione dei criteri di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, la norma di diritto interno deve essere disapplicata ed al docente va riconosciuto il medesimo trattamento che, nelle stesse condizioni qualitative e quantitative, sarebbe stato attribuito all'insegnante assunto a tempo indeterminato, perché l'abbattimento, in quanto non giustificato da ragione oggettiva, non appare conforme al diritto dell'Unione; - la clausola 4 dell'accordo quadro ha effetto diretto ed i giudici nazionali, tenuti ad assicurare ai singoli la tutela giurisdizionale che deriva dalle norme del diritto dell'Unione ed a garantirne la piena efficacia, debbono disapplicare, ove risulti preclusa l'interpretazione conforme, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte di
Giustizia 8.11.2011, Rosado Santana punti da 49 a 56). - Non è consentito, invece, all'assunto a tempo determinato, successivamente immesso nei ruoli, pretendere, sulla base della clausola 4, una commistione di regimi, ossia, da un lato, il criterio più favorevole dettato dal T.U. e, dall'altro,
l'eliminazione del solo abbattimento, perché la disapplicazione non può essere parziale né può comportare l'applicazione di una disciplina diversa da quella della quale può giovarsi l'assunto a tempo indeterminato comparabile.
Sintetizzando, la parte che invoca l'applicazione della clausola 4 deve puntualmente allegare e provare che la misura del servizio complessivamente prestato (derivante dalla sommatoria dei singoli periodi di servizio, al netto delle interruzioni ed esclusa l'applicazione del meccanismo di cui all'art. 489 d.lgs. 297/1994) sia superiore a quella riconosciuta dall'amministrazione nel decreto di ricostruzione.
Vanno dunque messi a confronto la sommatoria dei periodi di servizio non di ruolo annualmente ed effettivamente svolto sino alla data dell'assunzione (con le maggiorazioni ed esclusioni esplicitate dalla citata giurisprudenza di legittimità) e i periodi riconosciuti al momento dell'immissione in ruolo, desumibili dal decreto di “ricostruzione della carriera”.
Traslando i menzionati principi al caso di specie e tenuto conto dei provvedimenti adottati dalla giudicante volti a puntualizzare le deduzioni e i conseguenti conteggi nei termini della normativa così come reintepretata dalla summenzionati, va evidenziato che, nella specie, il decreto di CP_4 ricostruzione della carriera erra nella parte in cui riconosce un'anzianità ai fini giuridici ed economici di anni 10 e non già di anni 10 e giorni 229. Proprio sula scorta di tale premessa maggiore la giudicante onerava parte ricorrente a riformulare i conteggi relativi alle conseguenti differenze retributive, proporzionali all'anzianità di servizio ed economica così come riconosciuta.
Orbene, considerando che l'anzianità di servizio era pari ad anni 10 e giorni 229 al momento dell'assunzione a tempo indeterminato del settembre 2006, sia dal punto di vista giuridico che economico va riconosciuto il diritto dell'istante al pagamento, a titolo di differenze retributive pari ad euro 34.453,79 derivati dalla sottrazione dai conteggi rielaborati da parte ricorrente, a seguito dell' ordinanza resa dalla giudicante, delle differenze relative agli anni scolastici 1991/1992 e 1993/1994 non ricompresi, per mancato raggiungimento dei giorni soglia, per quanto dallo stesso istante originariamente dedotto.
Va precisato, in via residuale, che parte ricorrente partendo dalla mancata contestazione di parte resistente, contumace, dei conteggi originariamente elaborati, insiste sul riconoscimento di un'anzianità di servizio pari ad anni 15 al momento dell'immissione in servizio, ai fini della progressione di carriera in termini sia giuridici che economici. La giudicante, invece, pur non ignorando il principio di non contestazione rimarca come lo stesso sia ex se inidoneo a fondare la domanda allorquando essa si basi su un'applicazione non corretta dei principi eurountari così come declinati da parte dalla Corte di Giustizia e della Corte di Cassazione con la conseguenza, quindi, che nella specie, proprio facendo applicazione del principio espresso dagli Ermellini di valutazione della discriminazione in concreto onde evitare ipotesi di discriminazione alla c.d. rovescia deve ritenersi fondata la domanda così come rideterminata. Peraltro, proprio in applicazione del principio di verità processuale, la giudicante ha onerato la parte di procedere a talune integrazioni senza le quali, per come prospettato, il ricorso era da respingersi perché privo delle precisazioni in ordine alla discriminazione in concreto subita.
Alla luce delle sopraesposte considerazioni la domanda deve essere accolta nei termini sopraindicati con conseguente riconoscimento di un'anzianità di servizio ai fini giuridici ed economici pari ad anni
10 e giorni 229 al momento dell'assunzione a tempo indeterminato del settembre 2006 con conseguente condanna del al pagamento delle differenze retributive, medio tempore CP_1 maturate, per effetto del corretto inquadramento pari ad euro 34.453,79, oltre interessi legali.
Le spese di lite stante l'accoglimento parziale si compensano per la metà, la residua metà segue le regole della soccombenza e si liquida nella misura di cui al dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in funzione di giudice del lavoro, così provvede:
a) in accoglimento della domanda previo riconoscimento del servizio preruolo prestato, nei termini di cui in motivazione e, conseguentemente riconoscimento dell'anzianità di servizio ai fini giuridici ed economici, condanna il all'inserimento nelle fasce retributive corrispondenti con CP_1 conseguente condanna al pagamento, a tale titolo, delle differenze retributive pari ad euro 34453,79 oltre interessi legali dalla maturazione al soddisfo;
b)condanna parte resistente alla refusione nei confronti di parte ricorrente al pagamento della metà delle spese di lte che liquida, in tale misura ridotta, in euro 1700,00oltre IVA, CPA e spese generali con attribuzione;
c)compensa tra le parti l'ulteriore metà.
Si comunichi.
Santa Maria Capua Vetere, 2 agosto 2025
La giudice dr.ssa Valentina Ricchezza