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Sentenza 24 novembre 2025
Sentenza 24 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte d'Appello Trento, sez. distaccata di Bolzano, sentenza 24/11/2025, n. 159 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte d'Appello Trento |
| Numero : | 159 |
| Data del deposito : | 24 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte d'Appello di Trento
Sezione Distaccata di Bolzano
Sezione civile riunita in Camera di Consiglio nelle persone dei Signori
Magistrati:
dott.ssa Isabella Martin Presidente
dott. Thomas Weissteiner Consigliere relatore dott. Federico Paciolla Consigliere Oggetto: risarcimento ha pronunciato la seguente danni – incidente sciistico SENTENZA
nella causa civile di II grado iscritta sub n. 39/2024 R.G.
promossa
da
, nato a [...] il [...] e residente a [...]Parte_1
(VE) in Via Pavese n. 30 (C.F.: , C.F._1
rappresentato e difeso per mandato a margine dell'atto di citazione del primo grado dall'Avv. DO RU del foro di
Venezia, con domicilio eletto presso il difensore a Venezia-
Mestre, Riviera XX Settembre n. 38/5;
- appellante -
contro
nato a [...] il [...] e CP_1
residente a [...](Germania), Markgrafen Straße 40,
1 rappresentato e difeso giusta procura del 3.6.2020 allegata alla comparsa di costituzione di primo grado, dagli Avv.ti Christof
RT e AN EG di CI (BZ), presso lo studio dei quali a Brunico (BZ), Piazza Gilm 2, è elettivamente domiciliato;
- appellato -
Oggetto: appello avverso la sentenza n. 125/2024 del
Tribunale di Bolzano di data 30.01.2024 /
31.01.2024;
Causa rimessa al collegio per la decisione ex art. 352 c.p.c.
all'udienza del 17.09.2025 sulle seguenti
CONCLUSIONI
dei procuratori di parte appellante:
come da note scritte ex art. 352 comma 1 n. 1 cpc:
“Piaccia a Codesta Ill.ma Corte d'Appello, in accoglimento di tutti
i motivi d'appello e in riforma della sentenza n. 125/2024,
pronunciata dal Tribunale di Bolzano nella persona del dott.
ND AL il 30.01.2024, depositata in cancelleria il
31.01.2024, e notificata via PEC il 31.01.2024:
Nel merito Accertata la responsabilità esclusiva - ovvero, in
subordine, la responsabilità concorrente in misura quantomeno
paritaria ex art. 19 L. n. 363/2003 - del signor CP_1
nella causazione dell'incidente sciistico occorso al signor
[...]
in Badia, località Piz Sorega, in data 21.01.2017, Pt_1
Condannare il convenuto al risarcimento, in favore dell'attore, per
2 i titoli meglio specificati in narrativa dell'atto di citazione in primo
grado e in appello, di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali
subiti e subendi a seguito dell'incidente sciistico avvenuto in
Badia, località Piz Sorega, in data 21.01.2017, detratto l'acconto
ricevuto pari ad euro 30.000,00, oltre alla rivalutazione
monetaria ed al risarcimento del danno per il mancato tempestivo
godimento delle somme, da quantificarsi con il criterio degli
interessi compensativi.
In via istruttoria Si chiede l'ammissione dei seguenti capitoli di
prova orale che, indicati nella memoria attorea ex art. 183 co. 6
n. 2 c.p.c. del primo grado di giudizio, non sono stati ammessi:
… omissis …
Con vittoria di spese e compensi oltre accessori come per legge
relativi ad entrambi i gradi di giudizio da distrarsi a favore del
procuratore antistatario.
Con rifusione altresì degli oneri di CTU e CTP sostenuti nel primo
grado di giudizio per la somma complessiva di euro 3.022,00.
dei procuratori di parte appellata:
come da note scritte ex art. 352 comma 1 n. 1 cpc:
„Voglia l'adìta Corte d'Appello di Trento Sezione distaccata di
Bolzano,
- in via principale: respingere tutte le domande della parte
avversaria, perché infondate in diritto e in fatto, è così
confermare integralmente la sentenza di primo grado n.
125/2024 del 30.1.2024, pubblicata il 31.1.2024;
3 - in ogni caso: spese, diritti e onorari del giudizio d'appello a
carica della parte avversaria, con richiesta di aumento dei
compensi ai sensi dell'art. 4 comma 1-bis del D.M. 55/2014 per
effetto della redazione degli atti in conformità dei criteri ivi
previsti.
Non si accetta il contraddittorio su eventuali nuove eccezioni e/o
domande.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Il signor ha citato dinanzi al Tribunale di Parte_1
Bolzano il signor chiedendone la condanna al CP_1
risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali (a detrarre un acconto di € 30.000,00), oltre interessi compensativi e rivalutazione, in conseguenza delle lesioni subìte nell'incidente sciistico verificatosi il 21.01.2017 verso le ore 14.00 sulla pista n. 9 del comprensorio sciistico sito nel comune di Badia (BZ), previo accertamento dell'esclusiva responsabilità del convenuto nella causazione del sinistro per violazione, essenzialmente, del precetto di comportamento di cui all'art. 10 della legge n. 363/2003. Nello specifico, l'attore sarebbe stato “nella fase di discesa investito da tergo” dallo sciatore antagonista “che percorreva anch'egli sciando la
medesima pista numero 9, ad andatura elevata e assolutamente
inavvistabile poiché proveniente da tergo.”
2. Il convenuto ha contestato ogni responsabilità per l'incidente, perché l'attore – in sintesi – gli avrebbe, con
4 attraversata della pista da sinistra verso destra (in direzione monte – valle) dietro un dosso con preclusa visibilità, “tagliato”
la propria regolare traiettoria sul lato destro della pista,
rendendogli impossibile ogni manovra di emergenza idonea ad evitare l'impatto. Ha chiesto, quindi, il rigetto della domanda contestando, comunque, l'eccessiva quantificazione delle voci di danno esposte.
3. Il Tribunale, dopo avere istruito la causa con prove orali
(sulla dinamica del sinistro e sulle conseguenze dannose) e con una CTU medico legale sulla persona dell'attore, ha rigettato la domanda ponendo le spese di lite e di CTU a carico dell'attore soccombente.
4. In sintesi, il Tribunale ha ritenuto “sorprendente” che in corso di causa siano stati sentiti testi a fronte del contenuto del verbale redatto dai NI intervenuti sul luogo del sinistro, che farebbe stato sino a querela di falso, nella specie non proposta, secondo cui non vi fossero testimoni. Ha ritenuto
“strano”, che i potenziali testimoni non si siano fermati sino all'arrivo dei soccorsi “e ciò con particolare riferimento ai testi
attorei, perché legati all'attore da rapporto di amicizia (teste
) o quantomeno di conoscenza …”. Ha ritenuto per tali Tes_1
motivi le dichiarazioni testimoniali “inattendibili” e
“inutilizzabili” per la loro contraddittorietà e comunque non idonee a “ricostruire il fatto con la necessaria precisione.” Ha,
quindi, ritenuto utilizzabile il solo accertamento compiuto dai
5 NI, secondo cui l'attore si trovava “più a valle dello
e stava effettuando una curva oltre un dosso”. CP_1
Ha ritenuto non significativo la videoripresa della pista in questione, ma determinante la presenza del dosso. Ha ascritto,
quindi, l'intera responsabilità per il sinistro all'attore che si sarebbe reso “invisibile … attraversando la pista in senso
trasversale in prossimità di un dosso”, violando così
“palesemente le regole di prudenza”, con conseguente inapplicabilità del precetto di cui all'art. 10 della legge n.
363/2003 a carico del convenuto, al che conseguiva “il rigetto
della domanda per mancata prova dei fatti costitutivi.” Ha posto,
infine, le spese di lite e di CTU a carico dell'attore soccombente.
5. Avverso questa decisione l'attore ha Parte_1
interposto appello affidato a cinque motivi.
6. Il convenuto ha resistito all'appello CP_1
chiedendone il rigetto con il favore delle spese del grado.
7. Senz'altro incombente la controversia è stata rimessa al collegio in decisione con provvedimento del consigliere istruttore reso in seguito alla trattazione scritta dell'udienza ex art. 352 cpc del giorno 17.09.2025.
8. La traduzione della presente sentenza nella lingua processuale tedesca avviene con l'ausilio dell'ufficio traduzioni presso questa Corte ai sensi dell'art. 20 comma 12 del D.P.R. n.
574/1988.
MOTIVI DELLA DECISIONE
6 1. Sintesi dei motivi d'appello:
1.1. Con il primo motivo, rubricato “Erronea e carente
motivazione in ordine alla dinamica del sinistro ed alla ritenuta
presenza di un dosso a visuale impedita - Travisamento della
prova documentale di cui al rapporto dei NI di Badia del
21.01.2017”, l'appellante imputa al Tribunale di avere ritenuto il “dosso”, menzionato nel rapporto d'incidente dei NI
che hanno prestato soccorso, “determinante” perché
asseritamente preclusivo della visibilità per lo sciatore proveniente da monte. Ciò non emergerebbe né dal rapporto né
dalla relazione di servizio redatto dai NI, che non ne hanno fornito una descrizione e hanno dato atto, in contrario,
di una “buona” e “ottima visibilità”. L'accertamento, poi, sarebbe contraddetto dal materiale fotografico e video in atti, che dimostrerebbe la presenza di un lieve cambio di pendenza della pista non preclusivo della visibilità. Tutti i testi, poi, erano concordi nel descrivere come “visibile” il punto della collisione per chi proveniva da monte. Anche l'accertamento dell'attraversamento “trasversale” della pista da parte dell'attore sarebbe frutto del “travisamento” del rapporto dei NI e della deduzione probatoria (capitolo 2 attoreo) secondo cui il gruppo - di cui l'attore aveva fatto parte - prima del sinistro
(verificatosi nella parte destra della pista vista in direzione monte/valle) si era fermato sul bordo sinistro della pista per scattare una fotografia. L'attraversamento trasversale non
7 risulterebbe né dal rapporto né dalle dichiarazioni delle parti ai
NI né dalle dichiarazioni testimoniali. Sicché, nessuna violazione delle regole comportamentali era ascrivibile all'attore appellante, mentre al convenuto andava ascritta l'intera responsabilità per violazione dei precetti di cui agli artt. 9 e 10
della legge n. 363/2003 (che impongono agli sciatori di tenere una condotta tale da non costituire pericolo per sé e per gli altri, di adottare una velocità particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, e allo sciatore a monte di mantenere una direzione che gli consenta di evitare collisione o interferenze con lo sciatore a valle).
1.2. Con la seconda censura (“Erronea e carente motivazione in
ordine alla dinamica del sinistro ed alla ritenuta presenza di un
dosso a visuale impedita - Travisamento della prova e violazione
dell'art. 115 c.p.c. in ordine all'individuazione del luogo del
sinistro”) l'appellante critica il mancato e/o travisato apprezzamento del materiale fotografico e video prodotto da entrambe le parti del tratto di pista dove, anche secondo la deposizione testimoniale del Carabiniere intervenuto, anch'essa travisata, il sinistro si era verificato. Tale materiale dimostrerebbe la perfetta visibilità per lo sciatore proveniente da monte degli sciatori a valle del cambio di pendenza/dosso menzionato nel rapporto d'incidente. Con il che la responsabilità per la collisione da tergo doveva essere ascritta,
per intero, al convenuto, e non all'attore come erroneamente
8 ritenuto dal Tribunale.
1.3. Con un terzo gravame (“Erronea ed illogica motivazione
con riguardo alla ritenuta contraddittorietà e inattendibilità del
teste - omesso esame della prova relativa alla Testimone_2
fotografia dei soccorsi”) l'appellante deduce che erroneamente il
Tribunale aveva dedotto dall'annotazione dei NI circa l'assenza di testimoni una inutilizzabilità e/o inattendibilità dei testi escussi, in particolare della deposizione del teste Tes_2
, se non altro in ordine alla situazione dei luoghi e il
[...]
punto in cui si era verificato il sinistro. Inoltre, risulterebbe dalle fotografie del soccorso quantomeno la presenza di due persone oltre ai NI e personale paramedico. La
deposizione del teste , in quanto utile alla ricostruzione Tes_1
del sinistro, andava invece positivamente apprezzata a sostegno della versione della dinamica del sinistro come descritta dall'attore.
1.4. Con il quarto motivo, rubricato “Carente motivazione
nonché violazione e/o falsa applicazione degli artt. 9 e 10 l. n.
363/2003 in ordine al comportamento dello sciatore a monte
anche in prossimità di un dosso a visuale impedita”, l'appellante deduce, in sintesi: - l'irrilevanza del proprio previo stazionamento sul bordo sinistro della pista, essendo certo che nel momento della collisione egli già si trovava sulla parte destra della pista ad impegnare la discesa;
- l'errore di giudizio del Tribunale in ordine agli obblighi imposti dagli artt. 9 e 10
9 della legge n. 363/2003 allo sciatore a monte, cioè al convenuto, il quale, proprio laddove vi fosse stato un “dosso” di tale dimensioni da precludergli la visibilità verso valle, a maggiore ragione avrebbe dovuto adeguare la propria condotta e velocità in modo tale da potere evitare lo sciatore a valle del dosso. “Di conseguenza la riforma delle gravata decisione
comporterà l'addebito di colpa esclusiva in capo al convenuto, il
quale, senza prima accertare se la pista fosse libera, ha
provveduto a continuare la propria discesa anche in presenza di
un lieve cambio di pendenza della pista che poteva impedire di
visionare in maniera completa quanti sciatori stessero
percorrendo la pista, incluso il signor .” Parte_1
1.5. Con il quinto e ultimo motivo (“Violazione e/o omessa
applicazione dell'art. 19 l. 363/2003 - omessa applicazione della
presunzione di paritaria corresponsabilità tra le parti”)
l'appellante addebita alla sentenza di non avere applicato la regola della responsabilità paritaria presunta in assenza di prova dell'intera responsabilità ascrivibile all'attore.
2. Le censure, che hanno tutte per oggetto l'accertamento della dinamica del sinistro e il conseguente giudizio di responsabilità, possono essere esaminate congiuntamente.
2.1. Va premesso che al sinistro in questione verificatosi in data 21.1.2017 si applicano, ratione temporis, le regole comportamentali degli utenti sulle aree sciabili di cui agli artt. 9
e ss. della legge n. 363/2003 (oggi queste regole, rivisitate e in
10 parte adeguate, sono rinvenibili nel decreto legislativo n.
40/2021, artt. 17 e ss.). La legge 24 dicembre 2003, n. 363, nel suo capo III, disciplina una serie di norme comportamentali al cui rispetto gli utenti di piste da sci sono obbligati ad attenersi.
Le norme rispecchiano sostanzialmente quanto previsto universalmente dal cosiddetto “decalogo per lo sciatore”,
predisposto e aggiornato nel tempo dalla FIS (Federazione
Internazionale Sport Invernali), utilizzato dalla giurisprudenza italiana prima dell'intervento legislativo nel 2003 per specificare la regola generale di prudenza e perizia di cui all'art. 2043 c.c..
L'obbligo principale è posto dall'art. 9 (velocità), secondo cui ogni sciatore deve tenere “… una condotta che, in relazione alle
caratteristiche della pista e alla situazione ambientale, non
costituisca pericolo per l'incolumità altrui. La velocità deve essere
particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, in
prossimità di fabbricati od ostacoli, negli incroci, nelle
biforcazioni, in caso di nebbia, di foschia, di scarsa visibilità o di
affollamento, nelle strettoie e in presenza di principianti.” L'art. 10 (precedenza), obbliga poi lo sciatore a monte di “…
mantenere una direzione che gli consenta di evitare collisioni o
interferenze con lo sciatore a valle.” Il successivo art. 11
(sorpasso) disciplina questa manovra rischiosa, ponendo a carico dello sciatore sorpassante l'obbligo di “… assicurarsi di
disporre di uno spazio sufficiente allo scopo e di avere sufficiente
visibilità. …. ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore
11 sorpassato.” L'art. 12 (Incrocio) pone la regola della precedenza a chi proviene da destra (regola opportunamente sostituita nella nuova legge con l'obbligo di tutti, a monte o a valle, di prestare la dovuta attenzione e di ridurre la velocità a prescindere dalla posizione sulla pista). L'art. 13 pone l'obbligo di sosta solo ai bordi della pista, con divieto di “fermarsi nei passaggi obbligati,
in prossimità dei dossi o in luoghi senza visibilità”. La legge n.
14/2010 della Provincia di Bolzano, all'art. 18 (regole comportamentali degli utenti), precisa l'obbligo nel senso che chi, anche dopo una sosta, si immette sulla pista, deve
“assicurarsi” di poterlo fare senza pericolo per sé e per gli altri.
Il decreto legislativo n. 40/2021, all'art. 21 comma 2, impone oggi allo sciatore, che “si immette su una pista o che riparte dopo
una sosta deve assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per sé o
per gli altri”, uniformandosi in ciò espressamente a quanto previsto dalla regola n. 5 del decalogo FIS.
2.2. L'art. 19 della legge n. 363/2003 (oggi art. 28 del decreto legislativo n. 40/2021), pone, nel caso di scontro tra sciatori,
una presunzione, fino a prova contraria, “…che ciascuno di essi
abbia concorso ugualmente a produrre gli eventuali danni.” La
presunzione è stata mutuata dalla disciplina della circolazione stradale (art. 2054 comma 2 c.c.). Secondo alcuni commentatori della legge n. 363/2003, la ratio della scelta era sostanzialmente la medesima di quella che nel 1942 aveva indotto il legislatore del codice a ricorrere alla presunzione di
12 pari responsabilità. Si è ritenuto, cioè, che l'esigenza di superare le difficoltà in sede probatoria nella ricostruzione dell'esatta dinamica del sinistro possa essere ovviata o ponderata con la previsione di un criterio di distribuzione e allocazione dell'obbligazione risarcitoria su entrambi i soggetti coinvolti, laddove lo sciatore danneggiato non riesca a dimostrare la colpa esclusiva dello sciatore antagonista. Il
meccanismo di distribuzione del danno previsto o conseguente alla presunzione di pari responsabilità fa, comunque, salva la prova contraria, cioè opera soltanto nel caso in cui sulla base dell'istruttoria rimanga ignoto il concreto fatto generatore del sinistro o non sia possibile in concreto accertare in che misura le condotte degli sciatori abbiano determinato l'evento. Se
invece l'istruttoria consente di individuare una colpa esclusiva e assorbente di uno dei due sciatori o quando si riesca a verificare con certezza le singole condotte, soppesandone il rispettivo rilievo causale, la responsabilità non potrà essere attribuita in egual misura ai due antagonisti, ma il Giudice
accerterà la colpa esclusiva nell'un caso e stabilirà le esatte misure di co-responsabilità nell'altro. Al rischio, che in questo modo il danneggiato, in quanto soggetto anch'esso alla presunzione, laddove non riesca a fornire la prova della propria condotta ineccepibile, riesca ad ottenere soltanto la metà del danno, anche a fronte di una condotta sicuramente non adeguata e consona alle norme di comportamento
13 dell'antagonista, parte della giurisprudenza di merito risponde con una interpretazione meno rigorosa – almeno apparentemente – della norma in commento rispetto al dettato di cui all'art. 2054 c.c. Così, il Tribunale di Rovereto in diverse pronunce, tra cui la sentenza del 21 ottobre 2009, ha argomentato sulla diversità del contesto normativo in cui si inserisce l'art. 19 della legge 363/2003 rispetto alla presunzione di eguale concorso di cui al secondo comma dell'art. 2054 c.c., affermando che lo sciatore, anche nel vigore di essa, rimarrebbe pur sempre soggetto al criterio di responsabilità ex art. 2043 c.c., a differenza del responsabile nella circolazione stradale, in cui l'imputazione discende dal collegamento sistematico delle disposizioni dei commi 1 e 2
dell'art. 2054 c.c.. La conseguenza di ciò è quella per cui in presenza di una colpa particolarmente pregnante di uno dei due sciatori, l'antagonista va esente da responsabilità, anche laddove – in ipotesi – non risulti certezza sulla sua condotta concreta. In questa prospettiva va esente da responsabilità chi prova di avere adottato un comportamento sportivo irreprensibile sotto il profilo delle regole della circolazione,
anche senza riuscire a dare la prova di avere fatto “tutto il
possibile” per evitare il sinistro. Vi è sostanziale condivisione,
anche in dottrina, che il contenuto della prova liberatoria in ambito sciistico sia meno rigoroso rispetto a quello in ambito stradale, proprio per la mancanza, nella disposizione in
14 commento, dell'onere comportamentale di “avere fatto tutto il
possibile per evitare il danno” (art. 2054 comma 1 c.c.). Quindi,
una colpa “particolarmente pregnante” di uno degli sciatori può
condurre al rilievo dell'altro dalla presunzione, anche laddove non sia – in concreto – possibile l'accertamento in positivo che quest'ultimo abbia fatto “tutto il possibile” per evitare il sinistro.
Quest'obbligo, che in ambito stradale comprende anche la previsione dell'altrui imprudenza, non è, quindi, richiesto in ambito sportivo, dove al contrario lo sciatore che si trova a valle deve potere fare affidamento che lo sciatore più a monte, quindi alle sue spalle e pertanto al di fuori del suo campo di visibilità e di percezione, si comporti adeguatamente e in conformità alle regole della disciplina sportiva praticata.
2.3. Tuttavia, lo sciatore soggiace allo speciale criterio d'imputazione della responsabilità previsto dall'art. 19 della legge n. 363/2003, sicché il riferimento all'art. 2043 cc – in contrapposizione all'art. 2054 cc – può essere superato,
ritenendosi che la differenza del contenuto della prova a carico degli antagonisti non è in grado di escludere e/o limitare la presunzione di responsabilità prevista dal legislatore, la quale grava in egual misura anche sugli sportivi. Il motivo per cui sul conducente automobilistico come sullo sciatore incombe l'onere di fornire la prova della propria diligenza in occasione del sinistro risiede nella esigenza di superare la presunzione di responsabilità posta espressamente dalla legge a suo carico, la
15 quale può essere vinta solo qualora non residui alcun dubbio circa l'estraneità del conducente e/o dello sciatore stesso rispetto alla verificazione dell'evento, ossia laddove dimostri che la colpa dell'altro, oltre ad essere “grave”, costituisca causa esclusiva dell'incidente. La presunzione è, quindi, posta evidentemente non per effetto dell'ordinario criterio di imputazione della responsabilità di cui all'art. 2043 c.c., ma per quello speciale e differente contemplato dall'art. 19 l. n.
363/2003: speciale, perché evidentemente previsto dal legislatore per regolare la particolare ipotesi rappresentata dallo scontro di sciatori;
e differente in quanto sancisce una presunzione di colpa che il generale precetto di cui all'art. 2043
c.c. non prevede invece in alcun modo.
2.4. Da ciò deriva, in ultima analisi, che anche a fronte di una colpa grave o particolarmente pregnante, ma non esclusiva, di uno dei due soggetti coinvolti, l'antagonista non è esonerato dall'onere della prova di avere tenuto una condotta quantomeno oculata e aderente alle regole, comunque tale da escludere una efficienza causale del proprio contegno rispetto alla verificazione del sinistro (in questo senso, Corte d'Appello di Napoli, sentenza
26.4.2019, n. 2313; Corte d'Appello di Milano, sentenza
29.10.2014, n. 3857; Tribunale di SaONa, sentenza 30
novembre 2017, n. 1408; Corte d'Appello di Trento Sezione
distaccata di Bolzano, sentenza n. 27/2018 del 3.3.2018 e sentenza n. 83/2017 del 16.6.2017).
16 2.5. Ciò posto, la prima critica dell'appellante che conviene affrontare è quella attinente al valore da attribuire al riferimento contenuto nel modulo annesso al rapporto d'incidente redatto dai NI circa l'assenza di testimoni.
Sul punto, secondo il primo Giudice, il verbale redatto dai
NI “è atto pubblico destinato a valere sino a querela di
falso, nella fattispecie non proposta.” Inoltre, può in questo contesto anche essere esaminata l'altra critica attinente all'apprezzamento del primo Giudice del riferimento contenuto nello stesso rapporto d'incidente, tra le “informazioni
sull'incidente” (con diverse sezioni tra cui “luogo dell'incidente”,
“difficoltà pista”, “innevamento”, etc.) al luogo del sinistro, sotto la sezione “dettagli dell'incidente”, dove è barrata la casella
“dopo dosso”. Da tale annotazione, unitamente a un estratto della ricostruzione della dinamica del sinistro proposta nella relazione di servizio, secondo cui “…il sig. si Parte_1
trovava più a valle rispetto a e stava effettuando CP_1
una curva oltre un dosso”, il primo Giudice ha tratto la circostanza ritenuta “determinante” della presenza di detto dosso, a ridosso del quale l'attore quale “sciatore a valle” si sarebbe reso “invisibile” allo sciatore convenuto proveniente da monte.
2.5.1. Ai sensi dell'art. 2700 cc “l'atto pubblico fa piena
prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento
dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle
17 dichiarazioni delle parte e degli altri fatti che il pubblico ufficiale
attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.”
2.5.2. È noto che la fede privilegiata non si estende né alla veridicità del contenuto delle dichiarazioni rese dalle parti, né ai giudizi valutativi tratti dal pubblico ufficiale da queste dichiarazioni e/o dai fatti da esso accertati (salva l'attendibilità
intrinseca propria dell'accertamento compiuto dal pubblico ufficiale a ciò qualificato – cfr. ad esempio Corte di cassazione,
ordinanza n. 29320/2022, massima: “Con riferimento al verbale
di accertamento di un incidente stradale redatto da organi di
polizia, l'efficacia di piena prova fino a querela di falso, che ad
esso deve riconoscersi - ex art. 2700 cod. civ., in dipendenza
della sua natura di atto pubblico - oltre che quanto alla
provenienza dell'atto ed alle dichiarazioni rese dalle parti, anche
relativamente "agli altri fatti che il pubblico ufficiale che lo redige
attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti", non
sussiste nè con riguardo ai giudizi valutativi che esprima il
pubblico ufficiale, nè con riguardo alla menzione di quelle
circostanze relative a fatti, i quali, in ragione delle loro modalità
di accadimento repentino, non si siano potuti verificare e
controllare secondo un metro sufficientemente obbiettivo e
pertanto, abbiano potuto dare luogo ad una percezione sensoriale
implicante margini di apprezzamento, come nell'ipotesi che
quanto attestato dal pubblico ufficiale concerna l'indicazione di
un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio
18 che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante. E, pertanto,
al riguardo la parte non è tenuta nemmeno alla prova contraria. Il
predetto verbale fa invece piena prova fino a querela di falso in
ordine ai fatti accertati visivamente dai verbalizzanti e relativi
alla fase statica dell'incidente, quale risultava al momento del
loro intervento.”; sull'attendibilità intrinseca, cfr. Corte di cassazione, ordinanza n. 10376/2024; cfr. su verbale ispettivo
INPS, Corte di cassazione, sentenza n. 23800/2014, massima:
“Nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione irrogativa
di sanzione amministrativa, il verbale di accertamento
dell'infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, con
riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come
avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di
apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del
documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni
delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli
apprezzamenti ed alle valutazioni del verbalizzante né ai fatti di
cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero
ai fatti della cui verità si siano convinti in virtù di presunzioni o di
personali considerazioni logiche.”).
2.5.3. L'annotazione di “Testimoni No” nel rapporto d'incidente e nella relazione di servizio può, sotto il profilo della fede privilegiata, fare fede fino a querela di falso soltanto che alla presenza dei NI, giunti sul posto alle ore 14.15 e pertanto successivamente al sinistro, verificatosi circa alle ore
19 14.00 (sul punto le deduzioni delle parti sono pacifiche), nessun testimone del sinistro era più presente e/o che nessuno dei presenti si è fatto parte “attiva” e/o che nessuna delle parti coinvolte abbia attivamente informato gli agenti circa l'esistenza di possibili testimoni indicandone le generalità. Ma
l'accertamento in tal senso compiuto dagli agenti non abbraccia, con l'assolutezza intesa dal primo Giudice,
l'inesistenza tout court di eventuali testimoni che, per ragioni diverse, non erano più sul posto all'arrivo dei NI o che non sono stati individuati da questi ultimi. Spetta all'Autorità
giudiziaria, a fronte dell'annotazione nel rapporto e dell'assenza di sommarie informazioni rese all'epoca del sinistro da persone diverse da quelle coinvolte, verificare attentamente l'attendibilità di dichiarazioni rese da testimoni indicati dalle parti solo in sede processuale.
2.5.4. La ricostruzione della dinamica del sinistro,
proposta dagli agenti, basata sulle sole dichiarazioni delle parti coinvolte, certamente non gode della fede privilegiata ex art. 2700 cc.
2.5.5. L'annotazione che l'incidente si era verificato “dopo
un dosso”, senza ulteriore accertamento planimetrico e/o fotografico compiuto dagli agenti, non consente già di per sé di affermare che la presenza di una conformazione morfologica della pista di sconosciute dimensioni sia stata idonea a precludere, parzialmente o completamente, la visuale per lo
20 sciatore proveniente da monte. Nella stessa relazione/rapporto d'incidente una simile affermazione basato su un concreto accertamento peraltro non si rinviene.
2.5.6. Al contrario, le condizioni della pista, classificata azzurra (cioè, facile), sono descritte dai NI come ottime o buone con riferimento alla visibilità, con cielo “sereno”, vento
“assente”, innevamento misto e compatto, affollamento
“normale”.
2.5.7. Lo stesso convenuto, poi, non ha dichiarato che la visibilità gli era preclusa per la presenza di un dosso di tale dimensione, ma di non essere riuscito provenendo da dietro (da monte) sul dosso ad evitare l'attore che attraversava la pista
(cfr. spontanee dichiarazioni di “Ich kam ON CP_1
hinten über den Hügel auf der Piste 9b. In diesem Moment
überquerte ein Skifahrer die Piste und ich konnte nicht mehr
ausweichen.“).
2.6. Anche la critica dell'omesso e travisato apprezzamento del materiale fotografico e video in atti deve dirsi fondata.
2.6.1. Tutti i testi, compreso il brigadiere capo CP_2
(redattore del rapporto e della relazione di servizio), hanno
[...]
confermato che le fotografie sub doc. n. 2 e la ripresa video riprendono la pista in questione (il video non nel giorno del sinistro, ma successivamente).
2.6.2. Il teste , in risposta al capitolo n. 4 attoreo CP_2
(teso a provare che l'attore si era portato al lato destro della
21 pista e che la collisione sarebbe avvenuta all'altezza del “palo
rosso rappresentato nel video”), dopo avere premesso di non potere dire nulla sulla collisione in sé (“perché non c'ero”, cioè
non era presente al momento del sinistro), ha precisato che “la
pista è quella di cui al video sub doc. n. 9 di parte attrice”, ma che non si ricordava esattamente il punto in cui ha rinvenuto l'attore, sicuramente però a “bordo pista sul lato destro
(guardando da monte a valle)”. Sulla specifica domanda di cui al capitolo attoreo n. 6 (se lo stato dei luoghi al momento dell'incidente è rappresentato dalle foto e dal video sub doc. n. 2
e 9), il teste non ha avuto dubbi: “Confermo lo stato dei luoghi,
che è quello rappresentato dalle foto sub doc. 2 di parte attrice e
dal video sub doc. n. 9 di parte attrice che mi si mostrano.”
2.6.3. Che le fotografie e il video mostrassero il tratto di pista teatro del sinistro è stato confermato, poi, anche dal teste
(amico conoscente dell'attore e in sua Testimone_2
compagnia al momento dell'incidente) e, se pure in modo un po'
più incerto, dalla teste cittadina germanica, non Testimone_3
legata alle parti da alcun tipo di rapporto (parentela, amicizia,
conoscenza), che si trovava a sciare per caso sulla stessa pista dietro ai coniugi (la teste è stata sentita in via di CP_1
rogatoria estera dall'Amtsgericht Landshut).
2.6.4. Esaminando allora il video (ripreso da uno sciatore in discesa a curve larghissime sul tratto in questione, con ripresa verso valle) e le fotografie, si può rilevare che la pista in
22 questione, mediamente larga, pianeggiante con pendenze non accentuate, perfettamente innevata e battuta, era caratterizzata da un andamento ondulato, cioè da leggeri cambi di pendenza seguiti da modesti avvallamenti, nessuno dei quali tale da precludere, se non in misura marginale, la visibilità verso valle.
2.6.5. A fronte di questo materiale fotografico e video del tratto di pista in cui si è verificato il sinistro, tenuto conto delle citate deposizioni testimoniali e delle spontanee dichiarazioni rilasciate all'epoca dal convenuto nonché delle condizioni meteo e della pista come risultano dal rapporto d'incidente,
l'accertamento del Tribunale, secondo cui l'attore si sarebbe reso “invisibile” a valle di un dosso, rendendo inevitabile l'impatto con il convenuto, non può essere mantenuto fermo.
2.7. Il che, però, impone un nuovo accertamento della dinamica del sinistro sulla base dell'istruttoria opportunamente compiuta dal Tribunale.
2.7.1. Nell'immediatezza del fatto l'attore appellante ha dichiarato di avere percorso la pista n. 9 (b) con l'amico
, di essersi fermato per fare una foto, di essere Testimone_2
ripartito “verso il lato destro” e di essere ivi stato “investito da
dietro da un sciatore, cadevo a bordo pista oltre la palinatura …”.
Il convenuto, invece, ha dichiarato di essere giunto da dietro sulla collina (“Hügel”), quando in quell'istante l'attore attraversava la pista, che non riusciva ad evitare. L'urto sarebbe avvenuto con il suo petto, avrebbe colpito l'antagonista
23 alla testa.
2.7.2. La ricostruzione proposta dagli agenti sulla base del luogo di rinvenimento dell'infortunato (sul lato destro, dopo un cambio di pendenza ondulato, “dopo dosso”) è la seguente:
“Dalle dichiarazioni rese dalle due parti coinvolte emerge che il
sig. si trovava più a valle rispetto a Parte_1 CP_1
e stava effettuando una curva dopo un dosso. scendendo, CP_1
verosimilmente a una velocità superiore all'altro sciatore,
oltrepassava il dosso trovando nella sua traiettoria Parte_1
Il cittadino tedesco riferiva di non essere riuscito ad evitare di
investire . Entrambi cadevano sulla pista, scivolava Pt_1 Pt_1
oltre il bordo pista destro terminando la sua caduta nella neve
fresca.”
2.7.3. La teste che seguiva i coniugi Testimone_3 CP_1
(la coniuge del convenuto, di cui sub doc. n. 7 Persona_1
di parte convenuta si rinviene una dichiarazione scritta, è
deceduta prima dell'udienza fissata per la sua audizione dinanzi all'Amtsgericht Schöneberg), ha dichiarato: - che lei (e suo marito) seguivano la coppia ad una distanza che non CP_1
riusciva a quantificare, ma che aveva lo sempre nel CP_1
proprio campo visivo;
- che lo scendeva a curve sul lato CP_1
destro della pista con velocità moderata/comoda (“gemütlich”); -
che aveva notato lo per la prima volta quando questi l'ha Pt_1
superata come un “fulmine nero”; - che lo , quindi, aveva Pt_1
compiuto dapprima una curva verso sinistra per poi tirare verso
24 il lato destro della pista, davanti “al naso del signor ; - CP_1
che non si ricordava se lo dal momento dell'avvistamento Pt_1
da parte della teste aveva impegnato un dosso o una collina;
-
che non si ricordava se i due antagonisti venivano effettivamente a contatto con i rispettivi corpi, anche se le sembrava di ricordare che lo LE rimbalzava dallo;
- che Pt_1
entrambi i protagonisti non hanno modificato in alcun modo la loro condotta nell'immediatezza della collisione;
- che non si ricordava se l'incidente si era verificato subito dopo una collina/cocuzzolo (“Hügel/Kuppe”) o se lo si trovava a valle Pt_1
di un dosso quando ha interferito con la traiettoria dello CP_1
ma che ha visto la collisione da sopra (da monte); - che non corrispondeva al suo ricordo che lo avesse urtato da CP_1
tergo lo , ma che quest'ultimo passava davanti lo Pt_1 CP_1
venendo a contatto all'altezza del petto. La teste ha inoltre ricordato di essersi fermata circa dieci minuti sul luogo del sinistro, scambiando il numero di telefono con il sig. per CP_1
eventuali esigenze connesse al sinistro. Dopodiché, secondo il suo ricordo, si era recata presso il più vicino esercizio pubblico per allertare il soccorso piste (il che spiega la sua assenza all'arrivo dei NI circa 15 minuti dopo il sinistro). La
teste ha predisposto anche uno schizzo del sinistro, allegato al verbale trasmesso dall'Autorità giudiziaria estera, dal quale emerge che lo , dopo avere sorpassato sul lato sinistro la Pt_1
teste e lo avrebbe impegnato la pista verso destra CP_1
25 davanti lo a che si sarebbe verificata la collisione. CP_1
2.7.4. Le dichiarazioni della teste sostanzialmente Tes_3
corrispondono alla dichiarazione scritta da essa rilasciata in data 3.8.2017 (cfr. sub doc. n. 6 di parte convenuta), dove ricordava che lo impegnava il lato destro della pista, che CP_1
a valle di un piccolo dosso un altro sciatore sciava in trasversale rispetto alla traiettoria impegnata dallo (“quer CP_1
zur ) quando si è verificato lo scontro. Pt_2
2.7.5. Anche la moglie dello nel frattempo CP_1
deceduta, ha rilasciato una dichiarazione scritta, datata
17.4.2017. Secondo questa dichiarazione il sinistro si è
verificato a ridosso di un “leggero rialzo” (“leichte Anhöhung”). In
precedenza, avrebbe notato l'antagonista del marito in discesa trasversale rispetto alla traiettoria (impegnata dal marito).
2.7.6. Il teste , in rapporto di amicizia Testimone_2
con l'attore appellante, ha dichiarato che al momento del sinistro era “più davanti rispetto a lui, circa cinque metri” e di non avere visto “l'impatto vero e proprio”, ma di avere sentito
“un rumore” e di essersi quindi girato per vedere che cosa era successo. Ha dichiarato: - che il gruppo di sciatori, di cui facevano parte lui e l'attore (in tutto cinque persone, i nominativi sono elencati nel capitolo attoreo 2), si era fermato sul bordo sinistro della pista (in direzione monte – valle) nei pressi di una casetta di legno per scattare una foto;
- che, dopo essersi girato, ha visto lo fuori pista e lo in piedi a Pt_1 CP_1
26 bordo pista;
- che entrambi avevano perso gli sci, rimasti all'interno della pista;
- che da questa situazione post urto ha dedotto che lo era stato investito “perché se fosse caduto Pt_1
da solo fuori pista, anche gli sci sarebbero stati fuori dalla pista,
ma così non era.”; - che non sapeva che traiettoria avesse impegnato lo non l'ha visto perché “stavo sciando CP_1
davanti”. Sentito a prova contraria, il teste, in particolare con riferimento al capitolo n. 10 del convenuto (teso a dimostrare che lo , dopo avere scattato una foto sotto il dosso in Pt_1
questione, avrebbe attraversato la pista da sinistra a destra), ha negato la circostanza specificando: “Abbiamo fatto la foto tutti
insieme vicino alla baita e poi siamo ripartiti sciando tutti
insieme, con curve normali. Ma prima dell'incidente lui (lo , Pt_1
n.d.r.) avrà sicuramente fatto almeno due o tre curve.” A
domanda il teste ha ulteriormente dichiarato: “Siamo partiti io
un po' avanti e lui un po' indietro. Praticamente abbiamo fatto la
foto di gruppo, poi gli altri membri del gruppo sono partiti e io e il
signor abbiamo scambiato qualche parola, poi siamo partiti Pt_1
anche noi. Sottolineo che non c'era nessun sciatore né davanti né
dietro quando siamo partiti, la pista era libera e lo posso dire
perché partendo ho guardato. …”.
2.7.7. Al netto delle imprecisioni, dovute al tempo intercorso tra l'evento e la deposizione testimoniale in giudizio,
alla rielaborazione mentale del vissuto nel tempo, alla evidente disattenzione ai dettagli prima del verificarsi del sinistro (in
27 ordine alla presenza, o meno, di altre persone sulla pista prima del sinistro), non può predicarsi una inattendibilità/inutilizzabilità delle dichiarazioni testimoniali ora riportate, in particolare della teste e del teste . Tes_3 Tes_1
La prima, infatti, non è legata da alcun tipo di rapporto alle parti, era lì per puro caso, perché insieme al proprio marito ha impegnato la medesima pista dietro i coniugi Ha CP_1
scambiato con il convenuto le generalità/numero telefonico, ha prestato l'ufficio di testimone. Ma anche il teste , pure Tes_1
essendo legato all'attore appellante da rapporto d'amicizia, è
sostanzialmente attendibile perché sin da subito e in corso dell'audizione ha precisato più volte di non avere visto l'impatto
“vero e proprio” e di non potere dire nulla sulla condotta dello
LE, in quanto non l'aveva visto/notato in precedenza.
2.7.8. Tuttavia, entrambe le dichiarazioni contengono delle imprecisioni, in particolare in ordine alla posizione assunta e traiettoria impegnata da entrambi gli sciatori poco prima della collisione.
2.7.9. Certo è che all'attore non può essere ascritta Pt_1
una violazione delle norme in tema di stazionamento sulla pista e ripartenza/immissione nella stessa dopo la sosta (art. 13
legge n. 363/2003, art. 19 L.P. Bolzano n. 14/2010 e regola FIS
n. 5). Ciò in quanto sul punto è chiara la deposizione del teste
, secondo cui il gruppo di amici si era fermato Tes_1
regolarmente sul bordo sinistro della pista (in un punto in cui
28 secondo le foto e la videoripresa del tratto di pista la visuale era libera, non vi erano passaggi obbligati e non vi erano dossi di dimensioni tali da precludere la visibilità a chi proveniva da monte) e che all'atto della ripartenza la pista era libera.
2.7.10. Inoltre, il teste ha dichiarato che tra la Tes_1
sosta del gruppo sul bordo sinistro e la collisione, verificatasi sul lato destro della pista (direzione monte – valle), lo ha Pt_1
avuto il tempo e lo spazio per ripartire, per compiere “almeno”
due o tre curve prima di raggiungere la parte destra della pista dove la sua traiettoria finiva per interferire con quella dello
CP_1
2.7.11. E questa circostanza (distanza spazio-temporale tra la sosta e la collisione) rende compatibile e attendibile quanto dichiarato dalla teste che non ha percepito alcuna sosta Tes_3
del gruppo di cui faceva parte lo , ma solo il sorpasso di Pt_1
questo sul proprio lato sinistro e la successiva direzione verso il lato destro della pista dopo il sorpasso anche dei coniugi CP_1
2.7.12. La “percezione” della teste secondo cui lo Tes_3
, curvando verso il lato destro della pista si era posto Pt_1
“davanti al naso” dello evidentemente dovuta alla sua CP_1
visuale da monte e a una certa distanza (non ricordata dalla teste), non spiega perché entrambi gli sciatori non si siano avvistati in alcun modo prima del sinistro (se non nell'ultimo istante, cfr. dichiarazione spontanea dello ai NI) CP_1
e perché nessuno dei due abbia posto in essere una pure
29 minima manovra evasiva (secondo la teste la condotta di entrambi gli sciatori non è cambiata in alcun modo prima del sinistro).
2.7.13. Rimane, quindi, non accertabile in concreto se lo
, quando ha girato verso la parte destra della pista, aveva Pt_1
già completato la sua manovra di sorpasso dei coniugi e CP_1
se, quindi, ha rispettato l'obbligo di cui all'art. 11 comma 2
della l.n. 363/2003, cioè se ha effettuato il sorpasso “ad una
distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato”. D'altro canto, non è accertabile in concreto se lo che secondo la CP_1
propria dichiarazione spontanea, la dichiarazione della moglie e la deposizione della teste prima dello scontro si è trovato Tes_3
lo davanti, e quindi a valle, abbia impostato la propria Pt_1
discesa in conformità alla regola della precedenza imposta dall'art. 10 della legge citata.
2.7.14. L'assenza di avvistamento reciproco e l'assenza di manovre di emergenza da parte di entrambi depone a favore di uno scontro essenzialmente laterale, con violazione da parte di entrambi del generale precetto di condotta di cui all'art. 9 della legge n. 363/2003, compatibile anche con la posizione di quiete post urto delle parti (caduta di entrambi gli sciatori;
perdita degli sci di entrambi;
raggiungimento della posizione di quiete dello ZU oltre il bordo destro della pista).
2.7.15. Non è, quindi, in concreto accertabile la misura di colpa di ciascuno nella causazione dell'interferenza delle
30 traiettorie che ha portato allo scontro.
2.7.16. In conclusione, non rimane che la piana applicazione della presunzione di pari responsabilità nella causazione dell'evento dannoso di cui all'art. 19 della legge n.
363/2003, con l'ulteriore conseguenza che il convenuto appellato è tenuto al risarcimento della metà dei danni subìti
dall'attore appellante.
2.8. In questi termini, quindi, l'appello principale va accolto.
3. La descrizione e la liquidazione dei danni:
3.1. Il danno non patrimoniale:
3.1.1. Risulta dalla CTU medico legale assunta in primo grado (i cui esiti in relazione al danno alla salute non sono in discussione tra le parti), che l'attore ha riportato nel sinistro sciistico del 21.1.2017 una “frattura pluriframmentaria del
piatto tibiale sinistro ed una distorsione del rachide cervicale con
distacco osseo a livello della VI vertebra cervicale.” È stato sottoposto a intervento chirurgico (25.1.2017) di “riduzione
cruenta della frattura di tibia con fissazione interna tramite fili di
K e placca con viti.” Il decorso post-operatorio è stato regolare, è
stato dimesso in data 3.2.2017 con divieto di carico sino al
31.3.2017. Seguivano cicli di fisioterapia di recupero dell'articolarità del ginocchio sinistro e di rinforzo muscolare;
dal 6.7.2017 “carico completo”, in data 21.12.2017 in visita ortopedica veniva accertata la stabilità della frattura, con deficit flessorio di 10° con estensione completa. In data 26.11.2018 è
31 seguito nuovo intervento chirurgico per asportazione della placca del ginocchio, è rimasto in situ una vite (dimesso il giorno successivo, 28.11.2018).
3.1.2. La CTU medico legale ha riscontrato la persistenza all'arto inferiore sinistro di “Valgismo della gamba di 12°-13°.
Presenza di cicatrice chirurgica, ipocromica, della lunghezza di
cm 10,5 situata sul lato esterno del ginocchio. Altra cicatrice di
circa 6 cm poco visibile al terzo media della tibia. Non edemi.
Movimento attivo di flessione con deficit di 25°, movimento di
estensione con deficit dui 5°, iperestensione non possibile. …
flessione plantare con deficit di ¼ e movimento di inversione del
piede con deficit di 1/3…”. I postumi stabilizzati “sono costituiti
da una modesta ipomiotrofia della coscia e della sura sinistra,
dagli esiti cicatriziali e da una valgizzazione del ginocchio.
Nell'evoluzione sarà da valutare la necessità di protesizzazione
del ginocchio. Dal punto di vista soggettivo il periziando lamenta
gonalgia al carico prolungato ed al cammino su terreni scoscesi,
disturbi peraltro attendibili in relazione alla lesione fratturativa
subìta.” Nell'ambito del danno biologico la CTU ha, quindi,
indicato sulla base delle linee guida per la valutazione medico legale del danno in ambito civilistico (citate in nota 1 a pagina 9
della relazione) i seguenti periodi a scalare di inabilità
temporanea: totale per 11 gg., parziale al 75% per 100 gg.,
parziale al 50% per altri 80 gg. e parziale al 25% di altri 90 gg. I
postumi residuati sono indicati in un 15% di danno biologico.
32 La riferita preclusione di attività ludico-sportive (escursioni in montagna d'estate, sci d'inverno) è stata valutata come attendibile in relazione alla lesione fratturativa subìta (sul punto anche il teste ha confermato che prima del Tes_4
sinistro il fratello aveva “piacere” di andare a sciare e a fare escursionismo in montagna d'estate, ma che dopo il sinistro ha cessato queste attività).
3.1.3. Ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale questa Corte ritiene di applicare l'ultima versione della tabella di Milano (anno 2024), più vicina alla data di liquidazione e allineata alla giurisprudenza di legittimità in tema di danno alla persona.
3.1.4. Nel caso di specie emerge che durante il periodo di malattia/inabilità temporanea il danneggiato ha sofferto due interventi chirurgici e due degenze ospedaliere (se pure brevi),
ha dovuto affrontare cicli di fisioterapia ed esercitazioni di rinforzo muscolare, ha dovuto assentarsi dal proprio lavoro per un lungo tempo (fino a ottobre 2017, come risulta dalla CTU). Il
valore monetario unitario proposto dalla tabella per un giorno di inabilità temporanea assoluta, che comprende le componenti di danno biologico/dinamico relazionali e di danno da sofferenza soggettiva interiore media, ammonta a € 115,00, che si ritiene adeguato ristoro alla luce di quanto descritto nella
CTU e della forzata lunga assenza dal lavoro prevalentemente manuale. Non vi sono, poi, allegate e/o dimostrate peculiari
33 circostanze personalizzanti del caso concreto meritevoli di un aumento ulteriore del valore unitario.
3.1.5. L'inabilità temporanea va, quindi, liquidata come segue: € 1.225,00 per quella assoluta, € 8.625,00 per l'ITP al
75%, € 4.600,00 per quella al 50% e € 2.587,00 per quella al
25%, complessivamente € 17.077,50. L'importo risultante all'entrata in vigore della tabella (5.6.2024) devalutato alla data del sinistro corrisponde a € 14.375,00.
3.1.6. Per la liquidazione del danno biologico viene utilizzato il valore punto danno non patrimoniale della tabella,
che comprende – come è noto – il danno alla salute accertato dal medico legale e l'aumento a titolo di personalizzazione/sofferenza tipicamente derivante dalla lesione subìta. Non vi sono, nel caso di specie, ragioni per riconoscere ulteriori aumenti a titolo di personalizzazione, in quanto le modifiche delle abitudini di vita allegate e provate sono inerenti ad attività ludico-sportive, precluse al danneggiato quale ordinaria conseguenza dei postumi in concreto conseguiti.
L'importo determinato per punto danno non patrimoniale è di €
4.207,08 rapportato al 15% di invalidità. Applicato il demoltiplicatore dell'età 0,715 (58 anni compiuti alla data del sinistro), l'importo alla data di entrata in vigore della tabella
(giugno 2024) corrispondente ad € 45.121,00 che, devalutato al termine della malattia (20.11.2017), ammonta pertanto ad €
38.044,69.
34 3.2. I danni patrimoniali:
3.2.1. L'attore ha fatto valere il danno emergente costituito dall'esborso per spese mediche e di cura/riabilitative.
La CTU medico legale ha espresso un dettagliato giudizio di congruita per la somma complessiva di € 2.729,79 (compreso l'esborso per la perizia medica stragiudiziale). Le spese sono state affrontate nel periodo compreso tra il 22.01.2017 e il
19.2.2018, per cui per ragioni di semplificazione dei calcoli il danno verrà imputato a una data mediana degli esborsi
(12.7.2017).
3.2.2. L'attore ha richiesto, poi, nell'atto di citazione la liquidazione del “danno patrimoniale da incapacità lavorativa
specifica”, quantificato per “l'inabilità temporanea lavorativa
totale e parziale” con il reddito giornaliero asseritamente perso
(somma reddito annuo diviso per 365) e per “l'invalidità
lavorativa permanente” utilizzando il valore del reddito annuo X
coefficiente di capitalizzazione X percentuale di incapacità
lavorativa specifica (22,5%) indicata nel parere medico legale di parte (cfr. sub doc. n. 6 allegato all'atto di citazione) in relazione all'attività di “artigiano edile”.
3.2.3. Nel corso del giudizio di primo grado l'attore appellante ha dedotto unicamente che il suo reddito deriva dall'attività di “artigiano edile” e che in seguito al sinistro ha subìto una riduzione del reddito giusta la dichiarazione dei redditi sub doc. n. 10 (cfr. i capitoli di prova n. 12, 13 e 14).
35 3.2.4. Sub doc. n. 8 e 10 l'attore ha allegato le dichiarazioni dei redditi 2015, 2016, 2017 e 2018, riferite agli anni d'imposta 2014, 2015, 2016 e 2017. Da queste emerge che l'unico reddito da lavoro percepito derivava dalla quota di partecipazione al 50% della società con il codice fiscale
(riferito, giusto doc. n. 13 di parte convenuta, alla P.IVA_1
società “F.lli ZU Snc di ZU OR & MA, con attività
“Edilizia”, classificazione ATECO “43.39.01 Attività non
specializzata di lavori edili (muratori)”).
3.2.5. In sede istruttoria il fratello e socio, Tes_4
ha confermato che l'attore, insieme a lui, ha esercitato l'attività
edile in forma societaria, che il fratello “adesso è andato in
pensione”, che dopo l'incidente “ha avuto molte difficoltà nel
lavoro, non riusciva più a svolgere le attività di prima”, che dopo l'incidente “ha continuato a lavorare ma con grandi difficoltà,
perché non riusciva più a sollevare pesi, cosa che noi facciamo
sempre con i sacchi di cemento ecc. è andato in pensione da circa
un anno e mezzo” (il teste è stato sentito all'udienza del
7.7.2022). Sulla riduzione concreta del reddito il teste ha dichiarato: “Quell'anno dell'incidente si è dimezzato il reddito, mi
sono trovato da solo a lavorare. Negli anni successivi abbiamo
avuto comunque un guadagno inferiore al normale, perché
era limitato nel lavoro.” Il teste ha Pt_1 Testimone_2
riferito: “Dopo il sinistro ha comunque lavorato ancora un paio di
anni, penso, e poi è andato in pensione. Ovviamente dopo il
36 sinistro non ha ripreso subito a lavorare.”
3.2.6. Quanto dichiarato dai testi trova sostanziale conferma anche nella CTU medico legale, dove si legge a pagina
3 (dati personali del periziando) che l'attore “era artigiano
muratore insieme al fratello aveva una ditta edile. Ora ha chiuso
l'attività” ed è in pensione dal 31.12.2020. A pagina 6 si legge che l'attore “ha ripreso il lavoro in ottobre (2017) e fino a metà
dell'anno successivo ha svolto attività impiegatizia.” A pagina 10
della relazione consulenziale si legge, infine, il giudizio della consulente: “E' parere della CTU che i postumi rilevati incidano
sulla capacità lavorativa specifica del periziando (artigiano edile)
nella misura del 20% (venti per cento). Tale elemento di danno
andrà però considerato fino al 31.12.2020 (data del
pensionamento).”
3.2.7. La giurisprudenza di legittimità ormai afferma che non è concepibile un'astratta valutazione medico legale espressa in percentuale di riduzione della capacità lavorativa di uno specifico soggetto percettore di reddito e che, in ogni caso,
la contrazione del reddito (per l'ipotesi di soggetto che per effetto della lesione non perda in toto la capacità lavorativa precedente)
va provata dal danneggiato (cfr. Corte di cassazione, ordinanza n. 22584/2025, in motivazione, da punto 10.2. a punto 10.3.:
“… 10.2. GI dunque ribadire, visto che evidentemente
questa Corte non è riuscita ad essere chiara, che la pretesa di
liquidare il danno da lucro cessante moltiplicando il reddito della
37 vittima per una percentuale di “incapacità lavorativa specifica”,
immancabilmente rimessa al giudizio (se non, per quanto si dirà,
addirittura all'arbitrio) del medico legale, è operazione
giuridicamente, concettualmente e medico-legalmente erronea per
quattro ragioni. 10.2.1. Il suddetto criterio liquidativo in primo
luogo è erroneo perché al consulente tecnico medico-legale può
chiedersi di indicare i postumi permanenti, precisando se essi
impediscano in tutto od in parte la prestazione lavorativa;
se la
rendano più difficoltosa e sotto quale aspetto (forza, resistenza,
concentrazione, perizia manuale). Non è invece consentito
demandare al medico legale un giudizio di tipo giuridico
sull'esistenza del danno patrimoniale da lucro cessante, in
quanto si tratterebbe d'una valutazione riservata al giudice e che
travalica lo specifico settore di competenza del medico legale. E
però, nella sostanza, il criterio di liquidazione del danno
patrimoniale consistente nel moltiplicare il reddito antesinistro
per la percentuale di “incapacità lavorativa specifica”, e
capitalizzare il risultato (c.d. criterio di liquidazione “in
abstracto”) ha per effetto proprio lo spostamento del centro
decisionale dal giudice al medico legale. Il danno patrimoniale
infatti attraverso l'adozione di questo criterio finisce per essere
liquidato senza alcun accertamento in concreto sulle variazioni
del reddito della vittima prima e dopo il sinistro, ma
semplicemente capitalizzando (non il reddito perduto, ma) una
percentuale di reddito corrispondente alla percentuale di
38 “incapacità lavorativa specifica”, percentuale che per quanto si
dirà altro non è se non una cabala, a causa della sua
ascientificità e del cieco empirismo con cui, di conseguenza, viene
determinata. 10.2.2. Il criterio di liquidazione basato sulla
percentuale di “incapacità lavorativa specifica”, in secondo luogo,
è erroneo perché la riduzione della capacità di svolgere un lavoro
non può misurarsi in punti percentuali, sicché il relativo “calcolo”
manca del più importante presupposto: la scientificità. In punti
percentuali si può misurare l'invalidità biologica, non l'incapacità
di lavoro. Solo la prima infatti è identica per soggetti della stessa
età, dello stesso sesso e con identici postumi. La capacità di
lavoro invece è soggettiva e varia a seconda del tipo di lavoro
svolto dalla vittima, come da tempo messo in evidenza dalla
stessa dottrina medico legale, secondo la quale la capacità
specifica è parametro a tal punto personalizzato ed individuale
da rifuggire inquadramenti numerici, necessariamente limitativi
ed imprecisi nella delineazione di un concetto cui può ritenersi
estraneo ogni schematismo. 10.2.3. In terzo luogo qualsiasi
misurazione (percentuale o di altro tipo) esige che si disponga
d'una unità di misura: ma non esiste alcun barème medico legale
dal quale ricavare la percentuale di riduzione di capacità di
lavoro. Il danno biologico si può misurare in punti percentuali
perché esso esprime la riduzione della capacità di svolgere le
attività quotidiane ed ordinarie (camminare, leggere, curare la
propria persona, ecc.), e le attività quotidiane sono uguali per
39 tutti. Questo rende possibile, sulla base dell'osservazione dei
casi analoghi, redigere una tabella delle percentuali di
menomazione collegate ad ogni singola invalidità. L'incapacità
lavorativa invece non può misurarsi in punti percentuali perché
non disponiamo di un barème, né un barème delle incapacità
lavorative potrebbe concepirsi, per l'infinità varietà delle attività
lavorative in cui può impegnarsi un essere umano, e le altrettanto
infinite modalità con cui il medesimo lavoro può essere svolto da
persone diverse. 10.2.4. In quarto luogo, infine, pretendere che il
danno da lucro cessante debba ritenersi dimostrato sol perché
sia stata apprezzata dal medico legale una certa misura
percentuale di “incapacità lavorativa specifica” è affermazione
giuridicamente erronea, in quanto l'accertamento dell'esistenza di
postumi permanenti incidenti sulla capacità lavorativa specifica
esprime solo la possibilità del danno, non la sua certezza e tanto
meno la sua probabilità, e non comporta perciò l'automatico
obbligo di risarcimento del danno patrimoniale da parte del
danneggiante (ex multis, Cass. Sez. 3, 03/07/2014, n. 15238).
L'infinità varietà delle persone, dei lavori da esse svolti e dei
postumi permanenti che possono residuare ad un infortunio
fanno della decisione sull'esistenza del danno da lucro cessante
un giudizio sintetico a posteriori, non un giudizio analitico a
priori. E' dall'accertata diminuzione del reddito che deve risalirsi
alla prova del danno ed alla sua causa;
non è invece corretto,
una volta ritenuta in astratto l'“incapacità lavorativa” della
40 vittima, desumerne la prova d'una contrazione patrimoniale,
senza nessun accertamento in concreto d'una deminutio
patrimonii. Questo principio, oltre che imposto dagli artt. 1223 e
2056 c.c., è stato indicato come il criterio preferibile di
liquidazione del danno anche dall' “Allegato” (Annexe) alla
Risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
14.3.1975, n. 75-7. Tale risoluzione, con l'intento di attenuare le
divergenze di leggi e prassi tra i Paesi aderenti alla CEDU (così si
legge nel preambolo), ha raccomandato agli Stati membri di
“prendere in considerazione”, allorché adottino nuove legislazioni
sul tema dei danni alla persona, i princìpi contenuti nel suddetto
“Annexe”. Ebbene, il § II, punto 6, dell'Annexe raccomanda che
nella liquidazione del danno patrimoniale da perdita della
capacità di lavoro si tenga conto “dei redditi della vittima
posteriori al sinistro, comparati con quelli che avrebbe ottenuto se
il fatto dannoso non si fosse verificato” (“il doit être tenu compte
(…) de ses revenus [scilicet, della vittima, n.d.e.] après l'accident
comparés à ceux qu'elle aurait obtenus si le fait dommageable ne
s'était pas produit”), così confermando che la stima del danno in
esame va compiuta in concreto, e non in base ad una astratta ed
inafferrabile percentuale di “incapacità lavorativa specifica”.
10.3. L'incidenza dei postumi sulla capacità di lavoro andrà
dunque valutata in base a tre passaggi: a) l'accertamento dei
postumi; b) l'accertamento della compatibilità tra i postumi e il
concreto tipo di impegno, fisico o intellettuale, richiesta dal lavoro
41 svolto dalla vittima;
c) l'esistenza in atto od in potenza d'una
riduzione patrimoniale. Naturalmente questo giudizio ha per
corollario che il danneggiato alleghi e provi il tipo di lavoro svolto,
il tipo di mansioni corrispondenti, il tipo di impegno fisico o
psichico da esse richiesto. Dimostrato ciò, il Giudice per la stima
del danno in esame potrà ricorrere ovviamente anche alla prova
presuntiva, che tuttavia dovrà basarsi su fatti noti dai quali
risalire ai fatti ignorati, e non sul mero automatismo tra entità dei
postumi e sussistenza del danno….” (cfr. anche Corte di cassazione, ordinanza n. 16604/2025).
3.2.8. Alla luce delle coordinate poste dalla giurisprudenza di legittimità, calate sulla fattispecie concreta nei limiti dei pochi elementi offerti dalla parte attrice onerata della prova, può compiersi, quindi, il seguente accertamento:
3.2.9. Le conseguenze del sinistro hanno impedito all'attore lo svolgimento dell'attività lavorativa nell'ambito della ditta edile (muratori semplici) condotta insieme al fratello dal sinistro (21.1.2017) durante il periodo di malattia fino a ottobre dello stesso anno. Dopodiché il danneggiato ha ripreso l'attività
lavorativa, dapprima di natura prevalentemente impiegatizia e poi anche manuale, se pure con maggiore fatica (“non riusciva
più a sollevare pesi…”). Il quadro testimoniale combacia con la durata dell'inabilità temporanea totale e parziale accertata dalla
CTU nonché con le conseguenze medico-legali del sinistro,
secondo cui i postumi si concretizzano da un punto di vista
42 soggettivo in seguito a valgizzazione del ginocchio in una
“gonalgia al carico prolungato ed al cammino su terreni scoscesi”.
Vi è, insomma, la prova dell'impedimento all'attività lavorativa nel periodo della malattia e, successivamente, la potenzialità di incidenza negativa dei postumi sull'attività lavorativa specifica esercitata dall'attore danneggiato.
3.2.10. Circa il terzo requisito richiesto dalla citata giurisprudenza (“esistenza in atto od in potenza d'una riduzione
patrimoniale”) l'allegazione e, soprattutto, dimostrazione del danno è, però, data solo in minima parte.
3.2.11. Dalle dichiarazioni dei redditi antecedenti al sinistro, relative alle annualità d'imposta 2014, 2015 e 2016,
risulta un reddito percepito dall'attività d'impresa sufficientemente costante (€ 34.524,00 – € 40.116,00 - €
29.385,00; media € 34.675,00). Dalla dichiarazione dei redditi
2018, relativa all'anno 2017 (l'incidente si è verificato il
21.1.2017), risulta una contrazione del reddito del danneggiato di oltre la metà rispetto all'anno precedente e della media del triennio precedente (€ 13.776,00). Il dato fiscale trova conferma nella deposizione testimoniale del fratello (reddito “dimezzato”),
nell'attività artigianale (muratori non specializzati) esercitata con prevalente impiego della forza manuale dei due soci (cfr.
ancora la dichiarazione testimoniale del fratello), nella durata della malattia come rilevata dalla CTU.
3.2.12. Consegue che l'effettiva contrazione del reddito,
43 nella misura della differenza tra reddito da attività lavorativa comunque conseguito nell'anno 2017 e reddito medio del triennio precedente, può ritenersi dimostrata. L'importo di €
20.899,00 alla data dell'01.01.2018 può, pertanto, essere riconosciuto a titolo di contrazione di reddito effettivamente subìta.
3.2.13. Dopodiché, però, null'altro può essere riconosciuto all'attore appellante a titolo di danno patrimoniale da perdita di reddito. Invero, nonostante la disponibilità della documentazione fiscale individuale e contabile dell'impresa fino al pensionamento (31.12.2020) al termine per la formulazione delle istanze probatorie e il deposito di documenti (la memoria ex art. 183 comma 6 n. 2 dell'attore reca la data del
15.11.2021) l'attore nulla ha documentato in ordine all'andamento dei suoi redditi da lavoro successivamente al termine della malattia (dall'anno 2018 in poi). Ciò doveva però
documentare e provare, stante la prosecuzione dell'attività
lavorativa dopo la fine della malattia come è stato rilevato in sede di CTU e come è stato dichiarato dai testi. L'attore non ha neppure narrato di avere “chiuso l'attività” in corso di causa
(dopo la prima udienza, ma prima delle memorie ex art. 183
comma 6 cpc) e di essere andato in pensione (all'età di 62 anni).
Non ha documentato l'ammontare della pensione che percepisce. Non ha né allegato né dimostrato di essere andato in pensione eventualmente anticipata in nesso di causa con le
44 conseguenze del sinistro. Non ha allegato e/o argomentato che avrebbe, in ipotesi, continuato nell'attività lavorativa anche e nonostante il pensionamento.
3.2.14. In assenza di dimostrazione dei redditi nel periodo successivo al termine della malattia, stante la ripresa dell'attività lavorativa precedente, e in mancanza di documentazione circa l'ammontare della pensione percepita dall'01.01.2021, una effettiva contrazione del reddito in conseguenza dei postumi subìti non è dimostrata e non è
deducibile in via presuntiva dall'unico dato certo disponibile,
ovvero dalla contrazione del reddito nell'anno 2017 a causa dell'impedimento lavorativo dovuto all'inabilità lavorativa temporanea.
3.2.15. Questo difetto di allegazione e “vuoto probatorio”
impedisce anche il ricorso al criterio equitativo di cui all'art. 1226 cc, che soccorre soltanto nell'ipotesi in cui non può essere dimostrato il danno nel suo preciso ammontare. Nel caso di specie, però, la misura dell'eventuale contrazione del reddito per il passato era facilmente dimostrabile con la documentazione fiscale e contabile. Inoltre, era dimostrabile anche l'eventuale differenza del rateo pensionistico rispetto al reddito da lavoro in precedenza conseguito. Era necessario, poi,
un'allegazione e quantomeno offerta probatoria che le conseguenze del sinistro avrebbero indotto l'attore a chiudere l'attività e di accedere alla pensione, eventualmente in via
45 anticipata.
3.2.16. Questo vuoto probatorio non è colmabile con l'affermazione contenuta nell'atto d'appello a pagina 20, non ulteriormente sviluppata, del seguente contenuto: “Si rileva
peraltro che non può essere condivisa la valutazione espressa
dal Ctu in merito al limite cronologico del riconoscimento del
danno patrimoniale da incapacità lavorativo “fino al 31.12.2020
(data del pensionamento)”. Invero, come si desume anche dalle
dichiarazioni espresse dei testi e Tes_4 Tes_2
, successivamente all'incidente de quo l'odierno attore
[...]
ha lavorato pur “con grandi difficoltà”, e, quindi, trattandosi di
artigiano, l'intervenuto pensionamento non avrebbe precluso la
prosecuzione dell'attività lavorativa e della produzione del
reddito.”
3.2.17. Un legame causale tra la “maggior fatica”
nell'attività lavorativa dopo la stabilizzazione dei postumi e l'accesso alla pensione con decorrenza dal 31.12.2020 non è
stato né allegato tempestivamente né dimostrato e un eventuale danno da cenestesi lavorativa, che è una eventuale componente del danno non patrimoniale, non è stato richiesto e argomentato.
3.2.18. Non costituisce, poi, massima di esperienza o fatto notorio che l'artigiano edile medio acceda al trattamento pensionistico e, ciò nonostante, continui imperterrito a lavorare e faticare. Cioè, la mera eventuale facoltà riconosciuta a
46 determinate categorie di lavoratori di accedere al trattamento pensionistico e di continuare a percepire redditi da attività
lavorativa, non permette di dedurre che, nel caso specifico,
l'attore avrebbe, in assenza del sinistro, continuato a prestare attività lavorativa nonostante l'accesso alla pensione.
4. Il concorso di colpa, rivalutazione e interessi compensativi, imputazione dell'acconto versato ante causam:
4.1. Di tutti gli importi liquidati il convenuto danneggiante deve risarcire solo la metà (50%) per effetto dell'accertato concorso di responsabilità.
4.2. Nel caso di specie va imputato anche l'acconto di €
30.000,00, pervenuto al danneggiato in esecuzione dell'accordo stragiudiziale di data 11.6.2019. è il pagamento (di cui CP_3
lo stesso attore ha dato atto in citazione e nelle rassegnate conclusioni). Non è nota la data dell'effettivo pagamento, per cui si ritiene di dovere effettuare l'imputazione con il giorno successivo all'accordo, quindi con la data del 12.6.2019.
4.3. Gli importi liquidati di € 14.375,00, € 38.044,69, €
2.729.79 e € 20.899,00, ridotti alla metà, quindi € 7.187,50, €
19.022,35, € 1.364,90 ed € 10.449,50 vanno, quindi, rivalutati dalle date di decorrenza già sopra individuate con l'applicazione del tasso compensativo sulle somme annualmente rivalutate nella misura di cui all'art. 1284 comma 1 cpc fino alla data del
12.6.2019.
4.4. A questa data, perciò, il credito risarcitorio dell'attore
47 ammontava a € 7.393,25 + € 19.513,09 + € 1.397,87 + €
10.644,15 = € 38.948,36.
4.5. Va imputato, quindi, l'acconto di € 30.000,00 all'importo risarcitorio di € 38.948,36. Alla data del 12.06.2019 residuava,
quindi, in favore dell'attore danneggiante un credito risarcitorio,
in linea capitale, di € 8.948,36.
4.6. L'importo di € 8.948,36, rivalutato alla data della presente decisione e applicato l'interesse compensativo nella stessa misura e modalità, ammonta pertanto a € 11.706,18.
4.7. Il convenuto va in conclusione condannato al pagamento della somma risarcitoria residua di € 11.706,18, già portata all'attualità, oltre interessi di mora nella misura di cui all'art. 1284 comma 1 cc dalla data della presente decisione
(01.10.2025) al saldo effettivo.
5. Sulle spese di lite:
5.1. L'esito del processo, caratterizzato da una parziale soccombenza reciproca (accertamento concorso di responsabilità) e una sensibile riduzione delle pretese economiche fatte valere dall'attore, giustifica ai sensi dell'art. 92
cpc la compensazione parziale delle spese di lite del doppio grado nella misura di un terzo (1/3). La condanna del convenuto alla rifusione dei restanti due terzi (2/3) segue il principio di soccombenza (art. 91 cpc).
5.2. Nella stessa ripartizione sono allocate le spese di CTU
medico legale (liquidate in € 580,00, oltre bollo € 2,00 = €
48 582,00).
5.3. Tenuto conto dell'ammontare della somma risarcitoria attribuita all'attore (decisum, detratto l'acconto versato prima dell'introduzione del giudizio) e, quindi, dello scaglione di valore compreso tra € 5.200,01 ed € 26.000,00, si liquidano alla parte appellante, stante la media complessità in fatto e in diritto delle questioni affrontate e dell'assenza di una fase di trattazione/istruttoria nel giudizio d'appello, in aderenza al
D.M. 55/2014 come modificato dal D.M. 37/2018 e dal D.M. n.
147/2022, i compensi medi per tutte le fasi del giudizio di primo grado e i compensi medi per le fasi di studio, introduttiva e decisionale in appello.
5.4. In ordine alle anticipazioni di spese sopportate, vanno riconosciute in quanto documentate le spese di traduzione dell'atto di citazione in lingua tedesca, il contributo unificato, la marca d'iscrizione, le spese di notifica nonché l'esborso per il
CT di parte limitatamente e nella misura non superiore a quanto liquidato al CTU (quindi, € 580,00, oltre IV 22%).
5.5. Sono, quindi, liquidati all'attore i seguenti compensi per intero (1/1): a) per il primo grado del giudizio: € 919,00 per studio, € 777,00 per la fase introduttiva, € 1.680,00 per la fase istruttoria ed € 1.701,00 per la fase decisionale,
complessivamente quindi € 5.077,00 per compensi d'avvocato,
oltre il 15% per rimborso spese forfetarie sui compensi, oltre €
826,00 per anticipazioni, oltre € 580 + 22% IV (per CT di
49 parte), oltre IV e Cap nella misura e sulle poste previste per legge, e b) per il secondo grado del giudizio: € 1.134,00 per studio, € 921,00 per la fase introduttiva ed € 1.911,00 per la fase decisionale, complessivamente quindi € 3.966,00 per compensi d'avvocato, oltre il 15% per rimborso spese forfetarie sui compensi, oltre € 804,00 per anticipazioni (contributo unificato e marca d'iscrizione), oltre IV e Cap nella misura e sulle poste previste per legge.
P.Q.M.
La Corte d'Appello di Trento, Sezione Distaccata di Bolzano,
ogni diversa domanda e difesa disattesa e reietta –
definitivamente pronunciando sulle domande promosse da
[...]
nei confronti di con atto di citazione in Pt_1 CP_1
appello 28.2.-08.03.2024 avverso la sentenza n. 125/2024 del
Tribunale di Bolzano di data 30.01.2024 / 31.01.2024;
in accoglimento dell'appello per quanto di ragione,
accerta
la concorrente pari responsabilità di e di Parte_1 CP_1
nella causazione del sinistro oggetto di causa
[...]
verificatosi in data 21.01.2017 con danni a carico del solo
[...]
e per l'effetto Pt_1
condanna
l'appellato a pagare all'appellante CP_1 Parte_1
l'importo di € 11.706,18, già portato all'attualità, oltre interessi di mora nella misura di cui all'art. 1284 comma 1 cc dalla data
50 della presente decisione (01.10.2025) al saldo effettivo, a titolo di risarcimento residuo della metà (50%) dei danni subìti;
dichiara
la compensazione di un terzo (1/3) delle spese di lite del doppio grado del giudizio;
pone
le spese della CTU medico legale assunta in primo grado a carico per un terzo (1/3) dell'appellante e per due Parte_1
terzi (2/3) a carico dell'appellato e condanna CP_1
quest'ultimo a versare all'appellante quanto da Parte_1
questi pagato in eccesso a questo titolo;
condanna
l'appellato a rifondere all'appellante CP_1 [...]
due terzi (2/3) delle spese del processo, che liquida, per Pt_1
intero (3/3): a) per il primo grado del giudizio in € 5.077,00 per compensi d'avvocato, oltre il 15% per rimborso spese forfetarie sui compensi, oltre € 826,00 per anticipazioni, oltre € 580 +
22% IV (per CT di parte), oltre IV e Cap nella misura e sulle poste previste per legge, e b) per il secondo grado del giudizio in
€ 3.966,00 per compensi d'avvocato, oltre il 15% per rimborso spese forfetarie sui compensi, oltre € 804,00 per anticipazioni
(contributo unificato e marca d'iscrizione), oltre IV e Cap nella misura e sulle poste previste per legge, il tutto con distrazione a favore dell'Avv. DO RU del foro di Venezia, dichiaratosi procuratore antistatario.
51 La Corte dispone, per l'ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l'omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma dell'art. 52 del d.lgs. n. 196/2003.
Bolzano, così deciso il 01.10.2025.
La Presidente Dott.ssa Isabella Martin
Il Consigliere estensore Dott. Thomas Weissteiner
Il Funzionario Giudiziario
CP_4 [...]
Controparte_5
Das Oberlandesgericht Trient
Außenabteilung Bozen
Abteilung für Zivilsachen
erlässt in nichtöffentlicher Sitzung durch
Dr. Isabella Martin Vorsitzende
Dr. Thomas Weissteiner Senatsmitglied und
Gegenstand: Abfasser des Urteils
Schadenersatz - Dr. Federico Paciolla Senatsmitglied Skiunfall
folgendes
URTEIL
in der unter Nr. 39/2024 A.R. eingetragenen zweitinstanzlichen
Rechtssache, welche
durch
geboren in Dolo (VE) am 02.11.1958 und Parte_1
wohnhaft in Mira (VE) in Via Pavese Nr. 30 (St.Nr.:
52 , vertreten und verteidigt, laut Vollmacht C.F._1
am Rande der erstinstanzlichen Klageschrift, durch RA Dr.
DO RU des Gerichtsstandes Venedig, mit erwähltem
Domizil beim Verteidiger in Venedig-Mestre, Riviera XX
Settembre Nr. 38/5;
- Berufungskläger -
gegen
geboren in Döbern (Deutschland) am CP_1
24.05.1958 und wohnhaft in Berlin (Deutschland), Markgrafen
Straße 40, vertreten und verteidigt, laut Vollmacht vom
3.6.2020, welche dem erstinstanzlichen Einlassungsschriftsatz
beigefügt wird, durch RA Dr. Christof RT und RA Dr.
AN EG aus Bruneck (BZ), mit erwähltem Domizil in deren Kanzlei in Bruneck (BZ), Gilmplatz 2;
- Berufungsgegner -
wegen: Berufung gegen das Urteil des Landesgerichts Bozen
Nr. 125/2024 vom 30.01.2024 / 31.01.2024;
eingeleitet wurde und welche in der Verhandlung vom
17.09.2025 an den Senat zur Urteilsfindung ex Art. 352 ZPO
verwiesen wurde,
über folgende
Parte_3
Für den Berufungskläger:
laut Schriftsatz nach Art. 352 Abs. 1 Nr. 1 ZPO:
“Möge das löbliche Oberlandesgericht, in Annahme sämtlicher
53 Berufungsgründe und in Abänderung des Urteils Nr. 125/2024,
welches vom Landesgericht Bozen in der Person ON Dr. ND
AL am 30.01.2024 verkündet, in der Kanzlei am
31.01.2024 hinterlegt und durch ZEP am 31.01.2024 zugestellt
wurde;
In der Sache Nach Feststellung der ausschließlichen Haftung –
beziehungsweise, untergeordnet, der mitwirkenden Haftung,
zumindest in gleichem Maße ex Art. 19 G. Nr. 363/2003 – ON
HEn LE bei der Verursachung des am 21.01.2017 CP_1
in Örtlichkeit Piz Sorega, bei HEn Per_2 Parte_1
eingetretenen Skiunfalls,
den Beklagten zum Ersatz zugunsten des GEs, aus den in
der Sachverhaltsdarstellung der erstinstanzlichen Klageschrift
und in der Berufungsklageschrift näher ausgeführten Titeln,
sämtlicher in Folge des am 21.01.2017 in Örtlichkeit Piz Per_2
Sorega eingetretenen Skiunfalls erlittenen und zu erleidenden
vermögensrechtlichen und nicht vermögensrechtlichen Schäden
verurteilen, abzüglich der erhaltenen Anzahlung in Höhe ON
Euro 30.000,00, zuzüglich Geldaufwertung und Schadenersatz
aufgrund der fehlenden rechtzeitigen Nutzung der Summen, der
nach dem Kriterium der Ausgleichszinsen zu beziffern ist.
In beweisrechtlicher Hinsicht Es wird die Zulassung der
folgenden mündlichen Beweiskapiteln beantragt, welche im
klägerischen erstinstanzlichen Schriftsatz ex Art. 183 Abs. 6 Nr.
54 … omissis …
Mit Obsiegen der Kosten und Entgelte zuzüglich des vom Gesetz
vorgesehenen Anhangs in Bezug auf beide Rechtsinstanzen, die
zugunsten des vorstreckenden Prozessbevollmächtigten
auszusondern sind.
Ebenfalls mit Rückerstattung der Entgelte für ASV und PSV, die
in der ersten Rechtsinstanz in Höhe ON insgesamt 3.022,00
Euro angefallen sind.
Für den Berufungsgegner:
laut Schriftsatz nach Art. 352 Abs. 1 Nr. 1 ZPO:
„Möge das angerufene Oberlandesgericht ON Trient –
Außenstelle Bozen,
- in der Hauptsache: sämtliche ON der Gegenpartei gestellten
Anträge abweisen, da rechtlich und faktisch unbegründet und
somit das erstinstanzliche Urteil Nr. 125/2024 vom 30.1.2024,
veröffentlicht am 31.1.2024, vollinhaltlich bestätigen;
- in jedem Fall: Kosten, Gebühren und Honorare des
gegenständlichen Berufungsverfahrens zu Lasten der
Gegenpartei, wobei beantragt wird, dass die Gerichts- und
Anwaltsspesen im Sinne des Art. 4 Abs.
1-bis M.D. 55/2014
erhöht werden mögen, da bei der Abfassung des
gegenständlichen Schriftsatzes die dort vorgesehen Kriterien
eingehalten wurden.
Es wird ausdrücklich erklärt, das Streitgespräch über etwaige
neue Einwände und/oder Anträge nicht anzunehmen.“
55 VERFAHRENSABLAUF
1. HE ZU hat HEn LE vor das Pt_1 CP_1
Landesgericht Bozen geladen und dessen Verurteilung zum
Ersatz der vermögensrechtlichen und nicht vermögensrechtlichen Schäden (abzüglich der Anzahlung ON €
30.000,00), zuzüglich Ausgleichszinsen und Geldaufwertung
beantragt, u.z. infolge der Schäden, die er in dem am
21.01.2017 um 14.00 Uhr auf der Piste Nr. 9 des Skigebietes in der Gemeinde Abtei (BZ) eingetretenen Skiunfalls erlitten hat,
nach Feststellung der ausschließlichen Haftung des Beklagten
bei der Verursachung des Schadensfalls, wegen grundsätzlicher
Verletzung der Verhaltensvorschrift gemäß Art. 10 des Gesetzes
Nr. 363/2003. Insbesondere sei der GE „in der
Abfahrtsphase“ vom gegnerischen Skifahrer „ON hinten
angefahren worden, welcher auch dieselbe Piste Nr. 9 auf Skiern
mit hohem Tempo befuhr und dabei absolut unsichtbar war, weil
ON hinten kommend“.
2. Der Beklagte hat jegliche Haftung für den Unfall
bestritten, weil ihm der GE – zusammenfassend – seine ordnungsgemäße Fahrtrichtung auf der rechten Seite der Piste
„abgeschnitten“ habe, mit Durchquerung der Piste ON links nach rechts (Berg-Tal-Richtung) hinter einer Geländekuppe mit verhinderter Sichtbarkeit, und ihm somit jegliches
Notfallmanöver zur Vermeidung des Aufpralls verunmöglicht
habe. Er hat daher die Abweisung des Antrags beantragt,
56 indem er jedenfalls die übermäßige Quantifizierung der ausgeführten Schadenspositionen beanstandet hat.
3. Das Landesgericht, nach der Entscheidungsvorbereitung
mit mündlichen Beweisen (über den Unfallhergang und die schädlichen Folgen) und mit gerichtsmedizinischem
Amtssachverständigengutachten über die Person des GEs,
hat den Antrag abgewiesen, und den unterliegenden GE mit den Streitkosten und den Kosten für den ASV belastet.
4. Zusammenfassend hat das Landesgericht für
„überraschend“ erachtet, dass im Laufe des Rechtsstreits
gegenüber dem Inhalt des Protokolls, das ON den NI,
welche am Unfallort eingegriffen haben, erstellt worden ist,
UGn angehört worden sind. Dies gilt bis zur
Fälschungsklage, die in diesem Fall nicht erhoben wurde, laut welcher es keine UGn gab. Es hat für „eigenartig“ gehalten,
dass die potenziellen UGn nicht bis zum Ankommen der
Rettungskräfte geblieben sind, „und das unter besonderer
Berücksichtigung der klägerischen UGn, weil diese mit dem
GE befreundet sind (UG ) oder zumindest ihn Tes_1
kennen…“ Es hat aus diesen Gründen die UGnerklärungen
aufgrund ihrer Widersprüchlichkeit für „unglaubwürdig“ und
„unverwendbar” erhalten, und jedenfalls für nicht dafür
geeignet, „um den Vorfall mit der notwendigen Genauigkeit
aufzuklären“. Es hat daher nur die ON den NI
durchgeführte Feststellung für verwendbar erhalten, nach
57 welcher der GE „sich weiter talwärts im Vergleich zu LE
NDs befand und dabei war, eine jenseits einer Per_3
Geländekuppe zu machen“. Es hat die Videoaufnahme der fraglichen Piste für nicht bedeutend, aber die Anwesenheit der
Geländekuppe für entscheidend gehalten. Es hat daher die gesamte Verantwortung des Schadensfalls dem GE
zugeschrieben, welcher sich „unsichtbar“ gemacht „… und die
Piste in Querrichtung in der Nähe einer Geländekuppe überquert“
habe und somit „offensichtlich die Sorgfaltspflichten verletzt“
habe, mit darauffolgender Unanwendbarkeit der
Verhaltensvorschrift laut Art. 10 des Gesetzes Nr. 363/2003 zu
Lasten des Beklagten, worauf „die Abweisung des Antrags
wegen fehlenden Nachweises der rechtsbegründenden
Tatsachen“ folgte. Schließlich hat es den unterliegenden GE
mit den Streitkosten und den Kosten für den ASV belastet.
5. Gegen diese Entscheidung hat der GE OR ZU
Berufung eingelegt, die sich auf fünf Gründe stützt.
6. Der Beklagte hat sich der Berufung CP_1
widersetzt und deren Abweisung unter Auferlegung der Kosten
des Verfahrens beantragt.
7. Ohne wurde der Rechtsstreit dem Senat mit CP_6
Verfügung des Instruktionsrichters, die infolge der schriftlichen
Verhandlung nach Art. 352 ZPO vom 17.09.2025 erlassen wurde, zur Entscheidung überwiesen.
8. Die Übersetzung des vorliegenden Urteils in die deutsche
58 Verfahrenssprache erfolgt mit Hilfe des Amtes für
Übersetzungen bei diesem Oberlandesgericht im Sinne des Art.
20 Abs. 12 des D.P.R. Nr. 574/1988.
ENTSCHEIDUNGSGRÜNDE
1. der Berufungsgründe: Controparte_7
1.1. Mit dem ersten Grund, welcher als „Falsche und
mangelnde Begründung bezüglich des Unfallhergangs und des
behaupteten Daseins einer Geländekuppe mit verhinderter
Sichtbarkeit – Verkennung des Urkundenbeweises laut dem
Bericht der NI ON Abtei vom 21.01.2017“ klassifiziert wird, wirft der Berufungskläger dem Landesgericht vor, die
„Geländekuppe“, die in dem Unfallbericht der NI, die dem GE Hilfe geleistet haben, erwähnt wird, als
„entscheidend“ erachtet zu haben, weil diese angeblich die
Sichtbarkeit für den ON oben kommenden Skifahrer
verhinderte. Dies gehe sowohl aus dem Bericht als auch aus den ON NI erstellten Dienstbericht nicht hervor,
welche keine Beschreibung daON gegeben haben, und im
Gegenteil eine „gute“ und „sehr gute Sichtbarkeit“ anerkannt haben. Die Feststellung werde zudem durch das Foto- und
Videomaterial in den Akten widerlegt, welches die Anwesenheit
einer leichten Steigungsänderung der Piste, die die Sichtbarkeit
nicht verhindert, zeige. Sämtliche UGn stimmten dann ein,
indem sie die Zone des Aufpralls als „sichtbar“ für diejenigen,
die ON oben kamen, beschrieben. Auch die Feststellung der
59 Überquerung der Piste ONseiten des GEs wäre das Ergebnis
der „Verkennung“ des Berichts der NI und des
Beweisvorbringens (Kapitel 2 des GEs), nach welchem die
Gruppe – ON welcher der GE vor dem Unfall (der sich auf der rechten Seite der Piste ereignet hatte – u.z. aus der Sicht
Berg/Tal) Teil war, auf der linken Seite der Piste, um ein Foto
zu schießen, stehengeblieben war. Die Überquerung gehe sowohl aus dem als auch aus den Erklärungen der Per_4
Parteien an den NI als auch aus den
UGnerklärungen nicht hervor. Also war keine Verletzung der
Verhaltensregeln dem GE-Berufungskläger anzulasten,
während dem Beklagten die gesamte Haftung für den Verstoß
gegen die Vorschriften laut Artt. 9 und 10 des Gesetzes Nr.
363/2003 zurückzuführen war (welche den Skifahrern
vorschreiben, sich so zu verhalten, dass sie keine Gefahr für
sich selbst und andere darstellen, mit einer besonders angepassten Geschwindigkeit in den unübersichtlichen
Strecken zu fahren, und dem ON oben kommendem Skifahrer
vorschreibt, seine Fahrspur so zu wählen, dass ein
Zusammenstoß mit unterhalb Fahrenden oder eine Störung
Letztgenannter vermieden wird).
1.2. Mit der zweiten Rüge (“Falsche und mangelnde
Begründung bezüglich des Unfallhergangs und des behaupteten
Daseins einer Geländekuppe mit verhinderter Sichtbarkeit –
Verkennung des Beweises und Verletzung des Art. 115 ZPO
60 hinsichtlich der Bestimmung des Unfallorts” beanstandet der
Berufungskläger die mangelnde und/oder verkannte
Beurteilung des ON beiden Parteien vorgelegten Foto- und
Videomaterials der Strecke der Piste wo, auch nach der ebenso verkannten UGnaussage des eingetretenen Carabiniere, sich der Schadensfall zugetragen hat. Dieses Material zeige die perfekte Sichtbarkeit für den ON oben kommendem Skifahrer
über den weiter talwärts fahrenden Skifahrern der
Steigungsänderung/ der im Unfallbericht erwähnten
Geländekuppe. Somit hätte die Haftung für den Aufprall ON
hinten dem Beklagten, und nicht, wie vom Landesgericht falsch erachtet, dem GE zugeschrieben werden müssen.
1.3. Mit einer dritten Rüge (“Falsche und unlogische
Begründung bezüglich der erachteten Widersprüchlichkeit und
Unglaubwürdigkeit des UGn - Unterlassung Testimone_2
der Prüfung des Beweismittels in Bezug auf das Foto der
Rettungsmaßnahmen” folgert der Berufungskläger, dass das
Landesgericht fälschlicherweise ON der Anmerkung der
NI in auf das Fehlen ON UGn eine Per_5
Unbrauchbarkeit und/oder Unglaubwürdigkeit der angehörten
UGn abgeleitet hat, besonders hinsichtlich der Aussage des
UGn , zumindest in Bezug auf die Lage der Testimone_2
Orte und der Strecke, wo sich der Schadensfall zugetragen hat.
Zudem gehe aus den Fotografien des Rettungsdienstes
zumindest das Dasein ON zwei Personen zusätzlich zu den
61 NI und den Sanitätern hervor. Die Aussage des UGn
VI war für die Rekonstruktion des Unfalls nützlich und hätte hingegen positiv bewertet werden müssen, da sie die vom
GE beschriebene Version des Unfallhergangs stützt.
1.4. Mit dem vierten Grund, der als „Mangelnde Begründung
sowie Verletzung und/oder falsche Anwendung der Artt. 9 und
10 G. Nr. 363/2003 hinsichtlich des Verhaltens des ON oben
kommenden Skifahrers auch in der Nähe einer Geländekuppe mit
verhinderter Sichtbarkeit“ klassifiziert wird, leitet der
Berufungskläger zusammenfassend Folgendes ab: - die
Irrelevanz des eigenen vorherigen Anhaltens am linken Rand
der Piste, da er sich zum Zeitpunkt des Aufpralls bereits auf der
Abfahrt an der rechten Seite der Piste befand;
-
Fehleinschätzung des Landesgerichts bezüglich der Pflichten,
die dem bergwärts fahrenden Skifahrer ON den Artt. 9 und 10
des Gesetzes Nr. 363/2003 auferlegt werden, das heißt dem
Beklagten, welcher, gerade bei der Anwesenheit einer
„Geländekuppe“ ON solcher dass ihm die Sicht talwärts Per_6
versperrt war, umso mehr sein Verhalten und seine
Geschwindigkeit so hätte anpassen müssen, dass er den
Skifahrer unterhalb der Geländekuppe nicht hätte umfahren können. „Demzufolge wird die Abänderung des angefochtenen
Urteils die Feststellung der ausschließlichen Haftung gegen den
Beklagten mit sich bringen, welcher, ohne vorher festzustellen,
ob die Piste frei war, die Abfahrt auch bei einer leichten
62 Steigungsänderung der Piste fortgesetzt hat, die eine vollständige
Sicht auf alle Skifahrer, die die Piste befuhren, einschließlich
HEn ZU OR, verhindern konnte.“
1.5. Mit dem fünften und letzten Grund („Verletzung und/oder
unterlassene Anwendung des Art. 19 G. 363/2003 –
unterlassene Anwendung der Vermutung der gleichen
Mitverantwortlichkeit zwischen den Parteien“ wirft der
Berufungskläger dem Urteil vor, die Regel der vermuteten gleichen Haftung in Abwesenheit des Beweises der gesamten
Haftung, die dem GE zugeschrieben werden kann, nicht angewandt zu haben.
2. Die Rügen, die alle die Feststellung des Unfallhergangs
und die daraus resultierende Beurteilung der Haftung zum
Gegenstand haben, können gemeinsam geprüft werden.
2.1. Es muss vorausgeschickt werden, dass dem fraglichen
Schadensfall, der sich am 21.1.2017 ereignet hat, die
Verhaltensregeln der Benutzer der Skigebiete ratione temporis
nach den Artt. 9 und ff. des Gesetzes Nr. 363/2003 angewandt werden (heute sind diese neu ausgelegten und zum Teil
angepassten Regeln im GvD Nr. 40/2021, Artt. 17 und ff.
aufzufinden). Das Gesetz Nr. 363 vom 24. Dezember 2003
regelt, in seinem Titel III, eine Reihe ON Verhaltensvorschriften,
an welchen sich die Benutzer der Skigebiete anhalten müssen.
Die Vorschriften spiegeln im Wesentlichen die allgemein anerkannten Bestimmungen der sogenannten „FIS Regeln“
63 wider, der ON der FIS erstellt und im Laufe der Zeit aktualisiert wurde und vor der Gesetzesänderung im Jahr 2003 ON der italienischen Rechtsprechung herangezogen wurde, um die allgemeine Regel der Vorsicht und Tüchtigkeit gemäß Art. 2043
ZGB zu präzisieren. Die wichtigste Verpflichtung ergibt sich aus
Art. 9 (Geschwindigkeit), nach welchem sämtliche Skifahrer „…
sich so verhalten müssen, dass sie in Anbetracht der
Eigenschaften der Piste und der Umweltverhältnisse, keine
Gefahr für die Unversehrtheit anderer darstellen. Die
Geschwindigkeit muss den Verhältnissen angepasst sein. Dies
gilt besonders auf unübersichtlichen Strecken, in der Nähe ON
Bauten oder Hindernissen, an Kreuzungen, bei Abzweigungen,
bei Nebel, Dunst, schlechter Sicht oder , an Engstellen Persona_7
und in Anwesenheit ON Anfängern.“ Art. 10 (Vorfahrt)
verpflichtet dann den ON oben kommenden Skifahrer seine „…
Fahrspur so zu wählen, dass ein Zusammenstoß mit unterhalb
Fahrenden oder eine Störung Letztgenannter vermieden wird“.
Der darauffolgende Art. 11 (Überholen) regelt dieses gefährliche
Manöver, indem er den überholenden Skifahrer darauf verpflichtet, sich zu „… vergewissern, dass dafür genügend
Platz und Sicht vorhanden sind. … Dabei ist soviel Abstand zu
halten, dass die überholten Skifahrer nicht behindert werden.“
Art. 12 (Kreuzungen) legt die Vorfahrtsregel für den ON rechts
Kommenden fest (diese Regel wurde im neuen Gesetz
sinnvollerweise durch die Verpflichtung für alle, ob bergauf
64 oder bergab, ersetzt, die erforderliche Aufmerksamkeit walten zu lassen und die Geschwindigkeit unabhängig ON der Position
auf der Piste zu verringern). Art. 13 legt die Pflicht des
Anhaltens nur am Rande der Piste fest, mit dem Verbot, „an
Engstellen, in der Nähe ON Hügeln oder an unübersichtlichen
Stellen“ anzuhalten. Das Gesetz Nr. 14/2010 der Provinz Bozen
präzisiert in Art. 18 (Verhaltensregeln für Benutzer) die
Verpflichtung, dass jeder, der sich auch nach einer Pause auf die Piste begibt, sich „vergewissern“ muss, dass er dies ohne
Gefahr für sich selbst und andere tun kann. Das GvD Nr.
40/2021 schreibt in Art. 21 Abs. 2 vor, dass Skifahrer, die „auf
eine Piste fahren oder nach einer Pause wieder losfahren, sich
vergewissern müssen, dass sie dies ohne Gefahr für sich selbst
oder andere tun können” und entspricht damit ausdrücklich
den Bestimmungen der Regel Nr. 5 des FIS-Dekalogs.
2.2. Art. 19 des Gesetzes Nr. 363/2003 (heute Art. 28 GvD Nr.
40/2021), legt im Falle eines Aufpralls zwischen Skifahrern eine
Vermutung fest, bis das Gegenteil bewiesen ist, „... dass jeder
ON ihnen gleichermaßen zur Entstehung der eventuellen
Schäden beigetragen hat“. Die Vermutung wurde aus den
Vorschriften für den Straßenverkehr übernommen (Art. 2054
Abs. 2 ZGB). Nach Ansicht einiger Kommentatoren des Gesetzes
Nr. 363/2003 war die Begründung für diese Entscheidung im
Wesentlichen dieselbe wie die, die den Gesetzgeber ON 1942
dazu veranlasst hatte, auf die Vermutung der gleichen Haftung
65 zurückzugreifen. Es wurde nämlich daON ausgegangen, dass die Notwendigkeit, die Schwierigkeiten bei der Beweisführung
zur Rekonstruktion des genauen Unfallhergangs zu
überwinden, durch die Einführung eines Kriteriums zur
Verteilung und Zuweisung der Schadenersatzpflicht auf beide
Beteiligten umgangen oder abgewogen werden kann, wenn der geschädigte Skifahrer nicht in der Lage ist, die ausschließliche
Haftung des gegnerischen Skifahrers nachzuweisen. Der
Mechanismus der des vorgesehenen oder des der CP_8
Vermutung der gleichen Haftung folgenden Schadens lässt auf jeden Fall den Gegenbeweis unberührt, das heißt, dass er nur in dem Fall wirkt, in welchem auf Grundlage des
Beweisverfahrens die konkrete Handlung, die den Schadensfall
verursacht hat, unbekannt bleibt, oder wenn es konkret unmöglich ist, festzustellen, in welchem Maße das Verhalten
der Skifahrer zum Ereignis geführt haben. Wenn hingegen das
Beweisverfahren ermöglicht, eine ausschließliche und absorbierende Haftung eines der zwei Skifahrer festzustellen,
oder wenn die einzelnen Verhaltensweisen überprüft werden können, indem deren entsprechende kausale Bedeutung
abgewogen wird, kann die nicht zu gleichen Teilen auf CP_9
die zwei Gegner verteilt werden, sondern das Gericht wird in einem Fall die ausschließliche Haftung, und in dem anderen
Fall die exakten Ausmaße der Mithaftung feststellen. Auf die
Gefahr, dass somit der Geschädigte, da auch dieser der
66 Vermutung unterliegt, falls er sein tadelloses Verhalten nicht beweisen kann, nur die Hälfte des Schadenersatzes erhalten kann, auch angesichts einer sicherlich nicht angemessenen
Verhaltensweise, die nicht den Verhaltensregeln entspricht,
reagiert Teil der Rechtsprechung mit einer – zumindest angeblich - weniger strengen Auslegung der kommentierten
Norm im Vergleich zur Vorschrift nach Art. 2054 ZGB.
[...]
, in mehreren Entscheidungen, Controparte_10
darunter das Urteil vom 21. Oktober 2009, über die
Verschiedenheit des Regelungsumfelds argumentiert, zu welchem Art. 19 des Gesetzes Nr. 363/2003 gehört, d.h.
hinsichtlich der Vermutung der gleichen Haftung nach dem zweiten Absatz des Art. 2054 ZGB, indem es feststellt, dass der
Skifahrer, auch bei deren Geltung weiterhin dem
Haftungskriterium gemäß Art. 2043 ZGB unterliegt, im
Gegensatz zum Verkehrsteilnehmer, bei dem die Haftung sich aus der systematischen Verknüpfung der Bestimmungen der
Absätze 1 und 2 des Art. 2054 ZGB ergibt. Die Konsequenz
daON ist, dass in Anwesenheit einer besonders bedeutenden
Haftung eines der zwei Skifahrer der Gegner haftungsfrei wird,
auch wenn es – hypothetisch – keine Sicherheit über sein konkretes Verhalten bestätigt werden kann. In dieser Hinsicht
wird derjenige, der beweist, sich hinsichtlich der Verkehrsregeln
sportlich tadellos verhalten zu haben, haftungsfrei, auch ohne den Beweis vorlegen zu können, „alles erdenklich Mögliche“
67 getan zu haben, um den Unfall zu vermeiden. Es besteht im
Wesentlichen, auch in der Rechtslehre, Einigkeit darüber, dass der Inhalt des Beweises im Bereich des Skisports weniger streng ist als im Straßenverkehr, gerade aufgrund des Mangels,
in der betreffenden Bestimmung, der Verhaltensverpflichtung,
„alles zu Vermeidung des Schadens Mögliche getan zu haben“
(Art. 2054 ZGB Abs. 1). So kann eine „besonders bedeutende“
Haftung eines der zwei Skifahrer zur Entlastung des anderen
ON der Vermutung führen, auch wenn konkret nicht positiv festgestellt werden kann, dass dieser, „alles zu Vermeidung des
Schadens Mögliche getan“ hat. Diese Verpflichtung, die im
Straßenverkehr auch die Vorhersehbarkeit der Unachtsamkeit
anderer umfasst, wird somit im sportlichen Bereich nicht verlangt, wobei im Gegenteil der talwärts fahrende Skifahrer
dem bergwärts fahrenden Skifahrer, der hinter ihm und so außerhalb seines Sicht- und Wahrnehmungsbereichs befindet,
vertrauen muss, sich angemessen und in Übereinstimmung mit den Regeln der ausgeübten Sportart zu verhalten.
2.3. Der Skifahrer unterliegt jedoch dem besonderen
Kriterium der Zuweisung der Haftung gemäß Art. 19 des
Gesetzes Nr. 363/2003, sodass der Verweis auf Art. 2043 ZGB
– im Gegensatz zu Art. 2054 ZGB – überwunden werden kann,
da daON ausgegangen wird, dass der Unterschied im Inhalt des
Beweises zu Lasten der Gegenparteien die vom Gesetzgeber
vorgesehene Haftungsvermutung, die gleichermaßen auch für
68 Sportler gilt, nicht ausschließen und/oder einschränken kann.
Der Grund, warum sowohl der Autofahrer als auch der
Skifahrer die Beweislast für ihre Sorgfalt bei einem
Schadensfall tragen, liegt in der Notwendigkeit, die vom Gesetz
ausdrücklich festgelegte Haftungsvermutung zu überwinden,
die nur dann widerlegt werden kann, wenn kein Zweifel daran besteht, dass der Fahrer und/oder Skifahrer selbst nichts mit dem Ereignis zu tun hat, d. h. wenn er nachweisen kann, dass die Fahrlässigkeit des anderen nicht nur „grob” ist, sondern auch die ausschließliche Ursache für den Unfall darstellt. Die
Vermutung wird daher offensichtlich nicht aufgrund des
üblichen Kriteriums der Haftungszurechnung gemäß Art. 2043
ZGB aufgestellt, sondern aufgrund des besonderen und unterschiedlichen Kriteriums gemäß Art. 19 G. Nr. 363/2003:
besonders, weil es offensichtlich vom Gesetzgeber vorgesehen ist, um den besonderen Fall des Zusammenstoßes ON
Skifahrern zu regeln;
und anders, weil es eine Vermutung der
Fahrlässigkeit festlegt, die das allgemeine Gebot gemäß Art.
2043 ZGB in keiner Weise enthält.
2.4. Daraus ergibt sich letztendlich, dass auch im Fall einer groben oder besonders bedeutenden, aber nicht ausschließlichen Fahrlässigkeit eines der beiden beteiligten
Parteien, der Gegner nicht ON der Beweislast befreit ist, ein zumindest besonnenes und regelmäßiges Verhalten gehabt zu haben, jedenfalls so, dass eine Kausalwirkung seines
69 Verhaltens auf das Eintreten des Schadensfalls ausgeschlossen ist (in diesem Sinne, Oberlandesgericht Neapel, Urteil
26.4.2019, Nr. 2313; Oberlandesgericht Mailand, Urteil
29.10.2014, Nr. 3857; Landesgericht SaONa, Urteil vom 30.
November 2017, Nr. 1408; Oberlandesgericht Trient
Außenabteilung Bozen, Urteil Nr. 27/2018 vom 3.3.2018 und
Urteil Nr. 83/2017 vom 16.6.2017).
2.5. Dies vorausgeschickt betrifft die erste Kritik des
Berufungsklägers, worauf eingegangen werden kann, den Wert,
der dem Verweis zuzuschreiben ist, welcher in dem ON den
NI verfassten Unfallbericht über die Abwesenheit ON
UGn beigefügten Formular enthalten ist. Über den Punkt ist das ON den NI verfasste Protokoll laut dem Erstrichter
„eine öffentliche Urkunde, die bis zu einer Fälschungsklage gilt,
welche im vorliegenden Fall nicht erhoben wurde“. In diesem
Zusammenhang kann auch die andere überprüft werden, Per_8
die die Bewertung des in demselben Unfallbericht erhaltenen
Verweises ONseiten des Erstrichters betrifft, unter den
„Informationen zum Unfall“ (mit verschiedenen Abschnitten,
darunter „Unfallort“, „Schwierigkeitsgrad der Piste“,
„Schneeverhältnisse“ usw.) auf den Unfallort im Abschnitt
„Unfalldetails”, wo das Kästchen „nach einer Geländekuppe”
angekreuzt ist. Aus dieser Anmerkung, samt einem Auszug aus der Rekonstruktion des Unfallhergangs, die im Dienstbericht
wiedergegeben wird, nach welcher „HE ZU sich weiter Pt_1
70 talwärts im Vergleich zu LE NDs befand und dabei war,
eine Kurve jenseits einer Geländekuppe zu machen“, hat der
Erstrichter den als „entscheidend“ definierten Umstand des
Daseins besagter Geländekuppe abgeleitet, in deren Nähe sich der GE als „unten fahrender Skifahrer“ für den Beklagten,
ON oben kommenden Skifahrer „unsichtbar“ gemacht habe.
2.5.1. Im Sinne des Art. 2700 ZGB “die öffentliche
Urkunde begründet bis zur Fälschungsklage vollen Beweis über
die Herkunft der Urkunde ON der Amtsperson, die sich errichtet
hat, sowie über die Erklärungen der Parteien und über die
anderen Tatsachen, welche die Amtsperson als in ihrer
Anwesenheit vorgefallen oder ON ihr vorgenommen bestätigt”.
2.5.2. Es ist bekannt, dass sich die besondere Beweiskraft
weder auf die Richtigkeit des Inhalts der Aussagen der Parteien
noch auf die Bewertungen erstreckt, die der Amtsträger aus diesen Aussagen und/oder den ON ihm festgestellten
Tatsachen ableitet (mit Ausnahme der in sich eigenen
Überzeugungskraft der Feststellung durch den dazu befugten
Amtsträger – vgl. zum Beispiel Kassationsgerichtshof,
Verfügung Nr. 29320/2022, Leitsatz: “Con riferimento al verbale
di accertamento di un incidente stradale redatto da organi di
polizia, l'efficacia di piena prova fino a querela di falso, che ad
esso deve riconoscersi - ex art. 2700 cod. civ., in dipendenza
della sua natura di atto pubblico - oltre che quanto alla
provenienza dell'atto ed alle dichiarazioni rese dalle parti, anche
71 relativamente "agli altri fatti che il pubblico ufficiale che lo redige
attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti", non
sussiste nè con riguardo ai giudizi valutativi che esprima il
pubblico ufficiale, nè con riguardo alla menzione di quelle
circostanze relative a fatti, i quali, in ragione delle loro modalità
di accadimento repentino, non si siano potuti verificare e
controllare secondo un metro sufficientemente obbiettivo e
pertanto, abbiano potuto dare luogo ad una percezione sensoriale
implicante margini di apprezzamento, come nell'ipotesi che
quanto attestato dal pubblico ufficiale concerna l'indicazione di
un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio
che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante. E, pertanto,
al riguardo la parte non è tenuta nemmeno alla prova contraria. Il
predetto verbale fa invece piena prova fino a querela di falso in
ordine ai fatti accertati visivamente dai verbalizzanti e relativi
alla fase statica dell'incidente, quale risultava al momento del
loro intervento.”; über die innewohnende Beweiskraft, vgl.
Verfügung Nr. 10376/2024; vgl. Controparte_11
, Urteil Nr. Controparte_12 Controparte_11
23800/2014, Leitsatz: “Nel giudizio di opposizione ad ordinanza
ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa, il verbale di
accertamento dell'infrazione fa piena prova, fino a querela di
falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante
come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine
di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del
72 documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni
delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli
apprezzamenti ed alle valutazioni del verbalizzante né ai fatti di
cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero
ai fatti della cui verità si siano convinti in virtù di presunzioni o di
personali considerazioni logiche.”).
2.5.3. Die Anmerkung „UGn Nein” im Unfallbericht
und im Dienstbericht kann unter dem Gesichtspunkt der besonderen Beweiskraft bis zur Fälschungsklage nur gelten,
dass in Anwesenheit der NI, die um 14.15 Uhr und somit nach dem Unfall, der sich gegen 14.00 Uhr ereignet hatte
(in diesem Punkt sind sich die Parteien einig), am Unfallort
eintrafen, kein UG des Unfalls mehr anwesend war und/oder keiner der Anwesenden „aktiv” als UG vortrat und/oder keine der beteiligten Parteien die Beamten aktiv über die
Existenz möglicher UGn unter Angabe ihrer Personalien
informiert hat. Die diesbezügliche Feststellung der Beamten
umfasst jedoch nicht, wie vom Erstrichter verstanden, die absolute Nicht-Existenz ON UGn, die aus verschiedenen
Gründen bei Ankunft der NI nicht mehr vor Ort waren oder ON diesen nicht identifiziert wurden. Es obliegt der
Justizbehörde, angesichts der Eintragung im Bericht und des
Fehlens ON summarischen Informationen, die zum Zeitpunkt
des Unfalls ON anderen Personen als den Beteiligten gemacht wurden, die Zuverlässigkeit der Aussagen ON UGn, die ON
73 den Parteien erst im Verfahren benannt wurden, sorgfältig zu
überprüfen.
2.5.4. Die Rekonstruktion des Unfallherganges, die ON
den Beamten auf Grund der einzigen Erklärungen der beteiligten Parteien vorgenommen wurde, verfügt sicherlich nicht über die besondere Beweiskraft ex Art. 2700 ZGB.
2.5.5. Die Anmerkung, dass sich der Unfall “hinter einer
Geländekuppe” ereignet hatte, ohne eine ON den Beamten
durchgeführte planimetrische und/oder fotografische
Erhebung, ermöglicht es schon per se nicht, behaupten zu können, dass die Anwesenheit einer morphologischen
Erhebung der Piste ON unbekannten Größen dazu geeignet war, die Sichtbarkeit für den ON oben kommenden Skifahrer
zum Teil oder zur Gänze zu verhindern. In demselben
Bericht/Unfallbericht findet sich auch keine solche Aussage,
die auf einer konkreten Feststellung beruhen würde.
2.5.6. Im Gegensatz dazu werden die Bedingungen der als blau (d. h. leicht) eingestuften Piste ON den NI
hinsichtlich der Sichtverhältnisse als ausgezeichnet oder gut beschrieben, mit „klarem“ Himmel, „keinem Wind“, gemischter und kompakter Schneebedeckung und „normaler“ Auslastung.
2.5.7. Derselbe hat dann nicht erklärt, dass die Pt_4
Sichtbarkeit aufgrund des Daseins einer Geländekuppe ON
solcher Größe für ihn verhindert war, sondern dass er, ON
hinten kommend, das heißt ON oben, auf der Geländekuppe
74 nicht in der Lage gewesen ist, den GE, der die Piste
überquerte, zu vermeiden (vgl. spontane Erklärungen ON
LE NDs: „Ich kam ON hinten über den Hügel auf der
Piste 9b. In diesem Moment überquerte ein Skifahrer die Piste
und ich konnte nicht mehr ausweichen.“).
2.6. Auch die Kritik der unterlassenen und verkannten
Beurteilung des Foto- und Videomaterials in den Akten ist als begründet zu bezeichnen.
2.6.1. , inklusive dem Chefbrigadier Controparte_13
Testa (Verfasser des Berichts und des Dienstberichtes), CP_2
haben bestätigt, dass die Fotografien unter Dok. Nr. 2 und die
Videoaufnahme die fragliche Piste abbilden (das Video nicht jedoch am Tag des Schadensfalls, sondern später).
2.6.2. Der UG , als Antwort auf den Kapitel Nr. 4 CP_2
des GEs (welcher beweisen sollte, dass sich der GE auf der rechten Seite der Piste begeben hatte, und dass der Aufprall
auf Höhe des „im Video gezeigten roten OSs“ stattgefunden hatte) nachdem er vorangestellt hatte, dass er nichts über die
Kollision selbst sagen könne („weil ich nicht da war“, d. h. er war zum Zeitpunkt des Unfalls nicht anwesend), hat er erklärt,
dass „die Piste diejenige ist, die im Video unter Dok. Nr. 9 der
klagenden Partei zu sehen ist“, dass er sich jedoch nicht genau an die Stelle erinnern könne, an der er den GE gefunden habe, sicherlich aber „am Rand der Piste auf der rechten Seite
(ON oben nach unten gesehen)“. Auf die konkrete Frage in
75 Kapitel Nr. 6 der Klage (ob der Zustand der Unfallstelle zum
Zeitpunkt des Unfalls durch die Fotos und das Video in den
Anlagen Nr. 2 und 9 dargestellt wird) hatte der UG keine
Zweifel: „Ich bestätige den Zustand der Unfallstelle, der durch die
Fotos in Anlage Nr. 2 des GEs und das Video in Anlage Nr. 9
des GEs, die mir gezeigt wurden, dargestellt wird.”
2.6.3. Dass die Fotografien und das Video den Abschnitt
der Piste zeigten, wo sich der Unfall zugetragen hat, wurde dann auch ON dem UG (Freund und Testimone_2
Bekannter des GEs, der am Zeitpunkt des Unfalls in seiner
Gesellschaft war) bestätigt, und, wenn auch auf unsicherere
Weise, ON der Zeugin IK OP, deutsche Staatsbürgerin,
die keine Beziehung (Verwandtschaft, Freundschaft,
Bekanntschaft) mit den Parteien hatte, und zufällig hinter dem
Ehepaar LE auf derselben Piste Ski fuhr (die Zeugin wurde im Rahmen eines ausländischen Rechtshilfeersuchens vom
Amtsgericht Landshut vernommen).
Cont
2.6.4. Bei der Überprüfung Videos (aufgenommen ON
einem Skifahrer, der mit sehr weiten Kurven auf der besagten
Strecke hinunterfährt, mit Videoaufnahme talwärts) und der
Fotografien kann man feststellen, dass die fragliche Piste,
welche durchschnittlich breit, flach mit nicht ausgeprägten
Neigungen und perfekt beschneidet und präpariert war, durch einen welligen Verlauf gekennzeichnet war, d.h. durch leichte
Steigungsänderungen, die ON moderaten Vertiefungen gefolgt
76 waren, ON denen jedoch keine die Sicht ins Tal mehr als nur geringfügig beeinträchtigte.
2.6.5. Angesichts dieses Foto- und Videomaterials der
Strecke der Piste, auf der sich der Unfall ereignet hat, unter
Berücksichtigung der genannten UGnaussagen und der spontanen Erklärungen, die der Beklagte damals abgegeben hat, sowie der Wetterbedingungen und des Zustands der Piste,
wie sie aus dem Unfallbericht hervorgehen, kann die
Feststellung des Gerichts, wonach der GE hinter einer
Kuppe „unsichtbar” geworden sei, wodurch der Zusammenstoß
mit dem Beklagten unvermeidlich geworden sei, nicht aufrechterhalten werden.
2.7. Dies erfordert jedoch eine neue Untersuchung des
Unfallhergangs auf der Grundlage der vom Gericht
ordnungsgemäß durchgeführten Ermittlungen.
2.7.1. Unmittelbar nach dem Vorfall hat der GE
Berufungskläger erklärt, die Piste Nr. 9 (b) mit dem CP_14
befahren zu haben, dass er angehalten hat, Testimone_2
um ein Foto zu schießen, dass er „in Richtung rechte Seite“
wieder abgefahren ist und dass er dort „ON einem Skifahrer ON
hinten angefahren wurde, fiel ich am Rande der Piste, hinter den
OS …“. Der Beklagte hat hingegen erklärt, ON hinten auf den „Hügel“ gekommen zu sein, als der GE in diesem
Moment die Piste überquerte, was er nicht vermeiden konnte.
Der Aufprall sei mit seiner Brust erfolgt, er habe den Gegner am
77 Kopf getroffen.
2.7.2. Die Rekonstruktion, die ON den Beamten auf
Grundlage des Fundortes des Verletzten (auf der rechten Seite,
nach einer welligen Steigungsänderung, „nach der
Geländekuppe“ durchgeführt worden ist, lautet wie folgt: „Aus
den ON den zwei beteiligten Parteien abgegebenen Erklärungen
geht hervor, dass sich HE ZU OR weiter talwärts als
LE NDs befand und dabei war, nach einer Geländekuppe
zu biegen. LE fuhr wahrscheinlich mit einer höheren
Geschwindigkeit als der andere Skifahrer hinunter, überquerte
die Geländekuppe und traf dabei auf ZU OR. Der deutsche
Bürger gab an, dass er einen Zusammenstoß mit ZU nicht
vermeiden konnte. Beide stürzten auf die Piste, ZU rutschte
über den rechten Pistenrand hinaus und landete im frischen
Schnee“
2.7.3. Die Zeugin IK welche dem Ehepaar Tes_3
folgte (die Ehegattin des Beklagten, CP_1 Persona_1
deren schriftliche Erklärung unter Dok. Nr. 7 der beklagten
Partei enthalten ist, ist vor der für ihre Vernehmung vor dem
Amtsgericht Schöneberg anberaumten Verhandlung verstorben)
erklärte: - dass sie (und ihr Ehemann) dem in Persona_9
einem Abstand folgten, den sie nicht beziffern konnte, dass sie
LE jedoch immer im Blickfeld hatte;
- dass LE mit mäßiger/gemütlicher Geschwindigkeit („gemütlich”) in Kurven
auf der rechten Seite der Piste fuhr;
- dass sie ZU zum ersten
78 Mal wahrgenommen hatte, als er sie wie ein „schwarzer Blitz”
überholte; - ZU habe zunächst eine Linkskurve gemacht und sei dann auf die rechte Seite der Piste vor „die ON HEn Per_10
gefahren; - dass sie sich nicht erinnern konnte, ob ZU CP_1
zum Zeitpunkt der Sichtung durch die Zeugin eine
Geländekuppe oder einen Hügel genommen hatte;
- dass sie sich nicht erinnern konnte, ob die beiden Gegner tatsächlich
mit ihren Körpern in Kontakt gekommen waren, obwohl sie sich zu erinnern glaubte, dass LE ON ZU abprallte;
- dass beide Protagonisten ihr Verhalten unmittelbar nach dem
Aufprall in keiner Weise abgeändert haben;
- dass sie sich nicht erinnern konnte, ob sich der Unfall gleich hinter einem
„Hügel/einer Kuppe“ zugetragen hatte, oder ob sich ZU
unterhalb einer Kuppe befunden habe, als er in die Fahrbahn
ON LE geriet, dass sie aber den Aufprall ON oben (vom
Berg aus) gesehen habe;
- dass es nicht ihrer Erinnerung
entsprach, dass LE ZU ON hinten angefahren hatte,
sondern dass dieser vor LE fuhr und gegen ihn auf
Brusthöhe stieß. Die Zeugin erinnerte sich außerdem daran,
dass sie etwa zehn Minuten am Unfallort geblieben war und mit
HEn LE ihre Telefonnummer für eventuelle Bedürfnisse im
Zusammenhang mit dem Unfall ausgetauscht hatte. Danach
war sie ihrer Erinnerung nach zum nächsten öffentlichen Lokal
gegangen, um den Pistenrettungsdienst zu alarmieren (was ihre
Abwesenheit bei der Ankunft der NI etwa 15 Minuten
79 nach dem Unfall erklärt). Die Zeugin fertigte auch eine Skizze
des Unfalls an, die dem ON der ausländischen Justizbehörde
übermittelten Protokoll beigefügt ist und aus der hervorgeht,
dass ZU, nachdem er die Zeugin und LE auf der linken
Seite überholt hatte, vor LE nach rechts auf die Piste abbog,
woraufhin es zur Kollision kam.
2.7.4. Die Erklärungen der Zeugin OP entsprechen im
Wesentlichen der ON dieser am 3.8.2017 (vgl. unter Dok. Nr. 6
der beklagten Partei) abgegebenen Erklärung, wo sie sich daran erinnerte, dass LE zur rechten Seite der Piste hinfuhr, dass,
als sich der Aufprall ereignet hat, unterhalb einer kleinen
Geländekuppe ein anderer Skifahrer „quer zur Fahrspur“ ON
LE fuhr.
2.7.5. Auch die mittlerweile verstorbene Persona_11
hat am 17.4.2017 eine schriftliche Erklärung abgegeben.
[...]
Laut dieser Erklärung hat sich der Schadensfall in unmittelbarer Nähe einer „leichten Anhöhung“ zugetragen.
Vorher habe sie den Gegner ihres Ehegatten bei einer queren
Abfahrt im Vergleich zu der Fahrspur (vom Ehegatten)
wahrgenommen.
2.7.6. Der UG der eine Testimone_2
Freundschaftsbeziehung zu dem GE Berufungskläger
pflegte, hat erklärt, dass er zum Zeitpunkt des Schadensfalls
„ungefähr fünf Meter vor ihm“ war, und dass er den
„tatsächlichen Aufprall“ nicht gesehen, sondern „ein “ Per_12
80 gehört habe, und sich dann umgedreht habe, um zu sehen, was passiert war. Er hat erklärt: - dass die der Skifahrer, Per_13
welcher er und der GE angehörten (fünf Personen
insgesamt, die Namen sind im klägerischen Kapitel 2
aufgelistet), am linken Rande der Piste angehalten hatte (
[...]
), in der Nähe eines kleinen Holzhauses, um ein Persona_14
Foto zu schießen; dass er, nachdem er sich umgedreht hatte,
ZU außerhalb der Piste liegen und LE am Rande der Piste
aufgestanden gesehen hat;
- dass beide ihre Skiern verloren hatten, die auf der Piste geblieben waren;
- dass er aus dieser
Situation nach dem Aufprall gefolgert hat, dass ZU
angefahren worden war, „weil, wenn er ON selbst auf der Piste
gefallen wäre, auch seine Skier außerhalb der Piste gelegen
hätten, was jedoch nicht der Fall war“; - dass er nicht wusste, in welcher Fahrspur LE fuhr, er habe dies nicht gesehen, weil er „vor ihm Ski fuhr“. Der UG, als er im Gegenbeweis
angehört wurde, insbesondere mit Bezug auf Kapitel Nr. 10 des
Beklagten (welches darauf abzielt, zu beweisen, dass ZU,
nachdem er ein Foto unterhalb der fraglichen Geländekuppe
gemacht hatte, die Piste ON links zu rechts überquert hatte),
hat den Umstand abgestritten, indem er genau angegeben hat:
„Wir haben das Foto alle zusammen in der Nähe der Hütte
gemacht, und dann sind wir wieder gestartet, und alle
zusammen Ski gefahren, mit normalen Kurven. Vor dem Unfall
hat er (ZU, A.d.V.) jedoch sicherlich zumindest zwei oder drei
81 Kurven gemacht“. Auf Frage hat der UG weiters erklärt: „Wir
sind gestartet, ich etwas weiter vorne und er etwas weiter
hinten. Wir haben praktisch ein Gruppenfoto gemacht, dann sind
die anderen Mitglieder der Gruppe gestartet, und HE ZU und
ich haben uns kurz unterhalten, bevor auch wir gestartet sind.
Ich möchte betonen, dass weder vor noch hinter uns Skifahrer
Per_1 waren, als wir gestartet sind. Die Piste war frei, und ich
das sagen, weil ich beim Start hingeschaut habe. …“.
2.7.7. Abgesehen ON den Ungenauigkeiten, die auf den
Zeitabstand zwischen dem Ereignis und der UGnaussage vor
Gericht, die mentale Aufarbeitung des Erlebten im Laufe der
Zeit, die offensichtliche Unaufmerksamkeit gegenüber Details
vor dem (hinsichtlich der An- oder Abwesenheit anderer Per_16
Personen auf der Piste vor dem Unfall) zurückzuführen sind,
kann nicht behauptet werden, dass die nun wiedergegebenen
UGnaussagen, insbesondere die der Zeugin OP und des
UGn VI, unglaubwürdig/unverwendbar sind. Die erste
Zeugin steht in keiner Beziehung zu den Parteien, sie war zufällig dort, weil sie zusammen mit ihrem Ehemann die gleiche
Piste hinter dem Ehepaar LE benutzt hat. Sie hat mit dem
Beklagten ihre Personalien/Telefonnummer ausgetauscht und als Zeugin ausgesagt. Aber auch der UG VI ist, obwohl er mit dem Berufungskläger befreundet, im Wesentlichen
glaubwürdig, da er ON Anfang an und im Laufe der
Vernehmung mehrfach betont hat, dass er den „tatsächlichen”
82 Aufprall nicht gesehen habe und nichts über das Verhalten ON
LE sagen könne, da er ihn zuvor nicht gesehen/bemerkt habe.
2.7.8. Beide Erklärungen enthalten jedoch
Ungenauigkeiten, insbesondere bezüglich der Position und der
Fahrspur beider Skifahrer kurz vor der Kollision.
2.7.9. Sicher ist, dass dem GE ZU kein Verstoß
gegen die Vorschriften zum Halten auf der Piste und zum
Anfahren/Einfahren auf die Piste nach dem Anhalten (Art. 13
Gesetz Nr. 363/2003, Art. 19 L.G. Bozen Nr. 14/2010 und FIS-
Regel Nr. 5) vorgeworfen werden kann. Dies geht aus der
Aussage des UGn VI hervor, wonach die Gruppe ON
Freunden ordnungsgemäß am linken Rand der Piste angehalten hatte (an einer Stelle, an der laut Fotos und Videoaufnahmen
der Piste die Sicht frei war, es keine obligatorischen Passagen
gab und keine Geländekuppen vorhanden waren, die die Sicht
für diejenigen, die ON oben kamen, beeinträchtigten) und die
Piste beim Weiterfahren frei war.
2.7.10. Darüber hinaus erklärte der UG VI, dass
ZU zwischen dem Anhalten der Gruppe am linken Rand und der Kollision, die sich auf der rechten Seite der Piste (in
Per_1 Pers Richtung – ereignete, Zeit und Platz hatte, um wieder anzufahren und „mindestens” zwei oder drei Kurven zu fahren,
bevor er den rechten Teil der Piste erreichte, wo seine Fahrbahn
die ON LE kreuzte.
83 2.7.11. Dieser Umstand (zeitlicher und räumlicher Abstand
zwischen dem Anhalten und der Kollision) macht auch die
Aussage der Zeugin OP glaubwürdig und zuverlässig, die kein
Anhalten der Gruppe, zu der ZU gehörte, wahrgenommen hat,
sondern nur dessen Überholen auf ihrer linken Seite und die anschließende Fahrt in Richtung der rechten Seite der Piste,
nachdem auch das Ehepaar LE überholt worden war.
2.7.12. Die „Wahrnehmung” der Zeugin OP, wonach ZU
durch das Abbiegen nach rechts auf der Piste „vor die Nase”
ON LE gekommen sei, was offensichtlich auf ihre Sicht vom
Berg aus und auf eine gewisse Entfernung zurückzuführen ist
(an die sich die Zeugin nicht erinnert), erklärt nicht, warum sich die beiden Skifahrer vor dem Unfall in keiner Weise
gesehen haben (außer im letzten Moment, vgl. spontane
Aussage ON LE gegenüber den NI) und warum keiner der beiden auch nur das geringste Ausweichmanöver
unternommen hat (laut der Zeugin hat sich das Verhalten
beider Skifahrer vor dem Unfall in keiner Weise geändert).
2.7.13. Es bleibt daher konkret nicht feststellbar, ob ZU,
als er sich nach rechts auf der Piste drehte, sein
Überholmanöver des Ehepaars LE bereits abgeschlossen hatte und ob er damit die Verpflichtung gemäß Art. 11 Abs. 2
des G. Nr. 363/2003 eingehalten hat, d. h. ob er das Überholen
„in einem solchen Abstand durchgeführt hat, dass der überholte
Skifahrer nicht behindert wurde“. Andererseits lässt sich
84 konkret nicht feststellen, ob LE, der laut seiner eigenen
Aussage, der Aussage seiner Frau und der Aussage der Zeugin
OP vor dem Aufprall HEn ZU vor sich und somit talwärts
antraf, seine Abfahrt in Übereinstimmung mit der
Vorfahrtsregel gemäß Art. 10 des genannten Gesetzes gestaltet hat.
2.7.14. Die Tatsache, dass sich die beiden Skifahrer nicht gegenseitig gesehen haben und keine Notmanöver durchgeführt
haben, spricht für einen im Wesentlichen seitlichen
Zusammenstoß, bei dem beide gegen die allgemeine
Verhaltensvorschrift gemäß Art. 9 des Gesetzes Nr. 363/2003
verstoßen haben, was auch mit der Lage der Parteien nach dem
Zusammenstoß vereinbar ist (Sturz beider Skifahrer;
Verlust
der Skier beider;
Erreichen der Ruheposition ON ZU jenseits des rechten Randes der Piste).
2.7.15. Daher ist das Ausmaß der Schuld jedes Einzelnen
an der Verursachung der Überschneidung der Fahrbahnen, die zum Aufprall geführt hat, konkret nicht feststellbar.
2.7.16. Zusammenfassend bleibt nur die einfache
Anwendung der Vermutung der gleichen Verantwortung für die
Verursachung des Schadensfalls gemäß Art. 19 des Gesetzes
Nr. 363/2003, mit der weiteren Folge, dass der Beklagte
Berufungsbeklagte zur Zahlung der Hälfte des dem
Berufungskläger entstandenen Schadens verpflichtet ist.
2.8. In diesem Maße ist daher die Hauptberufung
85 anzunehmen.
3. Beschreibung und Liquidation der Schäden:
3.1. Der vermögensrechtliche Schaden:
3.1.1. Aus dem in erster Instanz aufgenommenen gerichtsmedizinischen Amtssachverständigengutachten (dessen
Ergebnisse bezüglich des Gesundheitsschadens zwischen den
Parteien nicht bestritten sind) geht hervor, dass der GE, im
Skiunfall vom 21.1.2017 eine „multifragmentäre Fraktur der
linken Tibiagelenkfläche und Distorsion der Halswirbelsäule mit
Knochenablösung auf Höhe des VI. Halswirbels“ erlitten hat. Er
wurde am 25.1.2017 einer Operation unterzogen, d.h. „einer
blutigen Reposition der Tibiafraktur durch interne Fixierung mit
K-Drähten und einer Platte mit Schrauben“. Der postoperative
Verlauf war regulär, er wurde am 3.2.2017 mit einem
Belastungsverbot bis zum 31.3.2017 entlassen. Es folgten
Physiotherapiezyklen zur Wiederherstellung der Beweglichkeit
des linken Knies und zur Muskelstärkung; ab dem 6.7.2017
„vollständige Belastung”, am 21.12.2017 wurde bei einer orthopädischen Untersuchung die Stabilität der Fraktur mit einem Beugedefizit ON 10° bei vollständiger Streckung
festgestellt. Am 26.11.2018 folgte eine erneute Operation zur
Entfernung der Knieplatte, wobei eine Schraube in situ verblieb
(Entlassung am folgenden Tag, 28.11.2018).
3.1.2. Das gerichtsmedizinische
Amtssachverständigengutachten zeigte das Vorhandensein,
86 beim linken Bein, ON „Valgusstellung des Beins ON 12°-13°.
Vorhandensein einer 10,5 cm langen, hypochromen
Operationsnarbe an der Außenseite des Knies. Eine weitere,
kaum sichtbare Narbe ON etwa 6 cm Länge befindet sich im
mittleren Drittel der Tibia. Aktive Beugung mit CP_15
einem Defizit ON 25°, Streckung mit einem Defizit ON 5°,
Überstreckung nicht möglich. ... Plantarflexion mit einem Defizit
ON ¼ und Inversionsbewegung des Fußes mit einem Defizit ON
1/3...”. Die bleibenden Folgen „bestehen aus einem leichten
Muskelschwund des Oberschenkels und der linken Wade,
und einer Valgusstellung des Knies. Im weiteren Verlauf Per_18
ist die Notwendigkeit einer zu prüfen. Aus Persona_19
subjektiver Sicht klagt der Begutachtete über Knieschmerzen bei
längerer Belastung und beim Gehen auf unebenem Gelände, was
jedoch im Zusammenhang mit der erlittenen Fraktur als
glaubwürdig anzusehen ist.“ Im Bereich des biologischen
Schadens hat das ASV-Gutachten daher auf der Grundlage der
Leitlinien für die medizinisch-rechtliche Bewertung des
Schadens im zivilrechtlichen Bereich (zitiert in Anmerkung 1
auf Seite 9 des Berichts) die folgenden gestaffelten Zeiträume
der vorübergehenden Arbeitsunfähigkeit angegeben:
vollständige Unfähigkeit für 11 Tage, teilweise Unfähigkeit zu
75 % für 100 Tage, teilweise Unfähigkeit zu 50 % für weitere 80
Tage und teilweise Unfähigkeit zu 25 % für weitere 90 Tage. Die
bleibenden Folgen werden mit einem biologischen Schaden ON
87 15 % angegeben. Die Einschränkung der Freizeit- und
(Bergtouren im Sommer, Skifahren im Winter) Controparte_16
wurde im Zusammenhang mit der erlittenen Fraktur als glaubwürdig bewertet (zu diesem Punkt bestätigte auch der
UG ZU AS, dass sein Bruder vor dem Unfall „gerne”
Ski gefahren und im Sommer Bergwanderungen unternommen habe, diese Aktivitäten nach dem Unfall jedoch abgebrochen habe).
3.1.3. Zum Zwecke der Liquidierung des nicht vermögensrechtlichen Schadens hält es dieses Gericht für
angebracht, die letzte Fassung der Mailänder Tabelle (Jahr
2024) anzuwenden, die dem Zeitpunkt der Entscheidung am nächsten ist und mit der Rechtsprechung des
Kassationsgerichtshofs zum Thema Personenschäden im
Einklang steht.
3.1.4. Im vorliegenden Fall geht hervor, dass der
Geschädigte während der Zeit der Krankheit/vorübergehenden
Arbeitsunfähigkeit zwei Operationen und zwei (wenn auch kurze) Krankenhausaufenthalte über sich ergehen lassen musste, Physiotherapie und Muskelkräftigungsübungen
absolvieren musste und für lange Zeit (bis Oktober 2017, wie aus dem Amtssachverständigengutachten hervorgeht) seiner
Arbeit fernbleiben musste. Der in der Tabelle vorgeschlagene
Geldwert für einen Tag vorübergehender vollständiger
Arbeitsunfähigkeit, der die Komponenten des
88 biologischen/dynamischen Beziehungsschadens und des
Schadens durch durchschnittliches subjektives inneres Leiden
umfasst, beläuft sich auf €115,00, was angesichts der Angaben
im Amtssachverständigengutachten und der erzwungenen langen Abwesenheit ON der überwiegend manuellen Arbeit als angemessene Entschädigung angesehen wird. Es liegen keine besonderen, den konkreten Fall betreffenden Umstände vor, die eine weitere Erhöhung des Einheitswertes rechtfertigen würden.
3.1.5. Die vorübergehende Arbeitsunfähigkeit wird daher wie folgt liquidiert: € 1.225,00 für die vollständige Unfähigkeit,
€ 8.625,00 für die zeitliche teilweise Unfähigkeit zu 75%, €
4.600,00 für die zeitliche teilweise Unfähigkeit zu 50% und €
2.587,00 für die zeitliche teilweise Unfähigkeit zu 25%,
insgesamt € 17.077,50. Der sich daraus ergebende Betrag zum
Zeitpunkt des Inkrafttretens der Tabelle (5.6.2024), abgewertet zum Zeitpunkt des Schadensfalls, entspricht € 14.375,00.
3.1.6. Zur Liquidation des biologischen Schadens wird der
Punktwert des nicht vermögensrechtlichen Schadens aus der
Tabelle verwendet, der – wie bekannt – den vom
Gerichtsmediziner festgestellten Gesundheitsschaden und die
Erhöhung aufgrund der Personalisierung des Leidens umfasst,
die typischerweise aus der erlittenen Verletzung resultieren. Im
vorliegenden Fall gibt es keinen Grund, weitere Erhöhungen
aufgrund ON Personalisierung anzuerkennen, da die angegebenen und nachgewiesenen Änderungen der
89 Lebensgewohnheiten mit Freizeit- und Sportaktivitäten
zusammenhängen, die dem Geschädigten als normale Folge der konkret eingetretenen Folgen verwehrt sind. Der für jeden
Punkt des nicht vermögensrechtlichen Schadens festgelegte
Betrag beläuft sich auf € 4.207,08 bezogen auf eine Invalidität
ON 15 %. Nach Anwendung des Alterskoeffizienten 0,715 (58
Jahre zum Zeitpunkt des Unfalls) beläuft sich der Betrag zum
Zeitpunkt des Inkrafttretens der Tabelle (Juni 2024) auf €
45.121,00, der nach Abwertung am Ende der Krankheit
(20.11.2017) somit € 38.044,69 beträgt.
3.2. Die vermögensrechtlichen Schäden:
3.2.1. Der GE hat dann den erlittenen Schaden geltend gemacht, welcher aus der Ausgabe für ärztliche, Pflege- und
Rehabilitationskosten besteht. Das gerichtsmedizinische
Amtssachverständigengutachten hat eine detaillierte
Stellungnahme zur Angemessenheit des Gesamtbetrags ON
2.729,79 € abgegeben (einschließlich der Ausgabe für das außergerichtliche medizinische Gutachten). Die Kosten wurden im Zeitraum zwischen dem 22.01.2017 und dem 19.2.2018
, daher, aus Gründen der Vereinfachung der Per_20
Berechnungen wird der Schaden einem mittleren
Auszahlungsdatum (12.7.2017) zugeordnet.
3.2.2. Der GE beantragte in der Klageschrift außerdem
die Liquidation des „Vermögensschadens aufgrund spezifischer
Arbeitsunfähigkeit”, der für die „vorübergehende vollständige
90 und teilweise Arbeitsunfähigkeit” mit dem angeblich entgangenen Tagesverdienst (Jahreseinkommen geteilt durch
365) und für „dauerhafte Erwerbsunfähigkeit” unter
Verwendung des Wertes des Jahreseinkommens X
Kapitalisierungskoeffizient X Prozentsatz der spezifischen
Arbeitsunfähigkeit (22,5 %), der im medizinischen Gutachten
der Partei angegeben ist (siehe unter Dok. Nr. 6 im Anhang zur
Klageschrift) in Bezug auf die Tätigkeit als „Bauhandwerker”.
3.2.3. Im Laufe des erstinstanzlichen Verfahrens hat der
GE Berufungskläger lediglich weiter präzisiert, dass sein
Einkommen aus der Tätigkeit als „Bauhandwerker” stammt und dass er infolge des Unfalls eine Einkommensminderung
gemäß der Steuererklärung unter Dok. Nr. 10 erlitten hat (siehe
Nr. 12, 13 und 14). Persona_21
3.2.4. . Nr. 8 und 10 hat der GE die Parte_5
Steuererklärungen für die Jahre 2015, 2016, 2017 und 2018
beigefügt, die sich auf die Steuerjahre 2014, 2015, 2016 und
2017 beziehen. Aus diesen geht hervor, dass das einzige
Arbeitseinkommen aus der 50-prozentigen Beteiligung der
Gesellschaft mit der Steuernummer (gemäß P.IVA_1
Dokument Nr. 13 der beklagten Partei bezogen auf die
Gesellschaft „F.lli ZU Snc di ZU OR & AS“ mit der
Tätigkeit „Bauwesen“, ATECO-Klassifizierung „43.39.01 Nicht
spezialisierte Bautätigkeiten (Maurer“)) stammt.
3.2.5. Im Beweisverfahren hat der Bruder und
91 Gesellschafter, ZU bestätigt, dass der GE, mit Tes_4
ihm zusammen, die Bautätigkeit ausgeübt hat, dass der Bruder
„jetzt in Rente gegangen ist“, dass nach dem Unfall „viele
bei der Arbeit gehabt hat, er hatte die Persona_22
Tätigkeiten wie zuvor nicht mehr ausüben konnte”, dass er nach dem Unfall „weitergearbeitet hat, aber mit großen
Schwierigkeiten, weil er keine schweren Lasten mehr heben
konnte, was wir bei der Arbeit mit Zementsäcken usw. CP_17
tun. Er ist seit etwa anderthalb Jahren in Pension” (der UG
wurde in der Verhandlung vom 7.7.2022 angehört). Zur
konkreten Einkommensminderung erklärte der UG: „In dem
Jahr des Unfalls hat sich das Einkommen halbiert, ich war allein
mit der Arbeit. In den folgenden Jahren hatten wir dennoch ein
geringeres Einkommen als normal, in seiner Arbeit Parte_6
eingeschränkt war“. Der UG Maurizio VI berichtete:
„Nach dem Unfall hat er noch ein paar Jahre gearbeitet, glaube
ich, und ist dann in Pension gegangen. Natürlich hat er nach dem
Unfall nicht sofort wieder angefangen zu arbeiten“.
3.2.6. Die Aussagen der UGn werden im Wesentlichen
auch durch das gerichtsmedizinische
Amtssachverständigengutachten bestätigt, wo auf Seite 3
(persönliche Daten des Begutachteten) zu lesen ist, dass der
GE „zusammen mit seinem Bruder als Handwerker-Maurer
tätig war und eine Baufirma hatte. Jetzt hat er das Unternehmen
geschlossen” und ist seit dem 31.12.2020 in Pension. Auf Seite
92 6 heißt es, dass der GE „im Oktober (2017) wieder zu
arbeiten begann und bis zur Mitte des folgenden Jahres
Angestelltentätigkeit ausübte”. Auf Seite 10 des Gutachtens
findet sich schließlich die Beurteilung der
Amtssachverständigen: „Nach Ansicht der ASV beeinträchtigen
die festgestellten Folgeschäden die spezifische Arbeitsfähigkeit
des Begutachteten (Bauhandwerker) in Höhe ON 20 % (zwanzig
. Dieser Schadensfaktor ist jedoch bis zum 31.12.2020 CP_18
(Datum der Pensionierung) zu berücksichtigen”.
3.2.7. Die höchstrichterliche Rechtsprechung bestätigt
mittlerweile, dass eine abstrakte gerichtsmedizinische
Bewertung, ausgedrückt in Prozent der Minderung der
Arbeitsfähigkeit einer bestimmten Person, die Einkommen
erzielt, nicht denkbar ist und dass in jedem Fall die
Einkommensminderung (im Falle einer Person, die aufgrund der Verletzung nicht ihre gesamte vorherige Arbeitsfähigkeit
verliert) vom Geschädigten nachgewiesen werden muss (vgl.
Verfügung Nr. 22584/2025, in der Controparte_11
Begründung, ON Punkt 10.2. bis Punkt 10.3.: “… 10.2. GI
dunque ribadire, visto che evidentemente questa Corte non è
riuscita ad essere chiara, che la pretesa di liquidare il danno da
lucro cessante moltiplicando il reddito della vittima per una
percentuale di “incapacità lavorativa specifica”,
immancabilmente rimessa al giudizio (se non, per quanto si dirà,
addirittura all'arbitrio) del medico legale, è operazione
93 giuridicamente, concettualmente e medico-legalmente erronea per
quattro ragioni. 10.2.1. Il suddetto criterio liquidativo in primo
luogo è erroneo perché al consulente tecnico medico-legale può
chiedersi di indicare i postumi permanenti, precisando se essi
impediscano in tutto od in parte la prestazione lavorativa;
se la
rendano più difficoltosa e sotto quale aspetto (forza, resistenza,
concentrazione, perizia manuale). Non è invece consentito
demandare al medico legale un giudizio di tipo giuridico
sull'esistenza del danno patrimoniale da lucro cessante, in
quanto si tratterebbe d'una valutazione riservata al giudice e che
travalica lo specifico settore di competenza del medico legale. E
però, nella sostanza, il criterio di liquidazione del danno
patrimoniale consistente nel moltiplicare il reddito antesinistro
per la percentuale di “incapacità lavorativa specifica”, e
capitalizzare il risultato (c.d. criterio di liquidazione “in
abstracto”) ha per effetto proprio lo spostamento del centro
decisionale dal giudice al medico legale. Il danno patrimoniale
infatti attraverso l'adozione di questo criterio finisce per essere
liquidato senza alcun accertamento in concreto sulle variazioni
del reddito della vittima prima e dopo il sinistro, ma
semplicemente capitalizzando (non il reddito perduto, ma) una
percentuale di reddito corrispondente alla percentuale di
“incapacità lavorativa specifica”, percentuale che per quanto si
dirà altro non è se non una cabala, a causa della sua
ascientificità e del cieco empirismo con cui, di conseguenza, viene
94 determinata. 10.2.2. Il criterio di liquidazione basato sulla
percentuale di “incapacità lavorativa specifica”, in secondo luogo,
è erroneo perché la riduzione della capacità di svolgere un lavoro
non può misurarsi in punti percentuali, sicché il relativo “calcolo”
manca del più importante presupposto: la scientificità. In punti
percentuali si può misurare l'invalidità biologica, non l'incapacità
di lavoro. Solo la prima infatti è identica per soggetti della stessa
età, dello stesso sesso e con identici postumi. La capacità di
lavoro invece è soggettiva e varia a seconda del tipo di lavoro
svolto dalla vittima, come da tempo messo in evidenza dalla
stessa dottrina medico legale, secondo la quale la capacità
specifica è parametro a tal punto personalizzato ed individuale
da rifuggire inquadramenti numerici, necessariamente limitativi
ed imprecisi nella delineazione di un concetto cui può ritenersi
estraneo ogni schematismo. 10.2.3. In terzo luogo qualsiasi
misurazione (percentuale o di altro tipo) esige che si disponga
d'una unità di misura: ma non esiste alcun barème medico legale
dal quale ricavare la percentuale di riduzione di capacità di
lavoro. Il danno biologico si può misurare in punti percentuali
perché esso esprime la riduzione della capacità di svolgere le
attività quotidiane ed ordinarie (camminare, leggere, curare la
propria persona, ecc.), e le attività quotidiane sono uguali per
tutti. Questo rende possibile, sulla base dell'osservazione dei
casi analoghi, redigere una tabella delle percentuali di
menomazione collegate ad ogni singola invalidità. L'incapacità
95 lavorativa invece non può misurarsi in punti percentuali perché
non disponiamo di un barème, né un barème delle incapacità
lavorative potrebbe concepirsi, per l'infinità varietà delle attività
lavorative in cui può impegnarsi un essere umano, e le altrettanto
infinite modalità con cui il medesimo lavoro può essere svolto da
persone diverse. 10.2.4. In quarto luogo, infine, pretendere che il
danno da lucro cessante debba ritenersi dimostrato sol perché
sia stata apprezzata dal medico legale una certa misura
percentuale di “incapacità lavorativa specifica” è affermazione
giuridicamente erronea, in quanto l'accertamento dell'esistenza di
postumi permanenti incidenti sulla capacità lavorativa specifica
esprime solo la possibilità del danno, non la sua certezza e tanto
meno la sua probabilità, e non comporta perciò l'automatico
obbligo di risarcimento del danno patrimoniale da parte del
danneggiante (ex multis, Cass. Sez. 3, 03/07/2014, n. 15238).
L'infinità varietà delle persone, dei lavori da esse svolti e dei
postumi permanenti che possono residuare ad un infortunio
fanno della decisione sull'esistenza del danno da lucro cessante
un giudizio sintetico a posteriori, non un giudizio analitico a
priori. E' dall'accertata diminuzione del reddito che deve risalirsi
alla prova del danno ed alla sua causa;
non è invece corretto,
una volta ritenuta in astratto l'“incapacità lavorativa” della
vittima, desumerne la prova d'una contrazione patrimoniale,
senza nessun accertamento in concreto d'una deminutio
patrimonii. Questo principio, oltre che imposto dagli artt. 1223 e
96 2056 c.c., è stato indicato come il criterio preferibile di
liquidazione del danno anche dall' “Allegato” (Annexe) alla
Risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
14.3.1975, n. 75-7. Tale risoluzione, con l'intento di attenuare le
divergenze di leggi e prassi tra i Paesi aderenti alla CEDU (così si
legge nel preambolo), ha raccomandato agli Stati membri di
“prendere in considerazione”, allorché adottino nuove legislazioni
sul tema dei danni alla persona, i princìpi contenuti nel suddetto
“Annexe”. Ebbene, il § II, punto 6, dell'Annexe raccomanda che
nella liquidazione del danno patrimoniale da perdita della
capacità di lavoro si tenga conto “dei redditi della vittima
posteriori al sinistro, comparati con quelli che avrebbe ottenuto se
il fatto dannoso non si fosse verificato” (“il doit être tenu compte
(…) de ses revenus [scilicet, della vittima, n.d.e.] après l'accident
comparés à ceux qu'elle aurait obtenus si le fait dommageable ne
s'était pas produit”), così confermando che la stima del danno in
esame va compiuta in concreto, e non in base ad una astratta ed
inafferrabile percentuale di “incapacità lavorativa specifica”.
10.3. L'incidenza dei postumi sulla capacità di lavoro andrà
dunque valutata in base a tre passaggi: a) l'accertamento dei
postumi; b) l'accertamento della compatibilità tra i postumi e il
concreto tipo di impegno, fisico o intellettuale, richiesta dal lavoro
svolto dalla vittima;
c) l'esistenza in atto od in potenza d'una
riduzione patrimoniale. Naturalmente questo giudizio ha per
corollario che il danneggiato alleghi e provi il tipo di lavoro svolto,
97 il tipo di mansioni corrispondenti, il tipo di impegno fisico o
psichico da esse richiesto. Dimostrato ciò, il Giudice per la stima
del danno in esame potrà ricorrere ovviamente anche alla prova
presuntiva, che tuttavia dovrà basarsi su fatti noti dai quali
risalire ai fatti ignorati, e non sul mero automatismo tra entità dei
postumi e sussistenza del danno….” (vgl. auch
Verfügung Nr. 16604/2025). Controparte_11
3.2.8. Im Lichte der Koordinaten der höchstrichterlichen
Rechtsprechung, die innerhalb der Grenzen der wenigen
Elemente, die ON der klägerischen, mit dem Beweis belasteten
Partei angeboten wurden, auf den vorliegenden Fall angewandt werden, kann daher die folgende Feststellung vorgenommen werden:
3.2.9. Die Konsequenzen des Schadensfalls haben den
GE daran verhindert, die Arbeitstätigkeit im Rahmen der mit dem geführten Baufirma (ungelernte Maurer) ab dem Per_23
Schadensfall (21.1.2017) während der Krankheit bis Per_24
desselben Jahres durchzuführen. Danach hat der Geschädigte
die Arbeitstätigkeit wieder aufgenommen, zuerst hauptsächlich
die Verwaltungstätigkeit, später auch im handwerklichen
Bereich, wenn auch unter größeren Anstrengungen („er konnte
keine schweren Lasten mehr heben…“. Die UGnaussagen
stimmen mit der Dauer der ON der ASV festgestellten vorübergehenden vollständigen und teilweisen Unfähigkeit
sowie mit den gerichtsmedizinischen Konsequenzen des
98 Schadensfalls, wonach die Folgen aus subjektiver Sicht nach einer des Knies in einer „Gonalgie bei längerer Persona_25
und beim Gehen auf unebenem Gelände“ bestehen. Es CP_19
liegt also der Nachweis vor, dass die Arbeitstätigkeit während
der Krankheit beeinträchtigt war und dass die Folgen sich später negativ auf die spezifische Arbeitstätigkeit des geschädigten GEs auswirken konnten.
3.2.10. Hinsichtlich der dritten Anforderung der zitierten
Rechtsprechung („tatsächliche oder mögliche
Vermögensverringerung“) ist die Darlegung und, vor allem, der
Nachweis des Schadens jedoch nur in geringstem Teil gegeben.
3.2.11. Aus den Steuererklärungen in Bezug auf die
Steuerjahre 2014, 2015 und 2016, vor dem Schadensfall, geht ein ausreichend beständiges Einkommen aus der
Geschäftstätigkeit (€ 34.524,00 – € 40.116,00 - € 29.385,00;
€ 34.675,00) hervor. Aus der Steuererklärung Parte_7
2018, hinsichtlich des Jahres 2017 (der Unfall hat sich am
21.1.2017 zugetragen), geht eine Vermögensverringerung des
Geschädigten um mehr als die Hälfte gegenüber dem Vorjahr
und dem Durchschnitt der letzten drei Jahre (€ 13.776,00)
hervor. Die steuerlichen Angaben werden durch die
UGnaussage des Bruders („halbiertes“ Einkommen), durch die handwerkliche Aktivität (ungelernte Maurer), die
überwiegend unter Einsatz der manuellen Kraft der beiden
Gesellschafter ausgeübt wurde (siehe erneut die UGnaussage
99 des Bruders), sowie die ON der ASV festgestellte
Krankheitsdauer bestätigt.
3.2.12. Daraus folgt, dass die effektive
Vermögensverringerung, in dem Maße der Differenz zwischen dem Arbeitseinkommen, das er jedenfalls im Jahr 2017 erzielt hat, und dem Durchschnittseinkommen der vorangegangenen drei Jahren, als bewiesen erachtet werden kann. Der Betrag
ON € 20.899,00 kann daher zum 01.01.2018 als tatsächlich
erlittene Verringerung anerkannt werden.
3.2.13. Danach kann dem Berufungskläger jedoch nichts weiter als Vermögensschaden aufgrund des
Einkommensverlusts zuerkannt werden. Trotz der
Verfügbarkeit der individuellen Steuerunterlagen und der
Buchhaltung des Unternehmens bis zum Eintritt in die Pension
(31.12.2020) zum Zeitpunkt der Einreichung der Beweisanträge
und der Fristen für die Hinterlegung ON Dokumenten (der
Schriftsatz gemäß Art. 183 Abs. 6 Nr. 2 des GEs trägt das
Datum vom 15.11.2021) hat der GE nichts über die
Entwicklung seiner Einkünfte aus Erwerbstätigkeit nach dem
Ende der Krankheit (ab dem Jahr 2018) dokumentiert. Dies
hätte er jedoch dokumentieren und nachweisen müssen, da er seine Erwerbstätigkeit nach dem Ende der Krankheit fortgesetzt hat, wie im Rahmen des Amtssachverständigengutachtens
festgestellt und ON den UGn ausgesagt wurde. Der GE
hat auch nicht angegeben, dass er während des Verfahrens
100 (nach der ersten Verhandlung, aber vor den Schriftsätzen
gemäß Art. 183 Abs. 6 ZPO) „seine Tätigkeit eingestellt“ und sich (im Alter ON 62 Jahren) in den Ruhestand begeben hat. Er
hat die Höhe seiner Rente nicht dokumentiert. Er hat weder dargelegt noch nachgewiesen, dass er auf Grund des Unfalls
vorzeitig in den Ruhestand getreten ist. Er hat nicht dargelegt und/oder argumentiert, dass er erwartbar auch trotz seiner
Pensionierung seine Arbeit fortgesetzt hätte.
3.2.14. In Ermangelung der Steuererklärungen in dem
Zeitraum nach dem angesichts der Persona_26
Wiederaufnahme der vorherigen Arbeitstätigkeit, und in
Abwesenheit der Unterlagen über die Höhe der ab dem
01.01.2021 wahrgenommenen Rentenansprüche ist eine effektive Vermögensverringerung infolge der erlittenen Schäden
nicht bewiesen und kann ON der einzigen verfügbaren
zuverlässigen Angabe nicht mutmaßlich abgeleitet werden, das heißt ON der Vermögensverringerung im Jahr 2017 infolge der
Arbeitsverhinderung aufgrund der zeitweiligen
Arbeitsunfähigkeit.
3.2.15. Dieser Mangel an Vorbringen und dieser Mangel an
Beweisen schließen auch die Anwendung des
Billigkeitskriteriums nach Art. 1226 ZGB aus, das nur dann eingreift, wenn der Schaden in seiner genauen Höhe nicht nachgewiesen werden kann. Im vorliegenden Fall wäre jedoch das Ausmaß einer etwaigen Vermögensverringerung für die
101 Vergangenheit anhand der steuerlichen und buchhalterischen
Unterlagen leicht nachweisbar gewesen. Ebenso wäre auch die etwaige Differenz zwischen der Rente und dem zuvor erzielten
Arbeitseinkommen nachweisbar gewesen. Darüber hinaus wäre
ein entsprechendes Vorbringen und zumindest ein
Beweisangebot erforderlich gewesen, dass die Folgen des
Unfalls den GE veranlasst hätten, seine Tätigkeit
aufzugeben und in Pension – gegebenenfalls vorzeitig – zu treten.
3.2.16. Dieser Mangel an Beweisen kann auch nicht durch die Behauptung ausgefüllt werden, die in der Berufungsschrift
auf Seite 20 enthalten ist, welche folgenden Inhalt hat: „Es ist
darauf hinzuweisen, dass die vom ASV geäußerte Einschätzung
hinsichtlich der zeitlichen Begrenzung der Anerkennung des
Vermögensschadens aufgrund der Arbeitsunfähigkeit „bis zum
31.12.2020 (Datum der Pensionierung)“ nicht geteilt werden
kann. Wie sich auch aus den Aussagen der UGn ZU
AS und VI ergibt, hat der heutige GE Tes_2
nach dem gegenständlichen Unfall zwar „unter großen
Schwierigkeiten“ weitergearbeitet. Da es sich um einen
Handwerker handelt, hätte die erfolgte Pensionierung somit nicht
notwendigerweise die Fortsetzung der Tätigkeit und die
Erzielung ON Einkommen ausgeschlossen“.
3.2.17. Ein Kausalzusammenhang zwischen der „erhöhten
bei der Berufsausübung nach der Stabilisierung der Per_27
102 Unfallfolgen und dem Antritt der Pension mit Wirksamkeit ab dem 31.12.2020 wurde weder behauptet noch bewiesen. Ein
allfälliger Schaden aus Arbeitserschwernis, der eine mögliche
Komponente des immateriellen Schadens ist, wurde weder geltend gemacht noch begründet.
3.2.18. Es stellt weder eine allgemeine Lebenserfahrung
noch eine notorische Tatsache dar, dass der durchschnittliche
Bauhandwerker nach Erreichen des Pensionsalters weiterhin unermüdlich arbeitet und körperlich tätig bleibt. Die bloße
gesetzliche Möglichkeit, wonach bestimmte Berufsgruppen nach dem Pensionsantritt weiterhin Erwerbseinkommen erzielen können, erlaubt daher nicht den Schluss, dass der GE im konkreten Fall – ohne den Unfall – trotz des Pensionsantritts
seine berufliche Tätigkeit fortgesetzt hätte.
4. Mitverschulden, Geldaufwertung und Ausgleichszinsen,
Anrechnung der ante causam einbezahlte Anzahlung:
4.1. Von allen liquidierten Beträgen muss der schädigende
Beklagte nur die Hälfte (50 %) aufgrund des festgellten
Mitverschuldens ersetzen.
4.2. Im vorliegenden Fall ist auch die Anzahlung in Höhe ON
€ 30.000,00 anzurechnen, die der Geschädigte in Erfüllung der außergerichtlichen Vereinbarung vom 11.6.2019 erhalten hat.
Die Zahlung ist unstrittig (was der GE selbst in der
Klageschrift und in den Schlussfolgerungen bestätigt hat). Das
Datum der tatsächlichen Zahlung ist nicht bekannt, weshalb
103 daON ausgegangen wird, dass die Anrechnung am Tag nach der Vereinbarung, also am 12.6.2019, erfolgen muss.
4.3. Die liquidierten in Höhe ON € 14.375,00, € Pt_8
38.044,69, € 2.729.79 und € 20.899,00, die um die Hälfte
reduziert wurden, das heißt € 7.187,50, € 19.022,35, €
1.364,90 und € 10.449,50 müssen daher ab den obengenannten Zeitpunkten unter Anwendung des
Ausgleichszinssatzes auf die jährlich neu bewerteten Beträge
gemäß Art. 1284 Abs. 1 ZPO bis zum 12.6.2019 neu bewertet werden.
4.4. Zu diesem Zeitpunkt belief sich die
Entschädigungsforderung des GEs somit auf € 7.393,25 + €
19.513,09 + € 1.397,87 + € 10.644,15 = € 38.948,36.
4.5. Die Anzahlung in Höhe ON € 30.000,00 ist daher auf den
Schadensersatzbetrag ON € 38.948,36 anzurechnen. Zum
12.06.2019 verblieb somit zugunsten des schädigenden GEs
eine Schadensersatzforderung in Höhe ON € 8.948,36
(Kapitalbetrag).
4.6. Der Betrag ON € 8.948,36, aufgewertet bis zum Datum
der vorliegenden Entscheidung und unter Anwendung des
Ausgleichszinssatzes in gleicher Höhe und Weise, beläuft sich daher auf € 11.706,18.
4.7. Der Beklagte ist daher zu verurteilen, den verbleibenden
Schadensersatzbetrag ON € 11.706,18, bereits auf den
Entscheidungszeitpunkt aktualisiert, zuzüglich Verzugszinsen
104 gemäß Art. 1284 Abs. 1 ZGB ab dem Datum der vorliegenden
Entscheidung (01.10.2025) bis zur vollständigen Bezahlung zu entrichten.
5. : Controparte_20
5.1. Der Ausgang des Verfahrens, der durch ein teilweise gegenseitiges Unterliegen (Feststellung Controparte_21
und eine erhebliche Reduzierung der vom GE geltend gemachten finanziellen Ansprüche gekennzeichnet ist,
rechtfertigt gemäß Art. 92 ZPO eine teilweise Aufhebung der
Streitkosten beider Instanzen in Höhe ON einem Drittel (1/3).
Die Verurteilung des Beklagten zur Erstattung der restlichen zwei Drittel (2/3) folgt dem Grundsatz des Unterliegens (Art. 91
ZPO).
5.2. In derselben Aufteilung werden die Kosten für das gerichtsmedizinische Amtsgutachten (welche in € 580,00,
zuzüglich Stempelgebühr € 2,00 = € 582,00 liquidiert werden)
zugewiesen.
5.3. Unter Berücksichtigung der Höhe der dem GE
zugesprochenen Entschädigungssumme (decisum, abzüglich
der vor Einleitung des Verfahrens geleisteten Anzahlung) und somit der Wertstufe zwischen € 5.200,01 und € 26.000,00
werden der berufungsklägerischen Partei unter
Berücksichtigung der durchschnittlichen Komplexität der behandelten Sach- und Rechtsfragen und des Fehlens einer
Ermittlungs-/Untersuchungsphase im Berufungsverfahren
105 gemäß dem M.D. 55/2014 in der durch das M.D. 37/2018 und das M.D. Nr. 147/2022 geänderten Fassung die mittleren
Honorare für alle Phasen des erstinstanzlichen Verfahrens und die mittleren Honorare für die Studiums-, Einleitungs- und
Entscheidungsphase im Berufungsverfahren zuerkannt.
5.4. Hinsichtlich der vorgestreckten Kosten sind die Kosten
für die Übersetzung der Klageschrift in die deutsche Sprache,
der Einheitsbeitrag, die Eintragungsmarke, die
Zustellungskosten sowie die Auslagen für den
Parteisachverständigen, im begrenzten Umfang und höchstens
in Höhe des Betrags, der dem ASV liquidiert wurde (d.h. €
580,00, zuzüglich MWSt. in Höhe ON 22 %) anzuerkennen, da diese dokumentiert sind.
5.5. Dem GE werden daher die folgenden Vergütungen in voller Höhe (1/1) liquidiert: a) für die erste Verfahrensinstanz: €
919,00 für Studium, € 777,00 für die Einleitungsphase, €
1.680,00 für die Untersuchungsphase und € 1.701,00 für die
Entscheidungsphase, d.h. insgesamt € 5.077,00 für
Rechtsanwaltshonorare, zuzüglich 15% allgemeine Spesen auf die Honorare, zuzüglich € 826,00 für Vorschüsse, zuzüglich €
580 + 22% MwSt. (für den PSV), zuzüglich MwSt. und
Fürsorgebeitrag im Ausmaß und auf die vom Gesetz
vorgesehenen Posten, und b) für die zweite Verfahrensinstanz: €
1.134,00 für Studium, € 921,00 für die Einleitungsphase und €
1.911,00 für die Entscheidungsphase, daher insgesamt €
106 3.966,00 für Rechtsanwaltshonorare, zuzüglich 15% allgemeine
Spesen auf die Honorare, zuzüglich € 804,00 für
Vorauszahlungen (Einheitsbeitrag und Eintragungsmarke),
zuzüglich MwSt. und Fürsorgebeitrag im Ausmaß und auf die vom Gesetz vorgesehenen Posten.
A.D.G.
Das Oberlandesgericht Trient, , unter Controparte_22
Abweisung aller unterschiedlichen Anträge und Verteidigungen
– mit prozessabschließender Entscheidung über die ON Pt_1
OR gegenüber LE NDs mit der
Berufungsklageschrift vom 28.2. – 08.03.2024 gegen das Urteil
Nr. 125/2024 des Landesgerichts Bozen vom 30.01.2024 /
31.01.2024 gestellten Anträge;
in Annahme der Berufung, soweit diese begründet ist,
stellt
die mitwirkende gleiche Haftung ON und ON Pt_1 Pt_1
NDs bei der Verursachung des CP_1
streitgegenständlichen Schadensfalls fest, welcher sich am
21.02.2017 mit Schäden nur an ZU OR zugetragen hat,
und demzufolge
verurteilt
den Berufungsbeklagten LE NDs dem Berufungskläger
ZU den bereits aktualisierten Betrag ON € 11.706,18 Pt_1
zu bezahlen, zuzüglich Verzugszinsen in der Höhe laut Art.
107 Entscheidung (01.10.2025) bis zum effektiven Saldo, aus dem
Titel des restlichen Schadenersatzes der Hälfte (50 %) der erlittenen Schäden;
erklärt
die Aufhebung eines Drittels (1/3) der Streitkosten des doppelten Instanzenzuges;
setzt
die Kosten des gerichtsmedizinischen
Amtssachverständigengutachtens, das in erster Instanz
eingeholt wurde, zu einem Drittel (1/3) zu Lasten des
Berufungsklägers und zu zwei Dritteln (2/3) zu Parte_1
Lasten des Berufungsbeklagten LE NDs fest, und verurteilt Letzteren dazu, dem Berufungskläger ZU Pt_1
den ON diesem aus diesem Titel zu viel gezahlten Betrages zu erstatten;
verurteilt
den Berufungsbeklagten LE NDs, dem Berufungskläger
ZU zwei Drittel (2/3) der Verfahrenskosten zu Pt_1
ersetzen, welche zur Gänze (3/3) folgendermaßen bestimmt werden: a) für den ersten Instanzenzug mit € 5.077,00 für
Anwaltsvergütungen, zuzüglich 15 % allgemeine Spesen auf die
Vergütungen, zuzüglich € 826,00 für vorgestreckte Kosten,
zuzüglich € 580 + 22% MwSt. (für PSV), zuzüglich MwSt. und in dem Ausmaß und auf die vom Gesetz CP_23
vorgesehenen Posten, und b) für den zweiten Instanzenzug mit
108 € 3.966,00 für Anwaltsvergütungen, zuzüglich 15% für
allgemeine Spesen auf die Vergütungen, zuzüglich € 804,00 für
vorgestreckte Kosten (Einheitsbeitrag und Eintragungsmarke),
zuzüglich MwSt. und in dem Ausmaß und auf CP_23
die vom Gesetz vorgesehenen Posten, das alles mit
Vorwegabzug zugunsten ON RA Dr. DO RU vom
Gerichtsstand Venedig, der sich als vorstreckender
Prozessbevollmächtigte erklärt hat.
Das Oberlandesgericht verfügt, für den Fall der Verbreitung der vorliegenden Verfügung, die Nichterwähnung der Personalien
und der anderen personenbezogenen Daten im Sinne des Art.
52 des GvD Nr. 196/2003.
So entschieden in Bozen, am 01.10.2025.
Die Vorsitzende Dr. Isabella Martin
Der Abfasser des Urteils Dr. Thomas Weissteiner
Der Höhere Beamte für Rechtspflege
Ausarbeitung der Übersetzung in die deutsche Sprache durch die Höhere Beamtin für den Sprachbereich Dr. Per_28
[...]
109 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES
2 ZPO angegeben und nicht zugelassen worden sind:
1284 Abs. 1 ZGB ab dem Datum der vorliegenden
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte d'Appello di Trento
Sezione Distaccata di Bolzano
Sezione civile riunita in Camera di Consiglio nelle persone dei Signori
Magistrati:
dott.ssa Isabella Martin Presidente
dott. Thomas Weissteiner Consigliere relatore dott. Federico Paciolla Consigliere Oggetto: risarcimento ha pronunciato la seguente danni – incidente sciistico SENTENZA
nella causa civile di II grado iscritta sub n. 39/2024 R.G.
promossa
da
, nato a [...] il [...] e residente a [...]Parte_1
(VE) in Via Pavese n. 30 (C.F.: , C.F._1
rappresentato e difeso per mandato a margine dell'atto di citazione del primo grado dall'Avv. DO RU del foro di
Venezia, con domicilio eletto presso il difensore a Venezia-
Mestre, Riviera XX Settembre n. 38/5;
- appellante -
contro
nato a [...] il [...] e CP_1
residente a [...](Germania), Markgrafen Straße 40,
1 rappresentato e difeso giusta procura del 3.6.2020 allegata alla comparsa di costituzione di primo grado, dagli Avv.ti Christof
RT e AN EG di CI (BZ), presso lo studio dei quali a Brunico (BZ), Piazza Gilm 2, è elettivamente domiciliato;
- appellato -
Oggetto: appello avverso la sentenza n. 125/2024 del
Tribunale di Bolzano di data 30.01.2024 /
31.01.2024;
Causa rimessa al collegio per la decisione ex art. 352 c.p.c.
all'udienza del 17.09.2025 sulle seguenti
CONCLUSIONI
dei procuratori di parte appellante:
come da note scritte ex art. 352 comma 1 n. 1 cpc:
“Piaccia a Codesta Ill.ma Corte d'Appello, in accoglimento di tutti
i motivi d'appello e in riforma della sentenza n. 125/2024,
pronunciata dal Tribunale di Bolzano nella persona del dott.
ND AL il 30.01.2024, depositata in cancelleria il
31.01.2024, e notificata via PEC il 31.01.2024:
Nel merito Accertata la responsabilità esclusiva - ovvero, in
subordine, la responsabilità concorrente in misura quantomeno
paritaria ex art. 19 L. n. 363/2003 - del signor CP_1
nella causazione dell'incidente sciistico occorso al signor
[...]
in Badia, località Piz Sorega, in data 21.01.2017, Pt_1
Condannare il convenuto al risarcimento, in favore dell'attore, per
2 i titoli meglio specificati in narrativa dell'atto di citazione in primo
grado e in appello, di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali
subiti e subendi a seguito dell'incidente sciistico avvenuto in
Badia, località Piz Sorega, in data 21.01.2017, detratto l'acconto
ricevuto pari ad euro 30.000,00, oltre alla rivalutazione
monetaria ed al risarcimento del danno per il mancato tempestivo
godimento delle somme, da quantificarsi con il criterio degli
interessi compensativi.
In via istruttoria Si chiede l'ammissione dei seguenti capitoli di
prova orale che, indicati nella memoria attorea ex art. 183 co. 6
n. 2 c.p.c. del primo grado di giudizio, non sono stati ammessi:
… omissis …
Con vittoria di spese e compensi oltre accessori come per legge
relativi ad entrambi i gradi di giudizio da distrarsi a favore del
procuratore antistatario.
Con rifusione altresì degli oneri di CTU e CTP sostenuti nel primo
grado di giudizio per la somma complessiva di euro 3.022,00.
dei procuratori di parte appellata:
come da note scritte ex art. 352 comma 1 n. 1 cpc:
„Voglia l'adìta Corte d'Appello di Trento Sezione distaccata di
Bolzano,
- in via principale: respingere tutte le domande della parte
avversaria, perché infondate in diritto e in fatto, è così
confermare integralmente la sentenza di primo grado n.
125/2024 del 30.1.2024, pubblicata il 31.1.2024;
3 - in ogni caso: spese, diritti e onorari del giudizio d'appello a
carica della parte avversaria, con richiesta di aumento dei
compensi ai sensi dell'art. 4 comma 1-bis del D.M. 55/2014 per
effetto della redazione degli atti in conformità dei criteri ivi
previsti.
Non si accetta il contraddittorio su eventuali nuove eccezioni e/o
domande.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Il signor ha citato dinanzi al Tribunale di Parte_1
Bolzano il signor chiedendone la condanna al CP_1
risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali (a detrarre un acconto di € 30.000,00), oltre interessi compensativi e rivalutazione, in conseguenza delle lesioni subìte nell'incidente sciistico verificatosi il 21.01.2017 verso le ore 14.00 sulla pista n. 9 del comprensorio sciistico sito nel comune di Badia (BZ), previo accertamento dell'esclusiva responsabilità del convenuto nella causazione del sinistro per violazione, essenzialmente, del precetto di comportamento di cui all'art. 10 della legge n. 363/2003. Nello specifico, l'attore sarebbe stato “nella fase di discesa investito da tergo” dallo sciatore antagonista “che percorreva anch'egli sciando la
medesima pista numero 9, ad andatura elevata e assolutamente
inavvistabile poiché proveniente da tergo.”
2. Il convenuto ha contestato ogni responsabilità per l'incidente, perché l'attore – in sintesi – gli avrebbe, con
4 attraversata della pista da sinistra verso destra (in direzione monte – valle) dietro un dosso con preclusa visibilità, “tagliato”
la propria regolare traiettoria sul lato destro della pista,
rendendogli impossibile ogni manovra di emergenza idonea ad evitare l'impatto. Ha chiesto, quindi, il rigetto della domanda contestando, comunque, l'eccessiva quantificazione delle voci di danno esposte.
3. Il Tribunale, dopo avere istruito la causa con prove orali
(sulla dinamica del sinistro e sulle conseguenze dannose) e con una CTU medico legale sulla persona dell'attore, ha rigettato la domanda ponendo le spese di lite e di CTU a carico dell'attore soccombente.
4. In sintesi, il Tribunale ha ritenuto “sorprendente” che in corso di causa siano stati sentiti testi a fronte del contenuto del verbale redatto dai NI intervenuti sul luogo del sinistro, che farebbe stato sino a querela di falso, nella specie non proposta, secondo cui non vi fossero testimoni. Ha ritenuto
“strano”, che i potenziali testimoni non si siano fermati sino all'arrivo dei soccorsi “e ciò con particolare riferimento ai testi
attorei, perché legati all'attore da rapporto di amicizia (teste
) o quantomeno di conoscenza …”. Ha ritenuto per tali Tes_1
motivi le dichiarazioni testimoniali “inattendibili” e
“inutilizzabili” per la loro contraddittorietà e comunque non idonee a “ricostruire il fatto con la necessaria precisione.” Ha,
quindi, ritenuto utilizzabile il solo accertamento compiuto dai
5 NI, secondo cui l'attore si trovava “più a valle dello
e stava effettuando una curva oltre un dosso”. CP_1
Ha ritenuto non significativo la videoripresa della pista in questione, ma determinante la presenza del dosso. Ha ascritto,
quindi, l'intera responsabilità per il sinistro all'attore che si sarebbe reso “invisibile … attraversando la pista in senso
trasversale in prossimità di un dosso”, violando così
“palesemente le regole di prudenza”, con conseguente inapplicabilità del precetto di cui all'art. 10 della legge n.
363/2003 a carico del convenuto, al che conseguiva “il rigetto
della domanda per mancata prova dei fatti costitutivi.” Ha posto,
infine, le spese di lite e di CTU a carico dell'attore soccombente.
5. Avverso questa decisione l'attore ha Parte_1
interposto appello affidato a cinque motivi.
6. Il convenuto ha resistito all'appello CP_1
chiedendone il rigetto con il favore delle spese del grado.
7. Senz'altro incombente la controversia è stata rimessa al collegio in decisione con provvedimento del consigliere istruttore reso in seguito alla trattazione scritta dell'udienza ex art. 352 cpc del giorno 17.09.2025.
8. La traduzione della presente sentenza nella lingua processuale tedesca avviene con l'ausilio dell'ufficio traduzioni presso questa Corte ai sensi dell'art. 20 comma 12 del D.P.R. n.
574/1988.
MOTIVI DELLA DECISIONE
6 1. Sintesi dei motivi d'appello:
1.1. Con il primo motivo, rubricato “Erronea e carente
motivazione in ordine alla dinamica del sinistro ed alla ritenuta
presenza di un dosso a visuale impedita - Travisamento della
prova documentale di cui al rapporto dei NI di Badia del
21.01.2017”, l'appellante imputa al Tribunale di avere ritenuto il “dosso”, menzionato nel rapporto d'incidente dei NI
che hanno prestato soccorso, “determinante” perché
asseritamente preclusivo della visibilità per lo sciatore proveniente da monte. Ciò non emergerebbe né dal rapporto né
dalla relazione di servizio redatto dai NI, che non ne hanno fornito una descrizione e hanno dato atto, in contrario,
di una “buona” e “ottima visibilità”. L'accertamento, poi, sarebbe contraddetto dal materiale fotografico e video in atti, che dimostrerebbe la presenza di un lieve cambio di pendenza della pista non preclusivo della visibilità. Tutti i testi, poi, erano concordi nel descrivere come “visibile” il punto della collisione per chi proveniva da monte. Anche l'accertamento dell'attraversamento “trasversale” della pista da parte dell'attore sarebbe frutto del “travisamento” del rapporto dei NI e della deduzione probatoria (capitolo 2 attoreo) secondo cui il gruppo - di cui l'attore aveva fatto parte - prima del sinistro
(verificatosi nella parte destra della pista vista in direzione monte/valle) si era fermato sul bordo sinistro della pista per scattare una fotografia. L'attraversamento trasversale non
7 risulterebbe né dal rapporto né dalle dichiarazioni delle parti ai
NI né dalle dichiarazioni testimoniali. Sicché, nessuna violazione delle regole comportamentali era ascrivibile all'attore appellante, mentre al convenuto andava ascritta l'intera responsabilità per violazione dei precetti di cui agli artt. 9 e 10
della legge n. 363/2003 (che impongono agli sciatori di tenere una condotta tale da non costituire pericolo per sé e per gli altri, di adottare una velocità particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, e allo sciatore a monte di mantenere una direzione che gli consenta di evitare collisione o interferenze con lo sciatore a valle).
1.2. Con la seconda censura (“Erronea e carente motivazione in
ordine alla dinamica del sinistro ed alla ritenuta presenza di un
dosso a visuale impedita - Travisamento della prova e violazione
dell'art. 115 c.p.c. in ordine all'individuazione del luogo del
sinistro”) l'appellante critica il mancato e/o travisato apprezzamento del materiale fotografico e video prodotto da entrambe le parti del tratto di pista dove, anche secondo la deposizione testimoniale del Carabiniere intervenuto, anch'essa travisata, il sinistro si era verificato. Tale materiale dimostrerebbe la perfetta visibilità per lo sciatore proveniente da monte degli sciatori a valle del cambio di pendenza/dosso menzionato nel rapporto d'incidente. Con il che la responsabilità per la collisione da tergo doveva essere ascritta,
per intero, al convenuto, e non all'attore come erroneamente
8 ritenuto dal Tribunale.
1.3. Con un terzo gravame (“Erronea ed illogica motivazione
con riguardo alla ritenuta contraddittorietà e inattendibilità del
teste - omesso esame della prova relativa alla Testimone_2
fotografia dei soccorsi”) l'appellante deduce che erroneamente il
Tribunale aveva dedotto dall'annotazione dei NI circa l'assenza di testimoni una inutilizzabilità e/o inattendibilità dei testi escussi, in particolare della deposizione del teste Tes_2
, se non altro in ordine alla situazione dei luoghi e il
[...]
punto in cui si era verificato il sinistro. Inoltre, risulterebbe dalle fotografie del soccorso quantomeno la presenza di due persone oltre ai NI e personale paramedico. La
deposizione del teste , in quanto utile alla ricostruzione Tes_1
del sinistro, andava invece positivamente apprezzata a sostegno della versione della dinamica del sinistro come descritta dall'attore.
1.4. Con il quarto motivo, rubricato “Carente motivazione
nonché violazione e/o falsa applicazione degli artt. 9 e 10 l. n.
363/2003 in ordine al comportamento dello sciatore a monte
anche in prossimità di un dosso a visuale impedita”, l'appellante deduce, in sintesi: - l'irrilevanza del proprio previo stazionamento sul bordo sinistro della pista, essendo certo che nel momento della collisione egli già si trovava sulla parte destra della pista ad impegnare la discesa;
- l'errore di giudizio del Tribunale in ordine agli obblighi imposti dagli artt. 9 e 10
9 della legge n. 363/2003 allo sciatore a monte, cioè al convenuto, il quale, proprio laddove vi fosse stato un “dosso” di tale dimensioni da precludergli la visibilità verso valle, a maggiore ragione avrebbe dovuto adeguare la propria condotta e velocità in modo tale da potere evitare lo sciatore a valle del dosso. “Di conseguenza la riforma delle gravata decisione
comporterà l'addebito di colpa esclusiva in capo al convenuto, il
quale, senza prima accertare se la pista fosse libera, ha
provveduto a continuare la propria discesa anche in presenza di
un lieve cambio di pendenza della pista che poteva impedire di
visionare in maniera completa quanti sciatori stessero
percorrendo la pista, incluso il signor .” Parte_1
1.5. Con il quinto e ultimo motivo (“Violazione e/o omessa
applicazione dell'art. 19 l. 363/2003 - omessa applicazione della
presunzione di paritaria corresponsabilità tra le parti”)
l'appellante addebita alla sentenza di non avere applicato la regola della responsabilità paritaria presunta in assenza di prova dell'intera responsabilità ascrivibile all'attore.
2. Le censure, che hanno tutte per oggetto l'accertamento della dinamica del sinistro e il conseguente giudizio di responsabilità, possono essere esaminate congiuntamente.
2.1. Va premesso che al sinistro in questione verificatosi in data 21.1.2017 si applicano, ratione temporis, le regole comportamentali degli utenti sulle aree sciabili di cui agli artt. 9
e ss. della legge n. 363/2003 (oggi queste regole, rivisitate e in
10 parte adeguate, sono rinvenibili nel decreto legislativo n.
40/2021, artt. 17 e ss.). La legge 24 dicembre 2003, n. 363, nel suo capo III, disciplina una serie di norme comportamentali al cui rispetto gli utenti di piste da sci sono obbligati ad attenersi.
Le norme rispecchiano sostanzialmente quanto previsto universalmente dal cosiddetto “decalogo per lo sciatore”,
predisposto e aggiornato nel tempo dalla FIS (Federazione
Internazionale Sport Invernali), utilizzato dalla giurisprudenza italiana prima dell'intervento legislativo nel 2003 per specificare la regola generale di prudenza e perizia di cui all'art. 2043 c.c..
L'obbligo principale è posto dall'art. 9 (velocità), secondo cui ogni sciatore deve tenere “… una condotta che, in relazione alle
caratteristiche della pista e alla situazione ambientale, non
costituisca pericolo per l'incolumità altrui. La velocità deve essere
particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, in
prossimità di fabbricati od ostacoli, negli incroci, nelle
biforcazioni, in caso di nebbia, di foschia, di scarsa visibilità o di
affollamento, nelle strettoie e in presenza di principianti.” L'art. 10 (precedenza), obbliga poi lo sciatore a monte di “…
mantenere una direzione che gli consenta di evitare collisioni o
interferenze con lo sciatore a valle.” Il successivo art. 11
(sorpasso) disciplina questa manovra rischiosa, ponendo a carico dello sciatore sorpassante l'obbligo di “… assicurarsi di
disporre di uno spazio sufficiente allo scopo e di avere sufficiente
visibilità. …. ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore
11 sorpassato.” L'art. 12 (Incrocio) pone la regola della precedenza a chi proviene da destra (regola opportunamente sostituita nella nuova legge con l'obbligo di tutti, a monte o a valle, di prestare la dovuta attenzione e di ridurre la velocità a prescindere dalla posizione sulla pista). L'art. 13 pone l'obbligo di sosta solo ai bordi della pista, con divieto di “fermarsi nei passaggi obbligati,
in prossimità dei dossi o in luoghi senza visibilità”. La legge n.
14/2010 della Provincia di Bolzano, all'art. 18 (regole comportamentali degli utenti), precisa l'obbligo nel senso che chi, anche dopo una sosta, si immette sulla pista, deve
“assicurarsi” di poterlo fare senza pericolo per sé e per gli altri.
Il decreto legislativo n. 40/2021, all'art. 21 comma 2, impone oggi allo sciatore, che “si immette su una pista o che riparte dopo
una sosta deve assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per sé o
per gli altri”, uniformandosi in ciò espressamente a quanto previsto dalla regola n. 5 del decalogo FIS.
2.2. L'art. 19 della legge n. 363/2003 (oggi art. 28 del decreto legislativo n. 40/2021), pone, nel caso di scontro tra sciatori,
una presunzione, fino a prova contraria, “…che ciascuno di essi
abbia concorso ugualmente a produrre gli eventuali danni.” La
presunzione è stata mutuata dalla disciplina della circolazione stradale (art. 2054 comma 2 c.c.). Secondo alcuni commentatori della legge n. 363/2003, la ratio della scelta era sostanzialmente la medesima di quella che nel 1942 aveva indotto il legislatore del codice a ricorrere alla presunzione di
12 pari responsabilità. Si è ritenuto, cioè, che l'esigenza di superare le difficoltà in sede probatoria nella ricostruzione dell'esatta dinamica del sinistro possa essere ovviata o ponderata con la previsione di un criterio di distribuzione e allocazione dell'obbligazione risarcitoria su entrambi i soggetti coinvolti, laddove lo sciatore danneggiato non riesca a dimostrare la colpa esclusiva dello sciatore antagonista. Il
meccanismo di distribuzione del danno previsto o conseguente alla presunzione di pari responsabilità fa, comunque, salva la prova contraria, cioè opera soltanto nel caso in cui sulla base dell'istruttoria rimanga ignoto il concreto fatto generatore del sinistro o non sia possibile in concreto accertare in che misura le condotte degli sciatori abbiano determinato l'evento. Se
invece l'istruttoria consente di individuare una colpa esclusiva e assorbente di uno dei due sciatori o quando si riesca a verificare con certezza le singole condotte, soppesandone il rispettivo rilievo causale, la responsabilità non potrà essere attribuita in egual misura ai due antagonisti, ma il Giudice
accerterà la colpa esclusiva nell'un caso e stabilirà le esatte misure di co-responsabilità nell'altro. Al rischio, che in questo modo il danneggiato, in quanto soggetto anch'esso alla presunzione, laddove non riesca a fornire la prova della propria condotta ineccepibile, riesca ad ottenere soltanto la metà del danno, anche a fronte di una condotta sicuramente non adeguata e consona alle norme di comportamento
13 dell'antagonista, parte della giurisprudenza di merito risponde con una interpretazione meno rigorosa – almeno apparentemente – della norma in commento rispetto al dettato di cui all'art. 2054 c.c. Così, il Tribunale di Rovereto in diverse pronunce, tra cui la sentenza del 21 ottobre 2009, ha argomentato sulla diversità del contesto normativo in cui si inserisce l'art. 19 della legge 363/2003 rispetto alla presunzione di eguale concorso di cui al secondo comma dell'art. 2054 c.c., affermando che lo sciatore, anche nel vigore di essa, rimarrebbe pur sempre soggetto al criterio di responsabilità ex art. 2043 c.c., a differenza del responsabile nella circolazione stradale, in cui l'imputazione discende dal collegamento sistematico delle disposizioni dei commi 1 e 2
dell'art. 2054 c.c.. La conseguenza di ciò è quella per cui in presenza di una colpa particolarmente pregnante di uno dei due sciatori, l'antagonista va esente da responsabilità, anche laddove – in ipotesi – non risulti certezza sulla sua condotta concreta. In questa prospettiva va esente da responsabilità chi prova di avere adottato un comportamento sportivo irreprensibile sotto il profilo delle regole della circolazione,
anche senza riuscire a dare la prova di avere fatto “tutto il
possibile” per evitare il sinistro. Vi è sostanziale condivisione,
anche in dottrina, che il contenuto della prova liberatoria in ambito sciistico sia meno rigoroso rispetto a quello in ambito stradale, proprio per la mancanza, nella disposizione in
14 commento, dell'onere comportamentale di “avere fatto tutto il
possibile per evitare il danno” (art. 2054 comma 1 c.c.). Quindi,
una colpa “particolarmente pregnante” di uno degli sciatori può
condurre al rilievo dell'altro dalla presunzione, anche laddove non sia – in concreto – possibile l'accertamento in positivo che quest'ultimo abbia fatto “tutto il possibile” per evitare il sinistro.
Quest'obbligo, che in ambito stradale comprende anche la previsione dell'altrui imprudenza, non è, quindi, richiesto in ambito sportivo, dove al contrario lo sciatore che si trova a valle deve potere fare affidamento che lo sciatore più a monte, quindi alle sue spalle e pertanto al di fuori del suo campo di visibilità e di percezione, si comporti adeguatamente e in conformità alle regole della disciplina sportiva praticata.
2.3. Tuttavia, lo sciatore soggiace allo speciale criterio d'imputazione della responsabilità previsto dall'art. 19 della legge n. 363/2003, sicché il riferimento all'art. 2043 cc – in contrapposizione all'art. 2054 cc – può essere superato,
ritenendosi che la differenza del contenuto della prova a carico degli antagonisti non è in grado di escludere e/o limitare la presunzione di responsabilità prevista dal legislatore, la quale grava in egual misura anche sugli sportivi. Il motivo per cui sul conducente automobilistico come sullo sciatore incombe l'onere di fornire la prova della propria diligenza in occasione del sinistro risiede nella esigenza di superare la presunzione di responsabilità posta espressamente dalla legge a suo carico, la
15 quale può essere vinta solo qualora non residui alcun dubbio circa l'estraneità del conducente e/o dello sciatore stesso rispetto alla verificazione dell'evento, ossia laddove dimostri che la colpa dell'altro, oltre ad essere “grave”, costituisca causa esclusiva dell'incidente. La presunzione è, quindi, posta evidentemente non per effetto dell'ordinario criterio di imputazione della responsabilità di cui all'art. 2043 c.c., ma per quello speciale e differente contemplato dall'art. 19 l. n.
363/2003: speciale, perché evidentemente previsto dal legislatore per regolare la particolare ipotesi rappresentata dallo scontro di sciatori;
e differente in quanto sancisce una presunzione di colpa che il generale precetto di cui all'art. 2043
c.c. non prevede invece in alcun modo.
2.4. Da ciò deriva, in ultima analisi, che anche a fronte di una colpa grave o particolarmente pregnante, ma non esclusiva, di uno dei due soggetti coinvolti, l'antagonista non è esonerato dall'onere della prova di avere tenuto una condotta quantomeno oculata e aderente alle regole, comunque tale da escludere una efficienza causale del proprio contegno rispetto alla verificazione del sinistro (in questo senso, Corte d'Appello di Napoli, sentenza
26.4.2019, n. 2313; Corte d'Appello di Milano, sentenza
29.10.2014, n. 3857; Tribunale di SaONa, sentenza 30
novembre 2017, n. 1408; Corte d'Appello di Trento Sezione
distaccata di Bolzano, sentenza n. 27/2018 del 3.3.2018 e sentenza n. 83/2017 del 16.6.2017).
16 2.5. Ciò posto, la prima critica dell'appellante che conviene affrontare è quella attinente al valore da attribuire al riferimento contenuto nel modulo annesso al rapporto d'incidente redatto dai NI circa l'assenza di testimoni.
Sul punto, secondo il primo Giudice, il verbale redatto dai
NI “è atto pubblico destinato a valere sino a querela di
falso, nella fattispecie non proposta.” Inoltre, può in questo contesto anche essere esaminata l'altra critica attinente all'apprezzamento del primo Giudice del riferimento contenuto nello stesso rapporto d'incidente, tra le “informazioni
sull'incidente” (con diverse sezioni tra cui “luogo dell'incidente”,
“difficoltà pista”, “innevamento”, etc.) al luogo del sinistro, sotto la sezione “dettagli dell'incidente”, dove è barrata la casella
“dopo dosso”. Da tale annotazione, unitamente a un estratto della ricostruzione della dinamica del sinistro proposta nella relazione di servizio, secondo cui “…il sig. si Parte_1
trovava più a valle rispetto a e stava effettuando CP_1
una curva oltre un dosso”, il primo Giudice ha tratto la circostanza ritenuta “determinante” della presenza di detto dosso, a ridosso del quale l'attore quale “sciatore a valle” si sarebbe reso “invisibile” allo sciatore convenuto proveniente da monte.
2.5.1. Ai sensi dell'art. 2700 cc “l'atto pubblico fa piena
prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento
dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle
17 dichiarazioni delle parte e degli altri fatti che il pubblico ufficiale
attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.”
2.5.2. È noto che la fede privilegiata non si estende né alla veridicità del contenuto delle dichiarazioni rese dalle parti, né ai giudizi valutativi tratti dal pubblico ufficiale da queste dichiarazioni e/o dai fatti da esso accertati (salva l'attendibilità
intrinseca propria dell'accertamento compiuto dal pubblico ufficiale a ciò qualificato – cfr. ad esempio Corte di cassazione,
ordinanza n. 29320/2022, massima: “Con riferimento al verbale
di accertamento di un incidente stradale redatto da organi di
polizia, l'efficacia di piena prova fino a querela di falso, che ad
esso deve riconoscersi - ex art. 2700 cod. civ., in dipendenza
della sua natura di atto pubblico - oltre che quanto alla
provenienza dell'atto ed alle dichiarazioni rese dalle parti, anche
relativamente "agli altri fatti che il pubblico ufficiale che lo redige
attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti", non
sussiste nè con riguardo ai giudizi valutativi che esprima il
pubblico ufficiale, nè con riguardo alla menzione di quelle
circostanze relative a fatti, i quali, in ragione delle loro modalità
di accadimento repentino, non si siano potuti verificare e
controllare secondo un metro sufficientemente obbiettivo e
pertanto, abbiano potuto dare luogo ad una percezione sensoriale
implicante margini di apprezzamento, come nell'ipotesi che
quanto attestato dal pubblico ufficiale concerna l'indicazione di
un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio
18 che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante. E, pertanto,
al riguardo la parte non è tenuta nemmeno alla prova contraria. Il
predetto verbale fa invece piena prova fino a querela di falso in
ordine ai fatti accertati visivamente dai verbalizzanti e relativi
alla fase statica dell'incidente, quale risultava al momento del
loro intervento.”; sull'attendibilità intrinseca, cfr. Corte di cassazione, ordinanza n. 10376/2024; cfr. su verbale ispettivo
INPS, Corte di cassazione, sentenza n. 23800/2014, massima:
“Nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione irrogativa
di sanzione amministrativa, il verbale di accertamento
dell'infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, con
riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come
avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di
apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del
documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni
delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli
apprezzamenti ed alle valutazioni del verbalizzante né ai fatti di
cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero
ai fatti della cui verità si siano convinti in virtù di presunzioni o di
personali considerazioni logiche.”).
2.5.3. L'annotazione di “Testimoni No” nel rapporto d'incidente e nella relazione di servizio può, sotto il profilo della fede privilegiata, fare fede fino a querela di falso soltanto che alla presenza dei NI, giunti sul posto alle ore 14.15 e pertanto successivamente al sinistro, verificatosi circa alle ore
19 14.00 (sul punto le deduzioni delle parti sono pacifiche), nessun testimone del sinistro era più presente e/o che nessuno dei presenti si è fatto parte “attiva” e/o che nessuna delle parti coinvolte abbia attivamente informato gli agenti circa l'esistenza di possibili testimoni indicandone le generalità. Ma
l'accertamento in tal senso compiuto dagli agenti non abbraccia, con l'assolutezza intesa dal primo Giudice,
l'inesistenza tout court di eventuali testimoni che, per ragioni diverse, non erano più sul posto all'arrivo dei NI o che non sono stati individuati da questi ultimi. Spetta all'Autorità
giudiziaria, a fronte dell'annotazione nel rapporto e dell'assenza di sommarie informazioni rese all'epoca del sinistro da persone diverse da quelle coinvolte, verificare attentamente l'attendibilità di dichiarazioni rese da testimoni indicati dalle parti solo in sede processuale.
2.5.4. La ricostruzione della dinamica del sinistro,
proposta dagli agenti, basata sulle sole dichiarazioni delle parti coinvolte, certamente non gode della fede privilegiata ex art. 2700 cc.
2.5.5. L'annotazione che l'incidente si era verificato “dopo
un dosso”, senza ulteriore accertamento planimetrico e/o fotografico compiuto dagli agenti, non consente già di per sé di affermare che la presenza di una conformazione morfologica della pista di sconosciute dimensioni sia stata idonea a precludere, parzialmente o completamente, la visuale per lo
20 sciatore proveniente da monte. Nella stessa relazione/rapporto d'incidente una simile affermazione basato su un concreto accertamento peraltro non si rinviene.
2.5.6. Al contrario, le condizioni della pista, classificata azzurra (cioè, facile), sono descritte dai NI come ottime o buone con riferimento alla visibilità, con cielo “sereno”, vento
“assente”, innevamento misto e compatto, affollamento
“normale”.
2.5.7. Lo stesso convenuto, poi, non ha dichiarato che la visibilità gli era preclusa per la presenza di un dosso di tale dimensione, ma di non essere riuscito provenendo da dietro (da monte) sul dosso ad evitare l'attore che attraversava la pista
(cfr. spontanee dichiarazioni di “Ich kam ON CP_1
hinten über den Hügel auf der Piste 9b. In diesem Moment
überquerte ein Skifahrer die Piste und ich konnte nicht mehr
ausweichen.“).
2.6. Anche la critica dell'omesso e travisato apprezzamento del materiale fotografico e video in atti deve dirsi fondata.
2.6.1. Tutti i testi, compreso il brigadiere capo CP_2
(redattore del rapporto e della relazione di servizio), hanno
[...]
confermato che le fotografie sub doc. n. 2 e la ripresa video riprendono la pista in questione (il video non nel giorno del sinistro, ma successivamente).
2.6.2. Il teste , in risposta al capitolo n. 4 attoreo CP_2
(teso a provare che l'attore si era portato al lato destro della
21 pista e che la collisione sarebbe avvenuta all'altezza del “palo
rosso rappresentato nel video”), dopo avere premesso di non potere dire nulla sulla collisione in sé (“perché non c'ero”, cioè
non era presente al momento del sinistro), ha precisato che “la
pista è quella di cui al video sub doc. n. 9 di parte attrice”, ma che non si ricordava esattamente il punto in cui ha rinvenuto l'attore, sicuramente però a “bordo pista sul lato destro
(guardando da monte a valle)”. Sulla specifica domanda di cui al capitolo attoreo n. 6 (se lo stato dei luoghi al momento dell'incidente è rappresentato dalle foto e dal video sub doc. n. 2
e 9), il teste non ha avuto dubbi: “Confermo lo stato dei luoghi,
che è quello rappresentato dalle foto sub doc. 2 di parte attrice e
dal video sub doc. n. 9 di parte attrice che mi si mostrano.”
2.6.3. Che le fotografie e il video mostrassero il tratto di pista teatro del sinistro è stato confermato, poi, anche dal teste
(amico conoscente dell'attore e in sua Testimone_2
compagnia al momento dell'incidente) e, se pure in modo un po'
più incerto, dalla teste cittadina germanica, non Testimone_3
legata alle parti da alcun tipo di rapporto (parentela, amicizia,
conoscenza), che si trovava a sciare per caso sulla stessa pista dietro ai coniugi (la teste è stata sentita in via di CP_1
rogatoria estera dall'Amtsgericht Landshut).
2.6.4. Esaminando allora il video (ripreso da uno sciatore in discesa a curve larghissime sul tratto in questione, con ripresa verso valle) e le fotografie, si può rilevare che la pista in
22 questione, mediamente larga, pianeggiante con pendenze non accentuate, perfettamente innevata e battuta, era caratterizzata da un andamento ondulato, cioè da leggeri cambi di pendenza seguiti da modesti avvallamenti, nessuno dei quali tale da precludere, se non in misura marginale, la visibilità verso valle.
2.6.5. A fronte di questo materiale fotografico e video del tratto di pista in cui si è verificato il sinistro, tenuto conto delle citate deposizioni testimoniali e delle spontanee dichiarazioni rilasciate all'epoca dal convenuto nonché delle condizioni meteo e della pista come risultano dal rapporto d'incidente,
l'accertamento del Tribunale, secondo cui l'attore si sarebbe reso “invisibile” a valle di un dosso, rendendo inevitabile l'impatto con il convenuto, non può essere mantenuto fermo.
2.7. Il che, però, impone un nuovo accertamento della dinamica del sinistro sulla base dell'istruttoria opportunamente compiuta dal Tribunale.
2.7.1. Nell'immediatezza del fatto l'attore appellante ha dichiarato di avere percorso la pista n. 9 (b) con l'amico
, di essersi fermato per fare una foto, di essere Testimone_2
ripartito “verso il lato destro” e di essere ivi stato “investito da
dietro da un sciatore, cadevo a bordo pista oltre la palinatura …”.
Il convenuto, invece, ha dichiarato di essere giunto da dietro sulla collina (“Hügel”), quando in quell'istante l'attore attraversava la pista, che non riusciva ad evitare. L'urto sarebbe avvenuto con il suo petto, avrebbe colpito l'antagonista
23 alla testa.
2.7.2. La ricostruzione proposta dagli agenti sulla base del luogo di rinvenimento dell'infortunato (sul lato destro, dopo un cambio di pendenza ondulato, “dopo dosso”) è la seguente:
“Dalle dichiarazioni rese dalle due parti coinvolte emerge che il
sig. si trovava più a valle rispetto a Parte_1 CP_1
e stava effettuando una curva dopo un dosso. scendendo, CP_1
verosimilmente a una velocità superiore all'altro sciatore,
oltrepassava il dosso trovando nella sua traiettoria Parte_1
Il cittadino tedesco riferiva di non essere riuscito ad evitare di
investire . Entrambi cadevano sulla pista, scivolava Pt_1 Pt_1
oltre il bordo pista destro terminando la sua caduta nella neve
fresca.”
2.7.3. La teste che seguiva i coniugi Testimone_3 CP_1
(la coniuge del convenuto, di cui sub doc. n. 7 Persona_1
di parte convenuta si rinviene una dichiarazione scritta, è
deceduta prima dell'udienza fissata per la sua audizione dinanzi all'Amtsgericht Schöneberg), ha dichiarato: - che lei (e suo marito) seguivano la coppia ad una distanza che non CP_1
riusciva a quantificare, ma che aveva lo sempre nel CP_1
proprio campo visivo;
- che lo scendeva a curve sul lato CP_1
destro della pista con velocità moderata/comoda (“gemütlich”); -
che aveva notato lo per la prima volta quando questi l'ha Pt_1
superata come un “fulmine nero”; - che lo , quindi, aveva Pt_1
compiuto dapprima una curva verso sinistra per poi tirare verso
24 il lato destro della pista, davanti “al naso del signor ; - CP_1
che non si ricordava se lo dal momento dell'avvistamento Pt_1
da parte della teste aveva impegnato un dosso o una collina;
-
che non si ricordava se i due antagonisti venivano effettivamente a contatto con i rispettivi corpi, anche se le sembrava di ricordare che lo LE rimbalzava dallo;
- che Pt_1
entrambi i protagonisti non hanno modificato in alcun modo la loro condotta nell'immediatezza della collisione;
- che non si ricordava se l'incidente si era verificato subito dopo una collina/cocuzzolo (“Hügel/Kuppe”) o se lo si trovava a valle Pt_1
di un dosso quando ha interferito con la traiettoria dello CP_1
ma che ha visto la collisione da sopra (da monte); - che non corrispondeva al suo ricordo che lo avesse urtato da CP_1
tergo lo , ma che quest'ultimo passava davanti lo Pt_1 CP_1
venendo a contatto all'altezza del petto. La teste ha inoltre ricordato di essersi fermata circa dieci minuti sul luogo del sinistro, scambiando il numero di telefono con il sig. per CP_1
eventuali esigenze connesse al sinistro. Dopodiché, secondo il suo ricordo, si era recata presso il più vicino esercizio pubblico per allertare il soccorso piste (il che spiega la sua assenza all'arrivo dei NI circa 15 minuti dopo il sinistro). La
teste ha predisposto anche uno schizzo del sinistro, allegato al verbale trasmesso dall'Autorità giudiziaria estera, dal quale emerge che lo , dopo avere sorpassato sul lato sinistro la Pt_1
teste e lo avrebbe impegnato la pista verso destra CP_1
25 davanti lo a che si sarebbe verificata la collisione. CP_1
2.7.4. Le dichiarazioni della teste sostanzialmente Tes_3
corrispondono alla dichiarazione scritta da essa rilasciata in data 3.8.2017 (cfr. sub doc. n. 6 di parte convenuta), dove ricordava che lo impegnava il lato destro della pista, che CP_1
a valle di un piccolo dosso un altro sciatore sciava in trasversale rispetto alla traiettoria impegnata dallo (“quer CP_1
zur ) quando si è verificato lo scontro. Pt_2
2.7.5. Anche la moglie dello nel frattempo CP_1
deceduta, ha rilasciato una dichiarazione scritta, datata
17.4.2017. Secondo questa dichiarazione il sinistro si è
verificato a ridosso di un “leggero rialzo” (“leichte Anhöhung”). In
precedenza, avrebbe notato l'antagonista del marito in discesa trasversale rispetto alla traiettoria (impegnata dal marito).
2.7.6. Il teste , in rapporto di amicizia Testimone_2
con l'attore appellante, ha dichiarato che al momento del sinistro era “più davanti rispetto a lui, circa cinque metri” e di non avere visto “l'impatto vero e proprio”, ma di avere sentito
“un rumore” e di essersi quindi girato per vedere che cosa era successo. Ha dichiarato: - che il gruppo di sciatori, di cui facevano parte lui e l'attore (in tutto cinque persone, i nominativi sono elencati nel capitolo attoreo 2), si era fermato sul bordo sinistro della pista (in direzione monte – valle) nei pressi di una casetta di legno per scattare una foto;
- che, dopo essersi girato, ha visto lo fuori pista e lo in piedi a Pt_1 CP_1
26 bordo pista;
- che entrambi avevano perso gli sci, rimasti all'interno della pista;
- che da questa situazione post urto ha dedotto che lo era stato investito “perché se fosse caduto Pt_1
da solo fuori pista, anche gli sci sarebbero stati fuori dalla pista,
ma così non era.”; - che non sapeva che traiettoria avesse impegnato lo non l'ha visto perché “stavo sciando CP_1
davanti”. Sentito a prova contraria, il teste, in particolare con riferimento al capitolo n. 10 del convenuto (teso a dimostrare che lo , dopo avere scattato una foto sotto il dosso in Pt_1
questione, avrebbe attraversato la pista da sinistra a destra), ha negato la circostanza specificando: “Abbiamo fatto la foto tutti
insieme vicino alla baita e poi siamo ripartiti sciando tutti
insieme, con curve normali. Ma prima dell'incidente lui (lo , Pt_1
n.d.r.) avrà sicuramente fatto almeno due o tre curve.” A
domanda il teste ha ulteriormente dichiarato: “Siamo partiti io
un po' avanti e lui un po' indietro. Praticamente abbiamo fatto la
foto di gruppo, poi gli altri membri del gruppo sono partiti e io e il
signor abbiamo scambiato qualche parola, poi siamo partiti Pt_1
anche noi. Sottolineo che non c'era nessun sciatore né davanti né
dietro quando siamo partiti, la pista era libera e lo posso dire
perché partendo ho guardato. …”.
2.7.7. Al netto delle imprecisioni, dovute al tempo intercorso tra l'evento e la deposizione testimoniale in giudizio,
alla rielaborazione mentale del vissuto nel tempo, alla evidente disattenzione ai dettagli prima del verificarsi del sinistro (in
27 ordine alla presenza, o meno, di altre persone sulla pista prima del sinistro), non può predicarsi una inattendibilità/inutilizzabilità delle dichiarazioni testimoniali ora riportate, in particolare della teste e del teste . Tes_3 Tes_1
La prima, infatti, non è legata da alcun tipo di rapporto alle parti, era lì per puro caso, perché insieme al proprio marito ha impegnato la medesima pista dietro i coniugi Ha CP_1
scambiato con il convenuto le generalità/numero telefonico, ha prestato l'ufficio di testimone. Ma anche il teste , pure Tes_1
essendo legato all'attore appellante da rapporto d'amicizia, è
sostanzialmente attendibile perché sin da subito e in corso dell'audizione ha precisato più volte di non avere visto l'impatto
“vero e proprio” e di non potere dire nulla sulla condotta dello
LE, in quanto non l'aveva visto/notato in precedenza.
2.7.8. Tuttavia, entrambe le dichiarazioni contengono delle imprecisioni, in particolare in ordine alla posizione assunta e traiettoria impegnata da entrambi gli sciatori poco prima della collisione.
2.7.9. Certo è che all'attore non può essere ascritta Pt_1
una violazione delle norme in tema di stazionamento sulla pista e ripartenza/immissione nella stessa dopo la sosta (art. 13
legge n. 363/2003, art. 19 L.P. Bolzano n. 14/2010 e regola FIS
n. 5). Ciò in quanto sul punto è chiara la deposizione del teste
, secondo cui il gruppo di amici si era fermato Tes_1
regolarmente sul bordo sinistro della pista (in un punto in cui
28 secondo le foto e la videoripresa del tratto di pista la visuale era libera, non vi erano passaggi obbligati e non vi erano dossi di dimensioni tali da precludere la visibilità a chi proveniva da monte) e che all'atto della ripartenza la pista era libera.
2.7.10. Inoltre, il teste ha dichiarato che tra la Tes_1
sosta del gruppo sul bordo sinistro e la collisione, verificatasi sul lato destro della pista (direzione monte – valle), lo ha Pt_1
avuto il tempo e lo spazio per ripartire, per compiere “almeno”
due o tre curve prima di raggiungere la parte destra della pista dove la sua traiettoria finiva per interferire con quella dello
CP_1
2.7.11. E questa circostanza (distanza spazio-temporale tra la sosta e la collisione) rende compatibile e attendibile quanto dichiarato dalla teste che non ha percepito alcuna sosta Tes_3
del gruppo di cui faceva parte lo , ma solo il sorpasso di Pt_1
questo sul proprio lato sinistro e la successiva direzione verso il lato destro della pista dopo il sorpasso anche dei coniugi CP_1
2.7.12. La “percezione” della teste secondo cui lo Tes_3
, curvando verso il lato destro della pista si era posto Pt_1
“davanti al naso” dello evidentemente dovuta alla sua CP_1
visuale da monte e a una certa distanza (non ricordata dalla teste), non spiega perché entrambi gli sciatori non si siano avvistati in alcun modo prima del sinistro (se non nell'ultimo istante, cfr. dichiarazione spontanea dello ai NI) CP_1
e perché nessuno dei due abbia posto in essere una pure
29 minima manovra evasiva (secondo la teste la condotta di entrambi gli sciatori non è cambiata in alcun modo prima del sinistro).
2.7.13. Rimane, quindi, non accertabile in concreto se lo
, quando ha girato verso la parte destra della pista, aveva Pt_1
già completato la sua manovra di sorpasso dei coniugi e CP_1
se, quindi, ha rispettato l'obbligo di cui all'art. 11 comma 2
della l.n. 363/2003, cioè se ha effettuato il sorpasso “ad una
distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato”. D'altro canto, non è accertabile in concreto se lo che secondo la CP_1
propria dichiarazione spontanea, la dichiarazione della moglie e la deposizione della teste prima dello scontro si è trovato Tes_3
lo davanti, e quindi a valle, abbia impostato la propria Pt_1
discesa in conformità alla regola della precedenza imposta dall'art. 10 della legge citata.
2.7.14. L'assenza di avvistamento reciproco e l'assenza di manovre di emergenza da parte di entrambi depone a favore di uno scontro essenzialmente laterale, con violazione da parte di entrambi del generale precetto di condotta di cui all'art. 9 della legge n. 363/2003, compatibile anche con la posizione di quiete post urto delle parti (caduta di entrambi gli sciatori;
perdita degli sci di entrambi;
raggiungimento della posizione di quiete dello ZU oltre il bordo destro della pista).
2.7.15. Non è, quindi, in concreto accertabile la misura di colpa di ciascuno nella causazione dell'interferenza delle
30 traiettorie che ha portato allo scontro.
2.7.16. In conclusione, non rimane che la piana applicazione della presunzione di pari responsabilità nella causazione dell'evento dannoso di cui all'art. 19 della legge n.
363/2003, con l'ulteriore conseguenza che il convenuto appellato è tenuto al risarcimento della metà dei danni subìti
dall'attore appellante.
2.8. In questi termini, quindi, l'appello principale va accolto.
3. La descrizione e la liquidazione dei danni:
3.1. Il danno non patrimoniale:
3.1.1. Risulta dalla CTU medico legale assunta in primo grado (i cui esiti in relazione al danno alla salute non sono in discussione tra le parti), che l'attore ha riportato nel sinistro sciistico del 21.1.2017 una “frattura pluriframmentaria del
piatto tibiale sinistro ed una distorsione del rachide cervicale con
distacco osseo a livello della VI vertebra cervicale.” È stato sottoposto a intervento chirurgico (25.1.2017) di “riduzione
cruenta della frattura di tibia con fissazione interna tramite fili di
K e placca con viti.” Il decorso post-operatorio è stato regolare, è
stato dimesso in data 3.2.2017 con divieto di carico sino al
31.3.2017. Seguivano cicli di fisioterapia di recupero dell'articolarità del ginocchio sinistro e di rinforzo muscolare;
dal 6.7.2017 “carico completo”, in data 21.12.2017 in visita ortopedica veniva accertata la stabilità della frattura, con deficit flessorio di 10° con estensione completa. In data 26.11.2018 è
31 seguito nuovo intervento chirurgico per asportazione della placca del ginocchio, è rimasto in situ una vite (dimesso il giorno successivo, 28.11.2018).
3.1.2. La CTU medico legale ha riscontrato la persistenza all'arto inferiore sinistro di “Valgismo della gamba di 12°-13°.
Presenza di cicatrice chirurgica, ipocromica, della lunghezza di
cm 10,5 situata sul lato esterno del ginocchio. Altra cicatrice di
circa 6 cm poco visibile al terzo media della tibia. Non edemi.
Movimento attivo di flessione con deficit di 25°, movimento di
estensione con deficit dui 5°, iperestensione non possibile. …
flessione plantare con deficit di ¼ e movimento di inversione del
piede con deficit di 1/3…”. I postumi stabilizzati “sono costituiti
da una modesta ipomiotrofia della coscia e della sura sinistra,
dagli esiti cicatriziali e da una valgizzazione del ginocchio.
Nell'evoluzione sarà da valutare la necessità di protesizzazione
del ginocchio. Dal punto di vista soggettivo il periziando lamenta
gonalgia al carico prolungato ed al cammino su terreni scoscesi,
disturbi peraltro attendibili in relazione alla lesione fratturativa
subìta.” Nell'ambito del danno biologico la CTU ha, quindi,
indicato sulla base delle linee guida per la valutazione medico legale del danno in ambito civilistico (citate in nota 1 a pagina 9
della relazione) i seguenti periodi a scalare di inabilità
temporanea: totale per 11 gg., parziale al 75% per 100 gg.,
parziale al 50% per altri 80 gg. e parziale al 25% di altri 90 gg. I
postumi residuati sono indicati in un 15% di danno biologico.
32 La riferita preclusione di attività ludico-sportive (escursioni in montagna d'estate, sci d'inverno) è stata valutata come attendibile in relazione alla lesione fratturativa subìta (sul punto anche il teste ha confermato che prima del Tes_4
sinistro il fratello aveva “piacere” di andare a sciare e a fare escursionismo in montagna d'estate, ma che dopo il sinistro ha cessato queste attività).
3.1.3. Ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale questa Corte ritiene di applicare l'ultima versione della tabella di Milano (anno 2024), più vicina alla data di liquidazione e allineata alla giurisprudenza di legittimità in tema di danno alla persona.
3.1.4. Nel caso di specie emerge che durante il periodo di malattia/inabilità temporanea il danneggiato ha sofferto due interventi chirurgici e due degenze ospedaliere (se pure brevi),
ha dovuto affrontare cicli di fisioterapia ed esercitazioni di rinforzo muscolare, ha dovuto assentarsi dal proprio lavoro per un lungo tempo (fino a ottobre 2017, come risulta dalla CTU). Il
valore monetario unitario proposto dalla tabella per un giorno di inabilità temporanea assoluta, che comprende le componenti di danno biologico/dinamico relazionali e di danno da sofferenza soggettiva interiore media, ammonta a € 115,00, che si ritiene adeguato ristoro alla luce di quanto descritto nella
CTU e della forzata lunga assenza dal lavoro prevalentemente manuale. Non vi sono, poi, allegate e/o dimostrate peculiari
33 circostanze personalizzanti del caso concreto meritevoli di un aumento ulteriore del valore unitario.
3.1.5. L'inabilità temporanea va, quindi, liquidata come segue: € 1.225,00 per quella assoluta, € 8.625,00 per l'ITP al
75%, € 4.600,00 per quella al 50% e € 2.587,00 per quella al
25%, complessivamente € 17.077,50. L'importo risultante all'entrata in vigore della tabella (5.6.2024) devalutato alla data del sinistro corrisponde a € 14.375,00.
3.1.6. Per la liquidazione del danno biologico viene utilizzato il valore punto danno non patrimoniale della tabella,
che comprende – come è noto – il danno alla salute accertato dal medico legale e l'aumento a titolo di personalizzazione/sofferenza tipicamente derivante dalla lesione subìta. Non vi sono, nel caso di specie, ragioni per riconoscere ulteriori aumenti a titolo di personalizzazione, in quanto le modifiche delle abitudini di vita allegate e provate sono inerenti ad attività ludico-sportive, precluse al danneggiato quale ordinaria conseguenza dei postumi in concreto conseguiti.
L'importo determinato per punto danno non patrimoniale è di €
4.207,08 rapportato al 15% di invalidità. Applicato il demoltiplicatore dell'età 0,715 (58 anni compiuti alla data del sinistro), l'importo alla data di entrata in vigore della tabella
(giugno 2024) corrispondente ad € 45.121,00 che, devalutato al termine della malattia (20.11.2017), ammonta pertanto ad €
38.044,69.
34 3.2. I danni patrimoniali:
3.2.1. L'attore ha fatto valere il danno emergente costituito dall'esborso per spese mediche e di cura/riabilitative.
La CTU medico legale ha espresso un dettagliato giudizio di congruita per la somma complessiva di € 2.729,79 (compreso l'esborso per la perizia medica stragiudiziale). Le spese sono state affrontate nel periodo compreso tra il 22.01.2017 e il
19.2.2018, per cui per ragioni di semplificazione dei calcoli il danno verrà imputato a una data mediana degli esborsi
(12.7.2017).
3.2.2. L'attore ha richiesto, poi, nell'atto di citazione la liquidazione del “danno patrimoniale da incapacità lavorativa
specifica”, quantificato per “l'inabilità temporanea lavorativa
totale e parziale” con il reddito giornaliero asseritamente perso
(somma reddito annuo diviso per 365) e per “l'invalidità
lavorativa permanente” utilizzando il valore del reddito annuo X
coefficiente di capitalizzazione X percentuale di incapacità
lavorativa specifica (22,5%) indicata nel parere medico legale di parte (cfr. sub doc. n. 6 allegato all'atto di citazione) in relazione all'attività di “artigiano edile”.
3.2.3. Nel corso del giudizio di primo grado l'attore appellante ha dedotto unicamente che il suo reddito deriva dall'attività di “artigiano edile” e che in seguito al sinistro ha subìto una riduzione del reddito giusta la dichiarazione dei redditi sub doc. n. 10 (cfr. i capitoli di prova n. 12, 13 e 14).
35 3.2.4. Sub doc. n. 8 e 10 l'attore ha allegato le dichiarazioni dei redditi 2015, 2016, 2017 e 2018, riferite agli anni d'imposta 2014, 2015, 2016 e 2017. Da queste emerge che l'unico reddito da lavoro percepito derivava dalla quota di partecipazione al 50% della società con il codice fiscale
(riferito, giusto doc. n. 13 di parte convenuta, alla P.IVA_1
società “F.lli ZU Snc di ZU OR & MA, con attività
“Edilizia”, classificazione ATECO “43.39.01 Attività non
specializzata di lavori edili (muratori)”).
3.2.5. In sede istruttoria il fratello e socio, Tes_4
ha confermato che l'attore, insieme a lui, ha esercitato l'attività
edile in forma societaria, che il fratello “adesso è andato in
pensione”, che dopo l'incidente “ha avuto molte difficoltà nel
lavoro, non riusciva più a svolgere le attività di prima”, che dopo l'incidente “ha continuato a lavorare ma con grandi difficoltà,
perché non riusciva più a sollevare pesi, cosa che noi facciamo
sempre con i sacchi di cemento ecc. è andato in pensione da circa
un anno e mezzo” (il teste è stato sentito all'udienza del
7.7.2022). Sulla riduzione concreta del reddito il teste ha dichiarato: “Quell'anno dell'incidente si è dimezzato il reddito, mi
sono trovato da solo a lavorare. Negli anni successivi abbiamo
avuto comunque un guadagno inferiore al normale, perché
era limitato nel lavoro.” Il teste ha Pt_1 Testimone_2
riferito: “Dopo il sinistro ha comunque lavorato ancora un paio di
anni, penso, e poi è andato in pensione. Ovviamente dopo il
36 sinistro non ha ripreso subito a lavorare.”
3.2.6. Quanto dichiarato dai testi trova sostanziale conferma anche nella CTU medico legale, dove si legge a pagina
3 (dati personali del periziando) che l'attore “era artigiano
muratore insieme al fratello aveva una ditta edile. Ora ha chiuso
l'attività” ed è in pensione dal 31.12.2020. A pagina 6 si legge che l'attore “ha ripreso il lavoro in ottobre (2017) e fino a metà
dell'anno successivo ha svolto attività impiegatizia.” A pagina 10
della relazione consulenziale si legge, infine, il giudizio della consulente: “E' parere della CTU che i postumi rilevati incidano
sulla capacità lavorativa specifica del periziando (artigiano edile)
nella misura del 20% (venti per cento). Tale elemento di danno
andrà però considerato fino al 31.12.2020 (data del
pensionamento).”
3.2.7. La giurisprudenza di legittimità ormai afferma che non è concepibile un'astratta valutazione medico legale espressa in percentuale di riduzione della capacità lavorativa di uno specifico soggetto percettore di reddito e che, in ogni caso,
la contrazione del reddito (per l'ipotesi di soggetto che per effetto della lesione non perda in toto la capacità lavorativa precedente)
va provata dal danneggiato (cfr. Corte di cassazione, ordinanza n. 22584/2025, in motivazione, da punto 10.2. a punto 10.3.:
“… 10.2. GI dunque ribadire, visto che evidentemente
questa Corte non è riuscita ad essere chiara, che la pretesa di
liquidare il danno da lucro cessante moltiplicando il reddito della
37 vittima per una percentuale di “incapacità lavorativa specifica”,
immancabilmente rimessa al giudizio (se non, per quanto si dirà,
addirittura all'arbitrio) del medico legale, è operazione
giuridicamente, concettualmente e medico-legalmente erronea per
quattro ragioni. 10.2.1. Il suddetto criterio liquidativo in primo
luogo è erroneo perché al consulente tecnico medico-legale può
chiedersi di indicare i postumi permanenti, precisando se essi
impediscano in tutto od in parte la prestazione lavorativa;
se la
rendano più difficoltosa e sotto quale aspetto (forza, resistenza,
concentrazione, perizia manuale). Non è invece consentito
demandare al medico legale un giudizio di tipo giuridico
sull'esistenza del danno patrimoniale da lucro cessante, in
quanto si tratterebbe d'una valutazione riservata al giudice e che
travalica lo specifico settore di competenza del medico legale. E
però, nella sostanza, il criterio di liquidazione del danno
patrimoniale consistente nel moltiplicare il reddito antesinistro
per la percentuale di “incapacità lavorativa specifica”, e
capitalizzare il risultato (c.d. criterio di liquidazione “in
abstracto”) ha per effetto proprio lo spostamento del centro
decisionale dal giudice al medico legale. Il danno patrimoniale
infatti attraverso l'adozione di questo criterio finisce per essere
liquidato senza alcun accertamento in concreto sulle variazioni
del reddito della vittima prima e dopo il sinistro, ma
semplicemente capitalizzando (non il reddito perduto, ma) una
percentuale di reddito corrispondente alla percentuale di
38 “incapacità lavorativa specifica”, percentuale che per quanto si
dirà altro non è se non una cabala, a causa della sua
ascientificità e del cieco empirismo con cui, di conseguenza, viene
determinata. 10.2.2. Il criterio di liquidazione basato sulla
percentuale di “incapacità lavorativa specifica”, in secondo luogo,
è erroneo perché la riduzione della capacità di svolgere un lavoro
non può misurarsi in punti percentuali, sicché il relativo “calcolo”
manca del più importante presupposto: la scientificità. In punti
percentuali si può misurare l'invalidità biologica, non l'incapacità
di lavoro. Solo la prima infatti è identica per soggetti della stessa
età, dello stesso sesso e con identici postumi. La capacità di
lavoro invece è soggettiva e varia a seconda del tipo di lavoro
svolto dalla vittima, come da tempo messo in evidenza dalla
stessa dottrina medico legale, secondo la quale la capacità
specifica è parametro a tal punto personalizzato ed individuale
da rifuggire inquadramenti numerici, necessariamente limitativi
ed imprecisi nella delineazione di un concetto cui può ritenersi
estraneo ogni schematismo. 10.2.3. In terzo luogo qualsiasi
misurazione (percentuale o di altro tipo) esige che si disponga
d'una unità di misura: ma non esiste alcun barème medico legale
dal quale ricavare la percentuale di riduzione di capacità di
lavoro. Il danno biologico si può misurare in punti percentuali
perché esso esprime la riduzione della capacità di svolgere le
attività quotidiane ed ordinarie (camminare, leggere, curare la
propria persona, ecc.), e le attività quotidiane sono uguali per
39 tutti. Questo rende possibile, sulla base dell'osservazione dei
casi analoghi, redigere una tabella delle percentuali di
menomazione collegate ad ogni singola invalidità. L'incapacità
lavorativa invece non può misurarsi in punti percentuali perché
non disponiamo di un barème, né un barème delle incapacità
lavorative potrebbe concepirsi, per l'infinità varietà delle attività
lavorative in cui può impegnarsi un essere umano, e le altrettanto
infinite modalità con cui il medesimo lavoro può essere svolto da
persone diverse. 10.2.4. In quarto luogo, infine, pretendere che il
danno da lucro cessante debba ritenersi dimostrato sol perché
sia stata apprezzata dal medico legale una certa misura
percentuale di “incapacità lavorativa specifica” è affermazione
giuridicamente erronea, in quanto l'accertamento dell'esistenza di
postumi permanenti incidenti sulla capacità lavorativa specifica
esprime solo la possibilità del danno, non la sua certezza e tanto
meno la sua probabilità, e non comporta perciò l'automatico
obbligo di risarcimento del danno patrimoniale da parte del
danneggiante (ex multis, Cass. Sez. 3, 03/07/2014, n. 15238).
L'infinità varietà delle persone, dei lavori da esse svolti e dei
postumi permanenti che possono residuare ad un infortunio
fanno della decisione sull'esistenza del danno da lucro cessante
un giudizio sintetico a posteriori, non un giudizio analitico a
priori. E' dall'accertata diminuzione del reddito che deve risalirsi
alla prova del danno ed alla sua causa;
non è invece corretto,
una volta ritenuta in astratto l'“incapacità lavorativa” della
40 vittima, desumerne la prova d'una contrazione patrimoniale,
senza nessun accertamento in concreto d'una deminutio
patrimonii. Questo principio, oltre che imposto dagli artt. 1223 e
2056 c.c., è stato indicato come il criterio preferibile di
liquidazione del danno anche dall' “Allegato” (Annexe) alla
Risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
14.3.1975, n. 75-7. Tale risoluzione, con l'intento di attenuare le
divergenze di leggi e prassi tra i Paesi aderenti alla CEDU (così si
legge nel preambolo), ha raccomandato agli Stati membri di
“prendere in considerazione”, allorché adottino nuove legislazioni
sul tema dei danni alla persona, i princìpi contenuti nel suddetto
“Annexe”. Ebbene, il § II, punto 6, dell'Annexe raccomanda che
nella liquidazione del danno patrimoniale da perdita della
capacità di lavoro si tenga conto “dei redditi della vittima
posteriori al sinistro, comparati con quelli che avrebbe ottenuto se
il fatto dannoso non si fosse verificato” (“il doit être tenu compte
(…) de ses revenus [scilicet, della vittima, n.d.e.] après l'accident
comparés à ceux qu'elle aurait obtenus si le fait dommageable ne
s'était pas produit”), così confermando che la stima del danno in
esame va compiuta in concreto, e non in base ad una astratta ed
inafferrabile percentuale di “incapacità lavorativa specifica”.
10.3. L'incidenza dei postumi sulla capacità di lavoro andrà
dunque valutata in base a tre passaggi: a) l'accertamento dei
postumi; b) l'accertamento della compatibilità tra i postumi e il
concreto tipo di impegno, fisico o intellettuale, richiesta dal lavoro
41 svolto dalla vittima;
c) l'esistenza in atto od in potenza d'una
riduzione patrimoniale. Naturalmente questo giudizio ha per
corollario che il danneggiato alleghi e provi il tipo di lavoro svolto,
il tipo di mansioni corrispondenti, il tipo di impegno fisico o
psichico da esse richiesto. Dimostrato ciò, il Giudice per la stima
del danno in esame potrà ricorrere ovviamente anche alla prova
presuntiva, che tuttavia dovrà basarsi su fatti noti dai quali
risalire ai fatti ignorati, e non sul mero automatismo tra entità dei
postumi e sussistenza del danno….” (cfr. anche Corte di cassazione, ordinanza n. 16604/2025).
3.2.8. Alla luce delle coordinate poste dalla giurisprudenza di legittimità, calate sulla fattispecie concreta nei limiti dei pochi elementi offerti dalla parte attrice onerata della prova, può compiersi, quindi, il seguente accertamento:
3.2.9. Le conseguenze del sinistro hanno impedito all'attore lo svolgimento dell'attività lavorativa nell'ambito della ditta edile (muratori semplici) condotta insieme al fratello dal sinistro (21.1.2017) durante il periodo di malattia fino a ottobre dello stesso anno. Dopodiché il danneggiato ha ripreso l'attività
lavorativa, dapprima di natura prevalentemente impiegatizia e poi anche manuale, se pure con maggiore fatica (“non riusciva
più a sollevare pesi…”). Il quadro testimoniale combacia con la durata dell'inabilità temporanea totale e parziale accertata dalla
CTU nonché con le conseguenze medico-legali del sinistro,
secondo cui i postumi si concretizzano da un punto di vista
42 soggettivo in seguito a valgizzazione del ginocchio in una
“gonalgia al carico prolungato ed al cammino su terreni scoscesi”.
Vi è, insomma, la prova dell'impedimento all'attività lavorativa nel periodo della malattia e, successivamente, la potenzialità di incidenza negativa dei postumi sull'attività lavorativa specifica esercitata dall'attore danneggiato.
3.2.10. Circa il terzo requisito richiesto dalla citata giurisprudenza (“esistenza in atto od in potenza d'una riduzione
patrimoniale”) l'allegazione e, soprattutto, dimostrazione del danno è, però, data solo in minima parte.
3.2.11. Dalle dichiarazioni dei redditi antecedenti al sinistro, relative alle annualità d'imposta 2014, 2015 e 2016,
risulta un reddito percepito dall'attività d'impresa sufficientemente costante (€ 34.524,00 – € 40.116,00 - €
29.385,00; media € 34.675,00). Dalla dichiarazione dei redditi
2018, relativa all'anno 2017 (l'incidente si è verificato il
21.1.2017), risulta una contrazione del reddito del danneggiato di oltre la metà rispetto all'anno precedente e della media del triennio precedente (€ 13.776,00). Il dato fiscale trova conferma nella deposizione testimoniale del fratello (reddito “dimezzato”),
nell'attività artigianale (muratori non specializzati) esercitata con prevalente impiego della forza manuale dei due soci (cfr.
ancora la dichiarazione testimoniale del fratello), nella durata della malattia come rilevata dalla CTU.
3.2.12. Consegue che l'effettiva contrazione del reddito,
43 nella misura della differenza tra reddito da attività lavorativa comunque conseguito nell'anno 2017 e reddito medio del triennio precedente, può ritenersi dimostrata. L'importo di €
20.899,00 alla data dell'01.01.2018 può, pertanto, essere riconosciuto a titolo di contrazione di reddito effettivamente subìta.
3.2.13. Dopodiché, però, null'altro può essere riconosciuto all'attore appellante a titolo di danno patrimoniale da perdita di reddito. Invero, nonostante la disponibilità della documentazione fiscale individuale e contabile dell'impresa fino al pensionamento (31.12.2020) al termine per la formulazione delle istanze probatorie e il deposito di documenti (la memoria ex art. 183 comma 6 n. 2 dell'attore reca la data del
15.11.2021) l'attore nulla ha documentato in ordine all'andamento dei suoi redditi da lavoro successivamente al termine della malattia (dall'anno 2018 in poi). Ciò doveva però
documentare e provare, stante la prosecuzione dell'attività
lavorativa dopo la fine della malattia come è stato rilevato in sede di CTU e come è stato dichiarato dai testi. L'attore non ha neppure narrato di avere “chiuso l'attività” in corso di causa
(dopo la prima udienza, ma prima delle memorie ex art. 183
comma 6 cpc) e di essere andato in pensione (all'età di 62 anni).
Non ha documentato l'ammontare della pensione che percepisce. Non ha né allegato né dimostrato di essere andato in pensione eventualmente anticipata in nesso di causa con le
44 conseguenze del sinistro. Non ha allegato e/o argomentato che avrebbe, in ipotesi, continuato nell'attività lavorativa anche e nonostante il pensionamento.
3.2.14. In assenza di dimostrazione dei redditi nel periodo successivo al termine della malattia, stante la ripresa dell'attività lavorativa precedente, e in mancanza di documentazione circa l'ammontare della pensione percepita dall'01.01.2021, una effettiva contrazione del reddito in conseguenza dei postumi subìti non è dimostrata e non è
deducibile in via presuntiva dall'unico dato certo disponibile,
ovvero dalla contrazione del reddito nell'anno 2017 a causa dell'impedimento lavorativo dovuto all'inabilità lavorativa temporanea.
3.2.15. Questo difetto di allegazione e “vuoto probatorio”
impedisce anche il ricorso al criterio equitativo di cui all'art. 1226 cc, che soccorre soltanto nell'ipotesi in cui non può essere dimostrato il danno nel suo preciso ammontare. Nel caso di specie, però, la misura dell'eventuale contrazione del reddito per il passato era facilmente dimostrabile con la documentazione fiscale e contabile. Inoltre, era dimostrabile anche l'eventuale differenza del rateo pensionistico rispetto al reddito da lavoro in precedenza conseguito. Era necessario, poi,
un'allegazione e quantomeno offerta probatoria che le conseguenze del sinistro avrebbero indotto l'attore a chiudere l'attività e di accedere alla pensione, eventualmente in via
45 anticipata.
3.2.16. Questo vuoto probatorio non è colmabile con l'affermazione contenuta nell'atto d'appello a pagina 20, non ulteriormente sviluppata, del seguente contenuto: “Si rileva
peraltro che non può essere condivisa la valutazione espressa
dal Ctu in merito al limite cronologico del riconoscimento del
danno patrimoniale da incapacità lavorativo “fino al 31.12.2020
(data del pensionamento)”. Invero, come si desume anche dalle
dichiarazioni espresse dei testi e Tes_4 Tes_2
, successivamente all'incidente de quo l'odierno attore
[...]
ha lavorato pur “con grandi difficoltà”, e, quindi, trattandosi di
artigiano, l'intervenuto pensionamento non avrebbe precluso la
prosecuzione dell'attività lavorativa e della produzione del
reddito.”
3.2.17. Un legame causale tra la “maggior fatica”
nell'attività lavorativa dopo la stabilizzazione dei postumi e l'accesso alla pensione con decorrenza dal 31.12.2020 non è
stato né allegato tempestivamente né dimostrato e un eventuale danno da cenestesi lavorativa, che è una eventuale componente del danno non patrimoniale, non è stato richiesto e argomentato.
3.2.18. Non costituisce, poi, massima di esperienza o fatto notorio che l'artigiano edile medio acceda al trattamento pensionistico e, ciò nonostante, continui imperterrito a lavorare e faticare. Cioè, la mera eventuale facoltà riconosciuta a
46 determinate categorie di lavoratori di accedere al trattamento pensionistico e di continuare a percepire redditi da attività
lavorativa, non permette di dedurre che, nel caso specifico,
l'attore avrebbe, in assenza del sinistro, continuato a prestare attività lavorativa nonostante l'accesso alla pensione.
4. Il concorso di colpa, rivalutazione e interessi compensativi, imputazione dell'acconto versato ante causam:
4.1. Di tutti gli importi liquidati il convenuto danneggiante deve risarcire solo la metà (50%) per effetto dell'accertato concorso di responsabilità.
4.2. Nel caso di specie va imputato anche l'acconto di €
30.000,00, pervenuto al danneggiato in esecuzione dell'accordo stragiudiziale di data 11.6.2019. è il pagamento (di cui CP_3
lo stesso attore ha dato atto in citazione e nelle rassegnate conclusioni). Non è nota la data dell'effettivo pagamento, per cui si ritiene di dovere effettuare l'imputazione con il giorno successivo all'accordo, quindi con la data del 12.6.2019.
4.3. Gli importi liquidati di € 14.375,00, € 38.044,69, €
2.729.79 e € 20.899,00, ridotti alla metà, quindi € 7.187,50, €
19.022,35, € 1.364,90 ed € 10.449,50 vanno, quindi, rivalutati dalle date di decorrenza già sopra individuate con l'applicazione del tasso compensativo sulle somme annualmente rivalutate nella misura di cui all'art. 1284 comma 1 cpc fino alla data del
12.6.2019.
4.4. A questa data, perciò, il credito risarcitorio dell'attore
47 ammontava a € 7.393,25 + € 19.513,09 + € 1.397,87 + €
10.644,15 = € 38.948,36.
4.5. Va imputato, quindi, l'acconto di € 30.000,00 all'importo risarcitorio di € 38.948,36. Alla data del 12.06.2019 residuava,
quindi, in favore dell'attore danneggiante un credito risarcitorio,
in linea capitale, di € 8.948,36.
4.6. L'importo di € 8.948,36, rivalutato alla data della presente decisione e applicato l'interesse compensativo nella stessa misura e modalità, ammonta pertanto a € 11.706,18.
4.7. Il convenuto va in conclusione condannato al pagamento della somma risarcitoria residua di € 11.706,18, già portata all'attualità, oltre interessi di mora nella misura di cui all'art. 1284 comma 1 cc dalla data della presente decisione
(01.10.2025) al saldo effettivo.
5. Sulle spese di lite:
5.1. L'esito del processo, caratterizzato da una parziale soccombenza reciproca (accertamento concorso di responsabilità) e una sensibile riduzione delle pretese economiche fatte valere dall'attore, giustifica ai sensi dell'art. 92
cpc la compensazione parziale delle spese di lite del doppio grado nella misura di un terzo (1/3). La condanna del convenuto alla rifusione dei restanti due terzi (2/3) segue il principio di soccombenza (art. 91 cpc).
5.2. Nella stessa ripartizione sono allocate le spese di CTU
medico legale (liquidate in € 580,00, oltre bollo € 2,00 = €
48 582,00).
5.3. Tenuto conto dell'ammontare della somma risarcitoria attribuita all'attore (decisum, detratto l'acconto versato prima dell'introduzione del giudizio) e, quindi, dello scaglione di valore compreso tra € 5.200,01 ed € 26.000,00, si liquidano alla parte appellante, stante la media complessità in fatto e in diritto delle questioni affrontate e dell'assenza di una fase di trattazione/istruttoria nel giudizio d'appello, in aderenza al
D.M. 55/2014 come modificato dal D.M. 37/2018 e dal D.M. n.
147/2022, i compensi medi per tutte le fasi del giudizio di primo grado e i compensi medi per le fasi di studio, introduttiva e decisionale in appello.
5.4. In ordine alle anticipazioni di spese sopportate, vanno riconosciute in quanto documentate le spese di traduzione dell'atto di citazione in lingua tedesca, il contributo unificato, la marca d'iscrizione, le spese di notifica nonché l'esborso per il
CT di parte limitatamente e nella misura non superiore a quanto liquidato al CTU (quindi, € 580,00, oltre IV 22%).
5.5. Sono, quindi, liquidati all'attore i seguenti compensi per intero (1/1): a) per il primo grado del giudizio: € 919,00 per studio, € 777,00 per la fase introduttiva, € 1.680,00 per la fase istruttoria ed € 1.701,00 per la fase decisionale,
complessivamente quindi € 5.077,00 per compensi d'avvocato,
oltre il 15% per rimborso spese forfetarie sui compensi, oltre €
826,00 per anticipazioni, oltre € 580 + 22% IV (per CT di
49 parte), oltre IV e Cap nella misura e sulle poste previste per legge, e b) per il secondo grado del giudizio: € 1.134,00 per studio, € 921,00 per la fase introduttiva ed € 1.911,00 per la fase decisionale, complessivamente quindi € 3.966,00 per compensi d'avvocato, oltre il 15% per rimborso spese forfetarie sui compensi, oltre € 804,00 per anticipazioni (contributo unificato e marca d'iscrizione), oltre IV e Cap nella misura e sulle poste previste per legge.
P.Q.M.
La Corte d'Appello di Trento, Sezione Distaccata di Bolzano,
ogni diversa domanda e difesa disattesa e reietta –
definitivamente pronunciando sulle domande promosse da
[...]
nei confronti di con atto di citazione in Pt_1 CP_1
appello 28.2.-08.03.2024 avverso la sentenza n. 125/2024 del
Tribunale di Bolzano di data 30.01.2024 / 31.01.2024;
in accoglimento dell'appello per quanto di ragione,
accerta
la concorrente pari responsabilità di e di Parte_1 CP_1
nella causazione del sinistro oggetto di causa
[...]
verificatosi in data 21.01.2017 con danni a carico del solo
[...]
e per l'effetto Pt_1
condanna
l'appellato a pagare all'appellante CP_1 Parte_1
l'importo di € 11.706,18, già portato all'attualità, oltre interessi di mora nella misura di cui all'art. 1284 comma 1 cc dalla data
50 della presente decisione (01.10.2025) al saldo effettivo, a titolo di risarcimento residuo della metà (50%) dei danni subìti;
dichiara
la compensazione di un terzo (1/3) delle spese di lite del doppio grado del giudizio;
pone
le spese della CTU medico legale assunta in primo grado a carico per un terzo (1/3) dell'appellante e per due Parte_1
terzi (2/3) a carico dell'appellato e condanna CP_1
quest'ultimo a versare all'appellante quanto da Parte_1
questi pagato in eccesso a questo titolo;
condanna
l'appellato a rifondere all'appellante CP_1 [...]
due terzi (2/3) delle spese del processo, che liquida, per Pt_1
intero (3/3): a) per il primo grado del giudizio in € 5.077,00 per compensi d'avvocato, oltre il 15% per rimborso spese forfetarie sui compensi, oltre € 826,00 per anticipazioni, oltre € 580 +
22% IV (per CT di parte), oltre IV e Cap nella misura e sulle poste previste per legge, e b) per il secondo grado del giudizio in
€ 3.966,00 per compensi d'avvocato, oltre il 15% per rimborso spese forfetarie sui compensi, oltre € 804,00 per anticipazioni
(contributo unificato e marca d'iscrizione), oltre IV e Cap nella misura e sulle poste previste per legge, il tutto con distrazione a favore dell'Avv. DO RU del foro di Venezia, dichiaratosi procuratore antistatario.
51 La Corte dispone, per l'ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l'omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma dell'art. 52 del d.lgs. n. 196/2003.
Bolzano, così deciso il 01.10.2025.
La Presidente Dott.ssa Isabella Martin
Il Consigliere estensore Dott. Thomas Weissteiner
Il Funzionario Giudiziario
CP_4 [...]
Controparte_5
Das Oberlandesgericht Trient
Außenabteilung Bozen
Abteilung für Zivilsachen
erlässt in nichtöffentlicher Sitzung durch
Dr. Isabella Martin Vorsitzende
Dr. Thomas Weissteiner Senatsmitglied und
Gegenstand: Abfasser des Urteils
Schadenersatz - Dr. Federico Paciolla Senatsmitglied Skiunfall
folgendes
URTEIL
in der unter Nr. 39/2024 A.R. eingetragenen zweitinstanzlichen
Rechtssache, welche
durch
geboren in Dolo (VE) am 02.11.1958 und Parte_1
wohnhaft in Mira (VE) in Via Pavese Nr. 30 (St.Nr.:
52 , vertreten und verteidigt, laut Vollmacht C.F._1
am Rande der erstinstanzlichen Klageschrift, durch RA Dr.
DO RU des Gerichtsstandes Venedig, mit erwähltem
Domizil beim Verteidiger in Venedig-Mestre, Riviera XX
Settembre Nr. 38/5;
- Berufungskläger -
gegen
geboren in Döbern (Deutschland) am CP_1
24.05.1958 und wohnhaft in Berlin (Deutschland), Markgrafen
Straße 40, vertreten und verteidigt, laut Vollmacht vom
3.6.2020, welche dem erstinstanzlichen Einlassungsschriftsatz
beigefügt wird, durch RA Dr. Christof RT und RA Dr.
AN EG aus Bruneck (BZ), mit erwähltem Domizil in deren Kanzlei in Bruneck (BZ), Gilmplatz 2;
- Berufungsgegner -
wegen: Berufung gegen das Urteil des Landesgerichts Bozen
Nr. 125/2024 vom 30.01.2024 / 31.01.2024;
eingeleitet wurde und welche in der Verhandlung vom
17.09.2025 an den Senat zur Urteilsfindung ex Art. 352 ZPO
verwiesen wurde,
über folgende
Parte_3
Für den Berufungskläger:
laut Schriftsatz nach Art. 352 Abs. 1 Nr. 1 ZPO:
“Möge das löbliche Oberlandesgericht, in Annahme sämtlicher
53 Berufungsgründe und in Abänderung des Urteils Nr. 125/2024,
welches vom Landesgericht Bozen in der Person ON Dr. ND
AL am 30.01.2024 verkündet, in der Kanzlei am
31.01.2024 hinterlegt und durch ZEP am 31.01.2024 zugestellt
wurde;
In der Sache Nach Feststellung der ausschließlichen Haftung –
beziehungsweise, untergeordnet, der mitwirkenden Haftung,
zumindest in gleichem Maße ex Art. 19 G. Nr. 363/2003 – ON
HEn LE bei der Verursachung des am 21.01.2017 CP_1
in Örtlichkeit Piz Sorega, bei HEn Per_2 Parte_1
eingetretenen Skiunfalls,
den Beklagten zum Ersatz zugunsten des GEs, aus den in
der Sachverhaltsdarstellung der erstinstanzlichen Klageschrift
und in der Berufungsklageschrift näher ausgeführten Titeln,
sämtlicher in Folge des am 21.01.2017 in Örtlichkeit Piz Per_2
Sorega eingetretenen Skiunfalls erlittenen und zu erleidenden
vermögensrechtlichen und nicht vermögensrechtlichen Schäden
verurteilen, abzüglich der erhaltenen Anzahlung in Höhe ON
Euro 30.000,00, zuzüglich Geldaufwertung und Schadenersatz
aufgrund der fehlenden rechtzeitigen Nutzung der Summen, der
nach dem Kriterium der Ausgleichszinsen zu beziffern ist.
In beweisrechtlicher Hinsicht Es wird die Zulassung der
folgenden mündlichen Beweiskapiteln beantragt, welche im
klägerischen erstinstanzlichen Schriftsatz ex Art. 183 Abs. 6 Nr.
54 … omissis …
Mit Obsiegen der Kosten und Entgelte zuzüglich des vom Gesetz
vorgesehenen Anhangs in Bezug auf beide Rechtsinstanzen, die
zugunsten des vorstreckenden Prozessbevollmächtigten
auszusondern sind.
Ebenfalls mit Rückerstattung der Entgelte für ASV und PSV, die
in der ersten Rechtsinstanz in Höhe ON insgesamt 3.022,00
Euro angefallen sind.
Für den Berufungsgegner:
laut Schriftsatz nach Art. 352 Abs. 1 Nr. 1 ZPO:
„Möge das angerufene Oberlandesgericht ON Trient –
Außenstelle Bozen,
- in der Hauptsache: sämtliche ON der Gegenpartei gestellten
Anträge abweisen, da rechtlich und faktisch unbegründet und
somit das erstinstanzliche Urteil Nr. 125/2024 vom 30.1.2024,
veröffentlicht am 31.1.2024, vollinhaltlich bestätigen;
- in jedem Fall: Kosten, Gebühren und Honorare des
gegenständlichen Berufungsverfahrens zu Lasten der
Gegenpartei, wobei beantragt wird, dass die Gerichts- und
Anwaltsspesen im Sinne des Art. 4 Abs.
1-bis M.D. 55/2014
erhöht werden mögen, da bei der Abfassung des
gegenständlichen Schriftsatzes die dort vorgesehen Kriterien
eingehalten wurden.
Es wird ausdrücklich erklärt, das Streitgespräch über etwaige
neue Einwände und/oder Anträge nicht anzunehmen.“
55 VERFAHRENSABLAUF
1. HE ZU hat HEn LE vor das Pt_1 CP_1
Landesgericht Bozen geladen und dessen Verurteilung zum
Ersatz der vermögensrechtlichen und nicht vermögensrechtlichen Schäden (abzüglich der Anzahlung ON €
30.000,00), zuzüglich Ausgleichszinsen und Geldaufwertung
beantragt, u.z. infolge der Schäden, die er in dem am
21.01.2017 um 14.00 Uhr auf der Piste Nr. 9 des Skigebietes in der Gemeinde Abtei (BZ) eingetretenen Skiunfalls erlitten hat,
nach Feststellung der ausschließlichen Haftung des Beklagten
bei der Verursachung des Schadensfalls, wegen grundsätzlicher
Verletzung der Verhaltensvorschrift gemäß Art. 10 des Gesetzes
Nr. 363/2003. Insbesondere sei der GE „in der
Abfahrtsphase“ vom gegnerischen Skifahrer „ON hinten
angefahren worden, welcher auch dieselbe Piste Nr. 9 auf Skiern
mit hohem Tempo befuhr und dabei absolut unsichtbar war, weil
ON hinten kommend“.
2. Der Beklagte hat jegliche Haftung für den Unfall
bestritten, weil ihm der GE – zusammenfassend – seine ordnungsgemäße Fahrtrichtung auf der rechten Seite der Piste
„abgeschnitten“ habe, mit Durchquerung der Piste ON links nach rechts (Berg-Tal-Richtung) hinter einer Geländekuppe mit verhinderter Sichtbarkeit, und ihm somit jegliches
Notfallmanöver zur Vermeidung des Aufpralls verunmöglicht
habe. Er hat daher die Abweisung des Antrags beantragt,
56 indem er jedenfalls die übermäßige Quantifizierung der ausgeführten Schadenspositionen beanstandet hat.
3. Das Landesgericht, nach der Entscheidungsvorbereitung
mit mündlichen Beweisen (über den Unfallhergang und die schädlichen Folgen) und mit gerichtsmedizinischem
Amtssachverständigengutachten über die Person des GEs,
hat den Antrag abgewiesen, und den unterliegenden GE mit den Streitkosten und den Kosten für den ASV belastet.
4. Zusammenfassend hat das Landesgericht für
„überraschend“ erachtet, dass im Laufe des Rechtsstreits
gegenüber dem Inhalt des Protokolls, das ON den NI,
welche am Unfallort eingegriffen haben, erstellt worden ist,
UGn angehört worden sind. Dies gilt bis zur
Fälschungsklage, die in diesem Fall nicht erhoben wurde, laut welcher es keine UGn gab. Es hat für „eigenartig“ gehalten,
dass die potenziellen UGn nicht bis zum Ankommen der
Rettungskräfte geblieben sind, „und das unter besonderer
Berücksichtigung der klägerischen UGn, weil diese mit dem
GE befreundet sind (UG ) oder zumindest ihn Tes_1
kennen…“ Es hat aus diesen Gründen die UGnerklärungen
aufgrund ihrer Widersprüchlichkeit für „unglaubwürdig“ und
„unverwendbar” erhalten, und jedenfalls für nicht dafür
geeignet, „um den Vorfall mit der notwendigen Genauigkeit
aufzuklären“. Es hat daher nur die ON den NI
durchgeführte Feststellung für verwendbar erhalten, nach
57 welcher der GE „sich weiter talwärts im Vergleich zu LE
NDs befand und dabei war, eine jenseits einer Per_3
Geländekuppe zu machen“. Es hat die Videoaufnahme der fraglichen Piste für nicht bedeutend, aber die Anwesenheit der
Geländekuppe für entscheidend gehalten. Es hat daher die gesamte Verantwortung des Schadensfalls dem GE
zugeschrieben, welcher sich „unsichtbar“ gemacht „… und die
Piste in Querrichtung in der Nähe einer Geländekuppe überquert“
habe und somit „offensichtlich die Sorgfaltspflichten verletzt“
habe, mit darauffolgender Unanwendbarkeit der
Verhaltensvorschrift laut Art. 10 des Gesetzes Nr. 363/2003 zu
Lasten des Beklagten, worauf „die Abweisung des Antrags
wegen fehlenden Nachweises der rechtsbegründenden
Tatsachen“ folgte. Schließlich hat es den unterliegenden GE
mit den Streitkosten und den Kosten für den ASV belastet.
5. Gegen diese Entscheidung hat der GE OR ZU
Berufung eingelegt, die sich auf fünf Gründe stützt.
6. Der Beklagte hat sich der Berufung CP_1
widersetzt und deren Abweisung unter Auferlegung der Kosten
des Verfahrens beantragt.
7. Ohne wurde der Rechtsstreit dem Senat mit CP_6
Verfügung des Instruktionsrichters, die infolge der schriftlichen
Verhandlung nach Art. 352 ZPO vom 17.09.2025 erlassen wurde, zur Entscheidung überwiesen.
8. Die Übersetzung des vorliegenden Urteils in die deutsche
58 Verfahrenssprache erfolgt mit Hilfe des Amtes für
Übersetzungen bei diesem Oberlandesgericht im Sinne des Art.
20 Abs. 12 des D.P.R. Nr. 574/1988.
ENTSCHEIDUNGSGRÜNDE
1. der Berufungsgründe: Controparte_7
1.1. Mit dem ersten Grund, welcher als „Falsche und
mangelnde Begründung bezüglich des Unfallhergangs und des
behaupteten Daseins einer Geländekuppe mit verhinderter
Sichtbarkeit – Verkennung des Urkundenbeweises laut dem
Bericht der NI ON Abtei vom 21.01.2017“ klassifiziert wird, wirft der Berufungskläger dem Landesgericht vor, die
„Geländekuppe“, die in dem Unfallbericht der NI, die dem GE Hilfe geleistet haben, erwähnt wird, als
„entscheidend“ erachtet zu haben, weil diese angeblich die
Sichtbarkeit für den ON oben kommenden Skifahrer
verhinderte. Dies gehe sowohl aus dem Bericht als auch aus den ON NI erstellten Dienstbericht nicht hervor,
welche keine Beschreibung daON gegeben haben, und im
Gegenteil eine „gute“ und „sehr gute Sichtbarkeit“ anerkannt haben. Die Feststellung werde zudem durch das Foto- und
Videomaterial in den Akten widerlegt, welches die Anwesenheit
einer leichten Steigungsänderung der Piste, die die Sichtbarkeit
nicht verhindert, zeige. Sämtliche UGn stimmten dann ein,
indem sie die Zone des Aufpralls als „sichtbar“ für diejenigen,
die ON oben kamen, beschrieben. Auch die Feststellung der
59 Überquerung der Piste ONseiten des GEs wäre das Ergebnis
der „Verkennung“ des Berichts der NI und des
Beweisvorbringens (Kapitel 2 des GEs), nach welchem die
Gruppe – ON welcher der GE vor dem Unfall (der sich auf der rechten Seite der Piste ereignet hatte – u.z. aus der Sicht
Berg/Tal) Teil war, auf der linken Seite der Piste, um ein Foto
zu schießen, stehengeblieben war. Die Überquerung gehe sowohl aus dem als auch aus den Erklärungen der Per_4
Parteien an den NI als auch aus den
UGnerklärungen nicht hervor. Also war keine Verletzung der
Verhaltensregeln dem GE-Berufungskläger anzulasten,
während dem Beklagten die gesamte Haftung für den Verstoß
gegen die Vorschriften laut Artt. 9 und 10 des Gesetzes Nr.
363/2003 zurückzuführen war (welche den Skifahrern
vorschreiben, sich so zu verhalten, dass sie keine Gefahr für
sich selbst und andere darstellen, mit einer besonders angepassten Geschwindigkeit in den unübersichtlichen
Strecken zu fahren, und dem ON oben kommendem Skifahrer
vorschreibt, seine Fahrspur so zu wählen, dass ein
Zusammenstoß mit unterhalb Fahrenden oder eine Störung
Letztgenannter vermieden wird).
1.2. Mit der zweiten Rüge (“Falsche und mangelnde
Begründung bezüglich des Unfallhergangs und des behaupteten
Daseins einer Geländekuppe mit verhinderter Sichtbarkeit –
Verkennung des Beweises und Verletzung des Art. 115 ZPO
60 hinsichtlich der Bestimmung des Unfallorts” beanstandet der
Berufungskläger die mangelnde und/oder verkannte
Beurteilung des ON beiden Parteien vorgelegten Foto- und
Videomaterials der Strecke der Piste wo, auch nach der ebenso verkannten UGnaussage des eingetretenen Carabiniere, sich der Schadensfall zugetragen hat. Dieses Material zeige die perfekte Sichtbarkeit für den ON oben kommendem Skifahrer
über den weiter talwärts fahrenden Skifahrern der
Steigungsänderung/ der im Unfallbericht erwähnten
Geländekuppe. Somit hätte die Haftung für den Aufprall ON
hinten dem Beklagten, und nicht, wie vom Landesgericht falsch erachtet, dem GE zugeschrieben werden müssen.
1.3. Mit einer dritten Rüge (“Falsche und unlogische
Begründung bezüglich der erachteten Widersprüchlichkeit und
Unglaubwürdigkeit des UGn - Unterlassung Testimone_2
der Prüfung des Beweismittels in Bezug auf das Foto der
Rettungsmaßnahmen” folgert der Berufungskläger, dass das
Landesgericht fälschlicherweise ON der Anmerkung der
NI in auf das Fehlen ON UGn eine Per_5
Unbrauchbarkeit und/oder Unglaubwürdigkeit der angehörten
UGn abgeleitet hat, besonders hinsichtlich der Aussage des
UGn , zumindest in Bezug auf die Lage der Testimone_2
Orte und der Strecke, wo sich der Schadensfall zugetragen hat.
Zudem gehe aus den Fotografien des Rettungsdienstes
zumindest das Dasein ON zwei Personen zusätzlich zu den
61 NI und den Sanitätern hervor. Die Aussage des UGn
VI war für die Rekonstruktion des Unfalls nützlich und hätte hingegen positiv bewertet werden müssen, da sie die vom
GE beschriebene Version des Unfallhergangs stützt.
1.4. Mit dem vierten Grund, der als „Mangelnde Begründung
sowie Verletzung und/oder falsche Anwendung der Artt. 9 und
10 G. Nr. 363/2003 hinsichtlich des Verhaltens des ON oben
kommenden Skifahrers auch in der Nähe einer Geländekuppe mit
verhinderter Sichtbarkeit“ klassifiziert wird, leitet der
Berufungskläger zusammenfassend Folgendes ab: - die
Irrelevanz des eigenen vorherigen Anhaltens am linken Rand
der Piste, da er sich zum Zeitpunkt des Aufpralls bereits auf der
Abfahrt an der rechten Seite der Piste befand;
-
Fehleinschätzung des Landesgerichts bezüglich der Pflichten,
die dem bergwärts fahrenden Skifahrer ON den Artt. 9 und 10
des Gesetzes Nr. 363/2003 auferlegt werden, das heißt dem
Beklagten, welcher, gerade bei der Anwesenheit einer
„Geländekuppe“ ON solcher dass ihm die Sicht talwärts Per_6
versperrt war, umso mehr sein Verhalten und seine
Geschwindigkeit so hätte anpassen müssen, dass er den
Skifahrer unterhalb der Geländekuppe nicht hätte umfahren können. „Demzufolge wird die Abänderung des angefochtenen
Urteils die Feststellung der ausschließlichen Haftung gegen den
Beklagten mit sich bringen, welcher, ohne vorher festzustellen,
ob die Piste frei war, die Abfahrt auch bei einer leichten
62 Steigungsänderung der Piste fortgesetzt hat, die eine vollständige
Sicht auf alle Skifahrer, die die Piste befuhren, einschließlich
HEn ZU OR, verhindern konnte.“
1.5. Mit dem fünften und letzten Grund („Verletzung und/oder
unterlassene Anwendung des Art. 19 G. 363/2003 –
unterlassene Anwendung der Vermutung der gleichen
Mitverantwortlichkeit zwischen den Parteien“ wirft der
Berufungskläger dem Urteil vor, die Regel der vermuteten gleichen Haftung in Abwesenheit des Beweises der gesamten
Haftung, die dem GE zugeschrieben werden kann, nicht angewandt zu haben.
2. Die Rügen, die alle die Feststellung des Unfallhergangs
und die daraus resultierende Beurteilung der Haftung zum
Gegenstand haben, können gemeinsam geprüft werden.
2.1. Es muss vorausgeschickt werden, dass dem fraglichen
Schadensfall, der sich am 21.1.2017 ereignet hat, die
Verhaltensregeln der Benutzer der Skigebiete ratione temporis
nach den Artt. 9 und ff. des Gesetzes Nr. 363/2003 angewandt werden (heute sind diese neu ausgelegten und zum Teil
angepassten Regeln im GvD Nr. 40/2021, Artt. 17 und ff.
aufzufinden). Das Gesetz Nr. 363 vom 24. Dezember 2003
regelt, in seinem Titel III, eine Reihe ON Verhaltensvorschriften,
an welchen sich die Benutzer der Skigebiete anhalten müssen.
Die Vorschriften spiegeln im Wesentlichen die allgemein anerkannten Bestimmungen der sogenannten „FIS Regeln“
63 wider, der ON der FIS erstellt und im Laufe der Zeit aktualisiert wurde und vor der Gesetzesänderung im Jahr 2003 ON der italienischen Rechtsprechung herangezogen wurde, um die allgemeine Regel der Vorsicht und Tüchtigkeit gemäß Art. 2043
ZGB zu präzisieren. Die wichtigste Verpflichtung ergibt sich aus
Art. 9 (Geschwindigkeit), nach welchem sämtliche Skifahrer „…
sich so verhalten müssen, dass sie in Anbetracht der
Eigenschaften der Piste und der Umweltverhältnisse, keine
Gefahr für die Unversehrtheit anderer darstellen. Die
Geschwindigkeit muss den Verhältnissen angepasst sein. Dies
gilt besonders auf unübersichtlichen Strecken, in der Nähe ON
Bauten oder Hindernissen, an Kreuzungen, bei Abzweigungen,
bei Nebel, Dunst, schlechter Sicht oder , an Engstellen Persona_7
und in Anwesenheit ON Anfängern.“ Art. 10 (Vorfahrt)
verpflichtet dann den ON oben kommenden Skifahrer seine „…
Fahrspur so zu wählen, dass ein Zusammenstoß mit unterhalb
Fahrenden oder eine Störung Letztgenannter vermieden wird“.
Der darauffolgende Art. 11 (Überholen) regelt dieses gefährliche
Manöver, indem er den überholenden Skifahrer darauf verpflichtet, sich zu „… vergewissern, dass dafür genügend
Platz und Sicht vorhanden sind. … Dabei ist soviel Abstand zu
halten, dass die überholten Skifahrer nicht behindert werden.“
Art. 12 (Kreuzungen) legt die Vorfahrtsregel für den ON rechts
Kommenden fest (diese Regel wurde im neuen Gesetz
sinnvollerweise durch die Verpflichtung für alle, ob bergauf
64 oder bergab, ersetzt, die erforderliche Aufmerksamkeit walten zu lassen und die Geschwindigkeit unabhängig ON der Position
auf der Piste zu verringern). Art. 13 legt die Pflicht des
Anhaltens nur am Rande der Piste fest, mit dem Verbot, „an
Engstellen, in der Nähe ON Hügeln oder an unübersichtlichen
Stellen“ anzuhalten. Das Gesetz Nr. 14/2010 der Provinz Bozen
präzisiert in Art. 18 (Verhaltensregeln für Benutzer) die
Verpflichtung, dass jeder, der sich auch nach einer Pause auf die Piste begibt, sich „vergewissern“ muss, dass er dies ohne
Gefahr für sich selbst und andere tun kann. Das GvD Nr.
40/2021 schreibt in Art. 21 Abs. 2 vor, dass Skifahrer, die „auf
eine Piste fahren oder nach einer Pause wieder losfahren, sich
vergewissern müssen, dass sie dies ohne Gefahr für sich selbst
oder andere tun können” und entspricht damit ausdrücklich
den Bestimmungen der Regel Nr. 5 des FIS-Dekalogs.
2.2. Art. 19 des Gesetzes Nr. 363/2003 (heute Art. 28 GvD Nr.
40/2021), legt im Falle eines Aufpralls zwischen Skifahrern eine
Vermutung fest, bis das Gegenteil bewiesen ist, „... dass jeder
ON ihnen gleichermaßen zur Entstehung der eventuellen
Schäden beigetragen hat“. Die Vermutung wurde aus den
Vorschriften für den Straßenverkehr übernommen (Art. 2054
Abs. 2 ZGB). Nach Ansicht einiger Kommentatoren des Gesetzes
Nr. 363/2003 war die Begründung für diese Entscheidung im
Wesentlichen dieselbe wie die, die den Gesetzgeber ON 1942
dazu veranlasst hatte, auf die Vermutung der gleichen Haftung
65 zurückzugreifen. Es wurde nämlich daON ausgegangen, dass die Notwendigkeit, die Schwierigkeiten bei der Beweisführung
zur Rekonstruktion des genauen Unfallhergangs zu
überwinden, durch die Einführung eines Kriteriums zur
Verteilung und Zuweisung der Schadenersatzpflicht auf beide
Beteiligten umgangen oder abgewogen werden kann, wenn der geschädigte Skifahrer nicht in der Lage ist, die ausschließliche
Haftung des gegnerischen Skifahrers nachzuweisen. Der
Mechanismus der des vorgesehenen oder des der CP_8
Vermutung der gleichen Haftung folgenden Schadens lässt auf jeden Fall den Gegenbeweis unberührt, das heißt, dass er nur in dem Fall wirkt, in welchem auf Grundlage des
Beweisverfahrens die konkrete Handlung, die den Schadensfall
verursacht hat, unbekannt bleibt, oder wenn es konkret unmöglich ist, festzustellen, in welchem Maße das Verhalten
der Skifahrer zum Ereignis geführt haben. Wenn hingegen das
Beweisverfahren ermöglicht, eine ausschließliche und absorbierende Haftung eines der zwei Skifahrer festzustellen,
oder wenn die einzelnen Verhaltensweisen überprüft werden können, indem deren entsprechende kausale Bedeutung
abgewogen wird, kann die nicht zu gleichen Teilen auf CP_9
die zwei Gegner verteilt werden, sondern das Gericht wird in einem Fall die ausschließliche Haftung, und in dem anderen
Fall die exakten Ausmaße der Mithaftung feststellen. Auf die
Gefahr, dass somit der Geschädigte, da auch dieser der
66 Vermutung unterliegt, falls er sein tadelloses Verhalten nicht beweisen kann, nur die Hälfte des Schadenersatzes erhalten kann, auch angesichts einer sicherlich nicht angemessenen
Verhaltensweise, die nicht den Verhaltensregeln entspricht,
reagiert Teil der Rechtsprechung mit einer – zumindest angeblich - weniger strengen Auslegung der kommentierten
Norm im Vergleich zur Vorschrift nach Art. 2054 ZGB.
[...]
, in mehreren Entscheidungen, Controparte_10
darunter das Urteil vom 21. Oktober 2009, über die
Verschiedenheit des Regelungsumfelds argumentiert, zu welchem Art. 19 des Gesetzes Nr. 363/2003 gehört, d.h.
hinsichtlich der Vermutung der gleichen Haftung nach dem zweiten Absatz des Art. 2054 ZGB, indem es feststellt, dass der
Skifahrer, auch bei deren Geltung weiterhin dem
Haftungskriterium gemäß Art. 2043 ZGB unterliegt, im
Gegensatz zum Verkehrsteilnehmer, bei dem die Haftung sich aus der systematischen Verknüpfung der Bestimmungen der
Absätze 1 und 2 des Art. 2054 ZGB ergibt. Die Konsequenz
daON ist, dass in Anwesenheit einer besonders bedeutenden
Haftung eines der zwei Skifahrer der Gegner haftungsfrei wird,
auch wenn es – hypothetisch – keine Sicherheit über sein konkretes Verhalten bestätigt werden kann. In dieser Hinsicht
wird derjenige, der beweist, sich hinsichtlich der Verkehrsregeln
sportlich tadellos verhalten zu haben, haftungsfrei, auch ohne den Beweis vorlegen zu können, „alles erdenklich Mögliche“
67 getan zu haben, um den Unfall zu vermeiden. Es besteht im
Wesentlichen, auch in der Rechtslehre, Einigkeit darüber, dass der Inhalt des Beweises im Bereich des Skisports weniger streng ist als im Straßenverkehr, gerade aufgrund des Mangels,
in der betreffenden Bestimmung, der Verhaltensverpflichtung,
„alles zu Vermeidung des Schadens Mögliche getan zu haben“
(Art. 2054 ZGB Abs. 1). So kann eine „besonders bedeutende“
Haftung eines der zwei Skifahrer zur Entlastung des anderen
ON der Vermutung führen, auch wenn konkret nicht positiv festgestellt werden kann, dass dieser, „alles zu Vermeidung des
Schadens Mögliche getan“ hat. Diese Verpflichtung, die im
Straßenverkehr auch die Vorhersehbarkeit der Unachtsamkeit
anderer umfasst, wird somit im sportlichen Bereich nicht verlangt, wobei im Gegenteil der talwärts fahrende Skifahrer
dem bergwärts fahrenden Skifahrer, der hinter ihm und so außerhalb seines Sicht- und Wahrnehmungsbereichs befindet,
vertrauen muss, sich angemessen und in Übereinstimmung mit den Regeln der ausgeübten Sportart zu verhalten.
2.3. Der Skifahrer unterliegt jedoch dem besonderen
Kriterium der Zuweisung der Haftung gemäß Art. 19 des
Gesetzes Nr. 363/2003, sodass der Verweis auf Art. 2043 ZGB
– im Gegensatz zu Art. 2054 ZGB – überwunden werden kann,
da daON ausgegangen wird, dass der Unterschied im Inhalt des
Beweises zu Lasten der Gegenparteien die vom Gesetzgeber
vorgesehene Haftungsvermutung, die gleichermaßen auch für
68 Sportler gilt, nicht ausschließen und/oder einschränken kann.
Der Grund, warum sowohl der Autofahrer als auch der
Skifahrer die Beweislast für ihre Sorgfalt bei einem
Schadensfall tragen, liegt in der Notwendigkeit, die vom Gesetz
ausdrücklich festgelegte Haftungsvermutung zu überwinden,
die nur dann widerlegt werden kann, wenn kein Zweifel daran besteht, dass der Fahrer und/oder Skifahrer selbst nichts mit dem Ereignis zu tun hat, d. h. wenn er nachweisen kann, dass die Fahrlässigkeit des anderen nicht nur „grob” ist, sondern auch die ausschließliche Ursache für den Unfall darstellt. Die
Vermutung wird daher offensichtlich nicht aufgrund des
üblichen Kriteriums der Haftungszurechnung gemäß Art. 2043
ZGB aufgestellt, sondern aufgrund des besonderen und unterschiedlichen Kriteriums gemäß Art. 19 G. Nr. 363/2003:
besonders, weil es offensichtlich vom Gesetzgeber vorgesehen ist, um den besonderen Fall des Zusammenstoßes ON
Skifahrern zu regeln;
und anders, weil es eine Vermutung der
Fahrlässigkeit festlegt, die das allgemeine Gebot gemäß Art.
2043 ZGB in keiner Weise enthält.
2.4. Daraus ergibt sich letztendlich, dass auch im Fall einer groben oder besonders bedeutenden, aber nicht ausschließlichen Fahrlässigkeit eines der beiden beteiligten
Parteien, der Gegner nicht ON der Beweislast befreit ist, ein zumindest besonnenes und regelmäßiges Verhalten gehabt zu haben, jedenfalls so, dass eine Kausalwirkung seines
69 Verhaltens auf das Eintreten des Schadensfalls ausgeschlossen ist (in diesem Sinne, Oberlandesgericht Neapel, Urteil
26.4.2019, Nr. 2313; Oberlandesgericht Mailand, Urteil
29.10.2014, Nr. 3857; Landesgericht SaONa, Urteil vom 30.
November 2017, Nr. 1408; Oberlandesgericht Trient
Außenabteilung Bozen, Urteil Nr. 27/2018 vom 3.3.2018 und
Urteil Nr. 83/2017 vom 16.6.2017).
2.5. Dies vorausgeschickt betrifft die erste Kritik des
Berufungsklägers, worauf eingegangen werden kann, den Wert,
der dem Verweis zuzuschreiben ist, welcher in dem ON den
NI verfassten Unfallbericht über die Abwesenheit ON
UGn beigefügten Formular enthalten ist. Über den Punkt ist das ON den NI verfasste Protokoll laut dem Erstrichter
„eine öffentliche Urkunde, die bis zu einer Fälschungsklage gilt,
welche im vorliegenden Fall nicht erhoben wurde“. In diesem
Zusammenhang kann auch die andere überprüft werden, Per_8
die die Bewertung des in demselben Unfallbericht erhaltenen
Verweises ONseiten des Erstrichters betrifft, unter den
„Informationen zum Unfall“ (mit verschiedenen Abschnitten,
darunter „Unfallort“, „Schwierigkeitsgrad der Piste“,
„Schneeverhältnisse“ usw.) auf den Unfallort im Abschnitt
„Unfalldetails”, wo das Kästchen „nach einer Geländekuppe”
angekreuzt ist. Aus dieser Anmerkung, samt einem Auszug aus der Rekonstruktion des Unfallhergangs, die im Dienstbericht
wiedergegeben wird, nach welcher „HE ZU sich weiter Pt_1
70 talwärts im Vergleich zu LE NDs befand und dabei war,
eine Kurve jenseits einer Geländekuppe zu machen“, hat der
Erstrichter den als „entscheidend“ definierten Umstand des
Daseins besagter Geländekuppe abgeleitet, in deren Nähe sich der GE als „unten fahrender Skifahrer“ für den Beklagten,
ON oben kommenden Skifahrer „unsichtbar“ gemacht habe.
2.5.1. Im Sinne des Art. 2700 ZGB “die öffentliche
Urkunde begründet bis zur Fälschungsklage vollen Beweis über
die Herkunft der Urkunde ON der Amtsperson, die sich errichtet
hat, sowie über die Erklärungen der Parteien und über die
anderen Tatsachen, welche die Amtsperson als in ihrer
Anwesenheit vorgefallen oder ON ihr vorgenommen bestätigt”.
2.5.2. Es ist bekannt, dass sich die besondere Beweiskraft
weder auf die Richtigkeit des Inhalts der Aussagen der Parteien
noch auf die Bewertungen erstreckt, die der Amtsträger aus diesen Aussagen und/oder den ON ihm festgestellten
Tatsachen ableitet (mit Ausnahme der in sich eigenen
Überzeugungskraft der Feststellung durch den dazu befugten
Amtsträger – vgl. zum Beispiel Kassationsgerichtshof,
Verfügung Nr. 29320/2022, Leitsatz: “Con riferimento al verbale
di accertamento di un incidente stradale redatto da organi di
polizia, l'efficacia di piena prova fino a querela di falso, che ad
esso deve riconoscersi - ex art. 2700 cod. civ., in dipendenza
della sua natura di atto pubblico - oltre che quanto alla
provenienza dell'atto ed alle dichiarazioni rese dalle parti, anche
71 relativamente "agli altri fatti che il pubblico ufficiale che lo redige
attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti", non
sussiste nè con riguardo ai giudizi valutativi che esprima il
pubblico ufficiale, nè con riguardo alla menzione di quelle
circostanze relative a fatti, i quali, in ragione delle loro modalità
di accadimento repentino, non si siano potuti verificare e
controllare secondo un metro sufficientemente obbiettivo e
pertanto, abbiano potuto dare luogo ad una percezione sensoriale
implicante margini di apprezzamento, come nell'ipotesi che
quanto attestato dal pubblico ufficiale concerna l'indicazione di
un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio
che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante. E, pertanto,
al riguardo la parte non è tenuta nemmeno alla prova contraria. Il
predetto verbale fa invece piena prova fino a querela di falso in
ordine ai fatti accertati visivamente dai verbalizzanti e relativi
alla fase statica dell'incidente, quale risultava al momento del
loro intervento.”; über die innewohnende Beweiskraft, vgl.
Verfügung Nr. 10376/2024; vgl. Controparte_11
, Urteil Nr. Controparte_12 Controparte_11
23800/2014, Leitsatz: “Nel giudizio di opposizione ad ordinanza
ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa, il verbale di
accertamento dell'infrazione fa piena prova, fino a querela di
falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante
come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine
di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del
72 documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni
delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli
apprezzamenti ed alle valutazioni del verbalizzante né ai fatti di
cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero
ai fatti della cui verità si siano convinti in virtù di presunzioni o di
personali considerazioni logiche.”).
2.5.3. Die Anmerkung „UGn Nein” im Unfallbericht
und im Dienstbericht kann unter dem Gesichtspunkt der besonderen Beweiskraft bis zur Fälschungsklage nur gelten,
dass in Anwesenheit der NI, die um 14.15 Uhr und somit nach dem Unfall, der sich gegen 14.00 Uhr ereignet hatte
(in diesem Punkt sind sich die Parteien einig), am Unfallort
eintrafen, kein UG des Unfalls mehr anwesend war und/oder keiner der Anwesenden „aktiv” als UG vortrat und/oder keine der beteiligten Parteien die Beamten aktiv über die
Existenz möglicher UGn unter Angabe ihrer Personalien
informiert hat. Die diesbezügliche Feststellung der Beamten
umfasst jedoch nicht, wie vom Erstrichter verstanden, die absolute Nicht-Existenz ON UGn, die aus verschiedenen
Gründen bei Ankunft der NI nicht mehr vor Ort waren oder ON diesen nicht identifiziert wurden. Es obliegt der
Justizbehörde, angesichts der Eintragung im Bericht und des
Fehlens ON summarischen Informationen, die zum Zeitpunkt
des Unfalls ON anderen Personen als den Beteiligten gemacht wurden, die Zuverlässigkeit der Aussagen ON UGn, die ON
73 den Parteien erst im Verfahren benannt wurden, sorgfältig zu
überprüfen.
2.5.4. Die Rekonstruktion des Unfallherganges, die ON
den Beamten auf Grund der einzigen Erklärungen der beteiligten Parteien vorgenommen wurde, verfügt sicherlich nicht über die besondere Beweiskraft ex Art. 2700 ZGB.
2.5.5. Die Anmerkung, dass sich der Unfall “hinter einer
Geländekuppe” ereignet hatte, ohne eine ON den Beamten
durchgeführte planimetrische und/oder fotografische
Erhebung, ermöglicht es schon per se nicht, behaupten zu können, dass die Anwesenheit einer morphologischen
Erhebung der Piste ON unbekannten Größen dazu geeignet war, die Sichtbarkeit für den ON oben kommenden Skifahrer
zum Teil oder zur Gänze zu verhindern. In demselben
Bericht/Unfallbericht findet sich auch keine solche Aussage,
die auf einer konkreten Feststellung beruhen würde.
2.5.6. Im Gegensatz dazu werden die Bedingungen der als blau (d. h. leicht) eingestuften Piste ON den NI
hinsichtlich der Sichtverhältnisse als ausgezeichnet oder gut beschrieben, mit „klarem“ Himmel, „keinem Wind“, gemischter und kompakter Schneebedeckung und „normaler“ Auslastung.
2.5.7. Derselbe hat dann nicht erklärt, dass die Pt_4
Sichtbarkeit aufgrund des Daseins einer Geländekuppe ON
solcher Größe für ihn verhindert war, sondern dass er, ON
hinten kommend, das heißt ON oben, auf der Geländekuppe
74 nicht in der Lage gewesen ist, den GE, der die Piste
überquerte, zu vermeiden (vgl. spontane Erklärungen ON
LE NDs: „Ich kam ON hinten über den Hügel auf der
Piste 9b. In diesem Moment überquerte ein Skifahrer die Piste
und ich konnte nicht mehr ausweichen.“).
2.6. Auch die Kritik der unterlassenen und verkannten
Beurteilung des Foto- und Videomaterials in den Akten ist als begründet zu bezeichnen.
2.6.1. , inklusive dem Chefbrigadier Controparte_13
Testa (Verfasser des Berichts und des Dienstberichtes), CP_2
haben bestätigt, dass die Fotografien unter Dok. Nr. 2 und die
Videoaufnahme die fragliche Piste abbilden (das Video nicht jedoch am Tag des Schadensfalls, sondern später).
2.6.2. Der UG , als Antwort auf den Kapitel Nr. 4 CP_2
des GEs (welcher beweisen sollte, dass sich der GE auf der rechten Seite der Piste begeben hatte, und dass der Aufprall
auf Höhe des „im Video gezeigten roten OSs“ stattgefunden hatte) nachdem er vorangestellt hatte, dass er nichts über die
Kollision selbst sagen könne („weil ich nicht da war“, d. h. er war zum Zeitpunkt des Unfalls nicht anwesend), hat er erklärt,
dass „die Piste diejenige ist, die im Video unter Dok. Nr. 9 der
klagenden Partei zu sehen ist“, dass er sich jedoch nicht genau an die Stelle erinnern könne, an der er den GE gefunden habe, sicherlich aber „am Rand der Piste auf der rechten Seite
(ON oben nach unten gesehen)“. Auf die konkrete Frage in
75 Kapitel Nr. 6 der Klage (ob der Zustand der Unfallstelle zum
Zeitpunkt des Unfalls durch die Fotos und das Video in den
Anlagen Nr. 2 und 9 dargestellt wird) hatte der UG keine
Zweifel: „Ich bestätige den Zustand der Unfallstelle, der durch die
Fotos in Anlage Nr. 2 des GEs und das Video in Anlage Nr. 9
des GEs, die mir gezeigt wurden, dargestellt wird.”
2.6.3. Dass die Fotografien und das Video den Abschnitt
der Piste zeigten, wo sich der Unfall zugetragen hat, wurde dann auch ON dem UG (Freund und Testimone_2
Bekannter des GEs, der am Zeitpunkt des Unfalls in seiner
Gesellschaft war) bestätigt, und, wenn auch auf unsicherere
Weise, ON der Zeugin IK OP, deutsche Staatsbürgerin,
die keine Beziehung (Verwandtschaft, Freundschaft,
Bekanntschaft) mit den Parteien hatte, und zufällig hinter dem
Ehepaar LE auf derselben Piste Ski fuhr (die Zeugin wurde im Rahmen eines ausländischen Rechtshilfeersuchens vom
Amtsgericht Landshut vernommen).
Cont
2.6.4. Bei der Überprüfung Videos (aufgenommen ON
einem Skifahrer, der mit sehr weiten Kurven auf der besagten
Strecke hinunterfährt, mit Videoaufnahme talwärts) und der
Fotografien kann man feststellen, dass die fragliche Piste,
welche durchschnittlich breit, flach mit nicht ausgeprägten
Neigungen und perfekt beschneidet und präpariert war, durch einen welligen Verlauf gekennzeichnet war, d.h. durch leichte
Steigungsänderungen, die ON moderaten Vertiefungen gefolgt
76 waren, ON denen jedoch keine die Sicht ins Tal mehr als nur geringfügig beeinträchtigte.
2.6.5. Angesichts dieses Foto- und Videomaterials der
Strecke der Piste, auf der sich der Unfall ereignet hat, unter
Berücksichtigung der genannten UGnaussagen und der spontanen Erklärungen, die der Beklagte damals abgegeben hat, sowie der Wetterbedingungen und des Zustands der Piste,
wie sie aus dem Unfallbericht hervorgehen, kann die
Feststellung des Gerichts, wonach der GE hinter einer
Kuppe „unsichtbar” geworden sei, wodurch der Zusammenstoß
mit dem Beklagten unvermeidlich geworden sei, nicht aufrechterhalten werden.
2.7. Dies erfordert jedoch eine neue Untersuchung des
Unfallhergangs auf der Grundlage der vom Gericht
ordnungsgemäß durchgeführten Ermittlungen.
2.7.1. Unmittelbar nach dem Vorfall hat der GE
Berufungskläger erklärt, die Piste Nr. 9 (b) mit dem CP_14
befahren zu haben, dass er angehalten hat, Testimone_2
um ein Foto zu schießen, dass er „in Richtung rechte Seite“
wieder abgefahren ist und dass er dort „ON einem Skifahrer ON
hinten angefahren wurde, fiel ich am Rande der Piste, hinter den
OS …“. Der Beklagte hat hingegen erklärt, ON hinten auf den „Hügel“ gekommen zu sein, als der GE in diesem
Moment die Piste überquerte, was er nicht vermeiden konnte.
Der Aufprall sei mit seiner Brust erfolgt, er habe den Gegner am
77 Kopf getroffen.
2.7.2. Die Rekonstruktion, die ON den Beamten auf
Grundlage des Fundortes des Verletzten (auf der rechten Seite,
nach einer welligen Steigungsänderung, „nach der
Geländekuppe“ durchgeführt worden ist, lautet wie folgt: „Aus
den ON den zwei beteiligten Parteien abgegebenen Erklärungen
geht hervor, dass sich HE ZU OR weiter talwärts als
LE NDs befand und dabei war, nach einer Geländekuppe
zu biegen. LE fuhr wahrscheinlich mit einer höheren
Geschwindigkeit als der andere Skifahrer hinunter, überquerte
die Geländekuppe und traf dabei auf ZU OR. Der deutsche
Bürger gab an, dass er einen Zusammenstoß mit ZU nicht
vermeiden konnte. Beide stürzten auf die Piste, ZU rutschte
über den rechten Pistenrand hinaus und landete im frischen
Schnee“
2.7.3. Die Zeugin IK welche dem Ehepaar Tes_3
folgte (die Ehegattin des Beklagten, CP_1 Persona_1
deren schriftliche Erklärung unter Dok. Nr. 7 der beklagten
Partei enthalten ist, ist vor der für ihre Vernehmung vor dem
Amtsgericht Schöneberg anberaumten Verhandlung verstorben)
erklärte: - dass sie (und ihr Ehemann) dem in Persona_9
einem Abstand folgten, den sie nicht beziffern konnte, dass sie
LE jedoch immer im Blickfeld hatte;
- dass LE mit mäßiger/gemütlicher Geschwindigkeit („gemütlich”) in Kurven
auf der rechten Seite der Piste fuhr;
- dass sie ZU zum ersten
78 Mal wahrgenommen hatte, als er sie wie ein „schwarzer Blitz”
überholte; - ZU habe zunächst eine Linkskurve gemacht und sei dann auf die rechte Seite der Piste vor „die ON HEn Per_10
gefahren; - dass sie sich nicht erinnern konnte, ob ZU CP_1
zum Zeitpunkt der Sichtung durch die Zeugin eine
Geländekuppe oder einen Hügel genommen hatte;
- dass sie sich nicht erinnern konnte, ob die beiden Gegner tatsächlich
mit ihren Körpern in Kontakt gekommen waren, obwohl sie sich zu erinnern glaubte, dass LE ON ZU abprallte;
- dass beide Protagonisten ihr Verhalten unmittelbar nach dem
Aufprall in keiner Weise abgeändert haben;
- dass sie sich nicht erinnern konnte, ob sich der Unfall gleich hinter einem
„Hügel/einer Kuppe“ zugetragen hatte, oder ob sich ZU
unterhalb einer Kuppe befunden habe, als er in die Fahrbahn
ON LE geriet, dass sie aber den Aufprall ON oben (vom
Berg aus) gesehen habe;
- dass es nicht ihrer Erinnerung
entsprach, dass LE ZU ON hinten angefahren hatte,
sondern dass dieser vor LE fuhr und gegen ihn auf
Brusthöhe stieß. Die Zeugin erinnerte sich außerdem daran,
dass sie etwa zehn Minuten am Unfallort geblieben war und mit
HEn LE ihre Telefonnummer für eventuelle Bedürfnisse im
Zusammenhang mit dem Unfall ausgetauscht hatte. Danach
war sie ihrer Erinnerung nach zum nächsten öffentlichen Lokal
gegangen, um den Pistenrettungsdienst zu alarmieren (was ihre
Abwesenheit bei der Ankunft der NI etwa 15 Minuten
79 nach dem Unfall erklärt). Die Zeugin fertigte auch eine Skizze
des Unfalls an, die dem ON der ausländischen Justizbehörde
übermittelten Protokoll beigefügt ist und aus der hervorgeht,
dass ZU, nachdem er die Zeugin und LE auf der linken
Seite überholt hatte, vor LE nach rechts auf die Piste abbog,
woraufhin es zur Kollision kam.
2.7.4. Die Erklärungen der Zeugin OP entsprechen im
Wesentlichen der ON dieser am 3.8.2017 (vgl. unter Dok. Nr. 6
der beklagten Partei) abgegebenen Erklärung, wo sie sich daran erinnerte, dass LE zur rechten Seite der Piste hinfuhr, dass,
als sich der Aufprall ereignet hat, unterhalb einer kleinen
Geländekuppe ein anderer Skifahrer „quer zur Fahrspur“ ON
LE fuhr.
2.7.5. Auch die mittlerweile verstorbene Persona_11
hat am 17.4.2017 eine schriftliche Erklärung abgegeben.
[...]
Laut dieser Erklärung hat sich der Schadensfall in unmittelbarer Nähe einer „leichten Anhöhung“ zugetragen.
Vorher habe sie den Gegner ihres Ehegatten bei einer queren
Abfahrt im Vergleich zu der Fahrspur (vom Ehegatten)
wahrgenommen.
2.7.6. Der UG der eine Testimone_2
Freundschaftsbeziehung zu dem GE Berufungskläger
pflegte, hat erklärt, dass er zum Zeitpunkt des Schadensfalls
„ungefähr fünf Meter vor ihm“ war, und dass er den
„tatsächlichen Aufprall“ nicht gesehen, sondern „ein “ Per_12
80 gehört habe, und sich dann umgedreht habe, um zu sehen, was passiert war. Er hat erklärt: - dass die der Skifahrer, Per_13
welcher er und der GE angehörten (fünf Personen
insgesamt, die Namen sind im klägerischen Kapitel 2
aufgelistet), am linken Rande der Piste angehalten hatte (
[...]
), in der Nähe eines kleinen Holzhauses, um ein Persona_14
Foto zu schießen; dass er, nachdem er sich umgedreht hatte,
ZU außerhalb der Piste liegen und LE am Rande der Piste
aufgestanden gesehen hat;
- dass beide ihre Skiern verloren hatten, die auf der Piste geblieben waren;
- dass er aus dieser
Situation nach dem Aufprall gefolgert hat, dass ZU
angefahren worden war, „weil, wenn er ON selbst auf der Piste
gefallen wäre, auch seine Skier außerhalb der Piste gelegen
hätten, was jedoch nicht der Fall war“; - dass er nicht wusste, in welcher Fahrspur LE fuhr, er habe dies nicht gesehen, weil er „vor ihm Ski fuhr“. Der UG, als er im Gegenbeweis
angehört wurde, insbesondere mit Bezug auf Kapitel Nr. 10 des
Beklagten (welches darauf abzielt, zu beweisen, dass ZU,
nachdem er ein Foto unterhalb der fraglichen Geländekuppe
gemacht hatte, die Piste ON links zu rechts überquert hatte),
hat den Umstand abgestritten, indem er genau angegeben hat:
„Wir haben das Foto alle zusammen in der Nähe der Hütte
gemacht, und dann sind wir wieder gestartet, und alle
zusammen Ski gefahren, mit normalen Kurven. Vor dem Unfall
hat er (ZU, A.d.V.) jedoch sicherlich zumindest zwei oder drei
81 Kurven gemacht“. Auf Frage hat der UG weiters erklärt: „Wir
sind gestartet, ich etwas weiter vorne und er etwas weiter
hinten. Wir haben praktisch ein Gruppenfoto gemacht, dann sind
die anderen Mitglieder der Gruppe gestartet, und HE ZU und
ich haben uns kurz unterhalten, bevor auch wir gestartet sind.
Ich möchte betonen, dass weder vor noch hinter uns Skifahrer
Per_1 waren, als wir gestartet sind. Die Piste war frei, und ich
das sagen, weil ich beim Start hingeschaut habe. …“.
2.7.7. Abgesehen ON den Ungenauigkeiten, die auf den
Zeitabstand zwischen dem Ereignis und der UGnaussage vor
Gericht, die mentale Aufarbeitung des Erlebten im Laufe der
Zeit, die offensichtliche Unaufmerksamkeit gegenüber Details
vor dem (hinsichtlich der An- oder Abwesenheit anderer Per_16
Personen auf der Piste vor dem Unfall) zurückzuführen sind,
kann nicht behauptet werden, dass die nun wiedergegebenen
UGnaussagen, insbesondere die der Zeugin OP und des
UGn VI, unglaubwürdig/unverwendbar sind. Die erste
Zeugin steht in keiner Beziehung zu den Parteien, sie war zufällig dort, weil sie zusammen mit ihrem Ehemann die gleiche
Piste hinter dem Ehepaar LE benutzt hat. Sie hat mit dem
Beklagten ihre Personalien/Telefonnummer ausgetauscht und als Zeugin ausgesagt. Aber auch der UG VI ist, obwohl er mit dem Berufungskläger befreundet, im Wesentlichen
glaubwürdig, da er ON Anfang an und im Laufe der
Vernehmung mehrfach betont hat, dass er den „tatsächlichen”
82 Aufprall nicht gesehen habe und nichts über das Verhalten ON
LE sagen könne, da er ihn zuvor nicht gesehen/bemerkt habe.
2.7.8. Beide Erklärungen enthalten jedoch
Ungenauigkeiten, insbesondere bezüglich der Position und der
Fahrspur beider Skifahrer kurz vor der Kollision.
2.7.9. Sicher ist, dass dem GE ZU kein Verstoß
gegen die Vorschriften zum Halten auf der Piste und zum
Anfahren/Einfahren auf die Piste nach dem Anhalten (Art. 13
Gesetz Nr. 363/2003, Art. 19 L.G. Bozen Nr. 14/2010 und FIS-
Regel Nr. 5) vorgeworfen werden kann. Dies geht aus der
Aussage des UGn VI hervor, wonach die Gruppe ON
Freunden ordnungsgemäß am linken Rand der Piste angehalten hatte (an einer Stelle, an der laut Fotos und Videoaufnahmen
der Piste die Sicht frei war, es keine obligatorischen Passagen
gab und keine Geländekuppen vorhanden waren, die die Sicht
für diejenigen, die ON oben kamen, beeinträchtigten) und die
Piste beim Weiterfahren frei war.
2.7.10. Darüber hinaus erklärte der UG VI, dass
ZU zwischen dem Anhalten der Gruppe am linken Rand und der Kollision, die sich auf der rechten Seite der Piste (in
Per_1 Pers Richtung – ereignete, Zeit und Platz hatte, um wieder anzufahren und „mindestens” zwei oder drei Kurven zu fahren,
bevor er den rechten Teil der Piste erreichte, wo seine Fahrbahn
die ON LE kreuzte.
83 2.7.11. Dieser Umstand (zeitlicher und räumlicher Abstand
zwischen dem Anhalten und der Kollision) macht auch die
Aussage der Zeugin OP glaubwürdig und zuverlässig, die kein
Anhalten der Gruppe, zu der ZU gehörte, wahrgenommen hat,
sondern nur dessen Überholen auf ihrer linken Seite und die anschließende Fahrt in Richtung der rechten Seite der Piste,
nachdem auch das Ehepaar LE überholt worden war.
2.7.12. Die „Wahrnehmung” der Zeugin OP, wonach ZU
durch das Abbiegen nach rechts auf der Piste „vor die Nase”
ON LE gekommen sei, was offensichtlich auf ihre Sicht vom
Berg aus und auf eine gewisse Entfernung zurückzuführen ist
(an die sich die Zeugin nicht erinnert), erklärt nicht, warum sich die beiden Skifahrer vor dem Unfall in keiner Weise
gesehen haben (außer im letzten Moment, vgl. spontane
Aussage ON LE gegenüber den NI) und warum keiner der beiden auch nur das geringste Ausweichmanöver
unternommen hat (laut der Zeugin hat sich das Verhalten
beider Skifahrer vor dem Unfall in keiner Weise geändert).
2.7.13. Es bleibt daher konkret nicht feststellbar, ob ZU,
als er sich nach rechts auf der Piste drehte, sein
Überholmanöver des Ehepaars LE bereits abgeschlossen hatte und ob er damit die Verpflichtung gemäß Art. 11 Abs. 2
des G. Nr. 363/2003 eingehalten hat, d. h. ob er das Überholen
„in einem solchen Abstand durchgeführt hat, dass der überholte
Skifahrer nicht behindert wurde“. Andererseits lässt sich
84 konkret nicht feststellen, ob LE, der laut seiner eigenen
Aussage, der Aussage seiner Frau und der Aussage der Zeugin
OP vor dem Aufprall HEn ZU vor sich und somit talwärts
antraf, seine Abfahrt in Übereinstimmung mit der
Vorfahrtsregel gemäß Art. 10 des genannten Gesetzes gestaltet hat.
2.7.14. Die Tatsache, dass sich die beiden Skifahrer nicht gegenseitig gesehen haben und keine Notmanöver durchgeführt
haben, spricht für einen im Wesentlichen seitlichen
Zusammenstoß, bei dem beide gegen die allgemeine
Verhaltensvorschrift gemäß Art. 9 des Gesetzes Nr. 363/2003
verstoßen haben, was auch mit der Lage der Parteien nach dem
Zusammenstoß vereinbar ist (Sturz beider Skifahrer;
Verlust
der Skier beider;
Erreichen der Ruheposition ON ZU jenseits des rechten Randes der Piste).
2.7.15. Daher ist das Ausmaß der Schuld jedes Einzelnen
an der Verursachung der Überschneidung der Fahrbahnen, die zum Aufprall geführt hat, konkret nicht feststellbar.
2.7.16. Zusammenfassend bleibt nur die einfache
Anwendung der Vermutung der gleichen Verantwortung für die
Verursachung des Schadensfalls gemäß Art. 19 des Gesetzes
Nr. 363/2003, mit der weiteren Folge, dass der Beklagte
Berufungsbeklagte zur Zahlung der Hälfte des dem
Berufungskläger entstandenen Schadens verpflichtet ist.
2.8. In diesem Maße ist daher die Hauptberufung
85 anzunehmen.
3. Beschreibung und Liquidation der Schäden:
3.1. Der vermögensrechtliche Schaden:
3.1.1. Aus dem in erster Instanz aufgenommenen gerichtsmedizinischen Amtssachverständigengutachten (dessen
Ergebnisse bezüglich des Gesundheitsschadens zwischen den
Parteien nicht bestritten sind) geht hervor, dass der GE, im
Skiunfall vom 21.1.2017 eine „multifragmentäre Fraktur der
linken Tibiagelenkfläche und Distorsion der Halswirbelsäule mit
Knochenablösung auf Höhe des VI. Halswirbels“ erlitten hat. Er
wurde am 25.1.2017 einer Operation unterzogen, d.h. „einer
blutigen Reposition der Tibiafraktur durch interne Fixierung mit
K-Drähten und einer Platte mit Schrauben“. Der postoperative
Verlauf war regulär, er wurde am 3.2.2017 mit einem
Belastungsverbot bis zum 31.3.2017 entlassen. Es folgten
Physiotherapiezyklen zur Wiederherstellung der Beweglichkeit
des linken Knies und zur Muskelstärkung; ab dem 6.7.2017
„vollständige Belastung”, am 21.12.2017 wurde bei einer orthopädischen Untersuchung die Stabilität der Fraktur mit einem Beugedefizit ON 10° bei vollständiger Streckung
festgestellt. Am 26.11.2018 folgte eine erneute Operation zur
Entfernung der Knieplatte, wobei eine Schraube in situ verblieb
(Entlassung am folgenden Tag, 28.11.2018).
3.1.2. Das gerichtsmedizinische
Amtssachverständigengutachten zeigte das Vorhandensein,
86 beim linken Bein, ON „Valgusstellung des Beins ON 12°-13°.
Vorhandensein einer 10,5 cm langen, hypochromen
Operationsnarbe an der Außenseite des Knies. Eine weitere,
kaum sichtbare Narbe ON etwa 6 cm Länge befindet sich im
mittleren Drittel der Tibia. Aktive Beugung mit CP_15
einem Defizit ON 25°, Streckung mit einem Defizit ON 5°,
Überstreckung nicht möglich. ... Plantarflexion mit einem Defizit
ON ¼ und Inversionsbewegung des Fußes mit einem Defizit ON
1/3...”. Die bleibenden Folgen „bestehen aus einem leichten
Muskelschwund des Oberschenkels und der linken Wade,
und einer Valgusstellung des Knies. Im weiteren Verlauf Per_18
ist die Notwendigkeit einer zu prüfen. Aus Persona_19
subjektiver Sicht klagt der Begutachtete über Knieschmerzen bei
längerer Belastung und beim Gehen auf unebenem Gelände, was
jedoch im Zusammenhang mit der erlittenen Fraktur als
glaubwürdig anzusehen ist.“ Im Bereich des biologischen
Schadens hat das ASV-Gutachten daher auf der Grundlage der
Leitlinien für die medizinisch-rechtliche Bewertung des
Schadens im zivilrechtlichen Bereich (zitiert in Anmerkung 1
auf Seite 9 des Berichts) die folgenden gestaffelten Zeiträume
der vorübergehenden Arbeitsunfähigkeit angegeben:
vollständige Unfähigkeit für 11 Tage, teilweise Unfähigkeit zu
75 % für 100 Tage, teilweise Unfähigkeit zu 50 % für weitere 80
Tage und teilweise Unfähigkeit zu 25 % für weitere 90 Tage. Die
bleibenden Folgen werden mit einem biologischen Schaden ON
87 15 % angegeben. Die Einschränkung der Freizeit- und
(Bergtouren im Sommer, Skifahren im Winter) Controparte_16
wurde im Zusammenhang mit der erlittenen Fraktur als glaubwürdig bewertet (zu diesem Punkt bestätigte auch der
UG ZU AS, dass sein Bruder vor dem Unfall „gerne”
Ski gefahren und im Sommer Bergwanderungen unternommen habe, diese Aktivitäten nach dem Unfall jedoch abgebrochen habe).
3.1.3. Zum Zwecke der Liquidierung des nicht vermögensrechtlichen Schadens hält es dieses Gericht für
angebracht, die letzte Fassung der Mailänder Tabelle (Jahr
2024) anzuwenden, die dem Zeitpunkt der Entscheidung am nächsten ist und mit der Rechtsprechung des
Kassationsgerichtshofs zum Thema Personenschäden im
Einklang steht.
3.1.4. Im vorliegenden Fall geht hervor, dass der
Geschädigte während der Zeit der Krankheit/vorübergehenden
Arbeitsunfähigkeit zwei Operationen und zwei (wenn auch kurze) Krankenhausaufenthalte über sich ergehen lassen musste, Physiotherapie und Muskelkräftigungsübungen
absolvieren musste und für lange Zeit (bis Oktober 2017, wie aus dem Amtssachverständigengutachten hervorgeht) seiner
Arbeit fernbleiben musste. Der in der Tabelle vorgeschlagene
Geldwert für einen Tag vorübergehender vollständiger
Arbeitsunfähigkeit, der die Komponenten des
88 biologischen/dynamischen Beziehungsschadens und des
Schadens durch durchschnittliches subjektives inneres Leiden
umfasst, beläuft sich auf €115,00, was angesichts der Angaben
im Amtssachverständigengutachten und der erzwungenen langen Abwesenheit ON der überwiegend manuellen Arbeit als angemessene Entschädigung angesehen wird. Es liegen keine besonderen, den konkreten Fall betreffenden Umstände vor, die eine weitere Erhöhung des Einheitswertes rechtfertigen würden.
3.1.5. Die vorübergehende Arbeitsunfähigkeit wird daher wie folgt liquidiert: € 1.225,00 für die vollständige Unfähigkeit,
€ 8.625,00 für die zeitliche teilweise Unfähigkeit zu 75%, €
4.600,00 für die zeitliche teilweise Unfähigkeit zu 50% und €
2.587,00 für die zeitliche teilweise Unfähigkeit zu 25%,
insgesamt € 17.077,50. Der sich daraus ergebende Betrag zum
Zeitpunkt des Inkrafttretens der Tabelle (5.6.2024), abgewertet zum Zeitpunkt des Schadensfalls, entspricht € 14.375,00.
3.1.6. Zur Liquidation des biologischen Schadens wird der
Punktwert des nicht vermögensrechtlichen Schadens aus der
Tabelle verwendet, der – wie bekannt – den vom
Gerichtsmediziner festgestellten Gesundheitsschaden und die
Erhöhung aufgrund der Personalisierung des Leidens umfasst,
die typischerweise aus der erlittenen Verletzung resultieren. Im
vorliegenden Fall gibt es keinen Grund, weitere Erhöhungen
aufgrund ON Personalisierung anzuerkennen, da die angegebenen und nachgewiesenen Änderungen der
89 Lebensgewohnheiten mit Freizeit- und Sportaktivitäten
zusammenhängen, die dem Geschädigten als normale Folge der konkret eingetretenen Folgen verwehrt sind. Der für jeden
Punkt des nicht vermögensrechtlichen Schadens festgelegte
Betrag beläuft sich auf € 4.207,08 bezogen auf eine Invalidität
ON 15 %. Nach Anwendung des Alterskoeffizienten 0,715 (58
Jahre zum Zeitpunkt des Unfalls) beläuft sich der Betrag zum
Zeitpunkt des Inkrafttretens der Tabelle (Juni 2024) auf €
45.121,00, der nach Abwertung am Ende der Krankheit
(20.11.2017) somit € 38.044,69 beträgt.
3.2. Die vermögensrechtlichen Schäden:
3.2.1. Der GE hat dann den erlittenen Schaden geltend gemacht, welcher aus der Ausgabe für ärztliche, Pflege- und
Rehabilitationskosten besteht. Das gerichtsmedizinische
Amtssachverständigengutachten hat eine detaillierte
Stellungnahme zur Angemessenheit des Gesamtbetrags ON
2.729,79 € abgegeben (einschließlich der Ausgabe für das außergerichtliche medizinische Gutachten). Die Kosten wurden im Zeitraum zwischen dem 22.01.2017 und dem 19.2.2018
, daher, aus Gründen der Vereinfachung der Per_20
Berechnungen wird der Schaden einem mittleren
Auszahlungsdatum (12.7.2017) zugeordnet.
3.2.2. Der GE beantragte in der Klageschrift außerdem
die Liquidation des „Vermögensschadens aufgrund spezifischer
Arbeitsunfähigkeit”, der für die „vorübergehende vollständige
90 und teilweise Arbeitsunfähigkeit” mit dem angeblich entgangenen Tagesverdienst (Jahreseinkommen geteilt durch
365) und für „dauerhafte Erwerbsunfähigkeit” unter
Verwendung des Wertes des Jahreseinkommens X
Kapitalisierungskoeffizient X Prozentsatz der spezifischen
Arbeitsunfähigkeit (22,5 %), der im medizinischen Gutachten
der Partei angegeben ist (siehe unter Dok. Nr. 6 im Anhang zur
Klageschrift) in Bezug auf die Tätigkeit als „Bauhandwerker”.
3.2.3. Im Laufe des erstinstanzlichen Verfahrens hat der
GE Berufungskläger lediglich weiter präzisiert, dass sein
Einkommen aus der Tätigkeit als „Bauhandwerker” stammt und dass er infolge des Unfalls eine Einkommensminderung
gemäß der Steuererklärung unter Dok. Nr. 10 erlitten hat (siehe
Nr. 12, 13 und 14). Persona_21
3.2.4. . Nr. 8 und 10 hat der GE die Parte_5
Steuererklärungen für die Jahre 2015, 2016, 2017 und 2018
beigefügt, die sich auf die Steuerjahre 2014, 2015, 2016 und
2017 beziehen. Aus diesen geht hervor, dass das einzige
Arbeitseinkommen aus der 50-prozentigen Beteiligung der
Gesellschaft mit der Steuernummer (gemäß P.IVA_1
Dokument Nr. 13 der beklagten Partei bezogen auf die
Gesellschaft „F.lli ZU Snc di ZU OR & AS“ mit der
Tätigkeit „Bauwesen“, ATECO-Klassifizierung „43.39.01 Nicht
spezialisierte Bautätigkeiten (Maurer“)) stammt.
3.2.5. Im Beweisverfahren hat der Bruder und
91 Gesellschafter, ZU bestätigt, dass der GE, mit Tes_4
ihm zusammen, die Bautätigkeit ausgeübt hat, dass der Bruder
„jetzt in Rente gegangen ist“, dass nach dem Unfall „viele
bei der Arbeit gehabt hat, er hatte die Persona_22
Tätigkeiten wie zuvor nicht mehr ausüben konnte”, dass er nach dem Unfall „weitergearbeitet hat, aber mit großen
Schwierigkeiten, weil er keine schweren Lasten mehr heben
konnte, was wir bei der Arbeit mit Zementsäcken usw. CP_17
tun. Er ist seit etwa anderthalb Jahren in Pension” (der UG
wurde in der Verhandlung vom 7.7.2022 angehört). Zur
konkreten Einkommensminderung erklärte der UG: „In dem
Jahr des Unfalls hat sich das Einkommen halbiert, ich war allein
mit der Arbeit. In den folgenden Jahren hatten wir dennoch ein
geringeres Einkommen als normal, in seiner Arbeit Parte_6
eingeschränkt war“. Der UG Maurizio VI berichtete:
„Nach dem Unfall hat er noch ein paar Jahre gearbeitet, glaube
ich, und ist dann in Pension gegangen. Natürlich hat er nach dem
Unfall nicht sofort wieder angefangen zu arbeiten“.
3.2.6. Die Aussagen der UGn werden im Wesentlichen
auch durch das gerichtsmedizinische
Amtssachverständigengutachten bestätigt, wo auf Seite 3
(persönliche Daten des Begutachteten) zu lesen ist, dass der
GE „zusammen mit seinem Bruder als Handwerker-Maurer
tätig war und eine Baufirma hatte. Jetzt hat er das Unternehmen
geschlossen” und ist seit dem 31.12.2020 in Pension. Auf Seite
92 6 heißt es, dass der GE „im Oktober (2017) wieder zu
arbeiten begann und bis zur Mitte des folgenden Jahres
Angestelltentätigkeit ausübte”. Auf Seite 10 des Gutachtens
findet sich schließlich die Beurteilung der
Amtssachverständigen: „Nach Ansicht der ASV beeinträchtigen
die festgestellten Folgeschäden die spezifische Arbeitsfähigkeit
des Begutachteten (Bauhandwerker) in Höhe ON 20 % (zwanzig
. Dieser Schadensfaktor ist jedoch bis zum 31.12.2020 CP_18
(Datum der Pensionierung) zu berücksichtigen”.
3.2.7. Die höchstrichterliche Rechtsprechung bestätigt
mittlerweile, dass eine abstrakte gerichtsmedizinische
Bewertung, ausgedrückt in Prozent der Minderung der
Arbeitsfähigkeit einer bestimmten Person, die Einkommen
erzielt, nicht denkbar ist und dass in jedem Fall die
Einkommensminderung (im Falle einer Person, die aufgrund der Verletzung nicht ihre gesamte vorherige Arbeitsfähigkeit
verliert) vom Geschädigten nachgewiesen werden muss (vgl.
Verfügung Nr. 22584/2025, in der Controparte_11
Begründung, ON Punkt 10.2. bis Punkt 10.3.: “… 10.2. GI
dunque ribadire, visto che evidentemente questa Corte non è
riuscita ad essere chiara, che la pretesa di liquidare il danno da
lucro cessante moltiplicando il reddito della vittima per una
percentuale di “incapacità lavorativa specifica”,
immancabilmente rimessa al giudizio (se non, per quanto si dirà,
addirittura all'arbitrio) del medico legale, è operazione
93 giuridicamente, concettualmente e medico-legalmente erronea per
quattro ragioni. 10.2.1. Il suddetto criterio liquidativo in primo
luogo è erroneo perché al consulente tecnico medico-legale può
chiedersi di indicare i postumi permanenti, precisando se essi
impediscano in tutto od in parte la prestazione lavorativa;
se la
rendano più difficoltosa e sotto quale aspetto (forza, resistenza,
concentrazione, perizia manuale). Non è invece consentito
demandare al medico legale un giudizio di tipo giuridico
sull'esistenza del danno patrimoniale da lucro cessante, in
quanto si tratterebbe d'una valutazione riservata al giudice e che
travalica lo specifico settore di competenza del medico legale. E
però, nella sostanza, il criterio di liquidazione del danno
patrimoniale consistente nel moltiplicare il reddito antesinistro
per la percentuale di “incapacità lavorativa specifica”, e
capitalizzare il risultato (c.d. criterio di liquidazione “in
abstracto”) ha per effetto proprio lo spostamento del centro
decisionale dal giudice al medico legale. Il danno patrimoniale
infatti attraverso l'adozione di questo criterio finisce per essere
liquidato senza alcun accertamento in concreto sulle variazioni
del reddito della vittima prima e dopo il sinistro, ma
semplicemente capitalizzando (non il reddito perduto, ma) una
percentuale di reddito corrispondente alla percentuale di
“incapacità lavorativa specifica”, percentuale che per quanto si
dirà altro non è se non una cabala, a causa della sua
ascientificità e del cieco empirismo con cui, di conseguenza, viene
94 determinata. 10.2.2. Il criterio di liquidazione basato sulla
percentuale di “incapacità lavorativa specifica”, in secondo luogo,
è erroneo perché la riduzione della capacità di svolgere un lavoro
non può misurarsi in punti percentuali, sicché il relativo “calcolo”
manca del più importante presupposto: la scientificità. In punti
percentuali si può misurare l'invalidità biologica, non l'incapacità
di lavoro. Solo la prima infatti è identica per soggetti della stessa
età, dello stesso sesso e con identici postumi. La capacità di
lavoro invece è soggettiva e varia a seconda del tipo di lavoro
svolto dalla vittima, come da tempo messo in evidenza dalla
stessa dottrina medico legale, secondo la quale la capacità
specifica è parametro a tal punto personalizzato ed individuale
da rifuggire inquadramenti numerici, necessariamente limitativi
ed imprecisi nella delineazione di un concetto cui può ritenersi
estraneo ogni schematismo. 10.2.3. In terzo luogo qualsiasi
misurazione (percentuale o di altro tipo) esige che si disponga
d'una unità di misura: ma non esiste alcun barème medico legale
dal quale ricavare la percentuale di riduzione di capacità di
lavoro. Il danno biologico si può misurare in punti percentuali
perché esso esprime la riduzione della capacità di svolgere le
attività quotidiane ed ordinarie (camminare, leggere, curare la
propria persona, ecc.), e le attività quotidiane sono uguali per
tutti. Questo rende possibile, sulla base dell'osservazione dei
casi analoghi, redigere una tabella delle percentuali di
menomazione collegate ad ogni singola invalidità. L'incapacità
95 lavorativa invece non può misurarsi in punti percentuali perché
non disponiamo di un barème, né un barème delle incapacità
lavorative potrebbe concepirsi, per l'infinità varietà delle attività
lavorative in cui può impegnarsi un essere umano, e le altrettanto
infinite modalità con cui il medesimo lavoro può essere svolto da
persone diverse. 10.2.4. In quarto luogo, infine, pretendere che il
danno da lucro cessante debba ritenersi dimostrato sol perché
sia stata apprezzata dal medico legale una certa misura
percentuale di “incapacità lavorativa specifica” è affermazione
giuridicamente erronea, in quanto l'accertamento dell'esistenza di
postumi permanenti incidenti sulla capacità lavorativa specifica
esprime solo la possibilità del danno, non la sua certezza e tanto
meno la sua probabilità, e non comporta perciò l'automatico
obbligo di risarcimento del danno patrimoniale da parte del
danneggiante (ex multis, Cass. Sez. 3, 03/07/2014, n. 15238).
L'infinità varietà delle persone, dei lavori da esse svolti e dei
postumi permanenti che possono residuare ad un infortunio
fanno della decisione sull'esistenza del danno da lucro cessante
un giudizio sintetico a posteriori, non un giudizio analitico a
priori. E' dall'accertata diminuzione del reddito che deve risalirsi
alla prova del danno ed alla sua causa;
non è invece corretto,
una volta ritenuta in astratto l'“incapacità lavorativa” della
vittima, desumerne la prova d'una contrazione patrimoniale,
senza nessun accertamento in concreto d'una deminutio
patrimonii. Questo principio, oltre che imposto dagli artt. 1223 e
96 2056 c.c., è stato indicato come il criterio preferibile di
liquidazione del danno anche dall' “Allegato” (Annexe) alla
Risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa
14.3.1975, n. 75-7. Tale risoluzione, con l'intento di attenuare le
divergenze di leggi e prassi tra i Paesi aderenti alla CEDU (così si
legge nel preambolo), ha raccomandato agli Stati membri di
“prendere in considerazione”, allorché adottino nuove legislazioni
sul tema dei danni alla persona, i princìpi contenuti nel suddetto
“Annexe”. Ebbene, il § II, punto 6, dell'Annexe raccomanda che
nella liquidazione del danno patrimoniale da perdita della
capacità di lavoro si tenga conto “dei redditi della vittima
posteriori al sinistro, comparati con quelli che avrebbe ottenuto se
il fatto dannoso non si fosse verificato” (“il doit être tenu compte
(…) de ses revenus [scilicet, della vittima, n.d.e.] après l'accident
comparés à ceux qu'elle aurait obtenus si le fait dommageable ne
s'était pas produit”), così confermando che la stima del danno in
esame va compiuta in concreto, e non in base ad una astratta ed
inafferrabile percentuale di “incapacità lavorativa specifica”.
10.3. L'incidenza dei postumi sulla capacità di lavoro andrà
dunque valutata in base a tre passaggi: a) l'accertamento dei
postumi; b) l'accertamento della compatibilità tra i postumi e il
concreto tipo di impegno, fisico o intellettuale, richiesta dal lavoro
svolto dalla vittima;
c) l'esistenza in atto od in potenza d'una
riduzione patrimoniale. Naturalmente questo giudizio ha per
corollario che il danneggiato alleghi e provi il tipo di lavoro svolto,
97 il tipo di mansioni corrispondenti, il tipo di impegno fisico o
psichico da esse richiesto. Dimostrato ciò, il Giudice per la stima
del danno in esame potrà ricorrere ovviamente anche alla prova
presuntiva, che tuttavia dovrà basarsi su fatti noti dai quali
risalire ai fatti ignorati, e non sul mero automatismo tra entità dei
postumi e sussistenza del danno….” (vgl. auch
Verfügung Nr. 16604/2025). Controparte_11
3.2.8. Im Lichte der Koordinaten der höchstrichterlichen
Rechtsprechung, die innerhalb der Grenzen der wenigen
Elemente, die ON der klägerischen, mit dem Beweis belasteten
Partei angeboten wurden, auf den vorliegenden Fall angewandt werden, kann daher die folgende Feststellung vorgenommen werden:
3.2.9. Die Konsequenzen des Schadensfalls haben den
GE daran verhindert, die Arbeitstätigkeit im Rahmen der mit dem geführten Baufirma (ungelernte Maurer) ab dem Per_23
Schadensfall (21.1.2017) während der Krankheit bis Per_24
desselben Jahres durchzuführen. Danach hat der Geschädigte
die Arbeitstätigkeit wieder aufgenommen, zuerst hauptsächlich
die Verwaltungstätigkeit, später auch im handwerklichen
Bereich, wenn auch unter größeren Anstrengungen („er konnte
keine schweren Lasten mehr heben…“. Die UGnaussagen
stimmen mit der Dauer der ON der ASV festgestellten vorübergehenden vollständigen und teilweisen Unfähigkeit
sowie mit den gerichtsmedizinischen Konsequenzen des
98 Schadensfalls, wonach die Folgen aus subjektiver Sicht nach einer des Knies in einer „Gonalgie bei längerer Persona_25
und beim Gehen auf unebenem Gelände“ bestehen. Es CP_19
liegt also der Nachweis vor, dass die Arbeitstätigkeit während
der Krankheit beeinträchtigt war und dass die Folgen sich später negativ auf die spezifische Arbeitstätigkeit des geschädigten GEs auswirken konnten.
3.2.10. Hinsichtlich der dritten Anforderung der zitierten
Rechtsprechung („tatsächliche oder mögliche
Vermögensverringerung“) ist die Darlegung und, vor allem, der
Nachweis des Schadens jedoch nur in geringstem Teil gegeben.
3.2.11. Aus den Steuererklärungen in Bezug auf die
Steuerjahre 2014, 2015 und 2016, vor dem Schadensfall, geht ein ausreichend beständiges Einkommen aus der
Geschäftstätigkeit (€ 34.524,00 – € 40.116,00 - € 29.385,00;
€ 34.675,00) hervor. Aus der Steuererklärung Parte_7
2018, hinsichtlich des Jahres 2017 (der Unfall hat sich am
21.1.2017 zugetragen), geht eine Vermögensverringerung des
Geschädigten um mehr als die Hälfte gegenüber dem Vorjahr
und dem Durchschnitt der letzten drei Jahre (€ 13.776,00)
hervor. Die steuerlichen Angaben werden durch die
UGnaussage des Bruders („halbiertes“ Einkommen), durch die handwerkliche Aktivität (ungelernte Maurer), die
überwiegend unter Einsatz der manuellen Kraft der beiden
Gesellschafter ausgeübt wurde (siehe erneut die UGnaussage
99 des Bruders), sowie die ON der ASV festgestellte
Krankheitsdauer bestätigt.
3.2.12. Daraus folgt, dass die effektive
Vermögensverringerung, in dem Maße der Differenz zwischen dem Arbeitseinkommen, das er jedenfalls im Jahr 2017 erzielt hat, und dem Durchschnittseinkommen der vorangegangenen drei Jahren, als bewiesen erachtet werden kann. Der Betrag
ON € 20.899,00 kann daher zum 01.01.2018 als tatsächlich
erlittene Verringerung anerkannt werden.
3.2.13. Danach kann dem Berufungskläger jedoch nichts weiter als Vermögensschaden aufgrund des
Einkommensverlusts zuerkannt werden. Trotz der
Verfügbarkeit der individuellen Steuerunterlagen und der
Buchhaltung des Unternehmens bis zum Eintritt in die Pension
(31.12.2020) zum Zeitpunkt der Einreichung der Beweisanträge
und der Fristen für die Hinterlegung ON Dokumenten (der
Schriftsatz gemäß Art. 183 Abs. 6 Nr. 2 des GEs trägt das
Datum vom 15.11.2021) hat der GE nichts über die
Entwicklung seiner Einkünfte aus Erwerbstätigkeit nach dem
Ende der Krankheit (ab dem Jahr 2018) dokumentiert. Dies
hätte er jedoch dokumentieren und nachweisen müssen, da er seine Erwerbstätigkeit nach dem Ende der Krankheit fortgesetzt hat, wie im Rahmen des Amtssachverständigengutachtens
festgestellt und ON den UGn ausgesagt wurde. Der GE
hat auch nicht angegeben, dass er während des Verfahrens
100 (nach der ersten Verhandlung, aber vor den Schriftsätzen
gemäß Art. 183 Abs. 6 ZPO) „seine Tätigkeit eingestellt“ und sich (im Alter ON 62 Jahren) in den Ruhestand begeben hat. Er
hat die Höhe seiner Rente nicht dokumentiert. Er hat weder dargelegt noch nachgewiesen, dass er auf Grund des Unfalls
vorzeitig in den Ruhestand getreten ist. Er hat nicht dargelegt und/oder argumentiert, dass er erwartbar auch trotz seiner
Pensionierung seine Arbeit fortgesetzt hätte.
3.2.14. In Ermangelung der Steuererklärungen in dem
Zeitraum nach dem angesichts der Persona_26
Wiederaufnahme der vorherigen Arbeitstätigkeit, und in
Abwesenheit der Unterlagen über die Höhe der ab dem
01.01.2021 wahrgenommenen Rentenansprüche ist eine effektive Vermögensverringerung infolge der erlittenen Schäden
nicht bewiesen und kann ON der einzigen verfügbaren
zuverlässigen Angabe nicht mutmaßlich abgeleitet werden, das heißt ON der Vermögensverringerung im Jahr 2017 infolge der
Arbeitsverhinderung aufgrund der zeitweiligen
Arbeitsunfähigkeit.
3.2.15. Dieser Mangel an Vorbringen und dieser Mangel an
Beweisen schließen auch die Anwendung des
Billigkeitskriteriums nach Art. 1226 ZGB aus, das nur dann eingreift, wenn der Schaden in seiner genauen Höhe nicht nachgewiesen werden kann. Im vorliegenden Fall wäre jedoch das Ausmaß einer etwaigen Vermögensverringerung für die
101 Vergangenheit anhand der steuerlichen und buchhalterischen
Unterlagen leicht nachweisbar gewesen. Ebenso wäre auch die etwaige Differenz zwischen der Rente und dem zuvor erzielten
Arbeitseinkommen nachweisbar gewesen. Darüber hinaus wäre
ein entsprechendes Vorbringen und zumindest ein
Beweisangebot erforderlich gewesen, dass die Folgen des
Unfalls den GE veranlasst hätten, seine Tätigkeit
aufzugeben und in Pension – gegebenenfalls vorzeitig – zu treten.
3.2.16. Dieser Mangel an Beweisen kann auch nicht durch die Behauptung ausgefüllt werden, die in der Berufungsschrift
auf Seite 20 enthalten ist, welche folgenden Inhalt hat: „Es ist
darauf hinzuweisen, dass die vom ASV geäußerte Einschätzung
hinsichtlich der zeitlichen Begrenzung der Anerkennung des
Vermögensschadens aufgrund der Arbeitsunfähigkeit „bis zum
31.12.2020 (Datum der Pensionierung)“ nicht geteilt werden
kann. Wie sich auch aus den Aussagen der UGn ZU
AS und VI ergibt, hat der heutige GE Tes_2
nach dem gegenständlichen Unfall zwar „unter großen
Schwierigkeiten“ weitergearbeitet. Da es sich um einen
Handwerker handelt, hätte die erfolgte Pensionierung somit nicht
notwendigerweise die Fortsetzung der Tätigkeit und die
Erzielung ON Einkommen ausgeschlossen“.
3.2.17. Ein Kausalzusammenhang zwischen der „erhöhten
bei der Berufsausübung nach der Stabilisierung der Per_27
102 Unfallfolgen und dem Antritt der Pension mit Wirksamkeit ab dem 31.12.2020 wurde weder behauptet noch bewiesen. Ein
allfälliger Schaden aus Arbeitserschwernis, der eine mögliche
Komponente des immateriellen Schadens ist, wurde weder geltend gemacht noch begründet.
3.2.18. Es stellt weder eine allgemeine Lebenserfahrung
noch eine notorische Tatsache dar, dass der durchschnittliche
Bauhandwerker nach Erreichen des Pensionsalters weiterhin unermüdlich arbeitet und körperlich tätig bleibt. Die bloße
gesetzliche Möglichkeit, wonach bestimmte Berufsgruppen nach dem Pensionsantritt weiterhin Erwerbseinkommen erzielen können, erlaubt daher nicht den Schluss, dass der GE im konkreten Fall – ohne den Unfall – trotz des Pensionsantritts
seine berufliche Tätigkeit fortgesetzt hätte.
4. Mitverschulden, Geldaufwertung und Ausgleichszinsen,
Anrechnung der ante causam einbezahlte Anzahlung:
4.1. Von allen liquidierten Beträgen muss der schädigende
Beklagte nur die Hälfte (50 %) aufgrund des festgellten
Mitverschuldens ersetzen.
4.2. Im vorliegenden Fall ist auch die Anzahlung in Höhe ON
€ 30.000,00 anzurechnen, die der Geschädigte in Erfüllung der außergerichtlichen Vereinbarung vom 11.6.2019 erhalten hat.
Die Zahlung ist unstrittig (was der GE selbst in der
Klageschrift und in den Schlussfolgerungen bestätigt hat). Das
Datum der tatsächlichen Zahlung ist nicht bekannt, weshalb
103 daON ausgegangen wird, dass die Anrechnung am Tag nach der Vereinbarung, also am 12.6.2019, erfolgen muss.
4.3. Die liquidierten in Höhe ON € 14.375,00, € Pt_8
38.044,69, € 2.729.79 und € 20.899,00, die um die Hälfte
reduziert wurden, das heißt € 7.187,50, € 19.022,35, €
1.364,90 und € 10.449,50 müssen daher ab den obengenannten Zeitpunkten unter Anwendung des
Ausgleichszinssatzes auf die jährlich neu bewerteten Beträge
gemäß Art. 1284 Abs. 1 ZPO bis zum 12.6.2019 neu bewertet werden.
4.4. Zu diesem Zeitpunkt belief sich die
Entschädigungsforderung des GEs somit auf € 7.393,25 + €
19.513,09 + € 1.397,87 + € 10.644,15 = € 38.948,36.
4.5. Die Anzahlung in Höhe ON € 30.000,00 ist daher auf den
Schadensersatzbetrag ON € 38.948,36 anzurechnen. Zum
12.06.2019 verblieb somit zugunsten des schädigenden GEs
eine Schadensersatzforderung in Höhe ON € 8.948,36
(Kapitalbetrag).
4.6. Der Betrag ON € 8.948,36, aufgewertet bis zum Datum
der vorliegenden Entscheidung und unter Anwendung des
Ausgleichszinssatzes in gleicher Höhe und Weise, beläuft sich daher auf € 11.706,18.
4.7. Der Beklagte ist daher zu verurteilen, den verbleibenden
Schadensersatzbetrag ON € 11.706,18, bereits auf den
Entscheidungszeitpunkt aktualisiert, zuzüglich Verzugszinsen
104 gemäß Art. 1284 Abs. 1 ZGB ab dem Datum der vorliegenden
Entscheidung (01.10.2025) bis zur vollständigen Bezahlung zu entrichten.
5. : Controparte_20
5.1. Der Ausgang des Verfahrens, der durch ein teilweise gegenseitiges Unterliegen (Feststellung Controparte_21
und eine erhebliche Reduzierung der vom GE geltend gemachten finanziellen Ansprüche gekennzeichnet ist,
rechtfertigt gemäß Art. 92 ZPO eine teilweise Aufhebung der
Streitkosten beider Instanzen in Höhe ON einem Drittel (1/3).
Die Verurteilung des Beklagten zur Erstattung der restlichen zwei Drittel (2/3) folgt dem Grundsatz des Unterliegens (Art. 91
ZPO).
5.2. In derselben Aufteilung werden die Kosten für das gerichtsmedizinische Amtsgutachten (welche in € 580,00,
zuzüglich Stempelgebühr € 2,00 = € 582,00 liquidiert werden)
zugewiesen.
5.3. Unter Berücksichtigung der Höhe der dem GE
zugesprochenen Entschädigungssumme (decisum, abzüglich
der vor Einleitung des Verfahrens geleisteten Anzahlung) und somit der Wertstufe zwischen € 5.200,01 und € 26.000,00
werden der berufungsklägerischen Partei unter
Berücksichtigung der durchschnittlichen Komplexität der behandelten Sach- und Rechtsfragen und des Fehlens einer
Ermittlungs-/Untersuchungsphase im Berufungsverfahren
105 gemäß dem M.D. 55/2014 in der durch das M.D. 37/2018 und das M.D. Nr. 147/2022 geänderten Fassung die mittleren
Honorare für alle Phasen des erstinstanzlichen Verfahrens und die mittleren Honorare für die Studiums-, Einleitungs- und
Entscheidungsphase im Berufungsverfahren zuerkannt.
5.4. Hinsichtlich der vorgestreckten Kosten sind die Kosten
für die Übersetzung der Klageschrift in die deutsche Sprache,
der Einheitsbeitrag, die Eintragungsmarke, die
Zustellungskosten sowie die Auslagen für den
Parteisachverständigen, im begrenzten Umfang und höchstens
in Höhe des Betrags, der dem ASV liquidiert wurde (d.h. €
580,00, zuzüglich MWSt. in Höhe ON 22 %) anzuerkennen, da diese dokumentiert sind.
5.5. Dem GE werden daher die folgenden Vergütungen in voller Höhe (1/1) liquidiert: a) für die erste Verfahrensinstanz: €
919,00 für Studium, € 777,00 für die Einleitungsphase, €
1.680,00 für die Untersuchungsphase und € 1.701,00 für die
Entscheidungsphase, d.h. insgesamt € 5.077,00 für
Rechtsanwaltshonorare, zuzüglich 15% allgemeine Spesen auf die Honorare, zuzüglich € 826,00 für Vorschüsse, zuzüglich €
580 + 22% MwSt. (für den PSV), zuzüglich MwSt. und
Fürsorgebeitrag im Ausmaß und auf die vom Gesetz
vorgesehenen Posten, und b) für die zweite Verfahrensinstanz: €
1.134,00 für Studium, € 921,00 für die Einleitungsphase und €
1.911,00 für die Entscheidungsphase, daher insgesamt €
106 3.966,00 für Rechtsanwaltshonorare, zuzüglich 15% allgemeine
Spesen auf die Honorare, zuzüglich € 804,00 für
Vorauszahlungen (Einheitsbeitrag und Eintragungsmarke),
zuzüglich MwSt. und Fürsorgebeitrag im Ausmaß und auf die vom Gesetz vorgesehenen Posten.
A.D.G.
Das Oberlandesgericht Trient, , unter Controparte_22
Abweisung aller unterschiedlichen Anträge und Verteidigungen
– mit prozessabschließender Entscheidung über die ON Pt_1
OR gegenüber LE NDs mit der
Berufungsklageschrift vom 28.2. – 08.03.2024 gegen das Urteil
Nr. 125/2024 des Landesgerichts Bozen vom 30.01.2024 /
31.01.2024 gestellten Anträge;
in Annahme der Berufung, soweit diese begründet ist,
stellt
die mitwirkende gleiche Haftung ON und ON Pt_1 Pt_1
NDs bei der Verursachung des CP_1
streitgegenständlichen Schadensfalls fest, welcher sich am
21.02.2017 mit Schäden nur an ZU OR zugetragen hat,
und demzufolge
verurteilt
den Berufungsbeklagten LE NDs dem Berufungskläger
ZU den bereits aktualisierten Betrag ON € 11.706,18 Pt_1
zu bezahlen, zuzüglich Verzugszinsen in der Höhe laut Art.
107 Entscheidung (01.10.2025) bis zum effektiven Saldo, aus dem
Titel des restlichen Schadenersatzes der Hälfte (50 %) der erlittenen Schäden;
erklärt
die Aufhebung eines Drittels (1/3) der Streitkosten des doppelten Instanzenzuges;
setzt
die Kosten des gerichtsmedizinischen
Amtssachverständigengutachtens, das in erster Instanz
eingeholt wurde, zu einem Drittel (1/3) zu Lasten des
Berufungsklägers und zu zwei Dritteln (2/3) zu Parte_1
Lasten des Berufungsbeklagten LE NDs fest, und verurteilt Letzteren dazu, dem Berufungskläger ZU Pt_1
den ON diesem aus diesem Titel zu viel gezahlten Betrages zu erstatten;
verurteilt
den Berufungsbeklagten LE NDs, dem Berufungskläger
ZU zwei Drittel (2/3) der Verfahrenskosten zu Pt_1
ersetzen, welche zur Gänze (3/3) folgendermaßen bestimmt werden: a) für den ersten Instanzenzug mit € 5.077,00 für
Anwaltsvergütungen, zuzüglich 15 % allgemeine Spesen auf die
Vergütungen, zuzüglich € 826,00 für vorgestreckte Kosten,
zuzüglich € 580 + 22% MwSt. (für PSV), zuzüglich MwSt. und in dem Ausmaß und auf die vom Gesetz CP_23
vorgesehenen Posten, und b) für den zweiten Instanzenzug mit
108 € 3.966,00 für Anwaltsvergütungen, zuzüglich 15% für
allgemeine Spesen auf die Vergütungen, zuzüglich € 804,00 für
vorgestreckte Kosten (Einheitsbeitrag und Eintragungsmarke),
zuzüglich MwSt. und in dem Ausmaß und auf CP_23
die vom Gesetz vorgesehenen Posten, das alles mit
Vorwegabzug zugunsten ON RA Dr. DO RU vom
Gerichtsstand Venedig, der sich als vorstreckender
Prozessbevollmächtigte erklärt hat.
Das Oberlandesgericht verfügt, für den Fall der Verbreitung der vorliegenden Verfügung, die Nichterwähnung der Personalien
und der anderen personenbezogenen Daten im Sinne des Art.
52 des GvD Nr. 196/2003.
So entschieden in Bozen, am 01.10.2025.
Die Vorsitzende Dr. Isabella Martin
Der Abfasser des Urteils Dr. Thomas Weissteiner
Der Höhere Beamte für Rechtspflege
Ausarbeitung der Übersetzung in die deutsche Sprache durch die Höhere Beamtin für den Sprachbereich Dr. Per_28
[...]
109 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES
2 ZPO angegeben und nicht zugelassen worden sind:
1284 Abs. 1 ZGB ab dem Datum der vorliegenden