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Sentenza 7 maggio 2025
Sentenza 7 maggio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Milano, sentenza 07/05/2025, n. 3700 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Milano |
| Numero : | 3700 |
| Data del deposito : | 7 maggio 2025 |
Testo completo
RG n. 8473/2025
TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
SEZIONE 13^CIVILE VERBALE1 DI UDIENZA
DELLA CAUSA N. 8473 DELL'ANNO 2025 TRA
<< >> (C.F. Parte_1 C.F._1 Parte_1
), residente a [...], C.F._1 rappresentata e difesa dall'avv. Alessandro Salamon (C.F. ) del C.F._2
Foro di Brescia, come da procura in atti, eleggendo domicilio presso il suo studio in Brescia, via Malta n. 7/C, dichiarando di voler ricevere tutte le eventuali comunicazioni di cancelleria all'indirizzo PEC . ecavvocati.itpatrocinato/a Email_1 Email_2 dall'Avv. SALAMON ALESSANDRO;
E
<< >> Controparte_1 C.F._3 CP_1
nato a [...] il [...] e residente in [...]alla Via Mezzofanti n.
[...]
24/A (CF ) rappresentato e difeso per delega dall' avv. Caterina C.F._3
Marte (C.F. , PEC fax C.F._4 Email_3
031.7073655) presso lo studio della quale in Milano alla Via Fontana n. 16 patrocinato/a dall'Avv. MARTE CATERINA;
Oggi in data 07/05/2025 - innanzi al Giudice unico designato Dott. Jacopo Blandini, è comparso:
-Per la parte attrice << >> compare la Parte_1 C.F._1 parte e l'Avv. SALAMON ALESSANDRO. Parte_1
-Per parte convenuta << >> Controparte_1 C.F._3 compare la parte e l'Avv. GIULIANA GRASSI in sostituzione CP_1 dell'Avvocato MARTE CATERINA. Le parti unitamente ai rispettivi legali dopo confronto danno atto di avere aggiunto un accordo conciliativo nei seguenti termini:…… 1 Il presente verbale è redatto su documento informatico firmato digitalmente dal giudice. Essendo il verbale in formato elettronico ed essendo depositato telematicamente nel fascicolo informatico ai sensi dell'art. 35, comma 1, D.M. 21/02/2011 n. 44, come modificato dal D.M. 15/10/2012 n. 209, si fa menzione ai sensi dell'art. 126 c.p.c. che le parti ed il teste, le cui dichiarazioni sono sopra riportate, sono impossibilitati a sottoscrivere il verbale stesso per mancanza di firma digitale.
<<tribunale civile e penale di milano>>
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<<tribunale civile e penale di milano>>
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Dato atto di quanto sopra, si ritira in camera di consiglio autorizzando i legali comparsi ad allontanarsi dall'aula di udienza.
Milano il 07/05/2025 .
Il Giudice
Dott. Jacopo Blandini
Il Giudice all'esito della camera di consiglio, rilevato che le difese patrocinanti si sono allontanate e non risultano, allo stato, immediatamente reperibili, pronunzia ed emette sentenza definitiva del giudizio da allegare al verbale di udienza e immediatamente depositata in Cancelleria.
Milano il 07/05/2025 .
Il Giudice
Dott. Jacopo Blandini
<<tribunale civile e penale di milano>>
<> RG n. 8473/2025
--TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO--
--SEZIONE 13 ^CIVILE-- REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Civile e Penale di Milano, nella persona del Giudice unico Dott. Jacopo Blandini, all'esito ha emesso la seguente
--SENTENZA-- nella causa civile promossa
DA
<< >> (C.F. Parte_1 C.F._1 Parte_1
), residente a [...], C.F._1 rappresentata e difesa dall'avv. Alessandro Salamon (C.F. ) del C.F._2
Foro di Brescia, come da procura in atti, eleggendo domicilio presso il suo studio in Brescia, via Malta n. 7/C, dichiarando di voler ricevere tutte le eventuali comunicazioni di cancelleria all'indirizzo PEC Email_4 patrocinato/a dall'Avv. SALAMON ALESSANDRO;
-PARTE ATTRICE/RICORRENTE
E
<< >> Controparte_1 C.F._3 CP_1
nato a [...] il [...] e residente in [...]alla Via Mezzofanti n.
[...]
24/A (CF ) rappresentato e difeso per delega dall' avv. Caterina C.F._3
Marte (C.F. , PEC fax C.F._4 Email_3
031.7073655) presso lo studio della quale in Milano alla Via Fontana n. 16 patrocinato/a dall'Avv. MARTE CATERINA;
-PARTE CONVENUTA/RESISTENTE
Oggetto: Altri istituti del diritto delle locazioni. CONCLUSIONI
Le parti costituite hanno raggiunto in udienza un accordo conciliativo come di seguito riprodotto….
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--CONCISA ESPOSIZIONE DEI MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE2--
Si premette che il contenuto della presente sentenza si adeguerà ai canoni normativi dettati dagli artt. 132, comma 2, n. 4 e 118 disp. att. c.p.c., i quali dispongono che la motivazione debba limitarsi ad una concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, specificando che tale esposizione deve altresì essere succinta e possa fondarsi su precedenti conformi (cfr. Cassazione alle SS.UU. n. 642 del 16/01/2015).
Con atto introduttivo depositato in Cancelleria, la parte premetteva di essere Parte_2 proprietaria, giusto decreto di trasferimento dell'intestato Tribunale del 4 ottobre 2023 (doc. 1 – 2), del compendio immobiliare staggito nella P.E. 118/2021 nei confronti del Pt_3
(C.F. ) – sito in comune di Milano, via Cardinale Mezzofanti
[...] C.F._5
n. 24°, costituito da appartamento al piano settimo e box auto, censiti al catasto fabbricati come segue: Foglio 396 mapp. 316 sub. 701, Zona cens. 2, Cat. A/2, Classe 6, Cons.5,5 vani, Sup Cat. 124 mq, totale escluse aree scoperte 115 mq, rendita € 1.335,04, Via Cardinale Giuseppe Mezzofanti n. 24/A, piano 7, interno 29 scala A. Coerenze in contorno da nord in senso orario: corridoio comune e corpo scale, ascensore;
giardino comune. Il summenzionato compendio era oggetto di contratto di locazione abitativa (doc. 3 - 4) stipulato in data 15 novembre 2020, regolarmente registrato precedentemente alla trascrizione del predetto pignoramento (e quindi opponibili alla procedura esecutiva ed ai suoi aventi causa) per la durata di anni 4 con prima scadenza al 14 novembre 2024 e rinnovo automatico di altri 4 anni in caso di mancata di disdetta entro i 6 mesi precedenti la scadenza. 2 La presente sentenza viene redatta anche secondo i criteri di cui alla pronunzia della Suprema Corte di Cassazione alle SS.UU. n.
642 del 16/01/2015, ed ai sensi dell'art. 16 bis, comma 9, del D.L. 179/2012 come convertito in Legge n. 221/2012, come introdotto ai sensi del D.L. n. 83/2015 e poi convertito in Legge n. 132/2015; In limine litis va osservato che la riforma del processo civile, intervenuta con legge 18 giugno 2009, n. 69, ha modificato l'art. 132 c.p.c. ed il correlato art. 118 disp. att. c.p.c. escludendo dal contenuto della sentenza (art. 132, n. 4, c.p.c.) lo svolgimento del processo. La novella dell'art. 132 c.p.c. è applicabile ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della legge, ossia dal 4 luglio 2009 (v. art. 58 L. n. 69 del 2009). Ne deriva che può procedersi all'immediata stesura delle ragioni della decisione;
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<> Il conduttore risulta essere , C.F. nato in Controparte_1 C.F._3
Milano (MI) il 12/08/1973 ed oggi ivi residente in [...]. Successivamente all'emissione del decreto di trasferimento a favore dell'istante, quest'ultima provvedeva al subentro nel contratto, in ossequio al disposto dell'art. 1599 c.c., come da comunicazione all'Agenzia delle Entrate del 4 ottobre 2023 (doc. 5). Avendo acquistato l'appartamento all'asta per risiedervi, in data 14 novembre 2023, quindi ben 12 mesi prima della scadenza contrattuale del 14 novembre 2024, con comunicazione tanto a mezzo lettera raccomandata a/r quanto a mezzo PEC (doc. 6), la Parte_1 comunicava formalmente al conduttore la propria volontà di non concedere il rinnovo contrattuale allo spirare della prima scadenza in quanto - ai sensi dell'art. 3 Legge, comma 1, lettera a), Legge 491/1998 - aveva necessità di adibire l'appartamento a residenza sua e del suo nucleo famigliare. Concludeva chiedendo ….a) in via interinale/anticipatoria: in caso di opposizione del resistente, valutate le ragioni addotte e le prove prodotte dalla ricorrente, emettere alla prima udienza ordinanza interinale con cui si ordini al sig. (C.F. Controparte_1
), residente in [...], di rilasciare C.F._3
a favore della sig.ra (C.F. ), residente a [...]C.F._1
(MI) in via Carlo Porta n. 18, libero da persone e cose - anche interposte - il compendio immobiliare sito in Milano, via Cardinale Mezzofanti n. 24, costituito da appartamento al piano settimo come in premesso catastalmente identificato. b) in via principale: accertata e dichiarata, ai sensi e per gli effetti dell'art. 3, comma 1, lettera a), Legge 431/1998, l'intervenuta risoluzione del contratto di locazione abitativa del 15 novembre 2020, ordinare al sig. (C.F. ), Controparte_1 C.F._3 residente in [...], di rilasciare a favore della sig.ra
[...]
(C.F. ), residente a [...] C.F._1
n. 18, libero da persone e cose - anche interposte – il compendio immobiliare di proprietà
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<> dell'istante sito in Milano, via Cardinale Mezzofanti n. 24, costituito da appartamento al piano settimo come in premesso catastalmente identificato… con vittoria di spese ed onorari di causa.
Si costituiva ritualmente la controparte con proprio atto difensivo contestando e CP_1 contrastando l'avversaria prospettazione in fatto ed in diritto, articolando conclusioni difformi come rassegnate in atti…. Voglia l'Ill.mo Tribunale di Milano, previo ogni più opportuno accertamento e/o pronuncia e/o dichiarazione anche in punto simulazione dei motivi di diniego del rinnovo contrattuale e in punto risoluzione contrattuale, contrariis reiectis: rigettare la richiesta di ordinanza di rilascio richiesta in via anticipatoria perché irrilevante e generica e comunque infondata e comunque non sussistendo i gravi motivi per le ragioni motivi sopra esposte Nel merito rigettare integralmente tutte le domande ex adverso perché infondate in fatto ed in diritto, per i motivi suesposti. Con vittoria di spese e compensi professionali. Risultano avere avuto successo i tentativi delle parti di addivenire -nelle more del procedimento- ad una soluzione concordata della controversia come da allegato al verbale di udienza. All'esito dell'udienza, il Giudice procedente si ritirava in camera di consiglio, all'esito della quale emetteva e pronunziava sentenza decisoria definitiva del presente giudizio. Deve, preliminarmente ed in rito, ritenersi sussistente la giurisdizione dell'A.G. oggi procedente, così come pure correttamente radicata ed individuata la competenza territoriale dell'adito Tribunale secondo i canoni normativamente previsti dalla disciplina legislativa specificamente vigente in materia. Né del resto sul punto è stata sollevata alcuna contestazione ovvero eccezione di parte. Occorre in premessa ricordare che, per consolidata giurisprudenza della Suprema Corte, il Giudice, nel motivare "concisamente" la sentenza secondo i dettami di cui all'art. 118 disp. att. cpc, non è tenuto ad esaminare specificamente ed analiticamente tutte le questioni sollevate dalle parti, ben potendosi limitare3 alla trattazione delle sole questioni, di fatto e di 3 Cass 22698/2021….. Tali doglianze, scrutinabili congiuntamente perché connesse, sono complessivamente inammissibili.
3.1. Invero, occorre innanzitutto ricordare che la nuova formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 (qui applicabile ratione temporis, risultando impugnata una sentenza resa il 18 luglio 2019), ha ormai ridotto al "minimo costituzionale" il sindacato di legittimità sulla motivazione, sicché si è chiarito (cfr. tra le più recenti, Cass. n. 395 del 2021, in motivazione;
Cass. n. 9017 del 2018) che è oggi denunciabile in Cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali;
questa anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di
"sufficienza" della motivazione (cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014; Cass. n. 7472 del 2017. Nello stesso senso anche le più recenti Cass. n. 20042 del 2020 e Cass. n. 23620 del 2020; Cass. n. 395 del 2021). In particolare, il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza sussiste qualora il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un'approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull'esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (cfr. Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 23684 del 2020; Cass. n. 20042 del 2020; Cass. n. 9105 del 2017; Cass. n. 9113 del 2012). In altri termini, la motivazione deve mancare del tutto - nel senso che alla premessa dell'oggetto del decidere risultante dallo svolgimento del processo segue l'enunciazione della decisione senza alcuna argomentazione - ovvero esistere formalmente come parte del documento, ma le sue argomentazioni svolte in modo talmente contraddittorio da non permettere di individuarla, cioè di riconoscerla come giustificazione del decisum. Un simile vizio, inoltre, deve apprezzarsi non rispetto alla correttezza della soluzione adottata o alla sufficienza della motivazione offerta, bensì unicamente sotto il profilo dell'esistenza di una motivazione effettiva (cfr. Cass. n. 395 del
2021; Cass. n. 26893 del 2020; Cass. n. 22598 del 2018; Cass. n. 23940 del 2017).
3.2.1. Alla stregua di questo insegnamento, che il Collegio condivide integralmente, le censure in esame sono manifestamente infondate laddove denunciano l'asserito vizio motivazionale…Con le odierne doglianze, invece, la ricorrente, sostanzialmente, intenderebbe ottenerne una rivalutazione, più consona alle proprie aspettative, affatto inammissibile in questa sede.
3.3.1. Infatti, è opportuno ricordare che questa Corte ha, ancora recentemente (cfr. Cass. n. 28792 del 2020; Cass. n. 4343 del 2020; Cass. n. 27457 del 2019; Cass. n. 27686 del 2018), chiarito che: a) il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, può rivestire la forma della violazione di legge (intesa come errata negazione o
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<> affermazione dell'esistenza o inesistenza di una norma, ovvero attribuzione alla stessa di un significato inappropriato) e della falsa applicazione di norme di diritto (intesa come sussunzione della fattispecie concreta in una disposizione non pertinente perché, ove propriamente individuata ed interpretata, riferita ad altro, ovvero deduzione da una norma di conseguenze giuridiche che, in relazione alla fattispecie concreta, contraddicono la sua, pur corretta, interpretazione. Cfr. Cass. n. 8782 del 2005); b) non integra invece violazione, né falsa applicazione di norme di diritto, la denuncia di una erronea ricognizione della fattispecie concreta in funzione delle risultanze di causa, poiché essa si colloca al di fuori dell'ambito interpretative ed applicativo della norma di legge;
c) il discrimine tra violazione di legge in senso proprio (per erronea ricognizione dell'astratta fattispecie normativa) ed erronea applicazione della legge
(in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta) è segnato dal fatto che solo quest'ultima censura, diversamente dalla prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (cfr. Cass. n. 10313 del 2006; Cass. n. 195 del 2016; Cass. n. 26110 del 2015; Cass. n. 8315 del 2013; Cass. n. 16698 del 2010; Cass. n. 7394 del 2010); a) le doglianze attinenti non già all'erronea ricognizione della fattispecie astratta recata dalle norme di legge, bensì all'erronea ricognizione della fattispecie concreta alla luce delle risultanze di causa, ineriscono tipicamente alla valutazione del giudice di merito (cfr. Cass. n. 13238 del 2017;
Cass. n. 26110 del 2015).
3.3.2. Le censure in esame si risolvono, invece, affatto inammissibilmente (c.f.r. Cass. SU, n. 34476 del 2019), in una critica al complessivo accertamento fattuale operato dal giudice a quo, cui la ricorrente intenderebbe opporre, sotto la formale rubrica di vizio motivazionale e/o di violazione di legge, una diversa valutazione, totalmente obliterando, però, da un lato, il vizio motivazionale sancito dalla novellata formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 riguarda l'omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito a un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni, sicché sono inammissibili le censure che, irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest'ultimo profilo (cfr., ex aliis, Cass. n. 22397 del 2019; Cass. n. 26305 del 2018; Cass. n. 14802 del 2017); dall'altro, che il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, non può essere mediato dalla riconsiderazione delle risultanze istruttorie ((fr. Cass. n. 195 del 2016; Cass. n. 26110 del
2015; Cass. n. 8315 del 2013; Cass. n. 16698 del 2010; Cass. n. 7394 del 2010; Cass., SU. n. 10313 del 2006), ma deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell'art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con la indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendosi alla Corte regolatrice di adempiere al suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione (cfr. Cass. n. 16700 del 2020)….. E' ammissibile che detta conoscenza concreta venga desunta da elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, e che, in quanto tali, possano giustificare un giudizio di fondatezza della domanda (cfr. ex multis, Cass. n. 10886 del 1996; Cass. n. 7064 del 1999; Cass. n. 656 del 2000; Cass. n. 3336 del 2015; Cass. n. 25635 del 2017; Cass. n. 27457 del 2019).
3.5. Nella specie, la corte distrettuale - con una motivazione che non integra affatto violazione dei principi dettati in tema di onere della prova e di prova presuntiva, oltre che scevra da vizi logici, siccome basata sulla puntuale e dettagliata descrizione e ponderazione di indici concreti - è giunta alla conclusione che il quadro indiziario desumibile dalle risultanze dell'espletata prova orale fosse idoneo a far ritenere raggiunta la prova della sussistenza del predetto requisito soggettivo in capo alla odierna ricorrente;
né potrebbe sostenersi, fondatamente, che l'argomentare del giudice d'appello abbia trascurato alcuni dati dedotti da quest'ultima per la semplice ragione di averli ritenuti, esplicitamente o implicitamente, irrilevanti.
3.5.1. In particolare, come si è già anticipato nel precedente p.
1.2. dei "Fatti di causa", quella corte ha ritenuto di desumere la sussistenza della scientia decoctionis, in capo alla …, dalle univoche dichiarazioni di alcuni testi informatori ( Q.G.; S.R.; I.L.A.), ritenute non smentite dalle affermazioni rese da altri ( Sc.Sc.).
E' noto che la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se, come nella specie, adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità (cfr. Cass. n. 28792 del 2020; Cass. n. 3336 del 2015; Cass. n. 27457 del 2019), ed altrettanto dicasi quanto all'apprezzamento del giudice di merito circa il ricorso a tale mezzo di prova ed alla valutazione della ricorrenza dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare elementi di fatto come fonti di produzione (cfr. Cass. n. 3845 del 2018, in motivazione): invero, l'unico sindacato in proposito riservato al giudice di legittimità investe la coerenza della relativa motivazione (cfr. Cass. n. 2431 del 2004).
3.5.3. Si aggiunga, poi, che, come puntualizzato da Cass. n. 3845 del 2018 (cfr. in motivazione), al fine di controllare la validità del ragionamento presuntivo, da un lato, non è necessario che tutti gli elementi noti siano convergenti verso un unico risultato, in quanto il giudice deve svolgere una valutazione globale degli indizi, alla luce del complessivo contesto sostanziale e processuale (cfr. Cass. n. 26022 del 2011); dall'altro, in tale tipo di prova, non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità: occorre, al riguardo, che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di accadimenti, la cui sequenza e ricorrenza possono verificarsi secondo regole di esperienza (cfr. Cass. n. 3845 del 2018; Cass. n. 22656 del 2011).
3.6. Posto, dunque, che l'accertamento di fatto circa la sussistenza, o meno, del requisito della scientia decoctionis compete al Giudice del merito, cui spetta, peraltro, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l'attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (cfr., in motivazione, Cass. n. 8976 del 2019 e Cass. n. 27457 del 2019), gli odierni assunti della ricorrente, riportati in entrambi i formulati motivi sul punto, si risolvono, essenzialmente nel tentativo da parte sua, di opporre alla ricostruzione dei fatti definitivamente sancita nella decisione impugnata una propria alternativa loro interpretazione, sebbene sotto la formale rubrica di vizio motivazionale e/o di violazione di legge: ciò non è ammesso, però, nel giudizio di legittimità, che non può essere surrettiziamente trasformato in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere gli esiti istruttori espressi nella decisione impugnata, non condivisi e, per ciò solo, censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni alle proprie aspettative (cfr. Cass. n. 21381 del 2006, nonché le più recenti Cass. n. 8758 del 2017 ed, in motivazione, Cass. n. 8976 del 2019. In senso sostanzialmente conforme, si veda anche Cass., SU, n. 34476 del 2019).
3.7. Per mera completezza, infine, va evidenziato che gli elementi indiziari di cui oggi la ricorrente lamenta l'errata " valutazione" e/o l'omesso esame… lungi dall'essere, di per sé, "decisivì, al più potrebbero rappresentare elementi indiziari da porre a fondamento di un ragionamento presuntivo volto a giungere a conclusioni magari diverse da quelle esposte dalla corte veneziana, così procedendosi, però, a valutazioni che, impingendo
<<tribunale civile e penale di milano>>
<> diritto, considerate rilevanti ai fini della decisione concretamente adottata. Ne consegue che quelle residue, non trattate in modo esplicito, non devono essere ritenute come "omesse", per effetto di "error in procedendo", ben potendo esse risultare assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico-giuridica con quanto concretamente ritenuto provato. Alla luce di quanto appena ricordato, si deve quindi precisare che la trattazione sarà in questa sede limitata all'approfondimento delle sole questioni rilevanti e dirimenti ai fini del decidere, ritenendosi quindi assorbite tutte le altre eccezioni e questioni. Ciò in applicazione del principio della cosiddetta 'ragione più liquida' desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., ulteriormente valorizzato e confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. SSUU sentenza n. 24883/2008; Cass. Civ. n. 26242/2014 e Cass. Civ. n. 9936/2014). Sul punto, la Suprema Corte ha ulteriormente precisato che “Non ricorre il vizio di omessa pronuncia quando la motivazione accolga una tesi incompatibile con quella prospettata, implicandone il rigetto, dovendosi considerare adeguata la motivazione che fornisce una spiegazione logica ed adeguata della decisione adottata, evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla, ovvero la carenza di esse, senza che sia necessaria l'analitica confutazione delle tesi non accolte o la particolare disamina degli elementi di giudizio non ritenuti significativi” (Cass. ordinanza n. 2153/2020). Quanto al merito della presente vertenza, ritiene il Tribunale odierno giudicante che il contenuto della comunicazione della parte locatrice per il diniego di rinnovo del contratto di locazione integri del tutto adeguatamente e con soddisfatti ed adempiuti gli esigibili requisiti di specificità gli estremi di specificità previsti dall'art. 3 della legge n. 431/1998. Nulla può rilevarsi a fronte della invero chiara ed inequivoca manifestazione di volontà della Con proprietà (del tutto insindacabile ex se dalla così come anche dalla parte conduttrice) di utilizzare come propria abitazione l'immobile (peraltro di sua incontestata ed esclusiva proprietà). Vi è prova documentale de regolare e tempestivo (il dato della tempestività peraltro mai nemmeno è stato contestato dalla controparte) invio della disdetta del contratto alla prima scadenza. Infine, l'indicazione appare soddisfare pienamente quell'esigenza di adeguata specificazione del motivo addotto, in modo da consentire la eventuale verifica (postuma) della serietà dell'intenzione e l'eventuale successivo controllo dell'effettiva destinazione data (Cass. N. 352/1990). Ancora per costante interpretazione, il diniego di rinnovo di cui all'art. 3, lett. a), legge 9 dicembre 1998, n. 431, al pari dell'analogo istituto previsto dall'art. 27, legge 27 luglio 1978, n. 392, presuppone l'intenzione (ma non anche la necessità) del locatore di disporre nel merito, sono inammissibili nel giudizio di legittimità.
3.8. In definitiva, la …incorre nell'equivoco di ritenere che la violazione o la falsa applicazione di norme di legge processuale dipendano o siano ad ogni modo dimostrate dall'erronea valutazione del materiale istruttorio, laddove, al contrario, un'autonoma questione di malgoverno degli artt. 115 e 116 c.p.c. può porsi, rispettivamente, solo allorché il ricorrente alleghi che il giudice di merito: 1) abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti ovvero disposte d'ufficio al di fuori o al di là dei limiti in cui ciò è consentito dalla legge (cfr. Cass., SU, n. 20867 del 2020, che ha pure precisato che "e' inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall'art. 116 c.p.c."); 2) abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova che invece siano soggetti a valutazione (Cass., SU, n. 20867 del 2020). Del resto, affinché sia rispettata la prescrizione desumibile dal combinato disposto dell'art. 132 c.p.c., n. 4 e degli artt. 115 e 116 c.p.c., non si richiede al giudice del merito di dar conto dell'esito dell'avvenuto esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettategli, ma di fornire una motivazione logica ed adeguata all'adottata decisione, evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla ovvero la carenza di esse (cfr. Cass. 24434 del 2016). La valutazione degli elementi istruttori costituisce, infatti, un'attività riservata in via esclusiva all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione (Cass. n. 11176 del 2017, in motivazione).
4. Il ricorso, dunque, va dichiarato inammissibile…. ".
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<> dell'immobile per uno degli usi previsti dalla norma;
l'intenzione deve essere seria, cioè realizzabile giuridicamente e tecnicamente, ma non è sindacabile nel suo contenuto di merito, non potendo il Giudice interferire sull'utilità ovvero sulla convenienza della divisata destinazione per il locatore (Cass. 21/01/2010, n. 977). In tema di locazione di immobili adibiti ad uso abitativo (cfr anche Cass. 18/05/2010, n. 12127) il meccanismo sanzionatorio predisposto (cfr. anche Cass. N. 936/2013) dall'art. 3 della legge n. 431 del 1998 con riferimento al diniego di rinnovo alla prima scadenza è da considerarsi tale, sia per la sua automaticità sia per la sua gravità avuto riguardo alle conseguenze pregiudizievoli che subisce il locatore in caso di inadempimento, come previste dal comma terzo dello stesso art. 3 della citata legge), da lasciar presumere che il locatore, il quale deduca una delle intenzioni ritenute dalla suddetta legge -come contemplate nel primo comma del medesimo articolo 3- meritevoli di considerazione, non invochi maliziosamente e superficialmente la particolare intenzione addotta a sostegno del formulato diniego, a meno che non emergano seri e concreti elementi che inducano il Giudice a ritenere l'intenzione dedotta irrealizzabile. Per legittimare il mancato rinnovo del rapporto da parte del locatore, è quindi sufficiente la semplice seria manifestazione di volontà di destinare l'immobile ad abitazione ovvero a luogo di lavoro, senza ulteriori formalità, fermo restando il diritto del conduttore al ripristino del rapporto di locazione alle medesime condizioni di cui al contratto disdettato o, in alternativa, al risarcimento di cui al comma 3 del citato art. 3, nell'eventualità in cui il locatore non abbia adibito l'immobile all'uso dichiarato nell'atto di diniego del rinnovo nel termine di dodici mesi della data in cui ne abbia riacquistato la disponibilità (Cass. 10/12/2009, n. 25808). Neppure è possibile rinvenire in alcun modo nell'ordinamento giuridico una forma di qualsivoglia tipo di potere/dovere del Giudice tale da potere consentire l'intervento giudiziale di un possibile contemperamento degli interessi delle parti. Va quindi dato atto della piena ed integrale validità ed efficacia della disdetta e del diniego di rinnovo del contratto alla prima scadenza (maturata al 14/11/2024) effettuata da parte proprietaria/locatrice in relazione al contratto di locazione intercorso tra le parti costituite e portante la data del 15/11/2020 avente ad oggetto l'immobile de quo con conseguente obbligo di parte nato a [...] il [...] di riconsegnare (entro la data del Controparte_1
30/11/2025 come da accordi raggiunti dalle parti) l'immobile sito in Milano, via Cardinale Mezzofanti n. 24 libero e sgombero da sé, persone e cose, rimettendo lo stesso nella piena e completa disponibilità materiale della parte ricorrente dando per il resto atto dei restanti espressi accordi conciliativi raggiunti dalle parti e già sopra riprodotti in copia. Si dispone che le spese legali di lite e di procedura siano integralmente compensate tra le parti costituite come da loro accordo anche sul punto raggiunto. Quanto sopra in premessa, in fatto, in diritto ed in motivazione4 il Tribunale Civile e Penale di Milano provvede come in dispositivo. 4 Deve richiamarsi nel resto il principio di diritto ex Cass. SS.UU. n. 642/2015 secondo cui nel processo civile (ed anche in quello tributario in virtù di quanto disposto dal D Lgs 546/1992 art. 1 comma n. 2) non può ritenersi nulla la sentenza che esponga le ragioni della decisione limitandosi a riprodurre il contenuto di un atto di parte (ovvero di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari) eventualmente senza nulla aggiungere ad esso, sempre che in tal modo risultino comunque attribuibili al giudicante ed esposte in maniera chiara, univoca ed esaustiva, le ragioni sulle quali la decisione è fondata. E' inoltre da escludere che, alla stregua delle disposizioni contenute nel codice di rito civile e nella Costituzione, possa ritenersi sintomatico di un difetto di imparzialità del giudice il fatto che la motivazione di un provvedimento giurisdizionale sia, totalmente o parzialmente, costituita dalla copia dello scritto difensivo di una delle parti". Cfr. ratio espressa anche dalla pronunzia della Suprema Corte con. Sent. SS.UU. n. 642/2015 secondo cui non può trascurarsi la copiosa giurisprudenza secondo la quale la conformità della sentenza al modello di cui all'art. 132 cpc n. 4, e l'osservanza degli artt. 115 e 116 cpc non richiedono che il giudice del merito dia conto di tutte le prove dedotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo invece sufficiente e necessario che egli esponga in maniera concisa gli elementi in fatto e in diritto posti a fondamento della sua decisione (v. tra numerosissime Cass. 22801/2009), dovendo reputarsi per implicito disattesi
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<> Ogni altra, ulteriore e diversa questione, in rito ed in merito5, deve ritenersi allo stato assorbita6.
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P.Q.M.
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Il Tribunale Civile e Penale di Milano, in composizione monocratica, nel procedimento al R.G. n. 8473/2025, definitivamente pronunziando nel contraddittorio tra le parti così provvede e dispone:
-Dà atto della piena validità ed efficacia della disdetta e del diniego di rinnovo del contratto alla prima scadenza (maturata al 14/11/2024) effettuata da parte proprietaria/locatrice in relazione al contratto di locazione intercorso tra le parti costituite e portante la data del 15/11/2020, avente ad oggetto l'immobile sito in Milano, via Cardinale Mezzofanti n. 24° (appartamento al piano settimo e box auto, censiti al catasto fabbricati come segue: Foglio 396 mapp. 316 sub. 701, Zona cens. 2, Cat. A/2, Classe 6, Cons.5,5 vani, Sup Cat. 124 mq, totale escluse aree scoperte 115 mq, rendita
€1.335,04, Via Cardinale Giuseppe Mezzofanti n. 24/A, piano 7, interno 29 scala A);
-Attesi gli accordi delle parti fissa la data del 30/11/2025 quale data di inizio della esecuzione del rilascio <<per la parte resistente conduttrice nato> Controparte_1
a Milano il 12.08.1973>> con conseguente obbligo di legge per la parte di CP_1 riconsegnare l'immobile de quo libero e sgombero da sé, persone e cose rimettendo lo stesso nella piena e completa disponibilità anche materiale della parte ricorrente, dando al contempo atto dei restanti espressi accordi conciliativi raggiunti dalle parti e già sopra riprodotti in copia;
tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata (tra le moltissime v. Cass. nn. 17145 del 2006 e 2272/2007), nonchè la giurisprudenza secondo la quale anche la motivazione in forma sintetica è idonea a suffragare il convincimento in fatto, non costituendo vizio di omessa o insufficiente motivazione deducibile con ricorso per cassazione ai sensi dell''art. 360 cpc n. 5, n. 5, la ridotta estensione della sentenza ed essendo sufficiente che nella motivazione del provvedimento risulti esplicitato, ancorchè sinteticamente, l'iter logico-giuridico seguito dal giudice per pervenire alla decisione (v. Cass. n. 15489 del 2007). Peraltro, già nei decenni trascorsi la giurisprudenza di legittimità aveva dato una lettura informale e funzionale della sentenza, meglio, della sua motivazione, affermando, nell'ottica della semplificazione e dello "snellimento" del lavoro del giudice, pur senza sacrificare chiarezza e precisione, che non è viziata per omessa o insufficiente motivazione la sentenza stesa su modulo predisposto, quando questo sia stato utilizzato o adattato in maniera tale che la motivazione ne risulti aderente alla concretezza del caso deciso, con gli opportuni specifici riferimenti agli elementi di fatto che lo caratterizzano (v. anche Cass. 1570/1984 e 275/1995 e 24508/2006). 5 Cfr. art. 118, I comma ultima parte, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile;
6 Cfr. Suprema Corte di Cassazione sentenza n. 11547/2013 secondo cui la figura dell'assorbimento, che esclude il vizio di omessa pronuncia, ricorre, quando la decisione sulla domanda cd. assorbita diviene superflua, per sopravvenuto difetto di interesse della parte, che con la pronuncia sulla domanda cd. assorbente ha conseguito la tutela richiesta nel modo più pieno, e, in senso improprio, come nel caso in esame, quando la decisione cd. assorbente esclude la necessità o la possibilità di provvedere sulle altre questioni, ovvero comporta un implicito rigetto di altre domande;
non rientra tra le ipotesi di assorbimento la situazione in cui la decisione adottata non esclude la necessità, ne' la possibilità di pronunciare sulle altre questioni prospettate dalla parte, la quale conserva interesse alla decisione sulle stesse (Cass. 7663/2012 e 264/2006). Infatti, il vizio di omessa pronuncia è configurabile solo con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che richieda una pronuncia di accoglimento o di rigetto, e va escluso ove ricorrano gli estremi di una reiezione implicita o di un suo assorbimento in altre statuizioni. Occorre in premessa ricordare che, per consolidata giurisprudenza della Suprema Corte, il Giudice, nel motivare "concisamente" la sentenza secondo i dettami di cui all'art. 118 disp. att. cpc, non è tenuto ad esaminare specificamente ed analiticamente tutte le questioni sollevate dalle parti, ben potendosi limitare alla trattazione delle sole questioni, di fatto e di diritto, considerate rilevanti ai fini della decisione concretamente adottata. Ne consegue che quelle residue, non trattate in modo esplicito, non devono essere ritenute come "omesse", per effetto di "error in procedendo", ben potendo esse risultare assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico-giuridica con quanto concretamente ritenuto provato. Alla luce di quanto appena ricordato, si deve quindi precisare che la trattazione sarà in questa sede limitata all'approfondimento delle sole questioni rilevanti e dirimenti ai fini del decidere;
ritenendosi quindi assorbite tutte le altre eccezioni e questioni. Ciò in applicazione del principio della cosiddetta 'ragione più liquida' desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., ulteriormente valorizzato e confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. SSUU sentenza n. 24883/2008; Cass. Civ. n. 26242/2014 e Cass. Civ. n. 9936/2014);
<<tribunale civile e penale di milano>>
<> -Dispone –come da accordi delle parti-- l'integrale compensazione tra le parti costituite delle spese legali di procedura;
-Sentenza immediatamente esecutiva ex lege; La presente sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del Giudice del verbale d'udienza che la contiene, per l'immediato deposito in Cancelleria.
-Manda alla Cancelleria per quanto di sua competenza. Milano il 07/05/2025.
Il Giudice
Dott. Jacopo Blandini
<<tribunale civile e penale di milano>>
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TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
SEZIONE 13^CIVILE VERBALE1 DI UDIENZA
DELLA CAUSA N. 8473 DELL'ANNO 2025 TRA
<< >> (C.F. Parte_1 C.F._1 Parte_1
), residente a [...], C.F._1 rappresentata e difesa dall'avv. Alessandro Salamon (C.F. ) del C.F._2
Foro di Brescia, come da procura in atti, eleggendo domicilio presso il suo studio in Brescia, via Malta n. 7/C, dichiarando di voler ricevere tutte le eventuali comunicazioni di cancelleria all'indirizzo PEC . ecavvocati.itpatrocinato/a Email_1 Email_2 dall'Avv. SALAMON ALESSANDRO;
E
<< >> Controparte_1 C.F._3 CP_1
nato a [...] il [...] e residente in [...]alla Via Mezzofanti n.
[...]
24/A (CF ) rappresentato e difeso per delega dall' avv. Caterina C.F._3
Marte (C.F. , PEC fax C.F._4 Email_3
031.7073655) presso lo studio della quale in Milano alla Via Fontana n. 16 patrocinato/a dall'Avv. MARTE CATERINA;
Oggi in data 07/05/2025 - innanzi al Giudice unico designato Dott. Jacopo Blandini, è comparso:
-Per la parte attrice << >> compare la Parte_1 C.F._1 parte e l'Avv. SALAMON ALESSANDRO. Parte_1
-Per parte convenuta << >> Controparte_1 C.F._3 compare la parte e l'Avv. GIULIANA GRASSI in sostituzione CP_1 dell'Avvocato MARTE CATERINA. Le parti unitamente ai rispettivi legali dopo confronto danno atto di avere aggiunto un accordo conciliativo nei seguenti termini:…… 1 Il presente verbale è redatto su documento informatico firmato digitalmente dal giudice. Essendo il verbale in formato elettronico ed essendo depositato telematicamente nel fascicolo informatico ai sensi dell'art. 35, comma 1, D.M. 21/02/2011 n. 44, come modificato dal D.M. 15/10/2012 n. 209, si fa menzione ai sensi dell'art. 126 c.p.c. che le parti ed il teste, le cui dichiarazioni sono sopra riportate, sono impossibilitati a sottoscrivere il verbale stesso per mancanza di firma digitale.
<<tribunale civile e penale di milano>>
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<<tribunale civile e penale di milano>>
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Dato atto di quanto sopra, si ritira in camera di consiglio autorizzando i legali comparsi ad allontanarsi dall'aula di udienza.
Milano il 07/05/2025 .
Il Giudice
Dott. Jacopo Blandini
Il Giudice all'esito della camera di consiglio, rilevato che le difese patrocinanti si sono allontanate e non risultano, allo stato, immediatamente reperibili, pronunzia ed emette sentenza definitiva del giudizio da allegare al verbale di udienza e immediatamente depositata in Cancelleria.
Milano il 07/05/2025 .
Il Giudice
Dott. Jacopo Blandini
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--TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO--
--SEZIONE 13 ^CIVILE-- REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Civile e Penale di Milano, nella persona del Giudice unico Dott. Jacopo Blandini, all'esito ha emesso la seguente
--SENTENZA-- nella causa civile promossa
DA
<< >> (C.F. Parte_1 C.F._1 Parte_1
), residente a [...], C.F._1 rappresentata e difesa dall'avv. Alessandro Salamon (C.F. ) del C.F._2
Foro di Brescia, come da procura in atti, eleggendo domicilio presso il suo studio in Brescia, via Malta n. 7/C, dichiarando di voler ricevere tutte le eventuali comunicazioni di cancelleria all'indirizzo PEC Email_4 patrocinato/a dall'Avv. SALAMON ALESSANDRO;
-PARTE ATTRICE/RICORRENTE
E
<< >> Controparte_1 C.F._3 CP_1
nato a [...] il [...] e residente in [...]alla Via Mezzofanti n.
[...]
24/A (CF ) rappresentato e difeso per delega dall' avv. Caterina C.F._3
Marte (C.F. , PEC fax C.F._4 Email_3
031.7073655) presso lo studio della quale in Milano alla Via Fontana n. 16 patrocinato/a dall'Avv. MARTE CATERINA;
-PARTE CONVENUTA/RESISTENTE
Oggetto: Altri istituti del diritto delle locazioni. CONCLUSIONI
Le parti costituite hanno raggiunto in udienza un accordo conciliativo come di seguito riprodotto….
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--CONCISA ESPOSIZIONE DEI MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE2--
Si premette che il contenuto della presente sentenza si adeguerà ai canoni normativi dettati dagli artt. 132, comma 2, n. 4 e 118 disp. att. c.p.c., i quali dispongono che la motivazione debba limitarsi ad una concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, specificando che tale esposizione deve altresì essere succinta e possa fondarsi su precedenti conformi (cfr. Cassazione alle SS.UU. n. 642 del 16/01/2015).
Con atto introduttivo depositato in Cancelleria, la parte premetteva di essere Parte_2 proprietaria, giusto decreto di trasferimento dell'intestato Tribunale del 4 ottobre 2023 (doc. 1 – 2), del compendio immobiliare staggito nella P.E. 118/2021 nei confronti del Pt_3
(C.F. ) – sito in comune di Milano, via Cardinale Mezzofanti
[...] C.F._5
n. 24°, costituito da appartamento al piano settimo e box auto, censiti al catasto fabbricati come segue: Foglio 396 mapp. 316 sub. 701, Zona cens. 2, Cat. A/2, Classe 6, Cons.5,5 vani, Sup Cat. 124 mq, totale escluse aree scoperte 115 mq, rendita € 1.335,04, Via Cardinale Giuseppe Mezzofanti n. 24/A, piano 7, interno 29 scala A. Coerenze in contorno da nord in senso orario: corridoio comune e corpo scale, ascensore;
giardino comune. Il summenzionato compendio era oggetto di contratto di locazione abitativa (doc. 3 - 4) stipulato in data 15 novembre 2020, regolarmente registrato precedentemente alla trascrizione del predetto pignoramento (e quindi opponibili alla procedura esecutiva ed ai suoi aventi causa) per la durata di anni 4 con prima scadenza al 14 novembre 2024 e rinnovo automatico di altri 4 anni in caso di mancata di disdetta entro i 6 mesi precedenti la scadenza. 2 La presente sentenza viene redatta anche secondo i criteri di cui alla pronunzia della Suprema Corte di Cassazione alle SS.UU. n.
642 del 16/01/2015, ed ai sensi dell'art. 16 bis, comma 9, del D.L. 179/2012 come convertito in Legge n. 221/2012, come introdotto ai sensi del D.L. n. 83/2015 e poi convertito in Legge n. 132/2015; In limine litis va osservato che la riforma del processo civile, intervenuta con legge 18 giugno 2009, n. 69, ha modificato l'art. 132 c.p.c. ed il correlato art. 118 disp. att. c.p.c. escludendo dal contenuto della sentenza (art. 132, n. 4, c.p.c.) lo svolgimento del processo. La novella dell'art. 132 c.p.c. è applicabile ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della legge, ossia dal 4 luglio 2009 (v. art. 58 L. n. 69 del 2009). Ne deriva che può procedersi all'immediata stesura delle ragioni della decisione;
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Milano (MI) il 12/08/1973 ed oggi ivi residente in [...]. Successivamente all'emissione del decreto di trasferimento a favore dell'istante, quest'ultima provvedeva al subentro nel contratto, in ossequio al disposto dell'art. 1599 c.c., come da comunicazione all'Agenzia delle Entrate del 4 ottobre 2023 (doc. 5). Avendo acquistato l'appartamento all'asta per risiedervi, in data 14 novembre 2023, quindi ben 12 mesi prima della scadenza contrattuale del 14 novembre 2024, con comunicazione tanto a mezzo lettera raccomandata a/r quanto a mezzo PEC (doc. 6), la Parte_1 comunicava formalmente al conduttore la propria volontà di non concedere il rinnovo contrattuale allo spirare della prima scadenza in quanto - ai sensi dell'art. 3 Legge, comma 1, lettera a), Legge 491/1998 - aveva necessità di adibire l'appartamento a residenza sua e del suo nucleo famigliare. Concludeva chiedendo ….a) in via interinale/anticipatoria: in caso di opposizione del resistente, valutate le ragioni addotte e le prove prodotte dalla ricorrente, emettere alla prima udienza ordinanza interinale con cui si ordini al sig. (C.F. Controparte_1
), residente in [...], di rilasciare C.F._3
a favore della sig.ra (C.F. ), residente a [...]C.F._1
(MI) in via Carlo Porta n. 18, libero da persone e cose - anche interposte - il compendio immobiliare sito in Milano, via Cardinale Mezzofanti n. 24, costituito da appartamento al piano settimo come in premesso catastalmente identificato. b) in via principale: accertata e dichiarata, ai sensi e per gli effetti dell'art. 3, comma 1, lettera a), Legge 431/1998, l'intervenuta risoluzione del contratto di locazione abitativa del 15 novembre 2020, ordinare al sig. (C.F. ), Controparte_1 C.F._3 residente in [...], di rilasciare a favore della sig.ra
[...]
(C.F. ), residente a [...] C.F._1
n. 18, libero da persone e cose - anche interposte – il compendio immobiliare di proprietà
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Si costituiva ritualmente la controparte con proprio atto difensivo contestando e CP_1 contrastando l'avversaria prospettazione in fatto ed in diritto, articolando conclusioni difformi come rassegnate in atti…. Voglia l'Ill.mo Tribunale di Milano, previo ogni più opportuno accertamento e/o pronuncia e/o dichiarazione anche in punto simulazione dei motivi di diniego del rinnovo contrattuale e in punto risoluzione contrattuale, contrariis reiectis: rigettare la richiesta di ordinanza di rilascio richiesta in via anticipatoria perché irrilevante e generica e comunque infondata e comunque non sussistendo i gravi motivi per le ragioni motivi sopra esposte Nel merito rigettare integralmente tutte le domande ex adverso perché infondate in fatto ed in diritto, per i motivi suesposti. Con vittoria di spese e compensi professionali. Risultano avere avuto successo i tentativi delle parti di addivenire -nelle more del procedimento- ad una soluzione concordata della controversia come da allegato al verbale di udienza. All'esito dell'udienza, il Giudice procedente si ritirava in camera di consiglio, all'esito della quale emetteva e pronunziava sentenza decisoria definitiva del presente giudizio. Deve, preliminarmente ed in rito, ritenersi sussistente la giurisdizione dell'A.G. oggi procedente, così come pure correttamente radicata ed individuata la competenza territoriale dell'adito Tribunale secondo i canoni normativamente previsti dalla disciplina legislativa specificamente vigente in materia. Né del resto sul punto è stata sollevata alcuna contestazione ovvero eccezione di parte. Occorre in premessa ricordare che, per consolidata giurisprudenza della Suprema Corte, il Giudice, nel motivare "concisamente" la sentenza secondo i dettami di cui all'art. 118 disp. att. cpc, non è tenuto ad esaminare specificamente ed analiticamente tutte le questioni sollevate dalle parti, ben potendosi limitare3 alla trattazione delle sole questioni, di fatto e di 3 Cass 22698/2021….. Tali doglianze, scrutinabili congiuntamente perché connesse, sono complessivamente inammissibili.
3.1. Invero, occorre innanzitutto ricordare che la nuova formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 (qui applicabile ratione temporis, risultando impugnata una sentenza resa il 18 luglio 2019), ha ormai ridotto al "minimo costituzionale" il sindacato di legittimità sulla motivazione, sicché si è chiarito (cfr. tra le più recenti, Cass. n. 395 del 2021, in motivazione;
Cass. n. 9017 del 2018) che è oggi denunciabile in Cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali;
questa anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di
"sufficienza" della motivazione (cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014; Cass. n. 7472 del 2017. Nello stesso senso anche le più recenti Cass. n. 20042 del 2020 e Cass. n. 23620 del 2020; Cass. n. 395 del 2021). In particolare, il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza sussiste qualora il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un'approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull'esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (cfr. Cass. n. 395 del 2021; Cass. n. 23684 del 2020; Cass. n. 20042 del 2020; Cass. n. 9105 del 2017; Cass. n. 9113 del 2012). In altri termini, la motivazione deve mancare del tutto - nel senso che alla premessa dell'oggetto del decidere risultante dallo svolgimento del processo segue l'enunciazione della decisione senza alcuna argomentazione - ovvero esistere formalmente come parte del documento, ma le sue argomentazioni svolte in modo talmente contraddittorio da non permettere di individuarla, cioè di riconoscerla come giustificazione del decisum. Un simile vizio, inoltre, deve apprezzarsi non rispetto alla correttezza della soluzione adottata o alla sufficienza della motivazione offerta, bensì unicamente sotto il profilo dell'esistenza di una motivazione effettiva (cfr. Cass. n. 395 del
2021; Cass. n. 26893 del 2020; Cass. n. 22598 del 2018; Cass. n. 23940 del 2017).
3.2.1. Alla stregua di questo insegnamento, che il Collegio condivide integralmente, le censure in esame sono manifestamente infondate laddove denunciano l'asserito vizio motivazionale…Con le odierne doglianze, invece, la ricorrente, sostanzialmente, intenderebbe ottenerne una rivalutazione, più consona alle proprie aspettative, affatto inammissibile in questa sede.
3.3.1. Infatti, è opportuno ricordare che questa Corte ha, ancora recentemente (cfr. Cass. n. 28792 del 2020; Cass. n. 4343 del 2020; Cass. n. 27457 del 2019; Cass. n. 27686 del 2018), chiarito che: a) il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, può rivestire la forma della violazione di legge (intesa come errata negazione o
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c) il discrimine tra violazione di legge in senso proprio (per erronea ricognizione dell'astratta fattispecie normativa) ed erronea applicazione della legge
(in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta) è segnato dal fatto che solo quest'ultima censura, diversamente dalla prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (cfr. Cass. n. 10313 del 2006; Cass. n. 195 del 2016; Cass. n. 26110 del 2015; Cass. n. 8315 del 2013; Cass. n. 16698 del 2010; Cass. n. 7394 del 2010); a) le doglianze attinenti non già all'erronea ricognizione della fattispecie astratta recata dalle norme di legge, bensì all'erronea ricognizione della fattispecie concreta alla luce delle risultanze di causa, ineriscono tipicamente alla valutazione del giudice di merito (cfr. Cass. n. 13238 del 2017;
Cass. n. 26110 del 2015).
3.3.2. Le censure in esame si risolvono, invece, affatto inammissibilmente (c.f.r. Cass. SU, n. 34476 del 2019), in una critica al complessivo accertamento fattuale operato dal giudice a quo, cui la ricorrente intenderebbe opporre, sotto la formale rubrica di vizio motivazionale e/o di violazione di legge, una diversa valutazione, totalmente obliterando, però, da un lato, il vizio motivazionale sancito dalla novellata formulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 riguarda l'omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito a un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni, sicché sono inammissibili le censure che, irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest'ultimo profilo (cfr., ex aliis, Cass. n. 22397 del 2019; Cass. n. 26305 del 2018; Cass. n. 14802 del 2017); dall'altro, che il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, non può essere mediato dalla riconsiderazione delle risultanze istruttorie ((fr. Cass. n. 195 del 2016; Cass. n. 26110 del
2015; Cass. n. 8315 del 2013; Cass. n. 16698 del 2010; Cass. n. 7394 del 2010; Cass., SU. n. 10313 del 2006), ma deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell'art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con la indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendosi alla Corte regolatrice di adempiere al suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione (cfr. Cass. n. 16700 del 2020)….. E' ammissibile che detta conoscenza concreta venga desunta da elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, e che, in quanto tali, possano giustificare un giudizio di fondatezza della domanda (cfr. ex multis, Cass. n. 10886 del 1996; Cass. n. 7064 del 1999; Cass. n. 656 del 2000; Cass. n. 3336 del 2015; Cass. n. 25635 del 2017; Cass. n. 27457 del 2019).
3.5. Nella specie, la corte distrettuale - con una motivazione che non integra affatto violazione dei principi dettati in tema di onere della prova e di prova presuntiva, oltre che scevra da vizi logici, siccome basata sulla puntuale e dettagliata descrizione e ponderazione di indici concreti - è giunta alla conclusione che il quadro indiziario desumibile dalle risultanze dell'espletata prova orale fosse idoneo a far ritenere raggiunta la prova della sussistenza del predetto requisito soggettivo in capo alla odierna ricorrente;
né potrebbe sostenersi, fondatamente, che l'argomentare del giudice d'appello abbia trascurato alcuni dati dedotti da quest'ultima per la semplice ragione di averli ritenuti, esplicitamente o implicitamente, irrilevanti.
3.5.1. In particolare, come si è già anticipato nel precedente p.
1.2. dei "Fatti di causa", quella corte ha ritenuto di desumere la sussistenza della scientia decoctionis, in capo alla …, dalle univoche dichiarazioni di alcuni testi informatori ( Q.G.; S.R.; I.L.A.), ritenute non smentite dalle affermazioni rese da altri ( Sc.Sc.).
E' noto che la scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se, come nella specie, adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità (cfr. Cass. n. 28792 del 2020; Cass. n. 3336 del 2015; Cass. n. 27457 del 2019), ed altrettanto dicasi quanto all'apprezzamento del giudice di merito circa il ricorso a tale mezzo di prova ed alla valutazione della ricorrenza dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare elementi di fatto come fonti di produzione (cfr. Cass. n. 3845 del 2018, in motivazione): invero, l'unico sindacato in proposito riservato al giudice di legittimità investe la coerenza della relativa motivazione (cfr. Cass. n. 2431 del 2004).
3.5.3. Si aggiunga, poi, che, come puntualizzato da Cass. n. 3845 del 2018 (cfr. in motivazione), al fine di controllare la validità del ragionamento presuntivo, da un lato, non è necessario che tutti gli elementi noti siano convergenti verso un unico risultato, in quanto il giudice deve svolgere una valutazione globale degli indizi, alla luce del complessivo contesto sostanziale e processuale (cfr. Cass. n. 26022 del 2011); dall'altro, in tale tipo di prova, non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità: occorre, al riguardo, che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di accadimenti, la cui sequenza e ricorrenza possono verificarsi secondo regole di esperienza (cfr. Cass. n. 3845 del 2018; Cass. n. 22656 del 2011).
3.6. Posto, dunque, che l'accertamento di fatto circa la sussistenza, o meno, del requisito della scientia decoctionis compete al Giudice del merito, cui spetta, peraltro, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l'attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (cfr., in motivazione, Cass. n. 8976 del 2019 e Cass. n. 27457 del 2019), gli odierni assunti della ricorrente, riportati in entrambi i formulati motivi sul punto, si risolvono, essenzialmente nel tentativo da parte sua, di opporre alla ricostruzione dei fatti definitivamente sancita nella decisione impugnata una propria alternativa loro interpretazione, sebbene sotto la formale rubrica di vizio motivazionale e/o di violazione di legge: ciò non è ammesso, però, nel giudizio di legittimità, che non può essere surrettiziamente trasformato in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere gli esiti istruttori espressi nella decisione impugnata, non condivisi e, per ciò solo, censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni alle proprie aspettative (cfr. Cass. n. 21381 del 2006, nonché le più recenti Cass. n. 8758 del 2017 ed, in motivazione, Cass. n. 8976 del 2019. In senso sostanzialmente conforme, si veda anche Cass., SU, n. 34476 del 2019).
3.7. Per mera completezza, infine, va evidenziato che gli elementi indiziari di cui oggi la ricorrente lamenta l'errata " valutazione" e/o l'omesso esame… lungi dall'essere, di per sé, "decisivì, al più potrebbero rappresentare elementi indiziari da porre a fondamento di un ragionamento presuntivo volto a giungere a conclusioni magari diverse da quelle esposte dalla corte veneziana, così procedendosi, però, a valutazioni che, impingendo
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3.8. In definitiva, la …incorre nell'equivoco di ritenere che la violazione o la falsa applicazione di norme di legge processuale dipendano o siano ad ogni modo dimostrate dall'erronea valutazione del materiale istruttorio, laddove, al contrario, un'autonoma questione di malgoverno degli artt. 115 e 116 c.p.c. può porsi, rispettivamente, solo allorché il ricorrente alleghi che il giudice di merito: 1) abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti ovvero disposte d'ufficio al di fuori o al di là dei limiti in cui ciò è consentito dalla legge (cfr. Cass., SU, n. 20867 del 2020, che ha pure precisato che "e' inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall'art. 116 c.p.c."); 2) abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova che invece siano soggetti a valutazione (Cass., SU, n. 20867 del 2020). Del resto, affinché sia rispettata la prescrizione desumibile dal combinato disposto dell'art. 132 c.p.c., n. 4 e degli artt. 115 e 116 c.p.c., non si richiede al giudice del merito di dar conto dell'esito dell'avvenuto esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettategli, ma di fornire una motivazione logica ed adeguata all'adottata decisione, evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla ovvero la carenza di esse (cfr. Cass. 24434 del 2016). La valutazione degli elementi istruttori costituisce, infatti, un'attività riservata in via esclusiva all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione (Cass. n. 11176 del 2017, in motivazione).
4. Il ricorso, dunque, va dichiarato inammissibile…. ".
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l'intenzione deve essere seria, cioè realizzabile giuridicamente e tecnicamente, ma non è sindacabile nel suo contenuto di merito, non potendo il Giudice interferire sull'utilità ovvero sulla convenienza della divisata destinazione per il locatore (Cass. 21/01/2010, n. 977). In tema di locazione di immobili adibiti ad uso abitativo (cfr anche Cass. 18/05/2010, n. 12127) il meccanismo sanzionatorio predisposto (cfr. anche Cass. N. 936/2013) dall'art. 3 della legge n. 431 del 1998 con riferimento al diniego di rinnovo alla prima scadenza è da considerarsi tale, sia per la sua automaticità sia per la sua gravità avuto riguardo alle conseguenze pregiudizievoli che subisce il locatore in caso di inadempimento, come previste dal comma terzo dello stesso art. 3 della citata legge), da lasciar presumere che il locatore, il quale deduca una delle intenzioni ritenute dalla suddetta legge -come contemplate nel primo comma del medesimo articolo 3- meritevoli di considerazione, non invochi maliziosamente e superficialmente la particolare intenzione addotta a sostegno del formulato diniego, a meno che non emergano seri e concreti elementi che inducano il Giudice a ritenere l'intenzione dedotta irrealizzabile. Per legittimare il mancato rinnovo del rapporto da parte del locatore, è quindi sufficiente la semplice seria manifestazione di volontà di destinare l'immobile ad abitazione ovvero a luogo di lavoro, senza ulteriori formalità, fermo restando il diritto del conduttore al ripristino del rapporto di locazione alle medesime condizioni di cui al contratto disdettato o, in alternativa, al risarcimento di cui al comma 3 del citato art. 3, nell'eventualità in cui il locatore non abbia adibito l'immobile all'uso dichiarato nell'atto di diniego del rinnovo nel termine di dodici mesi della data in cui ne abbia riacquistato la disponibilità (Cass. 10/12/2009, n. 25808). Neppure è possibile rinvenire in alcun modo nell'ordinamento giuridico una forma di qualsivoglia tipo di potere/dovere del Giudice tale da potere consentire l'intervento giudiziale di un possibile contemperamento degli interessi delle parti. Va quindi dato atto della piena ed integrale validità ed efficacia della disdetta e del diniego di rinnovo del contratto alla prima scadenza (maturata al 14/11/2024) effettuata da parte proprietaria/locatrice in relazione al contratto di locazione intercorso tra le parti costituite e portante la data del 15/11/2020 avente ad oggetto l'immobile de quo con conseguente obbligo di parte nato a [...] il [...] di riconsegnare (entro la data del Controparte_1
30/11/2025 come da accordi raggiunti dalle parti) l'immobile sito in Milano, via Cardinale Mezzofanti n. 24 libero e sgombero da sé, persone e cose, rimettendo lo stesso nella piena e completa disponibilità materiale della parte ricorrente dando per il resto atto dei restanti espressi accordi conciliativi raggiunti dalle parti e già sopra riprodotti in copia. Si dispone che le spese legali di lite e di procedura siano integralmente compensate tra le parti costituite come da loro accordo anche sul punto raggiunto. Quanto sopra in premessa, in fatto, in diritto ed in motivazione4 il Tribunale Civile e Penale di Milano provvede come in dispositivo. 4 Deve richiamarsi nel resto il principio di diritto ex Cass. SS.UU. n. 642/2015 secondo cui nel processo civile (ed anche in quello tributario in virtù di quanto disposto dal D Lgs 546/1992 art. 1 comma n. 2) non può ritenersi nulla la sentenza che esponga le ragioni della decisione limitandosi a riprodurre il contenuto di un atto di parte (ovvero di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari) eventualmente senza nulla aggiungere ad esso, sempre che in tal modo risultino comunque attribuibili al giudicante ed esposte in maniera chiara, univoca ed esaustiva, le ragioni sulle quali la decisione è fondata. E' inoltre da escludere che, alla stregua delle disposizioni contenute nel codice di rito civile e nella Costituzione, possa ritenersi sintomatico di un difetto di imparzialità del giudice il fatto che la motivazione di un provvedimento giurisdizionale sia, totalmente o parzialmente, costituita dalla copia dello scritto difensivo di una delle parti". Cfr. ratio espressa anche dalla pronunzia della Suprema Corte con. Sent. SS.UU. n. 642/2015 secondo cui non può trascurarsi la copiosa giurisprudenza secondo la quale la conformità della sentenza al modello di cui all'art. 132 cpc n. 4, e l'osservanza degli artt. 115 e 116 cpc non richiedono che il giudice del merito dia conto di tutte le prove dedotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo invece sufficiente e necessario che egli esponga in maniera concisa gli elementi in fatto e in diritto posti a fondamento della sua decisione (v. tra numerosissime Cass. 22801/2009), dovendo reputarsi per implicito disattesi
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P.Q.M.
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Il Tribunale Civile e Penale di Milano, in composizione monocratica, nel procedimento al R.G. n. 8473/2025, definitivamente pronunziando nel contraddittorio tra le parti così provvede e dispone:
-Dà atto della piena validità ed efficacia della disdetta e del diniego di rinnovo del contratto alla prima scadenza (maturata al 14/11/2024) effettuata da parte proprietaria/locatrice in relazione al contratto di locazione intercorso tra le parti costituite e portante la data del 15/11/2020, avente ad oggetto l'immobile sito in Milano, via Cardinale Mezzofanti n. 24° (appartamento al piano settimo e box auto, censiti al catasto fabbricati come segue: Foglio 396 mapp. 316 sub. 701, Zona cens. 2, Cat. A/2, Classe 6, Cons.5,5 vani, Sup Cat. 124 mq, totale escluse aree scoperte 115 mq, rendita
€1.335,04, Via Cardinale Giuseppe Mezzofanti n. 24/A, piano 7, interno 29 scala A);
-Attesi gli accordi delle parti fissa la data del 30/11/2025 quale data di inizio della esecuzione del rilascio <<per la parte resistente conduttrice nato> Controparte_1
a Milano il 12.08.1973>> con conseguente obbligo di legge per la parte di CP_1 riconsegnare l'immobile de quo libero e sgombero da sé, persone e cose rimettendo lo stesso nella piena e completa disponibilità anche materiale della parte ricorrente, dando al contempo atto dei restanti espressi accordi conciliativi raggiunti dalle parti e già sopra riprodotti in copia;
tutti gli argomenti, le tesi e i rilievi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata (tra le moltissime v. Cass. nn. 17145 del 2006 e 2272/2007), nonchè la giurisprudenza secondo la quale anche la motivazione in forma sintetica è idonea a suffragare il convincimento in fatto, non costituendo vizio di omessa o insufficiente motivazione deducibile con ricorso per cassazione ai sensi dell''art. 360 cpc n. 5, n. 5, la ridotta estensione della sentenza ed essendo sufficiente che nella motivazione del provvedimento risulti esplicitato, ancorchè sinteticamente, l'iter logico-giuridico seguito dal giudice per pervenire alla decisione (v. Cass. n. 15489 del 2007). Peraltro, già nei decenni trascorsi la giurisprudenza di legittimità aveva dato una lettura informale e funzionale della sentenza, meglio, della sua motivazione, affermando, nell'ottica della semplificazione e dello "snellimento" del lavoro del giudice, pur senza sacrificare chiarezza e precisione, che non è viziata per omessa o insufficiente motivazione la sentenza stesa su modulo predisposto, quando questo sia stato utilizzato o adattato in maniera tale che la motivazione ne risulti aderente alla concretezza del caso deciso, con gli opportuni specifici riferimenti agli elementi di fatto che lo caratterizzano (v. anche Cass. 1570/1984 e 275/1995 e 24508/2006). 5 Cfr. art. 118, I comma ultima parte, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile;
6 Cfr. Suprema Corte di Cassazione sentenza n. 11547/2013 secondo cui la figura dell'assorbimento, che esclude il vizio di omessa pronuncia, ricorre, quando la decisione sulla domanda cd. assorbita diviene superflua, per sopravvenuto difetto di interesse della parte, che con la pronuncia sulla domanda cd. assorbente ha conseguito la tutela richiesta nel modo più pieno, e, in senso improprio, come nel caso in esame, quando la decisione cd. assorbente esclude la necessità o la possibilità di provvedere sulle altre questioni, ovvero comporta un implicito rigetto di altre domande;
non rientra tra le ipotesi di assorbimento la situazione in cui la decisione adottata non esclude la necessità, ne' la possibilità di pronunciare sulle altre questioni prospettate dalla parte, la quale conserva interesse alla decisione sulle stesse (Cass. 7663/2012 e 264/2006). Infatti, il vizio di omessa pronuncia è configurabile solo con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che richieda una pronuncia di accoglimento o di rigetto, e va escluso ove ricorrano gli estremi di una reiezione implicita o di un suo assorbimento in altre statuizioni. Occorre in premessa ricordare che, per consolidata giurisprudenza della Suprema Corte, il Giudice, nel motivare "concisamente" la sentenza secondo i dettami di cui all'art. 118 disp. att. cpc, non è tenuto ad esaminare specificamente ed analiticamente tutte le questioni sollevate dalle parti, ben potendosi limitare alla trattazione delle sole questioni, di fatto e di diritto, considerate rilevanti ai fini della decisione concretamente adottata. Ne consegue che quelle residue, non trattate in modo esplicito, non devono essere ritenute come "omesse", per effetto di "error in procedendo", ben potendo esse risultare assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico-giuridica con quanto concretamente ritenuto provato. Alla luce di quanto appena ricordato, si deve quindi precisare che la trattazione sarà in questa sede limitata all'approfondimento delle sole questioni rilevanti e dirimenti ai fini del decidere;
ritenendosi quindi assorbite tutte le altre eccezioni e questioni. Ciò in applicazione del principio della cosiddetta 'ragione più liquida' desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., ulteriormente valorizzato e confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. SSUU sentenza n. 24883/2008; Cass. Civ. n. 26242/2014 e Cass. Civ. n. 9936/2014);
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-Sentenza immediatamente esecutiva ex lege; La presente sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del Giudice del verbale d'udienza che la contiene, per l'immediato deposito in Cancelleria.
-Manda alla Cancelleria per quanto di sua competenza. Milano il 07/05/2025.
Il Giudice
Dott. Jacopo Blandini
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