Sentenza 28 febbraio 2014
Massime • 1
Nei procedimenti con pluralità di imputati, la competenza del giudice di appello a provvedere "in executivis" va affermata, in virtù del principio dell'unitarietà dell'esecuzione, non solo rispetto a quelli per cui la sentenza è stata riformata, ma anche rispetto a quelli nei cui confronti la decisione di primo grado sia stata confermata, pure quando la riforma sostanziale consiste nel proscioglimento di una persona diversa dall'istante.
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. I, sentenza 28/02/2014, n. 14686 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 14686 |
| Data del deposito : | 28 febbraio 2014 |
Testo completo
14 6 86 / 1 4 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE PRIMA SEZIONE PENALE UDIENZA CAMERA DI CONSIGLIO DEL 28/02/2014 Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. UMBERTO GIORDANO Presidente SENTENZĄ N. 719/2014 Dott. MASSIMO VECCHIO Rel. Consigliere - - Consigliere - REGISTRO GENERALE Dott. MARGHERITA CASSANO N. 45118/2013 Dott. ANTONELLA PATRIZIA MAZZEI - Consigliere - Dott. PIERA MARIA SEVERINA CAPRIOGLIO - Consigliere - ha pronunciato la seguente SENTENZA sul conflitto di competenza sollevato da: TRIBUNALE DI TARANTO nei confronti di: CORTE APPELLO LECCE SEZ. DIST. TARANTO con l'ordinanza n. 405/2013 TRIBUNALE di TARANTO, del 02/10/2013 sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MASSIMO VECCHIO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. 1 Uditi difensorĄ CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA PENALE Ricorso n. 45.118/2013 R.G. Udienza del 28 febbraio 2014 * Udito, altresì, in camera di consiglio il Pubblico Ministero in persona del dott. Vito D'Ambrosio, sostituto procuratore gene- rale della Repubblica presso questa Corte suprema, il quale ha concluso per la dichiarazione della competenza della Corte di appello di Lecce - Sezione distaccata di Taranto. Rileva 1. Con ordinanza, deliberata il 12 novembre 2012 e pubblica- ta mediante lettura e inserimento nel processo verbale della u- dienza in camera di consiglio partecipata, la Corte di appello di Lecce Sezione distaccata di Taranto, in funzione di giudice - della esecuzione, ha declinato, a favore del Tribunale di quella stessa sede, la competenza a provvedere sulla richiesta di rico- noscimento della continuazione, presentata nell'interesse del condannato NA D'RI dal difensore di fiducia, avvo- cato Luigi Esposito. La Corte territoriale ha motivato che la competenza quale giu- dice della esecuzione spetta al Tribunale, in quanto quell' uffi- cio ha deliberato nei confronti del condannato instante il prov- vedimento divenuto irrevocabile per ultimo, costituito dalla Mee sentenza 9 dicembre 2002, confermata integralmente dal giudi- ce di appello con sentenza 22 febbraio 2010. -2. Il Tribunale ordinario di Taranto, in composizione colle- giale e in funzione di giudice della esecuzione, mediante ordi- nanza deliberata il 2 ottobre 2012 e depositata il 23 ottobre 2013, ha resistito alla investitura e ha elevato conflitto negati- vo di competenza, obiettando che il giudice della esecuzione, cui spettava provvedere, era la Corte territoriale, in quanto colla precitata sua sentenza del 22 febbraio 2010, pur avendo confermato la condanna nei confronti del D'RI, aveva, tut- tavia, riformato la sentenza di primo grado nei confronti di al- tro appellante (MA Aquilino) sul punto della responsabi- lità, dichiarando non doversi procedere nei confronti dell' im- putato, essendo il reato a lui ascritto estinto per prescrizione. 2 SEZIONE PRIMA PENALE CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Udienza del 28 febbraio 2014 Ricorso n. 45.118/2013 R.G. ammissi-3. Il conflitto negativo improprio di competenza - bile in rito in quanto entrambi i giudici della esecuzione con- temporaneamente ricusano di provvedere sul medesimo inci- dente (pel riconoscimento della continuazione) promosso dallo stesso condannato deve essere risolto nel senso della afferma- zione della competenza del giudice il quale per primo la ha ne- gata. -3.1 In relazione alla specifica posizione del ricorrente, la Cor- te territoriale sostiene che la propria sentenza del 22 febbraio 2010 è di «conferma integrale» di quella appellata. Il Tribunale premette, invece, che la Corte di appello, «con rife- rimento alla posizione di D'RI, ha esclusivamente ridotto la pena inflitta in primo grado». Errati risultano i rifermenti di entrambi i giudici in conflitto. Dal certificato penale, in atti, emerge che la Corte di appello di Lecce Sezione distaccata di Taranto, colla sentenza del 22 febbraio 2010, «in parziale riforma» della sentenza di primo grado, ha eliminato la pena accessoria della interdizione (tem- и poranea) dai pubblici uffici. Л La soluzione della discrasia non è influente ai fini della deter- minazione della competenza del giudice della esecuzione. -3.2 – La quaestio iuris che rileva è se, nel caso in cui il provve- dimento divenuto irrevocabile per ultimo riguardi più parti, la riforma sostanziale, nel senso del proscioglimento, nei confron- ti di persona diversa dal condannato instante, valga a radicare nei confronti di costui, la competenza del giudice di secondo grado, ai sensi dell'articolo 665, comma 2, cod. proc. pen. 3.3 - Occorre premettere che nella giurisprudenza di questa Corte suprema di cassazione è consolidato il prin- -- per vero - cipio di diritto (già, peraltro, affermato nel vigore del previ- dente codice di rito del 1930, v. Sez. 1, n. 2522 del 17/10/1989 - dep. 27/11/1989, Vallese, Rv. 182657) della «unitarietà del- la esecuzione», sicché «con riferimento alla sentenza pronun- ciata in grado di appello che, nel procedimento a carico di più im- 3 -SEZIONE PRIMA PENALE CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Ricorso n. 45.118/2013 R.G. * Udienza del 28 febbraio 2014 putati, abbia riformato la sentenza di primo grado (in ordine a statuizioni non concernenti esclusivamente la pena, le misure di sicurezza e le disposizioni civili) soltanto nei confronti di uno o di alcuni imputati, l'organo dell'esecuzione e il giudice dell'ese- cuzione sono rispettivamente il pubblico ministero e il giudice di secondo grado anche rispetto agli altri imputati che non abbiano eventualmente impugnato la senten- za di secondo grado o nei cui confronti questa sia stata confermata» (Sez. 6, n. 831 del 04/03/1991 - dep. 09/05/1991, P.G. in proc. Filippini, Rv. 190050; cui adde Sez. 1, n. 3925 del 08/10/1992 - dep. 23/11/1992, P.M. in proc. Mesi, Rv. 192360; Sez. 1, n. 6282 del 16/11/1999 - dep. 28/12/1999, Riina, Rv. 215019; Sez. 1, n. 2277 del 28/03/2000 dep. " 12/05/2000, Di Nardo, Rv. 216075; Sez. 1, n. 16666 del 21/03/2001 - dep. 23/04/2001, Conflitto comp. in proc. Kotan, Rv. 219020; Sez. 1, n. 44481 del 04/11/2009 - dep. 19/11/2009, Confl. comp. in proc. Arena, Rv. 245681; e, da ultimo, Sez. 1, n. 21681 del 22/03/2013 - dep. 21/05/2013, Confl. comp. in proc. Fiore, Rv. 256081: «nei procedimenti con pluralità di imputati la competenza a provvedere 'in executivis' è del giudice di appello non solo rispetto agli imputati per i quali la sentenza di primo grado sia stata sostanzialmente riformata, ma anche per quelli nei cui confronti la decisione di primo grado sia stata confermata»).
3.4 Orbene, con specifico riferimento alla quaestio iuris enun- - ciata, è dato censire un contrasto giurisprudenziale. Secondo un indirizzo, per vero risalente nel tempo, ma anche di recente ribadito, «il principio secondo cui, quando la sentenza di condanna pronunciata in primo grado nei confronti di più soggetti sia stata riformata dal giudice di secondo grado con riguardo sol- tanto a taluno di essi, la competenza in materia di esecuzione ap- partiene per tutti al giudice di secondo grado, opera nel pre- supposto che la riforma della decisione di primo grado con- sista in una statuizione comunque suscettibile di ri- chiedere l'intervento del giudice dell'esecuzione; il che non si verifica quando il giudice di secondo grado si sia limi- tato ad assolvere taluno degli imputati condannati in prime cu- 4 CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE - SEZIONE PRIMA PENALE Udienza del 28 febbraio 2014 Ricorso n. 45.118/2013 R.G. * re, confermando integralmente la pronuncia di condanna nei con- fronti degli altri. [Sez. 1, n. 990 del 25/02/1994 dep. 29/03/1994, Confl. comp. in proc. Paltanin, Rv. 196984; cui ad- de Sez. 3, n. 45826 del 20/11/2001 - dep. 24/12/2001, Dorati S, Rv. 220609; Sez. 1, n. 35234 del 01/10/2002 - dep. 21/10/2002, P.M.in proc. Piacentini, Rv. 222172; Sez. 1, n. 44481 del 04/11/2009 - dep. 19/11/2009, Confl. comp. in proc. Arena, Rv. 245681 (con richiamo obiter dictum); e Sez. 1, n. 30004 del 05/06/2013 - dep. 12/07/2013, Pmt in proc. Grillo, Rv. 256215]. Invece, secondo un altro indirizzo (postosi in consapevole con- trasto col precedente, in seno a questa stessa sezione), nel caso di riforma della sentenza di primo grado, consistita nella asso- luzione di uno degli imputati e nella integrale conferma delle condanne inflitte agli altri prevenuti, deve affermarsi «la com- petenza del giudice di secondo grado in relazione all'esecuzione della sentenza nella parte relativa alla condanna inflitta e, quindi, confermata in grado di appello» (Sez. 1, n. 10415 del 16/02/2010 - dep. 16/03/2010, PG in proc. Guarnieri e altro, Rv. 246395). и مید 3.5 - A tale secondo indirizzo il Collegio si uniforma. л L'arresto testè citato ha condivisibilmente confutato il presup- posto affatto erroneo – del contrario orientamento secondo il quale la decisione di proscioglimento non «richiedere [bbe] l'intervento del giudice dell'esecuzione» (e, pertanto, sarebbe ininfluente ai fini della competenza) e, ancora, traendo spunto dalla considerazione del canone normativo di determi- nazione della competenza nel caso di provvedimento deliberato su rinvio di questa Corte suprema di cassazione (articolo 665, comma 3, ultimo inciso), ha argomentato «il carattere formale delle regole di determinazione della competenza», fondate su «cri- teri astratti, funzionali ad una ordinata e unitaria predetermina- zione della competenza a prescindere dalla possibilità che taluna delle statuizioni che concorrono a determinarla sia o meno in con- creto suscettibile di esecuzione o di dare luogo a interventi del giu- dice dell'esecuzione». 5 CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE -SEZIONE PRIMA PENALE Udienza del 28 febbraio 2014 Ricorso n. 45.118/2013 R.G. * Mentre la decisione in senso contrario, successivamente inter- venuta (Rv. 256215, cit.), si è limitata a richiamare il fallace presupposto (ampiamente confutato) che la sentenza di pro- scioglimento non sarebbe suscettibile di richiedere l'intervento del giudice della esecuzione». - -3.6 Per vero al di là della rilevanza che assume nel concorso con altri provvedimenti di proscioglimento, di non luogo a pro- cedere o di condanna (per il medesimo fatto e nei confronti della stessa persona), ai sensi dell'articolo 669, commi 7 e 8, cod. proc. pen. - la sentenza di proscioglimento, oltre alle sta- tuizioni di liberazione, di rilascio o di restituzione è, invece, su- scettibile di comportare plurimi interventi in executivis, tutti normativamente, previsti quali la revoca della sentenza stes- sa, se pronunciata «per estinzione del reato o per mancanza di imputabilità», in dipendenza della abolitio criminis o della di- chiarazione della illegittimità costituzionale della norma in- criminatrice (articolo 673, comma 2, cod. proc. pen.); • la ese- и cuzione delle misure di sicurezza personali (articolo 658 cod. л proc. pen.); la applicazione o la revoca della confisca (articolo 676, comma 1, cod. proc. pen.) •la declaratoria della falsità do- cumentale accertata ai sensi dell'articolo 537, comma 4, cod. proc. pen. (articolo 675, comma 1, cod. proc. pen.); ⚫ la cancel- lazione, la ripristinazione, la riforma o la rinnovazione dei do- cumenti (articolo 675, comma 2, cod. proc. pen.). E significativamente il legislatore non ha circoscritto l'ambito della competenza del giudice della esecuzione alle sole sentenze o ai soli decreti penali di condanna, ma ha fatto riferimento al- la generale categoria del «provvedimento» giudiziario, la quale categoria comprende sia le sentenze e i decreti penali di condanna che le sentenze di non luogo a procedere e quelle di proscioglimento (articolo 665 cod. proc. pen.). La contraria opinione oltretutto comporterebbe la conseguenza (sicuramente anomala) dello sdoppiamento della compe- tenza del giudice della esecuzione in relazione ai prov- vedimenti chiesti dalla persona definitivamente prosciolta nel giudizio di appello, per effetto della totale riforma della con- 6 CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE -SEZIONE PRIMA PENALE Ricorso n. 45.118/2013 R.G. * Udienza del 28 febbraio 2014 danna riportata in primo grado: nei confronti di costui non è certamente configurabile la competenza del giudice, di prime cure, quello, cioè, della condanna (totalmente riformata in se- condo grado), mentre il suddetto giudice sarebbe, invece, com- petente in relazione agli incidenti relativi alla persone condan- nate colla stessa sentenza (confermata ovvero ovvero riforma- ta soltanto in relazione alla pena, alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili). Conclusivamente, da un canto, la rilevanza dei provvedimenti di proscioglimento in executivis e, precipuamente, la loro atti- tudine a costituire materia esclusiva di deliberazione del giudi- ce della esecuzione e, dall'altro canto, il principio della «uni- tarietà della esecuzione», comportano il corollario che la riforma sostanziale della medesima sentenza (pur nel senso del proscioglimento) adottata nei confronti di persona diversa dal condannato instante (nei confronti del quale la decisione è stata confermata ovvero riformata soltanto in relazione alla ли pena, alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili), radica per tutti la competenza del giudice di secondo grado, quale giudice della esecuzione, ai sensi dell'articolo 665, comma 2, ul- timo inciso, cod. proc. pen. -3.7 Orbene tale ipotesi ricorre nella specie: infatti non sorge questione sul punto che la sentenza della Corte di appello di Lecce Sezione distaccata di Taranto, mentre nei confronti del condannato instante ha soltanto modificato il trattamento sanzionatorio, escludendo la pena accessoria, ha, tuttavia, ri- formato in senso c.d. «sostanziale» la sentenza del Tribunale ordinario di quella stessa sede nei confronti di altro imputato, prosciogliendolo per estinzione del reato. Conseguono la declaratoria della competenza della Corte terri- toriale e la trasmissione degli atti a quell'ufficio.
P. Q. M.
Dichiara la competenza della Corte di appello di 7 CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA PENALE Ricorso n. 45.118/2013 R.G. Udienza del 28 febbraio 2014 Lecce Sezione distaccata di Taranto cui dispone - trasmettersi gli atti. Così deciso, il 28 febbraio 2014. IL CONSIGLIERE ESTENSORE IL PRESIDENTE (Massimo Vecchio) (Umberto Giordano) Assaurus Vecchio DEPOSITATA IN CANCELLERIA 28 MAR 2014 IL CANCELLIERE Statania FAIELLA 8