Sentenza 2 ottobre 2013
Massime • 1
La disponibilità nelle cucine di un ristorante di alimenti surgelati non indicati come tali nel menu perfeziona il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall'inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore, mentre la condotta del ristoratore che, a seguito della richiesta del cliente, rifiuti di consegnare il prodotto congelato, può rilevare quale desistenza.
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. III, sentenza 02/10/2013, n. 44643 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 44643 |
| Data del deposito : | 2 ottobre 2013 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. MANNINO Saverio - Presidente - del 02/10/2013
Dott. LOMBARDI Alfredo M. - rel. Consigliere - SENTENZA
Dott. GRILLO Renato - Consigliere - N. 2921
Dott. MULLIRI Guicla - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. ANDRONIO Alessandro Maria - Consigliere - N. 8937/2013
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
EG AR, nato a [...] il [...];
EG EL, nato a [...] il [...];
avverso la sentenza in data 15/11/2012 della Corte di appello di Milano;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. LOMBARDI Alfredo Maria;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. LETTIERI Nicola, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito per l'imputato l'avv. PESCIARELLI Paolo, che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza in data 15/11/2012 la Corte di appello di Milano, in accoglimento dell'impugnazione del P.G. avverso la sentenza del Tribunale di Milano in data 13/03/2009, ha affermato la colpevolezza di LL AR e LL EL in ordine al reato di cui agli artt. 110, 56 e 515 c.p., loro ascritto perché, in qualità di titolari di un esercizio per la somministrazione di cibi e bevande, denominato "Osteria Ilios", compivano atti idonei univocamente diretti a consegnare agli acquirenti sostanze alimentari diverse da quelle indicate nelle lista delle vivande ed, in particolare, cibi congelati, benché detta qualità non fosse indicata nella predetta lista, condannandoli alla pena di mesi due di reclusione ciascuno.
In sintesi, il giudice di primo grado aveva escluso che la mera detenzione all'interno di un frigorifero di merce congelata e la mancata indicazione nella lista delle vivande di detta qualità integrasse la fattispecie degli atti idonei diretti in modo non equivoco alla vendita fraudolenta.
La Corte territoriale ha, invece, affermato che la descritta condotta integra l'ipotesi del tentativo di frode in commercio, osservando che l'inserimento degli alimenti congelati nel menù, senza la menzione della indicata qualità, costituisce un'offerta al pubblico, in quanto tale non revocabile, con la conseguente idoneità della stessa a determinare il conseguimento del risultato illecito.
2. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso personalmente gli imputati, che la denunciano per vizi di motivazione e violazione di legge.
2.1 Mancanza e manifesta illogicità della motivazione con riferimento a quanto emerso dall'esame testimoniale all'esito del procedimento di primo grado.
In sintesi, si deduce, citando, oltre alle dichiarazioni dell'imputato LL EL, le deposizioni di alcuni testi, tra i quali lo stesso verbalizzante, che dall'istruzione dibattimentale non era affatto emerso con certezza che gli alimenti citati in imputazione fossero congelati.
2.2 Errata applicazione degli artt. 56 e 515 c.p.. La Corte territoriale ha erroneamente affermato che la indicazione nel menù di determinati alimenti costituisca un'offerta al pubblico non revocabile. Può, infatti, verificarsi che una determinata pietanza, anche se indicata nel menù, non sia di fatto disponibile con la conseguenza che il ristoratore non è obbligato a servirla. In tal caso in pratica si verserebbe in un'ipotesi di reato impossibile. Inoltre, la condotta descritta nell'imputazione, in assenza di un inizio di contrattazione, non integra la fattispecie del tentativo di frode in commercio. Peraltro, l'ispezione è stata effettuata in orario di chiusura del locale e non è neppure certo che il menù si riferisse alle pietanze disponibili al momento dell'accertamento.
2.3.4.5 Si denuncia, infine, violazione di legge e vizi di motivazione della sentenza in ordine al diniego delle attenuanti generiche, all'applicazione della pena detentiva, invece di quella pecuniaria, e alla mancata concessione del beneficio della sospensione della stessa.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso non è fondato.
2. Stante il carattere pregiudiziale della questione di diritto occorre esaminare preliminarmente il secondo motivo di gravame. Il contrasto interpretativo in ordine alla configurabilità dei tentativo di frode in commercio nella fattispecie in esame, peraltro risalente nel tempo (cfr. per la tesi opposta: sez. 3^, sentenza n. 37569 del 25/09/2002, RV 222556), risulta definitivamente superato dalla giurisprudenza più recente, ma ormai consolidata, di questa Suprema Corte, secondo la quale "anche la mera disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menu, nelle cucina di un ristorante, configura il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall'inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore", (sez. 3^, sentenza n. 6885 del 18/11/2008, Chen, Rv. 242736; sentenze precedenti conformi: n. 10145 del 2002 Rv. 221461, n. 19395 del 2002 Rv. 221958, n. 14806 del 2004 Rv. 227964, n. 24190 del 2005 Rv. 231946, n. 23099 del 2007 Rv. 237067) Il Collegio non ravvisa ragioni per discostarsi dal più recente indirizzo interpretativo, in quanto lo stesso risulta conforme ai principi di diritto enunciati dalle Sezioni Unite di questa Corte in materia di tentativo del reato di cui all'art. 515 c.p., sia pure con riferimento fattispecie concreta diversa (cfr. Sez. Un. sentenza n. 28 del 25/10/2000, Morici, RV 217295). In materia, inoltre, la questione civilistica della cosiddetta offerta al pubblico, non revocabile se non con le medesime forme, di cui trattano la sentenza impugnata ed il ricorso per contestarne le affermazioni, non appare affatto dirimente, ne' rilevante, ai fini della configurabilità del tentativo.
La questione della revocabilità dell'offerta contenuta nel menu, infatti, può assumere rilevanza solo ai fini della configurabilità della desistenza, atta ad escludere il reato nell'ipotesi in cui il ristoratore, a seguito della richiesta del cliente di una determinata pietanza, rifiuti di consegnare l'aliud prò alio, ma non incide sul perfezionamento della fattispecie del tentativo, che si consuma con la mancata indicazione nel menu della qualità degli alimenti surgelati o congelati.
3. Gli ulteriori motivi di ricorso sono infondati o manifestamente infondati.
Il primo motivo si risolve nella richiesta di rilettura del materiale probatorio e di una diversa valutazione dello stesso, inammissibile in sede di legittimità.
È noto sul punto che, secondo l'ormai consolidato indirizzo interpretativo di questa Corte, anche a seguito della modifica dell'art. 606 c.p.p., lett. e), per effetto della L. n. 46 del 2006, al giudice di legittimità restano precluse la pura e semplice rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l'autonoma adozione di diversi parametri di ricostruzione dei fatti e il riferimento, contenuto nel nuovo testo dalla norma citata, agli "altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame" non vale a mutare la natura del giudizio di legittimità, il cui controllo rimane limitato alla struttura del discorso giustificativo del provvedimento impugnato e non può comportare una diversa lettura del materiale probatorio, anche se plausibile, (sez. 5^, 22 3 2006 n. 19855, Blandino, RV 234095) (sez. 3^, 27.9.2006 n. 37006 Piras RV 235508; sez. 6^, 3.10.2006 n. 36546, Bruzzese, RV 235510).
Quanto alla determinazione della pena ed al diniego di benefici, infine la sentenza risulta adeguatamente motivata mediante i, riferimento ai parametri di cui all'art. 133 c.p. ed, in particolare, ai precedenti penali degli imputati.
Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato con le conseguenze di legge.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 2 ottobre 2013.
Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2013