Cass. pen., sez. III, sentenza 13/04/2007, n. 23099
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Sentenza 13 aprile 2007

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Il provvedimento analizzato è una sentenza della Corte Suprema di Cassazione, emessa il 13 aprile 2007, dal Dott. Gazzara Santi e altri magistrati. Le parti in causa erano un imputato, accusato di tentata frode in commercio, e il Pubblico Ministero. L'imputato contestava la decisione della Corte di Appello di Messina, che aveva riformato la sentenza di primo grado, riconoscendolo colpevole per la detenzione di prodotti surgelati non indicati nel menu del ristorante. Le questioni giuridiche sollevate riguardavano l'interpretazione degli articoli 56 e 515 del codice penale, in particolare se la mera detenzione di tali prodotti potesse configurare un tentativo di reato.

Il giudice ha rigettato il ricorso, affermando che la detenzione di alimenti surgelati, unita all'omissione della loro indicazione nel menu, integra il reato di tentata frode in commercio. La Corte ha sottolineato che non è necessario un rapporto concreto con il cliente per configurare il tentativo, poiché anche atti preparatori possono essere sufficienti se diretti a commettere un delitto. La decisione si basa su precedenti giurisprudenziali che confermano la responsabilità dell'esercente nel garantire la trasparenza nella somministrazione degli alimenti. La Corte ha quindi confermato la correttezza della motivazione della Corte territoriale, evidenziando la sussistenza del reato ascritto all'imputato.

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Massime1

La detenzione di alimenti congelati o surgelati all'interno di un esercizio commerciale, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale qualità, integra il reato di tentativo di frode in commercio, atteso che tale comportamento è univocamente rivelatore della volontà dell'esercente di consegnare ai clienti una cosa diversa da quella pattuita.

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. III, sentenza 13/04/2007, n. 23099
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 23099
    Data del deposito : 13 aprile 2007

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