Sentenza 21 gennaio 2016
Massime • 1
In tema di lesione del diritto all'immagine ed alla reputazione, la quantificata entità del corrispondente danno risarcibile non può essere automaticamente ridotta per effetto della pubblicazione della sentenza su un quotidiano, costituendo tale misura, oggetto di un potere discrezionale del giudice, una sanzione autonoma che, grazie alla conoscenza da parte della collettività della reintegrazione del diritto offeso, assolve ad una funzione riparatoria in via preventiva rispetto all'ulteriore propagazione degli effetti dannosi dell'illecito, diversamente dal risarcimento del danno per equivalente che mira al ristoro di un pregiudizio già verificatosi.
Commentario • 1
- 1. Diffamazione a mezzo stampa: la pubblicazione della sentenza di condanna non ha valore ripristinatorio del danno neanche in misura parzialeAccesso limitatoAngela Chiacchio · https://www.altalex.com/ · 26 febbraio 2016
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. I, sentenza 21/01/2016, n. 1091 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 1091 |
| Data del deposito : | 21 gennaio 2016 |
Testo completo
F Massiware 0 1 09 1 / 16 Oggetto REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Diritti dolla LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE persona. Diffamazione PRIMA SEZIONE CIVILE a mezzo stampa. Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Misure Risarcitorie.|| - Presidente Dott. SALVATORE DI PALMA Pubblicazione della Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA sentenza. Dott. FRANCESCO ANTONIO GENOVESE - Rel. Consigliere R.G.N. 27063/2013 Cron.1091 Dott. ANTONIO VALITUTTI Consigliere СЋ Dott. ANTONIO PIETRO LAMORGESE Est. Consigliere Rep. - Ud. 04/11/2015 ha pronunciato la seguente PU SENTENZA sul ricorso 27063-2013 proposto da: ( AN HE (c. f. [...]), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI GRACCHI 6, presso l'avvocato FEDERICO LUCARELLI, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato PIETRO PROTO, giusta procura a margine del ricorso;
- ricorrente 2015 contro 1787 SOCIETA' EUROPEA DI EDIZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, LP ON MASSIMO, IE MAURIZIO, elettivamente 1 domiciliati in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 21, presso l'avvocato LUCA LO GIUDICE, che li rappresenta e difende, giusta procura a margine del controricorso;
controricorrenti - avverso la sentenza n. 1597/2013 della CORTE D'APPELLO di MILANO, depositata il 15/04/2013; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 04/11/2015 dal Consigliere Dott. FRANCESCO ANTONIO GENOVESE;
udito, per il ricorrente, l'Avvocato PROTO PIETRO, anche per delega orale dell'avv. Lucarelli, che ha chiesto l'accoglimento del ricorso;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha concluso per il rigetto del ricorso. S 2 SVOLGIMENTO DEL PROCESSO La Corte d'Appello di Milano ha parzialmente accolto le impugnazioni delle parti avverso la sentenza del Tribunale di quella stessa città che aveva condannato, in solido, i convenuti sigg. SS CA, ZI TR e la Società Europea di Edizioni SpA, al pagamento, in favore dell'attore HE GI, di una somma di denaro (€ 35.000,00, oltre accessori), per il danno non patrimoniale da quest'ultimo subito in conseguenza di «una condotta giornalistica diffamatoria» (in seguito alla pubblicazione sul quotidiano "Il Giornale" di un articolo che lo rappresentava come magistrato coinvolto in inchieste per reati di corruzione in atti giudiziari) e, in particolare, ha ordinato la pubblicazione della sentenza sul medesimo quotidiano a cura dei soccombenti e ridotto l'importo della condanna (a € 20.000,00, oltre accessori). La Corte territoriale, per quanto ancora interessa in questa sede, in accoglimento del gravame incidentale delle parti convenute, ha ritenuto che l'importo liquidato dal primo giudice dovesse essere ridotto, tenuto conto che la pubblicazione della sentenza costituisce misura idonea a riparare in parte il danno. Q. Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione $ il signor GI con tre mezzi, cui si sono opposti 3 SS CA, ZI TR e la Società Europea di Edizioni SpA. MOTIVI DELLA DECISIONE Con il primo motivo (per violazione e/o falsa applicazione degli artt. 120 c.p.c. e 1226 c.C., in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c.) il ricorrente premette che la pubblicazione della sentenza costituisce una misura restitutoria, non diretta specificamente a risarcire il danno, ma a modificare lo stato di fatto lesivo dei diritti della personalità o su immateriali, corrispondendo anche alla tutela di un beni interesse generale a che non circolino nella collettività false rappresentazioni della realtà giuridica. La pubblicazione della sentenza prescinderebbe dal danno: di qui l'errore commesso dal giudice distrettuale che, invece, l'avrebbe ancorata ad esso. Infatti, la pubblicazione della carattere aggiuntivo rispetto alsentenza avrebbe equivalente e non sarebbe, risarcimento economico per della complessiva misura invece, una componente risarcitoria, come ritenuto dalla Corte territoriale. Inoltre, il giudice distrettuale, nel ridurre la componente risarcitoria per equivalente, non avrebbe considerato che, ९ tra l'altro, la pubblicazione era intervenuta a distanza di molti anni dal fatto e, quindi, si presentava come tardiva e depotenziata della sua efficacia ripristinatoria, con la conseguenza che il risarcimento per equivalente avrebbe dovuto essere incrementato, non diminuito. Il motivo è fondato nei seguenti termini. La questione che viene all'esame di questa Corte è se, una volta determinato il danno (qui non patrimoniale) per la lesione del diritto alla reputazione e all'immagine, sia legittima un'automatica riduzione del quantum, a causa della pubblicazione della sentenza su un quotidiano. affermativo,La Corte del merito ha risposto in senso facendo leva sulla portata riparatoria della suddetta misura, la quale può essere disposta "nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito può contribuire a riparare il danno, compreso quello derivante per effetto di quanto previsto all'articolo 96" (art. 120, comma 1, c.p.c., nel testo sostituito dall'art. 45, comma 16, della legge 18 giugno 2009, n. 69). La suddetta funzione, in senso lato, riparatoria è nella legge ed è confermata dalla giurisprudenza (v. Cass. n. 2087/2015, n. 2491/1993, n. 6168/1989), ma ciò non è com' è sufficiente per ritenere legittima un'operazione, operata dalla Corte milanese, di sottrazione quella aritmetica dall'importo del danno accertato di un importo (peraltro indeterminato) corrispondente al valore G riparatorio insito nella pubblicazione della sentenza. 5 risarcibile, di conseguenza, stato Lo stesso danno - determinato in modo incerto, a causa dell'incidenza in via automatica degli effetti dell'ordine di pubblicazione e del rilievo attribuito al grado (ridotto) di offensività della notizia giornalistica. In definitiva, la sentenza impugnata ha falsamente applicato l'art. 120 c.p.c. Seguendo la ricostruzione operata dalla Corte milanese, la un' automatica pubblicazione della sentenza consentirebbe equivalente, con decurtazione del danno risarcibile per implicita e anomala attribuzione di un diritto di credito al debitore-danneggiante e, correlativamente, di una posizione obbligatoria al creditore-danneggiato, il quale, nel caso in cui non vi provvedesse il danneggiante, finirebbe per essere tenuto a provvedere direttamente alla pubblicazione, con un effetto rilevante che questa Corte ha coerentemente escluso (v. Cass. n. 2087/2015 cit.) - sul piano del concorso causale nella produzione del danno, a norma dell'art. 1227, comma 2, c.c. In realtà, come rilevato nel precedente poc'anzi richiamato, la pubblicazione costituisce "una modalità di risarcimento in forma specifica volta ad aggiungersi al risarcimento per equivalente al fine di assicurare, nei casi in cui il giudice la ritenga utile, la integrale riparazione del danno", al fine di contribuire a rimuovere il discredito 6 gettato su un soggetto e di ricostruire la sua immagine pubblica. E' significativo che la pubblicazione della sentenza sia un oggetto di un potere provvedimento, costituente discrezionale del giudice, che può essere disposto indipendentemente dall'esistenza o dalla prova di un danno attuale, trattandosi di una sanzione autonoma che, grazie alla conoscenza da parte della collettività della reintegrazione del diritto offeso, assolve ad una funzione riparatoria in via preventiva rispetto all'ulteriore propagazione degli effetti dannosi dell'illecito nel futuro (v. Cass. n. 6226/2013, n. 1982/2003, n. 564/1995), a differenza del risarcimento del danno per equivalente che ha funzione reintegratoria di un pregiudizio già verificatosi (v. Cass. n. 12103/1995). Si spiega dunque perché una parte della dottrina abbia inteso questa misura come diretta non specificamente a riparare il danno, ma a tutelare l'interesse generale a che non circolino false rappresentazioni della realtà. In tal senso sembra deporre il riferimento dell'art. 120 c.p.c. per l'emissione dell'ordine di come presupposto - a una "decisione di merito" e non ९ pubblicazione necessariamente a una condanna al risarcimento del danno o a distinti facere di reintegrazione del diritto leso. 7 La possibile obiezione, secondo la quale i precedenti poc'anzi richiamati non sarebbero pertinenti perché riguardanti fattispecie (di concorrenza sleale ex art. 2600 c.c.) diverse dalla lesione dei diritti della personalità, è agevolmente superabile, se si considera che l'art. 120 c.p.c. costituisce norma di generale applicazione, non derogata dalle norme speciali presenti in particolari materie (v. anche gli artt. 126 cod. propr.ind. e 166 della legge n. 633/1941 sul diritto d'autore). Neppure sembra possibile differenziare la funzione (e, quindi, gli effetti concreti) della pubblicazione, a seconda della natura del danno, patrimoniale e non patrimoniale, rispettivamente in termini di sanzione autonoma e di misura esclusivamente riparatoria. In conclusione, la concreta determinazione del danno rimane sottratta alla valutazione di questa Corte, essendo riservata al giudice di merito, il quale deve tenere conto di tutte le circostanze del caso concreto, nell'ambito di una ponderata valutazione globale, senza alcun automatismo in funzione riduttiva del danno risarcibile, con riguardo agli effetti riparatori della pubblicazione della sentenza. ९ Pertanto, in accoglimento del primo motivo, assorbiti gli altri (concernenti vizi motivazionali e di ultrapetizione), a la sentenza impugnata, avendo falsamente applicato l'art. 120 c.p.c., è cassata con rinvio alla Corte d'appello di Milano, in diversa composizione, che dovrà riesaminare la causa alla luce del principio enunciato e liquidare le spese.
P.Q.M.
La Corte, in accoglimento del primo motivo del ricorso, assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d'appello di Milano, in diversa composizione, anche per le spese. Roma, 4 novembre 2015. I cons est. Presidente G 2 + DEPOSITATO IN CANCELLERIA 21 GEN 2016 IL FUNZIONARIO CJUPIZIARIO Andis BIANC 9