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Sentenza 4 aprile 2025
Sentenza 4 aprile 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte d'Appello Reggio Calabria, sentenza 04/04/2025, n. 219 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte d'Appello Reggio Calabria |
| Numero : | 219 |
| Data del deposito : | 4 aprile 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
CORTE D'APPELLO DI REGGIO CALABRIA
Sezione lavoro
In nome del Popolo italiano
La Corte di Appello di Reggio Calabria - Sezione Lavoro - riunita in camera di consiglio e composta dai Signori Magistrati:
1 Dott.ssa Marialuisa Crucitti Presidente
2 Dott. Eugenio Scopelliti Consigliere
3 Dott.ssa Maria Carla Arena Consigliere rel. nella causa celebrata con le forme di cui all'art 127 ter c.p.c. e in esito alla relativa camera di consiglio viene emessa la seguente
SENTENZA
in grado di appello, nel procedimento iscritto al n. 719/2022 R.G.L. e vertente
TRA
, la cui rappresentanza e difesa è curata dall'avv. D'AGOSTINO ANTONIO, giusta Pt_1
procura in atti;
- appellante –
CONTRO
, la cui rappresentanza e difesa è curata dall'avv.TACCONE Controparte_1
GIOVANNI, giusta procura in atti;
- appellato
CONCLUSIONI
Come da atti e scritti difensivi.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso innanzi al Tribunale di Reggio Calabria, l'appellante in epigrafe introduceva azione di accertamento negativo, per l'annullamento del carico contributivo sotteso al ruolo portato dall'avvisi di addebito ivi indicato, del complessivo importo di €.5.037,31, chiedendo che venisse dichiarato estinto il detto credito, per intervenuta prescrizione, atteso che, l'istanza di annullamento in autotutela, avanzata all'ente impositore, in data 14 maggio 2020, era rimasta inevasa. Nella resistenza di e nella contumacia di il primo giudice riteneva sussistente Pt_1 CP_2
l'interesse ad agire e ammissibile l'opposizione avvero l'estratto di ruolo, così statuendo:
Dichiara la contumacia di;
Controparte_3
Accoglie la domanda e dichiara prescritta la contribuzione di cui agli estratti di ruolo impugnati.
Condanna l' al pagamento delle spese del giudizio al ricorrente che liquida,complessivamente, Pt_1
in 900,00 euro , per compensi professionali oltre spese forfettarie al 15 % ,nonché iva e cpa se dovute e contributo unificato se corrisposto , con distrazione in favore dei procuratori del ricorrente.
Nulla per le spese nei confronti di CP_2
Propone appello l' insistendo per l'inammissibilità ex lege della domanda per carenza Pt_1
dell'interesse ad agire avverso l'estratto di ruolo, anche alla luce della pronuncia di SSUU n.
26283/2023.
Si è costituito , che ha resistito al gravame deducendo l'inapplicabilità al caso concreto CP_4
dell'art. 3 bis cit., ritenendo che detta norma si riferirebbe “alle sole ipotesi dell'impugnazione
dell'estratto di ruolo, ovvero della cartella non notificata o invalidamente notificata, laddove nella
fattispecie, si controverte di cartelle di pagamento validamente notificati ( l'appellato non ha mai
contestato la notificazione delle stesse) e di fatti estintivi successivi ...quando il legislatore parla di
impugnabilità diretta “del ruolo o della cartella invalidamente notificata” non può che far
riferimento alla impugnazione della pretesa creditoria nel merito, cioè alla impugnazione di tipo
“recuperatorio” e, quindi, al diritto del debitore di contestare il ruolo formato dalla pubblica
amministrazione e incorporato nella cartella non ritualmente notificata”.
è rimasta contumace anche in questo grado di giudizio. Controparte_3
Il decreto ex art. 127 ter è stato ritualmente comunicato alle parti. Sono state depositate note nel termine del 3 aprile 2025 fissato nel predetto decreto. La causa è stata decisa nella camera di consiglio del 4 aprile 2025.
MOTIVI DELLA DECISIONE L'appello va accolto, in forza dell' incidenza della sopravvenuta normativa introdotta in tema di impugnabilità dei ruoli alla stregua dell' interpretazione che ne è stata data dalle SS.UU. del
06/09/2022, n.26283. L'art.. 3-bis del d.l. n. 146/21, inserito in sede di conversione dalla I. n.
215/21,.novellando l'art. 12 del d.P.R. n. 602/73 recita: “L'estratto di ruolo non è impugnabile. Il
ruolo e la cartella di pagamento che si assume invalidamente notificata sono suscettibili di diretta
impugnazione nei soli casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall'iscrizione a
ruolo possa derivargli un pregiudizio per la partecipazione a una procedura di appalto, per effetto
di quanto previsto nell'articolo 80, comma 4, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto
legislativo 18 aprile 2016, n. 50, oppure per la riscossione di somme allo stesso dovute dai soggetti
pubblici di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), del regolamento di cui al decreto del Ministro
dell'economia e delle finanze 18 gennaio 2008, n. 40, per effetto delle verifiche di cui all'articolo
48-bis del presente decreto o infine per la perdita di un beneficio nei rapporti con una pubblica
amministrazione".
Al riguardo, con la sentenza delle SSUU 19 luglio/6 settembre 2022 n. 26283, si è affermato che la norma in questione si applica ai procedimenti pendenti. A tale proposito, nella motivazione di tale pronuncia si legge quanto segue:
“15.1.- Non si tratta, come pure si è sostenuto, di una norma d'interpretazione autentica, men che
mai dell'art. 19 del d.lgs. n. 546/92. Non soltanto essa non si qualifica come tale, ma nemmeno
assegna ad altra disposizione un significato già in essa contenuto, riconoscibile come una delle
possibili letture del testo originario (v. CP_1 tra varie, Corte cost., nn. 257 e 271/11, n. 132/16 e n.
167/18, nonché Cass., sez. un., nn. 9560/14 e 12644/14). 16.- Né la norma è retroattiva, perché non
disconosce le conseguenze già realizzate del fatto compiuto, né ne impedisce le conseguenze future
per una ragione relativa a questo fatto soltanto: essa non incide sul novero degli atti impugnabili e,
specificamente, non ne esclude il ruolo e la cartella di pagamento;
né introduce motivi
d'impugnazione o foggia quelli che già potevano essere proposti. 16.1. - È quindi manifestamente infondato il dubbio di legittimità costituzionale posto in relazione all'art.
3 Cost. dalla Procura generale, secondo cui la norma potrebbe mutare gli esiti dei processi in
corso, violando i principi di ragionevolezza, di tutela del legittimo affidamento e di coerenza e
certezza dell'ordinamento (sull'accesso al sindacato di costituzionalità attraverso il giudizio ex art.
363, comma 3, c.p.c., cfr. Cass., sez. un., n. 20661/14 e Corte cost. n. 119/15). Questi principi,
applicabili anche in materia processuale, limitano l'efficacia retroattiva della legge, di modo che
l'inosservanza di essi si risolve in irragionevolezza e comporta, di conseguenza, l'illegittimità della
norma retroattiva (tra varie, Corte cost. nn. 103 e 170/13; n. 69/14; da ultimo, n. 145/22). 17.-
Con la norma in questione, invece, il legislatore, nel regolare specifici casi di azione "diretta",
stabilisce quando l'invalida notificazione della cartella ingeneri di per sè bisogno di tutela
giurisdizionale e, quindi, tenendo conto dell'incisivo rafforzamento del sistema di garanzie, di cui si
è detto, plasma l'interesse ad agire. 17.1.- Questa condizione dell'azione ha difatti natura dinamica,
che rifugge da considerazioni statiche allo stato degli atti (tra varie, Cass. n. 9094/17; sez. un., n.
619/21), e può assumere una diversa configurazione, anche per volontà del legislatore, fino al
momento della decisione. La disciplina sopravvenuta si applica, allora, ai processi pendenti perché
incide sulla pronuncia della sentenza (o dell'ordinanza), che è ancora da compiere, e non già su
uno uno degli effetti dell'impugnazione”.
Il ricorrente/odierno appellato, non ha allegato, né dimostrato, di essersi trovato in una delle condizioni tassativamente previste dalla legge per poter impugnare l'estratto di ruolo.
Ciò posto, avuto riguardo ai profili interpretativi che l'appellato ha illustrato nel proprio atto di costituzione in questo grado di giudizio essi non si palesano assistiti da pregio.
Come ribadito dalla Suprema Corte sent. 26283/2022 l'estratto di ruolo ha natura di “mero
elaborato informatico contenente gli elementi della cartella, ossia gli elementi del ruolo afferente a
quella cartella, che non contiene pretesa impositiva alcuna, a differenza del ruolo, il quale è atto
impositivo, in quanto tale annoverato dal D.Lgs. n. 546 del 1992 art. 19 tra quelli impugnabili: sulla distinzione si sono soffermate queste sezioni unite (con la già citata n. 19704/15) e non
constano voci dissonanti (in linea, anche l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con la
sentenza n. 4/22)” precisando, immediatamente dopo: “Quel che s'impugna è quindi l'atto
impositivo o riscossivo menzionato nell'estratto di ruolo;
di modo che inammissibile è
l'impugnazione dell'estratto di ruolo che riporti il credito trasfuso in una cartella di pagamento che
sia stata precedentemente notificata, e non impugnata (tra varie, Cass. n. 21289/20), o che sia
rivolta a far valere l'invalidità di un'intimazione, regolarmente notificata e non contestata, per
l'omessa notificazione delle cartelle di pagamento (sempre tra varie, v. Cass. n. 31240/19)”.
Ciò posto, le argomentazioni rassegnate dall'appellato, secondo cui nella fattispecie in esame si controverteva di cartelle di pagamento validamente notificate e di fatti estintivi successivi,
divengono recessive a fronte delle considerazioni che la Suprema Corte ha avuto cura di porre in rilievo, secondo cui il debitore “può proporre opposizione all'esecuzione, qualora contesti il diritto
di procedere in executivis, purché ci sia almeno la minaccia di procedere all'esecuzione forzata,
mediante atto equipollente alla cartella di pagamento o comunque prodromico all'esecuzione
(Cass., n. 477/71; n. 16281/16; nn. 16512 e 24461/19)”.
Posto che a fondamento della domanda il ricorrente aveva posto le risultanze dell'estratto di ruolo,
la domanda non può qualificarsi come opposizione ex art. 615 c.p.c., per far valere fatti modificativi o estintivi successivi alla formazione del titolo, posto che per potersi esperire un tale rimedio è
necessaria “la minaccia di procedere all'esecuzione forzata, mediante atto equipollente alla cartella
di pagamento o comunque prodromico all'esecuzione”, natura che l'estratto di ruolo non ha,
sostanziandosi in un mero elaborato informatico, carente di valore impositivo.
La prospettazione alternativa rassegnata, cioè la proposizione di un'azione di mero accertamento negativo del credito svincolata da una minaccia di esecuzione forzata, deve essere scrutinata sotto il profilo dell'interesse ad agire, che è il tema di indagine imposto dall'art. 3 bis D.L. 146/2021, - la cui efficacia precettiva limitata alla tutela recuperatoria, quale sostenuta dell'appellato, non è asseverabile nell'insussistenza di indicatori normativi in tal senso.
Anche in punto di interesse ad agire la Suprema Corte ha operato un'accurata disamina,
evidenziando che esso, “condizione dell'azione ha difatti natura dinamica, che rifugge da
considerazioni statiche allo stato degli atti (tra varie, Cass. n. 9094/17; sez. un., n. 619/21), e può
assumere una diversa configurazione, anche per volontà del legislatore, fino al momento della
decisione. La disciplina sopravvenuta si applica, allora, ai processi pendenti perché incide sulla
pronuncia della sentenza (o dell'ordinanza), che è ancora da compiere, e non già su uno degli
effetti dell'impugnazione”.
“Il diritto a un processo equo, di cui l'accesso alla giustizia è aspetto, non è difatti assoluto e si
presta a limitazioni concernenti le condizioni di ammissibilità della domanda, che richiedono per
loro natura una regolamentazione da parte dello Stato, il quale gode di un certo margine di
apprezzamento (Corte EDU, Trevisanato c. Italia, n. 32610/07, 15 settembre 2016, p.33; Corte
EDU, Zubac c. Croazia, n. 40160/12, 5 aprile 2018, p.78). Le limitazioni, d'altronde, sono
legittime, poiché legittimo è lo scopo che perseguono, laddove l'accesso ridotto alla tutela
immediata non incide sul diritto a un processo, poiché resta piena e ampia la tutela generale,
presidiata anche dai poteri cautelari del giudice”.
“Il giudice è difatti chiamato all'interpretazione evolutiva della norma, e dei nuovi significati che
essa possa assumere per effetto di successive modificazioni, abrogazioni e sostituzioni, quando ne
fa applicazione, fissando il "momento" di inveramento di tale evoluzione (in termini, Cass., sez. un.,
n. 15144/11)”.
Escluso che la domanda proposta dallo possa esser qualificata come opposizione CP_1
all'esecuzione, difettando la minaccia di procedere all'esecuzione forzata, mediante atto prodromico all'esecuzione forzata, e, per espressa disposizione normativa, essendo escluso l'interesse ad agire a proporre ad libitum azione di accertamento negativo, i motivi di resistenza frapposti dal sono infondati. Per tutti i motivi esposti, l'appello è meritevole di accoglimento e, in riforma dell'impugnata sentenza, il ricorso proposto da va dichiarato inammissibile per carenza di interesse ad agire.
La natura controversa della questione, risolta in applicazione di una legge e della relativa interpretazione sopravvenuta in corso del giudizio, determina a disporre l'integrale compensazione delle spese di entrambi i gradi del giudizio.
P.Q.M.
la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione lavoro, definitivamente pronunziando sull'appello proposto con ricorso depositato da Parte_2
contro e , avverso la
[...] Controparte_1 Controparte_3
sentenza n. 826/2022 del Giudice del lavoro di Reggio Calabria, pubblicata in data 19/04/2022, in accoglimento dell'appello, dichiara inammissibile l'originario ricorso;
spese dei due gradi compensate.
Dichiara sussistenti i presupposti per il versamento di un ulteriore somma a titolo di contributo unificato, ove dovuta.
Reggio Calabria, così deciso nella camera di consiglio del 4 aprile 2025
Il Consigliere relatore
(Dott.ssa Maria Carla Arena)
Il Presidente
(Dott. Marialuisa Crucitti)
CORTE D'APPELLO DI REGGIO CALABRIA
Sezione lavoro
In nome del Popolo italiano
La Corte di Appello di Reggio Calabria - Sezione Lavoro - riunita in camera di consiglio e composta dai Signori Magistrati:
1 Dott.ssa Marialuisa Crucitti Presidente
2 Dott. Eugenio Scopelliti Consigliere
3 Dott.ssa Maria Carla Arena Consigliere rel. nella causa celebrata con le forme di cui all'art 127 ter c.p.c. e in esito alla relativa camera di consiglio viene emessa la seguente
SENTENZA
in grado di appello, nel procedimento iscritto al n. 719/2022 R.G.L. e vertente
TRA
, la cui rappresentanza e difesa è curata dall'avv. D'AGOSTINO ANTONIO, giusta Pt_1
procura in atti;
- appellante –
CONTRO
, la cui rappresentanza e difesa è curata dall'avv.TACCONE Controparte_1
GIOVANNI, giusta procura in atti;
- appellato
CONCLUSIONI
Come da atti e scritti difensivi.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso innanzi al Tribunale di Reggio Calabria, l'appellante in epigrafe introduceva azione di accertamento negativo, per l'annullamento del carico contributivo sotteso al ruolo portato dall'avvisi di addebito ivi indicato, del complessivo importo di €.5.037,31, chiedendo che venisse dichiarato estinto il detto credito, per intervenuta prescrizione, atteso che, l'istanza di annullamento in autotutela, avanzata all'ente impositore, in data 14 maggio 2020, era rimasta inevasa. Nella resistenza di e nella contumacia di il primo giudice riteneva sussistente Pt_1 CP_2
l'interesse ad agire e ammissibile l'opposizione avvero l'estratto di ruolo, così statuendo:
Dichiara la contumacia di;
Controparte_3
Accoglie la domanda e dichiara prescritta la contribuzione di cui agli estratti di ruolo impugnati.
Condanna l' al pagamento delle spese del giudizio al ricorrente che liquida,complessivamente, Pt_1
in 900,00 euro , per compensi professionali oltre spese forfettarie al 15 % ,nonché iva e cpa se dovute e contributo unificato se corrisposto , con distrazione in favore dei procuratori del ricorrente.
Nulla per le spese nei confronti di CP_2
Propone appello l' insistendo per l'inammissibilità ex lege della domanda per carenza Pt_1
dell'interesse ad agire avverso l'estratto di ruolo, anche alla luce della pronuncia di SSUU n.
26283/2023.
Si è costituito , che ha resistito al gravame deducendo l'inapplicabilità al caso concreto CP_4
dell'art. 3 bis cit., ritenendo che detta norma si riferirebbe “alle sole ipotesi dell'impugnazione
dell'estratto di ruolo, ovvero della cartella non notificata o invalidamente notificata, laddove nella
fattispecie, si controverte di cartelle di pagamento validamente notificati ( l'appellato non ha mai
contestato la notificazione delle stesse) e di fatti estintivi successivi ...quando il legislatore parla di
impugnabilità diretta “del ruolo o della cartella invalidamente notificata” non può che far
riferimento alla impugnazione della pretesa creditoria nel merito, cioè alla impugnazione di tipo
“recuperatorio” e, quindi, al diritto del debitore di contestare il ruolo formato dalla pubblica
amministrazione e incorporato nella cartella non ritualmente notificata”.
è rimasta contumace anche in questo grado di giudizio. Controparte_3
Il decreto ex art. 127 ter è stato ritualmente comunicato alle parti. Sono state depositate note nel termine del 3 aprile 2025 fissato nel predetto decreto. La causa è stata decisa nella camera di consiglio del 4 aprile 2025.
MOTIVI DELLA DECISIONE L'appello va accolto, in forza dell' incidenza della sopravvenuta normativa introdotta in tema di impugnabilità dei ruoli alla stregua dell' interpretazione che ne è stata data dalle SS.UU. del
06/09/2022, n.26283. L'art.. 3-bis del d.l. n. 146/21, inserito in sede di conversione dalla I. n.
215/21,.novellando l'art. 12 del d.P.R. n. 602/73 recita: “L'estratto di ruolo non è impugnabile. Il
ruolo e la cartella di pagamento che si assume invalidamente notificata sono suscettibili di diretta
impugnazione nei soli casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall'iscrizione a
ruolo possa derivargli un pregiudizio per la partecipazione a una procedura di appalto, per effetto
di quanto previsto nell'articolo 80, comma 4, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto
legislativo 18 aprile 2016, n. 50, oppure per la riscossione di somme allo stesso dovute dai soggetti
pubblici di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), del regolamento di cui al decreto del Ministro
dell'economia e delle finanze 18 gennaio 2008, n. 40, per effetto delle verifiche di cui all'articolo
48-bis del presente decreto o infine per la perdita di un beneficio nei rapporti con una pubblica
amministrazione".
Al riguardo, con la sentenza delle SSUU 19 luglio/6 settembre 2022 n. 26283, si è affermato che la norma in questione si applica ai procedimenti pendenti. A tale proposito, nella motivazione di tale pronuncia si legge quanto segue:
“15.1.- Non si tratta, come pure si è sostenuto, di una norma d'interpretazione autentica, men che
mai dell'art. 19 del d.lgs. n. 546/92. Non soltanto essa non si qualifica come tale, ma nemmeno
assegna ad altra disposizione un significato già in essa contenuto, riconoscibile come una delle
possibili letture del testo originario (v. CP_1 tra varie, Corte cost., nn. 257 e 271/11, n. 132/16 e n.
167/18, nonché Cass., sez. un., nn. 9560/14 e 12644/14). 16.- Né la norma è retroattiva, perché non
disconosce le conseguenze già realizzate del fatto compiuto, né ne impedisce le conseguenze future
per una ragione relativa a questo fatto soltanto: essa non incide sul novero degli atti impugnabili e,
specificamente, non ne esclude il ruolo e la cartella di pagamento;
né introduce motivi
d'impugnazione o foggia quelli che già potevano essere proposti. 16.1. - È quindi manifestamente infondato il dubbio di legittimità costituzionale posto in relazione all'art.
3 Cost. dalla Procura generale, secondo cui la norma potrebbe mutare gli esiti dei processi in
corso, violando i principi di ragionevolezza, di tutela del legittimo affidamento e di coerenza e
certezza dell'ordinamento (sull'accesso al sindacato di costituzionalità attraverso il giudizio ex art.
363, comma 3, c.p.c., cfr. Cass., sez. un., n. 20661/14 e Corte cost. n. 119/15). Questi principi,
applicabili anche in materia processuale, limitano l'efficacia retroattiva della legge, di modo che
l'inosservanza di essi si risolve in irragionevolezza e comporta, di conseguenza, l'illegittimità della
norma retroattiva (tra varie, Corte cost. nn. 103 e 170/13; n. 69/14; da ultimo, n. 145/22). 17.-
Con la norma in questione, invece, il legislatore, nel regolare specifici casi di azione "diretta",
stabilisce quando l'invalida notificazione della cartella ingeneri di per sè bisogno di tutela
giurisdizionale e, quindi, tenendo conto dell'incisivo rafforzamento del sistema di garanzie, di cui si
è detto, plasma l'interesse ad agire. 17.1.- Questa condizione dell'azione ha difatti natura dinamica,
che rifugge da considerazioni statiche allo stato degli atti (tra varie, Cass. n. 9094/17; sez. un., n.
619/21), e può assumere una diversa configurazione, anche per volontà del legislatore, fino al
momento della decisione. La disciplina sopravvenuta si applica, allora, ai processi pendenti perché
incide sulla pronuncia della sentenza (o dell'ordinanza), che è ancora da compiere, e non già su
uno uno degli effetti dell'impugnazione”.
Il ricorrente/odierno appellato, non ha allegato, né dimostrato, di essersi trovato in una delle condizioni tassativamente previste dalla legge per poter impugnare l'estratto di ruolo.
Ciò posto, avuto riguardo ai profili interpretativi che l'appellato ha illustrato nel proprio atto di costituzione in questo grado di giudizio essi non si palesano assistiti da pregio.
Come ribadito dalla Suprema Corte sent. 26283/2022 l'estratto di ruolo ha natura di “mero
elaborato informatico contenente gli elementi della cartella, ossia gli elementi del ruolo afferente a
quella cartella, che non contiene pretesa impositiva alcuna, a differenza del ruolo, il quale è atto
impositivo, in quanto tale annoverato dal D.Lgs. n. 546 del 1992 art. 19 tra quelli impugnabili: sulla distinzione si sono soffermate queste sezioni unite (con la già citata n. 19704/15) e non
constano voci dissonanti (in linea, anche l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con la
sentenza n. 4/22)” precisando, immediatamente dopo: “Quel che s'impugna è quindi l'atto
impositivo o riscossivo menzionato nell'estratto di ruolo;
di modo che inammissibile è
l'impugnazione dell'estratto di ruolo che riporti il credito trasfuso in una cartella di pagamento che
sia stata precedentemente notificata, e non impugnata (tra varie, Cass. n. 21289/20), o che sia
rivolta a far valere l'invalidità di un'intimazione, regolarmente notificata e non contestata, per
l'omessa notificazione delle cartelle di pagamento (sempre tra varie, v. Cass. n. 31240/19)”.
Ciò posto, le argomentazioni rassegnate dall'appellato, secondo cui nella fattispecie in esame si controverteva di cartelle di pagamento validamente notificate e di fatti estintivi successivi,
divengono recessive a fronte delle considerazioni che la Suprema Corte ha avuto cura di porre in rilievo, secondo cui il debitore “può proporre opposizione all'esecuzione, qualora contesti il diritto
di procedere in executivis, purché ci sia almeno la minaccia di procedere all'esecuzione forzata,
mediante atto equipollente alla cartella di pagamento o comunque prodromico all'esecuzione
(Cass., n. 477/71; n. 16281/16; nn. 16512 e 24461/19)”.
Posto che a fondamento della domanda il ricorrente aveva posto le risultanze dell'estratto di ruolo,
la domanda non può qualificarsi come opposizione ex art. 615 c.p.c., per far valere fatti modificativi o estintivi successivi alla formazione del titolo, posto che per potersi esperire un tale rimedio è
necessaria “la minaccia di procedere all'esecuzione forzata, mediante atto equipollente alla cartella
di pagamento o comunque prodromico all'esecuzione”, natura che l'estratto di ruolo non ha,
sostanziandosi in un mero elaborato informatico, carente di valore impositivo.
La prospettazione alternativa rassegnata, cioè la proposizione di un'azione di mero accertamento negativo del credito svincolata da una minaccia di esecuzione forzata, deve essere scrutinata sotto il profilo dell'interesse ad agire, che è il tema di indagine imposto dall'art. 3 bis D.L. 146/2021, - la cui efficacia precettiva limitata alla tutela recuperatoria, quale sostenuta dell'appellato, non è asseverabile nell'insussistenza di indicatori normativi in tal senso.
Anche in punto di interesse ad agire la Suprema Corte ha operato un'accurata disamina,
evidenziando che esso, “condizione dell'azione ha difatti natura dinamica, che rifugge da
considerazioni statiche allo stato degli atti (tra varie, Cass. n. 9094/17; sez. un., n. 619/21), e può
assumere una diversa configurazione, anche per volontà del legislatore, fino al momento della
decisione. La disciplina sopravvenuta si applica, allora, ai processi pendenti perché incide sulla
pronuncia della sentenza (o dell'ordinanza), che è ancora da compiere, e non già su uno degli
effetti dell'impugnazione”.
“Il diritto a un processo equo, di cui l'accesso alla giustizia è aspetto, non è difatti assoluto e si
presta a limitazioni concernenti le condizioni di ammissibilità della domanda, che richiedono per
loro natura una regolamentazione da parte dello Stato, il quale gode di un certo margine di
apprezzamento (Corte EDU, Trevisanato c. Italia, n. 32610/07, 15 settembre 2016, p.33; Corte
EDU, Zubac c. Croazia, n. 40160/12, 5 aprile 2018, p.78). Le limitazioni, d'altronde, sono
legittime, poiché legittimo è lo scopo che perseguono, laddove l'accesso ridotto alla tutela
immediata non incide sul diritto a un processo, poiché resta piena e ampia la tutela generale,
presidiata anche dai poteri cautelari del giudice”.
“Il giudice è difatti chiamato all'interpretazione evolutiva della norma, e dei nuovi significati che
essa possa assumere per effetto di successive modificazioni, abrogazioni e sostituzioni, quando ne
fa applicazione, fissando il "momento" di inveramento di tale evoluzione (in termini, Cass., sez. un.,
n. 15144/11)”.
Escluso che la domanda proposta dallo possa esser qualificata come opposizione CP_1
all'esecuzione, difettando la minaccia di procedere all'esecuzione forzata, mediante atto prodromico all'esecuzione forzata, e, per espressa disposizione normativa, essendo escluso l'interesse ad agire a proporre ad libitum azione di accertamento negativo, i motivi di resistenza frapposti dal sono infondati. Per tutti i motivi esposti, l'appello è meritevole di accoglimento e, in riforma dell'impugnata sentenza, il ricorso proposto da va dichiarato inammissibile per carenza di interesse ad agire.
La natura controversa della questione, risolta in applicazione di una legge e della relativa interpretazione sopravvenuta in corso del giudizio, determina a disporre l'integrale compensazione delle spese di entrambi i gradi del giudizio.
P.Q.M.
la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione lavoro, definitivamente pronunziando sull'appello proposto con ricorso depositato da Parte_2
contro e , avverso la
[...] Controparte_1 Controparte_3
sentenza n. 826/2022 del Giudice del lavoro di Reggio Calabria, pubblicata in data 19/04/2022, in accoglimento dell'appello, dichiara inammissibile l'originario ricorso;
spese dei due gradi compensate.
Dichiara sussistenti i presupposti per il versamento di un ulteriore somma a titolo di contributo unificato, ove dovuta.
Reggio Calabria, così deciso nella camera di consiglio del 4 aprile 2025
Il Consigliere relatore
(Dott.ssa Maria Carla Arena)
Il Presidente
(Dott. Marialuisa Crucitti)