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Sentenza 9 novembre 2025
Sentenza 9 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Bari, sentenza 09/11/2025, n. 4095 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Bari |
| Numero : | 4095 |
| Data del deposito : | 9 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale di Bari
Quarta Sezione Civile
Il Giudice Unico del Tribunale di Bari, Quarta sezione civile, GOP Dott. Savino
BA, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Nella causa civile iscritta sul ruolo generale degli affari contenziosi sotto il numero d'ordine 7894 dell'anno 2023
Tra
( Parte_1 C.F._1
Rappresentato e difeso dagli Avv.ti Antonio Pio Pinto e Antonio Amendola ed elettivamente domiciliata presso indirizzo telematico
Attore
Contro
(già ) ( ) in CP_1 Controparte_2 P.IVA_1
persona del suo legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall'Avv.
GE CU ed elettivamente domiciliata presso indirizzo telematico
Convenuta
Conclusioni delle parti: le parti hanno precisato le conclusioni come da verbale di udienza del 04.04.2025 che qui si intendono integralmente riportate.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione notificato il 16.06.2023 conveniva in giudizio la Parte_1
, deducendo una serie di inadempienze relative all'acquisto Controparte_2
di azioni emesse e vendute dalla stessa banca. Nello specifico, l'attore, in vari periodi di
Cont tempo ed in particolare in data 30.12.2014 acquistava n. 1169 azioni della per un controvalore di € 19.462,55; in data 18.06.2015 acquistava, sempre dietro suggerimento della banca, n. 297 azioni per un controvalore di € 2.658,15; per un totale complessivo di € 13.120,70.
Azioni il cui valore si è poi completamente azzerato nel 2020.
L'attore sosteneva che con decisione n. 2375 del 25.03.2020 l'Arbitro per la
Controversie Finanziarie aveva accolto il ricorso e riconosciuto l'inadempimento dell'intermediario con la condanna di quest'ultima a CP_1 Controparte_2
corrispondere in favore di a titolo risarcitorio, la somma di € Parte_1
13.461,84 rivalutata oltre interessi.
La convenuta non adempiva alla Decisione. CP_1
L'attore concludeva chiedendo:
“in via principale, per tutte le ragioni esposte nella narrativa che precede, accertare e dichiarare le violazioni e l'inadempimento della convenuta Controparte_2
rispetto alle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 58/98 (T.U.F.), nel
[...]
Regolamento Consob Intermediari n. 16190/2007 e nella Comunicazione Consob n.
9019104/2009 e, per l'effetto, accertare e dichiarare la nullità, ovvero pronunciare la risoluzione ex art. 1453 c.c., ovvero pronunciare la responsabilità contrattuale e/o precontrattuale della Banca convenuta, rispetto ai contratti di compravendita delle azioni emesse dalla o, quantomeno, accertare e dichiarare Controparte_2
Pag. 2 di 11 l'inadempimento della Banca convenuta e, sempre e comunque, condannare la convenuta in persona del suo l.r.p.t., alla restituzione Controparte_2
della somma investita dall'odierno esponente, ovvero al risarcimento del danno subito,
pari all'importo di € 13.120,70, in favore del sig. fatta salva la somma Parte_1
maggiore e/o minore che risulterà giusta e/o provata, il tutto oltre interessi e maggior danno da svalutazione monetaria ex art. 1224 II comma cod. civ., dalla data dell'acquisto, sino al soddisfo;
- in ogni caso, con vittoria di spese e competenze del presente giudizio”.
Si costituiva in giudizio la convenuta che eccepiva in via preliminare la CP_1
prescrizione dei diritti e delle domande avverse e la prescrizione della domanda di nullità e delle domande restitutorie. Nel merito contestava le avverse pretese asserendo la legittimità e correttezza di tutte le operazioni effettuate, in particolare sul corretto adempimento degli obblighi informativi concernenti i rischi connessi all'investimento e sul conflitto di interessi.
All'esito del deposito delle memorie ex art. 171 ter c.p.c., in assenza di richieste istruttorie, la causa veniva rinviata per la discussione orale ex art. 281 quinquies c.p.c. e decisione all'udienza 04.04.2025.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La domanda attrice è fondata.
La convenuta ha eccepito la prescrizione quinquennale delle domande e dei diritti CP_1
di parte attrice.
L'eccezione è infondata.
Pag. 3 di 11 In tema di contratto di intermediazione finanziaria, infatti, qualora l'azione proposta abbia natura contrattuale, il termine di prescrizione è di dieci anni ai sensi dell'art. 2946
c.c.
In ogni caso vi è stata interruzione della prescrizione con il reclamo del 26.10.2018 e
Contr con l'instaurazione del procedimento arbitrale dinanzi all' del 03.01.2019.
È infondata anche l'eccezione sulla “convalida” o “rinuncia” alle domande formulate dall'attore poiché a questi non è stata rappresentata la realtà sulla situazione patrimoniale della banca. Realtà patrimoniale che era completamente diversa da quella effettiva tanto che vi è stata l'amministrazione straordinaria ed il commissariamento.
Nel merito, si prende atto delle risultanze istruttorie già dedotte in sede di procedimento dinanzi all'Arbitro delle Controversie Finanziarie e non specificamente contestate in questo giudizio.
L'arbitro ha accertato e vagliato: a) la incongruità dell'attività di profilatura della CP_1
e l'inadeguatezza delle operazioni rispetto al profilo di rischio del cliente;
b) la scorretta profilatura svolta atteso che dalle evidenze in atti non emerge alcun idoneo elemento che dia sostegno al profilo di rischio assegnato al cliente ed alle asserite ma non rilevabili competenze specifiche in ambito finanziario attribuite alla stessa;
c) la violazione degli obblighi informativi e delle disposizioni ex Comunicazione
Consob del 2 marzo 2009; d) l'eccesso di concentrazione del portafoglio della cliente in
Cont titoli della .
L'attore ha acquistato dalla negli anni 2014 e 2015 diverse Controparte_2
azioni emesse dalla stessa banca per un controvalore complessivo di € 13.120,70.
Pag. 4 di 11 Le azioni di cui si tratta, non quotate, rientrano nella fattispecie dei titoli oggetto di scambio nei mercati non regolamentati e per questo il loro valore oscilla in base alla
Cont consistenza del patrimonio sociale. Le azioni della sono anche illiquide, ovvero strumenti finanziari che non hanno l'attitudine a trasformarsi prontamente in moneta senza perdita di valore, così come stabilisce il Regolamento n. 11522/1998 della
Consob.
Deve, però, osservarsi che la Suprema Corte di Cassazione con sentenza n.9066 del
07/04/2017, ha stabilito il principio di diritto secondo cui: "In tema di intermediazione finanziaria, al cliente deve essere fornita una informazione specifica e circostanziata sul prodotto finanziario oggetto della negoziazione, non essendo sufficienti, a tal fine, né la consegna del prospetto generale dei rischi degli investimenti in strumenti finanziari,
previsto dall'art. 28, comma 1, lett. b) reg. Consob n. 11522/1998, né altre comunicazioni di tipo generico e standardizzato".
In pratica, l'intermediario è tenuto a prestare un'attività informativa ulteriore rispetto a quella consistente nella consegna del predetto documento sui rischi generali e di cui deve dare prova positiva.
In particolare, la giurisprudenza di legittimità ha affermato il principio secondo cui l'obbligo informativo in capo all'intermediario è un obbligo “attivo” avente una duplice funzione: la prima è quella di “fornire” le informazioni per ogni singolo investimento prospettato all'investitore e la seconda è quella di “acquisire” da quest'ultimo tutte le informazioni necessarie per valutare il profilo di rischio e l'adeguatezza delle operazioni a questo prospettabili come risulta chiaramente dalla lettura degli artt. 21 TUF e 28 Reg.
Consob 11522 del 1998. La valutazione dell'adeguatezza dell'operazione è certamente
Pag. 5 di 11 legata al profilo dell'investitore ma, tuttavia non esclude il dovere informativo posto in capo all'intermediario che non può esaurirsi nell'indicazione di mere clausole di stile nei contratti finanziari (cfr. Cass. Civ. 24/08/2016 n. 17290).
L'art. 21 comma 1, lettere a,b e c, del TUF impone ai soggetti abilitati di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati, di acquisire le informazioni necessarie dai clienti ed operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati, di organizzarsi in maniera tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse ed, in situazione di conflitto, agire in modo da assicurare, comunque, ai clienti trasparenza ed equo trattamento;
l'art. 28 comma 2 del
Regolamento Consob n. 11522/98 vieta agli intermediari di effettuare o consigliare operazioni senza aver prima fornito all'investitore “informazioni adeguate sulla natura,
sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento”; l'art. 29
del Regolamento citato, contiene una previsione in forza della quale gli intermediari devono astenersi dall'effettuare, con o per conto degli investitori, operazioni non adeguate, per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione, e pertanto, ove ricevano disposizioni relative ad un'operazione non adeguata, devono informare l'investitore richiedente di tale circostanza e delle ragioni per cui non è opportuno procedere all'esecuzione dell'investimento ordinato.
Il Regolamento Consob n. 11522/1998 all'art. 28 c.2 prevede che l'intermediario, prima di iniziare la prestazione di servizi d'investimento, debba ottenere una serie di informazioni dall'investitore circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento,
Pag. 6 di 11 nonché la sua propensione al rischio. In particolare, si stabilisce che “Gli intermediari autorizzati non possono effettuare operazioni o prestare il servizio di gestione se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento”.
Risultano, inoltre, inadeguate le operazioni di investimento per eccesso di concentrazione. Un dossier titoli composto per la sua interezza di titoli illiquidi è già di per sé strutturalmente inadeguato.
Bisogna, in ogni caso, tener conto che la giurisprudenza ha affermato ripetutamente il principio secondo cui l'adeguatezza delle operazioni e la competenza finanziaria del cliente non fanno venir meno l'obbligo di informazione completa e corretta: "In tema di intermediazione mobiliare, le valutazioni dell'adeguatezza delle operazioni al profilo di rischio del cliente e alla sua buona conoscenza del mercato finanziario non escludono la gravità dell'inadempimento degli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario finanziario, sicché il fatto che l'investitore propenda per investimenti rischiosi non toglie che egli selezioni tra questi ultimi quelli, a suo giudizio, aventi maggiori probabilità di successo, grazie alle informazioni che l'intermediario è tenuto a fornirgli" (Cass. Civ.,
sez. I, 4 aprile 2018, n. 8333).
Considerato il rischio intrinseco delle azioni non quotate, questi strumenti finanziari potevano riservarsi solo a clienti con profilo altamente speculativo o clienti professionali e non a clienti c.d. retail come nel caso di specie.
La definiva come medio il livello di rischio delle proprie azioni. CP_1
Pag. 7 di 11 Ometteva, inoltre, di dichiarare la natura illiquida dei titoli venduti se non successivamente all'acquisto delle azioni da parte dell'attrice.
La Banca convenuta ha completamente omesso di raccogliere correttamente e adeguatamente tutte le informazioni necessarie ai fini dell'investimento; non tenendo in debito conto gli obiettivi di investimento dell'attore, la sua pregressa esperienza e la concentrazione dei risparmi in un unico titolo. Un cliente, ferroviere senza esperienza finanziaria, che espressamente riferiva che era suo intendimento proteggere nel tempo il capitale investito.
Deve considerarsi poi che il ruolo dell'intermediario è quello di orientare le scelte di investimento del cliente, per cui qualora vengano disattese le regole di condotta da parte dell'intermediario nell'esecuzione del servizio di investimento, nel cliente non potrebbe formarsi una esatta ed effettiva consapevolezza in ordine al rischio concreto dell'operazione (cfr. Cass. Civ. 21.11.2018 n. 30104).
Questa impostazione ha conseguenze sulla ripartizione dell'onere probatorio in capo alle parti nei giudizi di responsabilità per violazione delle regole previste dall'art. 21 del
T.U.F.
Secondo l'orientamento della Suprema Corte, ormai consolidato, l'investitore dovrebbe individuare l'inadempimento dell'intermediario allegando in modo specifico la norma che ritiene violata e fornire la prova, anche per presunzioni, del conseguente danno emergente e lucro cessante ai sensi dell'art. 1223 c.c. consistente almeno nella perdita in tutto o in parte del capitale investito (cfr. Cass. 21.05.2018 n. 12456; Cass. 24.05.218 n.
Pag. 8 di 11 La relazione eziologica tra l'inadempimento e il danno – in applicazione del principio dell'onere della prova – una volta allegato l'inadempimento e provato il danno, sussiste sempre in via presuntiva (cfr. Cass. 17.11.2016 n. 23417; Cass. 18.05.2017 n. 12544;
Cass. 28.02.2018 n. 4727).
La giurisprudenza di legittimità ha poi stabilito, coerentemente con quanto prescritto ai sensi dell'art. 23 co. 6 del T.U.F., che l'intermediario potrà fornire la prova positiva contraria di aver esattamente adempiuto ai doveri informativi secondo la “specifica diligenza richiesta” e quindi di aver informato adeguatamente il cliente circa il rischio effettivo dell'investimento in relazione alla conoscenza del medesimo in materia finanziaria e delle sue caratteristiche personali. Prova che deve essere completa, precisa e specifica circa l'esatto adempimento dei doveri informativi derivanti dall'art. 21 del
T.U.F. (cfr. Cass. 10.05.2018 n. 11368; Cass. 10.04.2018 n. 8751).
Prova positiva che non è stata offerta dalla Banca convenuta.
Le descritte inadempienze giustificano pertanto l'accoglimento della domanda di risoluzione di tutti gli ordini di acquisto ed esimono dal valutare gli ulteriori inadempimenti allegati dall'attore.
Quanto agli effetti restitutori, secondo condivisibile principio di legittimità “quando sia dichiarata la risoluzione del contratto d'investimento in valori mobiliari, si ingenerano tra le parti reciproci obblighi restitutori, dovendo l'intermediario restituire l'intero capitale investito, mentre l'investitore è obbligato alla restituzione del valore delle cedole corrisposte e dei titoli acquistati, secondo la disciplina di cui all'art. 2028 c.c.; i reciproci crediti vantati dalle parti, ove ne ricorrano i presupposti, possono compensarsi legalmente, ai sensi dell'art. 1243 c.c. (cfr. Cass. Sez. I, n. 2661/2019).
Pag. 9 di 11 Nel caso di specie, dalle allegazioni delle parti emerge che ha avuto esecuzione l'ordine
Cont di acquisto di azioni della da parte di per un ammontare Parte_1
complessivo di € 13.120,70.
Non risulta, di contro, percezione di cedole e dividendi.
Alla risoluzione di detto ordine di acquisto consegue, pertanto, l'obbligo della CP_1
convenuta, quale intermediaria, di restituire il corrispettivo di € 13.120,70 in favore di
Parte_1
La banca convenuta va quindi condannata al pagamento in favore dell'attore della somma di € 13.120,70 oltre interessi legali dalla domanda al soddisfo.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, con applicazione dei parametri medi del D.M. n. 55/2014, fatta eccezione per la fase istruttoria,
riconosciuta ai minimi per la minore complessità.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta con atto di citazione notificato il 16.06.2023 da nei confronti della (già Parte_1 CP_1
), in accoglimento della domanda, così provvede: Controparte_2
1) Dichiara risolti, per inadempimento grave della convenuta, gli ordini di acquisto
Cont di azioni effettuati da , meglio specificati in narrativa: Parte_1
2) Condanna la convenuta al pagamento in favore dell'attore della somma di CP_1
€ 13.120,70, oltre interessi legali dalla domanda al soddisfo, previa restituzione delle azioni in favore della CP_1
Pag. 10 di 11 3) Condanna la banca convenuta al rimborso delle spese processuali in favore dell'attore, liquidate complessivamente in € 4.237,00 per compensi, € 264,00 per esborsi, oltre 15% rimborso spese generali, cpa ed iva come per legge.
Bari, 07.11.2025
Il Giudice
Savino BA
Pag. 11 di 11 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES
12956 e Cass. 31.08.2017 n. 20167).
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale di Bari
Quarta Sezione Civile
Il Giudice Unico del Tribunale di Bari, Quarta sezione civile, GOP Dott. Savino
BA, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Nella causa civile iscritta sul ruolo generale degli affari contenziosi sotto il numero d'ordine 7894 dell'anno 2023
Tra
( Parte_1 C.F._1
Rappresentato e difeso dagli Avv.ti Antonio Pio Pinto e Antonio Amendola ed elettivamente domiciliata presso indirizzo telematico
Attore
Contro
(già ) ( ) in CP_1 Controparte_2 P.IVA_1
persona del suo legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall'Avv.
GE CU ed elettivamente domiciliata presso indirizzo telematico
Convenuta
Conclusioni delle parti: le parti hanno precisato le conclusioni come da verbale di udienza del 04.04.2025 che qui si intendono integralmente riportate.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione notificato il 16.06.2023 conveniva in giudizio la Parte_1
, deducendo una serie di inadempienze relative all'acquisto Controparte_2
di azioni emesse e vendute dalla stessa banca. Nello specifico, l'attore, in vari periodi di
Cont tempo ed in particolare in data 30.12.2014 acquistava n. 1169 azioni della per un controvalore di € 19.462,55; in data 18.06.2015 acquistava, sempre dietro suggerimento della banca, n. 297 azioni per un controvalore di € 2.658,15; per un totale complessivo di € 13.120,70.
Azioni il cui valore si è poi completamente azzerato nel 2020.
L'attore sosteneva che con decisione n. 2375 del 25.03.2020 l'Arbitro per la
Controversie Finanziarie aveva accolto il ricorso e riconosciuto l'inadempimento dell'intermediario con la condanna di quest'ultima a CP_1 Controparte_2
corrispondere in favore di a titolo risarcitorio, la somma di € Parte_1
13.461,84 rivalutata oltre interessi.
La convenuta non adempiva alla Decisione. CP_1
L'attore concludeva chiedendo:
“in via principale, per tutte le ragioni esposte nella narrativa che precede, accertare e dichiarare le violazioni e l'inadempimento della convenuta Controparte_2
rispetto alle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 58/98 (T.U.F.), nel
[...]
Regolamento Consob Intermediari n. 16190/2007 e nella Comunicazione Consob n.
9019104/2009 e, per l'effetto, accertare e dichiarare la nullità, ovvero pronunciare la risoluzione ex art. 1453 c.c., ovvero pronunciare la responsabilità contrattuale e/o precontrattuale della Banca convenuta, rispetto ai contratti di compravendita delle azioni emesse dalla o, quantomeno, accertare e dichiarare Controparte_2
Pag. 2 di 11 l'inadempimento della Banca convenuta e, sempre e comunque, condannare la convenuta in persona del suo l.r.p.t., alla restituzione Controparte_2
della somma investita dall'odierno esponente, ovvero al risarcimento del danno subito,
pari all'importo di € 13.120,70, in favore del sig. fatta salva la somma Parte_1
maggiore e/o minore che risulterà giusta e/o provata, il tutto oltre interessi e maggior danno da svalutazione monetaria ex art. 1224 II comma cod. civ., dalla data dell'acquisto, sino al soddisfo;
- in ogni caso, con vittoria di spese e competenze del presente giudizio”.
Si costituiva in giudizio la convenuta che eccepiva in via preliminare la CP_1
prescrizione dei diritti e delle domande avverse e la prescrizione della domanda di nullità e delle domande restitutorie. Nel merito contestava le avverse pretese asserendo la legittimità e correttezza di tutte le operazioni effettuate, in particolare sul corretto adempimento degli obblighi informativi concernenti i rischi connessi all'investimento e sul conflitto di interessi.
All'esito del deposito delle memorie ex art. 171 ter c.p.c., in assenza di richieste istruttorie, la causa veniva rinviata per la discussione orale ex art. 281 quinquies c.p.c. e decisione all'udienza 04.04.2025.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La domanda attrice è fondata.
La convenuta ha eccepito la prescrizione quinquennale delle domande e dei diritti CP_1
di parte attrice.
L'eccezione è infondata.
Pag. 3 di 11 In tema di contratto di intermediazione finanziaria, infatti, qualora l'azione proposta abbia natura contrattuale, il termine di prescrizione è di dieci anni ai sensi dell'art. 2946
c.c.
In ogni caso vi è stata interruzione della prescrizione con il reclamo del 26.10.2018 e
Contr con l'instaurazione del procedimento arbitrale dinanzi all' del 03.01.2019.
È infondata anche l'eccezione sulla “convalida” o “rinuncia” alle domande formulate dall'attore poiché a questi non è stata rappresentata la realtà sulla situazione patrimoniale della banca. Realtà patrimoniale che era completamente diversa da quella effettiva tanto che vi è stata l'amministrazione straordinaria ed il commissariamento.
Nel merito, si prende atto delle risultanze istruttorie già dedotte in sede di procedimento dinanzi all'Arbitro delle Controversie Finanziarie e non specificamente contestate in questo giudizio.
L'arbitro ha accertato e vagliato: a) la incongruità dell'attività di profilatura della CP_1
e l'inadeguatezza delle operazioni rispetto al profilo di rischio del cliente;
b) la scorretta profilatura svolta atteso che dalle evidenze in atti non emerge alcun idoneo elemento che dia sostegno al profilo di rischio assegnato al cliente ed alle asserite ma non rilevabili competenze specifiche in ambito finanziario attribuite alla stessa;
c) la violazione degli obblighi informativi e delle disposizioni ex Comunicazione
Consob del 2 marzo 2009; d) l'eccesso di concentrazione del portafoglio della cliente in
Cont titoli della .
L'attore ha acquistato dalla negli anni 2014 e 2015 diverse Controparte_2
azioni emesse dalla stessa banca per un controvalore complessivo di € 13.120,70.
Pag. 4 di 11 Le azioni di cui si tratta, non quotate, rientrano nella fattispecie dei titoli oggetto di scambio nei mercati non regolamentati e per questo il loro valore oscilla in base alla
Cont consistenza del patrimonio sociale. Le azioni della sono anche illiquide, ovvero strumenti finanziari che non hanno l'attitudine a trasformarsi prontamente in moneta senza perdita di valore, così come stabilisce il Regolamento n. 11522/1998 della
Consob.
Deve, però, osservarsi che la Suprema Corte di Cassazione con sentenza n.9066 del
07/04/2017, ha stabilito il principio di diritto secondo cui: "In tema di intermediazione finanziaria, al cliente deve essere fornita una informazione specifica e circostanziata sul prodotto finanziario oggetto della negoziazione, non essendo sufficienti, a tal fine, né la consegna del prospetto generale dei rischi degli investimenti in strumenti finanziari,
previsto dall'art. 28, comma 1, lett. b) reg. Consob n. 11522/1998, né altre comunicazioni di tipo generico e standardizzato".
In pratica, l'intermediario è tenuto a prestare un'attività informativa ulteriore rispetto a quella consistente nella consegna del predetto documento sui rischi generali e di cui deve dare prova positiva.
In particolare, la giurisprudenza di legittimità ha affermato il principio secondo cui l'obbligo informativo in capo all'intermediario è un obbligo “attivo” avente una duplice funzione: la prima è quella di “fornire” le informazioni per ogni singolo investimento prospettato all'investitore e la seconda è quella di “acquisire” da quest'ultimo tutte le informazioni necessarie per valutare il profilo di rischio e l'adeguatezza delle operazioni a questo prospettabili come risulta chiaramente dalla lettura degli artt. 21 TUF e 28 Reg.
Consob 11522 del 1998. La valutazione dell'adeguatezza dell'operazione è certamente
Pag. 5 di 11 legata al profilo dell'investitore ma, tuttavia non esclude il dovere informativo posto in capo all'intermediario che non può esaurirsi nell'indicazione di mere clausole di stile nei contratti finanziari (cfr. Cass. Civ. 24/08/2016 n. 17290).
L'art. 21 comma 1, lettere a,b e c, del TUF impone ai soggetti abilitati di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati, di acquisire le informazioni necessarie dai clienti ed operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati, di organizzarsi in maniera tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse ed, in situazione di conflitto, agire in modo da assicurare, comunque, ai clienti trasparenza ed equo trattamento;
l'art. 28 comma 2 del
Regolamento Consob n. 11522/98 vieta agli intermediari di effettuare o consigliare operazioni senza aver prima fornito all'investitore “informazioni adeguate sulla natura,
sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento”; l'art. 29
del Regolamento citato, contiene una previsione in forza della quale gli intermediari devono astenersi dall'effettuare, con o per conto degli investitori, operazioni non adeguate, per tipologia, oggetto, frequenza o dimensione, e pertanto, ove ricevano disposizioni relative ad un'operazione non adeguata, devono informare l'investitore richiedente di tale circostanza e delle ragioni per cui non è opportuno procedere all'esecuzione dell'investimento ordinato.
Il Regolamento Consob n. 11522/1998 all'art. 28 c.2 prevede che l'intermediario, prima di iniziare la prestazione di servizi d'investimento, debba ottenere una serie di informazioni dall'investitore circa la sua esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento,
Pag. 6 di 11 nonché la sua propensione al rischio. In particolare, si stabilisce che “Gli intermediari autorizzati non possono effettuare operazioni o prestare il servizio di gestione se non dopo aver fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte di investimento”.
Risultano, inoltre, inadeguate le operazioni di investimento per eccesso di concentrazione. Un dossier titoli composto per la sua interezza di titoli illiquidi è già di per sé strutturalmente inadeguato.
Bisogna, in ogni caso, tener conto che la giurisprudenza ha affermato ripetutamente il principio secondo cui l'adeguatezza delle operazioni e la competenza finanziaria del cliente non fanno venir meno l'obbligo di informazione completa e corretta: "In tema di intermediazione mobiliare, le valutazioni dell'adeguatezza delle operazioni al profilo di rischio del cliente e alla sua buona conoscenza del mercato finanziario non escludono la gravità dell'inadempimento degli obblighi informativi posti a carico dell'intermediario finanziario, sicché il fatto che l'investitore propenda per investimenti rischiosi non toglie che egli selezioni tra questi ultimi quelli, a suo giudizio, aventi maggiori probabilità di successo, grazie alle informazioni che l'intermediario è tenuto a fornirgli" (Cass. Civ.,
sez. I, 4 aprile 2018, n. 8333).
Considerato il rischio intrinseco delle azioni non quotate, questi strumenti finanziari potevano riservarsi solo a clienti con profilo altamente speculativo o clienti professionali e non a clienti c.d. retail come nel caso di specie.
La definiva come medio il livello di rischio delle proprie azioni. CP_1
Pag. 7 di 11 Ometteva, inoltre, di dichiarare la natura illiquida dei titoli venduti se non successivamente all'acquisto delle azioni da parte dell'attrice.
La Banca convenuta ha completamente omesso di raccogliere correttamente e adeguatamente tutte le informazioni necessarie ai fini dell'investimento; non tenendo in debito conto gli obiettivi di investimento dell'attore, la sua pregressa esperienza e la concentrazione dei risparmi in un unico titolo. Un cliente, ferroviere senza esperienza finanziaria, che espressamente riferiva che era suo intendimento proteggere nel tempo il capitale investito.
Deve considerarsi poi che il ruolo dell'intermediario è quello di orientare le scelte di investimento del cliente, per cui qualora vengano disattese le regole di condotta da parte dell'intermediario nell'esecuzione del servizio di investimento, nel cliente non potrebbe formarsi una esatta ed effettiva consapevolezza in ordine al rischio concreto dell'operazione (cfr. Cass. Civ. 21.11.2018 n. 30104).
Questa impostazione ha conseguenze sulla ripartizione dell'onere probatorio in capo alle parti nei giudizi di responsabilità per violazione delle regole previste dall'art. 21 del
T.U.F.
Secondo l'orientamento della Suprema Corte, ormai consolidato, l'investitore dovrebbe individuare l'inadempimento dell'intermediario allegando in modo specifico la norma che ritiene violata e fornire la prova, anche per presunzioni, del conseguente danno emergente e lucro cessante ai sensi dell'art. 1223 c.c. consistente almeno nella perdita in tutto o in parte del capitale investito (cfr. Cass. 21.05.2018 n. 12456; Cass. 24.05.218 n.
Pag. 8 di 11 La relazione eziologica tra l'inadempimento e il danno – in applicazione del principio dell'onere della prova – una volta allegato l'inadempimento e provato il danno, sussiste sempre in via presuntiva (cfr. Cass. 17.11.2016 n. 23417; Cass. 18.05.2017 n. 12544;
Cass. 28.02.2018 n. 4727).
La giurisprudenza di legittimità ha poi stabilito, coerentemente con quanto prescritto ai sensi dell'art. 23 co. 6 del T.U.F., che l'intermediario potrà fornire la prova positiva contraria di aver esattamente adempiuto ai doveri informativi secondo la “specifica diligenza richiesta” e quindi di aver informato adeguatamente il cliente circa il rischio effettivo dell'investimento in relazione alla conoscenza del medesimo in materia finanziaria e delle sue caratteristiche personali. Prova che deve essere completa, precisa e specifica circa l'esatto adempimento dei doveri informativi derivanti dall'art. 21 del
T.U.F. (cfr. Cass. 10.05.2018 n. 11368; Cass. 10.04.2018 n. 8751).
Prova positiva che non è stata offerta dalla Banca convenuta.
Le descritte inadempienze giustificano pertanto l'accoglimento della domanda di risoluzione di tutti gli ordini di acquisto ed esimono dal valutare gli ulteriori inadempimenti allegati dall'attore.
Quanto agli effetti restitutori, secondo condivisibile principio di legittimità “quando sia dichiarata la risoluzione del contratto d'investimento in valori mobiliari, si ingenerano tra le parti reciproci obblighi restitutori, dovendo l'intermediario restituire l'intero capitale investito, mentre l'investitore è obbligato alla restituzione del valore delle cedole corrisposte e dei titoli acquistati, secondo la disciplina di cui all'art. 2028 c.c.; i reciproci crediti vantati dalle parti, ove ne ricorrano i presupposti, possono compensarsi legalmente, ai sensi dell'art. 1243 c.c. (cfr. Cass. Sez. I, n. 2661/2019).
Pag. 9 di 11 Nel caso di specie, dalle allegazioni delle parti emerge che ha avuto esecuzione l'ordine
Cont di acquisto di azioni della da parte di per un ammontare Parte_1
complessivo di € 13.120,70.
Non risulta, di contro, percezione di cedole e dividendi.
Alla risoluzione di detto ordine di acquisto consegue, pertanto, l'obbligo della CP_1
convenuta, quale intermediaria, di restituire il corrispettivo di € 13.120,70 in favore di
Parte_1
La banca convenuta va quindi condannata al pagamento in favore dell'attore della somma di € 13.120,70 oltre interessi legali dalla domanda al soddisfo.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, con applicazione dei parametri medi del D.M. n. 55/2014, fatta eccezione per la fase istruttoria,
riconosciuta ai minimi per la minore complessità.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta con atto di citazione notificato il 16.06.2023 da nei confronti della (già Parte_1 CP_1
), in accoglimento della domanda, così provvede: Controparte_2
1) Dichiara risolti, per inadempimento grave della convenuta, gli ordini di acquisto
Cont di azioni effettuati da , meglio specificati in narrativa: Parte_1
2) Condanna la convenuta al pagamento in favore dell'attore della somma di CP_1
€ 13.120,70, oltre interessi legali dalla domanda al soddisfo, previa restituzione delle azioni in favore della CP_1
Pag. 10 di 11 3) Condanna la banca convenuta al rimborso delle spese processuali in favore dell'attore, liquidate complessivamente in € 4.237,00 per compensi, € 264,00 per esborsi, oltre 15% rimborso spese generali, cpa ed iva come per legge.
Bari, 07.11.2025
Il Giudice
Savino BA
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12956 e Cass. 31.08.2017 n. 20167).