TRIB
Sentenza 10 giugno 2025
Sentenza 10 giugno 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Napoli, sentenza 10/06/2025, n. 4586 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Napoli |
| Numero : | 4586 |
| Data del deposito : | 10 giugno 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NAPOLI
Il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice del lavoro ed in composizione monocratica nella persona del giudice dott.ssa Clara Ruggiero, all'udienza del 10/06/2025, svolta mediante trattazione scritta, ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta al n. R.G. 13945/2024
tra
, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Ugo Odierna e Alfonso Parte_1
Leperino, giusta procura in atti;
ricorrente e
, in persona del Direttore Generale pro tempore rap.ta Controparte_1
e difesa CARBONE ANNA;
resistente
Fatto e diritto Con ricorso del 14/06/2024 il ricorrente in epigrafe indicato conveniva in giudizio la chiedendo a questo Tribunale l'accoglimento delle seguenti Controparte_1 conclusioni: A) Accertare e dichiarare il diritto del ricorrente a vedersi retribuire, per ciascun giorno di ferie, una retribuzione giornaliera comprensiva della “indennità di turno” e della “indennità condizioni di lavoro”, anche previa declaratoria di nullità delle disposizioni della contrattazione collettiva configgenti con la “nozione europea di retribuzione” e comunque: dell'art. 70 bis, comma 2, del CCNL 2019-2021, dell'art. 30, comma 6, del CCNL 2019-2021, degli artt. 16, commi 11 e 15, e 18, comma 6, del CCDI del 2021, dell'art. 38 del CCNL 2019-2021; e, per l'effetto B) Condannare la , in persona del legale rappresentante pro Controparte_1 tempore, a corrispondere in favore del ricorrente, per i titoli anzidetti, le conseguenti differenze retributive maturate dal giugno 2021 ad oggi, oltre interessi legali, con riserva di quantificazione in separata sede;
C) Con vittoria di spese e compensi professionali, nonché rimborso spese generali, con attribuzione agli avvocati antistatari in solido tra loro. In punto di fatto deduceva di essere dipendente della resistente, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, inquadrato nella “Area degli Istruttori” di cui all'art. 12 CCNL 2019-2021, nell'ambito della quale è confluita (v. tabella B CCNL 2019-2021) la categoria C1, assegnato alla Unità Operativa Dirigenziale 501892 – STAFF – Funzioni di supporto tecnico-amministrativo – Protezione Civile, Emergenza e post-emergenza. Rilevava, inoltre, di prestare la propria attività lavorativa in 4 giorni ovvero: primo giorno dalle 8.00 alle 20.00, secondo e terzo giorno dalle 20.00 alle 8.00 e quarto giorno riposo percependo l'indennità giornaliera di turno e l'indennità condizioni di lavoro che, tuttavia, non venivano analogamente corrisposta per le giornate in cui ha goduto delle ferie. In diritto richiamava la nozione europea di retribuzione e per l'indennità di turno, gli artt. 30 del CCNL 2019-2021 e 18 del CCDI del 2021, mentre per quella condizioni di lavoro disciplinata gli artt. 70 bis CCNL 2016-2018, 84 bis CCNL 2019-2021 e 16 CCDI del 2021.
Ritualmente instaurato il contraddittorio si costituiva la convenuta che chiedeva il rigetto della domanda assumendo che le indennità sono strettamente connesse alle prestazioni effettive e che, quindi, non possono essere incluse nella retribuzione per i giorni di assenza per ferie.
Lette e considerate le note depositate, all'odierna udienza, la causa è stata decisa con la presente sentenza telematica.
Si ritiene di doversi uniformare all'orientamento di merito consolidatosi presso questo Tribunale, che appare coerente con l'orientamento già espresso dalla Suprema Corte di Cassazione in materia di disciplina delle ferie annuali e di retribuzione dovuta per tale istituto, anche alla luce dell'interpretazione fornita dalla CGUE sulla portata precettiva delle disposizioni eurounitarie.
Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto per i motivi di seguito spiegati.
Preliminarmente, si rileva che la norma contrattuale invocata, l comma 5 dell'art. 30 citato che si riporta: “5. Al fine di compensare interamente il disagio derivante dalla particolare articolazione dell'orario di lavoro, al personale turnista è corrisposta una indennità, i cui valori sono stabiliti come segue: a) turno diurno, antimeridiano e pomeridiano (tra le 6,00 e le 22,00): maggiorazione oraria del 10% della retribuzione di cui all'art. 74, comma 2, lett. c) del presente CCNL;
b) turno notturno o festivo: maggiorazione oraria del 30% della retribuzione di cui all'art. 74, comma 2, lett. c) del presente CCNL;
c) turno festivo-notturno: maggiorazione oraria del 50% della retribuzione di cui all'art. 74, comma 2, lett. c) del presente CCNL;
d) turno festivo infrasettimanale: maggiorazione oraria del 100% della retribuzione di cui all'art. 74, comma 2, lett. c) del presente CCNL.”
L'indennità condizioni di lavoro, invece, è prevista dall'art 70 bis del CCNL “1. Gli enti corrispondono una unica “indennità condizioni di lavoro” destinata a remunerare lo svolgimento di attività: a) disagiate;
b) esposte a rischi e, pertanto, pericolose o dannose per la salute;
c) implicanti il maneggio di valori.” Il CCDI del 2021 all'art. 16 in relazione alle attività di cui alla Fascia C) – “a) svolgimento di attività di addetto alle attrezzature di ufficio (ad es. fotocopiatrice stampante, fax. etc); b) svolgimento di attività che prevedono l'accesso con frequenza presso locali disagiati o rumorosi o privi di aerazione e di luce naturale;
c) svolgimento di attività che prevede il recarsi presso edifici e/o luoghi diversi da quelli in cui ha sede la propria struttura di appartenenza;
d) svolgimento di attività di addetto ai laboratori”.
Per entrambe le parti sociali hanno statuito nel CCNL che siano dovute, la prima, in caso di effettiva prestazione in turno (v. comma 6 art. 30 CCNL 2019-2021) e la seconda solo in caso di “effettivo svolgimento delle attività”.
L'art. 38 del CCNL 2019-2021 al comma 1 stabilisce che “Durante tale periodo al dipendente spetta la normale retribuzione ivi compresa la retribuzione di posizione prevista per le posizioni organizzative ed esclusi i compensi per le prestazioni di lavoro straordinario nonché le indennità che richiedano lo svolgimento della prestazione lavorativa e quelle che non siano erogate per dodici mensilità”., confermando quindi la mancata inclusione delle stesse nella retribuzione dovuta per le giornate di ferie.
Il ricorrente svolge attività operando su turni lavorativi.
La doglianza di cui al ricorso si fonda sul fatto che l'attuale computo della retribuzione feriale annuale non tiene conto, nella base di calcolo utile alla determinazione del trattamento retributivo feriale, della cd. indennità turno.
La giurisprudenza della Suprema Corte (Cass. n. 13425/2019; Cass. n. 22401/2020) ha ritenuto la sussistenza di una cd. nozione europea di retribuzione, comprensiva di qualsiasi elemento retributivo che si pone in rapporto di collegamento funzionale all'esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo status personale e professionale del lavoratore.
Dirimente dunque , ai fini del decidere, è valutare la natura dell'indennità in oggetto e la sussistenza di un rapporto di funzionalità tra gli elementi che compongono la retribuzione complessiva del lavoratore e le mansioni ad esso affidate.
Nella specie, l'indennità turno è corrisposta per coloro che espletano attività in turni, mentre l'altra è riconosciuta in ragione dello svolgimento di lavorazioni in situazione di disagio.
Premesso che l'emolumento in questione è pacificamente previsto dalla fonte negoziale per comporre la cd. parte variabile della retribuzione, viene in rilievo quanto più volte ribadito dalla giurisprudenza sovranazionale (C155/10–Wi.), secondo cui: “[…] laddove la retribuzione sia composta da una parte fissa e da una variabile, anche le voci variabili devono essere incluse nella base di calcolo della retribuzione spettante durante le ferie, ove si tratti di indennità che compensino qualsiasi modo intrinsecamente collegato all'esecuzione delle mansioni che il lavoratore è tenuto ad espletare in forza del suo contratto di lavoro”.
Come precisato dalla Corte di Giustizia nella citata sentenza, non può ritenersi che solo una retribuzione irrisoria possa ledere il diritto irrinunciabile delle ferie, dal momento che “tale lavoratore può essere dissuaso dall'esercitare il proprio diritto alle ferie annuali tenuto conto dello svantaggio finanziario differito, ma subito in modo assolutamente concreto, nel corso del periodo successivo a quello delle ferie annuali. Infatti, se le voci variabili sono legate allo svolgimento della mansione è evidente che, non svolgendo nel periodo feriale la mansione, non muteranno i relativi incentivi/indennità, ciò in quanto è proprio questa ripercussione finanziaria negativa che è capace di produrre l'effetto dissuasivo sulla fruizione delle ferie che si intende evitare”.
Venendo all'analisi specifica dell'indennità in questione, trattasi di indennità caratterizzata da una stretta connessione (rectius: “nesso intrinseco” C155/10–Wi.) con le mansioni svolte;
lo indica tra l'altro la rubrica dell'art. 86 del CCNL sanità
“Indennità per particolari condizioni di lavoro”.
Considerato che gli incentivi a rinunciare al congedo di riposo o a sollecitare i lavoratori a rinunciarvi sono incompatibili con gli obiettivi del diritto alle ferie annuali retribuite, legati segnatamente alla necessità di garantire al lavoratore il beneficio di un riposo effettivo, per assicurare una tutela efficace della sua sicurezza e della sua salute, deve ritenersi che ogni azione o omissione di un datore di lavoro, avente un effetto potenzialmente dissuasivo sulla fruizione di ferie annuali da parte del lavoratore, sia altresì incompatibile con la finalità del diritto alle ferie annuali retribuite (sentenza del 6 novembre 2018, C-619/16, EU:C:2018:872, punto 49 e la giurisprudenza Per_1 ivi citata). Per questo motivo, è stato ritenuto che l'ottenimento della retribuzione ordinaria durante il periodo di ferie annuali retribuite sia volto a consentire al lavoratore di prendere effettivamente i giorni di ferie cui ha diritto.
Orbene, quando la retribuzione versata a titolo del diritto alle ferie annuali retribuite, previsto all'art. 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88, è inferiore alla retribuzione ordinaria ricevuta dal lavoratore durante i periodi di lavoro effettivo, lo stesso rischia di essere indotto a non prendere le sue ferie annuali retribuite, almeno non durante i periodi di lavoro effettivo, poiché ciò determinerebbe, durante tali periodi, una diminuzione della sua retribuzione (sentenza del 13 dicembre 2018, , C-385/17, Per_2
EU:C:2018:1018, punto 44 e la giurisprudenza ivi citata) (cfr. Cassazione civile sez. lav. 23/06/2022 n. 20216).
Va altresì evidenziato che il giudizio deve essere formulato in termini di potenzialità dissuasiva e non di effettiva menomazione del diritto alle ferie. Ciò posto, in merito al quantum della maggiorazione spettante considerando il computo dell'indennità di turno, va detto che, nella citata sentenza Z.J.R. Lock del 22 maggio 2014, la Corte di Giustizia ha ritenuto certamente dissuasiva dall'esercizio del diritto al godimento delle ferie una diminuzione della retribuzione pari al 60%, ma non ha escluso che anche diminuzioni inferiori a tale percentuale possano avere un effetto dissuasivo (cfr. punto 22 della sentenza, ove la Corte si limita ad affermare che l'effetto dissuasivo è “ancora più probabile” in presenza di una diminuzione del 60% della retribuzione).
Come rilevato dalla pronuncia della Cassazione civile sez. lav. del 23/06/2022 n. 20216, il diritto europeo invocato da parte ricorrente si applica limitatamente alle ferie annuali minime di quattro settimane (28 giorni).
Per i giorni eccedenti tale durata minima, non regolati dal diritto dell'Unione, è stato, invece, affermato che spetta agli Stati membri determinare il riconoscimento della retribuzione (sentenza CGUE 3.5.2012, Neidel C337/10, punto 36; sentenza CGUE 20.7.2016, C-341/15, punto 39), per cui la normativa Europea e i Persona_3 principi giurisprudenziali eurounitari sopra riportati non sono invocabili.
Pertanto, per i giorni oggetto di domanda, eccedenti la durata tutelata a livello europeo, non deve essere riconosciuta la voce retributiva rivendicata, in quanto per gli stessi non si può procedere alla disapplicazione o all'annullamento del CCNL di categoria per contrasto col diritto UE, spettando agli Stati membri determinare il riconoscimento della retribuzione.
Deve, inoltre, rilevarsi che la quantificazione della quota di indennità riconosciuta durante le ferie ad opera della contrattazione collettiva, non esclude la valutazione, in sede giurisdizionale, della sua rispondenza alla sovraordinata normativa interna e sovranazionale.
La contrattazione collettiva, pur nell'autonomia riservata in determinate materie, è pur sempre subordinata alla normativa comunitaria.
In sostanza, la libertà sindacale, il corretto svolgimento delle relazioni industriali e finanche l'affidamento riposto dalla parte datoriale nelle possibilità di contenere i salari dei lavoratori durante i periodi di ferie non possono certo consentire di eludere le norme comunitarie, che il giudice è sempre tenuto ad applicare nella interpretazione del diritto vivente fornita dalla Corte di Giustizia.
Conclusivamente, in conformità agli orientamenti giurisprudenziali sopra riportati, il ricorso va accolto per quanto di ragione e, previa declaratoria di nullità delle norme contrattuali sopra richiamate nella parte in cui non includono le indennità nella retribuzione utile per il calcolo del quantum spettante per i giorni di fruizione di un numero di ferie pari a 28 annuali. La convenuta va condannata al pagamento in favore della parte ricorrente delle conseguenti differenze retributive da quantificarsi in separato giudizio.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza.
PQM
Così provvede:
1) Accoglie la domanda e, per l' effetto, dichiara il diritto del ricorrente a vedersi retribuire, per ciascun giorno di ferie nella misura complessiva massima di 28 giorni di ferie all' anno, di una retribuzione giornaliera comprensiva della “indennità di turno” e della “indennità condizioni di lavoro” e , pertanto, condanna al Controparte_1 pagamento in favore del ricorrente delle conseguenti differenze retributive, relative al periodo da giugno 2021 ad oggi, da quantificarsi in separato giudizio, oltre interessi legali, dalla maturazione di ciascuna componente del credito fino al soddisfo;
2) condanna la al pagamento delle spese di giustizia che si Controparte_1 liquidano in complessivi € 1200,00 oltre spese di contributo unificato, spese generali, IVA e CPA come per legge, con attribuzione.
Si comunichi.
Napoli, 10/06/2025
IL GIUDICE Dott.ssa Clara Ruggiero