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Sentenza 1 luglio 2025
Sentenza 1 luglio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Potenza, sentenza 01/07/2025, n. 1321 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Potenza |
| Numero : | 1321 |
| Data del deposito : | 1 luglio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE ORDINARIO DI POTENZA
Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea in composizione monocratica in persona del dott. Filippo Palumbo, provvedendo ai sensi degli artt. 281-sexies, comma terzo, e 127-ter c.p.c. (come risultanti a seguito del D. Lgs. 10 ottobre 2022 n. 149,
c.d. "Riforma Cartabia") all'esito del deposito di note scritte in so- stituzione dell'udienza;
letti ed esaminati gli atti di causa;
richiamato il contenuto del precedente provvedimento di fissa- zione di udienza ai sensi dell'art. 127-ter c.p.c., che, dalla consul- tazione del fascicolo telematico, risulta essere stato debitamente comunicato alle parti;
preso atto delle note di trattazione scritta in sostituzione della citata udienza, depositate telematicamente in atti e da intendersi qui integralmente richiamate;
rilevato che parte ricorrente ha fornito prova della rituale notifi- ca del ricorso e del pedissequo decreto di fissazione di udienza alla controparte, la quale non risulta essersi costituita in giudizio;
osservato che oggetto del giudizio risulta essere l'accertamento dello stato di cittadinanza italiana, per cui il rito applicabile è quello previsto dall'art. 19-bis d.lgs. 150/2011 e che il presente procedimento risulta instaurato dopo la data del 28.02.2023, sic- ché (in ragione di quanto disposto dall'art. 35, comma 1, d.lgs.
149/2022, come modificato dalla Legge n. 197/2022) il rito appli- cabile richiamato dal predetto art. 19-bis d.lgs. 150/2011 è quello semplificato di cognizione, disciplinato agli artt. 281-decies e ss.
c.p.c.;
ritenuto che la causa sia matura per la decisione e che possa in
Pag. 1 di 12 questa sede procedersi con la pronuncia della sentenza ai sensi dei citati artt. 281-sexies, comma terzo, e 127-ter c.p.c. (come ri- sultanti a seguito del D. Lgs. 10 ottobre 2022 n. 149, c.d. "Riforma
Cartabia"), atteso che parte convenuta/resistente, nonostante la notifica del ricorso e del pedissequo decreto di fissazione di udien- za, non si è costituita in giudizio e parte attrice/ricorrente, nelle proprie note scritte ex art. 127-ter c.p.c., ha espressamente chiesto la decisione della causa, formulando anche le relative conclusioni;
pronuncia la seguente
SENTENZA nel procedimento iscritto al n. R.G. 1825 / 2023 promosso da:
1. , nata a [...]/SP (Brasi- Persona_1 le) il 26.09.1973, per sé e – unitamente al coniuge
[...]
– quale esercente la potestà genitoriale sul CP_1 figlio minore:
2. , nato a [...]/PR (Brasile) il Controparte_2
09.11.2006;
3. , nato a [...]/SP (Brasile) Persona_2 il 21.10.1971, per sé e – unitamente al coniuge
[...]
, nata a [...]/SP (Brasile) il Controparte_3
01.09.1970 – quale esercente la potestà genitoriale sul figlio minore:
4. , nato a [...]/SP Controparte_4
(Brasile) il 18.08.2006;
5. , nata a [...]/SP (Brasile) il Controparte_5
29.04.1969;
6. , nato a [...]/SP Controparte_6
(Brasile) il 03.03.1998;
7. , nato a [...]/SP Controparte_7
(Brasile) il 04.06.2001;
8. , nata a [...]/SP (Bra- Controparte_8 sile) il 01.10.1951;
9. , nata a [...]/SP (Brasi- Parte_1 le) il 04.08.1977; Pag. 2 di 12 tutti rappresentati, assistiti e difesi dall'Avv. Elisabetta
GIOVANDO ed elettivamente domiciliati presso il suo studio sito in Milano, Largo A. Toscanini n. 1, giuste procure in atti;
-parti ricorrenti-
nei confronti del , in persona del Controparte_9
Ministro p.t.
-parte resistente non costituita -
con l'intervento ex lege del Pubblico Ministero presso il Tribunale;
OGGETTO: riconoscimento della cittadinanza italiana
FATTO E DIRITTO
1. – I ricorrenti hanno proposto ricorso avverso il
[...]
al fine di ottenere il riconoscimento della cittadinanza CP_9 italiana iure sanguinis, esponendo di essere discendenti in linea retta ed ininterrotta della cittadina italiana sig.ra
[...]
nata a [...], il Persona_3
01.10.1919, la quale emigrava in Brasile senza mai naturalizzarsi cittadina brasiliana come attestato dal Certificato Negativo di Na- turalizzazione, rilasciato dal Dipartimento di Migrazioni della Se- greteria Nazionale di Giustizia e di Cittadinanza della Repubblica
Federale del Brasile, depositato in atti.
A sostegno della domanda, gli odierni ricorrenti hanno prodotto documenti e certificazioni, debitamente tradotte e apostillate, tali da considerarsi provata la loro linea di discendenza italiana.
Va qui immediatamente precisato che, pur se non riportata nell'epigrafe dell'atto introduttivo, certamente è da ritenersi ricor- rente nel presente giudizio anche atteso che la Controparte_5 stessa risulta aver conferito l'apposita procura alle liti (cfr. in atti)
e viene ripetutamente indicata come “ricorrente” nel corpo del ri- corso, essendo inoltre state versate in atti le fonti documentali uti- li e necessarie ai fini della domanda di riconoscimento della citta- dinanza italiana iure sanguinis anche in relazione alla predetta
. Controparte_5
Il , nonostante la regolare notifica Controparte_9
Pag. 3 di 12 all'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza, non si costitui- va nel presente procedimento e, pertanto, se ne dichiara la con- tumacia.
2. – Preliminarmente, in ordine alla competenza del Tribunale adito, si osserva che l'art. 1, comma 36, della legge di riforma del processo civile n. 206 del 26.11.2021, ha modificato il comma 5 dell'art. 4 del decreto-legge 17.02.2017 n. 13, aggiungendo il se- guente periodo: “Quando l'attore risiede all'estero, le controversie di accertamento dello stato di cittadinanza italiana sono assegnate avendo riguardo al comune di nascita del padre, della madre o dell'avo cittadini italiani”. Il successivo comma 37, ha previsto che la disposizione di cui sopra venisse applicata a partire dal centot- tantesimo giorno dall'entrata in vigore della legge. Pertanto, dal
22 giugno 2022, la competenza viene fissata assumendo come pa- rametro di riferimento il Comune di nascita del padre, della ma- dre o, in ultima ratio, dell'antenato dei ricorrenti. In ordine alla competenza funzionale della Sezione Immigrazione si osserva inoltre che l'art. 1 del decreto-legge del 17.02.2017 n. 13 ha istitui- to le "Sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Euro- pea" presso i tribunali ordinari del luogo nel quale hanno sede le
Corti d'appello e la legge di conversione del 13 aprile 2017, n. 46 ha attribuito per esse la competenza inderogabile anche in mate- ria di "stato di cittadinanza italiana".
Alla luce di detti principi, posto che nel caso di specie i ricorrenti risiedono all'estero e che la loro antenata era nata a [...]
(PZ), comune che rientra nella competenza del Distretto della Cor- te di Appello di Potenza, il Foro competente è inderogabilmente il
Tribunale Civile di Potenza - Sezione specializzata in materia di immigrazione protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea.
3. – In merito all'interesse ad agire dei ricorrenti, va poi rilevato come questo venga definito dall'art. 100 c.p.c., quale condizione dell'azione, come l'interesse di colui che propone la domanda ad ottenere tutela giurisdizionale;
tale interesse deve essere concreto, cioè effettivo ed attuale, ossia esistente quantomeno al momento
Pag. 4 di 12 della decisione. Secondo l'opinione tradizionale, questo sorge quando vi è uno stato di obiettiva lesione del diritto e l'idoneità del provvedimento richiesto al giudice a porvi rimedio. Tale inte- resse consiste, dunque, nella necessità di ottenere dal processo la protezione dell'interesse sostanziale a semplice e sola affermazio- ne da parte del soggetto della lesione di un proprio diritto.
Nel caso di specie, per i ricorrenti , Parte_2 [...]
, , , Parte_3 Persona_2 Controparte_5
ed Controparte_4 Controparte_6
, il bisogno di tutela giurisdizio- Controparte_7 nale discende dalla necessità dell'accertamento di un diritto sog- gettivo (la cittadinanza italiana), altrimenti non ottenibile attra- verso una domanda amministrativa¸ difatti, in base alla legisla- zione vigente ratione temporis, la trasmissione della cittadinanza per linea materna è possibile solo per i figli nati dopo il 1° gennaio
1948.
Come difatti meglio specificato in ricorso, lungo la linea di discen- denza che ha condotto ai predetti ricorrenti risulta un passaggio generazionale per linea femminile avvenuto in epoca precostitu- zionale, circostanza che, com'è noto, impedisce il riconoscimento per via amministrativa del possesso della cittadinanza italiana iure sanguinis: in particolare, l'ascendente dei predetti ricorrenti, la cittadina italiana per nascita Persona_4 mai naturalizzatasi brasiliana, ha contratto matrimonio con un cittadino straniero, il 29.07.1939, dando poi alla CP_10 luce i figli il 17.04.1940, e il Persona_5 Persona_6
17.03.1944, ascendenti dei predetti ricorrenti.
In questa sede, pertanto, si ritiene doveroso offrire continuità ap- plicativa all'orientamento giurisprudenziale secondo cui, per effet- to della sentenza della Corte costituzionale n. 30 del 1983, la tito- larità della cittadinanza italiana va riconosciuta, in sede giudi- ziaria, a tutti coloro che - potenziali cittadini italiani - non hanno acquisito quello status esclusivamente per effetto di una legge inco- stituzionale. Costoro, in quanto legittimati al riconoscimento del loro stato di cittadinanza originario illegittimamente compresso, possono farlo valere incondizionatamente in conseguenza della ri-
Pag. 5 di 12 mozione dell'illegittimo impedimento legislativo, in considerazione della natura permanente ed imprescrittibile del diritto al ricono- scimento della cittadinanza (cfr. Cass. Sezioni Unite 4466/2009,
19428/2017, 6205/2014).
I ricorrenti e in- Controparte_8 Parte_1 vece, sono discendenti dell'ultima figlia dell'ava cittadina italiana, anch'ella di nome e nata nel 1951, sicché, non Persona_3 risultando passaggi generazionali per linea materna in epoca pre- costituzionale, il loro interesse ad agire si radica nella circostanza che i predettii istanti hanno dato prova della dimostrata difficoltà ad ottenere la pronuncia , richiesta in via amministrativa, a causa dei lunghi tempi di attesa a ciò necessari, avendo dedotto di aver correttamente adito l'Amministrazione resistente e avviato presso il a San Paolo (Brasile) il procedimen- Parte_4 to per il riconoscimento amministrativa della cittadinanza italia- na.
La documentazione prodotta consente di apprezzare come l'attuale sistema di prenotazione sia strutturato in maniera tale da non rendere sostanzialmente possibile l'esame della relativa istanza in tempi ragionevolmente congrui.
Va rilevato in proposito come l'art. 100 c.p.c. definisce l'interesse ad agire, quale condizione dell'azione, come l'interesse di colui che propone la domanda ad ottenere tutela giurisdizionale;
tale inte- resse deve essere concreto, cioè effettivo ed attuale, ossia esistente quantomeno al momento della decisione. Secondo l'opinione tradi- zionale, questo sorge quando vi è uno stato di obiettiva lesione del diritto e l'idoneità del provvedimento richiesto al giudice per porvi rimedio.
Tale interesse consiste, dunque, nella necessità di ottenere dal processo la protezione dell'interesse sostanziale, a semplice e sola affermazione da parte del soggetto della lesione di un proprio di- ritto. Ebbene, ai sensi dell'art. 2 della Legge n. 241/1990 i proce- dimenti di competenza delle Amministrazioni statali devono esse- re conclusi entro tempi determinati e certi, anche in conformità al principio di ragionevole durata del processo. Nella specie, il
D.P.C.M. del 17 gennaio 2014 n. 33 prescrive che la durata mas-
Pag. 6 di 12 sima del procedimento amministrativo per l'accertamento del pos- sesso della cittadinanza italiana iure sanguinis, da parte degli Uf- fici sia pari a 730 giorni. Ciononostante, per giurispru- Parte_5 denza prevalente, il decorso del termine di 730 giorni non può es- sere configurato, in difetto di espressa previsione legislativa, come condizione di procedibilità, proponibilità o ammissibilità della domanda, poiché, essendo la nozione di improcedibilità, intesa ge- neralmente come conseguenza di un comportamento procedurale omissivo, derivante dal mancato compimento di un atto espressa- mente configurato come necessario nella sequenza procedimenta- le, deve concludersi che detta sanzione debba essere espressamen- te prevista, non potendo, attese le gravi conseguenze, procedersi ad applicazione analogica in materia sanzionatoria. A tutto ciò si aggiunga che l'incertezza in ordine alla definizione della richiesta di riconoscimento dello status civitatis italiano iure sanguinis ed il decorso di un lasso temporale irragionevole rispetto all'interesse vantato, comportano invero una lesione dell'interesse stesso, equivalente ad un diniego di riconoscimento del diritto, giustifi- cando in tal senso l'interesse a ricorrere alla tutela giurisdiziona- le.
Sussiste dunque l'interesse ad agire di tutti i ricorrenti.
4. – Nel merito, com'è noto, per principio, il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis ai discendenti di emigrati ita- liani all'estero consiste nella ricognizione del possesso ininterrotto dalla nascita dello status civitatis di un soggetto quale discenden- te di cittadino italiano (ex art. 1, comma 1, Legge n. 91/1992 “È cittadino per nascita: a) il figlio di padre o di madre cittadini;
b) chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori so- no ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono).
La legislazione italiana, del resto, anche in regime della normati- va precedentemente in vigore alla Legge n. 91/1992, ossia la Leg- ge n. 555/1912, ha sempre assunto e mantenuto, come principio cardine per l'acquisto della cittadinanza ab origine, lo ius sangui- nis, ponendo così in primo piano il legame di sangue tra genitore e figlio.
Pag. 7 di 12 Di conseguenza, le condizioni richieste per il riconoscimento dello status civitatis italiano iure sanguinis ai discendenti da avo ita- liano emigrato all'estero si basano sostanzialmente sulla dimo- strazione della discendenza diretta da soggetto originariamente investito dello status civitatis italiano (nella specie l'avo emigra- to); ed invero, al riguardo si è espressa la Suprema Corte di Cas- sazione a Sezioni Unite con le c.d. sentenze gemelle nn. 25317 e
25318 del 2022 che hanno affermato il seguente principio di dirit- to: “secondo la tradizione giuridica italiana, nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge sulla cittadinanza
n. 555 del 1912 e dall'attuale legge n. 91 del 1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario iure sanguinis, e lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in ogni tempo in base alla sem- plice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano;
a chi richieda il riconoscimento della cittadi- nanza spetta di provare solo il fatto acquisitivo e la linea di tra- smissione, mentre incombe alla controparte, che ne abbia fatto ec- cezione, la prova dell'eventuale fattispecie interruttiva.”
Nel caso di specie, va anzitutto rilevato che non risulta che l'ava degli odierni ricorrenti, abbia mai rinunciato alla cittadinanza ita- liana in favore di quella brasiliana, come attestato dal Certificato
Negativo di Naturalizzazione depositato in atti, sicché, alla luce di quanto si preciserà, ha potuto trasmettere la cittadinanza italiana ai suoi discendenti.
Al riguardo, la linea di discendenza riportata in ricorso trova esat- to riscontro nella documentazione versata in atti, debitamente tradotta e apostillata.
Più precisamente, come detto innanzi, dalla documentazione de- positata emergono eventi astrattamente interruttivi della linea di discendenza per quanto concerne i ricorrenti Parte_2
, ,
[...] Controparte_2 Persona_2 [...]
, Persona_7 Controparte_4 Parte_6
ed , atteso che la lo-
[...] Controparte_7 ro ava cittadina italiana, ha Persona_4 contratto matrimonio con un cittadino straniero, il CP_10
Pag. 8 di 12 29.07.1939, in epoca precostituzionale, dando poi alla luce, sempre in epoca precostituzionale i figli il 17.04.1940, e Persona_5
, il 17.03.1944, dai quali è poi derivata l'ulteriore Persona_6 discendenza fino ai predetti ricorrenti.
Orbene, per tutti tali casi vengono in rilievo, ratione temporis, le allora vigenti norme contenute negli artt. 1 e 10 della Legge n.
555/1912, che prevedevano, rispettivamente, che – salvo casi mar- ginali non ricorrenti nel caso di specie – la trasmissione della cit- tadinanza italiana non poteva avvenire per via materna, essendo peraltro previsto che << la donna cittadina che si marita a uno straniero perde la cittadinanza italiana, sempreché il marito pos- sieda una cittadinanza che pel fatto del matrimonio a lei si comu- nichi >> (art. 10 Legge n. 555/1912).
Va rilevato, in ogni caso, che tale situazione normativa mutava a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale n. 87 del
1975, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma terzo, della legge 13 giugno 1912, n. 555 (Disposizioni sul- la cittadinanza italiana), nella parte in cui prevedeva la perdita della cittadinanza italiana indipendentemente dalla volontà della donna che si sposava con cittadino straniero, poiché in contrasto con l'art. 29 della Costituzione, in quanto comminava una gravis- sima disuguaglianza morale, giuridica e politica dei coniugi e po- neva la donna in uno stato di evidente inferiorità, privandola au- tomaticamente, per il solo fatto del matrimonio, dei diritti del cit- tadino italiano. Inoltre, la sentenza della Corte costituzionale n.
30 del 1983 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo anche l'art. 1 n. 1 L. 555/1912 per violazione degli artt. 3 e 29 della Co- stituzione “nella parte in cui non prevede che sia cittadino per na- scita anche il figlio di madre cittadina”.
Le suddette pronunce, tuttavia, furono inizialmente interpretate dalla giurisprudenza nel senso che gli effetti delle declaratorie di incostituzionalità potessero estendersi retroattivamente solo per il caso di figli nati da madre cittadina italiana a partire dal 1° gen- naio 1948, data di entrata in vigore della Costituzione, ma non anche in caso di figli nati da madre cittadina italiana dopo quella data, in quanto situazioni già definite prima dell'entrata in vigore
Pag. 9 di 12 della Costituzione stessa, determinando, in tal modo, una illegit- tima disparità di trattamento, atteso che non consentiva di veder riconosciuto il proprio status civitatis anche ai discendenti da cit- tadina italiana nati anteriormente al 1° gennaio 1948. Tale dispa- rità di trattamento tra i discendenti da donna italiana nati prima e dopo l'entrata in vigore della Costituzione è stata definitivamen- te risolta dalla Corte di Cassazione la quale, pronunciandosi a Se- zioni Unite, con sentenza n. 4466 del 25 febbraio 2009, ha stabilito che: “ La titolarità della cittadinanza italiana va riconosciuta in sede giudiziaria, indipendentemente dalla dichiarazione resa dall'interessata ai sensi dell'art. 219 della Legge n. 151 del 1975, alla donna che l'ha perduta per essere coniugata con cittadino straniero anteriormente al 1° gennaio 1948, in quanto la perdita senza la volontà della titolare della cittadinanza è effetto perdu- rante, dopo la data indicata, della norma incostituzionale, effetto che contrasta con il principio della parità dei sessi e della egua- glianza giuridica e morale dei coniugi (artt. 3 e 29 Cost.). Per lo stesso principio, riacquista la cittadinanza italiana dal 1° gennaio
1948, anche il figlio di donna nella situazione descritta, nato pri- ma di tale data e nel vigore della legge n. 555 del 1912, determi- nando il rapporto di filiazione, dopo l'entrata in vigore della Costi- tuzione, la trasmissione a lui dello stato di cittadino, che gli sareb- be spettato di diritto senza la legge discriminatoria”.
L'interpretazione del Supremo Collegio consente, così, di ricono- scere lo status civitatis di tutti coloro che - potenziali cittadini ita- liani - non hanno acquisito quello status esclusivamente per effet- to di una legge incostituzionale. Costoro, in quanto legittimati al riconoscimento del loro stato di cittadinanza originario illegitti- mamente compresso, possono farlo valere incondizionatamente in conseguenza della rimozione dell'illegittimo impedimento legisla- tivo ed in considerazione della natura permanente ed imprescrit- tibile del diritto al riconoscimento della cittadinanza (cfr. Cass.
s.u. 4466/2009, 19428/2017, 6205/2014). Ne consegue che il ma- trimonio della donna cittadina italiana con un cittadino straniero, non è valso a privare la prima della cittadinanza italiana, status che è stato trasmesso alla sua discendenza e, pertanto, si deve ri-
Pag. 10 di 12 tenere che abbiano regolarmente acquisito dalla nascita la citta- dinanza italiana anche gli odierni ricorrenti, non emergendo dagli atti fattispecie interruttive.
A medesima conclusione deve pervenirsi anche per tutti gli altri ricorrenti, la lui linea di discendenza è stata puntualmente docu- mentata attraverso certificazioni anagrafiche dalle quali emerge,
a chiare lettere, che la stessa linea di discendenza che conduce all'avo italiano non contempla eventi interruttivi nella trasmis- sione della cittadinanza ovvero ostacoli di carattere normativo che potessero opporvisi.
In conclusione, alla luce di quanto precede, il ricorso merita acco- glimento, dovendo dichiararsi che gli odierni ricorrenti sono citta- dini italiani e disporsi l'adozione, da parte del
[...]
, dei provvedimenti conseguenti. CP_9
5. – Sussistono giusti motivi, in ragione della peculiarità della materia e delle questioni trattate e della mancata costituzione di parte resistente, per compensare integralmente le spese di lite.
P.Q.M.
Il Tribunale in composizione monocratica, definitivamente pro- nunciando, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa:
-DICHIARA la contumacia del resistente;
Controparte_9
-DICHIARA che i ricorrenti:
1. , nata a [...]/SP (Brasi- Persona_1 le) il 26.09.1973;
2. , nato a [...]/PR (Brasile) il Controparte_2
09.11.2006;
3. , nato a [...]/SP (Brasile) Persona_2 il 21.10.1971;
4. , nato a [...]/SP Controparte_4
(Brasile) il 18.08.2006;
5. , nata a [...]/SP (Brasile) il Controparte_5
29.04.1969;
6. , nato a [...]/SP Controparte_6
(Brasile) il 03.03.1998;
7. , nato a [...]/SP Controparte_7
(Brasile) il 04.06.2001;
Pag. 11 di 12 8. , nata a [...]/SP (Bra- Controparte_8 sile) il 01.10.1951;
9. , nata a [...]/SP (Brasi- Parte_1 le) il 04.08.1977; sono cittadini italiani iure sanguinis dalla nascita;
-ORDINA per l'effetto al e, per esso, all'Uf- Controparte_9 ficiale dello stato civile del Comune di Tramutola (PZ), ovvero ogni altro competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge nei registri dello stato civile della cittadinan- za della persona indicata, provvedendo alle eventuali comunica- zioni alle autorità consolari competenti;
-DICHIARA le spese di lite integralmente compensate;
-MANDA alla Cancelleria per gli adempimenti di competenza.
Così deciso il 28.06.2025
Il Giudice dott. Filippo Palumbo
Pag. 12 di 12
IL TRIBUNALE ORDINARIO DI POTENZA
Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea in composizione monocratica in persona del dott. Filippo Palumbo, provvedendo ai sensi degli artt. 281-sexies, comma terzo, e 127-ter c.p.c. (come risultanti a seguito del D. Lgs. 10 ottobre 2022 n. 149,
c.d. "Riforma Cartabia") all'esito del deposito di note scritte in so- stituzione dell'udienza;
letti ed esaminati gli atti di causa;
richiamato il contenuto del precedente provvedimento di fissa- zione di udienza ai sensi dell'art. 127-ter c.p.c., che, dalla consul- tazione del fascicolo telematico, risulta essere stato debitamente comunicato alle parti;
preso atto delle note di trattazione scritta in sostituzione della citata udienza, depositate telematicamente in atti e da intendersi qui integralmente richiamate;
rilevato che parte ricorrente ha fornito prova della rituale notifi- ca del ricorso e del pedissequo decreto di fissazione di udienza alla controparte, la quale non risulta essersi costituita in giudizio;
osservato che oggetto del giudizio risulta essere l'accertamento dello stato di cittadinanza italiana, per cui il rito applicabile è quello previsto dall'art. 19-bis d.lgs. 150/2011 e che il presente procedimento risulta instaurato dopo la data del 28.02.2023, sic- ché (in ragione di quanto disposto dall'art. 35, comma 1, d.lgs.
149/2022, come modificato dalla Legge n. 197/2022) il rito appli- cabile richiamato dal predetto art. 19-bis d.lgs. 150/2011 è quello semplificato di cognizione, disciplinato agli artt. 281-decies e ss.
c.p.c.;
ritenuto che la causa sia matura per la decisione e che possa in
Pag. 1 di 12 questa sede procedersi con la pronuncia della sentenza ai sensi dei citati artt. 281-sexies, comma terzo, e 127-ter c.p.c. (come ri- sultanti a seguito del D. Lgs. 10 ottobre 2022 n. 149, c.d. "Riforma
Cartabia"), atteso che parte convenuta/resistente, nonostante la notifica del ricorso e del pedissequo decreto di fissazione di udien- za, non si è costituita in giudizio e parte attrice/ricorrente, nelle proprie note scritte ex art. 127-ter c.p.c., ha espressamente chiesto la decisione della causa, formulando anche le relative conclusioni;
pronuncia la seguente
SENTENZA nel procedimento iscritto al n. R.G. 1825 / 2023 promosso da:
1. , nata a [...]/SP (Brasi- Persona_1 le) il 26.09.1973, per sé e – unitamente al coniuge
[...]
– quale esercente la potestà genitoriale sul CP_1 figlio minore:
2. , nato a [...]/PR (Brasile) il Controparte_2
09.11.2006;
3. , nato a [...]/SP (Brasile) Persona_2 il 21.10.1971, per sé e – unitamente al coniuge
[...]
, nata a [...]/SP (Brasile) il Controparte_3
01.09.1970 – quale esercente la potestà genitoriale sul figlio minore:
4. , nato a [...]/SP Controparte_4
(Brasile) il 18.08.2006;
5. , nata a [...]/SP (Brasile) il Controparte_5
29.04.1969;
6. , nato a [...]/SP Controparte_6
(Brasile) il 03.03.1998;
7. , nato a [...]/SP Controparte_7
(Brasile) il 04.06.2001;
8. , nata a [...]/SP (Bra- Controparte_8 sile) il 01.10.1951;
9. , nata a [...]/SP (Brasi- Parte_1 le) il 04.08.1977; Pag. 2 di 12 tutti rappresentati, assistiti e difesi dall'Avv. Elisabetta
GIOVANDO ed elettivamente domiciliati presso il suo studio sito in Milano, Largo A. Toscanini n. 1, giuste procure in atti;
-parti ricorrenti-
nei confronti del , in persona del Controparte_9
Ministro p.t.
-parte resistente non costituita -
con l'intervento ex lege del Pubblico Ministero presso il Tribunale;
OGGETTO: riconoscimento della cittadinanza italiana
FATTO E DIRITTO
1. – I ricorrenti hanno proposto ricorso avverso il
[...]
al fine di ottenere il riconoscimento della cittadinanza CP_9 italiana iure sanguinis, esponendo di essere discendenti in linea retta ed ininterrotta della cittadina italiana sig.ra
[...]
nata a [...], il Persona_3
01.10.1919, la quale emigrava in Brasile senza mai naturalizzarsi cittadina brasiliana come attestato dal Certificato Negativo di Na- turalizzazione, rilasciato dal Dipartimento di Migrazioni della Se- greteria Nazionale di Giustizia e di Cittadinanza della Repubblica
Federale del Brasile, depositato in atti.
A sostegno della domanda, gli odierni ricorrenti hanno prodotto documenti e certificazioni, debitamente tradotte e apostillate, tali da considerarsi provata la loro linea di discendenza italiana.
Va qui immediatamente precisato che, pur se non riportata nell'epigrafe dell'atto introduttivo, certamente è da ritenersi ricor- rente nel presente giudizio anche atteso che la Controparte_5 stessa risulta aver conferito l'apposita procura alle liti (cfr. in atti)
e viene ripetutamente indicata come “ricorrente” nel corpo del ri- corso, essendo inoltre state versate in atti le fonti documentali uti- li e necessarie ai fini della domanda di riconoscimento della citta- dinanza italiana iure sanguinis anche in relazione alla predetta
. Controparte_5
Il , nonostante la regolare notifica Controparte_9
Pag. 3 di 12 all'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza, non si costitui- va nel presente procedimento e, pertanto, se ne dichiara la con- tumacia.
2. – Preliminarmente, in ordine alla competenza del Tribunale adito, si osserva che l'art. 1, comma 36, della legge di riforma del processo civile n. 206 del 26.11.2021, ha modificato il comma 5 dell'art. 4 del decreto-legge 17.02.2017 n. 13, aggiungendo il se- guente periodo: “Quando l'attore risiede all'estero, le controversie di accertamento dello stato di cittadinanza italiana sono assegnate avendo riguardo al comune di nascita del padre, della madre o dell'avo cittadini italiani”. Il successivo comma 37, ha previsto che la disposizione di cui sopra venisse applicata a partire dal centot- tantesimo giorno dall'entrata in vigore della legge. Pertanto, dal
22 giugno 2022, la competenza viene fissata assumendo come pa- rametro di riferimento il Comune di nascita del padre, della ma- dre o, in ultima ratio, dell'antenato dei ricorrenti. In ordine alla competenza funzionale della Sezione Immigrazione si osserva inoltre che l'art. 1 del decreto-legge del 17.02.2017 n. 13 ha istitui- to le "Sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Euro- pea" presso i tribunali ordinari del luogo nel quale hanno sede le
Corti d'appello e la legge di conversione del 13 aprile 2017, n. 46 ha attribuito per esse la competenza inderogabile anche in mate- ria di "stato di cittadinanza italiana".
Alla luce di detti principi, posto che nel caso di specie i ricorrenti risiedono all'estero e che la loro antenata era nata a [...]
(PZ), comune che rientra nella competenza del Distretto della Cor- te di Appello di Potenza, il Foro competente è inderogabilmente il
Tribunale Civile di Potenza - Sezione specializzata in materia di immigrazione protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea.
3. – In merito all'interesse ad agire dei ricorrenti, va poi rilevato come questo venga definito dall'art. 100 c.p.c., quale condizione dell'azione, come l'interesse di colui che propone la domanda ad ottenere tutela giurisdizionale;
tale interesse deve essere concreto, cioè effettivo ed attuale, ossia esistente quantomeno al momento
Pag. 4 di 12 della decisione. Secondo l'opinione tradizionale, questo sorge quando vi è uno stato di obiettiva lesione del diritto e l'idoneità del provvedimento richiesto al giudice a porvi rimedio. Tale inte- resse consiste, dunque, nella necessità di ottenere dal processo la protezione dell'interesse sostanziale a semplice e sola affermazio- ne da parte del soggetto della lesione di un proprio diritto.
Nel caso di specie, per i ricorrenti , Parte_2 [...]
, , , Parte_3 Persona_2 Controparte_5
ed Controparte_4 Controparte_6
, il bisogno di tutela giurisdizio- Controparte_7 nale discende dalla necessità dell'accertamento di un diritto sog- gettivo (la cittadinanza italiana), altrimenti non ottenibile attra- verso una domanda amministrativa¸ difatti, in base alla legisla- zione vigente ratione temporis, la trasmissione della cittadinanza per linea materna è possibile solo per i figli nati dopo il 1° gennaio
1948.
Come difatti meglio specificato in ricorso, lungo la linea di discen- denza che ha condotto ai predetti ricorrenti risulta un passaggio generazionale per linea femminile avvenuto in epoca precostitu- zionale, circostanza che, com'è noto, impedisce il riconoscimento per via amministrativa del possesso della cittadinanza italiana iure sanguinis: in particolare, l'ascendente dei predetti ricorrenti, la cittadina italiana per nascita Persona_4 mai naturalizzatasi brasiliana, ha contratto matrimonio con un cittadino straniero, il 29.07.1939, dando poi alla CP_10 luce i figli il 17.04.1940, e il Persona_5 Persona_6
17.03.1944, ascendenti dei predetti ricorrenti.
In questa sede, pertanto, si ritiene doveroso offrire continuità ap- plicativa all'orientamento giurisprudenziale secondo cui, per effet- to della sentenza della Corte costituzionale n. 30 del 1983, la tito- larità della cittadinanza italiana va riconosciuta, in sede giudi- ziaria, a tutti coloro che - potenziali cittadini italiani - non hanno acquisito quello status esclusivamente per effetto di una legge inco- stituzionale. Costoro, in quanto legittimati al riconoscimento del loro stato di cittadinanza originario illegittimamente compresso, possono farlo valere incondizionatamente in conseguenza della ri-
Pag. 5 di 12 mozione dell'illegittimo impedimento legislativo, in considerazione della natura permanente ed imprescrittibile del diritto al ricono- scimento della cittadinanza (cfr. Cass. Sezioni Unite 4466/2009,
19428/2017, 6205/2014).
I ricorrenti e in- Controparte_8 Parte_1 vece, sono discendenti dell'ultima figlia dell'ava cittadina italiana, anch'ella di nome e nata nel 1951, sicché, non Persona_3 risultando passaggi generazionali per linea materna in epoca pre- costituzionale, il loro interesse ad agire si radica nella circostanza che i predettii istanti hanno dato prova della dimostrata difficoltà ad ottenere la pronuncia , richiesta in via amministrativa, a causa dei lunghi tempi di attesa a ciò necessari, avendo dedotto di aver correttamente adito l'Amministrazione resistente e avviato presso il a San Paolo (Brasile) il procedimen- Parte_4 to per il riconoscimento amministrativa della cittadinanza italia- na.
La documentazione prodotta consente di apprezzare come l'attuale sistema di prenotazione sia strutturato in maniera tale da non rendere sostanzialmente possibile l'esame della relativa istanza in tempi ragionevolmente congrui.
Va rilevato in proposito come l'art. 100 c.p.c. definisce l'interesse ad agire, quale condizione dell'azione, come l'interesse di colui che propone la domanda ad ottenere tutela giurisdizionale;
tale inte- resse deve essere concreto, cioè effettivo ed attuale, ossia esistente quantomeno al momento della decisione. Secondo l'opinione tradi- zionale, questo sorge quando vi è uno stato di obiettiva lesione del diritto e l'idoneità del provvedimento richiesto al giudice per porvi rimedio.
Tale interesse consiste, dunque, nella necessità di ottenere dal processo la protezione dell'interesse sostanziale, a semplice e sola affermazione da parte del soggetto della lesione di un proprio di- ritto. Ebbene, ai sensi dell'art. 2 della Legge n. 241/1990 i proce- dimenti di competenza delle Amministrazioni statali devono esse- re conclusi entro tempi determinati e certi, anche in conformità al principio di ragionevole durata del processo. Nella specie, il
D.P.C.M. del 17 gennaio 2014 n. 33 prescrive che la durata mas-
Pag. 6 di 12 sima del procedimento amministrativo per l'accertamento del pos- sesso della cittadinanza italiana iure sanguinis, da parte degli Uf- fici sia pari a 730 giorni. Ciononostante, per giurispru- Parte_5 denza prevalente, il decorso del termine di 730 giorni non può es- sere configurato, in difetto di espressa previsione legislativa, come condizione di procedibilità, proponibilità o ammissibilità della domanda, poiché, essendo la nozione di improcedibilità, intesa ge- neralmente come conseguenza di un comportamento procedurale omissivo, derivante dal mancato compimento di un atto espressa- mente configurato come necessario nella sequenza procedimenta- le, deve concludersi che detta sanzione debba essere espressamen- te prevista, non potendo, attese le gravi conseguenze, procedersi ad applicazione analogica in materia sanzionatoria. A tutto ciò si aggiunga che l'incertezza in ordine alla definizione della richiesta di riconoscimento dello status civitatis italiano iure sanguinis ed il decorso di un lasso temporale irragionevole rispetto all'interesse vantato, comportano invero una lesione dell'interesse stesso, equivalente ad un diniego di riconoscimento del diritto, giustifi- cando in tal senso l'interesse a ricorrere alla tutela giurisdiziona- le.
Sussiste dunque l'interesse ad agire di tutti i ricorrenti.
4. – Nel merito, com'è noto, per principio, il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis ai discendenti di emigrati ita- liani all'estero consiste nella ricognizione del possesso ininterrotto dalla nascita dello status civitatis di un soggetto quale discenden- te di cittadino italiano (ex art. 1, comma 1, Legge n. 91/1992 “È cittadino per nascita: a) il figlio di padre o di madre cittadini;
b) chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori so- no ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono).
La legislazione italiana, del resto, anche in regime della normati- va precedentemente in vigore alla Legge n. 91/1992, ossia la Leg- ge n. 555/1912, ha sempre assunto e mantenuto, come principio cardine per l'acquisto della cittadinanza ab origine, lo ius sangui- nis, ponendo così in primo piano il legame di sangue tra genitore e figlio.
Pag. 7 di 12 Di conseguenza, le condizioni richieste per il riconoscimento dello status civitatis italiano iure sanguinis ai discendenti da avo ita- liano emigrato all'estero si basano sostanzialmente sulla dimo- strazione della discendenza diretta da soggetto originariamente investito dello status civitatis italiano (nella specie l'avo emigra- to); ed invero, al riguardo si è espressa la Suprema Corte di Cas- sazione a Sezioni Unite con le c.d. sentenze gemelle nn. 25317 e
25318 del 2022 che hanno affermato il seguente principio di dirit- to: “secondo la tradizione giuridica italiana, nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge sulla cittadinanza
n. 555 del 1912 e dall'attuale legge n. 91 del 1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario iure sanguinis, e lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in ogni tempo in base alla sem- plice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano;
a chi richieda il riconoscimento della cittadi- nanza spetta di provare solo il fatto acquisitivo e la linea di tra- smissione, mentre incombe alla controparte, che ne abbia fatto ec- cezione, la prova dell'eventuale fattispecie interruttiva.”
Nel caso di specie, va anzitutto rilevato che non risulta che l'ava degli odierni ricorrenti, abbia mai rinunciato alla cittadinanza ita- liana in favore di quella brasiliana, come attestato dal Certificato
Negativo di Naturalizzazione depositato in atti, sicché, alla luce di quanto si preciserà, ha potuto trasmettere la cittadinanza italiana ai suoi discendenti.
Al riguardo, la linea di discendenza riportata in ricorso trova esat- to riscontro nella documentazione versata in atti, debitamente tradotta e apostillata.
Più precisamente, come detto innanzi, dalla documentazione de- positata emergono eventi astrattamente interruttivi della linea di discendenza per quanto concerne i ricorrenti Parte_2
, ,
[...] Controparte_2 Persona_2 [...]
, Persona_7 Controparte_4 Parte_6
ed , atteso che la lo-
[...] Controparte_7 ro ava cittadina italiana, ha Persona_4 contratto matrimonio con un cittadino straniero, il CP_10
Pag. 8 di 12 29.07.1939, in epoca precostituzionale, dando poi alla luce, sempre in epoca precostituzionale i figli il 17.04.1940, e Persona_5
, il 17.03.1944, dai quali è poi derivata l'ulteriore Persona_6 discendenza fino ai predetti ricorrenti.
Orbene, per tutti tali casi vengono in rilievo, ratione temporis, le allora vigenti norme contenute negli artt. 1 e 10 della Legge n.
555/1912, che prevedevano, rispettivamente, che – salvo casi mar- ginali non ricorrenti nel caso di specie – la trasmissione della cit- tadinanza italiana non poteva avvenire per via materna, essendo peraltro previsto che << la donna cittadina che si marita a uno straniero perde la cittadinanza italiana, sempreché il marito pos- sieda una cittadinanza che pel fatto del matrimonio a lei si comu- nichi >> (art. 10 Legge n. 555/1912).
Va rilevato, in ogni caso, che tale situazione normativa mutava a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale n. 87 del
1975, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma terzo, della legge 13 giugno 1912, n. 555 (Disposizioni sul- la cittadinanza italiana), nella parte in cui prevedeva la perdita della cittadinanza italiana indipendentemente dalla volontà della donna che si sposava con cittadino straniero, poiché in contrasto con l'art. 29 della Costituzione, in quanto comminava una gravis- sima disuguaglianza morale, giuridica e politica dei coniugi e po- neva la donna in uno stato di evidente inferiorità, privandola au- tomaticamente, per il solo fatto del matrimonio, dei diritti del cit- tadino italiano. Inoltre, la sentenza della Corte costituzionale n.
30 del 1983 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo anche l'art. 1 n. 1 L. 555/1912 per violazione degli artt. 3 e 29 della Co- stituzione “nella parte in cui non prevede che sia cittadino per na- scita anche il figlio di madre cittadina”.
Le suddette pronunce, tuttavia, furono inizialmente interpretate dalla giurisprudenza nel senso che gli effetti delle declaratorie di incostituzionalità potessero estendersi retroattivamente solo per il caso di figli nati da madre cittadina italiana a partire dal 1° gen- naio 1948, data di entrata in vigore della Costituzione, ma non anche in caso di figli nati da madre cittadina italiana dopo quella data, in quanto situazioni già definite prima dell'entrata in vigore
Pag. 9 di 12 della Costituzione stessa, determinando, in tal modo, una illegit- tima disparità di trattamento, atteso che non consentiva di veder riconosciuto il proprio status civitatis anche ai discendenti da cit- tadina italiana nati anteriormente al 1° gennaio 1948. Tale dispa- rità di trattamento tra i discendenti da donna italiana nati prima e dopo l'entrata in vigore della Costituzione è stata definitivamen- te risolta dalla Corte di Cassazione la quale, pronunciandosi a Se- zioni Unite, con sentenza n. 4466 del 25 febbraio 2009, ha stabilito che: “ La titolarità della cittadinanza italiana va riconosciuta in sede giudiziaria, indipendentemente dalla dichiarazione resa dall'interessata ai sensi dell'art. 219 della Legge n. 151 del 1975, alla donna che l'ha perduta per essere coniugata con cittadino straniero anteriormente al 1° gennaio 1948, in quanto la perdita senza la volontà della titolare della cittadinanza è effetto perdu- rante, dopo la data indicata, della norma incostituzionale, effetto che contrasta con il principio della parità dei sessi e della egua- glianza giuridica e morale dei coniugi (artt. 3 e 29 Cost.). Per lo stesso principio, riacquista la cittadinanza italiana dal 1° gennaio
1948, anche il figlio di donna nella situazione descritta, nato pri- ma di tale data e nel vigore della legge n. 555 del 1912, determi- nando il rapporto di filiazione, dopo l'entrata in vigore della Costi- tuzione, la trasmissione a lui dello stato di cittadino, che gli sareb- be spettato di diritto senza la legge discriminatoria”.
L'interpretazione del Supremo Collegio consente, così, di ricono- scere lo status civitatis di tutti coloro che - potenziali cittadini ita- liani - non hanno acquisito quello status esclusivamente per effet- to di una legge incostituzionale. Costoro, in quanto legittimati al riconoscimento del loro stato di cittadinanza originario illegitti- mamente compresso, possono farlo valere incondizionatamente in conseguenza della rimozione dell'illegittimo impedimento legisla- tivo ed in considerazione della natura permanente ed imprescrit- tibile del diritto al riconoscimento della cittadinanza (cfr. Cass.
s.u. 4466/2009, 19428/2017, 6205/2014). Ne consegue che il ma- trimonio della donna cittadina italiana con un cittadino straniero, non è valso a privare la prima della cittadinanza italiana, status che è stato trasmesso alla sua discendenza e, pertanto, si deve ri-
Pag. 10 di 12 tenere che abbiano regolarmente acquisito dalla nascita la citta- dinanza italiana anche gli odierni ricorrenti, non emergendo dagli atti fattispecie interruttive.
A medesima conclusione deve pervenirsi anche per tutti gli altri ricorrenti, la lui linea di discendenza è stata puntualmente docu- mentata attraverso certificazioni anagrafiche dalle quali emerge,
a chiare lettere, che la stessa linea di discendenza che conduce all'avo italiano non contempla eventi interruttivi nella trasmis- sione della cittadinanza ovvero ostacoli di carattere normativo che potessero opporvisi.
In conclusione, alla luce di quanto precede, il ricorso merita acco- glimento, dovendo dichiararsi che gli odierni ricorrenti sono citta- dini italiani e disporsi l'adozione, da parte del
[...]
, dei provvedimenti conseguenti. CP_9
5. – Sussistono giusti motivi, in ragione della peculiarità della materia e delle questioni trattate e della mancata costituzione di parte resistente, per compensare integralmente le spese di lite.
P.Q.M.
Il Tribunale in composizione monocratica, definitivamente pro- nunciando, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa:
-DICHIARA la contumacia del resistente;
Controparte_9
-DICHIARA che i ricorrenti:
1. , nata a [...]/SP (Brasi- Persona_1 le) il 26.09.1973;
2. , nato a [...]/PR (Brasile) il Controparte_2
09.11.2006;
3. , nato a [...]/SP (Brasile) Persona_2 il 21.10.1971;
4. , nato a [...]/SP Controparte_4
(Brasile) il 18.08.2006;
5. , nata a [...]/SP (Brasile) il Controparte_5
29.04.1969;
6. , nato a [...]/SP Controparte_6
(Brasile) il 03.03.1998;
7. , nato a [...]/SP Controparte_7
(Brasile) il 04.06.2001;
Pag. 11 di 12 8. , nata a [...]/SP (Bra- Controparte_8 sile) il 01.10.1951;
9. , nata a [...]/SP (Brasi- Parte_1 le) il 04.08.1977; sono cittadini italiani iure sanguinis dalla nascita;
-ORDINA per l'effetto al e, per esso, all'Uf- Controparte_9 ficiale dello stato civile del Comune di Tramutola (PZ), ovvero ogni altro competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge nei registri dello stato civile della cittadinan- za della persona indicata, provvedendo alle eventuali comunica- zioni alle autorità consolari competenti;
-DICHIARA le spese di lite integralmente compensate;
-MANDA alla Cancelleria per gli adempimenti di competenza.
Così deciso il 28.06.2025
Il Giudice dott. Filippo Palumbo
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