Sentenza 8 maggio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Reggio Calabria, sentenza 08/05/2025, n. 737 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Reggio Calabria |
| Numero : | 737 |
| Data del deposito : | 8 maggio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA seconda sezione civile settore lavoro e previdenza
SENTENZA
Il Giudice del lavoro di Reggio Calabria dott. Arturo D'Ingianna nel proc. n. 5133/2023 rg, sul ricorso depositato il 30/10/2023 proposto da (difesa da avv. Carmine Pirrottina) Parte_1
nei confronti di , in persona del legale rappresentante pro tempore (difesa da avv.ti CP_1
Giovanni Travia unitamente e disgiuntamente all'Avv.to Giovanni Ronconi ed all'Avv. Dora Antonia ) all'esito dell'udienza e della camera di consiglio così definitivamente provvede :
“Accoglie la domanda e, per l'effetto, disapplica le norme contrattuali impugnate per quanto in motivazione e dichiara il diritto della parte ricorrente al ricalcolo del compenso per i giorni di ferie goduti computando integralmente sia l'indennità di utilizzazione professionale giornaliera sia l'indennità per assenza dalla residenza;
per l'effetto, ancora , condanna la resistente al pagamento in favore della parte ricorrente delle differenze retributive, per i titoli indicati, maturate dal mese di gennaio 2008 e fino al dicembre 2021 pari alla somma lorda di € 12.068,57 oltre interessi e rivalutazione dalla maturazione al soddisfo.
Condanna parte resistente al pagamento alla ricorrente delle spese del giudizio che liquida complessivamente in 4000,00 euro per compensi professionali oltre spese forfettarie al 15 % , nonché iva e cpa se dovute, con distrazione a favore del procuratore della parte ricorrente dichiaratosi antistatario.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con l'odierno ricorso parte ricorrente chiedeva:
1) preliminarmente, accertare e dichiarare la nullità e/o l'inopponibilità e/o disapplicare nei confronti del ricorrente le clausole contenute negli artt. 34, punto 8.4 – 8.5 e 8.6, del Contratto Aziendale del Gruppo FS e Accordo di Confluenza al CCNL delle Attività Ferroviarie del 16.04.2003 e degli art. 31, punto 5 e punto 6, del Contratto Aziendale del CCNL delle Attività Ferroviarie del 20.07.2012 e del 16.12.2016, nella parte in cui limitano l'indennità di utilizzazione professionale giornaliera da corrispondere nelle giornate di ferie al solo importo fisso di € 12,80;
2) accertare e dichiarare la nullità e/o, comunque, l'inopponibilità e/o disapplicare nei confronti del ricorrente degli artt. 72, punto 2.2.4 del CCNL delle Attività Ferroviarie del 16.04.2003 e 77, punto 2.2.4 CCNL delle Attività Ferroviarie del 20.07.2012 e 16.12.2016, laddove escludono l'indennità per assenza dalla residenza, dal calcolo della retribuzione per i giorni di ferie nonché degli artt. 25, punto 1
3) per l'effetto, disapplicare le clausole contenute nell'artt. 34, punto 8.4 – 8.5 e 8.6, del Contratto Aziendale del e Accordo di Confluenza al CCNL delle Attività Ferroviarie del 16.04.2003 CP_2
e degli art. 31, punto 5 e punto 6, del Contratto Aziendale del CCNL delle Attività Ferroviarie del 20.07.2012 e del 16.12.2016, nella parte in cui limitano l'indennità di utilizzazione professionale giornaliera da corrispondere nelle giornate di ferie al solo importo fisso di € 12,80 e degli artt. artt. 72, punto 2.2.4 del CCNL delle Attività Ferroviarie del 16.04.2003 e 77, punto 2.2.4 CCNL delle Attività Ferroviarie del 20.07.2012 e 16.12.2016 laddove escludono l'indennità per assenza dalla residenza dal calcolo della retribuzione per i giorni di ferie nonché degli artt. 25, punto 5 e 6, del CCNL delle Attività Ferroviarie del 16.04.2003 e degli art. 31, punto 5 e punto 6, del CCNL delle Attività Ferroviarie del 20.07.2012 e 30, punto 5 e 6, del CCNL delle Attività Ferroviarie del 16.12.2016, laddove limitano il computo della retribuzione dei giorni di ferie ai soli elementi indicati negli stessi;
4) accertare e dichiarare il diritto del ricorrente al computo nella retribuzione spettante per i giorni di ferie dell'indennità di utilizzazione professionale e dell'indennità dell'assenza dalla residenza;
5) accertare e dichiarare che l'indennità di utilizzazione professionale e il compenso per l'assenza dalla residenza rientrano nella normale retribuzione percepita nelle giornate di presenza in servizio e sono intrinsecamente collegate all'esecuzione dei compiti incombenti agli stessi ricorrenti in base al contratto di lavoro.
6) condannare la resistente, in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento in favore del ricorrente delle differenze retributive, per i titoli indicati, maturate dal mese di gennaio 2008 e fino alla data di presentazione del ricorso pari alle seguenti somme lorde: € 12.068,57, o della diversa somma, maggiore o minore, che sarà ritenuta di giustizia, oltre interessi e rivalutazione come per legge;
in subordine
7) condannare la resistente, in persona del legale rappresentante p.t., a corrispondere al ricorrente le differenze retributive, per i titoli indicati, maturate dal mese di gennaio 2008 e fino alla data di presentazione del ricorso, oltre interessi e rivalutazione come per legge;
8) Con vittoria di spese di lite, da distrarsi al difensore dichiaratosi antistatario.
Parte resistente si costituiva e contestava la domanda.
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Rimessa la causa in decisione , il ricorso è fondato.
Il thema decidendum ha ad oggetto il riconoscimento del diritto del ricorrente alla corresponsione della medesima retribuzione, con particolare riguardo all'indennità di assenza e all'indennità di utilizzazione professionale (c.d. IUP), sia nei giorni di lavoro sia nei giorni di ferie.
2 La questione giuridica alla base della controversia afferisce, in particolare, alla natura o valore dissuasivo dell'esercizio del diritto alle ferie in ragione del mancato riconoscimento dei predetti emolumenti nei giorni feriali rispetto agli ordinari di lavoro.
Il periodo di ricalcolo del trattamento ferie decorre dal gennaio 2008 fino al dicembre 2021
Parte ricorrente ha sostenuto di essere IS e nei giorni in cui è stato assente per ferie, ha ricevuto una retribuzione inferiore e peggiorativa atteso che la resistente ha escluso dalla retribuzione delle giornate di ferie godute dal ricorrente parte della retribuzione variabile, normalmente percepita nelle giornate lavorative, sostituendola con una indennità giornaliera forfettizzata, nel caso di specie personale MA , è pari ad € 12,80 , e non considerando affatto l'indennità di assenza dalla residenza nella base di calcolo della retribuzione dei giorni di ferie goduti dalla parte ricorrente che, in tal modo, viene privata della retribuzione dovuta nella sua interezza nei periodi di godimento delle ferie;
invece la retribuzione in periodo di ferie doveva coincidere con quella ordinaria per le voci intrinsecamente collegate, anche al fine di non gravare sulla scelta del lavoratore di fruire o meno delle stesse , pertanto aveva diritto al pagamento delle differenze retributive a titolo di retribuzione variabile e di indennità per assenza dalla residenza come indicate nei conteggi
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Tanto premesso , deve in primis rilevarsi come in argomento e sulla divergente interpretazione espressa dalla giurisprudenza di merito nazionale, è intervenuta la Corte di Cassazione , a seguito di ricorso per cassazione avverso una pronuncia della Corte di Appello di IL , che per la puntuale ricostruzione dell'istituto qui in esame ( giusto importo del compenso durante il periodo di ferie ) e l'ampiezza dei riferimenti normativi , contrattuali e della giurisprudenza eurounitaria, appare opportuno integralmente riprodurre di seguito .
Si afferma <
1. La Corte d'Appello di IL ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa sede che, in accoglimento del ricorso proposto dai lavoratori indicati in epigrafe, tutti dipendenti di con qualifica di Capo Treno o Capo Servizio Treno, aveva accertato il loro diritto a CP_1 percepire, durante il periodo di ferie, il trattamento economico commisurato a quello percepito per il lavoro ordinariamente svolto, e condannato la società al pagamento delle somme per ciascuno specificate.
2. La Corte territoriale, a fronte della domanda di computo nella retribuzione dovuta durante le ferie dell'indennità di assenza dalla residenza, dell'indennità di scorta vetture eccedenti, del premio scoperta irregolarità, dell'indennità di utilizzazione professionale (IUP) senza esclusione della parte variabile (ossia inferiore all'indennità di utilizzazione/condotta percepita nei periodi lavorati), ha confermato le statuizioni del Tribunale di accoglimento delle domande.
3. Precisamente, il Tribunale aveva dichiarato la nullità per violazione dell'art. 7 della direttiva 2003/88/CE, come interpretato dalla Corte di Giustizia Europea, dell'art. 31 punto 5 dei Contratti Aziendali 2012 e 2016 del , nella parte in cui limitano l'indennità di Controparte_3 utilizzazione professionale giornaliera, da corrispondere nelle giornate di ferie, al solo importo fisso di € 4,50, nonché l'inapplicabilità dell'art. 77, punto 2.4 del CCNL della Mobilità, Area Attività Ferroviarie del 16.12.2016, nella parte in cui esclude l'indennità per assenza della residenza dal calcolo della retribuzione spettante per i periodi di ferie;
aveva accertato il diritto dei ricorrenti al pagamento di ciascuna giornata di ferie con una retribuzione comprensiva dell'indennità di assenza
3 dalla residenza, dell'indennità di utilizzazione/scorta di cui all'art. 31 tabella B, dell'indennità di scorte vetture eccedenti (art. 32 dei Contratti aziendali del 2012 e 2016), e del premio scoperta irregolarità (art. 36 dei Contratti aziendali del 2012 e 2016), calcolate sulla media dei compensi percepiti a tali titoli nei 12 mesi precedenti la fruizione delle ferie, detratto l'importo fisso giornaliero di € 4,50 già riconosciuto, e per l'effetto condannato la società a corrispondere ai ricorrenti le differenze retributive maturate.
4. La Corte territoriale ha richiamato la giurisprudenza, propria e di questa Corte, che, con riguardo alla retribuzione dovuta nel periodo di godimento delle ferie annuali, ai sensi dell'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE, per come interpretata dalla Corte di Giustizia, ha ritenuto che sussiste una nozione europea di retribuzione che comprende qualsiasi importo pecuniario che si ponga in rapporto di collegamento all'esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo status personale e professionale del lavoratore;
ha ribadito che occorre verificare se la retribuzione corrisposta possa costituire una dissuasione dal godimento delle ferie, e in tale prospettiva ha accertato che una sensibile diminuzione è effettivamente idonea a dissuadere i lavoratori dal beneficiarne;
ha confermato l'accertamento della stretta connessione tra le indennità in questione e le mansioni e lo status dei lavoratori.
5. La società ha proposto ricorso per cassazione con nove motivi, cui hanno resistito con controricorso i lavoratori;
entrambe le parti hanno depositato memorie e discusso la causa all'odierna udienza.
6. il P.G. ha concluso per il rigetto del ricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Parte ricorrente deduce, con il primo motivo, in tema di corretta interpretazione delle sentenze della CGUE, violazione e falsa applicazione dell'art. 7 della Direttiva CE 88/2003 e degli artt. 1362 ss. c.c. in relazione agli artt. 31 Contratto Aziendale 2012 e 31 Contratto Aziendale 2016. Sostiene che la Corte di merito ha erroneamente applicato i principi sanciti dalla giurisprudenza comunitaria, Part in quanto non ha considerato che per le giornate di servizio la è quantificata in due diverse ed alternative misure del medesimo compenso in relazione alle diverse modalità di erogazione della prestazione, entrambe tipiche del , che per le giornate di ferie Parte_3
l'indennità è riconosciuta in una delle misure riconosciute al personale in servizio per attività svolte tipiche del Capo NO , che tale riconoscimento è quindi conforme al principio Parte_3 di tendenziale corrispondenza tra retribuzione percepita in servizio e retribuzione percepita in ferie.
2. Con il secondo motivo, deduce, in tema di corretta interpretazione delle sentenze della CGUE, violazione e falsa applicazione dell'art. 7 della Direttiva CE 88/2003 e degli artt. 1362 ss. c.c. in relazione agli artt. 31 Contratto Aziendale 2003 e 32 dei Contratti Aziendali 2012 e 2016. Sostiene erronea applicazione nella sentenza impugnata dei principi sanciti dalla giurisprudenza comunitaria, in quanto non ha considerato che l'indennità di scorta vetture eccedenti non viene attribuita per il solo svolgimento delle mansioni di capotreno, ma dipende da un fatto oggettivo esterno alle mansioni e al ruolo professionale.
3. Con il terzo motivo, deduce, in tema di corretta interpretazione delle sentenze della CGUE, violazione e falsa applicazione dell'art. 7 della Direttiva CE 88/2003 e degli artt. 1362 ss. c.c. in relazione agli artt. 41, punto 1.3, Contratto Aziendale 2003 e 36, punto 5, dei Contratti Aziendali 2012 e 2016. Contesta l'inclusione nella base di calcolo della retribuzione feriale del premio di controlleria, non essendo stato considerato che il premio scoperta irregolarità, giusta la sua natura
4 premiale e aleatoria, non costituisce una voce retributiva intrinsecamente collegata alle mansioni in questione.
4. Con il quarto motivo, deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 7 della Direttiva CE 88/2003, dell'art. 10 d. lgs. n. 66/2003, dell'art. 2109 c.c., con riferimento agli artt. 36 e 39 Cost. e all'art. 77 punto 2.4 dei CCNL Mobilità – Attività Ferroviarie del 20.7.2012 e 16.12.2016. Sostiene che la Corte d'Appello ha errato nell'applicare i principi sanciti dalla giurisprudenza comunitaria, in quanto non ha considerato che l'indennità di assenza dalla residenza ha natura e funzione risarcitoria e non rientra nell'imponibile fiscale, e che quindi l'esclusione dell'indennità è conforme all'orientamento comunitario che ha escluso proprio le voci risarcitorie non imponibili fiscalmente.
5. Con il quinto motivo, deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 7 della Direttiva CE 88/2003, dell'art. 10 d. lgs. n. 66/2003, dell'art. 2109 c.c.; sostiene che la sentenza gravata non ha considerato che vi è l'espressa previsione legislativa dell'obbligo di far godere delle ferie in forma specifica, obbligo sorretto da sanzioni amministrative, con espresso divieto di monetizzazione, così essendo superato alla radice ogni possibile spazio per un effetto dissuasivo del trattamento economico, e che la qualificazione delle ferie è sempre operata su base annua.
6. Con il sesto motivo, deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 7 della Direttiva CE 88/2003, nonché applicazione in via generale e astratta di principi generali espressi dalla CGUE con violazione degli artt. 36 e 39 Cost., per mancata adeguata valutazione del ruolo della contrattazione collettiva nel nostro ordinamento, dato che il diritto vivente demanda proprio alla contrattazione collettiva la determinazione della retribuzione.
7. Con il settimo motivo, deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 267 TFUE e del principio di diritto vivente sull'efficacia ultra partes delle sentenze CGUE e dell'art. 7 della Direttiva CE 88/2003, dell'art. 10 d. lgs. n. 66/2003, dell'art. 2109 c.c. con riferimento agli artt. 36 e 39 Cost.; sostiene che la Corte territoriale ha erroneamente applicato i principi sanciti dalla giurisprudenza comunitaria, poiché non ha considerato la diversità fattuale delle fattispecie e strutturale dei compensi analizzati dalla CGUE (sentenza del 16.3.2006; sentenza SchultzHoff del Persona_1
20.1.2009; sentenza Williams del 16.9.2011, sentenza Lock del 22.5.2014, sentenza del Persona_2
13.12.2018) rispetto alla fattispecie e ai compensi oggetto di causa, diversità che impediva di applicare tali precedenti al diverso caso qui in esame.
8. Con l'ottavo motivo, deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 7 della Direttiva CE 88/2003, dell'art. 267 TFUE e del derivato principio di diritto vivente sull'efficacia ultra partes delle sentenze CGUE per omesso esame sul fatto decisivo della diversità fattuale e strutturale delle fattispecie concrete analizzate dalla CGUE nelle sentenze invocate a fondamento della domanda rispetto alla fattispecie oggetto di causa.
9. Con il nono motivo, subordinato, deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 2948, n. 4 c.c. in combinato disposto con l'art. 18, commi 1 e 2, legge n. 300/1970 come modificato dalla legge n. 92/2012.
Sostiene la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi rivendicati dai dipendenti per i titoli dedotti in giudizio, con riferimento alla data delle rispettive richieste con pec o con la notifica del ricorso introduttivo.
10. I primi otto motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, in quanto tutti concernenti, sotto diversi profili e angolazioni, l'interpretazione dell'art. 7 della
5 Direttiva CE 88/2003, operata dai giudici di merito alla luce della giurisprudenza in materia della Corte di Giustizia dell'Unione europea.
11. Essi non sono fondati.
12. Questa Corte ha in più occasioni affermato che la nozione di retribuzione da applicare durante il periodo di godimento delle ferie subisce la decisiva influenza dell'interpretazione data dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, la quale ha precisato come l'espressione «ferie annuali retribuite» contenuta nell'art. 7, n. 1, della direttiva n. 88 del 2003 faccia riferimento al fatto che, per la durata delle ferie annuali, deve essere mantenuta la retribuzione che il lavoratore percepisce in via ordinaria (cfr. Cass. n. 18160/2023, con richiamo a CGUE 20.1.2009, C-350/06 e C520/06, Schultz- Hoff, nonché, con riguardo al personale navigante dipendente di compagnia aerea, Cass. n. 20216/2022).
13. I principi informatori di tale indirizzo giurisprudenziale sono nel senso di assicurare, a livello retributivo, una situazione sostanzialmente equiparabile a quella ordinaria del lavoratore nei periodi di lavoro, sul rilievo che una diminuzione della retribuzione può essere idonea a dissuadere il lavoratore dall'esercitare il diritto alle ferie, in contrasto con le prescrizioni del diritto dell'Unione (cfr. CGUE 15.9.2011, C-155/10, Williams;
CGUE 13.12.2018, C385/17, ). Persona_2
14. In questo senso, si è precisato, nelle pronunce indicate, che qualsiasi incentivo o sollecitazione che risulti volto ad indurre i dipendenti a rinunciare alle ferie è incompatibile con gli obiettivi del legislatore europeo, che si propone di assicurare ai lavoratori il beneficio di un riposo effettivo, anche per un'efficace tutela della loro salute e sicurezza (cfr. in questo senso anche la recente CGUE 13.1.2022, C-514/20, DS c. . Per_3
15. Conseguentemente, è stato ribadito che la retribuzione dovuta nel periodo di godimento delle ferie annuali, ai sensi dell'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE, per come interpretata dalla Corte di Giustizia, comprende qualsiasi importo pecuniario che si pone in rapporto di collegamento all'esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo status personale e professionale del lavoratore (Cass. n. 13425/2019, n. 37589/2021).
16. In applicazione di tali orientamenti e in applicazione di siffatta nozione europea di retribuzione, nell'ambito del personale navigante dipendente di compagnia aerea, è stato ritenuto rientrante nella retribuzione dovuta l'importo erogato a titolo di indennità di volo integrativa, ritenendo nel contempo la nullità della relativa disposizione del contratto collettivo nazionale (in quel caso l'art. 10 del CCNL Trasporto Aereo - sezione personale navigante tecnico) nella parte in cui escludeva nel periodo di ferie la voce stipendiale, in quel caso in violazione dell'art. 4 del d.lgs. n. 185/2005 (che attuava la direttiva 2000/79/CE relativa all'Accordo europeo sull'organizzazione dell'orario di lavoro del personale di volo dell'aviazione civile - Cass. n. 20216/2022).
17. Atteso che, per giurisprudenza consolidata di questa Corte, le sentenze della Corte di Giustizia UE hanno efficacia vincolante e diretta nell'ordinamento nazionale, i giudici di merito non possono prescindere dall'interpretazione data dalla Corte europea, che costituisce ulteriore fonte del diritto dell'Unione europea, non nel senso che esse creino ex novo norme UE, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia erga omnes nell'ambito dell'Unione (cfr. Cass. n. 13425/2019, n. 22577/2012).
18. Pertanto, a fronte della rivendicazione di voci non corrisposte nel periodo feriale, è necessario accertare il nesso intrinseco tra l'elemento retributivo e l'espletamento delle mansioni affidate e, quindi, se l'importo pecuniario si ponga in rapporto di collegamento funzionale con l'esecuzione
6 delle mansioni e sia correlato allo status personale e professionale di quel lavoratore (cfr. Cass. n. 13425/2019 cit., così come, per il caso del mancato godimento delle ferie, Cass. n. 37589/2021).
19. Nella controversia in esame, vengono in discussione la cd. indennità di utilizzazione professionale (IUP), l'indennità per assenza dalla residenza, l'indennità di scorta vetture eccedenti, il premio scoperta irregolarità.
20. L'indennità di assenza dalla residenza, in quanto voce diretta a compensare il disagio dell'attività tipica del dipendente viaggiante derivante dal non avere un luogo fisso di lavoro, è stata già ritenuta da questa Corte come voce da includere nella retribuzione feriale, allorché si è esaminata analoga controversia che aveva come parte datoriale la società RD (tra le molte, Cass. nn. 2963, 2682, 2680, 2431, 1141/2024; nn. 35578, 33803, 33793, 33779, 19716, 19711, 19663, 18160/2023).
21. La corresponsione, in forma continuativa, di una simile indennità è immediatamente collegata alle mansioni tipiche dei dipendenti con mansioni di Capo Treno o Capo Servizio Treno, essendo destinata a compensare il disagio dell'attività derivante dal non avere una sede fissa di lavoro e dall'essere continuamente in movimento, lontano dalla sede formale di lavoro.
22. In base alla medesima ratio (collegamento funzionale con le mansioni tipiche) sono fondate le domande collegate alla parte variabile dell'indennità di utilizzazione professionale, in quanto voce ordinariamente corrisposta per i periodi di lavoro, la cui erogazione in misura ridotta nel periodo di ferie, in base a una verifica ex ante, è potenzialmente dissuasiva al godimento delle stesse, tenuto conto della continuatività dell'erogazione nel corso dell'anno e dell'incidenza sul trattamento economico mensile.
23. Sono ugualmente fondate le rivendicazioni relative all'indennità di scorta vetture eccedenti e al premio scoperta irregolarità, in quanto voci retributive di fatto continuative per tale personale mobile, correlate al disagio intrinseco della mansione.
24. Nell'interpretazione delle norme collettive che regolano gli istituti di cui è stata chiesta l'inclusione nella retribuzione feriale è necessario tenere conto della finalità della direttiva, recepita dal legislatore italiano, di assicurare un compenso che non possa costituire per il lavoratore un deterrente all'esercizio del suo diritto di fruire effettivamente del riposo annuale. Tale effetto deterrente può, infatti, realizzarsi qualora le voci che compongono la retribuzione nei giorni di ferie sono limitate a determinate voci, escludendo talune indennità di importo variabile (previste dalla contrattazione collettiva nazionale o aziendale) che sono comunque intrinsecamente collegate a compensare specifici disagi derivanti dalle mansioni normalmente esercitate.
25. La giurisprudenza UE ha, invero, chiarito che il lavoratore, in occasione della fruizione delle ferie, deve trovarsi in una situazione che, a livello retributivo, sia paragonabile ai periodi di lavoro;
ciò in quanto il diritto di ogni lavoratore alle ferie annuali retribuite va considerato come un principio particolarmente importante del diritto sociale UE, al quale non si può derogare e la cui attuazione da parte delle autorità nazionali competenti può essere effettuata solo nei limiti esplicitamente indicati dalla stessa direttiva.
26. È stato affermato che “la retribuzione delle ferie annuali deve essere calcolata, in linea di principio, in modo tale da coincidere con la retribuzione ordinaria del lavoratore” (sent. CGUE Williams cit., § 21); che “l'ottenimento della retribuzione ordinaria durante il periodo di ferie annuali retribuite è volto a consentire al lavoratore di prendere effettivamente i giorni di ferie cui ha diritto”,
7 e che “quando la retribuzione versata a titolo del diritto alle ferie annuali retribuite previsto all'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88 (…) è inferiore alla retribuzione ordinaria ricevuta dal lavoratore durante i periodi di lavoro effettivo, lo stesso rischia di essere indotto a non prendere le sue ferie annuali retribuite, almeno non durante i periodi di lavoro effettivo, poiché ciò determinerebbe, durante tali periodi, una diminuzione della sua retribuzione” (sent. CGUE Per_2
cit., § 44); che il giudice nazionale è tenuto a interpretare la normativa nazionale in modo
[...] conforme all'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88, con la precisazione che “una siffatta interpretazione dovrebbe comportare che l'indennità per ferie retribuite versata ai lavoratori, a titolo delle ferie minime previste da tale disposizione, non sia inferiore alla media della retribuzione ordinaria percepita da questi ultimi durante i periodi di lavoro effettivo” (sent. CGUE Torsten Hein cit., § 52); che “occorre dichiarare che, sebbene la struttura della retribuzione ordinaria di un lavoratore di per sé ricada nelle disposizioni e prassi disciplinate dal diritto degli Stati membri, essa non può incidere sul diritto del lavoratore (…) di godere, nel corso del suo periodo di riposo e di distensione, di condizioni economiche paragonabili a quelle relative all'esercizio del suo lavoro” (sent. CGUE Williams cit., § 23), sicché “qualsiasi prassi o omissione da parte del datore di lavoro che abbia un effetto potenzialmente dissuasivo sulla fruizione delle ferie annuali da parte di un lavoratore è incompatibile con la finalità del diritto alle ferie annuali retribuite” (sent. CGUE Koch cit., § 41).
27. In tale prospettiva, osserva il Collegio che non può ritenersi che l'incidenza dell'effetto dissuasivo possa essere apprezzata raffrontando la differenza retributiva mensile con quella annuale, dal momento che, per il lavoratore dipendente, la possibile induzione economica alla rinuncia al proprio diritto alle ferie deriva dall'incidenza sulla retribuzione che ogni mese, e quindi anche in quello di ferie, egli può impegnare per garantire a sé o alla sua famiglia le ordinarie condizioni economiche di vita.
28. Deve perciò essere ribadito che la retribuzione dovuta nel periodo di godimento delle ferie annuali, ai sensi dell'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE, per come interpretata dalla Corte di Giustizia, comprende qualsiasi importo pecuniario che si pone in rapporto di collegamento all'esecuzione delle mansioni e che sia correlato allo status personale e professionale del lavoratore (cfr. Cass. n. 13425/2019, n. 37589/2021).
29. A questi principi si è attenuta la Corte di merito che ha proceduto, correttamente, ad una verifica ex ante della potenzialità dissuasiva dell'eliminazione di voci economiche dalla retribuzione erogata durante le ferie al godimento delle stesse, senza trascurare di considerare la pertinenza di tali compensi rispetto alle mansioni proprie della qualifica rivestita;
ha, poi, verificato che durante il periodo di godimento delle ferie al lavoratore non erano erogati dalla società compensi (indennità di scorte vetture eccedenti - art. 32 dei Contratti aziendali del 2012 e 2016; premio scoperta irregolarità - art. 36 dei Contratti aziendali del 2012 e 2016; indennità di assenza dalla residenza - art. 77, punto 1, CCNL Mobilità, Area Attività Ferroviarie del 20.0.2012 e del 16.12.2016; cd. IUP in misura intera -art. 31 tabella A e B dei rispettivi Contratti aziendali 2012 e 2016), calcolati sulla media dei compensi percepiti a tali titoli nei 12 mesi precedenti la fruizione delle ferie (detratto l'importo fisso giornaliero di € 4,50 già riconosciuto) connessi ad attività ordinariamente previste dai contratti collettivi nazionali e aziendali;
ha accertato la continuatività della loro erogazione e l'incidenza non residuale sul trattamento economico mensile.
30. In conclusione, in concordanza all'interpretazione conforme alla citata giurisprudenza dell'Unione europea e di legittimità delle norme collettive che regolano gli istituti di cui è stata chiesta l'inclusione nella retribuzione feriale, i motivi in esame devono essere rigettati, perché la
8 pronuncia impugnata si pone in linea con la finalità della direttiva, recepita dal legislatore italiano, di assicurare nel periodo feriale un compenso che non possa costituire per il lavoratore un deterrente all'esercizio del suo diritto di fruire effettivamente del riposo annuale.
31. Il nono motivo non è fondato.
32. Questa Corte ha affermato, in ordine alla questione della decorrenza della prescrizione dei crediti maturati nel corso del rapporto di lavoro, che, per effetto delle modifiche apportate dalla legge n. 92/2012 e poi dal d.lgs. n. 23/2015, nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato è venuto meno uno dei presupposti di predeterminazione certa delle fattispecie di risoluzione e di una loro tutela adeguata;
conseguentemente, per tutti quei diritti che, come nella specie, non sono prescritti al momento di entrata in vigore della legge n. 92/2012, il termine di prescrizione decorre, a norma del combinato disposto degli artt. 2948, n. 4, e 2935 c.c., dalla cessazione del rapporto di lavoro (Cass. n. 26246/2022).
33. Il Collegio intende dare continuità ai principi espressi con la sentenza n. 26246/2022, confermati in numerosi provvedimenti successivi (v., tra le molte, Cass. n. 4321/2023, n. 4186/2023, n. 29831/2022, n. 30957/2022, n. 30958/2022).
34. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, come modulato per effetto della legge n. 92 del 2012 e del d. lgs n. 23 del 2015, mancando dei presupposti di predeterminazione certa delle fattispecie di risoluzione e di una loro tutela adeguata, non è più, di regola, assistito da un regime di stabilità reale, sicché, per tutti quei diritti che non siano prescritti al momento di entrata in vigore della legge n. 92 del 2012, il termine di prescrizione decorre, a norma del combinato disposto degli artt. 2948, n. 4, e 2935 c.c., dalla cessazione del rapporto di lavoro.
35. Il principio è stato affermato a seguito della ricostruzione del quadro normativo sviluppatosi con l'entrata in vigore della legge n. 92/2012 e del d. lgs n. 23/2015 e del rilievo che, in ragione delle predette riforme, l'individuazione del regime di stabilità sopravviene solo a seguito di una qualificazione definitiva del rapporto per attribuzione del giudice, e, quindi, solo all'esito di un accertamento in giudizio, ex post.
36. Invero, la varietà delle ipotesi di tutela contemplate nel rinnovato art. 18 legge n. 300/1970 e la concreta possibilità che le stesse non necessariamente garantiscano il ripristino del rapporto di lavoro in caso di illegittimo recesso, evidenzia come il regime di stabilità del rapporto, in precedenza assicurato, sia venuto meno nella sua integralità; a tale evidente rinnovata situazione deve quindi conseguire che la prescrizione dei crediti del lavoratore decorre, in assenza di un regime di stabilità reale, dalla cessazione del rapporto di lavoro e rimane sospesa in costanza dello stesso. 37. In conclusione, il ricorso va rigettato. 38. Le spese di lite seguono il criterio della soccombenza dettato dall'art. 91 c.p.c. …> così Cass., Sez. L, Sentenza n. 13932 del 2024.
La giurisprudenza di legittimità ha dato continuità anche con la successiva pronuncia, resa avverso una decisione della Corte di Appello di Torino, secondo cui : < 12. Nella controversia in esame, vengono in discussione la cd. indennità di utilizzazione professionale (IUP) e l'indennità per assenza dalla residenza.
13.Quanto a quest'ultima, essa, in quanto voce diretta a compensare il disagio dell'attività tipica del dipendente viaggiante derivante dal non avere un luogo fisso di lavoro, è stata già ritenuta da questa Corte come voce da includere nella retribuzione feriale, allorché si è esaminata analoga controversia che aveva come parte datoriale la società RD (tra le molte, Cass. nn. 2963, 2682, 2680, 2431, 1141/2024; nn. 35578, 33803, 33793, 33779, 19716, 19711, 19663, 18160/2023). 14.La
9 corresponsione, in forma continuativa, di una simile indennità è immediatamente collegata alle mansioni tipiche dei dipendenti macchinisti, essendo destinata a compensare il disagio dell'attività derivante dal non avere una sede fissa di lavoro e dall'essere continuamente in movimento, lontano dalla sede formale di lavoro.
15.In base alla medesima ratio (collegamento funzionale con le mansioni tipiche) sono fondate le domande collegate alla parte variabile dell'indennità di utilizzazione professionale, in quanto voce ordinariamente corrisposta per i periodi di lavoro, la cui erogazione in misura ridotta nel periodo di ferie, in base a una verifica ex ante, è potenzialmente dissuasiva al godimento delle stesse, tenuto conto della continuatività dell'erogazione nel corso dell'anno e dell'incidenza sul trattamento economico mensile. 16.Nell'interpretazione delle norme collettive che regolano gli istituti di cui è stata chiesta l'inclusione nella retribuzione feriale è necessario tenere conto della finalità della direttiva, recepita dal legislatore italiano, di assicurare un compenso che non possa costituire per il lavoratore un deterrente all'esercizio del suo diritto di fruire effettivamente del riposo annuale. Tale effetto deterrente può, infatti, realizzarsi qualora le voci che compongono la retribuzione nei giorni di ferie sono limitate a determinate voci, escludendo talune indennità di importo variabile (previste dalla contrattazione collettiva nazionale o aziendale) che sono comunque intrinsecamente collegate a compensare specifici disagi derivanti dalle mansioni normalmente esercitate. 17.La giurisprudenza UE ha, invero, chiarito che il lavoratore, in occasione della fruizione delle ferie, deve trovarsi in una situazione che, a livello retributivo, sia paragonabile ai periodi di lavoro;
ciò in quanto il diritto di ogni lavoratore alle ferie annuali retribuite va considerato come un principio particolarmente importante del diritto sociale UE, al quale non si può derogare e la cui attuazione da parte delle autorità nazionali competenti può essere effettuata solo nei limiti esplicitamente indicati dalla stessa direttiva. 18.È stato affermato che “la retribuzione delle ferie annuali deve essere calcolata, in linea di principio, in modo tale da coincidere con la retribuzione ordinaria del lavoratore” (sent. CGUE Williams cit., § 21); che “l'ottenimento della retribuzione ordinaria durante il periodo di ferie annuali retribuite è volto a consentire al lavoratore di prendere effettivamente i giorni di ferie cui ha diritto”, e che “quando la retribuzione versata a titolo del diritto alle ferie annuali retribuite previsto all'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88 (…) è inferiore alla retribuzione ordinaria ricevuta dal lavoratore durante i periodi di lavoro effettivo, lo stesso rischia di essere indotto a non prendere le sue ferie annuali retribuite, almeno non durante i periodi di lavoro effettivo, poiché ciò determinerebbe, durante tali periodi, una diminuzione della sua retribuzione” (sent. CGUE Per_2
cit., § 44); che il giudice nazionale è tenuto a interpretare la normativa nazionale in modo
[...] conforme all'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88, con la precisazione che “una siffatta interpretazione dovrebbe comportare che l'indennità per ferie retribuite versata ai lavoratori, a titolo delle ferie minime previste da tale disposizione, non sia inferiore alla media della retribuzione ordinaria percepita da questi ultimi durante i periodi di lavoro effettivo” (sent. CGUE Torsten Hein cit., § 52); che “occorre dichiarare che, sebbene la struttura della retribuzione ordinaria di un lavoratore di per sé ricada nelle disposizioni e prassi disciplinate dal diritto degli Stati membri, essa non può incidere sul diritto del lavoratore (…) di godere, nel corso del suo periodo di riposo e di distensione, di condizioni economiche paragonabili a quelle relative all'esercizio del suo lavoro” (sent. CGUE Williams cit., § 23), sicché “qualsiasi prassi o omissione da parte del datore di lavoro che abbia un effetto potenzialmente dissuasivo sulla fruizione delle ferie annuali da parte di un lavoratore è incompatibile con la finalità del diritto alle ferie annuali retribuite” (sent. CGUE Koch cit., § 41), 19. In tale prospettiva, osserva il Collegio che non può ritenersi che l'incidenza dell'effetto dissuasivo possa essere apprezzata raffrontando la differenza retributiva mensile con quella annuale, dal momento che, per il lavoratore dipendente, la possibile induzione economica alla rinuncia al proprio diritto alle ferie deriva dall'incidenza sulla retribuzione che ogni mese, e quindi anche in 10 quello di ferie, egli può impegnare per garantire a sé o alla sua famiglia le ordinarie condizioni economiche di vita. 20.In conclusione, in concordanza all'interpretazione conforme alla citata giurisprudenza dell'Unione europea e di legittimità delle norme collettive che regolano gli istituti di cui è stata chiesta l'inclusione nella retribuzione feriale, il ricorso va accolto, in linea con la finalità della direttiva, recepita dal legislatore italiano, di assicurare nel periodo feriale un compenso che non possa costituire per il lavoratore un deterrente all'esercizio del suo diritto di fruire effettivamente del riposo annuale .> così Cass. , sent. n. 14089 /24.
Orbene per come è evidente i principi esposti dalle sentenze appena menzionate assumono portata nomofilattica e dagli stessi non vi è ragione per discostarsi .
Essi sono pienamente condivisibili e applicabili al caso di specie , per cui va rilevata l'invalidità delle norme contrattuali collettive impugnate nella parte in cui ledono i diritti al giusto trattamento retributivo dei periodi di ferie goduti dalla parte ricorrente e, per l'effetto, va dichiarato il diritto della parte ricorrente al computo, nel trattamento economico erogato per i periodi di ferie degli anni richiesti, sia della indennità di utilizzazione professionale e sia della indennità di assenza dalla residenza , in tal modo disapplicando le contrarie disposizioni contrattuali collettive .
La scelta contrattuale di introdurre le indennità non si presta ad alcun motivo di nullità.
Il (ri)calcolo del compenso per le ferie è semplicemente l'effetto del principio di diritto di mantenere la corrispondenza tra la retribuzione dei giorni lavorati con quelli non lavorati per ferie e a nulla rileva l'applicazione anche ai giorni eccedenti il minimo restando pur sempre un trattamento per ferie .
Nessuna funzione inscindibile è dato rilevare tra importo delle indennità in esame e trattamento ferie regolato dalle disposizioni collettive .
La dissuasività non è esclusa da percentuali di scostamento degli importi aventi valore di modesta entità , e l'interprete non è autorizzato ad escludere il diritto all'omogeneo trattamento retributivo tra giornate lavorate e giorni di ferie goduti solo perchè sarebbe modesto il valore ( ma dai calcoli della resistente neppure può ritenersi che alcune centinaia di euro possano essere irrilevanti ai fini della determinazione del lavoratore di assentarsi dal lavoro ).
PRESCRIZIONE
In merito alla eccezione di prescrizione sollevata dalla resistente , anche qui va richiamato il CP_4 principio di cui alla giurisprudenza di legittimità sopra riportata .
In applicazione di esso e nel caso di specie non risulta cessato il rapporto di lavoro con la resistente, mentre le richieste decorrono dal gennaio 2008 per cui alla data di entrata in vigore della legge n. 92/2012 ossia 18 luglio 2012 , non erano decorsi i cinque anni e non erano prescritti i crediti rivendicati e il tempo della prescrizione non ha continuato a correre durante il rapporto di lavoro.
L'eccezione va disattesa .
QUANTIFICAZIONE delle SOMME DOVUTE
Parte ricorrente ha svolto specifici conteggi che si caratterizzano per un calcolo che tiene conto delle giornate lavorate nell'anno precedente e il valore giornaliero maturato alla luce delle indennità dovute.
La resistente ha svolto controconteggi, asserendo invece che le voci indicate dalla parte ricorrente non possono essere cumulate . 11 La delimitazione fatta dalla società al numero massimo di 20 giorni annui, ovvero 4 settimane lavorative , considerate dal lunedì al venerdì, non trova riscontro normativo e introdurrebbe una ingiustificata discriminazione sul trattamento di ferie.
Invero l'art. 7 della direttiva 88/2003/CE , rubricato “Ferie annuali”, prescrive che “Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici di ferie annuali retribuite di almeno 4 settimane, secondo le condizioni di ottenimento e di concessione previste dalle legislazioni e/o prassi nazionali " (comma 1).
Ciò induce a ritenere che le 4 settimane sono il minimo ma non esclude l'estensione del medesimo trattamento al periodo di durata maggiore .
D'altra parte l'effetto di evitare il rischio della rinuncia del lavoratore a fruire effettivamente è parimente rilevante anche per i giorni di ferie oltre i 20 giorni , trattandosi pur sempre di giorni di ferie maturati dal lavoratore, per cui non è giustificabile un differenziazione , nel senso voluto dalla resistente , tra i giorni di ferie goduti.
In merito alle voci indicate dalla parte ricorrente la resistente asserisce le voci di cui all'art 31..4 contratto aziendale vigente sono alternative alle voci di cui all'art 31.5 contratto aziendale vigente,
per cui vanno escluse dal computo mentre va detratto la somma di 12,80 per i macchinisti (come parte ricorrente) e 4,50 per i capi treno .
Orbene ad avviso del decidente in realtà i conteggi del ricorrente prendono in considerazione la somma di 12,80 e la detraggono dunque sotto tale profilo appaiono corretti.
In merito al valore giornaliero nell'arco del mese la perviene ad applicare un CP_1 divisore mensile pari a 26 giornate . Poi lo moltiplica per i giorni di ferie goduti laddove parte ricorrente opera invece con un divisore pari ai giorni effettivamente lavorati nell'anno precedente .
Il criterio invocato dalla società non appare persuasivo .
Sul punto a conforto invece della tesi della parte ricorrente può richiamarsi quanto già questo Tribunale ( sent n. 41 del 2025 giud. ) ha ritenuto di argomentare affermando < (...) Venendo Pt_4 al quantum del trattamento retributivo appare corretto il calcolo, realizzato dall'attore, del valore medio dei compensi percepiti a tali titoli nei 12 mesi precedenti la fruizione delle ferie, attraverso la divisione per i giorni di lavoro espletati con successiva moltiplicazione per i giorni di ferie consumati e detrazione dell'importo fisso giornaliero già riconosciuto di € 12,80 per i macchinisti.
Sotto quest'ultimo profilo, afferente al conseguente e distinto aspetto del quantum del diritto rivendicato, non risulta fondato il rilievo di secondo cui il conteggio dovrebbe tener conto, CP_1 in primo luogo, del divisore 26, ovvero delle giornate in astratto minime di lavoro (26 giorni al mese, 312 all'anno) e della successiva moltiplicazione del risultato per i giorni di ferie minimi previsti dal CCNL, ovvero 20 giorni (4 settimane lavorative).
In disparte la quantificazione del numero effettivo di giorni di ferie spettanti ad un lavoratore del comparto attività ferroviarie, va osservato che, una volta chiarito, sotto il profilo dell'an, per le ragioni ampiamente esposte, la dissuasività alla fruizione delle ferie della negazione della IUP variabile e dell'indennità di assenza, non può prescindersi – ai fini del quantum – dai giorni concretamente fruiti dal lavoratore, secondo un calcolo basato sulla retribuzione ordinaria percepita nell'anno pregresso, da considerarsi quale anno lavorativo definitivamente concluso ovvero quale unica fonte di riferimento in termini monetari. >.
12 In definitiva, sussistendo il diritto della parte ricorrente, l'assenza di vizi di quantificazione nel calcolo effettuato determina la condanna di parte resistente alla corresponsione della somma richiesta da parte ricorrente .
SPESE DEL GIUDIZIO
Spese del giudizio a carico della parte resistente per la soccombenza e liquidate in applicazione del D.M. giustizia n. 55 del 2014 e succ. modif. avuto riguardo al valore e alla natura della causa nonché alle difese necessarie per partecipare alle varie fasi processuali
Reggio Calabria, 8.5.2025.
IL GIUDICE
dott. Arturo D'Ingianna
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