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Sentenza 21 marzo 2025
Sentenza 21 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Brindisi, sentenza 21/03/2025, n. 37 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Brindisi |
| Numero : | 37 |
| Data del deposito : | 21 marzo 2025 |
Testo completo
TRIBUNALE DI BRINDISI
SETTORE PROCEDURE CONCORSUALI
R.G. n. 112-1/2024 P.d.R.
SENTENZA letto il piano ex art. art.67 e seg.ti del D.LGS.14/2019 e ss., presentato dall'istante; letta la relazione dell'O.c.c. nominato sulla fattibilità economica del piano;
ritenuto che
il proposto piano di ristrutturazione, alla luce delle valutazioni espresse dall'attestatore, sia materialmente fattibile e che lo stesso non contenga previsioni contrastanti con disposizioni imperative, né abbia carattere fraudolento in relazione alle ragioni creditorie. Ciò, almeno ad una valutazione necessariamente sommaria perché formulata allo stato degli atti;
rilevato come, ai fini del giudizio di meritevolezza, alla stregua del novellato quadro normativo, sia sufficiente che il consumatore non abbia cagionato il dissesto con malafede, colpa grave o frode. Ciò, in ragione del disposto dell'art. art.67 e seg.ti del D.LGS.14/2019. Per precludere l'accesso al piano, pertanto, è, per contro, necessario che egli abbia posto in essere una condotta gravemente negligente, dolosa o truffaldina, non essendo più sufficiente che il debitore abbia causato con colpa lieve lo stato di sovraindebitamento. La nuova normativa persegue la finalità di consentire al soggetto sovraindebitato di poter estinguere la propria situazione debitoria, di poter rientrare nel mercato, e di potervi partecipare quale soggetto attivo tramite l'esercizio, in modo ragionevole, della propria autonomia negoziale esercitando la domanda di “moneta”. Pertanto, la finalità del legislatore con il giudizio di meritevolezza è di bilanciare il diritto dei creditori e la risoluzione dello stato di sovraindebitamento del debitore, bilanciamento che si risolve, tramite il criterio del minor sacrificio tra i beni contrapposti, nel riconoscere la meritevolezza del debitore salvo il caso in cui sia stato in mala fede nel momento della stipula del contratto di finanziamento o dei contratti di finanziamento ovvero, in una fase precedente o nel corso della procedura, abbia compiuto atti in frode ai creditori. Risulta, dunque, evidente, che, benché il giudizio di meritevolezza non sia stato completamente eliso, richiede l'esistenza di profili di colpa grave o di frode ai creditori. Emerge, in definitiva, una progressiva devalutazione del principio di meritevolezza come criterio di giudizio per procedere all'omologa del piano in maniera più favorevole per il debitore: spetta allora al Giudice, un sindacato complessivo sulla fattibilità della proposta, anche sulla scorta del parere fornito dall'OCC, nonché delle contestazioni mosse in contraddittorio.
Rilevato che, nel caso di specie, la proposta di piano appare meritevole di tutela in ragione delle apparenti cause non gravemente colpevoli dell'indebitamento personale del proponente e che non possa esprimersi un giudizio di oggettiva imputabilità delle cause dell'indebitamento personale, in
1 cui è venuto a trovarsi il ricorrente.
Riferisce, in particolare, l'Occ che le ragioni dell'odierna incapacità di far fronte alla propria esposizione debitoria sono da ascriversi alle seguenti circostanze in fatto, per come riportate dallo stesso ricorrente: “Tutto ha inizio quando partii a Bolzano facendomi assumere in un'azienda.
Mentre ero lì, mio fratello mi chiese di contrarre un prestito a nome mio per poter comprare altra merce per la sua attività ed effettuare dei pagamenti scaduti e non onorati ed io acconsentii. Dopo un po', tuttavia, mi chiese di fare un altro prestito sempre per la medesima causale e vedendo la strana situazione tornai a Fasano. Mi accorsi, in quell'occasione, che mio fratello – a mia insaputa ma soprattutto senza il mio consenso – era riuscito a contrarre il finanziamento che voleva.
Voglio specificare che tutti i soldi dei finanziamenti a mio nome e contratti sostanzialmente da mio fratello sono stati solo da quest'ultimo utilizzati e spesi e, quindi, io mi trovo indebitato senza aver mai percepito alcuna somma. Nel 2008 vedendo che la situazione era sfuggita di mano decisi di vendere l'attività e di chiudere la partita IVA. Con i soldi della vendita pagai i posteggi dei vari paesi dove si svolgeva l'attività giacché mio fratello non aveva onorato i canoni previsti.
Con il tempo arrivarono le prime cartelle da Equitalia nonché le lettere di messa in mora da parte delle finanziarie con cui mio fratello aveva contratto i vari prestiti a mio nome e da lì iniziai a capire che oltre ai posteggi, non erano state pagate anche l'INPS, l'IVA e gli stessi prestiti.
Con gli anni sono arrivate altre cartelle dall'Equitalia e altre lettere dove mi dicevano che l'importo dei prestiti chiesti da mio fratello aumentava e passava da una società all'altra.
Non avendo un lavoro stabile, non sono riuscito a pagare tutti questi debiti e sono stato colto da una forma di depressione.
Nel 2014 mi sono sposato ed ho avuto una bambina divenendo la mia già precaria situazione economica ancora più pressante per le spese di mantenimento della piccola.
All'inizio del 2019, essendo riuscito a trovare un lavoro stabile, ho deciso di fare la domanda per la rottamazione delle cartelle Equitalia. Dopo qualche mese, mi è arrivata un atto giudiziario del tribunale di Brindisi dove mi veniva imposto di pagare circa il triplo della cifra avuta da mio fratello per un prestito di oltre 10 anni prima…sono andato dell'avvocato per capire come poter risolvere la situazione.
Ho provato a chiedere un prestito a per poter fare un accordo stragiudiziale con Controparte_1 la società che si occupava del debito, ma la società ha rifiutato l'accordo e mi sono trovato gravato anche di quest'ulteriore debito.
In accordo con l'avvocato abbiamo fatto “l'anti suicidio” così da poter coprire tutti i debiti fatti nel passato e sistemare la situazione definitivamente, visto il rifiuto di procedere ad un accordo da parte di che ha fatto l'atto giudiziario suindicato. CP_2
La domanda di rottamazione e saldo e stralcio è andata a buon fine e da Novembre 2019 ed ho ultimato il pagamento rateale previsto.
Dunque, ho utilizzato e sto utilizzando i soldi dell'ultimo prestito contratto per pagare la rottamazione di Agenzia delle Entrate Riscossione (già Equitalia) e far fronte alle spese familiari e di mantenimento della mia figlia minore, anche in considerazione della grave crisi sanitaria che mi
2 ha visto messo in cassa integrazione con conseguente riduzione delle mie entrate derivanti dallo stipendio, unica entrata che ho visto che mia moglie è disoccupata.
Successivamente alla fine della emergenza pandemica, il datore di lavoro ha provveduto nuovamente a assumermi presso l'attività lavorativa ma, stante il sopraggiungere di problemi di salute che hanno comportato svariate visite mediche e spese per cure, nonché l'aumento delle spese per il mantenimento di mia figlia minore (conseguenti al crescere della propria età anagrafica), all'anno 2023 ho contratto un ulteriore prestito personale con cessione del “quinto” dello stipendio, che il successivo aprile 2023 rinegoziavo con la società QUINTO JOB, del gruppo COFIDIS S.p.A., mediante estinzione del precedente ed erogazione di maggiori somme”.
Condizione necessaria e sufficiente per l'omologazione è la deliberazione del Tribunale in ordine alla fattibilità del programma di adempimento ed alla condotta del debitore.
La relazione illustrativa al d.l. n. 179 consente di ritenere che una simile scelta normativa rinverrebbe la propria ragion di essere nel fatto per cui non sarebbe rintracciabile « alcun interesse economico dei creditori ad operare il “salvataggio” del soggetto di consumo ».
D'altronde, è noto come la disciplina dedicata al « piano del consumatore » fin dalla legge
3/2012, mutuata con alcuni correttivi marginali dal CCI, abbia introdotto nell'ordinamento “un modello di gestione autoritativa del rapporto debito/credito” di cui è evidente il ruolo eccentrico e fors'anche eversivo rispetto ai principi generali delle obbligazioni.
Ciò, abbracciando una logica opposta alla proposta di accordo, quale fattispecie fondata sul connubio di elementi privatistici (l'accordo quale espressione di autonomia negoziale in sede concorsuale) e pubblicistici (la possibilità di superare il dissenso dei finanziatori artefici della situazione di sovraesposizione debitoria del proponente, neutralizzandone le facoltà rimediali).
L'istituto— specie in ragione dell'esito esdebitatorio cui conduce — consente di riconoscere rilievo giuridico al principio, innovativo, della inesigibilità della prestazione in virtù della mera impotenza finanziaria del debitore.
È evidente il carattere eccentrico dell'istituto rispetto alle categorie codicistiche della impossibilità oggettiva e assoluta, quale causa estintiva della stessa, così come agli approdi interpretativi in materia di inesigibilità della pretesa alla esecuzione della prestazione dovuta, per contrarietà a buona fede oggettiva (che ha consentito di riconoscere rilievo a situazioni e condizioni personali oggettivamente apprezzabili, per quanto esulanti dalla fattispecie dell'impossibilità).
L'impotenza finanziaria assume rilievo purché ricorra la condizione della concreta idoneità del programma di ristrutturazione a sanare lo stato di sovraindebitamento. Come evidenziato da autorevole Dottrina, il carattere dirompente non è tanto nell'impostazione autoritativa - che, invece, allinea l'istituto agli schemi procedurali classici del fallimento - quanto nell'essere lo stesso piegato alle esigenze del debitore-consumatore, con correlata attenuazione della “tradizionale soggezione del ceto debitorio a quella «signoria del credito» a lungo intesa come fil rouge delle disposizioni del libro IV del codice civile”. Ciò, in quanto nel contemperamento fra interessi antagonisti, il legislatore ha considerato quello dei creditori ad una piena soddisfazione del credito
3 subvalente rispetto alla possibilità di risanamento delle singole posizioni debitorie, aventi carattere stratificato nel tempo o, comunque, composizione complessa.
Del resto, già un autorevole studioso del diritto, avvertiva che « vi è un interesse superiore che va oltre a quello dei creditori e che deve essere tutelato ed è l'interesse alla produzione e all'economia o, più in generale, l'interesse pubblico », per assicurare il quale è necessario che « di fronte all'insolvenza del debitore meritevole si pervenga alla sua esdebitazione mediante il sacrificio almeno parziale dei creditori ».
D'altronde, sotto il profilo sistematico, la pretermissione di una fase deliberativa dei creditori non è un unicum nel sistema delle soluzioni concordatarie, ricorrendo per esempio nelle procedure concorsuali « amministrative » delineate dagli artt. 214 l. fall. e 78 del d.lgs. 270/1999.
Le stesse sono costruite in funzione dell'obiettivo di neutralizzazione della possibile mancata adesione dei creditori in funzione di tutela dell'interesse pubblico (alla continuità dell'impresa) sotteso all'approvazione della proposta.
Il piano di ristrutturazione, almeno da questo profilo, sembra vantare un'appartenenza al genus dei concordati « speciali » o coattivi proprio in quanto funzionale alla realizzazione di un interesse individuale, quello del consumatore - sovraordinato a quello dei creditori, cosi come ad un eventuale interesse pubblico – per tutelare il quale il legislatore ha sacrificato il principio di fedeltà ai patti contrattuali. A tale schema classificatorio è riconducibile, peraltro, anche il concordato semplificato, introdotto dall'ormai vigente Codice della Crisi.
Si aggiunga che l'obiettivo del risanamento è rimesso ad un atto unilaterale del consumatore, unico legittimato all'apertura del procedimento, per cui deve ritenersi eliso, o, comunque, fortemente compresso, il dogma della indisponibilità della insolvenza;
rilevata la congruità della durata dell'esecuzione del piano, nonché la sua coerenza, nella sua articolazione temporale, con le aspettative di vita del proponente e con le sue personali condizioni reddituali e patrimoniali. Quanto alla durata pluriennale dell'esecuzione del piano o dell'accordo, deve ritenersi che non esistano peculiari limiti di durata, anche perché non previsti dalla disciplina di settore, né argomentabili, teleologicamente o sistematicamente, anche in virtù del favor debitoris che permea tale disciplina. L'unico vincolo è quello della coerenza del piano o della proposta, nella sua articolazione temporale, con le aspettative di vita del ricorrente e con le sue personali capacità di rimborso. Tale assunto trova conferma anche nella più recente giurisprudenza di legittimità (v.
Cass., n. 27544 del 2019, che ha ribadito quanto già affermato dalla giurisprudenza di merito, ovvero la legittimità di uno strumento di composizione della crisi di durata superiore ai cinque anni.
In relazione al quadro normativo previgente, confluito nel CCI, la Suprema Corte (cfr. Cass., n.
17834/2019 e da ultimo Cass., n. 17391/2020) è intervenuta a fornirne la corretta interpretazione del' art. 8 comma 4 l. 3/2012, alla luce del necessario coordinamento tra le norme che disciplinano le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento e i comuni criteri di interpretazione. Invero, secondo la Suprema Corte, l'art.8, comma 4, l. 3/2012, non è da intendere come idoneo a porre un divieto assoluto alla possibilità di dilazionamento dei crediti privilegiati. È
4 possibile, infatti, proporre la dilazione del pagamento dei suddetti, riservandogli lo stesso trattamento dei chirografari. Ne consegue l'insostenibilità dell'assunto per cui nel programma di ristrutturazione della propria sfera debitoria sarebbe precluso al debitore proporre una dilazione di pagamento del creditore ipotecario, al di là della fattispecie di continuità e senza che sia assicurato il termine di cui all'art. 186- bis L.F. Così come accade nel concordato preventivo1, deve ritenersi che spetti ai creditori valutare se una dilazione del pagamento sia o meno conveniente rispetto alle possibili alternative di soddisfacimento delle obbligazioni: nel caso del piano a mezzo dello strumento della contestazione, superabile dalla valutazione favorevole del Giudice delegato;
nell'ipotesi della proposta di accordo, per il tramite del diniego espresso del proprio voto.
In tal senso militano una pluralità di argomenti convergenti rispetto alla prospettata soluzione.
In primis, sotto il profilo del dato testuale, il suddetto microsistema normativo non contiene limitazioni temporali espresse.
D'altronde, nel senso dell'ammissibilità di una modulazione pluriannuale, depone anche il principio personalistico che insieme a quello solidaristico ex art. 2 Cost, costituiscono l'intelaiatura essenziale del testo costituzionale e che devono sempre conformare l'esegesi delle norme sia processuali sia sostanziale, quale quella di specie.
Orbene, è conforme all'attuazione di tali principi la previsione di un meccanismo di esdebitazione che, a tutela dell'interesse antagonista dei creditori, è, comunque, contorniato da un peculiare regime procedimentale oltre che sostanziale, connotato da cautele idonee a realizzare un ragionevole contemperamento degli interessi in gioco.
Ed è indubbio che la possibilità di addivenire ad un alleggerimento del carico debitorio costituisca per ogni consociato strumento che ne garantisce la dignità, quale valore primario dello stesso ordinamento sovranazionale comunitario, che eleva tale bene a oggetto del primo diritto fondamentale dell'Uomo (come agevolmente evincibile dall'art. 1 della CDFUE, in materia di
“Dignità umana”2);
Rilevato che, nel caso di specie, risulta fondata la valutazione di convenienza del piano.
Infatti, si consideri che non sono presenti beni immobili nel patrimonio del Pt_1
In base al piano, il quale prevede le prime n. 12 rate, pari ad Euro 375,000 cadauna e successive n. 60 rate pari ad euro 400,00 cadauna, i creditori chirografari verranno soddisfatti nella percentuale del 25%. Percentuale che, stante la peculiarità della fattispecie e le condizioni reddituali dell'istante, deve ritenersi ragionevole. tutto ciò premesso, visti gli artt. 70 e 71 CCI;
P.Q.M.
omologa il piano di ristrutturazione, proposto da come esposto nella Parte_2 relazione depositata dall'OCC;
ORDINA
5 che la presente sentenza di omologa sia:
a) trascritta nei pubblici registri immobiliari;
b) comunicata ai creditori;
c) pubblicata entro quarantotto ore (a norma del comma 1 dell'art. 70 del
D.LGS.14/2019) sul sito del Tribunale di Brindisi con secretazione dei dati sensibili;
DISPONE
che il debitore effettui i pagamenti ai creditori in misura, nei tempi e secondo le modalità indicate nel piano omologato
DISPONE che l'organismo di composizione della crisi vigili, ai sensi dell'art. 71, comma 1, CCI, sull'esatto adempimento del piano, comunicando ai creditori e al giudice ogni eventuale irregolarità.
DICHIARA
la chiusura della procedura.
Si manda alla cancelleria per le comunicazioni di competenza.
Brindisi, 21/03/2025.
Il G.D.
Dott. A. Ivan Natali
Si attesta che il presente provvedimento è stato redatto con la collaborazione della dott.ssa Giulia
Livieri nell'ambito dell'Ufficio per il processo.
6 7 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES 1 Da notare come il nuovo concordato c.d. liquidatorio prefigurato dal Codice della Crisi non richieda il voto favorevole (e espresso) della maggioranza dei creditori. 2 “La dignità umana e' inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”.
SETTORE PROCEDURE CONCORSUALI
R.G. n. 112-1/2024 P.d.R.
SENTENZA letto il piano ex art. art.67 e seg.ti del D.LGS.14/2019 e ss., presentato dall'istante; letta la relazione dell'O.c.c. nominato sulla fattibilità economica del piano;
ritenuto che
il proposto piano di ristrutturazione, alla luce delle valutazioni espresse dall'attestatore, sia materialmente fattibile e che lo stesso non contenga previsioni contrastanti con disposizioni imperative, né abbia carattere fraudolento in relazione alle ragioni creditorie. Ciò, almeno ad una valutazione necessariamente sommaria perché formulata allo stato degli atti;
rilevato come, ai fini del giudizio di meritevolezza, alla stregua del novellato quadro normativo, sia sufficiente che il consumatore non abbia cagionato il dissesto con malafede, colpa grave o frode. Ciò, in ragione del disposto dell'art. art.67 e seg.ti del D.LGS.14/2019. Per precludere l'accesso al piano, pertanto, è, per contro, necessario che egli abbia posto in essere una condotta gravemente negligente, dolosa o truffaldina, non essendo più sufficiente che il debitore abbia causato con colpa lieve lo stato di sovraindebitamento. La nuova normativa persegue la finalità di consentire al soggetto sovraindebitato di poter estinguere la propria situazione debitoria, di poter rientrare nel mercato, e di potervi partecipare quale soggetto attivo tramite l'esercizio, in modo ragionevole, della propria autonomia negoziale esercitando la domanda di “moneta”. Pertanto, la finalità del legislatore con il giudizio di meritevolezza è di bilanciare il diritto dei creditori e la risoluzione dello stato di sovraindebitamento del debitore, bilanciamento che si risolve, tramite il criterio del minor sacrificio tra i beni contrapposti, nel riconoscere la meritevolezza del debitore salvo il caso in cui sia stato in mala fede nel momento della stipula del contratto di finanziamento o dei contratti di finanziamento ovvero, in una fase precedente o nel corso della procedura, abbia compiuto atti in frode ai creditori. Risulta, dunque, evidente, che, benché il giudizio di meritevolezza non sia stato completamente eliso, richiede l'esistenza di profili di colpa grave o di frode ai creditori. Emerge, in definitiva, una progressiva devalutazione del principio di meritevolezza come criterio di giudizio per procedere all'omologa del piano in maniera più favorevole per il debitore: spetta allora al Giudice, un sindacato complessivo sulla fattibilità della proposta, anche sulla scorta del parere fornito dall'OCC, nonché delle contestazioni mosse in contraddittorio.
Rilevato che, nel caso di specie, la proposta di piano appare meritevole di tutela in ragione delle apparenti cause non gravemente colpevoli dell'indebitamento personale del proponente e che non possa esprimersi un giudizio di oggettiva imputabilità delle cause dell'indebitamento personale, in
1 cui è venuto a trovarsi il ricorrente.
Riferisce, in particolare, l'Occ che le ragioni dell'odierna incapacità di far fronte alla propria esposizione debitoria sono da ascriversi alle seguenti circostanze in fatto, per come riportate dallo stesso ricorrente: “Tutto ha inizio quando partii a Bolzano facendomi assumere in un'azienda.
Mentre ero lì, mio fratello mi chiese di contrarre un prestito a nome mio per poter comprare altra merce per la sua attività ed effettuare dei pagamenti scaduti e non onorati ed io acconsentii. Dopo un po', tuttavia, mi chiese di fare un altro prestito sempre per la medesima causale e vedendo la strana situazione tornai a Fasano. Mi accorsi, in quell'occasione, che mio fratello – a mia insaputa ma soprattutto senza il mio consenso – era riuscito a contrarre il finanziamento che voleva.
Voglio specificare che tutti i soldi dei finanziamenti a mio nome e contratti sostanzialmente da mio fratello sono stati solo da quest'ultimo utilizzati e spesi e, quindi, io mi trovo indebitato senza aver mai percepito alcuna somma. Nel 2008 vedendo che la situazione era sfuggita di mano decisi di vendere l'attività e di chiudere la partita IVA. Con i soldi della vendita pagai i posteggi dei vari paesi dove si svolgeva l'attività giacché mio fratello non aveva onorato i canoni previsti.
Con il tempo arrivarono le prime cartelle da Equitalia nonché le lettere di messa in mora da parte delle finanziarie con cui mio fratello aveva contratto i vari prestiti a mio nome e da lì iniziai a capire che oltre ai posteggi, non erano state pagate anche l'INPS, l'IVA e gli stessi prestiti.
Con gli anni sono arrivate altre cartelle dall'Equitalia e altre lettere dove mi dicevano che l'importo dei prestiti chiesti da mio fratello aumentava e passava da una società all'altra.
Non avendo un lavoro stabile, non sono riuscito a pagare tutti questi debiti e sono stato colto da una forma di depressione.
Nel 2014 mi sono sposato ed ho avuto una bambina divenendo la mia già precaria situazione economica ancora più pressante per le spese di mantenimento della piccola.
All'inizio del 2019, essendo riuscito a trovare un lavoro stabile, ho deciso di fare la domanda per la rottamazione delle cartelle Equitalia. Dopo qualche mese, mi è arrivata un atto giudiziario del tribunale di Brindisi dove mi veniva imposto di pagare circa il triplo della cifra avuta da mio fratello per un prestito di oltre 10 anni prima…sono andato dell'avvocato per capire come poter risolvere la situazione.
Ho provato a chiedere un prestito a per poter fare un accordo stragiudiziale con Controparte_1 la società che si occupava del debito, ma la società ha rifiutato l'accordo e mi sono trovato gravato anche di quest'ulteriore debito.
In accordo con l'avvocato abbiamo fatto “l'anti suicidio” così da poter coprire tutti i debiti fatti nel passato e sistemare la situazione definitivamente, visto il rifiuto di procedere ad un accordo da parte di che ha fatto l'atto giudiziario suindicato. CP_2
La domanda di rottamazione e saldo e stralcio è andata a buon fine e da Novembre 2019 ed ho ultimato il pagamento rateale previsto.
Dunque, ho utilizzato e sto utilizzando i soldi dell'ultimo prestito contratto per pagare la rottamazione di Agenzia delle Entrate Riscossione (già Equitalia) e far fronte alle spese familiari e di mantenimento della mia figlia minore, anche in considerazione della grave crisi sanitaria che mi
2 ha visto messo in cassa integrazione con conseguente riduzione delle mie entrate derivanti dallo stipendio, unica entrata che ho visto che mia moglie è disoccupata.
Successivamente alla fine della emergenza pandemica, il datore di lavoro ha provveduto nuovamente a assumermi presso l'attività lavorativa ma, stante il sopraggiungere di problemi di salute che hanno comportato svariate visite mediche e spese per cure, nonché l'aumento delle spese per il mantenimento di mia figlia minore (conseguenti al crescere della propria età anagrafica), all'anno 2023 ho contratto un ulteriore prestito personale con cessione del “quinto” dello stipendio, che il successivo aprile 2023 rinegoziavo con la società QUINTO JOB, del gruppo COFIDIS S.p.A., mediante estinzione del precedente ed erogazione di maggiori somme”.
Condizione necessaria e sufficiente per l'omologazione è la deliberazione del Tribunale in ordine alla fattibilità del programma di adempimento ed alla condotta del debitore.
La relazione illustrativa al d.l. n. 179 consente di ritenere che una simile scelta normativa rinverrebbe la propria ragion di essere nel fatto per cui non sarebbe rintracciabile « alcun interesse economico dei creditori ad operare il “salvataggio” del soggetto di consumo ».
D'altronde, è noto come la disciplina dedicata al « piano del consumatore » fin dalla legge
3/2012, mutuata con alcuni correttivi marginali dal CCI, abbia introdotto nell'ordinamento “un modello di gestione autoritativa del rapporto debito/credito” di cui è evidente il ruolo eccentrico e fors'anche eversivo rispetto ai principi generali delle obbligazioni.
Ciò, abbracciando una logica opposta alla proposta di accordo, quale fattispecie fondata sul connubio di elementi privatistici (l'accordo quale espressione di autonomia negoziale in sede concorsuale) e pubblicistici (la possibilità di superare il dissenso dei finanziatori artefici della situazione di sovraesposizione debitoria del proponente, neutralizzandone le facoltà rimediali).
L'istituto— specie in ragione dell'esito esdebitatorio cui conduce — consente di riconoscere rilievo giuridico al principio, innovativo, della inesigibilità della prestazione in virtù della mera impotenza finanziaria del debitore.
È evidente il carattere eccentrico dell'istituto rispetto alle categorie codicistiche della impossibilità oggettiva e assoluta, quale causa estintiva della stessa, così come agli approdi interpretativi in materia di inesigibilità della pretesa alla esecuzione della prestazione dovuta, per contrarietà a buona fede oggettiva (che ha consentito di riconoscere rilievo a situazioni e condizioni personali oggettivamente apprezzabili, per quanto esulanti dalla fattispecie dell'impossibilità).
L'impotenza finanziaria assume rilievo purché ricorra la condizione della concreta idoneità del programma di ristrutturazione a sanare lo stato di sovraindebitamento. Come evidenziato da autorevole Dottrina, il carattere dirompente non è tanto nell'impostazione autoritativa - che, invece, allinea l'istituto agli schemi procedurali classici del fallimento - quanto nell'essere lo stesso piegato alle esigenze del debitore-consumatore, con correlata attenuazione della “tradizionale soggezione del ceto debitorio a quella «signoria del credito» a lungo intesa come fil rouge delle disposizioni del libro IV del codice civile”. Ciò, in quanto nel contemperamento fra interessi antagonisti, il legislatore ha considerato quello dei creditori ad una piena soddisfazione del credito
3 subvalente rispetto alla possibilità di risanamento delle singole posizioni debitorie, aventi carattere stratificato nel tempo o, comunque, composizione complessa.
Del resto, già un autorevole studioso del diritto, avvertiva che « vi è un interesse superiore che va oltre a quello dei creditori e che deve essere tutelato ed è l'interesse alla produzione e all'economia o, più in generale, l'interesse pubblico », per assicurare il quale è necessario che « di fronte all'insolvenza del debitore meritevole si pervenga alla sua esdebitazione mediante il sacrificio almeno parziale dei creditori ».
D'altronde, sotto il profilo sistematico, la pretermissione di una fase deliberativa dei creditori non è un unicum nel sistema delle soluzioni concordatarie, ricorrendo per esempio nelle procedure concorsuali « amministrative » delineate dagli artt. 214 l. fall. e 78 del d.lgs. 270/1999.
Le stesse sono costruite in funzione dell'obiettivo di neutralizzazione della possibile mancata adesione dei creditori in funzione di tutela dell'interesse pubblico (alla continuità dell'impresa) sotteso all'approvazione della proposta.
Il piano di ristrutturazione, almeno da questo profilo, sembra vantare un'appartenenza al genus dei concordati « speciali » o coattivi proprio in quanto funzionale alla realizzazione di un interesse individuale, quello del consumatore - sovraordinato a quello dei creditori, cosi come ad un eventuale interesse pubblico – per tutelare il quale il legislatore ha sacrificato il principio di fedeltà ai patti contrattuali. A tale schema classificatorio è riconducibile, peraltro, anche il concordato semplificato, introdotto dall'ormai vigente Codice della Crisi.
Si aggiunga che l'obiettivo del risanamento è rimesso ad un atto unilaterale del consumatore, unico legittimato all'apertura del procedimento, per cui deve ritenersi eliso, o, comunque, fortemente compresso, il dogma della indisponibilità della insolvenza;
rilevata la congruità della durata dell'esecuzione del piano, nonché la sua coerenza, nella sua articolazione temporale, con le aspettative di vita del proponente e con le sue personali condizioni reddituali e patrimoniali. Quanto alla durata pluriennale dell'esecuzione del piano o dell'accordo, deve ritenersi che non esistano peculiari limiti di durata, anche perché non previsti dalla disciplina di settore, né argomentabili, teleologicamente o sistematicamente, anche in virtù del favor debitoris che permea tale disciplina. L'unico vincolo è quello della coerenza del piano o della proposta, nella sua articolazione temporale, con le aspettative di vita del ricorrente e con le sue personali capacità di rimborso. Tale assunto trova conferma anche nella più recente giurisprudenza di legittimità (v.
Cass., n. 27544 del 2019, che ha ribadito quanto già affermato dalla giurisprudenza di merito, ovvero la legittimità di uno strumento di composizione della crisi di durata superiore ai cinque anni.
In relazione al quadro normativo previgente, confluito nel CCI, la Suprema Corte (cfr. Cass., n.
17834/2019 e da ultimo Cass., n. 17391/2020) è intervenuta a fornirne la corretta interpretazione del' art. 8 comma 4 l. 3/2012, alla luce del necessario coordinamento tra le norme che disciplinano le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento e i comuni criteri di interpretazione. Invero, secondo la Suprema Corte, l'art.8, comma 4, l. 3/2012, non è da intendere come idoneo a porre un divieto assoluto alla possibilità di dilazionamento dei crediti privilegiati. È
4 possibile, infatti, proporre la dilazione del pagamento dei suddetti, riservandogli lo stesso trattamento dei chirografari. Ne consegue l'insostenibilità dell'assunto per cui nel programma di ristrutturazione della propria sfera debitoria sarebbe precluso al debitore proporre una dilazione di pagamento del creditore ipotecario, al di là della fattispecie di continuità e senza che sia assicurato il termine di cui all'art. 186- bis L.F. Così come accade nel concordato preventivo1, deve ritenersi che spetti ai creditori valutare se una dilazione del pagamento sia o meno conveniente rispetto alle possibili alternative di soddisfacimento delle obbligazioni: nel caso del piano a mezzo dello strumento della contestazione, superabile dalla valutazione favorevole del Giudice delegato;
nell'ipotesi della proposta di accordo, per il tramite del diniego espresso del proprio voto.
In tal senso militano una pluralità di argomenti convergenti rispetto alla prospettata soluzione.
In primis, sotto il profilo del dato testuale, il suddetto microsistema normativo non contiene limitazioni temporali espresse.
D'altronde, nel senso dell'ammissibilità di una modulazione pluriannuale, depone anche il principio personalistico che insieme a quello solidaristico ex art. 2 Cost, costituiscono l'intelaiatura essenziale del testo costituzionale e che devono sempre conformare l'esegesi delle norme sia processuali sia sostanziale, quale quella di specie.
Orbene, è conforme all'attuazione di tali principi la previsione di un meccanismo di esdebitazione che, a tutela dell'interesse antagonista dei creditori, è, comunque, contorniato da un peculiare regime procedimentale oltre che sostanziale, connotato da cautele idonee a realizzare un ragionevole contemperamento degli interessi in gioco.
Ed è indubbio che la possibilità di addivenire ad un alleggerimento del carico debitorio costituisca per ogni consociato strumento che ne garantisce la dignità, quale valore primario dello stesso ordinamento sovranazionale comunitario, che eleva tale bene a oggetto del primo diritto fondamentale dell'Uomo (come agevolmente evincibile dall'art. 1 della CDFUE, in materia di
“Dignità umana”2);
Rilevato che, nel caso di specie, risulta fondata la valutazione di convenienza del piano.
Infatti, si consideri che non sono presenti beni immobili nel patrimonio del Pt_1
In base al piano, il quale prevede le prime n. 12 rate, pari ad Euro 375,000 cadauna e successive n. 60 rate pari ad euro 400,00 cadauna, i creditori chirografari verranno soddisfatti nella percentuale del 25%. Percentuale che, stante la peculiarità della fattispecie e le condizioni reddituali dell'istante, deve ritenersi ragionevole. tutto ciò premesso, visti gli artt. 70 e 71 CCI;
P.Q.M.
omologa il piano di ristrutturazione, proposto da come esposto nella Parte_2 relazione depositata dall'OCC;
ORDINA
5 che la presente sentenza di omologa sia:
a) trascritta nei pubblici registri immobiliari;
b) comunicata ai creditori;
c) pubblicata entro quarantotto ore (a norma del comma 1 dell'art. 70 del
D.LGS.14/2019) sul sito del Tribunale di Brindisi con secretazione dei dati sensibili;
DISPONE
che il debitore effettui i pagamenti ai creditori in misura, nei tempi e secondo le modalità indicate nel piano omologato
DISPONE che l'organismo di composizione della crisi vigili, ai sensi dell'art. 71, comma 1, CCI, sull'esatto adempimento del piano, comunicando ai creditori e al giudice ogni eventuale irregolarità.
DICHIARA
la chiusura della procedura.
Si manda alla cancelleria per le comunicazioni di competenza.
Brindisi, 21/03/2025.
Il G.D.
Dott. A. Ivan Natali
Si attesta che il presente provvedimento è stato redatto con la collaborazione della dott.ssa Giulia
Livieri nell'ambito dell'Ufficio per il processo.
6 7 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES 1 Da notare come il nuovo concordato c.d. liquidatorio prefigurato dal Codice della Crisi non richieda il voto favorevole (e espresso) della maggioranza dei creditori. 2 “La dignità umana e' inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”.