CASS
Sentenza 5 gennaio 2023
Sentenza 5 gennaio 2023
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. I, sentenza 05/01/2023, n. 139 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 139 |
| Data del deposito : | 5 gennaio 2023 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: US GI AL nato a [...] il [...] avverso l'ordinanza del 24/03/2022 del TRIB. LIBERTA' di CATANZARO udita la relazione svolta dal Consigliere LUIGI FABRIZIO AUGUSTO US;
lette/sentite le conclusioni del PG MARIELLA DE MASELLIS Il PG conclude riportandosi alla requisitoria scritta già depositata. udito il difensore L'avv. CONTESTABILE GUIDO conclude insistendo per l'accoglimento del ricorso. Penale Sent. Sez. 1 Num. 139 Anno 2023 Presidente: MOGINI STEFANO Relatore: US LUIGI FABRIZIO AUGUSTO Data Udienza: 15/07/2022 RITENUTO IN FATTO 1. Con ordinanza del 24 marzo 2022, il Tribunale di Catanzaro, in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., confermava l'ordinanza emessa in data 11 marzo 2022, con la quale il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo EN aveva disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di PP LE US e AR CO per il reato provvisoriamente contestato di tentato omicidio, aggravato dai motivi futili, in danno di ZZ GN. Il Tribunale richiamava inizialmente la provvisoria ricostruzione del fatto, operata dal Giudice per le indagini preliminari sulla base delle videoregistrazioni e delle sommarie informazioni rese da ZZ GN e dalle persone presenti al fatto. In particolare, secondo l'ipotesi accusatoria, presso un bar vi era stata una iniziale zuffa tra ZZ GN e US, causata da una provocazione ad opera di quest'ultimo. ZZ GN si era recato al citato bar in compagnia della figlia IC GN, mentre US, in compagnia di IA AN, si trovava già in tale esercizio commerciale presso un patio posto all'esterno. Alla colluttazione iniziale tra gli uomini si era aggiunta quella tra IC GN e IA AN. Secondo la provvisoria ricostruzione operata dal Giudice per le indagini preliminari, la rissa si era momentaneamente acquietata, con l'allontanamento temporaneo di AN e US. Successivamente, questi ultimi avevano fatto ritorno insieme a CO il quale, sopraggiunto a seguito di richiesta telefonica di US, aveva estratto un coltello e aveva più volte colpito ZZ GN con la citata arma ai glutei e all'avambraccio sinistro. Il Tribunale riteneva infondate le censure difensive circa la qualificazione del fatto e circa la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, basando la propria decisione - esaminando la condotta posta in essere da CO - sia sulla intensità dei fendenti sferrati, sia sulla zona corporea attinta, aderente a quella del cuore. Inoltre, desumeva IM necandi, nella forma del dolo alternativo, dal tipo di arma utilizzata, dall'estrazione del coltello a freddo da parte di CO, dalla reiterazione dei fendenti e, infine, dalla condotta successiva di completo disinteresse per le sorti di ZZ GN. Preso atto della posizione di CO, il Tribunale analizzava quella di US. In particolare, riteneva sussistente il requisito dei gravi indizi di colpevolezza circa la partecipazione di US al tentato omicidio a titolo di concorso morale diretto o quantomeno sulla base di una qualificazione del reato come sviluppo assolutamente prevedibile della condotta criminosa realizzata insieme a CO. Il Tribunale notava che US aveva istigato CO dopo che la prima parte della 2 rissa si era già arrestata. Lo stesso giudice affermava inoltre che, nella seconda fase della rissa, US non solo era stato presente all'azione, ma l'aveva sostenuta fisicamente, colpendo ZZ GN con una sedia e abbandonando quest'ultimo sanguinante sul posto. In relazione alle esigenze cautelari, il Tribunale le riteneva sussistenti, basando la propria valutazione sulla personalità dell'indagato, per come emersa, oltre che dalle modalità dell'azione, anche dalla fuga dopo i fatti e dai precedenti penali a carico di US. Il Tribunale, perciò, confermava la scelta, già operata dal Giudice per le indagini preliminari, dell'applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di US e riteneva la citata misura l'unica idonea a scongiurare il rischio di ripetizione di analoghi comportamenti allarmanti. Il Tribunale riteneva inoltre inadeguate misure cautelari meno afflittive, tenuto conto, da un lato, della spregiudicata personalità dimostrata da US - totalmente avulsa dalle regole della convivenza civile - e dell'atteggiamento violento, consistito nell'organizzare un'immediata reazione di forza nonostante costui avesse la possibilità di abbandonare il luogo della rissa;
dall'altro lato, tenuto conto dell'assoluta inaffidabilità di US e della necessità di recidere in modo netto e radicale lo spessore criminale dello stesso. Il Tribunale, infine, riteneva che la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico non fosse idonea a salvaguardare le esigenze cautelari e a scongiurare il rischio che US, approfittando dei margini di libertà connaturati alla misura degli arresti domiciliari e trasgredendo le prescrizioni fondamentali della citata misura cautelare, riprendesse i contatti con ZZ GN al fine di reiterare condotte analoghe a quelle provvisoriamente contestate o al fine di indurre lo stesso GN a ritrattare le dichiarazioni rese. 2. Avverso l'ordinanza del 24 marzo 2022 la difesa di US ha proposto ricorso per cassazione, con atto articolato in cinque motivi. 2.1. Con il primo motivo, il ricorrente censura l'ordinanza impugnata, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen. e lamentando vizio di motivazione circa la qualificazione del fatto. Il ricorrente sostiene che tanto il Giudice per le indagini preliminari, quanto il Tribunale, nella parte in cui hanno analizzato la condotta di CO, siano incorsi in errore in relazione alla sussistenza dei requisiti dell'idoneità e della non equivocità degli atti. Secondo le doglianze difensive, la motivazione si baserebbe, da un lato, su una circostanza astratta e generica, quale la vicinanza corporea tra la zona attinta e quella del cuore;
dall'altro lato, su un elemento - ossia, l'intensità dei fendenti - smentito dalla documentazione in atti e non sorretto da un accertamento in concreto del potenziale lesivo dell'arma utilizzata. Il ricorrente sostiene inoltre che il Tribunale, 3 con motivazione illogica, per un verso, abbia qualificato il fatto come tentato omicidio e, per altro verso, abbia affermato che i colpi furono sferrati senza concitazione e a distanza ravvicinata rispetto alla posizione di ZZ GN. In realtà, tale situazione avrebbe potuto consentire a CO di attingere effettivamente porzioni vitali del corpo. Il ricorrente denuncia, infine, carenza di motivazione circa il requisito della non equivocità degli atti. 2.2. Con il secondo motivo, il ricorrente censura l'ordinanza impugnata, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. e lamentando vizi di motivazione circa la ritenuta sussistenza dell'elemento soggettivo del reato nella forma del dolo alternativo. Il ricorrente sostiene che tanto il Giudice per le indagini preliminari, quanto il Tribunale, abbiano affrontato l'esame dell'elemento soggettivo del reato in termini di possibilità, caratteristica tipica non del dolo diretto, ma di quello eventuale, incompatibile con la forma tentata del reato. Secondo le doglianze difensive, il Tribunale non avrebbe tenuto conto dei seguenti elementi dimostrativi dell'assenza del dolo diretto e della sussistenza della sola volontà di causare lesioni: i fendenti erano stati direzionati verso zone corporee non vitali;
ZZ GN non aveva corso pericolo di vita, come evidenziato dalla documentazione medica;
l'azione era stata interrotta da CO in assenza di interventi esterni;
CO aveva legittimamente ritenuto di intervenire in difesa dell'amico US, stante il contesto animato della rissa. Secondo le doglianze difensive, CO avrebbe agito con la sola volontà di ferire ZZ GN. La difesa, perciò, sostiene che la motivazione dell'ordinanza impugnata non indichi le ragioni - giuridiche e fattuali - che evidenzierebbero la volontà del ferimento o della morte come conseguenza diretta e alternativa dell'azione di US e che perciò escluderebbero la sussistenza di un dolo eventuale. 2.3. Con il terzo motivo, il ricorrente censura l'ordinanza impugnata lamentando vizi di motivazione circa il mancato confronto da parte del Tribunale sul riconoscimento della desistenza volontaria. Secondo le doglianze difensive, CO aveva interrotto la propria azione senza che venisse a ciò determinato dall'intervento di fattori esterni. Il ricorrente osserva, inoltre, che, anche dopo il ferimento di ZZ GN, la colluttazione proseguì senza che venisse utilizzato il coltello. 2.4. Con il quarto motivo il ricorrente censura l'ordinanza impugnata, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. e lamentando violazioni degli artt. 110, 116, 42, 56 e 575 cod. pen. Secondo le doglianze difensive, il ricorrente non avrebbe potuto prevedere, anche con l'impiego della dovuta diligenza, la condotta posta in essere da CO. Sul punto, l'ordinanza impugnata sarebbe carente di motivazione nella parte in cui non ha indicato gli elementi dimostrativi di una previa intesa tra il ricorrente US e CO. Infatti, anche 4 qualora si volesse ritenere che il ritorno del ricorrente sul luogo della rissa, per partecipare alla seconda fase della colluttazione, fosse dimostrativo di un'intenzione bellicosa, comunque il coinvolgimento di US sarebbe stato animato da una causale diversa dal proposito omicidiario nutrito, in ipotesi, da CO. Il ricorrente sostiene, inoltre, che il Tribunale non abbia tenuto conto del fatto che solo CO utilizzò il coltello, mentre US, lungi dal realizzare una condotta di ausilio, si limitò a lanciare una sedia di plastica, tra l'altro in un momento diverso dall'accoltellamento. Il ricorrente afferma che il Tribunale abbia omesso di effettuare un accertamento individualizzante circa l'elemento volitivo in capo al ricorrente, e che si sia limitato a trasferire lo spessore criminale di CO alla persona di US. Il ricorrente sostiene inoltre che il giudice del riesame sia incorso in vizio di motivazione nella parte in cui, pur avendo sostanzialmente individuato una forma di concorso anomalo di US al tentato omicidio - laddove ha riferito di uno sviluppo prevedibile della condotta criminosa - non avrebbe condotto alcun approfondimento circa la sussistenza della colpa in capo allo stesso US e avrebbe perciò trasformato l'ipotesi di cui all'art. 116 cod. pen. in una forma di responsabilità oggettiva. Tra l'altro, dalle immagini delle videoregistrazioni emerge che, anche dopo il ferimento di ZZ GN, quest'ultimo e US proseguirono nella colluttazione, ma a mani nude. Ciò esclude, secondo le doglianze difensive, che il ricorrente abbia perseguito un reato diverso e ulteriore rispetto a quello effettivamente voluto. 2.5. Con il quinto motivo, il ricorrente censura l'ordinanza impugnata, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen. e lamentando vizi di motivazione circa la ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari e circa l'adeguatezza della misura cautelare disposta. Secondo le doglianze difensive, la motivazione del provvedimento impugnato sarebbe del tutto apodittica e autoreferenziale, priva della indicazione delle ragioni per cui non sarebbe possibile svolgere un giudizio di affidabilità nei confronti di US. Il ricorrente sostiene, inoltre, che il Tribunale abbia deciso sulla sola base dell'astratta pericolosità del ricorrente e del suo asserito spessore criminale, circostanze queste che non solo sarebbero prive di adeguato supporto probatorio, ma sarebbero anche in contrasto con la necessità che il pericolo di recidiva sia concreto e attuale. Il ricorrente sostiene, inoltre, che sia illogica l'affermazione secondo la quale il ricorrente avrebbe organizzato una reazione di forza, tenuto conto del fatto che lo stesso ricorrente aveva allertato l'amico con una telefonata di brevissima durata. Il Tribunale ha indicato come ulteriore elemento a fondamento della propria valutazione il fatto che il ricorrente si sia dato alla fuga dopo i fatti. In realtà, secondo quanto sostenuto nel ricorso, tale affermazione sarebbe contraddetta dalle emergenze processuali, poiché il ricorrente non si è mai sottratto ad alcun 5 adempimento, ma anzi si è spontaneamente presentato alla polizia giudiziaria per l'esecuzione del fermo di indiziato di delitto. Il ricorrente sostiene inoltre che la condanna più recente emergente dal certificato del Casellario giudiziale risalga al 2013 e che da quello dei carichi pendenti risulti un unico procedimento. Infine, il ricorrente afferma che la motivazione circa l'inadeguatezza della misura cautelare degli arresti domiciliari sia carente di elementi specializzanti rispetto alla persona di US e sia basata su un asserito pericolo privo di elementi a sostegno, poiché US non solo non aveva tentato, malgrado il suo stato di libertà, di entrare in contatto con ZZ GN e la figlia di quest'ultimo, ma era anche del tutto estraneo agli interessi sottesi alla lite su cui si sarebbe innestata la presunta aggressione. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è complessivamente infondato, dunque deve essere rigettato. 2. Il primo e il secondo motivo di ricorso, concernenti rispettivamente le doglianze difensive circa la qualificazione del fatto come tentato omicidio e circa la sussistenza dell'elemento psicologico nella forma del dolo alternativo, possono essere trattati congiuntamente in quanto strettamente connessi. Entrambi sono infondati. 2.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che, in tema di distinzione tra il reato di lesione personale e quello di tentato omicidio, occorre avere riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell'agente, sia alla differente potenzialità dell'azione lesiva, desumibili dalla sede corporea attinta, dall'idoneità dell'arma impiegata nonché dalle modalità dell'atto lesivo (Sez. 1, n. 24173 del 05/04/2022, Rusu, Rv. 283390-01). Ha altresì stabilito che, in tema di delitto tentato, l'accertamento dell'idoneità degli atti deve essere compiuto dal giudice di merito secondo il criterio della prognosi postuma, con riferimento alla situazione che si presentava all'imputato al momento del compimento degli atti, in base alle condizioni prevedibili del caso (Sez. 2, n. 36311 del 12/07/2019, Raicevic, Rv. 277032-02). È stato altresì statuito che, in tema di omicidio tentato, in assenza di esplicite ammissioni da parte dell'imputato, ai fini dell'accertamento della sussistenza dell'animus necandi assume valore determinante l'idoneità dell'azione, che va apprezzata in concreto, con una prognosi formulata ex post ma con riferimento alla situazione che si presentava ex ante all'imputato, al momento del compimento degli atti, in base alle condizioni umanamente prevedibili del caso (Sez. 1, n. 11928 del 29/11/2018, dep. 2019, Comelli, Rv. 275012-01). Accertamento che 6 deve essere condotto desumendo il dolo da elementi esterni e, in particolare, da quei dati della condotta che, per la loro non equivoca potenzialità offensiva, siano i più idonei ad esprimere il fine perseguito dall'agente (Sez. 1, n. 35006 del 18/04/2013, Polisi, Rv. 257208-01). È stato inoltre precisato che il dolo diretto, anche nella sua forma di dolo alternativo, che ricorre quando il soggetto agente prevede e vuole indifferentemente due eventi alternativi tra loro come conseguenza della sua condotta, è compatibile con il tentativo (Sez. 1, n. 9663 del 03/10/2013, dep. 2014, Nardelli, Rv. 259465-01; in senso conforme Sez. 1, n. 43250 del 13/04/2018, Alfieri, Rv. 274402-01). 2.2. Nel caso ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché la motivazione del Tribunale circa la sussistenza dei requisiti dell'idoneità e dell'univocità degli atti e circa la qualificazione del dolo risulta congrua. Il giudice del riesame, con motivazione in linea con i principi pienamente condivisibili stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità, ha indicato puntualmente gli elementi probatori dai quali ha desunto i requisiti per la qualificazione del fatto nell'ipotesi di tentato omicidio. Per quanto concerne l'idoneità e la non equivocità degli atti, il Tribunale ha valorizzato l'intensità dei colpi sferrati, la capacità offensiva dell'arma impiegata e la direzione dei fendenti, individuata - fattasi eccezione per i colpi inferti ai glutei - nella zona anatomicamente vicina al cuore. Inoltre, il Tribunale, fornendo adeguata risposta alle doglianze difensive sul punto, ora riproposte con il ricorso per cassazione, ha evidenziato che, nonostante l'obiettivo preso di mira dall'azione di CO, la porzione del corpo attinta fu il braccio sinistro e non la spalla, ma solo in ragione della concitazione del momento. Né possono rilevare in senso contrario, come invece prospettato dal ricorrente, le condizioni di salute di ZZ GN come emergenti dalla documentazione medica. Infatti, come precisato dalla giurisprudenza di legittimità, l'accertamento in tema di idoneità e non equivocità dell'azione deve essere condotto con giudizio ex ante. Il giudice del riesame ha anche reso congrua motivazione circa la sussistenza dell'elemento soggettivo in capo a CO, valorizzando a tal fine l'estrazione a freddo dell'arma, la reiterazione dei fendenti, il completo disinteresse per le sorti della vittima e la possibilità che CO aveva di non usare l'arma nel corso dell'aggressione, bensì le proprie mani. Inoltre, il Tribunale ha anche puntualmente motivato, come si vedrà più approfonditamente nell'analisi del quarto motivo, circa il concorso morale diretto di US nell'azione criminosa e circa il rispettivo elemento soggettivo. Infatti, il giudice del riesame ha valorizzato non solo il dato per cui US aveva sollecitato telefonicamente rinforzi, e perciò con intenti tutt'altro che difensivi, ma anche la circostanza che US aveva sostenuto fisicamente l'azione e aveva assistito al ferimento con il coltello, senza alcun ravvedimento. 7 Alla luce di quanto finora esposto, non risulta che il giudice del riesame sia incorso in vizi di motivazione circa la qualificazione del fatto e dell'elemento soggettivo, avendo lo stesso fornito puntuale e adeguata risposta alle doglianze difensive. 3. Il terzo motivo, con il quale il ricorrente censura l'ordinanza impugnata sostenendo che il Tribunale non abbia motivato circa l'applicabilità della desistenza volontaria di cui all'art. 56 cod. pen., è manifestamente infondato. 3.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che il provvedimento di merito non è tenuto a compiere un'analisi approfondita di tutte le deduzioni delle parti e a prendere in esame dettagliatamente tutte le risultanze processuali, essendo sufficiente che, anche attraverso una valutazione globale di quelle deduzioni e risultanze, spieghi, in modo logico ed adeguato, le ragioni del convincimento, dimostrando che ogni fatto decisivo è stato tenuto presente, sì da potersi considerare implicitamente disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata (Sez. 4, n. 26660 del 13/05/2011, Caruso, Rv. 250900-01; Sez. 6, n. 20092 del 04/05/2011, Schowick, Rv. 250105-01; Sez. 4, n. 1149 del 24/10/2005, dep. 2006, Mirabilia, Rv. 233187-01). È stato inoltre affermato che, nei reati di danno a forma libera, è configurabile la desistenza volontaria solo nella fase del tentativo incompiuto, ossia fino a quando non siano stati posti in essere gli atti da cui origina il processo causale idoneo a produrre l'evento (Sez. 5, n. 50079 del 15/05/2017, Mayer, Rv. 271435-01). 3.2. Nel caso ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché il giudice del riesame ha disatteso, implicitamente ma in modo chiaro, le argomentazioni difensive circa il riconoscimento della desistenza volontaria. Infatti, il Tribunale ha evidenziato come US partecipò all'azione e lasciò ZZ GN sanguinante sul posto, dandosi alla fuga. Di conseguenza, il giudice del riesame ha plausibilmente ritenuto che US e CO non interruppero l'aggressione nei confronti di ZZ GN per aver rinunciato a portare a termine l'azione, ma che i primi, una volta ritenuta ultimata l'azione, si allontanarono lasciando ZZ GN sanguinante. Come infatti affermato dal giudice del riesame nell'approfondimento del punto relativo all'animus omicidiario, con motivazione che non risulta illogica o contraddittoria, la condotta successiva all'aggressione fu di completo disinteresse per le sorti di ZZ GN. Deve inoltre rilevarsi che, sul punto, il ricorrente si limita ad avanzare una lettura degli elementi probatori alternativa a quella operata dal giudice del riesame, proponendo una ricostruzione degli elementi fattuali che non può essere svolta in sede di giudizio di legittimità. 8 4. Il quarto motivo, con il quale il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui avrebbe sostanzialmente ritenuto sussistente un concorso anomalo senza provvedere all'accertamento della prevedibilità del reato non voluto, è infondato. 4.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che, in tema di concorso di persone nel reato, la configurabilità del concorso cosiddetto anomalo di cui all'art. 116 cod. pen. è soggetta a due limiti negativi, e cioè che l'evento diverso non sia voluto neppure sotto il profilo del dolo alternativo o eventuale e che l'evento più grave, concretamente realizzato, non sia conseguenza di fattori eccezionali, sopravvenuti, meramente occasionali e non ricollegabili eziologicamente alla condotta criminosa di base (Sez. 1, n. 44579 del 11/09/2018, Rv. 273977-01). È stato inoltre affermato che, in tema di impugnazione delle misure cautelari personali, il ricorso per cassazione è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione dei fatti ovvero si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (Sez. 4, n. 18795 del 02/03/2017, Di Iasi, Rv. 269884-01). 4.2. Nel caso ora in esame, il giudice del riesame ha ritenuto sussistente un concorso morale diretto di US nell'ipotesi provvisoriamente contestata di tentato omicidio. In particolare, il Tribunale ha valorizzato a tali fini il ruolo di istigazione dallo stesso US assunto nei confronti di CO, nella parte in cui il primo, fingendo di allontanarsi dal luogo della rissa, aveva atteso il sostegno dell'amico dopo averlo contattato telefonicamente. Di conseguenza, il giudice del riesame ha affermato, sulla base della circostanza che US aveva solo finto di abbandonare il luogo della rissa, che costui preferì organizzare una reazione di forza - con intenti, perciò, ritenuti tutt'altro che difensivi - invece di abbandonare il luogo della rissa. Inoltre, il Tribunale ha evidenziato come non solo US fu presente alla successiva aggressione, ma che lo stesso partecipò attivamente mediante il lancio di una sedia, assistette moralmente al ferimento e abbandonò ZZ GN sanguinante sul luogo dell'aggressione. Sul punto, il ricorrente si limita ad avanzare una diversa valutazione delle circostanze già esaminate dal Tribunale e ritenute da quest'ultimo dimostrative di un concorso morale diretto. Né può valere in senso contrario l'inciso del giudice dell'ordinanza impugnata secondo il quale l'aggressione armata nei confronti di ZZ GN si sarebbe potuta configurare quantomeno come sviluppo prevedibile dell'azione criminosa di US. Tale considerazione, infatti, si limita a lasciare aperta la 9 possibilità, nell'eventuale giudizio di responsabilità non cautelare, di qualificare il concorso di US ai sensi dell'art. 116 cod. pen. Il giudice del riesame ha invece ritenuto che, per quanto ricostruito nella provvisoria ricostruzione operata in sede cautelare, l'azione posta in essere da US rilevasse come un concorso morale diretto nel tentato omicidio, sulla base degli elementi precedentemente indicati. 5. Il quinto motivo di ricorso, con il quale il ricorrente censura la ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari e il giudizio di adeguatezza della misura cautelare della custodia in carcere, è infondato. 5.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che, in tema di esigenze cautelari, l'art. 274, lett. c), cod. proc. pen., nel testo introdotto dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, richiede che il pericolo che l'imputato commetta altri delitti deve essere non solo concreto (fondato, cioè, su elementi non ipotetici, ma reali), ma anche attuale, nel senso che l'analisi della personalità e delle concrete condizioni di vita dell'indagato deve indurre a ritenere probabile una ricaduta nel delitto "prossima" - anche se non specificamente individuata, né tanto meno imminente - all'epoca in cui la misura viene applicata (Sez. 2, n. 47619 del 19/10/2016, Esposito, Rv. 268508-01). È stato inoltre precisato che tale giudizio non richiede la previsione di una specifica occasione per delinquere, ma è inerente ad una valutazione prognostica fondata su elementi concreti, desunti sia dall'analisi della personalità dell'indagato (valutabile anche attraverso le modalità del fatto per cui si procede), sia dall'esame delle concrete condizioni di vita di quest'ultimo (Sez. 2, n. 47891 del 07/09/2016, Vicini, Rv. 268366-01). 5.2. Nel caso ora in esame, non risulta che l'ordinanza impugnata sia affetta dai vizi denunciati dal ricorrente. Il giudice del riesame ha infatti chiaramente indicato gli elementi alla base della ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari, svolgendo un giudizio in concreto sulla personalità dell'indagato. Di conseguenza, la motivazione dell'ordinanza impugnata non risulta inadeguata circa l'affermazione della sussistenza dei requisiti dell'attualità e della concretezza. Il Tribunale ha inoltre fornito puntuale motivazione circa l'inaffidabilità di US e l'impossibilità di assicurare il rispetto delle citate esigenze cautelari mediante altre misure, meno limitative della libertà personale. In particolare, il giudice del riesame ha valorizzato a tale fine l'atteggiamento violento e la negativa personalità di US, quest'ultima per come emersa tanto dalla provvisoria ricostruzione del fatto, quanto dalla fuga dopo il fatto e dai precedenti penali a carico di US. Sul punto, il ricorrente si limita a fornire una diversa valutazione delle circostanze indicate dal giudice del riesame e a proporre doglianze non idonee a superare la logica sottesa all'ordinanza ora impugnata. 10 IL PRESIDENTE 6. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato e, conseguentemente, il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali. La cancelleria provvederà alla trasmissione del presente provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario nel quale PP LE US è ristretto, ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
P. Q. M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen. Così deciso in Roma, 15 luglio 2022 IL CONSIGLIERE ESTENSORE
lette/sentite le conclusioni del PG MARIELLA DE MASELLIS Il PG conclude riportandosi alla requisitoria scritta già depositata. udito il difensore L'avv. CONTESTABILE GUIDO conclude insistendo per l'accoglimento del ricorso. Penale Sent. Sez. 1 Num. 139 Anno 2023 Presidente: MOGINI STEFANO Relatore: US LUIGI FABRIZIO AUGUSTO Data Udienza: 15/07/2022 RITENUTO IN FATTO 1. Con ordinanza del 24 marzo 2022, il Tribunale di Catanzaro, in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., confermava l'ordinanza emessa in data 11 marzo 2022, con la quale il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo EN aveva disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di PP LE US e AR CO per il reato provvisoriamente contestato di tentato omicidio, aggravato dai motivi futili, in danno di ZZ GN. Il Tribunale richiamava inizialmente la provvisoria ricostruzione del fatto, operata dal Giudice per le indagini preliminari sulla base delle videoregistrazioni e delle sommarie informazioni rese da ZZ GN e dalle persone presenti al fatto. In particolare, secondo l'ipotesi accusatoria, presso un bar vi era stata una iniziale zuffa tra ZZ GN e US, causata da una provocazione ad opera di quest'ultimo. ZZ GN si era recato al citato bar in compagnia della figlia IC GN, mentre US, in compagnia di IA AN, si trovava già in tale esercizio commerciale presso un patio posto all'esterno. Alla colluttazione iniziale tra gli uomini si era aggiunta quella tra IC GN e IA AN. Secondo la provvisoria ricostruzione operata dal Giudice per le indagini preliminari, la rissa si era momentaneamente acquietata, con l'allontanamento temporaneo di AN e US. Successivamente, questi ultimi avevano fatto ritorno insieme a CO il quale, sopraggiunto a seguito di richiesta telefonica di US, aveva estratto un coltello e aveva più volte colpito ZZ GN con la citata arma ai glutei e all'avambraccio sinistro. Il Tribunale riteneva infondate le censure difensive circa la qualificazione del fatto e circa la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, basando la propria decisione - esaminando la condotta posta in essere da CO - sia sulla intensità dei fendenti sferrati, sia sulla zona corporea attinta, aderente a quella del cuore. Inoltre, desumeva IM necandi, nella forma del dolo alternativo, dal tipo di arma utilizzata, dall'estrazione del coltello a freddo da parte di CO, dalla reiterazione dei fendenti e, infine, dalla condotta successiva di completo disinteresse per le sorti di ZZ GN. Preso atto della posizione di CO, il Tribunale analizzava quella di US. In particolare, riteneva sussistente il requisito dei gravi indizi di colpevolezza circa la partecipazione di US al tentato omicidio a titolo di concorso morale diretto o quantomeno sulla base di una qualificazione del reato come sviluppo assolutamente prevedibile della condotta criminosa realizzata insieme a CO. Il Tribunale notava che US aveva istigato CO dopo che la prima parte della 2 rissa si era già arrestata. Lo stesso giudice affermava inoltre che, nella seconda fase della rissa, US non solo era stato presente all'azione, ma l'aveva sostenuta fisicamente, colpendo ZZ GN con una sedia e abbandonando quest'ultimo sanguinante sul posto. In relazione alle esigenze cautelari, il Tribunale le riteneva sussistenti, basando la propria valutazione sulla personalità dell'indagato, per come emersa, oltre che dalle modalità dell'azione, anche dalla fuga dopo i fatti e dai precedenti penali a carico di US. Il Tribunale, perciò, confermava la scelta, già operata dal Giudice per le indagini preliminari, dell'applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di US e riteneva la citata misura l'unica idonea a scongiurare il rischio di ripetizione di analoghi comportamenti allarmanti. Il Tribunale riteneva inoltre inadeguate misure cautelari meno afflittive, tenuto conto, da un lato, della spregiudicata personalità dimostrata da US - totalmente avulsa dalle regole della convivenza civile - e dell'atteggiamento violento, consistito nell'organizzare un'immediata reazione di forza nonostante costui avesse la possibilità di abbandonare il luogo della rissa;
dall'altro lato, tenuto conto dell'assoluta inaffidabilità di US e della necessità di recidere in modo netto e radicale lo spessore criminale dello stesso. Il Tribunale, infine, riteneva che la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico non fosse idonea a salvaguardare le esigenze cautelari e a scongiurare il rischio che US, approfittando dei margini di libertà connaturati alla misura degli arresti domiciliari e trasgredendo le prescrizioni fondamentali della citata misura cautelare, riprendesse i contatti con ZZ GN al fine di reiterare condotte analoghe a quelle provvisoriamente contestate o al fine di indurre lo stesso GN a ritrattare le dichiarazioni rese. 2. Avverso l'ordinanza del 24 marzo 2022 la difesa di US ha proposto ricorso per cassazione, con atto articolato in cinque motivi. 2.1. Con il primo motivo, il ricorrente censura l'ordinanza impugnata, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen. e lamentando vizio di motivazione circa la qualificazione del fatto. Il ricorrente sostiene che tanto il Giudice per le indagini preliminari, quanto il Tribunale, nella parte in cui hanno analizzato la condotta di CO, siano incorsi in errore in relazione alla sussistenza dei requisiti dell'idoneità e della non equivocità degli atti. Secondo le doglianze difensive, la motivazione si baserebbe, da un lato, su una circostanza astratta e generica, quale la vicinanza corporea tra la zona attinta e quella del cuore;
dall'altro lato, su un elemento - ossia, l'intensità dei fendenti - smentito dalla documentazione in atti e non sorretto da un accertamento in concreto del potenziale lesivo dell'arma utilizzata. Il ricorrente sostiene inoltre che il Tribunale, 3 con motivazione illogica, per un verso, abbia qualificato il fatto come tentato omicidio e, per altro verso, abbia affermato che i colpi furono sferrati senza concitazione e a distanza ravvicinata rispetto alla posizione di ZZ GN. In realtà, tale situazione avrebbe potuto consentire a CO di attingere effettivamente porzioni vitali del corpo. Il ricorrente denuncia, infine, carenza di motivazione circa il requisito della non equivocità degli atti. 2.2. Con il secondo motivo, il ricorrente censura l'ordinanza impugnata, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. e lamentando vizi di motivazione circa la ritenuta sussistenza dell'elemento soggettivo del reato nella forma del dolo alternativo. Il ricorrente sostiene che tanto il Giudice per le indagini preliminari, quanto il Tribunale, abbiano affrontato l'esame dell'elemento soggettivo del reato in termini di possibilità, caratteristica tipica non del dolo diretto, ma di quello eventuale, incompatibile con la forma tentata del reato. Secondo le doglianze difensive, il Tribunale non avrebbe tenuto conto dei seguenti elementi dimostrativi dell'assenza del dolo diretto e della sussistenza della sola volontà di causare lesioni: i fendenti erano stati direzionati verso zone corporee non vitali;
ZZ GN non aveva corso pericolo di vita, come evidenziato dalla documentazione medica;
l'azione era stata interrotta da CO in assenza di interventi esterni;
CO aveva legittimamente ritenuto di intervenire in difesa dell'amico US, stante il contesto animato della rissa. Secondo le doglianze difensive, CO avrebbe agito con la sola volontà di ferire ZZ GN. La difesa, perciò, sostiene che la motivazione dell'ordinanza impugnata non indichi le ragioni - giuridiche e fattuali - che evidenzierebbero la volontà del ferimento o della morte come conseguenza diretta e alternativa dell'azione di US e che perciò escluderebbero la sussistenza di un dolo eventuale. 2.3. Con il terzo motivo, il ricorrente censura l'ordinanza impugnata lamentando vizi di motivazione circa il mancato confronto da parte del Tribunale sul riconoscimento della desistenza volontaria. Secondo le doglianze difensive, CO aveva interrotto la propria azione senza che venisse a ciò determinato dall'intervento di fattori esterni. Il ricorrente osserva, inoltre, che, anche dopo il ferimento di ZZ GN, la colluttazione proseguì senza che venisse utilizzato il coltello. 2.4. Con il quarto motivo il ricorrente censura l'ordinanza impugnata, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. e lamentando violazioni degli artt. 110, 116, 42, 56 e 575 cod. pen. Secondo le doglianze difensive, il ricorrente non avrebbe potuto prevedere, anche con l'impiego della dovuta diligenza, la condotta posta in essere da CO. Sul punto, l'ordinanza impugnata sarebbe carente di motivazione nella parte in cui non ha indicato gli elementi dimostrativi di una previa intesa tra il ricorrente US e CO. Infatti, anche 4 qualora si volesse ritenere che il ritorno del ricorrente sul luogo della rissa, per partecipare alla seconda fase della colluttazione, fosse dimostrativo di un'intenzione bellicosa, comunque il coinvolgimento di US sarebbe stato animato da una causale diversa dal proposito omicidiario nutrito, in ipotesi, da CO. Il ricorrente sostiene, inoltre, che il Tribunale non abbia tenuto conto del fatto che solo CO utilizzò il coltello, mentre US, lungi dal realizzare una condotta di ausilio, si limitò a lanciare una sedia di plastica, tra l'altro in un momento diverso dall'accoltellamento. Il ricorrente afferma che il Tribunale abbia omesso di effettuare un accertamento individualizzante circa l'elemento volitivo in capo al ricorrente, e che si sia limitato a trasferire lo spessore criminale di CO alla persona di US. Il ricorrente sostiene inoltre che il giudice del riesame sia incorso in vizio di motivazione nella parte in cui, pur avendo sostanzialmente individuato una forma di concorso anomalo di US al tentato omicidio - laddove ha riferito di uno sviluppo prevedibile della condotta criminosa - non avrebbe condotto alcun approfondimento circa la sussistenza della colpa in capo allo stesso US e avrebbe perciò trasformato l'ipotesi di cui all'art. 116 cod. pen. in una forma di responsabilità oggettiva. Tra l'altro, dalle immagini delle videoregistrazioni emerge che, anche dopo il ferimento di ZZ GN, quest'ultimo e US proseguirono nella colluttazione, ma a mani nude. Ciò esclude, secondo le doglianze difensive, che il ricorrente abbia perseguito un reato diverso e ulteriore rispetto a quello effettivamente voluto. 2.5. Con il quinto motivo, il ricorrente censura l'ordinanza impugnata, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen. e lamentando vizi di motivazione circa la ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari e circa l'adeguatezza della misura cautelare disposta. Secondo le doglianze difensive, la motivazione del provvedimento impugnato sarebbe del tutto apodittica e autoreferenziale, priva della indicazione delle ragioni per cui non sarebbe possibile svolgere un giudizio di affidabilità nei confronti di US. Il ricorrente sostiene, inoltre, che il Tribunale abbia deciso sulla sola base dell'astratta pericolosità del ricorrente e del suo asserito spessore criminale, circostanze queste che non solo sarebbero prive di adeguato supporto probatorio, ma sarebbero anche in contrasto con la necessità che il pericolo di recidiva sia concreto e attuale. Il ricorrente sostiene, inoltre, che sia illogica l'affermazione secondo la quale il ricorrente avrebbe organizzato una reazione di forza, tenuto conto del fatto che lo stesso ricorrente aveva allertato l'amico con una telefonata di brevissima durata. Il Tribunale ha indicato come ulteriore elemento a fondamento della propria valutazione il fatto che il ricorrente si sia dato alla fuga dopo i fatti. In realtà, secondo quanto sostenuto nel ricorso, tale affermazione sarebbe contraddetta dalle emergenze processuali, poiché il ricorrente non si è mai sottratto ad alcun 5 adempimento, ma anzi si è spontaneamente presentato alla polizia giudiziaria per l'esecuzione del fermo di indiziato di delitto. Il ricorrente sostiene inoltre che la condanna più recente emergente dal certificato del Casellario giudiziale risalga al 2013 e che da quello dei carichi pendenti risulti un unico procedimento. Infine, il ricorrente afferma che la motivazione circa l'inadeguatezza della misura cautelare degli arresti domiciliari sia carente di elementi specializzanti rispetto alla persona di US e sia basata su un asserito pericolo privo di elementi a sostegno, poiché US non solo non aveva tentato, malgrado il suo stato di libertà, di entrare in contatto con ZZ GN e la figlia di quest'ultimo, ma era anche del tutto estraneo agli interessi sottesi alla lite su cui si sarebbe innestata la presunta aggressione. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è complessivamente infondato, dunque deve essere rigettato. 2. Il primo e il secondo motivo di ricorso, concernenti rispettivamente le doglianze difensive circa la qualificazione del fatto come tentato omicidio e circa la sussistenza dell'elemento psicologico nella forma del dolo alternativo, possono essere trattati congiuntamente in quanto strettamente connessi. Entrambi sono infondati. 2.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che, in tema di distinzione tra il reato di lesione personale e quello di tentato omicidio, occorre avere riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell'agente, sia alla differente potenzialità dell'azione lesiva, desumibili dalla sede corporea attinta, dall'idoneità dell'arma impiegata nonché dalle modalità dell'atto lesivo (Sez. 1, n. 24173 del 05/04/2022, Rusu, Rv. 283390-01). Ha altresì stabilito che, in tema di delitto tentato, l'accertamento dell'idoneità degli atti deve essere compiuto dal giudice di merito secondo il criterio della prognosi postuma, con riferimento alla situazione che si presentava all'imputato al momento del compimento degli atti, in base alle condizioni prevedibili del caso (Sez. 2, n. 36311 del 12/07/2019, Raicevic, Rv. 277032-02). È stato altresì statuito che, in tema di omicidio tentato, in assenza di esplicite ammissioni da parte dell'imputato, ai fini dell'accertamento della sussistenza dell'animus necandi assume valore determinante l'idoneità dell'azione, che va apprezzata in concreto, con una prognosi formulata ex post ma con riferimento alla situazione che si presentava ex ante all'imputato, al momento del compimento degli atti, in base alle condizioni umanamente prevedibili del caso (Sez. 1, n. 11928 del 29/11/2018, dep. 2019, Comelli, Rv. 275012-01). Accertamento che 6 deve essere condotto desumendo il dolo da elementi esterni e, in particolare, da quei dati della condotta che, per la loro non equivoca potenzialità offensiva, siano i più idonei ad esprimere il fine perseguito dall'agente (Sez. 1, n. 35006 del 18/04/2013, Polisi, Rv. 257208-01). È stato inoltre precisato che il dolo diretto, anche nella sua forma di dolo alternativo, che ricorre quando il soggetto agente prevede e vuole indifferentemente due eventi alternativi tra loro come conseguenza della sua condotta, è compatibile con il tentativo (Sez. 1, n. 9663 del 03/10/2013, dep. 2014, Nardelli, Rv. 259465-01; in senso conforme Sez. 1, n. 43250 del 13/04/2018, Alfieri, Rv. 274402-01). 2.2. Nel caso ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché la motivazione del Tribunale circa la sussistenza dei requisiti dell'idoneità e dell'univocità degli atti e circa la qualificazione del dolo risulta congrua. Il giudice del riesame, con motivazione in linea con i principi pienamente condivisibili stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità, ha indicato puntualmente gli elementi probatori dai quali ha desunto i requisiti per la qualificazione del fatto nell'ipotesi di tentato omicidio. Per quanto concerne l'idoneità e la non equivocità degli atti, il Tribunale ha valorizzato l'intensità dei colpi sferrati, la capacità offensiva dell'arma impiegata e la direzione dei fendenti, individuata - fattasi eccezione per i colpi inferti ai glutei - nella zona anatomicamente vicina al cuore. Inoltre, il Tribunale, fornendo adeguata risposta alle doglianze difensive sul punto, ora riproposte con il ricorso per cassazione, ha evidenziato che, nonostante l'obiettivo preso di mira dall'azione di CO, la porzione del corpo attinta fu il braccio sinistro e non la spalla, ma solo in ragione della concitazione del momento. Né possono rilevare in senso contrario, come invece prospettato dal ricorrente, le condizioni di salute di ZZ GN come emergenti dalla documentazione medica. Infatti, come precisato dalla giurisprudenza di legittimità, l'accertamento in tema di idoneità e non equivocità dell'azione deve essere condotto con giudizio ex ante. Il giudice del riesame ha anche reso congrua motivazione circa la sussistenza dell'elemento soggettivo in capo a CO, valorizzando a tal fine l'estrazione a freddo dell'arma, la reiterazione dei fendenti, il completo disinteresse per le sorti della vittima e la possibilità che CO aveva di non usare l'arma nel corso dell'aggressione, bensì le proprie mani. Inoltre, il Tribunale ha anche puntualmente motivato, come si vedrà più approfonditamente nell'analisi del quarto motivo, circa il concorso morale diretto di US nell'azione criminosa e circa il rispettivo elemento soggettivo. Infatti, il giudice del riesame ha valorizzato non solo il dato per cui US aveva sollecitato telefonicamente rinforzi, e perciò con intenti tutt'altro che difensivi, ma anche la circostanza che US aveva sostenuto fisicamente l'azione e aveva assistito al ferimento con il coltello, senza alcun ravvedimento. 7 Alla luce di quanto finora esposto, non risulta che il giudice del riesame sia incorso in vizi di motivazione circa la qualificazione del fatto e dell'elemento soggettivo, avendo lo stesso fornito puntuale e adeguata risposta alle doglianze difensive. 3. Il terzo motivo, con il quale il ricorrente censura l'ordinanza impugnata sostenendo che il Tribunale non abbia motivato circa l'applicabilità della desistenza volontaria di cui all'art. 56 cod. pen., è manifestamente infondato. 3.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che il provvedimento di merito non è tenuto a compiere un'analisi approfondita di tutte le deduzioni delle parti e a prendere in esame dettagliatamente tutte le risultanze processuali, essendo sufficiente che, anche attraverso una valutazione globale di quelle deduzioni e risultanze, spieghi, in modo logico ed adeguato, le ragioni del convincimento, dimostrando che ogni fatto decisivo è stato tenuto presente, sì da potersi considerare implicitamente disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata (Sez. 4, n. 26660 del 13/05/2011, Caruso, Rv. 250900-01; Sez. 6, n. 20092 del 04/05/2011, Schowick, Rv. 250105-01; Sez. 4, n. 1149 del 24/10/2005, dep. 2006, Mirabilia, Rv. 233187-01). È stato inoltre affermato che, nei reati di danno a forma libera, è configurabile la desistenza volontaria solo nella fase del tentativo incompiuto, ossia fino a quando non siano stati posti in essere gli atti da cui origina il processo causale idoneo a produrre l'evento (Sez. 5, n. 50079 del 15/05/2017, Mayer, Rv. 271435-01). 3.2. Nel caso ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché il giudice del riesame ha disatteso, implicitamente ma in modo chiaro, le argomentazioni difensive circa il riconoscimento della desistenza volontaria. Infatti, il Tribunale ha evidenziato come US partecipò all'azione e lasciò ZZ GN sanguinante sul posto, dandosi alla fuga. Di conseguenza, il giudice del riesame ha plausibilmente ritenuto che US e CO non interruppero l'aggressione nei confronti di ZZ GN per aver rinunciato a portare a termine l'azione, ma che i primi, una volta ritenuta ultimata l'azione, si allontanarono lasciando ZZ GN sanguinante. Come infatti affermato dal giudice del riesame nell'approfondimento del punto relativo all'animus omicidiario, con motivazione che non risulta illogica o contraddittoria, la condotta successiva all'aggressione fu di completo disinteresse per le sorti di ZZ GN. Deve inoltre rilevarsi che, sul punto, il ricorrente si limita ad avanzare una lettura degli elementi probatori alternativa a quella operata dal giudice del riesame, proponendo una ricostruzione degli elementi fattuali che non può essere svolta in sede di giudizio di legittimità. 8 4. Il quarto motivo, con il quale il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui avrebbe sostanzialmente ritenuto sussistente un concorso anomalo senza provvedere all'accertamento della prevedibilità del reato non voluto, è infondato. 4.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che, in tema di concorso di persone nel reato, la configurabilità del concorso cosiddetto anomalo di cui all'art. 116 cod. pen. è soggetta a due limiti negativi, e cioè che l'evento diverso non sia voluto neppure sotto il profilo del dolo alternativo o eventuale e che l'evento più grave, concretamente realizzato, non sia conseguenza di fattori eccezionali, sopravvenuti, meramente occasionali e non ricollegabili eziologicamente alla condotta criminosa di base (Sez. 1, n. 44579 del 11/09/2018, Rv. 273977-01). È stato inoltre affermato che, in tema di impugnazione delle misure cautelari personali, il ricorso per cassazione è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione dei fatti ovvero si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (Sez. 4, n. 18795 del 02/03/2017, Di Iasi, Rv. 269884-01). 4.2. Nel caso ora in esame, il giudice del riesame ha ritenuto sussistente un concorso morale diretto di US nell'ipotesi provvisoriamente contestata di tentato omicidio. In particolare, il Tribunale ha valorizzato a tali fini il ruolo di istigazione dallo stesso US assunto nei confronti di CO, nella parte in cui il primo, fingendo di allontanarsi dal luogo della rissa, aveva atteso il sostegno dell'amico dopo averlo contattato telefonicamente. Di conseguenza, il giudice del riesame ha affermato, sulla base della circostanza che US aveva solo finto di abbandonare il luogo della rissa, che costui preferì organizzare una reazione di forza - con intenti, perciò, ritenuti tutt'altro che difensivi - invece di abbandonare il luogo della rissa. Inoltre, il Tribunale ha evidenziato come non solo US fu presente alla successiva aggressione, ma che lo stesso partecipò attivamente mediante il lancio di una sedia, assistette moralmente al ferimento e abbandonò ZZ GN sanguinante sul luogo dell'aggressione. Sul punto, il ricorrente si limita ad avanzare una diversa valutazione delle circostanze già esaminate dal Tribunale e ritenute da quest'ultimo dimostrative di un concorso morale diretto. Né può valere in senso contrario l'inciso del giudice dell'ordinanza impugnata secondo il quale l'aggressione armata nei confronti di ZZ GN si sarebbe potuta configurare quantomeno come sviluppo prevedibile dell'azione criminosa di US. Tale considerazione, infatti, si limita a lasciare aperta la 9 possibilità, nell'eventuale giudizio di responsabilità non cautelare, di qualificare il concorso di US ai sensi dell'art. 116 cod. pen. Il giudice del riesame ha invece ritenuto che, per quanto ricostruito nella provvisoria ricostruzione operata in sede cautelare, l'azione posta in essere da US rilevasse come un concorso morale diretto nel tentato omicidio, sulla base degli elementi precedentemente indicati. 5. Il quinto motivo di ricorso, con il quale il ricorrente censura la ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari e il giudizio di adeguatezza della misura cautelare della custodia in carcere, è infondato. 5.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che, in tema di esigenze cautelari, l'art. 274, lett. c), cod. proc. pen., nel testo introdotto dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, richiede che il pericolo che l'imputato commetta altri delitti deve essere non solo concreto (fondato, cioè, su elementi non ipotetici, ma reali), ma anche attuale, nel senso che l'analisi della personalità e delle concrete condizioni di vita dell'indagato deve indurre a ritenere probabile una ricaduta nel delitto "prossima" - anche se non specificamente individuata, né tanto meno imminente - all'epoca in cui la misura viene applicata (Sez. 2, n. 47619 del 19/10/2016, Esposito, Rv. 268508-01). È stato inoltre precisato che tale giudizio non richiede la previsione di una specifica occasione per delinquere, ma è inerente ad una valutazione prognostica fondata su elementi concreti, desunti sia dall'analisi della personalità dell'indagato (valutabile anche attraverso le modalità del fatto per cui si procede), sia dall'esame delle concrete condizioni di vita di quest'ultimo (Sez. 2, n. 47891 del 07/09/2016, Vicini, Rv. 268366-01). 5.2. Nel caso ora in esame, non risulta che l'ordinanza impugnata sia affetta dai vizi denunciati dal ricorrente. Il giudice del riesame ha infatti chiaramente indicato gli elementi alla base della ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari, svolgendo un giudizio in concreto sulla personalità dell'indagato. Di conseguenza, la motivazione dell'ordinanza impugnata non risulta inadeguata circa l'affermazione della sussistenza dei requisiti dell'attualità e della concretezza. Il Tribunale ha inoltre fornito puntuale motivazione circa l'inaffidabilità di US e l'impossibilità di assicurare il rispetto delle citate esigenze cautelari mediante altre misure, meno limitative della libertà personale. In particolare, il giudice del riesame ha valorizzato a tale fine l'atteggiamento violento e la negativa personalità di US, quest'ultima per come emersa tanto dalla provvisoria ricostruzione del fatto, quanto dalla fuga dopo il fatto e dai precedenti penali a carico di US. Sul punto, il ricorrente si limita a fornire una diversa valutazione delle circostanze indicate dal giudice del riesame e a proporre doglianze non idonee a superare la logica sottesa all'ordinanza ora impugnata. 10 IL PRESIDENTE 6. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato e, conseguentemente, il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali. La cancelleria provvederà alla trasmissione del presente provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario nel quale PP LE US è ristretto, ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
P. Q. M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen. Così deciso in Roma, 15 luglio 2022 IL CONSIGLIERE ESTENSORE