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Sentenza 21 ottobre 2025
Sentenza 21 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Torino, sentenza 21/10/2025, n. 4500 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Torino |
| Numero : | 4500 |
| Data del deposito : | 21 ottobre 2025 |
Testo completo
IL TRIBUNALE ORDINARIO di TORINO Sezione Nona Civile
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di TORINO
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Silvia Carosio, ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa civile iscritta al N. R.G. 11580/2024 promossa da:
nato a [...], Prov. Di Buenos Aires (Argentina) il 22 Parte_1 maggio 1971
nata a [...], Prov. Di Buenos Aires (Argentina) il 21 giugno Parte_2
2002
nato a [...], Prov. di Buenos Aires (Argentina) il 24 Controparte_1 giugno 1998,
nato a [...], Prov. di Buenos Aires (Argentina) il 22 Controparte_2 settembre 2000,
nato a [...], Prov. di Buenos Aires (Argentina) il 27 Controparte_3 settembre 1979
nato a [...], Prov. di Buenos Aires (Argentina) il 21 Parte_3 marzo 2000
nato a [...], Prov. di Buenos Aires (Argentina) il 2 gennaio Parte_4
2003
nato a [...], Prov. di Buenos Aires (Argentina) il 9 Parte_5 aprile 2001
nato a [...], Prov. di Buenos Aires (Argentina) il Parte_6
25 gennaio 1979, in proprio e quale esercente la potestà genitoriale unitamente a
[...]
sulla figlia minore nata a Persona_1 Persona_2
Cudad de Buenos Aires, Argentina, il 20.12.2018
tutti con il patrocinio dell'avv. Michela Vignola RICORRENTI CONTRO
in persona del Ministro pro tempore, con il patrocinio Controparte_4 dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Torino RESISTENTI nonché nel contraddittorio con il Pubblico Ministero – Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Torino pagina 1 di 7 avente ad oggetto: riconoscimento cittadinanza.
CONCLUSIONI DELLE PARTI: come da note scritte per l'udienza del 2.10.2025
FATTI RILEVANTI E RAGIONI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato presso la Cancelleria del Tribunale di Torino i ricorrenti indicati in epigrafe hanno evocato in giudizio il chiedendo il riconoscimento Controparte_4 della cittadinanza italiana iure sanguinis per essere discendenti di cittadino italiano che non aveva mai perso la cittadinanza. A sostegno della propria domanda i ricorrenti hanno esposto di essere discendenti di
, nato a [...], Alessandria, (Italia) il 17 aprile Persona_3
1839, cittadino italiano, ed emigrato in Argentina. Dal matrimonio tra Persona_3
e avvenuto in data 09/03/1877, nasceva il 06.03.1891
[...] Parte_7 Parte_8 che a sua volta si sposava nel 1921 con . Controparte_5 Persona_4
Dal loro matrimonio nasceva il 18.02.1919 che nel 1943 sposava Persona_5
. Persona_6
Dal matrimonio tra e nasceva il 18.08.1947 Persona_5 Persona_6
che a sua volta nel 1968 sposava . Persona_7 Persona_8
Dal loro matrimonio nasceva il 27.09.1969 (Richiedente), che Controparte_3 nel 1999 sposava . Controparte_6
Dal loro matrimonio nascevano il 21.03.2000 (Richiedente), Parte_3
09.04.2001 (Richiedente), il 02.01.2003 Parte_5 Parte_4
(Richiedente). Dal matrimonio tra e nasceva il Persona_7 Persona_8
22.05.1971 che nel 1966 sposava . Parte_1 Persona_9
Dal loro matrimonio nascevano il 24.06.1998 (Richiedente), il Controparte_1
22.09.2000 (Richiedente), il 21.06.2002 Controparte_2 Parte_2
(Richiedente). Dal matrimonio tra e nasceva il 20.05.1944 Persona_5 Persona_6
che a sua volta si sposava nel 1974 con Persona_10 CP_7
[...]
Dal loro matrimonio nasceva il 25.01.1979 (Richiedente) che Parte_6 nel 2022 sposava . Persona_1
Dal loro matrimonio nasceva il 24.06.1998 (Richiedente). Persona_2
Il non si è costituito ed essendo regolarmente citato ma non Controparte_4 comparso veniva dichiarato contumace. Il Pubblico Ministero ha depositato le sue conclusioni come in atti nulla opponendo per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai ricorrenti. All'esito dell'udienza del 2.10.2025 mediante trattazione scritta la causa è stata trattenuta in decisione sulle conclusioni rassegnate nel verbale di udienza ed in atti. Venendo al merito, nel caso di specie, la domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis è fondata per le ragioni che seguono.
pagina 2 di 7 Preliminarmente, va evidenziato che i ricorrenti tutti instano per la concessione della cittadinanza, alla quale avrebbero diritto iure sanguinis, per essere discendenti di un cittadino italiano per nascita ex art. 1, lett. a), legge n. 91/92, per linea materna. Tenendo conto della ricostruzione dell'albero genealogico dei ricorrenti, questi fanno derivare il loro diritto alla cittadinanza italiana per trasmissione, per linea materna, dall'antenata , cittadino italiano in quanto nato a [...] Persona_3
Nuovo, Alessandria, (Italia) il 17 aprile 1839 che ha avuto la figlia nata il [...]
[...]
, a sua volta, ava dei ricorrenti. Pt_8
La linea di discendenza riportata in ricorso trova esatto riscontro nella documentazione versata in atti, debitamente tradotta e apostillata. In diritto si osserva che, ai sensi dell'art. 1 della previgente L. n. 555 del 1912 era considerato cittadino per nascita il figlio di padre cittadino ovvero il figlio di madre cittadina in ipotesi di padre ignoto o di padre senza cittadinanza italiana o di altro Stato, ovvero ancora se il figlio non seguiva la cittadinanza dei genitori stranieri secondo la legge dello Stato al quale questi appartenevano. Inoltre, la norma di cui all'art. 10 della medesima legge stabiliva che la donna sposata non poteva avere una cittadinanza diversa da quella del marito, anche in caso di separazione personale tra i coniugi e che la donna cittadina che si sposava con uno straniero perdeva la cittadinanza italiana, sempreché il marito possedesse una cittadinanza alla moglie trasmissibile in forza del vincolo matrimoniale. Ebbene, con sentenza n. 87 del 1975 la Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della appena citata norma per contrasto con gli artt. 3 e 29 Cost. ed in particolare i Giudici delle leggi hanno osservato che “l'art. 10 si ispira, come risulta dalla dottrina e dai commenti susseguenti alla sua emanazione, alla concezione imperante nel 1912 di considerare la donna come giuridicamente inferiore all'uomo e addirittura come persona non avente la completa capacità giuridica (fra l'altro a quel tempo non erano riconosciuti alla donna diritti politici attivi e passivi ed erano estremamente limitati i diritti di accedere a funzioni pubbliche), concezione che non risponde ed anzi contrasta ai principi della Costituzione che attribuisce pari dignità sociale ed uguaglianza avanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzione di sesso e ordina il matrimonio sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi. É indubbio che la norma impugnata, stabilendo nei riguardi esclusivamente della donna la perdita della cittadinanza italiana, crea una ingiustificata e non razionale disparità di trattamento fra i due coniugi. La differenza di trattamento dell'uomo e della donna e la condizione di minorazione ed inferiorità in cui quest'ultima è posta dalla norma impugnata si evidenzia ancora maggiormente per il fatto che la perdita della cittadinanza, stato giuridico costituzionalmente protetto e che importa una serie di diritti nel campo privatistico e pubblicistico e inoltre, in particolare, diritti politici, ha luogo senza che sia in alcun modo richiesta la volontà dell'interessata e anche contro la volontà di questa. La norma impugnata pone in essere anche una non giustificata disparità di trattamento fra le stesse donne italiane che compiono il medesimo atto del matrimonio con uno straniero, facendo dipendere nei riguardi di esse la perdita automatica o la conservazione della cittadinanza italiana dall'esistenza o meno di una norma straniera, cioè di una circostanza estranea alla loro volontà. La norma viola palesemente anche l'art. 29 della Costituzione in quanto commina una gravissima disuguaglianza morale, giuridica e politica dei coniugi e pone la donna in uno stato di evidente inferiorità, privandola automaticamente, per il solo fatto del matrimonio, dei diritti del cittadino italiano. Come rileva il giudice a quo, la norma non giova, rispetto all'ordinamento italiano, all'unità familiare voluta dall'art. 29 della Costituzione, ma anzi è ad essa contraria, in quanto potrebbe indurre la donna, per non perdere un impiego per cui sia richiesta la pagina 3 di 7 cittadinanza italiana o per non privarsi della protezione giuridica riservata ai cittadini italiani o del diritto ad accedere a cariche ed uffici pubblici, a non compiere l'atto giuridico del matrimonio o a sciogliere questo una volta compiuto”. La sentenza in esame conclude dunque affermando che “è in contrasto con la Costituzione non dare rilievo alla volontà della donna di conservare l'originaria cittadinanza italiana, salva la discrezionalità del legislatore di disciplinare le relative modalità”. Con successiva pronuncia n. 30 del 1983, la Corte Costituzionale ha poi dichiarato l'illegittimità anche dell'art. 1, n. 1, della legge del 1912 sopra citato nella parte in cui non prevedeva che fosse cittadino italiano per nascita anche il figlio di madre cittadina italiana. In particolare, nella sentenza appena citata si legge che “l'art. 1, n. 1, della legge n. 555 del 1912 è in chiaro contrasto con l'art. 3, 1 comma, (eguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso) e con l'art. 29, 2 comma, (eguaglianza morale e giuridica dei coniugi). Né giustifica la differenziata disciplina in tema di acquisto della cittadinanza per nascita il richiamo ad un limite all'eguaglianza tra i coniugi, stabilito dalla legge a garanzia della unità familiare. Tra l'altro non si vede come la diversità di cittadinanza tra i coniugi, ammessa dalla sentenza n. 87/1975 e dall'art. 143 ter codice civile (introdotto dalla legge 19 maggio 1975, n. 151, sulla riforma del diritto di famiglia), sia stata ritenuta compatibile con l'unità familiare, mentre non potrebbe esserlo l'attribuzione congiunta al figlio minore della cittadinanza paterna e di quella materna. Nemmeno varrebbe poi, a giustificare il mancato ossequio ai principi degli artt. 3, primo comma, e 29, secondo comma, l'esigenza di evitare i fenomeni di doppia cittadinanza, per gli impegni assunti anche in sede internazionale (cfr. Convenzione di Strasburgo del 1963, la cui ratifica fu autorizzata con L. 4 ottobre 1966, n. 876, e depositata dall'Italia con alcune riserve). Deve infatti riconoscersi come prevalente, rispetto ad inconvenienti pur seri, la necessità di realizzare il principio costituzionale di eguaglianza anche a proposito di acquisto dello status civitatis per nascita. Né fanno difetto al legislatore i mezzi per ridurre in limiti tollerabili le difficoltà nascenti dalla pluralità di cittadinanze in capo al figlio”. In definitiva, secondo i Giudici delle leggi, considerato discriminatorio e dunque illegittimo ogni automatismo nella perdita della cittadinanza da parte della donna in conseguenza del matrimonio contratto con cittadino straniero, ai fini della eventuale rinuncia allo status civitatis si deve guardare alla sola libertà decisionale espressa dalla donna. All'esito delle predette decisioni della Corte Costituzionale, si è discusso se le conseguenze della declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme appena esaminate della legge del 1912 dovesse essere limitata ai casi di figli nati solo successivamente alla entrata in vigore della Costituzione, ossia al 1° gennaio 1948, ovvero anche a quelli nati prima di tale data. Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la pronuncia n. 4466 del 2009 ove si legge che “per effetto delle sentenze della Corte costituzionale n. 87 del 1975 e 30 del 1983, la cittadinanza italiana deve essere riconosciuta in sede giudiziaria alla donna che l'abbia perduta ex art. 10 della legge n. 555 del 1912, per aver contratto matrimonio con cittadino straniero anteriormente al 1° gennaio 1948, indipendentemente dalla dichiarazione resa ai sensi dell'art. 219 della legge n. 151 del 1975, in quanto l'illegittima privazione dovuta alla norma dichiarata incostituzionale non si esaurisce con la perdita non volontaria dovuta al sorgere del vincolo coniugale, ma continua a produrre effetti anche dopo l'entrata in vigore della Costituzione, in violazione del principio fondamentale della parità tra i sessi e dell'uguaglianza giuridica e morale tra i coniugi, contenuti negli art. 3 e 29 Cost. Ne consegue che la limitazione temporale dell'efficacia della dichiarazione d'incostituzionalità al 1° gennaio del 1948 non impedisce il riconoscimento dello "status" di cittadino, che ha natura permanente ed imprescrittibile ed è giustiziabile in ogni tempo, salva l'estinzione per effetto della rinuncia del richiedente. In applicazione del principio, riacquista la
pagina 4 di 7 cittadinanza italiana dal 1° gennaio 1948 anche il figlio di donna nella situazione descritta, nato prima di tale data e nel vigore della legge n. 555 del 1912, e tale diritto si trasmette ai suoi figli, determinando il rapporto di filiazione, dopo l'entrata in vigore della Costituzione, la trasmissione dello "status" di cittadino, che gli sarebbe spettato di diritto in assenza della legge discriminatoria”. Pertanto, in linea con le determinazioni della Consulta ed aderendo all'orientamento appena indicato espresso dalla Corte di Cassazione, questo Giudice ritiene che, successivamente all'entrata in vigore della Costituzione, abbia diritto al riconoscimento (rectius: al riacquisto) della cittadinanza italiana anche il figlio di madre cittadina italiana nato prima del 1° gennaio 1948 ma pur sempre nel vigore della legge n. 555 del 1912 e che tale diritto si trasmette ai suoi figli iure sanguinis. Nella specie, i ricorrenti fanno discendere il proprio diritto alla cittadinanza italiana dalla circostanza per cui l'antenato , era cittadino italiano in quanto Persona_3 nata in [...] nel 1839 e successivamente trasferitasi in Argentina che ha avuto una figlia che si è poi sposata con un cittadino straniero e che, dunque, è una donna che Parte_8 ha perso, per la legge in vigore all'epoca, la cittadinanza a seguito di matrimonio con cittadino straniero. In applicazione dei principi di diritto appena enunciati (Corte Cost. n.87/1975 e n.30/1983 e Sent Cass SSUU n. 4466/2009), ovvero che “lo stato di cittadino, effetto della condizione di figlio, come questa, costituisce una qualità essenziale della persona, con caratteri di assolutezza, originarietà, indisponibilità e imprescrittibilità, che lo rendono giustiziabile in ogni tempo e di regola non definibile come esaurito o chiuso, se non quando risulti denegato o riconosciuto da sentenza passata in giudicato” e tenuto conto che, nelle ipotesi di perdita della cittadinanza da parte della donna a seguito di matrimonio con cittadino straniero, o di nascita del figlio prima del 1/1/1948, lo stato di cittadinanza possa essere riconosciuto anche ai figli di madre cittadina nati prima dell'entrata in vigore della Costituzione, ma soltanto in via giudiziaria, si deve verificare se i discendenti della sig.ra abbiano diritto alla cittadinanza Parte_8 italiana. Orbene, in primo luogo i ricorrenti hanno correttamente agito in via giudiziaria, unica modalità per vedersi riconoscere il diritto soggettivo invocato, atteso che la PA (Ufficiale di Stato Civile prima e Questura poi) non avrebbe potuto esaminare la richiesta, svolgendo funzioni tecniche del tutto prive di discrezionalità amministrativa sulla base della sola documentazione prodotta. In secondo luogo, è documentato che l'antenato , nato a Persona_3
San Giuliano Nuovo, Alessandria, (Italia) il 17 aprile 1839, cittadino italiano, ed emigrato in Argentina. Dal matrimonio tra e avvenuto in data Persona_3 Parte_7
09/03/1877, nasceva il 06.03.1891 che a sua volta si sposava nel 1921 con Parte_8 [...]
. Controparte_5 Persona_4
Dal loro matrimonio nasceva il 18.02.1919 che nel 1943 sposava Persona_5
Dal matrimonio tra e Persona_6 Persona_5 Persona_6 nasceva il 18.08.1947 che a sua volta nel 1968
[...] Persona_7 sposava . Persona_8
Dal loro matrimonio nasceva il 27.09.1969 (Richiedente), che Controparte_3 nel 1999 sposava . Controparte_6
Dal loro matrimonio nascevano il 21.03.2000 (Richiedente), Parte_3
09.04.2001 (Richiedente), il 02.01.2003 Parte_5 Parte_4
(Richiedente). pagina 5 di 7 Dal matrimonio tra e nasceva il Persona_7 Persona_8
22.05.1971 che nel 1966 sposava . Parte_1 Persona_9
Dal loro matrimonio nascevano il 24.06.1998 (Richiedente), il Controparte_1
22.09.2000 (Richiedente), il 21.06.2002 Controparte_2 Parte_2
(Richiedente). Dal matrimonio tra e nasceva Persona_5 Persona_6 il 20.05.1944 che a sua volta si sposava nel 1974 con Persona_10
Dal loro matrimonio nasceva il 25.01.1979 Controparte_7 Parte_6
(Richiedente) che nel 2022 sposava .
[...] Persona_1
Dal loro matrimonio nasceva il 24.06.1998 (Richiedente). Persona_2
Non emerge dagli atti che o alcuno dei suoi discendenti Persona_3 abbiano mai rinunciato alla cittadinanza italiana, ma, al contrario, dal documento versato in atti si evince che lo stesso non si trova nel registro dei cittadini argentini nativi o per scelta o naturalizzati. La figlia di nasceva, come si è detto, il 06.03.1891, ovvero Persona_3 prima dell'entrata in vigore della legge 1912. L'antenata, sposando un cittadino argentino, ha perso per legge la cittadinanza italiana: sul punto occorre infatti rilevare che, prima del 1912, le questioni in ordine al diritto di cittadinanza erano evincibili dalla disciplina dettata dal codice civile del Regno d'Italia del 1865 ove, nel titolo I del libro primo si legge che “4. è cittadino il figlio di padre cittadino (…) 7. quando il padre sia ignoto, è cittadino il figlio di madre cittadina (…) 14. la donna cittadina che si marita a uno straniero, diviene straniera, sempreché acquisti la cittadinanza del marito”. Come è evidente ad una prima lettura della disciplina, la legge sulla cittadinanza del 1912 ha derivato le sue statuizioni proprio dal codice civile previgente, ove erano sanciti i principi (già in precedenza più volte richiamati e dichiarati illegittimi dalla Consulta) della trasmissione della cittadinanza per via paterna e della perdita automatica, per la donna, della cittadinanza a seguito di matrimonio con cittadino straniero. Ebbene, trattandosi di normative di fatto identiche tra loro, questo Giudice ritiene che sia positivamente introdotto all'esito delle pronunce citate della Corte Costituzionale e delle Sezioni Unite della Corte di legittimità il principio secondo cui ha diritto al riconoscimento (rectius: al riacquisto) della cittadinanza italiana anche il figlio di madre cittadina italiana nato prima del 1° gennaio 1948 e nella vigenza di una normativa discriminatoria (quale quella sia del 1912 che del previgente codice civile del 1865) e che tale diritto si trasmette ai suoi figli iure sanguinis, non possa che darsi una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa antecedente al 1912. E', infatti, in contrasto con la Costituzione non dare rilievo alla volontà della donna di conservare l'originaria cittadinanza italiana, e tale volontà va preservata nei confronti dei discendenti della donna che, in vita, non ha potuto scegliere a causa di una normativa discriminatoria e dichiarata illegittima. Ne consegue che il ricorso debba essere accolto con riconoscimento in capo ai ricorrenti della cittadinanza italiana. L'accoglimento della domanda principale rende superfluo l'esame di ogni altra domanda. Nulla in punto spese data la natura della procedura e per non avere il CP_4 intimato svolto difese.
P.Q.M.
pagina 6 di 7 Il Giudice, in composizione monocratica, ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione disattesa, definitivamente pronunciando, così provvede:
-Accoglie il ricorso e riconosce in capo ai ricorrenti il diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana mandando alla PA competente per gli adempimenti connessi;
-Dichiara nulla in punto spese.
-Manda alla Cancelleria per la comunicazione alle parti costituite e gli adempimenti di rito.
Così deciso in Torino il 15.10.2025
Il Giudice
Dr. Silvia Carosio
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