Sentenza 25 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Pavia, sentenza 25/03/2025, n. 161 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Pavia |
| Numero : | 161 |
| Data del deposito : | 25 marzo 2025 |
Testo completo
Tribunale di Pavia
PRIMA SEZIONE
VERBALE D'UDIENZA
R. G. 789/2024
Oggi 25/03/2025 innanzi alla giudice del lavoro Dr. Federica Ferrari, mediante connessione da remoto attraverso l'utilizzo dell'applicazione Microsoft Team, compare l'avv. FRANCESCO MOSCARIELLO in sost avv avv MICHELE BONETTI per la ricorrente.
Per MIM, la dott.ssa Isernia/
La giudice prende atto della dichiarazione di identità dei procuratori delle parti che dichiarano che non sono in atto collegamenti con soggetti non legittimati e che non sono presenti soggetti non legittimati nei luoghi da cui sono in collegamento con la stanza virtuale d'udienza.
Su invito della giudice, i difensori si impegnano a mantenere attivata la funzione video per tutta la durata dell'udienza ed a prendere la parola nel rispetto delle indicazioni del giudice, in modo da garantire l'ordinato svolgimento dell'udienza. Il giudice avverte che la registrazione dell'udienza è vietata.
L'avv Moscariello si oppone alla eccezione di prescrizione sollevata dal , CP_1
rilevando il deposito di una diffida nell'anno 2022.
La giudice invita i difensori alla discussione, si ritira in camera di consiglio e all'esito decide come da contestuale motivazione che in assenza dei difensori deposita nel fascicolo telematico.
La giudice del lavoro
Federica Ferrari
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI PAVIA
PRIMA SEZIONE
La giudice del lavoro Federica Ferrari pronuncia la seguente
SENTENZA nella causa di I Grado iscritta al n. 789/2024 promossa da
, C. F. rappresentata e difesa dall'Avv. Parte_1 C.F._1
DELIA SANTI e dall'Avv. BONETTI MICHELE ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell'Avv. Santi sito in Roma alla via San Tommaso d'Aquino n. 47
RICORRENTE contro
(C. F. ), Controparte_2 P.IVA_1
rappresentato e difeso ex art. 417 bis c.p.c. dalla dott.ssa SARA PUNTI, dalla dott.ssa
MARIA NI e dalla dott.ssa FEDRERICA LA ROSA, funzionarie in servizio presso l Controparte_3
RESISTENTE
CONCLUSIONI DI PARTE RICORRENTE
Piaccia all'Ill.mo Giudice adito nella veste di Giudice del Lavoro, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, statuire quanto segue: - Accertare e dichiarare il diritto soggettivo di parte ricorrente ad usufruire del beneficio economico di euro 500,00 annui tramite la Carta per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per gli anni scolastici indicati in ricorso e nei quali questi hanno svolto le mansioni di insegnanti per l'intero anno e a tempo pieno.
- Accertare e dichiarare il diritto di parte ricorrente ad ottenere l'erogazione, anche a titolo risarcitorio a causa del mancato godimento del c.d. Carta docenti, ad ottenere l'erogazione delle somme quantificate nel ricorso (euro 4.000,00 per la ricorrente
) e conseguentemente condannare l'Amministrazione al pagamento di Parte_1
dette somme per gli anni scolastici indicati oltre interessi e rivalutazione monetaria come per legge.
- In via subordinata si chiede che la s.v. emani qualsiasi provvedimento ritenga opportuno al fine di accogliere la domanda di parte ricorrente e di disporre l'erogazione alle stesse delle somme dovute a titolo c.d. Carta Docenti e come da ricorso.
Con condanna alle spese del giudizio da distrarsi ex art. 93 c.p.c.
CONCLUSIONI DI PARTE RESISTENTE
1. Dichiarare l'infondatezza di qualunque pretesa relativa al contratto sottoscritto nell'a.s. 2015/2016;
2. Dichiarare l'intervenuta prescrizione quinquennale dei diritti azionati con la notifica dell'atto introduttivo del 29/05/2024, e quindi dei diritti relativi ai contratti sottoscritti negli aa.ss. 2016/2017, 2017/2018, 2018/2019;
3. In caso di riconosciuta fondatezza delle rimanenti pretese avversarie, riconoscere in favore della controparte il beneficio di cui all'art. 1 comma 121 della Legge n.
107/2015 alle medesime condizioni previste per il personale di ruolo, limitatamente agli aa.ss. 2019/20, 2020/21, 2021/22 e 2022/23;
4. Alla luce della serialità della vertenza, compensare in ogni caso integralmente le spese di lite.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La Carta del Docente consiste in un bonus economico annuo di € 500,00, utilizzabile esclusivamente per beni e i servizi individuati al comma 121 dell'art.1, l. 107/2015.
Nello specifico, si tratta di una misura concepita al fine di implementare la formazione e la preparazione del personale docente.
La disposizione richiamata individua quali destinatari del bonus economico solo i docenti di ruolo, per i quali prescrive, al comma 124, la formazione come obbligatoria.
Nella medesima ottica e in ossequio a quanto stabilito al successivo comma 122 del medesimo articolo, è stato emanato il DPCM 23 settembre 2015, poi sostituito con il
DPCM 28 novembre 2016, che all'art. 3 individua quali beneficiari: “docenti di ruolo
a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”.
È necessario evidenziare, innanzi tutto, come la disciplina impugnata si ponga in contrasto con importanti principi costituzionali.
Le previsioni riportate pongono in essere un'ingiustificata disparità di trattamento tra personale con contratto a tempo indeterminato e personale con contratto a tempo determinato che non rinviene la propria motivazione in criteri di natura oggettiva.
Questo divario è infatti posto in essere a sfavore di lavoratori di cui l'amministrazione scolastica regolarmente usufruisce e che svolgono le medesime mansioni e sono sottoposti agli stessi obblighi del personale a tempo indeterminato. È evidente, dunque, come l'esclusione di tali soggetti dalla categoria dei destinatari del bonus economico si ponga in contrasto con il principio di non discriminazione di cui all'art. 3 Cost.
La disciplina predisposta dal legislatore comporta inoltre la perdita per il personale non di ruolo di opportunità di formazione, con il risultato che i docenti rientranti in tale categoria hanno una preparazione minore e che pertanto le istituzioni scolastiche forniscono così un servizio peggiore, in violazione del principio di buono andamento della Pubblica Amministrazione di cui all'art. 97 Cost. Tale esclusione contravviene anche all'obbligo dello Stato, sancito all'art. 35 Cost., di curare l'elevazione professionale e la formazione dei lavoratori, principio che è altresì ripreso ed esplicato anche nell'ambito della normativa di settore, difatti l'art. 282, d. lgs. 287/1994 dispone che la formazione costituisce per il personale docente diritto(- dovere) fondamentale. Tale principio è poi concretizzato nelle previsioni di cui all'art. 63 del CCNL, per cui l'Amministrazione è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio, e nell'art. 64 del medesimo
Accordo, per cui la partecipazione ad attività di formazione costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo del personale docente.
Del medesimo avviso è il Consiglio di Stato che, nella sent. 1842/2022, statuisce: “un tale sistema collide con i precetti costituzionali degli artt. 3, 35 e 97 Cost. sia per la discriminazione che introduce a danno dei docenti non di ruolo (resa palese dalla mancata erogazione di uno strumento che possa supportare le attività volte alla loro formazione e dargli pari chances rispetto agli altri di aggiornare la loro preparazione), sia, ancor di più, per la lesione del principio di buon andamento della
P.A.: invero, la differenziazione appena descritta collide con l'esigenza del sistema scolastico di far sì che sia tutto il personale docente (e non certo esclusivamente quello di ruolo) a poter conseguire un livello adeguato di aggiornamento professionale e di formazione, affinché sia garantita la qualità dell'insegnamento complessivo fornito agli studenti. In altre parole, è evidente la non conformità ai canoni di buona amministrazione di un sistema che, ponendo un obbligo di formazione a carico di una sola parte del personale docente (e dandogli gli strumenti per ottemperarvi), continua nondimeno a servirsi, per la fornitura del servizio scolastico, anche di un'altra aliquota di personale docente, la quale è tuttavia programmaticamente esclusa dalla formazione e dagli strumenti di ausilio per conseguirla: non può dubitarsi, infatti, che, nella misura in cui la P.A. si serve di personale docente non di ruolo per l'erogazione del servizio scolastico, deve curare la formazione anche di tale personale, al fine di garantire la qualità dell'insegnamento fornito agli studenti. Ma se così è - e invero non si vede come possa essere diversamente, altrimenti si manterrebbero nell'insegnamento docenti non aggiornati, né formati - il diritto-dovere di formazione professionale e aggiornamento grava su tutto il personale docente e non solo su un'aliquota di esso (…)”.
Nella stessa pronuncia, il Consiglio di Stato afferma inoltre che l'interpretazione della normativa che istituisce la Carta del Docente va operata alla luce delle regole in materia di formazione dettate dal Contratto Collettivo di settore, ovverosia gli artt. 63 e 64
CCNL, che, come già esaminato, qualificano la formazione come un diritto per tutto il personale docente.
L'illegittimità della disciplina è stata rilevata anche a livello europeo, difatti la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato, nell'ordinanza del 18/05/2022 emessa nell'ambito della Causa C-450/21, che il comma 121, art. 1 della l. 107/2022 è incompatibile con la clausola 4 punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio nella parte in cui non attribuisce ai docenti a tempo determinato l'accesso al bonus annuo di € 500,00.
Siffatto orientamento giurisprudenziale è stato da ultimo confermato dalla Corte di
Cassazione, la quale con l'ordinanza n. 29961/2023 ha affermato che : 1) la Carta
Docenti di cui all'art. 1 comma 121 l. n. 107/2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi fino al 31.08, ai sensi dell'art. 4 comma 1 l. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività didattiche, fino al 30.06, Per_1
ai sensi dell'art. 4, comma secondo, della legge n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo di una domanda in tal senso diretta al;
CP_1
2) Ai docenti di cui sopra, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n.
107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta
Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi e rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della legge n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione;
3) Ai docenti di cui sopra, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice di merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio;
4) l'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948 n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4 comma 1 e 2 l. n. 124/1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale e il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico.
In virtù di quanto sopra esposto, si ritiene che il ricorso possa trovare accoglimento in relazione agli a. s. 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023, i quali risultano documentalmente attestati (contratti all.ti al ricorso).
Per quanto riguarda le annualità non riconosciute, si specifica quanto segue.
Viene respinta l'istanza per l'accesso al Bonus Docente relativamente all'a. s.
2015/2016, in quanto il d. p c. m. 28 novembre 2016, che costituisce la regolamentazione attuativa del comma 121, art. 1 della l. 107/2015, si occupa di disciplinare l'accesso e l'attribuzione della Carta del Docente a partire dall'a. s.
2016/2017. Si ritiene maturata la prescrizione quinquennale per gli aa. ss. 2016/2017 e 2017/2018, in virtù del fatto che si considera primo atto interruttivo della prescrizione la diffida allegata (senza numerazione) notificata il 19.9.2022 Difatti, il termine della prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c. c.), ovverosia, nel caso di specie, da quando poteva essere effettuata la registrazione sul portale web dedicato per l'invio dell'istanza ai fini dell'attribuzione della Carta del Docente. L'art. 5 del d. p c. m. 28 novembre 2016, al comma 2, prevede che per l'anno scolastico 2016/2017, la registrazione è consentita dal 30 novembre
2016, mentre il comma successivo stabilisce che dall'a. s. 2017/2018 la registrazione
è consentita dal 1° settembre al 30 ottobre di ciascun anno. Ne deriva che il termine di prescrizione per l'anno scolastico 2016/2017 e per l'anno scolastico 2017/2018 è già spirato, poiché la notifica della diffida si è perfezionata successivamente allo scadere del termine di prescrizione per le annualità indicate (decorrente rispettivamente dal
30.11.2016 e dal 1.9.2017, data peraltro di stipulazione del contratto a t.d.) )
Le spese di lite, stante l'esito della lite vengono compensate per la metà e liquidate nei minimi considerato che trattasi di contenzioso divenuto seriale e che la prestazione professionale della difesa non comporta nei singoli procedimenti l'esame di specifiche e distinte questioni di fatto e di diritto.
P.Q.M.
Il Giudice del Lavoro, visto l'art. 429 c.p.c. e definitivamente pronunciando: accerta e dichiara il diritto della ricorrente ad ottenere la carta docente, per gli a. s.
2018/2019, 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023 e condanna l'Amministrazione convenuta a mettere a disposizione della parte detta carta docente
(o altro equipollente) per poterne fruire nel rispetto dei vincoli di legge;
compensate le spese per la metà, condanna, altresì, il Controparte_2
, in persona del pro tempore, alla rifusione delle spese di lite sostenute
[...] CP_4
dalla ricorrente, liquidate in complessivi € 660 per compenso professionale, oltre 15% per spese generali, IVA e CPA come per legge e che distrae a favore del difensore anticipatario. Pavia, 25/03/2025
La Giudice del Lavoro
Federica Ferrari