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Sentenza 3 giugno 2025
Sentenza 3 giugno 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Napoli, sentenza 03/06/2025, n. 4333 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Napoli |
| Numero : | 4333 |
| Data del deposito : | 3 giugno 2025 |
Testo completo
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
REPUBBLICA ITALIANA
TRIBUNALE DI NAPOLI
II SEZIONE LAVORO
Il Tribunale di PO, Sezione Lavoro e Previdenza, in funzione del giudice monocratico dr.ssa
Matilde Dell'Erario, all'udienza del 03.06.2025 ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. 25016/2024 del R.G.A.C. Sez. Lavoro e Previdenza,
TRA
, nata il [...] a [...], Parte_1
C.F.: elett.te dom.ta in PO alla via R. Gomez D'Ayala n. 6, presso lo C.F._1 studio dell'avv. Nerino Allocati che la rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all'avv.
Luigi De Gennaro come da mandato in atti
RICORRENTE
E
Controparte_1
in persona del Direttore Generale pro tempore,
[...]
rappresentata e difesa, come in atti, dall'Avv. Maria Teresa NICOLETTI, con la quale domicilia presso il Servizio Affari Legali della predetta A.O.U. in PO alla via M. Campodisola n. 13
RESISTENTE
OGGETTO: diritto al computo, nella base di calcolo della retribuzione dovuta per i giorni di ferie, della voce retributiva “indennità giornaliera di turno” (Art. 86, comma 3, CCNL Comparto Sanità
2016 – 2018 e Art. 106, comma 2, CCNL Comparto Sanità 2019-2021)
CONCLUSIONI: come in atti.
1
RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 19.11.2024 parte ricorrente in epigrafe indicata ha convenuto in giudizio l' , di cui è dipendente Controparte_2
in qualità di collaboratore professionale sanitario – infermiere turnista, categoria D, lamentando il mancato computo nella base di calcolo della retribuzione dovuta per i giorni di ferie, della c.d. indennità di turno ex art. 86 comma 3 del CCNL 2016/2018, successivamente disciplinata dall'art.106 comma 2 del CCNL 2019/2021, nelle giornate di fruizione di ferie nel periodo dall'1 luglio 2019 fino alla predetta data di deposito del ricorso.
L'istante, sull'assunto che l'indennità giornaliera in questione rientri nell'ambito della cd. nozione europea di retribuzione di cui all'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE rubricato “Ferie annuali” (d. lgs.
n. 66/2003, art. 10), così come interpretata dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea richiamata nelle recenti decisioni del giudice di legittimità, in quanto intrinsecamente connessa alle peculiari mansioni svolte e compensativa dello specifico disagio derivante dal loro espletamento, ha rassegnato le seguenti conclusioni: A) Accertare e dichiarare - previa declaratoria di nullità o disapplicazione delle disposizioni della contrattazione collettiva confliggenti con la “nozione europea di retribuzione” e, più precisamente: degli artt. 33, comma 1, e 86, commi 3 e 4, CCNL del 21 maggio
2018; dell'art. 19, comma 1, CCNL dell'1 settembre 1995; dell'art. 23, comma 4, CCNL del 19 aprile
2004; dell'art. 37 CCNL Integrativo del 20 settembre 2001; degli artt. 49, 94, e 106, comma 2, CCNL del 2 novembre 2022 - il diritto del ricorrente a vedersi retribuire per ciascun giorno di ferie una retribuzione giornaliera comprensiva della “indennità giornaliera di turno” per l'importo di € 4,49 dall'1 luglio 2019 al 31 dicembre 2022, ex art. 86, comma 3, CCNL 2016-2018, e per l'importo di €
2,07 per il periodo dall'1 gennaio 2023 in poi, ex artt. 106, comma 2, CCNL 2019- 2021, e per
l'effetto: B) Condannare genericamente l' Controparte_3
, in persona del Direttore Generale pro tempore, ad inserire
[...]
nella base di calcolo della retribuzione delle ferie gli importi giornalieri della “indennità giornaliera di turno” pari ad € 4,49 dall'1 luglio 2019 al 31 dicembre 2022, ex art. 86, commi 3, CCNL 2016-
2018, e pari ad € 2,07 per il periodo dall'1 gennaio 2023 fino ad oggi, ex artt. 106, comma 2, CCNL
2019-2021, e a corrispondere al ricorrente le differenze maturate a tale titolo per il periodo complessivo dall'1 luglio 2019 fino alla data di deposito del presente ricorso, oltre interessi legali;
C) Con vittoria di spese e compensi professionali, nonché rimborso spese generali, con attribuzione all'avvocato antistatario”
2 L' convenuta, regolarmente costituitasi, ha eccepito Controparte_1
l'infondatezza, nel merito, della domanda azionata della quale ha, pertanto, chiesto il rigetto, con vittoria di spese di lite.
Ritenuta la superfluità di ogni indagine istruttoria, all'odierna udienza di discussione il Tribunale ha deciso la causa osservando che:
Il ricorso si presenta ammissibile contenendo la sufficiente allegazione delle circostanze di fatto (sede di appartenenza, qualifica, turni di lavoro) e delle ragioni di diritto discendenti dalle norme nazionali e dalla contrattazione collettiva a sostegno della domanda formulata.
Quanto al merito, la questione controversa riguarda la richiesta di parte ricorrente di computare, ai fini della individuazione della base di calcolo utile alla determinazione del trattamento retributivo feriale, la cd. indennità di turno.
Preliminarmente va rilevato che risulta documentalmente provata la sussistenza tra le parti del rapporto di lavoro di natura subordinata dedotto in ricorso e il pagamento, per ogni giorno di presenza, dell'indennità di turno (vedasi buste paga allegate dalla ricorrente).
Nel merito, ritiene il Tribunale di doversi uniformare all'orientamento espresso nelle pronunce di altri giudici della Sezione Lavoro del Tribunale di PO (Giudice dott. Ruoppolo, sentenza n. 4248/2023;
Giudice dott. De Matteis, sentenza n. 397/2023; Giudice dott.ssa Lazzara, sentenza n. 3096/2023;
Giudice dott.ssa Liguori, sentenza n. 765/2023; Giudice dott.ssa Alfano, sentenza n. 2972/2023;
Giudice dott. Cardellicchio, sentenza n. 346/2023; Giudice dott.ssa D'Auria, sentenza n. 3929/2023;
Giudice dott.ssa Correggia, sentenza n. 3458/2023; Giudice dott. Bile, sentenza n. 4616/2023;
Giudice dott.ssa Lucantonio, sentenza n. 6371/2022, Giudice dott.ssa Maria Gaia Majorano sentenza n.5155/2024) e, da ultimo, dalla Corte di Appello di PO (sentenze n. 2968/24 e n. 2552/24), quivi richiamate, anche ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c., che appare coerente con l'orientamento già espresso dalla Suprema Corte di Cassazione in materia di disciplina delle ferie annuali e alla retribuzione dovuta per tale istituto, anche alla luce dell'interpretazione fornita dalla CGUE sulla portata precettiva delle disposizioni eurounitarie.
Ritiene, in particolare, il Tribunale di dover condividere consapevolmente quanto statuito dalla sentenza Cassazione civile sez. lav. - 17/05/2019, n. 13425, e dalla successiva conforme Cassazione civile sez. lav. - 15/10/2020, n. 22401 e, da ultimo, dalle sentenze n. 18160/23, n. 19663/23, n.
13972/24, n. 13932/24 e n. 14089/24. Tali decisioni hanno statuito la sussistenza di una “nozione europea di "retribuzione" dovuta al lavoratore durante il periodo di ferie annuali, fissata dall'art. 7 della direttiva 88/2003” per come interpretato dalla Corte di Giustizia nelle pronunce richiamate nelle decisioni della Cassazione, che ha sancito che “ Per ciò che riguarda, in particolare, "l'ottenimento di un pagamento" a titolo di ferie annuali, la Corte di Giustizia, sin dalla sentenza 16 marzo 2006, cause
3 riunite C-131/04 e C-257/04, e altri (punto 50), ha avuto occasione di precisare che Persona_1
l'espressione "ferie annuali retribuite" di cui all'art. 7, n. 1, della direttiva n. 88 del 2003 intende significare che, per la durata delle ferie annuali, "deve essere mantenuta" la retribuzione;
in altre parole, il lavoratore deve percepire la retribuzione ordinaria per tale periodo di riposo (negli stessi sensi, anche sentenza CGUE 20 gennaio 2009 in C-350/06 e C520/06, e altri, punto 58) Persona_2
e che “ Maggiori e più incisive precisazioni si rinvengono nella pronuncia della Corte di Giustizia 15 settembre 2011, causa C-155/10, e altri (punto 21) dove si afferma che la retribuzione delle Per_3
ferie annuali deve essere calcolata, in linea di principio, in modo tale da coincidere con la retribuzione ordinaria del lavoratore e che una diminuzione della retribuzione idonea a dissuadere il lavoratore dall'esercitare il diritto alle ferie sarebbe in contrasto con le prescrizioni del diritto dell'Unione.
In tale pronuncia, la Corte di Giustizia ha avuto modo di osservare come " sebbene la struttura della retribuzione ordinaria di un lavoratore di per sè ricada nelle disposizioni e prassi disciplinate dal diritto degli Stati membri, essa non può incidere sul diritto del lavoratore (...) di godere, nel corso del suo periodo di riposo e di distensione, di condizioni economiche paragonabili a quelle relative all'esercizio del suo lavoro" (v. sentenza e altri cit., punto 23); pertanto "qualsiasi incomodo Per_3
intrinsecamente collegato all'esecuzione delle mansioni che il lavoratore è tenuto ad espletare in forza del suo contratto di lavoro e che viene compensato tramite un importo pecuniario incluso nel calcolo della retribuzione complessiva del lavoratore (...) deve obbligatoriamente essere preso in considerazione ai fini dell'ammontare che spetta al lavoratore durante le sue ferie annuali" (v. sentenza Williams e altri cit., punto 24); all'opposto, non devono essere presi in considerazione nel calcolo dell'importo da versare durante le ferie annuali "gli elementi della retribuzione complessiva del lavoratore diretti esclusivamente a coprire spese occasionali o accessorie che sopravvengano in occasione dell'espletamento delle mansioni che incombono al lavoratore in ossequio al suo contratto di lavoro" (v. sentenza Williams e altri cit., punto 25). Del pari, vanno mantenuti, durante le ferie annuali retribuite, gli elementi della retribuzione "correlati allo status personale e professionale" del lavoratore (v., sentenza Williams e altri cit., punto 28) e che “Il delineato concetto di retribuzione, dovuta durante le ferie annuali, è confermato dalla successiva giurisprudenza della Corte di Giustizia
(sentenza 22 maggio 2014, causa C-539/12, Z.J.R. Lock, punti 29, 30, 31)”.
Ritiene il Tribunale, in adesione al consolidato orientamento della Corte di Cassazione, richiamato dalle pronunce di cui sopra, “che l'interpretazione offerta dalla Corte di Giustizia, interprete qualificata del diritto UE, ha efficacia ultra partes, sicchè alle sentenze dalla stessa rese, sia pregiudiziali sia emesse in sede di verifica della validità di una disposizione UE, va attribuito "il valore di ulteriore fonte del diritto comunitario, non nel senso che esse creino ex novo norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia erga
4 omnes nell'ambito della Comunità" (cfr. Cass. n. 22577 del 2012 e giurisprudenza ivi richiamata).
Sicchè “In modo conforme al diritto dell'Unione deve essere interpretata la normativa interna laddove riconosce il diritto del prestatore di lavoro a "ferie retribuite" nella misura minima di quattro settimane, senza, tuttavia, recare una specifica definizione di retribuzione”.
Tanto premesso, deve essere pertanto valutata la sussistenza, nel caso in esame, del rapporto di funzionalità (id est: il nesso intrinseco, v. sentenza CGUE 15 settembre 2011, e a., C155/10, Per_3
cit., punto 26) che intercorre tra i vari elementi che compongono la retribuzione complessiva del lavoratore e le mansioni ad esso affidate in ossequio al suo contratto di lavoro e, dall'altro, interpretate ed applicate le norme pertinenti del diritto interno conformemente al diritto dell'Unione, verificare se la retribuzione corrisposta al lavoratore, durante il periodo minimo di ferie annuali, sia corrispondente a quella fissata, con carattere imperativo ed incondizionato, dall'art. 7 della direttiva 2003/88/CE.
Viene, pertanto, in rilievo l'esame delle specifica indennità indicata in ricorso ed esclusa dal computo della retribuzione delle ferie godute da parte ricorrente
All'uopo si evidenzia che, per quanto concerne la predetta indennità giornaliera di turno, essa risulta erogata alla ricorrente con continuità nel periodo di causa, come documentato dai fogli presenza e dagli statini paga versati in atti.
Dirimente ai fini del decidere, pertanto, è valutare la natura delle indennità in oggetto e la sussistenza di un rapporto di funzionalità tra gli elementi che compongono la retribuzione complessiva del lavoratore e le mansioni ad esso affidate.
Nel caso di specie, l'indennità turno è regolata all'art. 86, co. 3, CCNL Comparto Sanità, il quale prevede che: “[…] Al personale dei ruoli sanitario e tecnico appartenente alle categorie B, C e D ed operante in servizi articolati su tre turni, compete una indennità giornaliera, pari a € 4,49. Detta indennità è corrisposta purché vi sia una effettiva rotazione del personale nei tre turni, tale che nell'arco del mese si evidenzi un numero sostanzialmente equilibrato dei turni svolti di mattina, pomeriggio e notte ovverosia almeno pari al 20% in relazione al modello di turni adottato nell'Azienda o Ente. L'indennità non può essere corrisposta nei giorni di assenza dal servizio a qualsiasi titolo effettuata, salvo per i riposi compensativi.”
Dall'analisi della fonte collettiva ritiene questo giudicante che la domanda sia fondata in quanto una corretta interpretazione tanto della giurisprudenza nazionale e comunitaria quanto della fonte collettiva determina la riconducibilità dell'odierna fattispecie all'interno dei confini tracciati per la nozione eurounitaria di ferie retribuite. Premesso che gli emolumenti in questione sono pacificamente previsti dalla fonte negoziale per comporre la cd. parte variabile della retribuzione, viene in rilievo quanto più volte ribadito dalla giurisprudenza sovranazionale (C155/10– Williams), secondo cui:
“[…] laddove la retribuzione sia composta da una parte fissa e da una variabile, anche le voci variabili
5 devono essere incluse nella base di calcolo della retribuzione spettante durante le ferie, ove si tratti di indennità che compensino qualsiasi modo intrinsecamente collegato all'esecuzione delle mansioni che il lavoratore è tenuto ad espletare in forza del suo contratto di lavoro”. Diversamente, gli elementi della retribuzione diretti esclusivamente a coprire spese occasionali o accessorie che sopravvengano in occasione dell'espletamento delle mansioni non devono essere presi in considerazione nel calcolo dell'importo da versare durante le ferie annuali.
Inoltre, come precisato dalla Corte di Giustizia nella citata sentenza, non può ritenersi che solo una retribuzione irrisoria possa ledere il diritto irrinunciabile delle ferie in quanto, malgrado la retribuzione di cui il lavoratore dispone nel corso del periodo in cui effettivamente fruisce delle ferie annuali, tale lavoratore può essere dissuaso dall'esercitare il proprio diritto alle ferie annuali tenuto conto dello svantaggio finanziario differito, ma subito in modo assolutamente concreto, nel corso del periodo successivo a quello delle ferie annuali. Infatti, se le voci variabili sono legate allo svolgimento della mansione è evidente che, non svolgendo nel periodo feriale la mansione, non devono mutare i relativi incentivi/indennità, essendo proprio questa ripercussione finanziaria negativa che è capace di produrre il potenziale effetto dissuasivo sulla fruizione delle ferie che si intende evitare.
In relazione, poi, alla scarsa incidenza delle differenze sulla retribuzione, come rilevata da parte resistente, occorre ribadire che l'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE, secondo l'interpretazione adottata dalla Corte di Giustizia, non individua un concetto di retribuzione per ferie europea di tipo
“quantitativo”, ma delinea un concetto di retribuzione per ferie europea sotto un profilo “teleologico”
(Cass. 20216/2022 cit.). Seguendo questa prospettiva al giudice nazionale non spetta valutare, in concreto, se vi sia stato o meno un effetto dissuasivo. L'esistenza di quest'ultimo, infatti, è già stata apprezzata a monte dalle norme dell'Unione Europea, come interpretate dalla Corte di Giustizia, con la conseguenza che, al fine di evitare, in radice, il rischio di rinuncia, viene stabilito l'obbligo – a carico delle parti datoriali – di mantenere la medesima retribuzione già corrisposta in costanza di lavoro effettivo. L'unica indagine da dover svolgere, pertanto, è e resta quella relativa alle singole voci retributive (“è compito del giudice nazionale valutare se i diversi elementi che compongono la retribuzione complessiva di tale lavoratore rispondano a detti criteri”), restando estranea alla fattispecie la valutazione dell'effetto dissuasivo, mera potenziale conseguenza del mancato rispetto dei principi di cui sopra.
Venendo all'analisi specifica delle indennità in questione, trattasi di indennità caratterizzata da una stretta connessione (rectius: “nesso intrinseco” C155/10– Williams) con le mansioni svolte quale infermiere professionale;
connessione, peraltro, deducibile anche dalla decisione di rubricare l'art. 86 del CCNL sanità “Indennità per particolari condizioni di lavoro” e che, dunque, non consente l'adozione di un'interpretazione restrittiva. Del resto, il riferimento alla giornata di effettiva
6 presenza/prestazione (punto principale su cui muove la prospettazione di parte resistente), nella logica della disposizione contrattuale in esame, non serve a condizionarne l'erogazione ma serve a collegarla alla retribuzione diretta a compensare la prestazione.
In altri termini, muovendo da un'interpretazione sistematica delle clausole della fonte negoziale esaminate, applicando i criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. c.c., deve concludersi che l'indennità in esame è senza dubbio collegata all'esecuzione delle mansioni che il lavoratore è tenuto ad espletare in forza del suo contratto di lavoro. Tanto basta perché essa possa rientrare a pieno titolo nel calcolo della retribuzione da corrispondere anche nei periodi di ferie, secondo i principi invalsi nella giurisprudenza eurocomunitaria.
Deve, pertanto, ritenersi che le specifiche disposizioni della contrattazione collettiva - degli artt. 33, comma 1, e 86, comma 3, del CCNL del 21 maggio 2018; dell'art. 19, comma 1, CCNL dell'1 settembre 1995; dell'art. 23, comma 4, CCNL del 19 aprile 2004; dell'art. 37 CCNL Integrativo del
20 settembre 2001 - che escludono o non includono il computo di tale indennità dalla nozione di retribuzione mensile utile per il computo della retribuzione per le ferie, appaiono in contrasto con le norme di legge interne, di recepimento delle disposizioni di cui all'ordinamento sovranazionale di cui sopra, per come interpretate dalla giurisprudenza eurounitaria, con conseguente nullità di esse.
Deve, pertanto, essere dichiarato il diritto della ricorrente a vedersi computato nella nozione di retribuzione mensile utile per il calcolo del compenso per i giorni di congedo per ferie l'importo dovuto per l'indennità in esame.
In ordine al quantum, va precisato che l'importo della indennità giornaliera di turno pari ad € 4,49
(art. 86, comma 3, CCNL Comparto Sanità 2016 – 2018) a far data dall'1 gennaio 2023 risulta pari ad € 2, 07 ex art. 106, comma 7, CCNL Comparto Sanità 2019-2021.
Resta estranea al presente giudizio ogni ulteriore questione inerente la precisa determinazione del
“quantum” del dovuto trattandosi, nella specie, di sentenza di condanna generica.
Alla stregua di tutto quanto sovra esposto il Tribunale accerta e dichiara il diritto di
[...]
, per ciascun giorno di ferie, ad una retribuzione giornaliera comprensiva della Pt_1
“indennità giornaliera di turno” per l'importo di € 4,49 dall'01/07/2019 sino alla data del 31/12/2022
e per l'importo di € 2,07 per il periodo dall'1 gennaio 2023 sino alla data di deposito del ricorso e, per l'effetto, condanna la , in persona del Controparte_2
Direttore Generale pro tempore, a corrispondere, in favore della predetta ricorrente, le differenze maturate a tale titolo per il periodo dall'01/07/2019 fino alla data di deposito del ricorso, oltre interessi legali o, in alternativa se maggiore, la rivalutazione monetaria, dalla maturazione sino all'effettivo soddisfo.
7 Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, attesa l'attività svolta e la serialità della controversia, con attribuzione.
P.Q.M.
La dott.ssa Matilde Dell'Erario, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, previa declaratoria di nullità delle disposizioni di contrattazione collettiva di cui in parte motiva e per quanto sopra, così provvede accogliendo il ricorso depositato in data
19.11.2024: 1) accerta e dichiara il diritto di , per ciascun giorno di ferie, ad Parte_1 una retribuzione giornaliera comprensiva della “indennità giornaliera di turno” per l'importo di € 4,49 dall'01/07/2019 sino al 31/12/2022 e per l'importo di € 2,07 per il periodo dall'1 gennaio 2023 in poi e, per l'effetto, condanna l Controparte_1
in persona del Direttore Generale
[...]
pro tempore, a corrispondere, in favore della predetta ricorrente, le differenze maturate a tale titolo per il periodo dall'01/07/2019 fino alla data di deposito del ricorso, oltre interessi legali o, in alternativa se maggiore, la rivalutazione monetaria, dalla maturazione sino all'effettivo soddisfo;
2) condanna l' Controparte_1
in persona del Direttore Generale pro
[...]
tempore, al pagamento delle spese processuali che liquida in € 1.030,00, oltre € 21,50 per contributo unificato ed oltre IVA, CPA e rimborso generale come per legge, con attribuzione ai procuratori anticipatari.
Così deciso in PO in data 03.06.2025 il Giudice del Lavoro
Dott.ssa Matilde Dell'Erario
8
REPUBBLICA ITALIANA
TRIBUNALE DI NAPOLI
II SEZIONE LAVORO
Il Tribunale di PO, Sezione Lavoro e Previdenza, in funzione del giudice monocratico dr.ssa
Matilde Dell'Erario, all'udienza del 03.06.2025 ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. 25016/2024 del R.G.A.C. Sez. Lavoro e Previdenza,
TRA
, nata il [...] a [...], Parte_1
C.F.: elett.te dom.ta in PO alla via R. Gomez D'Ayala n. 6, presso lo C.F._1 studio dell'avv. Nerino Allocati che la rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente all'avv.
Luigi De Gennaro come da mandato in atti
RICORRENTE
E
Controparte_1
in persona del Direttore Generale pro tempore,
[...]
rappresentata e difesa, come in atti, dall'Avv. Maria Teresa NICOLETTI, con la quale domicilia presso il Servizio Affari Legali della predetta A.O.U. in PO alla via M. Campodisola n. 13
RESISTENTE
OGGETTO: diritto al computo, nella base di calcolo della retribuzione dovuta per i giorni di ferie, della voce retributiva “indennità giornaliera di turno” (Art. 86, comma 3, CCNL Comparto Sanità
2016 – 2018 e Art. 106, comma 2, CCNL Comparto Sanità 2019-2021)
CONCLUSIONI: come in atti.
1
RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 19.11.2024 parte ricorrente in epigrafe indicata ha convenuto in giudizio l' , di cui è dipendente Controparte_2
in qualità di collaboratore professionale sanitario – infermiere turnista, categoria D, lamentando il mancato computo nella base di calcolo della retribuzione dovuta per i giorni di ferie, della c.d. indennità di turno ex art. 86 comma 3 del CCNL 2016/2018, successivamente disciplinata dall'art.106 comma 2 del CCNL 2019/2021, nelle giornate di fruizione di ferie nel periodo dall'1 luglio 2019 fino alla predetta data di deposito del ricorso.
L'istante, sull'assunto che l'indennità giornaliera in questione rientri nell'ambito della cd. nozione europea di retribuzione di cui all'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE rubricato “Ferie annuali” (d. lgs.
n. 66/2003, art. 10), così come interpretata dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea richiamata nelle recenti decisioni del giudice di legittimità, in quanto intrinsecamente connessa alle peculiari mansioni svolte e compensativa dello specifico disagio derivante dal loro espletamento, ha rassegnato le seguenti conclusioni: A) Accertare e dichiarare - previa declaratoria di nullità o disapplicazione delle disposizioni della contrattazione collettiva confliggenti con la “nozione europea di retribuzione” e, più precisamente: degli artt. 33, comma 1, e 86, commi 3 e 4, CCNL del 21 maggio
2018; dell'art. 19, comma 1, CCNL dell'1 settembre 1995; dell'art. 23, comma 4, CCNL del 19 aprile
2004; dell'art. 37 CCNL Integrativo del 20 settembre 2001; degli artt. 49, 94, e 106, comma 2, CCNL del 2 novembre 2022 - il diritto del ricorrente a vedersi retribuire per ciascun giorno di ferie una retribuzione giornaliera comprensiva della “indennità giornaliera di turno” per l'importo di € 4,49 dall'1 luglio 2019 al 31 dicembre 2022, ex art. 86, comma 3, CCNL 2016-2018, e per l'importo di €
2,07 per il periodo dall'1 gennaio 2023 in poi, ex artt. 106, comma 2, CCNL 2019- 2021, e per
l'effetto: B) Condannare genericamente l' Controparte_3
, in persona del Direttore Generale pro tempore, ad inserire
[...]
nella base di calcolo della retribuzione delle ferie gli importi giornalieri della “indennità giornaliera di turno” pari ad € 4,49 dall'1 luglio 2019 al 31 dicembre 2022, ex art. 86, commi 3, CCNL 2016-
2018, e pari ad € 2,07 per il periodo dall'1 gennaio 2023 fino ad oggi, ex artt. 106, comma 2, CCNL
2019-2021, e a corrispondere al ricorrente le differenze maturate a tale titolo per il periodo complessivo dall'1 luglio 2019 fino alla data di deposito del presente ricorso, oltre interessi legali;
C) Con vittoria di spese e compensi professionali, nonché rimborso spese generali, con attribuzione all'avvocato antistatario”
2 L' convenuta, regolarmente costituitasi, ha eccepito Controparte_1
l'infondatezza, nel merito, della domanda azionata della quale ha, pertanto, chiesto il rigetto, con vittoria di spese di lite.
Ritenuta la superfluità di ogni indagine istruttoria, all'odierna udienza di discussione il Tribunale ha deciso la causa osservando che:
Il ricorso si presenta ammissibile contenendo la sufficiente allegazione delle circostanze di fatto (sede di appartenenza, qualifica, turni di lavoro) e delle ragioni di diritto discendenti dalle norme nazionali e dalla contrattazione collettiva a sostegno della domanda formulata.
Quanto al merito, la questione controversa riguarda la richiesta di parte ricorrente di computare, ai fini della individuazione della base di calcolo utile alla determinazione del trattamento retributivo feriale, la cd. indennità di turno.
Preliminarmente va rilevato che risulta documentalmente provata la sussistenza tra le parti del rapporto di lavoro di natura subordinata dedotto in ricorso e il pagamento, per ogni giorno di presenza, dell'indennità di turno (vedasi buste paga allegate dalla ricorrente).
Nel merito, ritiene il Tribunale di doversi uniformare all'orientamento espresso nelle pronunce di altri giudici della Sezione Lavoro del Tribunale di PO (Giudice dott. Ruoppolo, sentenza n. 4248/2023;
Giudice dott. De Matteis, sentenza n. 397/2023; Giudice dott.ssa Lazzara, sentenza n. 3096/2023;
Giudice dott.ssa Liguori, sentenza n. 765/2023; Giudice dott.ssa Alfano, sentenza n. 2972/2023;
Giudice dott. Cardellicchio, sentenza n. 346/2023; Giudice dott.ssa D'Auria, sentenza n. 3929/2023;
Giudice dott.ssa Correggia, sentenza n. 3458/2023; Giudice dott. Bile, sentenza n. 4616/2023;
Giudice dott.ssa Lucantonio, sentenza n. 6371/2022, Giudice dott.ssa Maria Gaia Majorano sentenza n.5155/2024) e, da ultimo, dalla Corte di Appello di PO (sentenze n. 2968/24 e n. 2552/24), quivi richiamate, anche ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c., che appare coerente con l'orientamento già espresso dalla Suprema Corte di Cassazione in materia di disciplina delle ferie annuali e alla retribuzione dovuta per tale istituto, anche alla luce dell'interpretazione fornita dalla CGUE sulla portata precettiva delle disposizioni eurounitarie.
Ritiene, in particolare, il Tribunale di dover condividere consapevolmente quanto statuito dalla sentenza Cassazione civile sez. lav. - 17/05/2019, n. 13425, e dalla successiva conforme Cassazione civile sez. lav. - 15/10/2020, n. 22401 e, da ultimo, dalle sentenze n. 18160/23, n. 19663/23, n.
13972/24, n. 13932/24 e n. 14089/24. Tali decisioni hanno statuito la sussistenza di una “nozione europea di "retribuzione" dovuta al lavoratore durante il periodo di ferie annuali, fissata dall'art. 7 della direttiva 88/2003” per come interpretato dalla Corte di Giustizia nelle pronunce richiamate nelle decisioni della Cassazione, che ha sancito che “ Per ciò che riguarda, in particolare, "l'ottenimento di un pagamento" a titolo di ferie annuali, la Corte di Giustizia, sin dalla sentenza 16 marzo 2006, cause
3 riunite C-131/04 e C-257/04, e altri (punto 50), ha avuto occasione di precisare che Persona_1
l'espressione "ferie annuali retribuite" di cui all'art. 7, n. 1, della direttiva n. 88 del 2003 intende significare che, per la durata delle ferie annuali, "deve essere mantenuta" la retribuzione;
in altre parole, il lavoratore deve percepire la retribuzione ordinaria per tale periodo di riposo (negli stessi sensi, anche sentenza CGUE 20 gennaio 2009 in C-350/06 e C520/06, e altri, punto 58) Persona_2
e che “ Maggiori e più incisive precisazioni si rinvengono nella pronuncia della Corte di Giustizia 15 settembre 2011, causa C-155/10, e altri (punto 21) dove si afferma che la retribuzione delle Per_3
ferie annuali deve essere calcolata, in linea di principio, in modo tale da coincidere con la retribuzione ordinaria del lavoratore e che una diminuzione della retribuzione idonea a dissuadere il lavoratore dall'esercitare il diritto alle ferie sarebbe in contrasto con le prescrizioni del diritto dell'Unione.
In tale pronuncia, la Corte di Giustizia ha avuto modo di osservare come " sebbene la struttura della retribuzione ordinaria di un lavoratore di per sè ricada nelle disposizioni e prassi disciplinate dal diritto degli Stati membri, essa non può incidere sul diritto del lavoratore (...) di godere, nel corso del suo periodo di riposo e di distensione, di condizioni economiche paragonabili a quelle relative all'esercizio del suo lavoro" (v. sentenza e altri cit., punto 23); pertanto "qualsiasi incomodo Per_3
intrinsecamente collegato all'esecuzione delle mansioni che il lavoratore è tenuto ad espletare in forza del suo contratto di lavoro e che viene compensato tramite un importo pecuniario incluso nel calcolo della retribuzione complessiva del lavoratore (...) deve obbligatoriamente essere preso in considerazione ai fini dell'ammontare che spetta al lavoratore durante le sue ferie annuali" (v. sentenza Williams e altri cit., punto 24); all'opposto, non devono essere presi in considerazione nel calcolo dell'importo da versare durante le ferie annuali "gli elementi della retribuzione complessiva del lavoratore diretti esclusivamente a coprire spese occasionali o accessorie che sopravvengano in occasione dell'espletamento delle mansioni che incombono al lavoratore in ossequio al suo contratto di lavoro" (v. sentenza Williams e altri cit., punto 25). Del pari, vanno mantenuti, durante le ferie annuali retribuite, gli elementi della retribuzione "correlati allo status personale e professionale" del lavoratore (v., sentenza Williams e altri cit., punto 28) e che “Il delineato concetto di retribuzione, dovuta durante le ferie annuali, è confermato dalla successiva giurisprudenza della Corte di Giustizia
(sentenza 22 maggio 2014, causa C-539/12, Z.J.R. Lock, punti 29, 30, 31)”.
Ritiene il Tribunale, in adesione al consolidato orientamento della Corte di Cassazione, richiamato dalle pronunce di cui sopra, “che l'interpretazione offerta dalla Corte di Giustizia, interprete qualificata del diritto UE, ha efficacia ultra partes, sicchè alle sentenze dalla stessa rese, sia pregiudiziali sia emesse in sede di verifica della validità di una disposizione UE, va attribuito "il valore di ulteriore fonte del diritto comunitario, non nel senso che esse creino ex novo norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia erga
4 omnes nell'ambito della Comunità" (cfr. Cass. n. 22577 del 2012 e giurisprudenza ivi richiamata).
Sicchè “In modo conforme al diritto dell'Unione deve essere interpretata la normativa interna laddove riconosce il diritto del prestatore di lavoro a "ferie retribuite" nella misura minima di quattro settimane, senza, tuttavia, recare una specifica definizione di retribuzione”.
Tanto premesso, deve essere pertanto valutata la sussistenza, nel caso in esame, del rapporto di funzionalità (id est: il nesso intrinseco, v. sentenza CGUE 15 settembre 2011, e a., C155/10, Per_3
cit., punto 26) che intercorre tra i vari elementi che compongono la retribuzione complessiva del lavoratore e le mansioni ad esso affidate in ossequio al suo contratto di lavoro e, dall'altro, interpretate ed applicate le norme pertinenti del diritto interno conformemente al diritto dell'Unione, verificare se la retribuzione corrisposta al lavoratore, durante il periodo minimo di ferie annuali, sia corrispondente a quella fissata, con carattere imperativo ed incondizionato, dall'art. 7 della direttiva 2003/88/CE.
Viene, pertanto, in rilievo l'esame delle specifica indennità indicata in ricorso ed esclusa dal computo della retribuzione delle ferie godute da parte ricorrente
All'uopo si evidenzia che, per quanto concerne la predetta indennità giornaliera di turno, essa risulta erogata alla ricorrente con continuità nel periodo di causa, come documentato dai fogli presenza e dagli statini paga versati in atti.
Dirimente ai fini del decidere, pertanto, è valutare la natura delle indennità in oggetto e la sussistenza di un rapporto di funzionalità tra gli elementi che compongono la retribuzione complessiva del lavoratore e le mansioni ad esso affidate.
Nel caso di specie, l'indennità turno è regolata all'art. 86, co. 3, CCNL Comparto Sanità, il quale prevede che: “[…] Al personale dei ruoli sanitario e tecnico appartenente alle categorie B, C e D ed operante in servizi articolati su tre turni, compete una indennità giornaliera, pari a € 4,49. Detta indennità è corrisposta purché vi sia una effettiva rotazione del personale nei tre turni, tale che nell'arco del mese si evidenzi un numero sostanzialmente equilibrato dei turni svolti di mattina, pomeriggio e notte ovverosia almeno pari al 20% in relazione al modello di turni adottato nell'Azienda o Ente. L'indennità non può essere corrisposta nei giorni di assenza dal servizio a qualsiasi titolo effettuata, salvo per i riposi compensativi.”
Dall'analisi della fonte collettiva ritiene questo giudicante che la domanda sia fondata in quanto una corretta interpretazione tanto della giurisprudenza nazionale e comunitaria quanto della fonte collettiva determina la riconducibilità dell'odierna fattispecie all'interno dei confini tracciati per la nozione eurounitaria di ferie retribuite. Premesso che gli emolumenti in questione sono pacificamente previsti dalla fonte negoziale per comporre la cd. parte variabile della retribuzione, viene in rilievo quanto più volte ribadito dalla giurisprudenza sovranazionale (C155/10– Williams), secondo cui:
“[…] laddove la retribuzione sia composta da una parte fissa e da una variabile, anche le voci variabili
5 devono essere incluse nella base di calcolo della retribuzione spettante durante le ferie, ove si tratti di indennità che compensino qualsiasi modo intrinsecamente collegato all'esecuzione delle mansioni che il lavoratore è tenuto ad espletare in forza del suo contratto di lavoro”. Diversamente, gli elementi della retribuzione diretti esclusivamente a coprire spese occasionali o accessorie che sopravvengano in occasione dell'espletamento delle mansioni non devono essere presi in considerazione nel calcolo dell'importo da versare durante le ferie annuali.
Inoltre, come precisato dalla Corte di Giustizia nella citata sentenza, non può ritenersi che solo una retribuzione irrisoria possa ledere il diritto irrinunciabile delle ferie in quanto, malgrado la retribuzione di cui il lavoratore dispone nel corso del periodo in cui effettivamente fruisce delle ferie annuali, tale lavoratore può essere dissuaso dall'esercitare il proprio diritto alle ferie annuali tenuto conto dello svantaggio finanziario differito, ma subito in modo assolutamente concreto, nel corso del periodo successivo a quello delle ferie annuali. Infatti, se le voci variabili sono legate allo svolgimento della mansione è evidente che, non svolgendo nel periodo feriale la mansione, non devono mutare i relativi incentivi/indennità, essendo proprio questa ripercussione finanziaria negativa che è capace di produrre il potenziale effetto dissuasivo sulla fruizione delle ferie che si intende evitare.
In relazione, poi, alla scarsa incidenza delle differenze sulla retribuzione, come rilevata da parte resistente, occorre ribadire che l'art. 7 della Direttiva 2003/88/CE, secondo l'interpretazione adottata dalla Corte di Giustizia, non individua un concetto di retribuzione per ferie europea di tipo
“quantitativo”, ma delinea un concetto di retribuzione per ferie europea sotto un profilo “teleologico”
(Cass. 20216/2022 cit.). Seguendo questa prospettiva al giudice nazionale non spetta valutare, in concreto, se vi sia stato o meno un effetto dissuasivo. L'esistenza di quest'ultimo, infatti, è già stata apprezzata a monte dalle norme dell'Unione Europea, come interpretate dalla Corte di Giustizia, con la conseguenza che, al fine di evitare, in radice, il rischio di rinuncia, viene stabilito l'obbligo – a carico delle parti datoriali – di mantenere la medesima retribuzione già corrisposta in costanza di lavoro effettivo. L'unica indagine da dover svolgere, pertanto, è e resta quella relativa alle singole voci retributive (“è compito del giudice nazionale valutare se i diversi elementi che compongono la retribuzione complessiva di tale lavoratore rispondano a detti criteri”), restando estranea alla fattispecie la valutazione dell'effetto dissuasivo, mera potenziale conseguenza del mancato rispetto dei principi di cui sopra.
Venendo all'analisi specifica delle indennità in questione, trattasi di indennità caratterizzata da una stretta connessione (rectius: “nesso intrinseco” C155/10– Williams) con le mansioni svolte quale infermiere professionale;
connessione, peraltro, deducibile anche dalla decisione di rubricare l'art. 86 del CCNL sanità “Indennità per particolari condizioni di lavoro” e che, dunque, non consente l'adozione di un'interpretazione restrittiva. Del resto, il riferimento alla giornata di effettiva
6 presenza/prestazione (punto principale su cui muove la prospettazione di parte resistente), nella logica della disposizione contrattuale in esame, non serve a condizionarne l'erogazione ma serve a collegarla alla retribuzione diretta a compensare la prestazione.
In altri termini, muovendo da un'interpretazione sistematica delle clausole della fonte negoziale esaminate, applicando i criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. c.c., deve concludersi che l'indennità in esame è senza dubbio collegata all'esecuzione delle mansioni che il lavoratore è tenuto ad espletare in forza del suo contratto di lavoro. Tanto basta perché essa possa rientrare a pieno titolo nel calcolo della retribuzione da corrispondere anche nei periodi di ferie, secondo i principi invalsi nella giurisprudenza eurocomunitaria.
Deve, pertanto, ritenersi che le specifiche disposizioni della contrattazione collettiva - degli artt. 33, comma 1, e 86, comma 3, del CCNL del 21 maggio 2018; dell'art. 19, comma 1, CCNL dell'1 settembre 1995; dell'art. 23, comma 4, CCNL del 19 aprile 2004; dell'art. 37 CCNL Integrativo del
20 settembre 2001 - che escludono o non includono il computo di tale indennità dalla nozione di retribuzione mensile utile per il computo della retribuzione per le ferie, appaiono in contrasto con le norme di legge interne, di recepimento delle disposizioni di cui all'ordinamento sovranazionale di cui sopra, per come interpretate dalla giurisprudenza eurounitaria, con conseguente nullità di esse.
Deve, pertanto, essere dichiarato il diritto della ricorrente a vedersi computato nella nozione di retribuzione mensile utile per il calcolo del compenso per i giorni di congedo per ferie l'importo dovuto per l'indennità in esame.
In ordine al quantum, va precisato che l'importo della indennità giornaliera di turno pari ad € 4,49
(art. 86, comma 3, CCNL Comparto Sanità 2016 – 2018) a far data dall'1 gennaio 2023 risulta pari ad € 2, 07 ex art. 106, comma 7, CCNL Comparto Sanità 2019-2021.
Resta estranea al presente giudizio ogni ulteriore questione inerente la precisa determinazione del
“quantum” del dovuto trattandosi, nella specie, di sentenza di condanna generica.
Alla stregua di tutto quanto sovra esposto il Tribunale accerta e dichiara il diritto di
[...]
, per ciascun giorno di ferie, ad una retribuzione giornaliera comprensiva della Pt_1
“indennità giornaliera di turno” per l'importo di € 4,49 dall'01/07/2019 sino alla data del 31/12/2022
e per l'importo di € 2,07 per il periodo dall'1 gennaio 2023 sino alla data di deposito del ricorso e, per l'effetto, condanna la , in persona del Controparte_2
Direttore Generale pro tempore, a corrispondere, in favore della predetta ricorrente, le differenze maturate a tale titolo per il periodo dall'01/07/2019 fino alla data di deposito del ricorso, oltre interessi legali o, in alternativa se maggiore, la rivalutazione monetaria, dalla maturazione sino all'effettivo soddisfo.
7 Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, attesa l'attività svolta e la serialità della controversia, con attribuzione.
P.Q.M.
La dott.ssa Matilde Dell'Erario, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, previa declaratoria di nullità delle disposizioni di contrattazione collettiva di cui in parte motiva e per quanto sopra, così provvede accogliendo il ricorso depositato in data
19.11.2024: 1) accerta e dichiara il diritto di , per ciascun giorno di ferie, ad Parte_1 una retribuzione giornaliera comprensiva della “indennità giornaliera di turno” per l'importo di € 4,49 dall'01/07/2019 sino al 31/12/2022 e per l'importo di € 2,07 per il periodo dall'1 gennaio 2023 in poi e, per l'effetto, condanna l Controparte_1
in persona del Direttore Generale
[...]
pro tempore, a corrispondere, in favore della predetta ricorrente, le differenze maturate a tale titolo per il periodo dall'01/07/2019 fino alla data di deposito del ricorso, oltre interessi legali o, in alternativa se maggiore, la rivalutazione monetaria, dalla maturazione sino all'effettivo soddisfo;
2) condanna l' Controparte_1
in persona del Direttore Generale pro
[...]
tempore, al pagamento delle spese processuali che liquida in € 1.030,00, oltre € 21,50 per contributo unificato ed oltre IVA, CPA e rimborso generale come per legge, con attribuzione ai procuratori anticipatari.
Così deciso in PO in data 03.06.2025 il Giudice del Lavoro
Dott.ssa Matilde Dell'Erario
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